[1992-10] Prima notizia sul film di AVP

Riporto una pagina tratta dalla rivista “Aliens Magazine” dell’ottobre 1992, presa all’epoca della sua uscita dal fumettaro del quartiere: purtroppo non sono riuscito a recuperare gli altri numeri.
Visto il grandissimo successo delle testate “Aliens” e “Predator” la Dark Horse Comics all’epoca sfornava materiale come se piovesse, e pubblicizzava le sue uscite in ogni dove. Così questa rivista conteneva anteprime dei fumetti alieni in uscita ma anche notizie varie, come per esempio questa che riporto di seguito.

Inutile dire quanto la possibilità di un film su “Aliens vs Predator” all’epoca mi riempì di entusiasmo: ero ancora un ingenuo che credeva nel cinema…


Direttamente dalla bocca del Cavallo

di Dave Hughes

Malgrado la notizia apparsa sullo scorso numero, riguardo la proposta di Walter Hill di un “Aliens 4”, questa rivista può dare in esclusiva la conferma che è stato dato il via libera al film di “Aliens vs Predator”. Dark Horse Entertainment (la sezione filmica della Dark Horse Comics, il cui concept di Aliens vs Predator è diventato uno dei fumetti indipendenti di maggior successo di ogni tempo) ha lasciato trapelare che il progetto del film è in lavorazione con la Largo Entertainment e la Twentieth Century Fox.

Sebbene non sia confermato ancora alcuno sceneggiatore, Roland Emmerich – autore di horror a basso budget come Fantasmi a Hollywood (Ghost Chase, 1987) e thriller fantascientifici come Moon 44 (1990) – è al momento considerato il regista. Il soggetto pare sia solo “liberamente ispirato” sul fumetto della Dark Horse, e il film sarà ambientato in un pianeta-jungla, suggerendo che le riprese avranno luogo in location simili a quelle usate nel primo film di Predator.

I fan dei film di Predator ricorderanno il “trofeo alieno” che appare nell’astronave in Predator 2, e saranno interessati a sapere che quel film sarà in vendita per la Fox Video dal 12 ottobre.
Intanto potete trovare il secondo Aliens vs Predator nelle pagine di questa rivista e di quella gemella, “Alien 3 Movie Special”.


All’epoca la mia passione parallela per Van Damme mi fece saltare sulla sedia quando lessi il nome di Emmerich alla regia: era appena uscito Universal Soldier (1992) – che sarebbe arrivato mesi dopo in Italia come I nuovi eroi – e quindi questa “fusione” fra le mie due passioni mandò a mille il mio cuore. Quante delusioni mi aspettavano…

Sono contento per Emmerich, che con il naufragio del progetto ha potuto girare quegli scherzetti di Stargate (1994) e Independence Day (1996), ma continuo a sognare un AVP diretto da lui…

Da notare infine che all’incirca in quegli anni Robert Rodriguez, appena “esploso” grazie a El Mariachi (1992), scrive un soggetto per un eventuale Predator 3 ambientato in un pianeta-jungla, che riuscirà a produrre solo nel 2010, come racconta nell’audio-commento di Predators. All’epoca a quanto pare tutti pensano ai pianeti-jungla…

L.

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Citazioni aliene: Shrek 2 (2004)

L’universo alieno è così penetrato nell’immaginario collettivo che citazioni piovono da ogni parte: si possono trovare addirittura nel classico d’animazione Shrek 2 (2004) della Dreamworks (distribuito in DVD e Blue-ray Fox).

L’incontro, anzi lo scontro con il Gatto con gli Stivali è parecchio traumatico, e nel suo tentativo di aggredire Shrek il micino gli si infila nella maglia… uscendone come un chestburster!

La citazione dura pochi fotogrammi ma è davvero divertentissima e stupefacente, visto che comunque il film si rivolge ad un pubblico di ragazzini che dubito possano coglierla.

L.

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Ridley Scott racconta Alien: Covenant (2017)

Come già sapete, è uscito anche in edicola il DVD del film Alien: Covenant, pieno di contenuti speciali poverissimi: ci sono alcune scene tagliate della durata di frazioni di secondo – fra cui un paio che già conosceva chi ha letto la novelization di A.D. Foster – ma almeno c’è il commento audio del regista.
Lo riporto per intero, limitandomi ad alcuni commenti fra parentesi quadrate e con la dicitura “Nota del Redattore” ([N.d.R.]).

I crediti italiani del DVD riportano: «Adattatore: Liana Rimorini, Deluxe.»

Avverto subito che Ridley Scott oltre ad essere profondamente ignorante di qualsiasi materia scientifica – le stupidate che si vedono nel film lui le crede davvero plausibili! – è una persona che ha perso totalmente i contatti con la realtà: sarebbe da compatire, se non stesse devastando con cattiveria tutto ciò che di buono ha creato.


Salve. Sono Ridley Scott, il regista di Alien: Covenant. Questo sarà un commento un po’ improvvisato. Non l’ho preparato, quindi parlerò di getto.

Ho diretto il primo Alien, come probabilmente sapete. E un paio d’anni fa ho deciso di rispolverare questa saga con un film intitolato Prometheus, in cui affrontavamo la domanda fondamentale del film, che nessuno si era mai posto. “Chi può realizzare una cosa biomeccanoide così orribile? E per quale motivo?” [Domanda che nessuno si è posto perché stupida: se si viene attaccati da un leone non ci si chiede “Chi mai può aver creato un leone? E perché?”, N.d.R.]

Prometheus è stato il primo passo in quella direzione, per scoprire come e perché. Così, per l’inizio di Covenant, serviva un elemento che collegasse i due film. Quindi il film inizia con un prologo, che è una scelta molto insolita per questo genere.

David ambulà, Weyland ambulì

Nel prologo vediamo i due interpreti di Prometheus che iniziano a spiegare l’origine e gli albori dell’intelligenza artificiale di nome David. Questo è ciò che chiamo ”prologo”. Temevo che risultasse un po’ lungo e noioso, e che il pubblico volesse entrare subito nel vivo di Alien. Stranamente, invece, è piaciuto molto e piace anche a me.

È un modo astuto per parlare della creazione. Una volta creata la perfetta IA [intelligenza artificiale, N.d.R.], se è davvero perfetta hai già una montagna di problemi. Perché in questa scena David diventa consapevole di essere superiore a suo padre.

In una scena,è sempre importante inserire un po’ di humour. Quindi, se in questo prologo notate qualche battuta e avete l’impulso di sorridere, è perfettamente naturale e vi esorto a farlo.

Qui vediamo Peter Weyland, che in Prometheus era rappresentato come un vecchio, forse di cento anni, alla ricerca della vita eterna. Si riteneva così intelligente, ricco e onnipotente da poter incontrare il suo creatore. Così incontra i cosiddetti “Ingegneri” che potremmo chiamare Dio, o dèi, per via della loro superiorità, e questo ruota attorno al concetto di creazione, di Dio e di domande quali: “Esistono forze superiori intorno a noi?” lo credo all’idea di forze superiori e all’esistenza di Dio.

Qui dà una dimostrazione della sua conoscenza. Si capisce che è nato da poco. Non si tratta di un androide nato come embrione e poi cresciuto. Ma non vogliamo approfondire, perché è troppo complicato. Diciamo solo che, per David, è il primo risveglio del mattino e che suo padre lo ascolta. Ha l’approvazione e l’ammirazione di suo padre. Ma alla fine il padre capisce che quella IA è,in realtè, pericolosa.

Se tu hai creato me, chi ha creato te?

Qui c’è la prima domanda spiazzante. Il padre comincia a sentirsi un po’ a disagio davanti a quella domanda, perché sa dove andrà a parare, come vedremo tra poco.

Abbiamo davanti a noi un uomo di straordinario successo, forse trilionario, che rivela un’insicurezza riguardante la propria natura umana. Sente di avere dei limiti. E qui vediamo David che lo scruta e percepisce questi limiti. E arriva la domanda da un milione di dollari. Tu cerchi il tuo creatore: io ho davanti il mio. lo servirò te. Eppure, tu sei umano. Tu morirai. lo no.

Ora Weyland è decisamente a disagio, è quasi arrabbiato perché viene messo alla prova dalla propria creazione. Quindi dà il primo ordine, ed è un momento importante, perché David sta già pensando: “Perché devo versargli il tè, che è proprio accanto a lui?” Si tratta, quindi, di una sfida. Qui David dimostra di saper essere anche politico, cosa che lo rende molto pericoloso. Ecco perché alla fine non c’é reazione. Non fa niente per caso. O senza motivo.

Mi sembrava un prologo perfetto per riallacciarci al primo Alien. Ho anche usato gli stessi titoli di testa. Avevo una grande ammirazione per Jerry Goldsmith, e quella colonna sonora è una delle migliori che ha scritto. Abbiamo inserito sporadici accenni a quelle musiche Jed [Kurzel], il compositore, era d’accordo

che fosse una cosa importante da fare.

Qui c’è un richiamo al film originale, con queste musiche. Allo stesso modo, le informazioni sull’astronave vengono date seguendo il principio usato per le informazioni sul primo Alien. È un vero tuffo nel passato. Quel vecchio film non stanca mai. Il primo Alien è un gran bel film. L’ho girato così tanto tempo fa che non mi sembra neanche mio.

Come Ash, ovvero Ian Holm, questa IA è un androide aziendale che possiamo chiamare semplicemente Walter. Tra poco scopriremo che questo è Walter. Nel prologo abbiamo visto la IA chiamata David, mentre qui c’è un androide di nome Walter. Quando appare, vediamo che si tratta di un doppelgänger, a pensarci bene: un’altra versione della IA. Quando il doppelgänger entra in scena, crea tensione e problemi. Problemi interessanti.

Questa è Katherine Waterston, che interpreta Daniels, la protagonista femminile. Lui invece è James Franco, che fa una breve apparizione. Vedremo perché più avanti. Non voglio anticiparvi niente.

Qui capiamo che lui sembra essere il custode di questo veicolo gigantesco, con molte capsule a bordo. Le capsule contengono esseri umani ed embrioni umani, quindi ne deduciamo che si tratta di una nave diretta nel Nuovo Mondo. O nel loro Nuovo Mondo. Trasporta 2.000 anime. Anime buone. Walter ispeziona sempre tutto e conosce bene gli elementi. Nella fattispecie, quella mattina, trova un embrione deceduto. Quindi se ne sbarazza e lo incenerisce. A parte questo, trasporta 2.500 anime più gli embrioni.

Tempesta di neutrini rilevata nel settore 106.

Ordinaria amministrazione. Svolge il suo compito, controlla e rischia di finire invischiato in questo incidente tecnico casuale, che nello spazio può accadere spesso, credo. [???] Se è casuale, lui non può prevederlo e non può evitarne i danni. Questi danni, naturalmente, compromettono pesantemente la cosiddetta “infermeria” dei dormienti, che vengono svegliati bruscamente da questo evento.

Nelle capsule impiegherebbero ore a capire e ore ad abituarsi a ciò che sta succedendo, essendo stati a lungo nell’ipersonno, anche detto sonno profondo o coma. Per Walter è un problema come un altro. Fa il suo lavoro senza emozione. Insensibile alla catastrofe che ha appena colpito la nave.

Perderanno diversi viaggiatori dormienti. E ovviamente ora perderanno il capitano della nave. Nel film James Franco è il marito di Katherine Waterston. Marito e moglie. La nave è fatta, secondo noi giustamente, di coppie e… Parte della popolazione della nave è data dai membri dell’equipaggio, mentre gli altri verranno svegliati solo all’arrivo su Origae-6, cioè a destinazione dove, in base ai loro studi e controlli, potrebbero esserci le condizioni per iniziare a costruire il Nuovo Mondo.

E un giorno Ridley venne e mi diede le tavole delle 10 Parole che dovevo dire in questo film…

James Franco non esce di scena qui. Lo rivedremo tra poco, in un flashback.

Ho pensato che una cabina che ti sigilla per mesi dovesse avere come parete una finestra sul mondo in grado di trasportarti dove vuoi. Un bel bosco, per chi ne ha voglia, o un paesaggio innevato. Quell’immagine appare sulla parete molto distintamente e con gli effetti sonori. Lei per calmarsi sceglie il bosco.

Ha appena perso suo marito. Mette via tutte le sue cose perché non riesce a guardarle. Quindi toglie di mezzo tutti gli oggetti che lo riguardano senza indugiare.

Quello è un elemento importante nel film. È un chiodo, un chiodo vecchio stile che richiama l’idea di un cottage sul lago, un loro sogno da realizzare all’arrivo su Origae-6. Sul pianeta c’è l’acqua, e lui le aveva promesso che avrebbe costruito uno chalet sul lago.

Ecco suo marito in uno dei video che le stanno più a cuore. Era uno scalatore. E scherzava sempre. Il ragazzo alle sue spalle scivola per eccessiva sicurezza. E questo è il suo addio al marito. Che lascia un vuoto. Una voragine. La fine.

Colui che deve subentrare al comando è Jacob, il braccio destro di James Franco, interpretato da Billy Crudup, sposato con… Provo a pronunciare il nome: Carmen Ejogo.

Qui ci appare chiaro che sono tutte coppie, il che ha senso. Probabilmente hanno superato selezioni e controlli minuziosi per poter far parte di quel viaggio e di quella squadra. Ciascuno di loro è a suo modo decisivo, per conoscenze scientifiche o capacità: non sono persone a caso, si sono guadagnati quella posizione, per i meriti più disparati. Astronauti, scienziati, biologi, c’è di tutto, sono tutti altamente qualificati, sono i migliori al mondo nel loro campo.

Danny McBride interpreta Tennessee. Sapevo che era un bravissimo comico, e ora anche un ottimo regista e ottimo produttore. Comunque, guardando Danny mi veniva in mente Slim Pickens. E questo è il mio omaggio a Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick. Slim aveva una lunga esperienza nei westernm, faceva parte di un gruppo che lavorava in squadra e che, a quel tempo, faceva un western dopo l’altro. Un po’ come la fantascienza oggi. Kubrick ebbe il colpo di genio di fargli fare il pilota, con tanto di pronuncia texana, perfetta per un pilota di bombardieri B-29. Quando si prepara a uccidere, si mette il cappello. Adoravo quel personaggio e ho pensato. “Perché no?” L’ho proposto a Danny che ha detto. “Metterò il cappello”. E così è stato: è la nostra versione di Slim Pickens.

Qui Oram cerca di imporre la propria autorevolezza su un gruppo molto intelligente e preparato, scientificamente e psicologicamente. Carmen è una biologa, studia la flora e la fauna, è una delle maggiori esponenti mondiali nel suo campo.

Quella sulla destra è Amy Seimetz, che interpreta una pilota, una bravissima pilota sposata con Danny McBride. E lui è Lopé, una delle guardie, interpretato da Demián Bichir, un attore messicano molto bravo. Però almeno per il capitano Branson …

Ho sfruttato il tavolo che avevamo creato per Prometheus. Ci sembrava l’ideale per formare l’ologramma dell’oggetto su cui atterra o intorno a cui orbita la nave tramite i rilevamenti effettuati. Era fatto con una certa logica, così lo abbiamo sviluppato e reso… È passato del tempo, quindi lo abbiamo un po’ modernizzato. Sembrava stupido non sfruttarlo in quanto tecnologia già esistente. Non mi sorprenderebbe se anticipasse i tempi. Si ottiene un ologramma in 3-D della superficie geologica o geografica sotto la nave, letto da strumenti adeguati e riproiettato sul tavolo della postazione. Ha un suo senso. La scienza diventa logica quando viene messa in pratica. [???]

Non sono un uomo di scienza [e si vede! N.d.R.], ma c’è una logica in questo concetto grafico. Viene tutto da lì. Infatti penso che grafica, arte e scienza siano simili tra loro. La scienza è arte. Anche la matematica. L’ho sempre pensato. La gente cerca di separarle, di metterle in due settori diversi, ma non è così, davvero. La matematica complessa e la scienza complessa, se ci pensate bene, sono forme d’arte che trovano soluzioni e risoluzioni reali. Domande, risposte: è l’aspetto interessante della fantascienza. C’è l’aggiunta della fantasia, che fa venire in mente i problemi. E bisogna mettersi lì come un dannato scienziato e pensare a come risolverli. E di solito la soluzione è logica. È un po’ come nel film Sopravvissuto. The Martian (2015), in cui un astronauta si inventa una strategia di sopravvivenza, sostanzialmente logica, basata sul proprio bagaglio culturale. E riesce a salvarsi grazie alla sua conoscenza delle forme di vita più basilari. “Come si coltivano gli alimenti?” Niente scienza, niente bulloni, niente radio. “Come si coltivano le patate?” Mi piace questa praticità, il ritorno alle basi. Siamo ancora esseri umani, per quanto intelligenti. O per quanto evoluti. Spesso tendiamo a scordarcelo.

È molto semplice. Quando salta la corrente, c’è sempre una voce nel buio che dice: ”Abbiamo le candele?” E quando trovi le candele: ”Abbiamo i fiammiferi?” Siamo diventati relativamente inetti nel modernizzarci. Ci crediamo in gamba e sofisticati, ma non lo siamo. Le cose che possediamo ci hanno resi deboli.

Alle brave persone che ci hanno lasciato troppo presto.

C’è qualcosa di definitivo in questa scena, in cui lei deve dire addio al marito e spararlo nello spazio. La cosa pi+ inquietante è che lui viene lanciato nell’infinito, per un tempo infinito. Sarà nell’infinito per sempre, questo cadavere: è inquietante e confortante allo stesso tempo. Non riesco a decidermi: forse un po’ di tutti e due.

Dunque ecco il problema. Adesso Oram è un leader. Qui fa un discorso molto interessante, che fa quasi pensare. “Quest’uomo è religioso”.

E appena tira in ballo la religione, gli appiccicano l’etichetta di fondamentalista. Non è necessariamente musulmano, né necessariamente cattolico o protestante, ma nel corso dei secoli abbiamo avuto problemi di fondamentalismo n tutte queste religioni. Quindi si sente vulnerabile perché lui e sua moglie sono una delle fazioni religiose a bordo della nave. Ecco perché era stato scavalcato nella leadership.

Ora però è diventato il capo per la morte del suo collega, Jacob. James Franco. Quindi la storia è curiosamente complessa.

Mi piace provare ad alzare un po’ il tiro rispetto ai classici film horror. Paradossalmente, nel primo Alien non c’era alcuna evoluzione nei personaggi. Gli attori continuavano a chiedermi. “Qual è il mio contesto? Qual è la mia storia? Dove ho studiato?” Alla fine, preso dall’esasperazione e stanco di discutere, dissi: “Siete spinti dalla paura che, se quell’affare viene fuori e si avvicina a voi, vi stacca la testa e ve la ficca dove non batte il sole. Ecco la vostra motivazione.”

Tutto il film si basava sull’insicurezza e sull’istinto di sopravvivenza. Ma alla fine, loro volevano sapere qualcosa. Così un giorno mi misi a scrivere una pagina per ciascuno: loro ne furono contenti e la usarono.

Questo film è più basato sui personaggi, sulla caratterizzazione, sulla motivazione, sulla loro storia. In un certo senso è… Stavo per dire ”più facile”. Non è più facile, è tutto… La recitazione di questi attori è di grande livello.

Ho avuto l’idea di un lenzuolo sottilissimo, grande come tre campi di football, fatto di rame. Una tela sottile di filo di rame intrecciato. È enorme. Sono quattro teli. Un enorme pannello solare. E quel tessuto setoso entra in una scatola grande 1,2 per 2,4 metri. Può essere schiacciato e diventare piccolo, ma è forte come l’acciaio. Come negli yacht di oggi, che hanno la tela delle vele forte come i cavi. Il futuro è quello.

Ultimamente ho sentito che la NASA sta valutando l’idea di giganteschi pannelli solari fatti sostanzialmente di tessuto, probabilmente tessuto metallico o tessuto di metallo artificiale, che farebbero da ricevitori di energia solari. Perché l’energia solare è da sfruttare. Questo cambierà molte cose. Alimenteranno le navi con qualsiasi elemento su cui potranno mettere le mani, comprese altre forme di energia non ancora conosciute.

Un’interferenza,quasi sicuramente.

La sceneggiatura originale prevedeva un messaggio scritto [ma scritto DOVE? N.D.R.]. Era una preghiera e ho pensato: “La preghiera no, è troppo sdolcinata”. Così, non so perché dato che non sono un suo grande fan…

John Denver non era il mio genere musicale, ma capivo il motivo del suo successo e in lui c’era una splendida purezza. Una purezza angelica. E Country Roads mi ha sempre suscitato emozioni. C’è un’idea di solitudine. Sicuramente il protagonista è da solo e ricorda la sua terra, probabilmente la prateria, le fattorie e i grandi spazi aperti. Ho pensato: “Se restassi bloccato, abbandonato, come Robinson Crusoe, su un’isola, alla fine inizieresti a parlare da solo, e parlando da solo finiresti anche per cantare”.

Prima o poi capita a tutti di cantare da soli, quindi lei, durante la sua evoluzione su quella nave e l’esame di tutte le configurazioni possibili, inizia a mormorare e a canticchiare. Non si rende conto della trasmissione. La sua voce finisce nell’etere.

Loro cercano di capire. “Chi diavolo è? Perché?” E decidono di andare a fondo e indagare. È la stessa trama del primo Alien: c’è un messaggio e loro indagano. C’è un raggio d’azione sicuro, quando un film è così popolare e lo è da trent’anni, che è quello di rivisitare con discrezione vecchie idee. E credo… Chiaramente questo è… In un certo senso, è volutamente simile nelle teorie su cosa possono aver avvistato. È: “Perché ci andiamo?” E poi: “Non dovremmo andarci.” C’è chi dice di andarci perché la voce è umana e chi dice di non andarci per attenersi al piano del viaggio, che ha richiesto dieci anni di studio, quindi va seguito. Succederà proprio così.

Ed è tutto molto logico, quindi è una buona domanda, è una domanda vera. È incredibile cosa ci si inventa per strada: è tutto nello sviluppo della sceneggiatura. Quando sviluppi la storia, non dimentichi niente. La domanda fondamentale è: “Perché? Perché costruire una cosa del genere?” La saga comprende quattro film. l tre successivi non hanno mai sollevato quella domanda, che per me era una delle prime domande da fare. Ma significava uscire dal solito schema della casa buia dove la gente muore, che è molto semplicistico. [Che grande signore che è Rildley, a sputare su chi è venuto dopo di lui e ha creato l’universo alieno che lui ora sta sfruttando per guadagni facili. N.d.R.]

“Cosa facciamo?” Ma il mio film era così: era una vecchia casa buia con sette persone dentro. Il mostro era impressionante. Ecco perché il film era credibile. Cosa vuoi dire?

Credo che la creatura del primo Alien sia tra i mostri più straordinari della storia del cinema. E posso dirlo perché Giger, paradossalmente, non lo creò per il film. Lo avevo visto in un suo libro intitolato Necronomicon. Lo vidili. Lui, naturalmente, era molto interessato al film, per il quale andavano ideate diverse cose, come l’uovo, l’incubatrice. L’uovo era l’incubatrice. Dentro c’era una sacca e dalla sacca veniva fuori uno strano essere, chiamato affettuosamente “stringifaccia” [facehugger]. Infine nasceva il piccolo alieno.

Giger doveva ideare queste cose e io continuavo a ripetere cocciutamente: “Ce l’hai già: è il mostro più bello che abbia mai visto”. E lui: “Voglio provare a fare di meglio”. E ci provò, ma quello rimase insuperabile. Era spettacolare. Ecco perché siamo tornati su quei passi. Non lo vedremo troppo spesso: è come lo squalo, viene centellinato. Lo squalo (1975) fa così paura perché la creatura non si vede quasi mai. Ci sono tante descrizioni, tante suggestioni, sappiamo di cosa è capace. Ma se lo vedessimo più spesso, non sarebbe altrettanto spaventoso. È la prima regola. [Che infatti Ridley infrange subito, mostrando in continuazione in Covenant il più brutto alieno mai visto al cinema. N.d.R.]

Una volta alcuni astronauti e scienziati mi hanno detto: “Be’, questi film ci piacciono”. Non so se mi prendessero in giro o meno. Dicevano: “Ci fanno venire molte idee”. lo mi sono messo a ridere. E loro: “No, davvero. A volte cercate le soluzioni laddove noi non avevamo pensato di cercare. Allora ci scatta qualcosa e tentiamo quella strada anche noi, in modo scientifico, perché ci vediamo un fondo di logica. E a volte ci porta da qualche parte”.

Credo che si possa parlare di creatività mentale. Sana. [???]

Abbiamo immaginato un pianeta con due lune, grande più o meno come la Terra, che ha una circonferenza di 40.000 km, giusto?

Gli atterraggi sono sempre essenziali. In un modo o nell’altro, un atterraggio ci vuole: quindi, ecco qui un altro atterraggio. Credo sia venuto bene, perché l’interno della navicella poggiava su un sistema idraulico di trenta tonnellate che sballottava quel set di dieci tonnellate da una parte all’altra, sbatacchiandolo di qua e di là. Quindi quelle scosse sono provocate da sei pistoni, sei massicci pistoni idraulici. Grande tecnologia. Se stavamo là sopra sentendoci al sicuro nelle mani di Neil Corbould [supervisore degli effetti speciali, N.d.R.], era per rispetto nei confronti della sua competenza. Neil è un collaboratore che voglio sempre con me, fin dai tempi de Il gladiatore (2000). Da allora l’ho voluto in tutti i miei film. Non solo per la sua inventiva, perché è un vero ingegnere, ma anche per la sicurezza. Se non se la sente, dice: “è ancora presto”. E questo mi piace.

Lì eravamo sopra la Nuova Zelanda. Tutte queste immagini sono vere. Le cascate sono vere. Quel paesino o quel laghetto in cima alla montagna è vero. Loro girano intorno alla baia e atterrano sull’Isola del Sud. Sull’estremità della location nell’Isola del Sud. Lì le precipitazioni sono di otto metri e mezzo l’anno, è una zona da arrampicata, pericolosa da esplorare a piedi. Ci sono diversi rifugi per scalatori ed escursionisti e noi eravamo lì. Bellissimo, davvero spettacolare.

ll luogo scelto per l’atterraggio è la baia di Milford Sound, Isola del Sud. Abbiamo costruito lì anche gli interni. Questa scena con la rampa è stata girata sul posto, a Milford Sound. Anche l’inquadratura della navicella una volta fuori. Abbiamo costruito la rampa, una parte di fusoliera e un motore. Il resto è stato aggiunto in computer grafica. La cascata è vera. Anche la rampa.

Molto tempo fa, ero alla NASA per alcune ricerche e chiesi: “Secondo voi siamo soli?” E loro: “È impossibile”. Dissero che ci sono migliaia, se non milioni, di pianeti simili alla Terra nello spazio, alcuni più avanzati, altri meno avanzati, ma sicuramente esistono: è stupido pensare il contrario. Pensai: “Grazie al Cielo. Credere di essere gli unici è ridicolo.”

Possiamo spremere le meningi sull’ambiente, ma se il pianeta è altrettanto distante dalla sua stella e all’incirca della stessa età della Terra, un milione di anni, è probabile che la vegetazione o il sottobosco sia simile. Se vedete i raggi del sole, il suo calore, eccetera, è perché probabilmente ha creato una forma di biologia che per noi è nata dal fango, da… Credo che la nostra prima forma di vita con quattro dita sia stata la salamandra. E da quella salamandra, uscita dall’acqua, ecco qua gli esseri umani. [Qualcuno fermi questo delirio! N.d.R.]

È molto bello lavorare con Billy Crudup, e anche con Katherine. Sono entrambi molto teatrali, vengono dal teatro. La loro formazione li fa sentire molto sicuri. Il cinema è frammentario mentre in teatro sei solo: quando sali sul palco, sei solo. Per un attore è il massimo, credo. Certo, prima ci sono le prove col regista e tutto il resto, ma una volta sul palco, l’attore può calibrare l’interpretazione a proprio piacimento, senza tradire l’integrità della rappresentazione e il suo messaggio.

Le riprese,invece, sono frammentate e il cinema è un’arte più corale. Stavo per dire “del regista”. Sì, del regista, perché alla fine sono io a mettere insieme il film con il mio team. Lo montiamo, lo missiamo, ci mettiamo i rumori, gli effetti, le musiche. Facciamo tutto noi. Gli attori, finite le riprese, praticamente vedono il film alla prima.

Quando vedranno questo, credo che saranno soddisfatti e piuttosto sorpresi.

Callie Hernandez è anche… La definirei l’esperta del ponte di volo. È stata bravissima a convincermi, e a convincere gli altri tecnici della storia, di essere un vero ingegnere. Ha anche un grande senso dell’umorismo. Tutti gli attori erano simpatici, mi sono divertito molto.

Qualcosa è passato qui sopra. Ha tagliato le cime degli alberi.

Quelle immagini sono reali. Le rocce sono vere. Anche quello: è la scalata più ripida della Nuova Zelanda. Che ci crediate o meno, la gente scala quella parete di fronte alle cascate. Vi rendete conto? Quella parete esiste. Abbiamo aggiunto gli alberi. Quel paesaggio è vero, con la panoramica a salire.

Intanto Carmen va in avanscoperta e, da biologa, è interessata alla flora e alla fauna. Ovviamente viene attratta da una pozzanghera di fango primitiva. Perché sa che nel fango può trovare tutti gli elementi che le servono per i suoi studi.

Preleva dei campioni per il laboratorio, dove analizzerà la composizione del fango. Nel fango ci sono parecchie cose, ci sono microbi.

Anche lui si avventura. E qui iniziano i problemi. Quei funghi…

Erano molto diffusi, quando ero piccolo. Ci divertivamo a schiacciarli perché scoppiavano e secernevano un polline fine, tipo polvere.

Ed eccolo qua, il polline tipo polvere. Ma questa polvere ha un’intelligenza, si compatta intorno al proprio universo e nucleo, e cerca un ospite. Qui la polvere in questione trova l’ospite.

Si avverte sempre un certo disagio nel vedere qualcosa entrare nel corpo umano. Fa sempre un certo effetto.

Lui non se ne accorge, sente solo un pizzicore all’orecchio, perché la polvere è microscopica.

Qui arrivano nel bosco in cima alla montagna, dove è volato l’oggetto. Quindi l’impatto deve essere stato enorme. E finalmente vedono una cosa molto interessante. Un cimelio molto noto: è la navicella usata in Alien. E la vediamo anche in Prometheus: in Prometheus si vede parecchio. l personaggi sullo sfondo danno un’idea delle proporzioni.

In Prometheus, il pianeta era un avamposto usato dai militari per armi biologiche particolarmente pericolose, da poter tenere appena fuori del nostro perimetro ma non all’interno. In seguito ho saputo che un’arma del genere era l’antrace, che è molto pericoloso e letale. Se si diffondesse, scoppierebbe una guerra biologica. E risale alla Seconda guerra mondiale. In un posto chiamato Isola dell’Antrace, nel Canale del Nord, c’è un deposito di antrace sigillato nel cemento, perché se si diffondesse non sarebbe curabile: è un po’ come la peste bubbonica, un virus sempre attivo.

Un tempo seppellivano le vittime della peste nella calce, perché la calce tende a neutralizzare la peste, che però può sopravvivere nella calce per secoli. Quindi è praticamente indistruttibile. Esistono epidemie di cui non riusciamo a capire le modalità di diffusione o la provenienza. Uno dei virus più interessanti è l’Ebola. L’Ebola si è evoluto rapidamente. Credo sia nato in Africa, in Congo, nella valle del fiume Ebola, e si è propagato negli anni ’80. Si è diffuso subito e ha avuto un improvviso ritorno, diciamo, l’anno scorso o due anni fa.

L’Ebola è nato in Africa ed è stato portato negli Stati Uniti da qualcuno che viaggiava in aereo: è l’inizio di ciò che chiamo “interesse composto”. Quando non si riesce a risalire all’origine, scoppia l’epidemia. Perché le epidemie vengono arginate isolando il virus. Se non si sa che qualcuno è stato infettato, il portatore può pranzare con cinquant persone, viaggiare in autobus con altre duecento e, a fine giornata, può aver contagiato settecento individui. E quando lo si scopre, è troppo tardi.

Il mostro fuori controllo è sempre molto interessante. Qualcosa che ancora non comprendiamo o in grado di trasformarsi rapidamente e di evolversi in qualcosa di diverso.

Qui esplorano l’interno della vecchia astronave. Quel tavolo non ci è nuovo, l’abbiamo visto in Prometheus, e ora lui lo attiva: è un tavolo indistruttibile. Nel senso che l’energia atomica non muore mai. O comunque impiega centinaia, migliaia di anni per spegnersi.

E questa è la registrazione originale… Non voglio rivelarvi chi è. Qualcuno di voi lo indovinerà. Chi ha visto Prometheus, e siete in parecchi, inizierà a fare due più due e a ricostruire cosa può essere successo. Quindi forse avrà capito che si tratta di Shaw. Cosa diavolo ci faceva qui? Poverina.

È già entrato in circolo, il DNA è già stato contaminato, ce l’ha nel sangue. Comincia a sentirsi male. Mi dispiace.

L’infezione è così. Se si dà a qualcuno l’acido cloridrico, la reazione è istantanea e quella persona muore probabilmente in un minuto. Solo che questa è più biologica. Ora lui ha un’attività biologica incontrollata nel proprio corpo.

Shaw e suo marito in una foto di allora. Quindi ora colleghiamo quell’astronave alla loro partenza. Quindi la Prometheus ha fatto partire la navicella con David, diviso in due parti, e con Shaw, che in pratica riceveva istruzioni sul da farsi dal capo di David. Allora non aveva alcuna fiducia in David. Più a vanti ne sapremo di più.

Come in tutti questi film, l’ansia inizia a insinuarsi e ci fa capire che succederà qualcosa di brutto.

Ormai è andato fisicamente in tilt: probabilmente ha pochi minuti di vita, ma ovviamente lui non lo sa. È un momento concitato, ma il panico ha preso il sopravvento.

Anni fa mi proposero un film, intitolato Hot Zone, tratto da un bellissimo libro sull’epidemia di Ebola. Facendo le ricerche, mi ha sorpreso constatare che di virus come Ebola, Hanta o Machupo non si sa quasi niente sulle origini, sul perché si diffondano rapidamente o sul perché scompaiano. Ma nei laboratori degli Stati Uniti vengono studiati degli ospiti vivi, e il libro parla di una scimmia affetta da Ebola che scappa dal laboratorio e va nel giardino di una scuola. La possibilità di una tale disattenzione mi spaventa sempre. Importano scimmie ogni anno. Importano 32.000 scimmie per ricerche ed esperimenti, e fanno bene, perché sono gli animali più simili all’uomo. Sembra disumano, ma lo fanno per un buon motivo.

E questo è l’inizio del caos. In questo tipo di film il caos va bene. Non può farla uscire perché è contaminata. Non può liberarla: se lo facesse, tutta la nave finirebbe…

Ci siamo. Bum! Sta per nascere la creatura che si è sviluppata velocemente nel suo corpo. Sta per uscire. Ecco la punta. Gli spezza la colonna vertebrale, la cassa toracica e… Lui muore.

Ora quella stanza è infetta. Non possono farci niente: è spacciata anche lei.

Ed ecco il nuovo alieno, che ha usato Ledward come ospite. Ricorda molto la creatura del primo Alien.

Per girare queste scene… Bisogna sapere cosa si fa. Dopo tutti questi anni, disegno io tutti gli storyboard. Insomma, per i disegnatori è sempre un po’ difficile. In teoria lo storyboard deve razionalizzare le riprese, ma se il disegnatore non sa esattamente cosa deve ottenere, è meglio disegnarlo personalmente. lo so disegnare, ho studiato disegno per molti anni: è stata dura, ma oggi disegnare mi risulta molto veloce e facile. Quindi mi presento con…

E sequenze come questa sono tutte pianificate con gli storyboard. Campi lunghi, ravvicinati, medi. Quindi ho ben chiare le tonalità e le sensazioni che deve dare la scena, la violenza. Mentre disegno, decido che lei deve andare a terra. Il fatto che lei scivoli sul sangue per terra torna molto utile, perché attira la sua attenzione. Tutto nasce con gli storyboard. La logica. Qui volevo che si rompesse la gamba, per complicare le cose. Si rompe una caviglia. C’è mancato poco, stava per prenderla.

Qui le cose si complicano, perché ha una caviglia rotta e quel mostriciattolo può fare qualsiasi cosa. Quella è l’ultima arma rimasta. Lui continua a crescere, si evolve a vista d’occhio. Se questo sia possibile… Mi rifaccio sempre alla vita delle piante… Il deserto del Sahara può stare senza pioggia per cinque o dieci anni, ma appena piove, il deserto si copre di fiori, si colora di fiori bellissimi e di piccole piante. Sono in fase dormiente e aspettano di essere risvegliati dalla pioggia. Può succedere ad altre forme di vita? Credo di si. Forse negli abissi del mare esistono creature che crescono velocemente. Da plancton a forme più grandi. [Per favore, qualcuno passi un libro di biologia a questo folle! N.d.R.]

Questa era una scena insidiosa. Solo un attore come Billy poteva farcela così brillantemente. Perché deve restare a guardare la moglie che brucia, e non può neanche avvicinarsi, perché sa che la nave esploderà. E lei è spacciata: ha troppe ustioni, non ce la farà. E questo coincide con la nascita della creatura nell’altro sfortunato personaggio.

Qui vediamo il neonato da vicino. è molto simile. Usa l’uomo come ospite. Ora in giro ce ne sono due.

l film dovrebbero essere personali. Generalmente dirigo film che mi appassionano davvero e alla fine risultano convincenti: è difficile che accetti progetti non sviluppati da me. A volte… Sopravvissuto. The Martian è nato all’improvviso. L’ho letto, mi ci sono riconosciuto e mi è sembrato geniale. Ma di solito il progetto è tutto mio.

Quando sviluppi il materiale, devi dargli un filo logico e ti rivolgi a uno sceneggiatore. John Logan è molto bravo a organizzare una struttura in tre parti e a darle un’ossatura logica. Posso dire: “E questo? E quello?”

È un’evoluzione. Tutta la saga ha una sua struttura. Prometheus, Covenant 1, Covenant 2 Poi probabilmente ci allacceremo all’inizio di Alien 1. Ci stiamo già lavorando. John Logan sta già scrivendo Covenant 2.

L’idea di lui che perde la mano nel centro all’acido cloridrico, che sembra non avere ingresso invece ce l’ha, deriva da una creatura marina. C’erano dei sommozzatori che facevano immersioni profonde. Andavano a cercare le cavità, i buchi vulcanici sott’acqua. In quelle cavità la temperatura è di quasi 1.400 gradi. Hanno varie dimensioni, ma la cosa interessante è che, nonostante i 1.000 gradi e una profondità di 900 metri, lì intorno esistono creature viventi. Sono grandi come gamberi, hanno un aspetto simile. E mezzo metro più in là la temperatura è di meno chissà quanto. C’è una pressione colossale, eppure quelle creature vivono con quella pressione, a mezzo metro da 1.000 gradi e a mezzo metro dal gelo. Noi non possiamo capire. [No, tu non puoi capire, perché evidentemente non hai mai visto un documentario in vita tua! N.d.R.]

La cosa fantastica del cinema è che ci permette di passare da un trauma emotivo all’altro, da uno shock all’altro, senza perdere di vista il ritmo: è la meraviglia del cinema, la magia del montaggio e di cose del genere. E, naturalmente, ci vogliono ottimi attori, capaci di metabolizzare la morte della moglie, bruciata viva davanti ai propri occhi, e di farsene una ragione velocemente e in modo credibile. E poi andare avanti, voltare pagina portandosi dietro il dolore di aver perso la moglie in quel modo. È una bella sfida.

Sono arrivati in città. Non sappiamo il perché di quei morti, il perché di tanti cadaveri per terra, come dopo una devastazione. Lo capiremo dopo, in un flashback che non era nel copione.

Ho detto: “Manca qualcosa, dobbiamo spiegare cos’è successo, perché è successo e chi è stato”. Qualcuno diceva: “Secondo noi non serve”. E io: “Per me è fondamentale. Il pubblico si chiederà: Chi sono quelli? E perché…” Così alla fine l’ho avuta vinta, e abbiamo realizzato una sequenza molto riuscita in cui vediamo l’operato di David, all’epoca abbandonato sull’isola, e ciò che ha fatto per scatenare tutto questo.

Ricorda un po’ il Monte Rushmore. Probabilmente sono i sei anziani di quella civiltà. Le menti, gli artisti, i saggi. Quanto vivono gli Ingegneri? Non lo so, ma più a lungo degli esseri umani. Forse possono vivere 150 anni. Noi ci stiamo avvicinando a 100, no? Oggi i 70 sono i 50, gli 80 sono dei 60 in salute. Un po’ per i progressi della medicina, un po’ per l’evoluzione [???] e un po’ perché abbiamo più cura di noi stessi.

Dieci anni fa, io e la dott.ssa Shaw siamo arrivati qui come unici sopravvissuti della Prometheus.

Ecco il doppelgänger. Da una parte David e dall’altra Walter che lo guarda.

Walter capisce subito che si tratta di David. Se ci sono due gemelli, uno coi capelli lunghi e uno col cappello, la somiglianza può sfuggire. Chi ha visto Prometheus capirà subito che sono uguali. Ma chi non l’ha visto probabilmente non li troverà abbastanza identici da sembrare la stessa persona. [È lo stesso attore, sant’Iddio: come si potrebbe non capire che è la stessa persona? N.d.R.] È sempre una sfida, e si scopre solo quando dice: “Benvenuto, fratello”. Allora si capisce: “Oh, mio Dio. Sono gemelli”.

Mi sono chiesto: “Va bene, entra in scena David che è stato isolato per dieci anni. Come lo vesto?” Era un problema: “Cosa gli metto?” Lo stile degli Ingegneri è ridicolo [???], con indumenti di lana, molto grandi, e dovevamo evitare quel genere. Poi mi è venuto in mente un fumetto inglese del 1957, una rivista intitolata “Hotspur”. E il personaggio preferito del fumetto era un tizio, un atleta chiamato Wilson.

Wilson andava in giro a piedi nudi, con una tuta sportiva corta, tutto qui. Era l’eroe di quei fumetti. Strano, vero? Mi sono agganciato a quello e ho mandato i disegni del 1957 a Michael [forse Michael Mooney, disegnatore delle tute spaziali nel film, N.d.R.], dicendo: “Tu non eri ancora nato, ma ti assicuro che era un grande eroe”. Così abbiamo scelto quel costume.

Poi ci siamo chiesti: “A un androide crescono i capelli?” Se David è un super androide, gli crescono anche i capelli. Non sono riusciti a fargli il sangue rosso. Per differenziarlo gli hanno fatto il sangue bianco. Ma barba e capelli gli crescono. In tutto quel periodo ogni tanto se li è tagliati e si è accorciato la barba.

Si sporca? È probabile, ma non ha alcun odore corporeo. Quindi probabilmente si tiene pulito. L’immagine di riferimento è Kurt Cobain. Appena si taglierà i capelli, inizieranno i problemi.

Sono abituato agli effetti visivi, ma mi sorprende sempre vederli messi in pratica. Questa panoramica a giro supera lo schermo verde e torna sul set. Quando abbiamo aggiunto il pianeta sotto è cambiato totalmente il riferimento geografico. È sempre divertente. Adoro lavorare con gli effetti visivi. Specie se sono così ben fatti.

Qui siamo nell’edificio principale. Per l’edificio mi sono ispirato forse all’edificio più bello del mondo, cioè il Pantheon, a Roma. lo e Chris [Seagers], lo scenografo, abbiamo pensato al Pantheon per la grandezza, l’imponenza e la semplicità che lo caratterizzano. Ci siamo detti: “Perché no?”

Questa società, la società degli Ingegneri, che io chiamo “i giardinieri dello spazio” perché vanno in giro a seminare la loro influenza nei vari pianeti dell’universo, come vediamo all’inizio di Prometheus, introduce il DNA nei pianeti attraverso l’acqua, dall’acqua: è uno dei migliori sistemi di distribuzione immaginabili. Anni dopo, diventeranno creature batteriche che strisciano in superficie. Si evolveranno. L’evoluzione. È il loro ruolo.

Sono dèi? Non proprio. Sono forme di vita più elevate? Certo che sì. Sono più potenti di prima? Sì. Malgrado ciò, vengono sconfitti dalla loro stessa invenzione.

Il sottotesto di questa storia è: l’evoluzione di una IA alla fine dimostrerà la sua superiorità rispetto all’intelletto umano. E se inventiamo una IA perfetta, il passo successivo è crearne una o inventarne una uguale, e a quel punto iniziano i guai, senza un controllo. E anche potendo controllarle, loro possono prevedere le nostre intenzioni. Hanno un intuito più sviluppato. E cosi decretiamo la nostra distruzione. Ha una sua logica: è un effetto domino interessante.

Mi piace il concetto dell’effetto a cascata. Il termine “cascata” dà l’idea di un sistema che crolla, come in una cascata. Collassa. Basta togliere un mattoncino dal muro e il muro crolla.

Qui abbiamo voluto esagerare un po’ per dimostrare che sono gemelli. Michael Fassbender interpreta entrambi i personaggi. Ci spostiamo da uno all’altro con una cinepresa a tracciamento digitale, che rileva le ripetizioni assolute di David seduto al posto di David e Walter seduto al posto di Walter. Poi mettiamo tutto insieme al computer, scartiamo ciò che non vogliamo e mettiamo Michael Fassbender nelle due postazioni. Lo sfondo resta lo stesso perché abbiamo copiato ciò che abbiamo già rilevato. Se ve ne accorgete, siete più in gamba di me. Ma c’è dietro una logica.

È riuscito al primo colpo: è la prima versione. Ora che avete capito, non è più il caso di insistere.

A questo punto pensiamo che David sia buono e innocuo. Ma non è così. In realtà è micidiale. Sta già minando l’essere umano. Dice: “Tu lavori per queste persone e loro non ti permettono nemmeno di creare. Eppure ne sei capace.” Lo critica dicendo: “Il tuo modello è stato perfezionato perché era troppo umano. Eravate percepiti come un problema.”

Qui ci riallacciamo al prologo, in cui David viene visto come un problema da Weyland, che pensa: “È troppo perfetto.” Tuttavia lo porta con sé, perché David è abbastanza intelligente da essere remissivo con suo padre, cioè Peter Weyland. Il creatore.

In tutti questi film bisogna cercare di tenere alto il ritmo, che si tratti di una sequenza d’azione o di una scena parlata. l dialoghi devono scorrere bene, perché se il dialogo non è dinamico c’è un problema. La tensione cala. Se si abitua allo slancio, il pubblico è impaziente, vuole quel ritmo, quindi bisogna mantenerlo. Le dinamiche non sono date solo dalla fisicità, ma anche dalle informazioni, se queste sono interessanti.

La scena con David e Walter, per esempio, è interessante e coinvolgente perché due individui, due IA, parlano della specie umana consapevoli della loro superiorità. È interessante, quindi è un dialogo dinamico.

Qui David rivela ciò che abbiamo fatto. Ozymandias è la percezione del potere e del fatto che niente dura per sempre. Anche i più potenti crollano, e qui capiamo il senso del flashback.

Questo è l’arrivo di David. Probabilmente è già nel pianeta. Lei lo ha rimesso in sesto. O ha scoperto che si è rimesso in sesto. Ora lui torna e loro accorrono ad accoglierlo. Perché queste cose se ne vanno e tornano anni dopo, è il loro compito. Qui gli danno il benvenuto, ma poi si accorgono che qualcosa non va. Non capiscono perché la pancia si stia aprendo. Lui sta per far calare una vera bomba sulla popolazione sottostante, di due milioni di persone, troppe per quella piazza. Loro pensano: “Porca puttana, che sta facendo?” Non riescono a crederci.

Ora vedrete a cosa serve quella cosa ripugnante. Serve a distruggere un pianeta nel giro di pochi mesi. Poi ci vorranno anni per pulire, evolversi e ricominciare. Quindi qui sta distruggendo il pianeta. Ogni forma di vita, eccetto la flora e la fauna. Qualsiasi cosa fatta di “carne” a parte gli insetti, viene distrutta. [Evidentemente Ridley non sa che cosa voglia dire “fauna”… N.d.R.]

«Ammirate la mia opera, potenti, e disperate! Null’altro rimane…»

Naturalmente Walter conosce il finale della poesia e continua a recitarla al posto suo.

«Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre.»
Byron.

Qui commette un errore. Non tutti se ne accorgono, ma sbaglia, come capiremo dopo. Dice “Byron”, invece la poesia è di Shelley.

Qui ci rivela cosa è successo, e i suoi sentimenti per lei: è anche commovente, perché provava amore. Lei lo ha rimesso in sesto, anche se non lo vediamo. Potrete vedere la scena nel DVD, se volete. Nei contenuti speciali. [Purtroppo in questa edizione DVD la scena è assente. N.d.R.]

Comunque parla di lei con grande trasporto. Ecco. “Ovviamente l’amavo. Gli androidi non amano le loro signore o i loro padroni. Provano rispetto [???], ma non… Non sono in grado di provare emozioni. [Qui Ridley dimostra di non aver mai letto un libro di fantascienza in vita sua. N.d.R.] Ma lui le provava. Ed era un problema: l’emozione è un problema, può condurre a comportamenti sbagliati.

Questa è una bella immagine: è un Neomorfo nella prima fase. Lo xenomorfo ha la corazza, lo xenomorfo usa l’alieno. [???]

Qui Rosie si lava. È stata morsa, ma non contaminata. Ha solo subìto un brutto morso da parte di un Neomorfo. Ma non si rende conto che lui è già nell’edificio. Presumiamo che l’abbia morsa lui: non lo vediamo, facciamo solo due più due.

Dariusz [Wolski] [direttore della fotografia del film, N.d.R.] è il più simpatico e il più bravo operatore con cui abbia mai lavorato. Ne ho conosciuti di bravi, ma negli anni Dariusz… Ho fatto con lui cinque film, mi pare [Prometheus (2012), The Counselor (2013), Exodus (2014), The Martian (2015), N.d.R.]: questo è il quinto. È molto capace, esperto nel suo lavoro.

Molto tempo fa ho capito di dover fare… Mi piace usare più cineprese. Vengo dal mondo degli operatori. In Alien ho fatto il cameraman. l duellanti (1977), Legend (1985), Chi protegge il testimone (1987). In tutti questi film. Non ho potuto farlo in Blade Runner (1982) perché a Hollywood il sindacato non me l’ha permesso. Ma facevo l’operatore. Quindi ho sempre lavorato a stretto contatto con i cameraman.

Credo che un regista, se può, debba avere le idee chiare sul tipo di riprese, altrimenti deve affidarsi a bravi operatori e farsi aiutare da loro. Ma questo significa… Penserete che io sappia esattamente cosa voglio. Sì, è vero, ma questo non facilita le cose. Con me gli operatori sono sempre sotto pressione. Dariusz viene messo a dura prova, ecco perché lavoriamo insieme. Lui è un vero artista.

Non mi sono allontanato molto da Prometheus, curiosamente. Avevo visto qualcosa e volevo uno stile più simile a Black Hawk Down (2001). Lì c’era un operatore polacco, in realtà. [Slawomir Idziak, N.d.R.] Poi, ripensandoci, mi sono detto: “Black Hawk Down non ha l’estetica che mi serve qui”. Mi servivano entrambe le cose, così abbiamo scelto una via di mezzo.

Rosenthal è morta e lui cresce. Ricomincia da capo.

Bella testa, è fatta molto bene: è fatta di cera. Conor [O’Sullivan] è stato bravissimo. Quasi tutti gli effetti visivi delle creature dei miei film sono suoi. [In realtà solo di Prometheus, N.d.R.] E poiché non volevo aspettare mesi per lo schermo verde, gli ho fatto costruire letteralmente queste creature e le ho messe di fronte agli attori per poter fare le riprese sul set. Così l’attore aveva un riferimento con cui recitare e non dovevamo dirgli: “Il mostro è di fronte a te”. Cosa che succede spesso, ed è sempre un po’ rischioso.

Mi piaceva andare a cavallo. Quando avevo 14 anni, facevo il fantino. E mi raccontavano che, se si soffia nelle narici di un cavallo, si crea una sorta di contatto. Non l’ho mai scordato. Quando cavalcavo un cavallo di due anni intorno alla pista, se lo facevo lui era contento e soffiava a sua volta. Rispondeva soffiando, davvero. Mi sembrava un bel modo di creare un legame con l’animale, con i mostri.

David capisce, perché sono sue creature. David non è umano, quindi loro non temono di essere aggrediti e non si sentono in pericolo con lui, perché è una IA.

È difficile ideare delle creature senza ripetersi e senza essere banali. Poi vanno anche disegnate al computer. Quello è sempre l’ultimo passo per completarle.

Conor ha davvero molto talento non solo nel trucco, ma anche nel design delle creature, che poi mette in atto e realizza. È possibile realizzare pupazzi perfetti: sono comunque limitati nelle azioni, ma sono fatti benissimo e sono ideali per essere usati sul set con gli attori.

Poi, gradualmente, con l’evoluzione della creatura, il lavoro di Conor viene eliminato con la tecnica digitale. Ma le riprese si basano su quello. Può capitare che qualcosa rimanga. A volte l’originale è meglio della soluzione con gli effetti digitali. Allora dico: “Va bene quello. Lasciamolo così”.

Quella stanza credo sia opera di Chris. Anche il resto, lo stile industriale, la plancia, eccetera, è favoloso. Ma questa stanza è davvero magnifica.

Quella fiaschetta risale a Prometheus, quando lui spacca una capsula piena di fiaschette e ne prende una. Iniziamo a collegarci a Prometheus, qui cominciamo a capire che è stato lui. Ha concepito l’idea della crescita perpetua partendo da ciò che aveva a portata di mano. Ma gli è sempre mancato il DNA umano: ecco il perché di tanti aborti.

L’ozio è il padre dei vizi…

“Le hai create tu, David?” “L’ozio è il padre dei vizi”. Un bel proverbio. Credo risalga all’epoca vittoriana. [«Idle hands are the devil’s workshop». L’Oxford Dictionary of Proverbs fa risalire il concetto a San Girolamo, vissuto nel IV secolo d.C., ma in realtà il riferimento preciso alle “mani pigre”, trasformate in “ozio” in italiano, si ha solamente dalle Divine Songs di Isaac Watts, del 1715. N.d.R.]

C’è una piccola ciotola di unguento sulla parete, per il tanfo. Scende nella cantina. E la cantina… Le uova puzzano, probabilmente hanno un odore terribile di carne. Esse non si cibano di nulla. “Sono in attesa”. “Di cosa?” ”Aspettano la madre.”

La parola “madre” lo fa sentire più al sicuro. Non si rende conto di essere lui la madre.

Non si può guardare lì dentro. Sei scemo?

Ma John Hurt lo ha fatto, e dovevamo riproporlo.

Certo che deve toccarlo. Ci siamo, si avvicina per guardare. Merita. Ecco qua: come John Hurt. Uno dopo l’altro, facciamo fuori tutti. Tutti morti. Credo sia il motore di questi film, no?

Piano piano, Daniels assume il controllo. Ricorda qualcosa: Sigourney Weaver, nell’ultima parte di Alien, dopo un’accesa discussione con Yaphet Kotto, dice praticamente: ”Assumo il comando e vi porto via di qui”.

La sceneggiatura funzionava bene. La mia prima versione montata durava 220 o forse 215 minuti. Per scendere sotto le due ore mi bastava togliere 15 minuti, quindi non molto. [200 minuti sono tre ore e venti: ma che calcoli fa? N.d.R.]

Era ben fatta. Metà delle volte si trattava di riprese o sequenze troppo lunghe. Ma di solito sono bravo a giudicare se ho esagerato, se sto sprecando soldi facendo riprese che non userò… Bisogna tenerne sempre conto, ma può capitare di non essere sicuri e di girare due versioni.

Qui vogliamo vedere la nascita.

Quella era una marionetta sul set. Ho usato marionette e pupazzi per quell’inquadratura. Poil’abbiamo ripetuta e sostituita con gli effetti digitali.

Ora vediamo l’intelligenza. Essendo il loro creatore, in un certo senso lui è il loro padre. La creatura alza le mani verso di lui. Alza le mani. Riesce già a emulare. È già intelligente.

La vergognosa e umiliante fine di un bel personaggio

Quelli sono i resti di Noomi [Rapace], spero che mi perdoni [spero invece di no! N.d.R.], da cui David ha preso parti di DNA da usare per la sua creazione. Stranamente, ma comprensibilmente, il mostro si era innamorato della donna. Giusto?

Quindi è tutto vero. Dice: “È un’ode alla mia adorata Elizabeth”. Perché sa che sta per andarsene. O così crede. Un addio ad Elizabeth.

A questo punto Walter gli dice che è fuori controllo, che si è sbagliato. Gli dice anche: “So cosa è successo”.

Parla di specie morente, di risurrezione. La vita umana, sostanzialmente, ha fallito. Di conseguenza, anche gli Ingegneri, che hanno permesso ai loro figli, gli esseri umani, di perdere il controllo. Pertanto non hanno più valore o utilità. E lui crede di aver preso il sopravvento, di poter creare un suo ambiente e una sua forma di vita. L’ha già fatto. Ed è letale.

Parlano di visionari. Naturalmente lui crede di esserlo. Ecco, ci siamo.

«Chi ha scritto Ozymandias
«Byron.»
«Shelley.»

Per una IA, è una cosa impensabile. Impossibile. Come ha fatto a sbagliare? E qui appare insicuro per la prima volta. Come diavolo è possibile? Ma ora sa che Walter ha ragione.

David è il prototipo, la forma d’arte, la IA, la prima forma d’arte. Perché creare una IA è una forma d’arte. Se questa IA prova emozioni, non va bene. Non deve provare emozioni, altrimenti può anche arrabbiarsi e allora sono guai.

Quindi la connessione tra il Prototipo 1 e il Prototipo 2, che è più morbido o mediato per renderlo più accessibile, come nel caso di Walter, non può sconfinare sul terreno umano. Lui non può prendere decisioni umane, mettiamola così.

David uccide Walter, pensiamo. Arrivato a questo punto, ho pensato: “Porca vacca, ora come faccio a recuperarlo?”

Gli infila il flauto nel collo, nel pulsante. Evidentemente sa dove si trova.

“Mi hai deluso profondamente”. Quindi presume che sia morto. Lì a terra, aveva un tubo dietro il naso per drenare il sangue. Gli usciva dal naso. Ma nel collo c’è qualcosa… Il pulsante si sta già trasformando.

Capiremo più avanti, alla battuta: “Cosa? Non ti avevo terminato?” E lui: “Rispetto a te, ci sono stati dei gran miglioramenti”. E così ce la siamo cavata.

Può sfuggire, perché il pubblico ha tante cose da notare. Stranamente,nessuno chiede: “Come mai non è morto?” Fidatevi, ho pensato anche a quello. Ma non mi ci sono soffermato troppo perché la narrazione passa oltre.

Non sapevamo se includere o no questa scena. l disegni sono molto interessanti. Inoltre dimostra come la mente di David abbia sviluppato a suo modo una capacità chimica, biologica, di pensare.

Che ha fatto? Una cosa orribile. E lei sta per scoprirlo. Qui sono nel laboratorio a cercare Oram e lui lo trova. È per terra, morto.

Quella creatura esce dall’uovo, lo aggredisce e se ne va. Mi piace come corre e sgattaiola via sul pavimento.

Questa ripresa è venuta bene… Veloce come un serpente. Stranamente, il cobra è più lento. Il serpente a sonagli è un fulmine. E il terciopelo è molto letale e veloce. Quella cosa con la coda ha una velocità incredibile.

Gli sta già bruciando la faccia, la mandibola. Qualsiasi cosa succeda, è spacciato.

Ora il mostriciattolo si trasforma e diventa uno xenomorfo adulto. La versione corazzata, sviluppatasi dallo stringifaccia e dall’uovo con una componente umana.

«Shaw non è morta nello schianto.»
«No.»
«Cosa le hai fatto?»
«Quello che farò anche a lei.»

Ovviamente, qui la violenza… Non tutti lo sanno, ma se finisci così contro una libreria non ti rialzi. Qui però siamo nel mondo del cinema, e lei è tosta. Mi piace l’idea del chiodo sotto il mento, il chiodo che lei aveva al collo, quello della cabina sul lago. Tanto per dare continuità a quel concetto, a quel tema.

Perde sangue bianco, come Ian Holm.

Ora c’è l’incontro tra i due.

Dopo una caduta così si muore, ma loro sono androidi.

Ho pensato che la lotta tra androidi… Questa è breve e violenta, quindi un po’ diversa dalle altre. La lotta ci sta, perché è tra David e Walter, e con questo mix funziona bene, è selvaggia.

Il clou è alla fine del combattimento. L’importante è ciò che accade alla fine. Sono due androidi ben attrezzati: un loro pugno stenderebbe chiunque.

Michael ha combattuto prima da un lato e poi dall’altro. Ha lottato da entrambe le parti, imparando le mosse dei due personaggi: è un attore molto bravo nelle scene fisiche.

Vento, alba, cielo burrascoso, c’è di tutto.

Quella piattaforma è una piattaforma semplice. Il resto lo abbiamo aggiunto dopo. Ma è sempre quel sistema idraulico di trenta tonnellate a farla muovere dal di sotto. Quindi tutti gli scossoni che vedete sono dati dal movimento dei pistoni. Il resto è stato aggiunto. C’era solo la piattaforma e la cabina, non esisteva nient’altro, neanche i motori. Abbiamo aggiunto tutto dopo.

Poco prima di iniziare le riprese, faccio un’animazione con schermo grigio o schermo verde, che per me è fondamentale. Così monto il film senza aspettare le riprese, che arriveranno mesi dopo. Lo monto con l’animazione e le riprese su schermo verde. Anziché la scritta “scena mancante’ che è terribile perché rallenta tutto il processo, ho delle immagini.

Questi sono puri effetti speciali su una piattaforma. La ragazza sballottata e scaraventata qua e là è una controfigura, naturalmente. Comunque Katherine è molto fisica ed è brava nelle scene d’azione. Ne ha girate parecchie con l’aiuto della controfigura, molto brava. Ecco perché il risultato è così fluido.

Questo lo abbiamo inventato lì per lì, quel giroscopio che scivola e accorcia il cavo. Lo abbiamo inventato sul momento. E lo abbiamo realizzato. Sembra vero. Andiamo su e giù per la plancia, lo facciamo molte volte, perché i piani sono praticamente fermi. Comunque per ora è andata, se lo sono lasciato alle spalle.

Questa scena è un po’ irrealistica, ma è divertente. Perché qui lei corre, anziché essere trascinata.

Qui. La trovo divertente, è buffa. Non si può certo stare fermi e farsi trascinare,no?

La medicazione si ispira a quelle usate negli ospedali da campo in Vietnam. Una specie di pelle sintetica: la applichi e cicatrizza.

In questa sequenza, quando salgono sulla nave, lui ha la faccia lesionata, con bolle di carne simili a plastilina. Con quella protesi sulla ferita la carne inizia a cicatrizzarsi. Un piccolo uso di vera tecnologia. Gli interventi di emergenza non sono solo anestetici e disinfezioni. Sono anche…

Guardate qui. Ho pensato: “Che faccio?” Ho preparato delle palline, mi sembrava logico, e le ho infilate nelle cavità della guancia in modo molto sgradevole.

Nessuno pensa che il film finisca qui. Il trucco è andare avanti. Noi ora sospettiamo di lui, ma lei non ne è ancora sicura. Quindi qui il pubblico rimugina più di lei. Pensa: “Sicuramente combinerà qualcosa. “È David, giusto? O è Walter?” Non lo sappiamo per certo. È una bella dinamica, penso, è interessante.

Naturalmente, tutte le IA si evolvono. C’è chi dice all’inizio: “Beme lo aspettavo.”

Se ci sono due versioni, alla fine, qualcosa succede. “Duh.” Ho detto: “Duh.” Capito? Stile Beavis and Butt-Head. Li adoro. Quel “duh” dice tutto.

Alle proiezioni di prova un saputello ha detto: “Sapevo che sarebbe successo qualcosa”. E io: “Sì”. Dipende da quanto ti interessa vedere cosa farà. O cosa si faranno a vicenda.

Alien finisce così? Nella sceneggiatura, Sigourney entrava nella navicella, chiudeva la porta e fine. A me sembrava un finale piatto, mancava qualcosa: serviva una quarta parte. Così mi misi a scrivere cosa doveva succedere sulla navicella con cui fuggono. Costava soldi e la produzione non voleva farlo, ma credo che nel film faccia la differenza.

Presentai un progetto di cinque giorni di riprese, perché l’alieno veniva espulso, tornava dentro, veniva cacciato e bruciato. E dovevo tenere la navetta verticale per girare le scene nello spazio. Ma sono stati soldi spesi bene. E anche qui ho pensato a un finale nel finale.

“Leggerissima” citazione aliena

Quello è un cimelio, lo riconoscete? È del primo Alien. Quell’oggetto è del primo Alien.

Inizierete a pensare… Guardando la sua espressione qui, iniziamo a sospettare che abbia in mente qualcosa, anche se non sappiamo cosa. Mother li informa della presenza di una forma di vita non identificata. A bordo c’è una forma di vita non identificata.

Il corpo di Lopé dà vita a un altro alieno. Questo è uno xenomorfo, è l’alieno più grosso. Perché ha il DNA umano e il DNA dello stringifaccia [???].

Tra David nei panni di Walter e Walter nei panni di David, David nei panni di Walter spera che muoiano tutti, per restare da solo sulla navicella con gli esseri umani in ipersonno, una situazione ideale. Perché noi non lo sappiamo, ma lui porterà due oggetti che useranno tutte le 2.000 persone come forma di evoluzione.

Non volevo far vedere troppo, ma solo accennarlo. Questo è un bel modo per far intuire la sua presenza. Vedete sullo sfondo? Quell’ombra? È un tizio in costume.

Questa scena fa paura. E questa non è male.

Lei capisce che l’unico modo è attirarlo nel proprio territorio. Una volta deciso il piano, lo mette in pratica: è l’unico modo, perché non possono sparargli a bordo, altrimenti il sangue acido brucerebbe… Non vogliono buchi nella navicella. Un buco piccolo sarebbe riparabile, ma preferiscono evitarlo. E quell’acido particolare, di tipo industriale, potrebbe continuare a corrodere.

Questo è il punto di vista dell’alieno. Non devo mostrarlo per forza, mi basta mostrare la sua soggettiva, è interessante. È coerente con l’idea dei corpuscoli negli occhi. Avete presente? È in linea con questo. “L’alieno ha corpi mobili negli occhi?” [Ma che domanda è? Che diamine vuol dire? N.d.R.]

Volevo che David studiasse la scena con interesse.

Dobbiamo sapere qual è il piano. In altre parole, ciò che succede è voluto. Si tratta di un dettaglio, ma la fa apparire ancora più eroica.

Lo scarafaggio, a vederlo, è molto bello ed è il più pulito tra gli scarabei. Lo sapevate? Dicono che gli scarafaggi erediteranno il mondo. Sopravvivono alle esplosioni atomiche e a quelle temperature. Sono insetti straordinari. L’ho sempre immaginato come un bellissimo e grande scarafaggio, ma intelligente e decisamente aggressivo.

Due sere fa ho visto un documentario sui predatori, quindi ghepardi, leoni, coccodrilli… Tutti i predatori hanno famiglia e hanno figli e insegnano ai figli a mangiare e a cacciare: è un comportamento logico, è sopravvivenza, non brutalità. Gli alieni hanno famiglia? Può darsi, in fondo. Alieni che accudiscono i propri cuccioli? È possibile. Il ghepardo insegna ai cuccioli a cacciare e ad evitare l’unico animale che può ucciderli, quello che chiamo “il tritarifiuti dell’universo”: la iena. La iena è micidiale. Attacca i cuccioli, mira a quelli. [Come ogni altro predatore! N.d.R.]

Quando hanno aperto il portello sul pianeta, l’atmosfera era uniforme. Qui, invece, si crea una sorta di bufera. Appena si apre la porta, tutto ciò che si trova nella stanza gela istantaneamente.

Riprendono il viaggio per Origae-6. Se finora avevate un vago sospetto, qui ve ne convincete.

Voi andreste a dormire in quella capsula?

A questo punto avrete capito che c’è qualcosa di strano in Walter, che in realtà è David. Ma spero che siate curiosi e che vi chiediate: “Che diavolo ha in mente di fare?”

Lei qui capisce. Gli chiede una cosa e lui non sa di cosa stia parlando. Capisce che è David.

Ecco David, con il suo aplomb inglese.

Qui chiudiamo il cerchio aperto con il prologo. Nel prologo lui parla de L’oro del Reno e qui chiede… È il suo dramma musicale preferito perché parla dell’entrata degli dèi nel Valhalla, degli dèi falsi e artificiali. È la sua musica preferita perché lui si sente un dio.

Ciò che non sanno… A questo punto pensiamo: “Va bene, e ora come fa? Come fa ad avere i semi dell’alieno sulla nave? Che modi ha per portarli a bordo?” Ed ecco la risposta.

Ho preso l’idea da un mio progetto in corso, che chiamerò Cartel, sul traffico di droga oltre il confine con un aereo. Ho saputo che le ragazze ingoiano capsule di cocaina nascoste nei contraccettivi. Possono ingoiarne anche trenta. Una volta superato il confine, le vomitano o comunque le espellono. Importano la droga così. Vi rendete conto? [Ridley l’ha scoperto solo ora: è stato un po’ distratto negli ultimi decenni. N.d.R.] Mi sembrava un bel sistema per portare a bordo i piccoli alieni.

Qui gli avevamo dato un tocco alla Adolf Hitler. Ma poi l’ho tolto perché sembrava un po’ comico in questo contesto. Avevo visto dei filmati di Adolf Hitler nel Nido dell’Aquila, a Berchtesgaden. Celebrava una vittoria e dava un bicchiere di champagne a Göring sbattendo i tacchi. Come Chaplin. Davvero scioccante. Era in forma smagliante [???].

Siamo arrivati alla fine.

Mi auguro che la chiacchierata vi sia piaciuta. Spero che abbia chiarito alcuni punti e che il film vi sia piaciuto.

Ciao.


L.

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PREDATOR SENZA GLORIA (fan fiction) 15


Quindicesima puntata della mia fan fiction, ambientata nel mondo dei Predator caduti in disgrazia.
In attesa che questo autunno la Titan Books presenti un’antologia di racconti sui Predator, ecco una storia inedita dei celebri alieni Fox.

PREDATOR
SENZA GLORIA

15

Il mondo vibrò e tremò, e mantenere l’equilibrio fu all’improvviso dannatamente difficile. Questo fu l’effetto del primo pugno che Hornhead fece crollare sul volto di Achab.

Lo Yautja non era imponente come Wolf, né sembrava particolarmente muscoloso, ma erano sottigliezze: quand’anche fosse stato un suo pari, Achab lo stesso sarebbe stato in difficoltà. E chiaramente era molto più di un suo pari. Lo dimostrò con la velocità con cui tornò a colpire l’avversario, prendendolo ad un fianco e spezzandogli completamente il fiato. Achab non riusciva a ritrovare l’equilibrio ma di una cosa era assolutamente conscio: non sarebbe sopravvissuto ad un terzo pugno.

Hornhead avrebbe velocemente atterrato l’avversario ma proprio per questo non aveva alcun interesse a farlo. Aveva il braccio destro gravemente ferito, per la pugnalata di Scar, eppure era chiaro che poteva batterlo con una mano sola: perché sbrigarsi? Si limitò a sghignazzare guardando Achab. «Tu saresti il migliore del gruppo?» chiese gracchiando. «Com’è possibile che a voi insetti sia venuto in mente di aggredirci? Sapete contro chi vi siete messi?»

Non erano vere domande, ma più Hornhead parlava meno colpiva, così Achab decise di stuzzicarlo. «E voi? Voi sapete con chi avete a che fare?»

Hornhead lo fissò per qualche secondo, interdetto. Che avesse sottovalutato il suo avversario? Mostrarsi deboli è una tipica tecnica di chi invece è forte… o degli idioti che si credono forti. Poi però Achab alzò lentamente le braccia e le mise davanti al proprio corpo con i pugni chiusi, al che Hornhead non poté fare a meno di scoppiare in una risata: il suo avversario apparteneva sicuramente alla seconda categoria. Sferrò un blando pugno per divertirsi a ferirlo ancora un po’, ma a sorpresa il pugno andò a vuoto…

Achab aveva assunto una posa da combattimento umano, che gli Yautja di solito non conoscevano: Berserker era stato un arrogante coglione, ma non diceva cose sbagliate. Mentre Hornhead colpiva dritto, incanalando la sua energia dritto davanti a sé, Achab senza alcuno sforzo ruotò leggermente il busto, così che il suo corpo non si trovasse più parallelo al nemico ma perpendicolare. Così che il suo corpo offrisse la minor superficie possibile da colpire, così che bastò scansarsi di pochi millimetri per evitare il pugno, approfittandone per colpire il nemico in faccia.

Un pugno fiacco, senza energia, Achab ormai era allo stremo delle forze, ma anche solo quel ridicolo pugno fu bruciante per Hornhead: il più debole dei suoi avversari l’aveva appena fregato. Ritrovandoselo alla sua sinistra, ed avendo ormai solo il braccio sinistro buono, lo roteò nella sua direzione per cercare di spazzarlo. Una tecnica banale, scontata, che Achab poté evitare anticipandola ed abbassandosi: si ritrovò in un attimo davanti all’avversario e gli assestò altri due pugni, in rapida sequenza. Nessun danno, solo un gesto di puro sfregio per far perdere la concentrazione.

Hornhead cominciava a vedere rosso di rabbia: il suo avversario non gli faceva neanche il solletico eppure si permetteva di prenderlo in giro sgusciando dai suoi colpi. Lo Yautja aumentò la forza nei propri pugni ma proprio per questo divenne ancora più lento nei movimenti, perché ogni volta doveva caricarli al massimo: Achab, che non poteva mettere alcuna energia nelle sue tecniche, poteva muoversi più veloce e scansare tutti i colpi. Il suo ultimo combattimento non sarebbe stato onorevole, a meno di non lodare un guerriero che schernisce un avversario più forte.

~

Ogni secondo in cui Machiko non sparava, era un secondo che rendeva più facile sbagliare colpo. Non era un cecchino, non era stata addestrata a mantenere una posizione di tiro rimanendo immobile in una situazione concitata. Quando accompagnava i ricconi a caccia poteva sdraiarsi su rocce calde o in posti comodi, e quando le capitava di sparare – perché magari i ricchi non erano capaci ma non volevano andar via senza un trofeo, così gliene commissionavano uno – si trattava di colpire ad una distanza media degli animali molto grandi e di solito fermi.

Ora la donna da troppi secondi era accucciata a terra su un ginocchio, con i muscoli contratti a tenere fermo il suo fucile di precisione, così da capire a chi dovesse sparare: ad Hornhead, più vicino ma con il rischio di colpire Achab, o Wolf, molto più lontano e meno facile da centrare. Il capo dei Bad Blood stava sgrullando il cadavere di Jungle dalla propria lancia, lentamente, e intanto si gustava il suo fido braccio destro che affrontava il capo di quegli strani assalitori. Ormai nella colonia si respirava solo aria di morte, quindi non c’era alcuna fretta.

Machiko mirava a ripetizione prima uno poi l’altro: chi colpire? Con chi utilizzare l’ultimo colpo rimasto? Fermo restando che c’era solo una pallida possibilità che quest’ultimo colpo andasse a segno.

Fissò in lontananza Wolf che, tronfio, ripuliva la propria lancia sul corpo inerte di Jungle, e la rabbia montò. Era lui il bersaglio da provare a colpire: avevano fatto tutta quella strada e avevano versato tutto quel sangue proprio per quello, avevano votato la loro vita all’eliminazione di Wolf quindi non c’erano altre scelte da fare. Poi però diede un’ultima occhiata allo scontro fra Achab ed Hornhead, giusto in tempo per vedere quest’ultimo afferrare l’avversario al collo. Dopo varie tecniche andate a vuoto finalmente aveva smesso di colpire ed era passato ad afferrare: ora aveva agguantato Achab per il collo, l’aveva fatto girare e lo stava strangolando. Mentre entrambi guardavano proprio in direzione di Machiko.

Le mani della donna non riuscivano più a tenere fermo il fucile, ogni istante era un passo avanti verso lo sbagliare mira. Il sudore le rigava il volto e il cuore le si fece pesante… quando attraverso il mirino dell’arma vide che Achab le stava parlando… Vide che lo Yautja con cui aveva condiviso la dura vita ad Anderson City stava muovendo la bocca formando un’espressione inequivocabile: «Spara».

Ma a chi? Voleva che Machiko colpisse Hornhead… o voleva che mettesse fine in modo rapido alle sue sofferenze?

I nervi cedettero, non c’era più tempo per aspettare, non c’era più tempo per pensare: c’era solo un ultimo istante per sparare. E Machiko premette il grilletto…

~

Non gli era mai piaciuto Jungle, faceva troppo lo spiritoso e non lo trattava con il rispetto che meritava, ma vederlo morire fu lo stesso doloroso.

Nascosto dalla sua invisibilità, City Hunter si trovava vicino all’astronave dei Bad Blood e quindi vicino anche a Wolf: assistette a tutta la scena del ripulimento della lancia dal sangue di Jungle. Non gli rimaneva ancora molta energia, a momenti avrebbe iniziato a tornare visibile e non aveva speranza contro Wolf… perciò decise che un’ultima soddisfazione voleva togliersela. E cominciò a convogliare l’energia rimasta…

Wolf era tranquillo, stava guardando in lontananza qualcosa che City Hunter non vedeva, né gli importava: avere il capo dei Bad Blood distratto, lì a due passi, era un’occasione troppo perfetta per lasciarsela sfuggire. Era il modo migliore di andarsene. Andarsene con il botto…

Il suo cannone da spalla era carico, ogni briciolo di energia che rimaneva alla sua armatura era pronta ad esplodere… e con un brivido di piacere City Hunter la liberò.

Dal suo cannone da spalla fuoriuscì un fiotto di plasma molto più intenso di quanto mai City Hunter avesse visto. Un’enorme dose di plasma che piombò addosso a Wolf, che distrattamente aveva alzato la lancia: quell’esile arma non bastò a proteggerlo.

Il grande Yautja fu investito sulla spalla da una quantità di plasma che avrebbe polverizzato un umano, ma per un Predator della sua stazza non rappresentava un pericolo mortale. Lo stesso però l’ustione fu devastante e lo Yautja cominciò ad urlare, mentre il plasma gli mangiava il braccio, la spalla e almeno metà della faccia: Wolf non sarebbe morto, ma avrebbe sofferto tanto. E a lungo. Quasi quanto avrebbe fatto soffrire per vendetta chi l’aveva colpito…

~

L’esplosione provocata da City Hunter fu potente, e la sentì anche Hornhead, capendo subito che qualcosa non andava. Quei pidocchi li avevano aggrediti con armi rudimentali, come poteva essere quello il rumore di un’arma Yautja di alto livello? Bastò questa domanda a far voltare Hornhead, anche se non di molto. Bastò quel rumore a spostare il bersaglio… e a far fallire il colpo di Machiko.

Hornhead non aveva sentito lo sparo della donna… ma sentì il colpo. Sentì il proiettile che gli trapassava il collo, così come sentì il liquido che fuoriusciva dalla voragine che la pallottola si era lasciata dietro. Sentì l’aria che gli usciva dal collo… o da quel punto in cui prima c’era il suo collo.

Achab invece aveva sentito lo sparo, perché lo aspettava e lo aveva riconosciuto. Quindi capì subito cosa stava accadendo e si liberò dalla presa dell’avversario: nella rigidità della morte, c’era il rischio che lo Yautja gli stringesse ancora di più il collo. Liberatosi, per rabbia colpì Hornhead al volto, e quasi gli staccò la testa, visto che questa si teneva in equilibrio solo su deboli lembi di carne residua. Il corpo dello Yautja crollò a terra lentamente, con un grande tonfo.

«Achab!» gridò Machiko, correndo a perdifiato verso di lui. «Stai bene?»

Lui le sorrise. «Sì. Sapevo che non avresti sbagliato mira.» Sorrise e scosse la testa. «O meglio, più che saperlo ci speravo.»

Machiko non riuscì a rispondere al sorriso, malgrado fosse felice che l’amico fosse ancora vivo. Perché l’attenzione fu attirata da Wolf che più avanti si stava contorcendo dal dolore, gridando e chiamando a raccolta i suoi uomini rimasti. E ce n’erano ancora, in vita, di Bad Blood che pian piano si avvicinavano. Si erano protetti dentro l’astronave, ed ora che la battaglia sembrava finita stavano uscendo.

«Ci siamo», disse Achab, alzandosi in piedi e massaggiandosi il collo dolorante.

«Sì, un ultimo sforzo ed è finita», rispose Machiko incamminandosi.

Una mano sulla spalla la fermò. «No», le disse Achab, «tu no: la tua caccia finisce qui.» La donna lo fissò senza capire, e lui continuò. «Hai fatto più di quanto ci si possa aspettare da un’umana… ma che dico? Più di quanto ci si possa aspettare da uno Yautja. Hai portato una banda di vecchi falliti a colpire al cuore uno dei più pericolosi criminali della galassia: solo tu potevi riuscire a farci arrivare vivi fin qui e a ricoprirci d’onore. Ma ora basta, Machiko: sei già tornata ad essere una Blooded Warrior, non hai bisogno di morire inutilmente. Non hai che qualche arma inutile e Wolf, anche se ferito, è fuori dalla tua portata, senza dimenticare che non è da solo.» I due si voltarono velocemente a vedere i Bad Blood che uscivano dall’astronave: non era no molti, ma di sicuro erano troppi.

Machiko fissò Achab. «Quindi ce ne andiamo?» Sapeva che non era così, ma aveva voluto provare.

«No», sorrise lui. «Tu te ne vai. Io vado da Wolf. Io sono alla fine della pista, come hai visto sono un peso morto: morire affrontando Wolf è un onore che mai avrei potuto sperare di avere. Tu invece…» e fece una pausa silenziosa di qualche attimo, «tu devi vivere, e raccontare la nostra storia. Wolf non sa che c’è anche un’umana con noi, sono sicuro che non se lo aspetterebbe mai, quindi non ti cercherà. Segui loro e vivi.»

Achab indicò un punto e Machiko seguì il dito con lo sguardo. In lontananza vide i coloni che fuggivano in una direzione: tutti diretti all’astronave della colonia, evidentemente non danneggiata dai Bad Blood. Approfittando della battaglia i coloni evidentemente avevano deciso di darsela a gambe, di nascosto e velocemente, ma c’era qualcosa di più. Non erano solo i coloni che si erano nascosti nella miniera: della gente stava uscendo da un edificio che sembrava blindato. «Mentre noi tenevamo a bada i pirati», disse Machiko, «i topi abbandonavano la nave…»

«I topi?»

«Lascia stare, è un modo di dire terrestre. Dici quindi che dovrei andare con loro?»

Achab annuì. «Fatti lasciare in qualche porto sicuro e poi raggiungi i nostri clan. Racconta a tutti la nostra avventura, la nostra storia: il tuo nome è noto, a te daranno ascolto. Racconta di quei guerrieri senza gloria che un giorno hanno deciso di alzare la testa… e morire con onore.» Indicò poi a terra il cadavere di Scar. «E porta lui con te. Mi ha confidato che è partito per la missione infilandosi in una tasca un appunto con il nome del suo clan, seguendo il nostro consiglio. Riportalo a casa e riabilita il suo nome: che ci sia anche lui, nelle leggende che scriveranno sui sette Yautja senza gloria…»

Machiko era impossibilitata a parlare, perché se avesse aperto bocca sarebbe scoppiata a piangere… e l’ultima cosa che voleva era farsi vedere in quello stato da Achab. Il loro ultimo saluto se l’erano già dato, non c’era bisogno di aggiungere altro.

La donna annuì, si inchinò, afferrò il corpo di Scar e cominciò a trascinarlo. Achab si voltò senza aggiungere altro e si diresse verso Wolf.

«Achab», cedette Machiko, riuscendo a controllare il tono della voce. Lui si voltò a guardarla, con occhi tristi. «Ho avuto il privilegio di combattere al fianco di splendidi guerrieri, felicitandomi ogni volta della loro morte onorevole… Tu sei il primo per cui invece provo dolore…» Lui annuì ma lei continuò subito. «Prima, quando ho sparato, in realtà stavo mirando…»

«Non mi importa», la interruppe Achab. «A chiunque stessi mirando… hai fatto la scelta giusta.» Si voltò ma continuò a parlare, senza mostrare il volto. «Un giorno, un guerriero Yautja potrebbe provare amore per una donna umana… Quel giorno… non sarà la prima volta che questo accade.» E scattò in avanti, verso il suo destino.

(continua e finisce la prossima settimana)

– Altre puntate:

Prometheus 2: Paradiso perduto…

Meglio regnare in Prometheus o servire in Covenant? Questa parafrasi dal Paradiso perduto (Book I, 263)  di John Milton – citazione utilizzata dal sapientino David appunto in Covenant – mi serve per descrivere la povera Noomi Rapace, una delle migliori attrici europee viventi (perché l’adoro e basta!) che si è ritrovata a regnare in Prometheus… e a servire in Covenant.

Sappiamo che il suo personaggio, la dottoressa Elizabeth Shaw, è stata stuprata da Ridley Scott, che l’ha fatta seviziare da David e in Alien: Covenant (2017) ne vediamo solo i resti torturati.  Ma non è sempre stato così: Noomi doveva andare in Paradiso… cioè doveva far parte di Prometheus 2: Paradise. Ma Noomi ha perduto il Paradiso, proprio come il Paradise Lost citato da David.

Il 27 aprile 2014 Enrico Baccarini cita una fonte ComingSoon e lancia questa “rivelazione”:

Pochi giorni fa, quando la Fox ha annunciato un “misterioso film”di Ridley Scott per il 4 marzo del 2016, ce lo siamo chiesto. Che sia il tanto chiacchierato Prometheus 2? Detto, fatto. Perché l’atteso sequel del prequel di Alien uscirà al cinema esattamente tra due anni, con il via alle riprese in autunno.
Persi per strada Damon Lindelof e Jon Spaihts, ad occuparsi dello script sarà Michael Green, già al lavoro su Blade Runner 2 e tra i responsabili del disastro Lanterna Verde. Green avrà il compito di dare risposta ai tanti quesiti disseminati nel primo capitolo, con i protagonisti dell’originale, vedi Michael Fassbender e Noomi Rapace, ovviamente pronti a tornare sul set. Autore della prima bozza di script Jack Paglen, sceneggiatore di Transcendence.

Il 25 settembre 2015 Valentina D’Amico di MoviePlayer.it annuncia:

Poche ore fa è stato svelato il titolo ufficiale del sequel di PrometheusAlien: Paradise Lost. L’interesse intorno al progetto è alle stelle e il regista Ridley Scott ha deciso di fare chiarezza sul titolo del film, riferimento al poema di John Milton Paradiso Perduto che racconta la caduta dell’uomo e la sua cacciata dal paradiso terrestre.

Vengono citate anche le parole di Ridley:

«Ho scelto questo titolo perché spiegheremo come, quando e perché la bestia è stata creata” ha specificato Scott. “Risaliremo alle origini del primissimo alieno che ho ideato trent’anni fa.” Riguardo al riferimento al poema di Milton, il regista ha aggiunto: “Conoscete il poema? Sono sicuro che non ci avete riflettuto. Paradiso perduto è un libro, suona come una pretesa intellettuale, ma c’è una somiglianza di fondo. Qui, però, l’analogia si ferma».

Ma questi sono annunci posteriori – tutti regolarmente smentiti e cancellati – mentre già nel 2012 di Prometheus la Noomi sognava il suo paradiso alieno…

da “Flicks And The City”, 10 dicembre 2012

Il canale YouTube Flicks And The City il 10 dicembre 2012 (a circa sei mesi dall’uscita americana di Prometheus) pubblica un video con una breve intervista all’attrice, a cui viene chiesto come si senta a tornare a lavorare con Ridley Scott e Michael Fassbender, ovviamente in Prometheus 2, e cosa speri che accada in questo nuovo film.
Ecco la risposta di Noomi:

Non vedo l’ora di poter lavorare di nuovo con quei due: sono fantastici, eccezionali, amo lavorare con loro. E poi… chi è che non vuole andare in Paradiso? (ride)

«Sarà un bel viaggio», conclude l’attrice: purtroppo non è stato né un viaggio… né tanto meno bello.

Noomi bionda il 15 ottobre 2014 per MTV International

«So che Elizabeth Shaw vuole andare in Paradiso», ripete Noomi in un’intervista trasmessa dal canale YouTube di MTV International del 15 ottobre 2014, in occasione del lancio del film Chi è senza colpa (The Drop, 2014) di Michaël R. Roskam. «Lei vuole andare là dove provengono quelle creature giganti. Credo che lei cerchi risposte e credo di condividere la sua curiosità.» (Le stesse cose le aveva dette quattro giorni prima a “Flicks And The City“.)
Da due anni quindi l’attrice specifica di non avere idea di quale sarà la trama di Prometheus 2 ma ciò che conta è che non dice mai di non farne più parte: diplomazia del mondo del cinema, dove in pubblico non ci si sputa mai addosso, o ancora nel 2014 Noomi non sapeva che Shaw era stata uccisa male da Ridley Scott? O, peggio ancora, il regista le aveva imposto di continuare a fingersi parte del progetto per evitare fughe di notizie?

«Non so dove questo ci porterà», conclude l’attrice nell’ottobre 2014, «ma non vedo l’ora di arrivarci.»
Mi spiace, Noomi: arriverai solo là dove regna la crudele follia di Ridley Scott…

L.

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Predator 4: Promotional Artwork (2014)

Il 10 ottobre scorso il sito ufficiale di The Predator ha presentato un poster spettacolare, che indica l’inizio della campagna pubblicitaria per il film di Shane Black previsto in uscita per il 3 agosto 2018.

La foto è stata scattata al Brand Licensing Expo di Londra.

L.

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[2017-09] Alien: Covenant Origins

Come avevo anticipato, delle tre uscite librarie della Titan Books in questo finale del 2017 la prima è Alien: Covenant Origins. The Official Prequel to the Blockbuster Film, uscita lo scorso 26 settembre.

Ecco la trama ufficiale (traduzione mia):

La missione Covenant è l’impegno più ambizioso nella storia della Weyland-Yutani: una nave diretta ad Origae-6, ai confini dello spazio conosciuto, con a bordo duemila coloni. Un investimento ad alto rischio per la Compagnia… e per il futuro dell’umanità.
Eppure c’è chi è disposto a morire pur di impedire la missione. Appena la nave-colonia parte dall’orbita terrestre iniziano alcuni incidenti gravi che sembrano indicare un piano per sabotare il lancio. Mentre il capitano Jacob Branson e sua moglie Daniels assolvono i loro compiti, il capo della sicurezza Daniel Lopé recluta l’ultimo membro della squadra. Insieme cercano di arginare i sabotatori prima che la nave e i suoi passeggeri finiscano distrutti.
Un romanzo originale dell’acclamato Alan Dean Foster, autore della celebre novelization di AlienOrigins è la cronaca ufficiale degli eventi che precedono Alien: Covenant. Inoltre rivela il mondo che i coloni si lasciano alle spalle.

Sembra strano, ma avevo azzeccato il pronostico: è proprio una immane porcata! Forse perché l’autore doveva rispettare lo stile del film di Scott…

Il romanzo è scritto in modo noioso e del tutto privo di un qualsiasi interesse. Foster racconta gli sforzi dell’equipaggio della Covenant – introducendo a posteriori i personaggi che vediamo nel film – per iniziare il viaggio malgrado una setta di invasati religiosi tenti di impedirlo. A parte la follia dei collezionisti come me, non c’è alcun motivo per leggere questo libercolo.

La storia della Weyland-Yutani

A sorpresa Foster ci racconta uno scorcio di storia della Compagnia, sempre citata ma mai approfondita: non so se l’abbia fatto usando materiale proveniente dalla mente confusa di Scott o se abbia inventato tutto lui, di propria iniziativa. In entrambi i casi… non è roba buona.

Da Aliens (1986) in poi conosciamo la Weyland-Yutani ma quando Ridley Scott ha deciso di distruggere tutto s’è inventato il fantomatico Peter Weyland, che non si sa chi sia ma plausibilmente nella mente di Scott è il creatore di quell’impero commerciale. (Con buona pace di Charles Weyland, che l’aveva comandato fino al 2004…)
Peter Weyland “scompare” nel Capodanno del 2093 – come mostrato nel film Prometheus (2012) – noi sappiamo che è morto ma sulla Terra semplicemente non arrivano più sue notizie: è l’occasione giusta per Hideo Yutani, presidente della Yutani Corporation, di rilevare le Weyland Industries. In omaggio a Peter e per evitare il malcontento dei dipendenti, Hideo non cambia il nome della compagnia bensì lo trasforma in Weyland-Yutani.

Mentre gli androidi David sono una creazione di Peter, Hideo migliora sensibilmente quel modello e sforna l’androide Walter, che mette in dotazione alle astronavi impegnate in lunghi viaggi spaziali.
Quando tutto questo avvenga non è chiaro: sicuramente in quei dieci anni che separano gli eventi di PrometheusCovenant.

Per cercare di fermare la missione della Covenant, la setta di invasati rapisce Jenny Yutani, la figlia di Hideo, così conosciamo anche il nome di un plausibile personaggio che potrebbe prendere le redini della Compagnia in futuro.

Il fatto che il capo della Yutani sia un uomo è una prova che tutta questa roba provenga dal sacco di farina marcia di Ridley Scott, il quale dal 2012 sta palesemente distruggendo ogni elemento dell’universo espanso alieno. Ben conscio che Aliens vs Predator: Requiem (2008) si chiudeva mostrando una donna al comando della Yutani, ecco che scatta la ripicca maligna di metterci un uomo.

Françoise Yip nel ruolo della signora Yutani

Al di là di queste curiosità sulla Compagnia, il noioso romanzo non ha davvero altri motivi per essere letto.

L.

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