[2016-11] The Complete Aliens vs Predator Omnibus

Il 29 novembre 2016 la britannica Titan Books presenta l’antologia: The Complete Aliens vs Predator Omnibus.

I tre romanzi presenti in realtà sono tutt’altro che una trilogia: è la semplice raccolta in volume di tre romanzi scritti in momenti differenti e con “intenzioni” differenti. Mentre la Perry si limita a trasformare in noioso romanzo un fumetto Dark Horse, Bischoff scrive un ottimo romanzo originale che andrebbe riscoperto.

  • Prey (1994) di S.D. Perry, inedito in Italia – versione romanzata del fumetto Aliens vs Predator (1990) di Randy Stradley, edito in Italia da PlayPress nel 1992.
  • Hunter’s Planet (1994) di David Bischoff, inedito in Italia – romanzo originale che immagina un’avventura futura di Machiko.
  • War (1999) di S.D. Perry, inedito in Italia – versione romanzata del fumetto Aliens vs Predator: War (1995) di Randy Stradley, inedito in Italia.

L.

– Ultimi post simili:

Citazioni aliene: Poltergeist (1982)

Grazie alla segnalazione del blogger The Obsidian Mirror ho rivisto con occhi più attenti il celebre film horror “Poltergeist. Demoniache presenze” (1982) diretto da Tobe Hooper dietro lo sguardo attento e pressante di Steven Spielberg.
Per sapere tutto sul film rimando ai blog The Obsidian MirrorLa Bara Volante e Malastrana VHS.

Il celebre Clue (Cluedo) in bella vista, e pure il Cubo di Rubik, arrivato negli USA nel 1980

Ogni inquadratura di questo film è un product placement, espressione inglese di gran moda che in realtà nasconde l’eloquentissimo concetto di “marchetta”: non so se tutte le pubblicità “nascoste” (neanche tanto) siano sponsorizzate o semplici omaggi, però in Poltergeist c’è davvero di tutto.

Robbie legge “Captain America” (Marvel) n. 259, del luglio 1981, con cover di Mike Zeck

Del libro su Ronald Reagan parlo abbondantemente sul mio blog NonQuelMarlowe: qui mi piace presentare un po’ di altre chicche.

Star Wars

Potreste aver fatto caso che nella stanza del piccolo Robbie (Oliver Robins) c’è giusto qualche “leggero” riferimento a Star Wars (1977)…

Da sinistra: poster alla parete, pupazzetti sparsi e testona di Darth Vader

In basso a destra: astronavi varie

Il clown inquietante nascosto da una più inquietante coperta di Chewbecca!

Posterone di Darth Vader

Nooooo pure il pulsante della luce con la testa di C3PO!!!

Alien

A sorpresa scopro anche un bel poster di Alien (1979) nella stanza di Robbie, malgrado Poltergeist sia un film MGM distribuito dalla Warner Bros: vista la secchiata di citazioni da Star Wars, un poster di un altro film della 20th Century Fox ci può anche stare…

L.

– Ultimi post simili:

Aliens Infestation (2011) Recensione

Cover di Chris Bachalo

Il blogger noto come il Moro, curatore di Storie da birreria e di Ucrònia, è stato così gentile da condividere le sue impressioni su un videogioco alieno: gli cedo subito la parola, ringraziandolo per la disponibilità.

Aliens Infestation

Aliens Infestation è un gioco per Nintendo DS uscito nel 2011, che sfrutta un espediente classico per i giochi dedicati alle saghe cinematografiche: raccontare una storia parallela. Ricorderete la USS Sulaco, la nave su cui si imbarcavano Ripley e compagni alla fine di Aliens e dalla quale venivano eiettati loro malgrado all’inizio di Alien 3 dal sistema di sicurezza automatizzato, per via di un incendio a bordo. Nient’altro ci hanno detto i film sulla USS Sulaco, e quindi ecco pronto arrivare questo videogioco a dirci la verità. C’era davvero un incendio… o era qualcos’altro?

La nave USS Sephora intercetta la USS Sulaco alla deriva nello spazio, e una forma di vita viene rilevata a bordo. Un contingente di marine viene inviato a investigare, e qui inizia Aliens infestation.

Un plot interessante, che dà il via a una trama in stile puramente “action” che ricorda da vicino quella di Aliens. La nave è infatti infestata, oltre che dagli ovvi xenomorfi, anche da soldati di una fazione sconosciuta e androidi da combattimento fuori controllo, un mucchio di gente da far fuori con le armi che abbiamo visto in azione nei film.
Non dovremo però andare avanti a tritare carne all’acido come dei forsennati: il gioco non è uno shooter d’azione, come la maggior parte dei giochi dedicati alla saga, ma un metroidvania fatto e finito.

Gli appassionati di videogame non avranno bisogno di farsi spiegare di che cavolo sto parlando, ma questo è un sito su Alien non è detto che qui lo sappiano tutti, quindi: il termine metroidvania deriva dai due capostipiti del genere, Super Metroid (Super Nintendo, 1994) e Castlevania Simphony of the night (PLaystation, 1997). Si tratta di platform d’azione quasi sempre bidimensionali con visuale laterale, basati sull’esplorazione di una vasta mappa di gioco nella quale alcune aree non saranno disponibili fino a che non riusciremo a raccogliere i dovuti potenziamenti. Questo costringe quindi il giocatore a tornare spesso sui suoi passi per riuscire a raggiungere quella piattaforma o aprire quella porta che prima era fuori della sua portata. Il backtracking, che può sembrare un espediente per allungare il brodo, in questo genere di giochi è invece un punto di forza, data la soddisfazione portata dal riuscire finalmente a raggiungere quell’obbiettivo visto magari chissà quanto tempo prima.

In Aliens Infestation controlleremo una squadra di al massimo quattro marine, perfettamente intercambiabili: tra l’uno e l’altro cambiano solo il colore dei vestiti e alcune linee di dialogo. Una volta che il marine che stiamo controllando morirà, non ci sarà modo di resuscitarlo: i morti restano morti. A meno che gli alieni non decidano di usarli come incubatrici, in tal caso avremo ancora qualche minuto di tempo per provare a salvarli. Questi marine sostituiscono in pratica le “vite”, per fortuna il gruppo si può integrare con altri soldati di altre squadre che si possono trovare in giro… ma non se ne possono avere comunque più di quattro.

Come metroidvania è abbastanza limitato rispetto ad altri giochi del genere. I potenziamenti disponibili sono pochi e non sono poi granché, la mappa non è così enorme, gli scontri con i boss (spesso i punti in cui l’estro dei programmatori dei metroidvania si scatena maggiormente) qui sono abbastanza piatti (seppur dannatamente difficili), e la maggior parte delle ambientazioni sono molto simili tra di loro.

Si potrebbe anche criticare la scarsità delle abilità a disposizione dei nostri marine, che possono portare una sola arma per volta (più le granate e la pistola, utile per solleticare gli xenomorfi), correre, rotolarsi e saltare, e basta. Poco, confronto alla miriade di abilità a disposizione di una Samus o di un Alucard, ma in questo caso particolare è giusto così: questi sono umani, non vampiri o cyborg, e i nemici sono potenti quanto e più di loro.

Ed è proprio questo il bello: se come metroidvania abbiamo visto di meglio, come gioco su Alien mica tanto. Incredibile come un gioco 2D con sprite colorati e giocato su uno schermetto minuscolo mentre si è seduti in bagno possa trasmettere questa sensazione di tensione.

Sarà l’elevato livello di difficoltà, saranno le poche ma splendide musiche o il ticchettio del rilevatore di movimento (che ci mostrerà sulla mappa gli alieni in agguato), sarà che i personaggi sebbene identici dal lato grafico sono abbastanza ben caratterizzati che la loro eventuale morte dispiace davvero (il design e gli avatar dei personaggi, così come la copertina, sono opera del noto disegnatore di fumetti Chris Bachalo), ma questo gioco è capace di tenerti incollato alla sedia (sperando che tu sia su una sedia e non dove dicevamo prima) per la tensione. Oltre a farti buttare giù un gran numero di santi durante gli scontri con i boss.

Insomma, da provare per gli amanti dei metroidvania, ma da avere assolutamente per gli amanti di Alien. Volete mettere fare il gioco del coltello sulla mano di Bishop con lo stilo?

Il Moro

– Ultimi post simili:

PREDATOR SENZA GLORIA (fan fiction) 1


Inizio una nuova avventura che sono obbligato a scrivere, essendo stato “aggredito” dai personaggi che non mi hanno lasciato un attimo di pace, finché non ho messo nero su bianco quello che mi dicevano.
In attesa che questo autunno la Titan Books presenti un’antologia di racconti sui Predator, ecco una storia inedita dei celebri alieni Fox.

PREDATOR
SENZA GLORIA

Presentazione

Nel terzo episodio della saga Aliens vs Boyka ho immaginato che la Casata Yutani e gli Yautja avessero stretto un’antica alleanza e che le due razze vivessero a stretto contatto. L’idea nasce ovviamente dalla scena finale del film Alien vs Predator: Requiem, con la “Signora Yutani” che recupera un’arma appartenuta ad un Predator.

In questo universo narrativo, in cui su alcuni pianeti gli umani e i Predator convivono più o meno pacificamente, cosa succede quando dei guerrieri Yautja invece di distinguersi in battaglia… si macchiano di disonore? Scacciati dai propri clan o costretti ad allontanarsene per non essere perseguitati, si ritroverebbero costretti a vivere fra gli umani, con tutti i problemi che ne conseguirebbero.

Dove non espressamente specificato, tutti i dialoghi del racconto sono da intendersi in lingua Yautja.

Alla fine del testo riporterò tutte le fonti utilizzate, ma tengo a precisare che malgrado il titolo “tarantiniano” il racconto è in realtà una libera reinterpretazione del film I sette samurai (1954) di Akira Kurosawa – e quindi del suo plagio americano I magnifici sette (1960) di John Sturges: in fondo il codice d’onore dei samurai è in pratica lo stesso dei Predator!

1

Pianeta LV-617
Colonia Weyland-Yutani
Stazione mineraria “Shimada’s Hope”

Quando l’astronave yautja atterrò dolcemente sulla superficie del piccolo pianeta, nessuno dei coloni se ne accorse: la mimetizzazione Predator era eccellente quanto la strumentazione della colonia era fatiscente e non perfettamente calibrata. “Shimada’s Hope” era un ferro vecchio, e ormai i coloni umani si erano abituati ad un livello di vita a bassa tecnologia. Le miniere si stavano esaurendo e la Compagnia aveva perso interesse nella colonia: tutti gli abitanti erano sicuri che nel giro di qualche anno avrebbero dovuto cercarsi un’altra casa.

Quando l’imponente Yautja scese dalla passerella, indossando con scioltezza l’ingente peso di un’armatura strapiena di trofei, si assicurò di annusare l’aria: adorava assaporare l’odore di un pianeta prima che sapesse tutto di morte.

I suoi guerrieri uscirono rapidamente e cominciarono ad allestire il campo base. Non c’era fretta di calare sulla colonia dove vivevano le vittime umane: avevano tutto il tempo del mondo per “giocare” con loro.

Mentre l’imponente Yautja studiava una mappa dell’insediamento, così da organizzare i prossimi “giochi”, un suo guerriero gli si presentò stringendo fra le mani un animale: solo all’ultimo istante si rese conto che era un umano. Un cucciolo di uomo, per la precisione, che li stava spiando da dietro un cespuglio. Probabilmente si trovava lì per caso quando erano atterrati, perché era difficile che gli umani fossero così vigliacchi da mandare i loro cuccioli in avanscoperta.

Il Predator fissò dall’alto il bambino tremante negli occhi, poi gli accarezzò dolcemente la testa. «Sei perfetto», gli disse gracchiando con voce profonda, senza che il cucciolo d’uomo potesse capirlo. «Ho giusto uno spazio vuoto nella cintura della dimensione della tua testa.»

L’orrore era appena arrivato a “Shimada’s Hope”.

~

Pianeta LV-2230
Anderson City

Il Predator ormai si era abituato ad attraversare le piccole porte dei piccoli edifici umani, non sbatteva più la testa come i primi tempi. Ma le sedie erano ancora un incubo, ed era incredibile quanto si seccassero gli umani quando lo invitavano a sedersi e lui gliele rompeva. Perché non si procuravano sedie più grandi?

Quando entrò nell’ufficio di collocamento sapeva che lì avrebbe potuto contare su una grande sedia fatta di legno di quercia, perfetta per il peso e per l’anatomia yautja. Sicuramente era stato qualche Predator a costruirla, perché gli umani non avevano quella considerazione: anche i locali che accettavano Yautja come clienti non si preoccupavano minimamente di fornire sedie resistenti, preferendo infuriarsi una volta rotte quelle che avevano.

«Accomodati», disse la donna alla scrivania.

Il Predator era entrato goffamente nella stanza, perché aggirarsi fra le strutture umane era terribile, ma finalmente poteva sedersi comodamente sull’ampia e resistente sedia di legno. Ne avrebbe voluta una uguale per casa propria, se avesse avuto una vera casa.

«Ho qualcosa per te», iniziò la donna, «ma devi assicurarmi che stai facendo il bravo.»

Lo Yautja annuì abbassando lo sguardo. Era terribile dover subire ramanzine dagli umani, eppure quelli che vendevano alcol ai Predator non si facevano problemi a prendere i loro soldi: quando poi si ritrovavano con bestioni di due metri ubriachi e violenti ecco che iniziavano le lamentele e le denunce.

«Mi servi pulito», continuò la donna, «perché l’occasione è buona. Conosci i campi di meloni di Mr. Majestyk, subito fuori la città? A quanto pare hanno avuto problemi di personale e devono sbrigarsi a raccogliere i meloni prima che vadano a male. Pensaci», la donna sorrise, «un bel lavoro all’aria aperta, senza smog e rumori molesti delle maledette città umane. Tu adori il sole, no? Certo che l’adori, sei uno Yautja, quindi pensa che opportunità: ti sgranchisci le ossa sotto il sole, respiri aria buona, ti tieni in forma e ti pagano pure!»

«Detta così non sembra neanche una merda totale.»

La donna sbuffò. «Che cosa vuoi che ti dica? Sto cercando di venirti incontro, provaci anche tu.»

Il Predator cambiò posizione sulla sedia, per il nervosismo. «Non c’è qualche lavoro al chiuso? Possibilmente senza umani intorno?»

La donna lo fissò. «Certo che c’è, ed è esattamente il lavoro da cui ti hanno licenziato!» Il suo tono era duro ma a quanto pareva c’era bisogno di una ramanzina. «Non sai quanti riesco a sistemare come guardiano notturno, perché appena c’è un cartello “Locale protetto da Yautja” i tentativi di rapina o anche solo di vandalismo praticamente si azzerano. Gli umani adorano affidare ai Predator lavori notturni, che così gli operai di giorno non si innervosiscono, però…» Lo sguardo della donna era spietato. «Quando la mattina trovano l’ufficio distrutto e uno Yautja ubriaco a terra, reagiscono male.»

Il Predator scosse la testa e gracchiò a bassa voce. «È stato solo un incidente…»

«No, è stata una idiozia. Per essere rimborsati dei danni hanno dovuto sporgere denuncia, ed è stato solo perché ho pregato in ginocchio non so più quanta gente che non sei finito dietro le sbarre. Gli umani vanno fuori di testa quando si ubriaca uno Yautja: se al tuo capufficio staccavi la testa forse sarebbe stato meno grave.» Il Predator bofonchiò, ma la donna continuò senza starlo ad ascoltare. «Con una denuncia nel tuo fascicolo puoi scordarti qualsiasi lavoro di responsabilità: sono obbligata per legge ad avvertire i datori di lavoro della tua fedina pernale, e puoi immaginare che non facciano salti di gioia. Ci sono tante cose che posso far finta di dimenticare o posso mascherare dietro linguaggio burocratico, ma una denuncia per danni dovuti ad ubriachezza non posso farla sparire, e questo ti costringe ad accettare solo lavori non di responsabilità. Lavori duri e sgradevoli, che gli altri Predator non sempre accettano.»

Lo Yautja continuava a stare con la testa bassa, come un bambinone sorpreso a rubare la marmellata e sgridato dalla maestra. La donna sospirò. «So che non è facile, credimi: conosci la mia storia, sai che…»

«Grazie», disse d’un tratto il Predator. La donna non se l’aspettava e rimase in silenzio, stupefatta. Dopo qualche secondo di silenzio lo Yautja continuò, sempre guardando in terra. «Grazie per non avermi scacciato dall’agenzia e aver continuato a cercarmi un lavoro. Dopo la figura che ti ho fatto fare…»

La donna arrossì per quelle parole. «Non mi hai fatto fare nessuna figura», disse con tono affettuoso. «Tutti sanno quanto sia difficile la vita per un guerriero senza onore…»

Il silenzio cadde pesante nella stanza, finché la donna continuò con tono amichevole. «So che è sgradevole, ma devo ricordartelo. Se decidi di ucciderti, ricorda di lasciare ben scritto il clan da cui provieni, così da poterlo informare. Lo dico a tutti perché è capitato ad alcuni miei clienti: quando finalmente hanno trovato la forza di fare la cosa giusta, non hanno lasciato scritto nulla così…»

«La cosa giusta….» ripeté il Predator con un fil di voce.

«Sì, la cosa giusta. Lo sai tu come lo so io: l’unico modo per riacquistare parte dell’onore è togliersi la vita. Solo così il clan potrà tornare ad inserire il tuo nome fra i propri membri. Ti consiglio quello che dico a tutti i miei clienti: non aspettare l’ultimo momento, scrivi il tuo clan da qualche parte e portati l’appunto sempre indosso, così se un giorno finalmente trovi la forza…»

Lo Yautja alzò lentamente la testa e mostrò alla donna due occhi tremendamente tristi. «Se avessi la forza di fare “la cosa giusta”, l’avrei fatta tempo fa. Perché pensi che abbia cercato sollievo nel vostro alcol?»

«Non esiste sollievo», replicò la donna, senza alcun tono di rimprovero. Gli occhi dei due si guardarono con pena reciproca, finché la donna non sbatté una mano sul tavolo. «Ok, questa cosa ci sta sfuggendo di mano. La ramanzina te l’ho fatta e ti ho detto quello che ti dovevi dire: ora basta», e un sorriso le si aprì sul volto. «Oggi è venerdì e quindi c’è tempo per decidere se accetti il lavoro di raccogli-meloni. Stasera mi vedo con degli amici per una serata rilassante: perché non vieni anche tu? Mi sa che ne hai bisogno…»

Il Predator la guardò allibito. «Amici?»

La donna rise. «Tranquillo: niente umani. Ho detto “rilassante”.»

I due risero e lo Yautja accettò. «Torno stasera, allora», disse alzandosi. «Grazie per tutto quello che fai per noi», disse prima di uscire. «Grazie, Machiko.»

La donna sorrise, salutandolo.

(continua)

– Altre puntate:

[1993-02] Predator: Race War

Cover di Dave Dorman

Io ci ho provato a rileggermi questo fumetto, ce l’ho messa tutta così come ce la misi tutta nel febbraio del 1993, quando uscì a puntate e potei leggerlo “in diretta”. Andiamo, un romanziere tosto come Andrew Vachss e il mitico Randy Stradley che collaborano nella stessa storia: come si fa a sbagliare? Ecco, come si fa…

La saga Predator: Race War non l’ho capita all’epoca e non l’ho capita oggi, con i disegni spaventosamente anni Novanta di Jordan Raskin che proprio non si lasciano ammirare, con i suoi lunghi testi sconclusionati che ti fanno risvegliare a metà saga a chiederti: ma di che parla ‘sta storia?
Teoricamente l’idea di un carcere pieno di assassini violenti come “supermercato” per un Predator è intrigante: in fondo sono tutte prede designate e il pigro cacciatore non deve neanche sforzarsi per trucidarle. (Anche se certo non vedo molto onore in questo.) In realtà è un susseguirsi di noiosissime vignette che non sembrano avere alcun riferimento da una pagina all’altra…

Nel 1993 mollai la saga esattamente allo stesso punto in cui la mollo oggi, 24 anni dopo, perché onestamente non mi sembra ne valga la pena: molto meglio ammirare le stupendissime copertine del grande Dave Dorman.

Ecco la cover gallery:

 

Cover Ray Lago per l’edizione TPB 1995

L.

– Ultimi post simili:

ALIENS versus BOYKA 3: Dead Or Alive (fan fiction) FONTI

ALIENS versus BOYKA 3: Dead Or Alive

LE FONTI

Questa fan fiction è una storia originale che utilizza però personaggi e situazioni pre-esistenti, estratti da varie fonti: ecco la specifica del materiale a cui ho attinto per la stesura di Aliens vs Boyka 3: Dead Or Alive.

~

Boyka – personaggio cinematografico nato nel film Undisputed II: Last Man Standing (2006) di Isaac Florentine, prodotto dalla NU Image / Millennium Films. Nato come cattivo, conquista talmente il pubblico che diventa protagonista assoluto del successivo Undisputed III: Redemption (2010): dopo un vano tentativo dell’attore Scott Adkins di diventare “attore normale”, nel 2016 gira il terzo (deludente) film nei panni del personaggio.

Scott Adkins nei panni di Boyka

Personaggio venerato in ogni angolo del mondo, tranne in Italia dove è totalmente inedito, Boyka è un detenuto del carcere duro di Gorgon, campione indiscusso dei combattimenti illegali finché il buono del secondo film gli ha spezzato una gamba. Diventato buono (e religioso), riesce a riabilitarsi e sebbene zoppo partecipa al campionato di Gorgon sbaragliando ogni avversario.

~

Dunya e il generale Rykov sono personaggi del videogioco Aliens vs Predator 2 (2001) prodotto dalla Sierra, ma ho preso in considerazione anche l’espansione Primal Hunt (2002).

~

Eloise nasce il 27 agosto 1997 dal fumetto Aliens: Purge, scritto da Ian Edginton per la Dark Horse quasi a “bruciare” il soggetto di Alien Resurrection, che uscirà nel novembre successivo.

Su Sybaris 503 il dottor Lichtner compie vari esperimenti, tra cui la creazione di una donna partendo da materiale genetico alieno: uno xenomorfo a forma di donna di nome Eloise. Quando i nuovi “padroni” del dottore vengono a prendere possesso dell’impianto, Eloise massacrerà tutto ciò che respira e rimarrà regina del suo piccolo impero. Ovviamente questo fumetto è inedito in Italia, come la stragrande maggioranza degli Aliens Comics.

~

Lucas – La saga di Fast and Furious e Transporter hanno un debito di riconoscenza verso un film storico: Il contrabbandiere (Thunder Road, 1958) di Arthur Ripley, concepito e interpretato da un mito come Robert Mitchum.

La famigerata contea di Harlan, nel Kentucky, è nota per il suo whisky di contrabbando, come ben sanno gli spettatori della fortunata serie televisiva Justified (2010). Il film di Ripley mostra come le famiglie che gestivano le distillerie clandestine avevano studiato un modo per portare l’alcol illegale ai locali cittadini: fenomenali piloti lo trasportavano in scompartimenti segreti delle loro auto, attraversando le pericolose strade sterrate di boschi inseguiti da auto della polizia. Il migliore di questi piloti è un veterano di guerra che non ha trovato altro posto nella società se non quello di sfidare la morte ogni notte, stando attento che nessuno dei suoi cari si azzardi ad intraprendere la sua stessa professione: Lucas (Robert Mitchum). Chissà se il nostrano Lucio Fulci aveva in mente questo personaggio quando ha intitolato il suo film Luca il contrabbandiere (1980).

Visto che l’alcol illegale non mi sembrava adatto per l’universo narrativo di Aliens, ho preferito far trasportare benzina al mio Lucas, il cui nome peraltro è un omaggio anche al cognome del protagonista di Death Race 2 (2010) e Death Race: Inferno (2013), Carl “Luke” Lucas, interpretato da Luke Gross. Insomma, Luca, Lucas, Luke, Lucio… come potevo non sfruttare questa congiunzione astrale di nomi?

~

Forever, detta Eve – Il 26 giugno 2013 la Image Comics presenta una nuova eroina a fumetti del grande sceneggiatore Greg Rucka, che mentre scrive roba discutibile per la DC si tiene il meglio per le altre case. La testata si chiama “Lazarus” e inizia con una protagonista che alla prima pagina viene crivellata di corpi. Rimasta a terra in un lago di sangue… si rialza e fa fuori i suoi assassini…

In un futuro post-apocalittico l’America è governata da due famiglie, i Morray e i Carlyle, ed entrambe hanno un Lazarus: visto che Greg Rucka non si è messo a spiegare nei dettagli cosa sia, perché dovrei farlo io? Il Lazarus protagonista della testata è una donna potenziata di nome Eve, contrazione di Forever: è invincibile e guida l’esercito della sua Casata, ma è anche figlia del patrono dei Carlyle: questo crea non pochi problemi con i fratelli “normali”.

Della splendida saga di Lazarus – in minima parte arrivata anche in Italia per Panini Comics (come ci racconta il blog La Bara Volante) – ho già parlato a lungo nel mio blog “Fumetti Etruschi”, analizzando le prime quattro stagioni: qui mi preme far notare che due Casate mi è sembrata la stessa divisione dell’universo narrativo di Aliens, con i Weyland e gli Yutani.

La perversione di Eve per cui la morte le provochi piacere è una mia idea: non so se la Image Comics avrebbe accettato un’idea simile da Rucka!

~

«Guardami… e pensa a come ammazzeresti quegli stupidi insetti umani.» – La prima volta che ho incontrato l’idea di un combattimento “immaginato” è stato con Hero (Ying xiong, 2002) di Zhang Yimou, e l’ho subito amata. Nel geniale wuxiapian il ribelle Sky (Donnie Yen) viene avvicinato dal cacciatore di taglie senza nome (Jet Li) e i due si limitano a chiudere gli occhi: il combattimento che segue è tutto immaginato.

Jet Li vs Donnie Yen

L’idea era stupenda e l’esecuzione dei due mostri sacri asiatici talmente perfetta che mi è rimasta nel cuore, apprezzando al sua versione giapponese l’anno successivo, in Zatôchi (id., 2003) di Takeshi Kitano. Qui lo scontro finale fra il “massaggiatore cieco” (Kitano) ed Hattori (Tadanobu Asano) viene preceduto da alcune “prove”: i due fenomenali spadaccini immaginano alcune tecniche per capire se potrebbero funzionare, ipotizzando la reazione dell’altro.

~

Ford Mustang – L’auto protagonista della saga filmica di Death Race, dal 2008 al 2013.

~

Yautja – Quando nel 1994 la romanziera S.D. Perry, figlia del celebre Steve, si ritrovò a dover trasformare in romanzo il celebre fumetto Aliens vs Predator (Dark Horse Comics 1990), si rese conto che sarebbe stato molto difficile descrivere i Predator. Gli xenomorfi poteva chiamarli bugs o vari altri sinonimi animaleschi, ma i Predator? Il semplice sinonimo hunters non bastava, così decise di pensare in grande: si inventò di sana pianta un’intera cultura e una intera lingua. Con il (noioso) romanzo Aliens vs Predator: Prey nacque dunque il termine Yautja come nome proprio della razza dei Predator.

Cover di Nelson DeCastro

A parte qualche fan sfegatato, nessuno ha mai utilizzato questo nome negli anni successivi: viene tuttora ignorato dalla Fox per i film e dalla Dark Horse per i fumetti, rimanendo puro e semplice fun stuff, roba da fan. Poi nei primi anni del Duemila è arrivata Wikipedia che cita il termine e d’un tratto tutti pensano che Yautja sia il nome “ufficiale” dei Predator, quando è usato solo ed esclusivamente per un paio di libri della Perry. (Nel 2016 l’ha ripreso Tim Lebbon per la sua orripilante trilogia “Rage War”: è un’opera nata morta quindi merita solo indifferenza.)

Avendolo ignorato per circa 25 anni, il nome Yautja non mi ha mai conquistato ma è innegabile che scrivere un racconto con dei Predator rende indispensabile un qualche sinonimo per loro, a meno di non usare nomi propri singoli: così mi sono ritrovato a farne largo uso.

~

Lingua Yautja – I Predator si sono sempre espressi a gesti, al massimo hanno comunicato con gli umani ripetendo storpiandole alcune frasi di questi ultimi. Poi, come dicevo, la Perry si è inventata di sana pianta la loro lingua e da quel 1994 i Predator hanno cominciato a parlare fra di loro.

I film ignorano la loro lingua mentre la Dark Horse ne ha fatto un accenno all’inizio della saga Aliens vs Predator: Fire and Stone (2014). Visto che ho immaginato i Predator come alleati della Casata Yutani, cioè di umani, mi è piaciuto dare per scontato che le due razze si siano anche parlate, studiando le rispettive lingue.

~

Jingtì Lóng – Il nome della compagnia cinese è preso dal racconto Deep Black di Jonathan Maberry, raccolto nella splendida antologia Aliens: Bug Hunt da lui stesso curata nel 2017. Mi è piaciuta l’idea di una contaminazione cinese – il popolo protagonista del mondo del Duemila – nell’universo alieno, quindi ho voluto omaggiarla.

~

Karambit – Fenomenale piccolo coltello tipico del sud-est asiatico, presente in celebri pellicole indonesiane marziali arrivate in tempi recenti anche in Occidente. L’idea di una piccola umana che affronti un enorme Predator e lo vinca recidendo i tendini proviene ovviamente dal piccolo Tony Jaa che affronta il gigante Nathan Jones nel film The Protector. La legge del muay thai (Tom yum goong, 2005).

~

«Per un nemico grande non serve un coltello grande… ma un grande coltello!» – Parafrasi di un celebre spot televisivo anni Ottanta del “Pennello Cinghiale”, cult per un’intera generazione.

– Altre puntate:

[2016-12] The Complete Aliens Omnibus 3

Il 27 dicembre 2016 la britannica Titan Books presenta la sua terza splendida antologia: The Complete Aliens Omnibus: Volume Three.

I romanzi presenti sono due e che continuano il discorso nell’universo narrativo creato dalla Trilogia di Verheiden.

  • Rogue (1995) di Sandy Schofield, inedito in Italia – versione romanzata del fumetto Aliens: Rogue (1993) di Ian Edginton, edito in Italia da PlayPress nel 1994.
  • Labyrinth (1996) di S.D. Perry, inedito in Italia – versione romanzata del fumetto Aliens: Labyrinth (1993) di Jim Woodring, edito in Italia da Phoenix nel 1999.

L.

– Ultimi post simili: