[1993-08] Aliens: The Female War

Cover di Dave Dorman

Cover di Dave Dorman

La Spectra – divisione fantascientifica della Bantam Books (Random House) – continua a presentare novelization dei grandi fumetti alieni della Dark Horse Comics firmate dal celebre Steve Perry, prolificissimo autore che per l’occasione fa esordire come co-autrice la figlia Stephani. (Romanziera in seguito nota come S.D. Perry.)
Dopo Il nido sulla Terra (Hive) e Incubo (Nightmare Asylum) è il momento di chiudere la trilogia di Mark Verheiden con The Female War, versione romanzata del fumetto Dark Horse Aliens: Earth War (1990).
Malgrado la Sperling & Kupfer abbia portato in Italia i primi due tigli, non si è sentita obbligata a portare anche il terzo, con la conclusione della vicenda…

Il romanzo in lingua originale è stato presentato in eBook il 19 gennaio 2016 dalla Titan Books, all’interno del primo Aliens Omnibus dedicato alla citata serie di Steve e S.D. Perry.

La trama

Billie (Newt), Wilks (Hicks) e Ripley sono di nuovo insieme, nella stazione orbitante Gateway. La Terra è ormai territori alieno ma continuano ad arrivare le sparute trasmissioni video dei superstiti… come la piccola Amy di cui ormai Billie si sente madre.
Ripley ha un’idea per salvare il pianeta, ed è così assurda… che potrebbe addirittura funzionare.

Raggruppa tutti quelli che la notte sognano alieni, cioè i Colonial Marines più sensibili ai richiami psichici della grande Regina Madre, che dallo spazio profondo sta chiamando i suoi figli: si raggiunge quel pianeta, si rapisce la super Regina, la si porta sulla Terra, si aspetta che chiami a sé gli xenomorfi e poi, quando sono tutti vicini vicini, li si nuclearizza.
Facile, no?

L’incipit (traduzione mia)

Ripley sentiva le piccole braccia della ragazzina stringerle forte il collo, mentre lei premeva con forza il pulsante dell’elevatore. La Regina era certamente dietro di loro: sarebbero morte lì. Il pensiero la percorse come un’onda di dolore e premettere di nuovo il pulsante.
Sarebbero morte in quel buco d’inferno, su un pianeta morente che stava per essere spazzato via da un’esplosione nucleare.
«Andiamo, maledizione!»
Strinse la bambina e guardò dietro di sé, nelle tenebre. Dei tubi rotti emettevano vapore e creavano una folta nebbia nell’oscurità. Avvertiva la Regina avvicinarsi, poteva quasi sentire il rumore dei suoi passi sotto l’eco delle sirene d’allarme. Le aveva massacrato i figli, a centinaia, e non aveva dubbi che volesse vendicarsi.
Guardò su e vide l’elevatore scendere lentamente, ancora ad alcuni piani di distanza. In ogni istante poteva… Dalle sue spalle arrivò un grido disumano, gonfio di rabbia. Istintivamente Ripley strinse la propria arma e si appoggiò alla porta dell’elevatore. «Stringiti forte a me» gridò.
E poi lei arrivò, simile agli altri xenomorfi ma più grande, e non più gravida. La Regina aveva una enorme corona, un’escrescenza che le partiva dalla testa. Un secondo paio di braccia, più piccole, che le uscivano dal petto. Si muoveva lentamente sbucando da un angolo, a pochi metri di distanza, rumoreggiando.
Ripley sussultò mentre la bambina le si stringeva di più addosso.
Poi finalmente l’elevatore arrivò!

Commento

Se già non bastassero i nomi sfalsati a rendere “strano” il libro, i Perry adottano uno strano taglio: cancellano cioè tutto il flashback di Ripley!
Quando nel fumetto di Verheiden la giovane Newt incontra finalmente Ripley, dopo dieci anni che non sapeva più nulla di lei, prima la schiaffeggia – aveva giurato di rimanerle vicino! – poi vuole sapere cosa sia successo.
Così scopriamo che dopo le vicende del film Aliens (1986) la nostra eroina viene risvegliata solo dopo tre giorni di sonno criogenico: la Compagnia vuole che faccia da consulente per un’altra operazione su Acheron. L’esplosione non ha spazzato via tutti gli alieni…
Abbandonata a malincuore Newt dormente, Ripley fa la conoscenza di altri Colonial Marines – la copia esatta di quelli del film di Cameron – e via con una missione simile, ovviamente fallimentare, intrigante solo perché i soldati indossano una versione “portatile” del powerloader.
Morti quasi tutti, Ripley e i superstiti sono costretti a nascondersi mentre Newt passa di manicomio in manicomio, in attesa di salvare alfine la Terra.

Nel romanzo dei Perry tutto questo è cancellato. Come se niente fosse, Billie saluta Ripley come se l’avesse vista fino al giorno prima, e la donna in due righe spiega i suoi dieci anni di assenza: mi sono risvegliata sei mesi fa tra i superstiti della Terra. Fine delle spiegazioni.
Stando ai Perry, dunque, Ripley sarebbe rimasta nel criosonno per dieci anni dopo gli eventi di Aliens… ma dove? Se la Sulaco ha portato Billie/Newt a casa, com’è possibile che la bambina si sia risvegliata e Ripley no? Per di più rimanendo altri dieci anni a dormire non si sa dove…
Dopo aver scritto due capolavori, Steve Perry ha perso il tocco, o forse ha fatto scrivere il romanzo tutto alla figlia esordiente limitandosi a co-firmarlo, non lo so: sta di fatto che è un romanzo noioso, mentre i primi due sono spettacolari.

Un’ultima domanda: perché raccontare in flashback la scena di Aliens con Ripley e Newt che fuggono dalla Regina – che vi ho in parte riportato nell’incipit – e poi… far finta che non sia quella Newt ma un altro personaggio? È una cosa semplicemente ridicola… tipo lasciare la nomenclatura LV-426 ma invece di Acheron… Rim!

Un romanzo confuso che non riesce a risollevare il più debole episodio della trilogia di Verheiden: ho provato a leggerlo controvoglia ma mi sono stufato presto. Visto che è da poco che leggo romanzi in inglese, sforzarmi per il delirio dei Perry non vale proprio la pena…

L.

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