[1997-11] Batman vs Predator III: Blod Ties

Cover di Rodolfo Damaggio

Malgrado non abbia lasciato la minima traccia, grazie anche alla totale inettitudine del sito web della DC Comics, dopo Batman vs Predator (dicembre 1991) e Batman vs Predator II (dicembre 1994) si sentiva proprio il bisogno di far tornare a scontrare il pipistrello col cacciatore, ma stavolta esportando quest’ultimo e ospitandolo in casa DC.
Grazie alla totale mancanza di notizie riportate dall’edizione italiana del 2008, mi sono dovuto rivolgere al sito Xenopedia per sapere che il primo numero di Batman vs Predator III: Blod Ties è uscito nel dicembre del 1997, con il celebre Chuck Dixon ai testi e Rodolfo Damaggio ai disegni. In realtà la copertina del primo numero riporta novembre…

È un’altra estate torrida a Gotham City, e per le strade infuria la guerriglia vista nelle prime scene di Predator 2 (1990): un po’ esagerato per lo stile di Batman. Comunque i detective Harv Bullock e Montoja indagano senza fare niente, essendo solo un inutile riempitivo.

Gotham City sembra la Los Angeles del 1997!

La storia verte su Batman e il suo imbarazzante amichetto Robin: servono due protagonisti, perché stavolta a Gotham City arrivano due Predator in pieno rito di passaggio. Già che siamo in casa DC fanno una comparsata un po’ di loro supertutine che non conosco e non voglio conoscere.
I Predator fanno casino, sgusciano qualche colonna vertebrale, un paio di flashback ce li mostrano in Centro America al tempo dell’arrivo degli spagnoli e poi nelle pianure a far fuori pellirossa, così capiamo che non sembrano esistere altri posti nell’universo dove atterrare se non il continente americano…

Due Predator e una Colt

In mezzo a tante chiacchiere alla fine Batman tira fuori dall’armadio la sua armatura metallica, quella inaugurata nel 1991 per il primo scontro, e si fa un po’ a botte. Robin fa un paio di battutine e fa venir voglia di strappare le pagine in cui appare…

Una rispolverata all’armatura metallica

Non rimpiango di aver ignorato l’esistenza di questa storia fino a tempi recenti, invece rimpiango il tempo perso a leggerla…

Chiudo con la cover gallery:

L.

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[2019-02] Eaglemoss: Covenant Xenomorph

Sul numero 363 (dicembre 2018) del mensile per fumettari “Previews” viene pubblicizzata la nuova uscita della collana The Alien and Predator Figurine Collection della Eaglemoss, un viaggio nell’universo degli alieni Fox con miniature dai vari film.

In un numero limitato di 1.000 copie nel mondo (tranquilli, sono pure troppe!) ecco il dimenticabile Alien Covenant Xenomorph al prezzo amico di 150 dollari: 30 centimetri di mostruosità da un film mostruoso…

L.

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  • [2019-01] Eaglemoss: Rogue Predator (Fugitive) - Malgrado la scritta indichi erroneamente "Killer Clan Predator" (già uscito), e il sito ufficiale della casa riporti il nome "Rogue Predator", si tratta del personaggio noto come Fugitive Predator, dal film The Predator (2018) di Shane Black.
  • [2018-11] Eaglemoss: AVP Requiem e Machiko - Una bruttissima coppia di alieni più un Power Plant Xenomorph: tutto dal film Aliens vs Predator 2: Requiem (2008). In più arriva la mitica Machiko, vestita da Predatrix direttamente dal fumetto Aliens vs Predator: War (1995).
  • [2018-10] Eaglemoss: Dillon e Top-Knot - "The Alien and Predator Figurine Collection" ad ottobre presenta Dillon dal film Alien 3 (1992) e il Top-Knot Predator dai fumetti di Randy Stradley.
  • [2018-08] Burke - L'infame del film Aliens (1986) in una rappresentazione che oserei definire perfetta, con tanto di campione alieno da portare alla Weyland-Yutani!
  • [2018-08] Jeri the Synthetic - Il delizioso xeno-automa protagonista del fumetto Aliens: Stronghold (1994) del mitico John Arcudi.
  • [2018-08] Ripley nel powerloader - Miniatura di 20 centimetri circa d'altezza per "soli" 80 dollari: regalata!
  • [2018-08] Mega Runner Xenomorph - "The Alien and Predator Figurine Collection" ad agosto presenta un Mega Runner Xenomorph dal film Alien 3 (1992).
  • [2018-08] Eaglemoss: Taskforce Member e Gediman - "The Alien and Predator Figurine Collection" ad agosto presenta un Taskforce Member dal film Predator 2 (1990) e il dottor Gediman, interpretato dal mitico Brad Dourif nel film Alien Resurrection (1997).
  • [2018-07] Eaglemoss: Ripley 8 e Tusk Xenomorph - "The Alien and Predator Figurine Collection" a luglio presenta Ripley 8 dal film Alien Resurrection (1997) e il Tusk Xenomorph dal fumetto Aliens vs Predator: Three World War (2010).

[1984-04] Veronica Cartwright su “Starlog”

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Starlog” numero 81 (aprile 1984).

Si tratta di una lunga intervista all’attrice Veronica Cartwright in occasione dell’uscita del film Uomini veri (The Right Stuff, 1983): mi limito a riportare l’interessantissimo passaggio in cui Veronica ricorda la lavorazione di Alien.

Da notare come pone l’accento non solo sulle scene inedite girate ma scartate dal montaggio – chissà se le abbiamo poi viste tutte! – ma sullo strano cambiamento della sua “morte” nel film: per l’occasione, riporto anche le dichiarazioni dell’attrice rilasciate nel suo audio-commento per il cofanetto Alien Quadrilogy (2003), presente anche nel Blu-ray del 2012.


Veronica Cartwright
is Betty Grissom

di Robert Greenberger

da “Starlog Magazine”
numero 81 (aprile 1984)

Veronica Cartwright finalmente rivela il suo “decesso originale” [in Alien] e lo paragona a quello che abbiamo visto sullo schermo. «Da quel che ho capito…», comincia, «ricordate quando Yaphet Kotto viene ucciso? Era previsto che io sgattaiolassi lungo la parete e mi andassi ad infilare in uno sgabuzzino: lo stesso in cui prima c’era il gatto. L’alieno doveva rintracciarmi grazie ai suoi sensi ed io… morivo di paura [I die of fright]. Be’, questo è quanto mi hanno detto, ma subito dopo mi ritrovavo appesa ad un gancio da macellaio.»

«Tutto ciò che mi viene in mente è che sono stata violentata dall’alieno. In più, quelle erano le gambe di Harry Dean Stanton. Se guardate il film, lui indossava scarpe da tennis e pantaloni blu. Io invece indossavo pantaloni bianchi e stivali da cowboy. Quando ho visto il film al cinema, sono rimasta molto sorpresa.»

«Molte scene che sono state girate non ci sono nel film finito. Credevo che certi avvenimenti andassero in tutt’altra direzione rispetto a come vanno in Alien, e questo mi ha sorpreso.»

«Era molto claustrofobico, e noi dovevamo continuamente fare i conti con l’anidride carbonica. Quegli elmetti erano terribili, ci si aspettava che mandassero ossigeno ma si dimenticarono il mio e sono svenuta: quello fu interessante. Tutti noi svenimmo.»


Dall’audio-commento
di Alien Quadrilogy (2003)

Queste sono le gambe di Harry Dean…

… perché io porto pantaloni bianchi e stivali da cowboy per tutto il film.

La prova “vestiaria” che la morte di Lambert è invece quella di Brett!

Ma quello è preso dalla scena dove l’alieno viene più in quella specie di magazzino: hanno manipolato l’immagine per non farla sembrare blu, ma quella non è neanche la grata che sta sul pavimento.

Ricordo che la prima volta che lo vidi al cinema, alla fine ovviamente i giornalisti mi chiesero: «Com’è stato?» Io risposi: «Non saprei, perché non lo chiedete ad Harry?» Ero arrabbiatissima. Cioè, anni dopo funziona, quindi va bene, ma avrebbero potuto avvisarmi.

Ma ecco, la scena della morte non venne mai completata. Quello che dovevo fare era strisciare via e praticamente morivo di paura nella cassa [discutibile traduzione di locker. Nota etrusca], e doveva essere la stessa cassa in cui c’era stato Jones. Ma quella cosa non venne mai girata. E chiedevo quando avremmo finito la scena, perché passarono subito a girare qualcos’altro.


L.

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[2008-09] Predator: Omnibus 4

Cover di Ray Lago

Quarta parte di una corposa serie antologica con cui la Dark Horse Comics raccoglie tutte le storie di Predator edite all’epoca, in ordine cronologico.
Ecco il contenuto di Predator: Omnibus volume 4, che trovate a buon prezzo su Amazon in digitale:


[1997-07] Predator: Primal  Denali, National Park, Alaska. Un’oasi naturale dove è davvero troppo facile cacciare la fauna locale: il Predator che qui è atterrato non sembra molto contento, perché in fondo non c’è alcun onore in questi trofei. Ci vorrebbe un animaletto un po’ più combattivo… tipo un orso!
Il Predator ottiene ciò che vuole, una lotta ad armi pari ed anche particolarmente cruenta, da cui ricava ferite che cura con quel medikit visto in Predator 2 (1990) e poi mai più: a meno che non abbiate giocato ad Aliens vs Predator 2 (Sierra 2001).


[1997-12] Predator: Nemesis  Il 16 agosto 1896 il capitano Edward Soames si reca al Diogenes Club perché convocato da Mycroft Holmes in persona: c’è un nuovo assassino a Londra, e non è Jack lo Squartatore. Soames ha il compito di indagare, con l’aiuto dell’ispettore Lestrade, e nel caso uccidere il maniaco. Ben presto il capitano scopre che la creatura da cui era fuggito anni prima in India l’ha raggiunto a Londra: è ora di affrontare la sua nemesi.
Il protagonista della storia è l’antenato della Jaya Soames di Predator: Hunters (2017) e Predator: Hunters II (2018).


[1999-03] Predator: Homeworld  Un guerriero giunge sulla Terra per la consueta caccia rituale, ma stavolta trova due altri tipi di cacciatori: un’ecologista e un fotografo, entrambi umani, entrambi curiosi di capire chi sia l’alieno. E anche noi siamo curiosi di capire perché… sembri un Predator vecchietto!
La storia, letta oggi, non mi sembra chissà che. La solita agenzia governativa che vuole mettere tutto a tacere dopo aver acquisito informazioni, la domanda sospesa “chi è peggio, l’alieno onorevole o l’umano infame?”, altre cose non particolarmente entusiasmanti e fra queste annovero i variopinti disegni di Toby Cypress, che non mi fanno proprio impazzire.


[1999-08] Predator: Xenogenesis  Le Nazioni Unite lanciano un programma per neutralizzare i Predator a “casa loro”: cioè in una piramide precolombiana cinque anni prima dell’Alien vs Predator (2004) di Paul W.S. Anderson! Intanto un uomo continua la sua sfida solitaria con uno Predator, che culminerà in un duello alla spada… undici anni prima del Predators (2010) di Nimród Antal!
La confusione dei disegni e della trama – che appare decisamente una minestra allungata all’infinito – mette a dura prova il lettore e rende queste miniserie decisamente dimenticabili.


[1998-02] Predator: Hell Come a Walkin’  Settembre 1863, Altopiano d’Ozark, da qualche parte al confine tra Missouri ed Arkansas. Un gruppo di soldati sudisti fa un brutto incontro.
Quello che segue è un mare di chiacchiere scritte in dialetto sudista inframezzato da tedesco, visto che uno dei personaggi viene dalla Germania, e ovviamente dà per scontato che le guerre americane siano non solo ben note al pubblico, ma di straordinario interesse. Quindi ciò che si presenta è una storia noiosissima dove ogni soldato parla del diavolo che una volta ha incontrato, finché non arriva un Predator. Così, a casaccio.


[1998-05] Predator: Captive  Tyler Stern, delle Stern Industries, ha costruito in Texas un’oasi naturale per il suo Predator in cattività, sotto l’occhio attento del colonnello Falkner – che ha incontrato un Predator già nel 1984 in Nicaragua. Fingendosi morto, la creatura spinge Stern a far uscire una squadra medica: è l’inizio del massacro.
Una storia breve ma deliziosa, anche se mi rimane il dubbio che il Predator monco possa riferirsi a qualche storia precedente: che sia la creatura vista in Predator: Kindred (1996)?


[1998-11] Predator: Demon’s Gold Il nostro Claudio Castellini regala disegni-capolavoro ad una storiella breve apparsa su “Dark Horse Presents”.
Llanganati Mountains, Ecuador. I nazisti arrivano, distruggono tutto e usano un ragazzino di dieci anni per farsi guidare dove sanno esserci l’oro degli Inca. Il bambino sa che l’uccideranno, che non esiste parola d’onore fra quegli uomini, così prega i suoi dèi… e uno di loro interviene.
Castellini ci regala oro e disegni mozzafiato!


Ecco le rispettive copertine nell’edizione Omnibus:

L.

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[2019-05] Hiya Toys: Predator

Sul numero 363 (dicembre 2018) del mensile per fumettari “Previews” viene pubblicizzata l’uscita Hiya Toys di maggio 2019 dedicata al mondo del film Predator 2 (1990).
Modellini in scala 1:18, alti circa 4 pollici e mezzo (12 centimetri, su per giù), al prezzo di 20 dollari.

Malgrado mi sembrino delle libere interpretazioni, a parte City Hunter che è il protagonista gli altri sono i guerrieri che si vedono nel finale del film.

Il regista Stephen Hopkins e  il produttoreJoel Silver (© 20th Century Fox)

Da sinistra:

Boar Predator

City Hunter

Elder Predator

Guardian Predator

Shadow-Snake Predator

Warrior Predator

L.

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[1998-11] Predator: Demon’s Gold

Cover di Dan Norton

Nuova storia breve in bianco e nero apparsa sul mensile “Dark Horse Presents” n. 137 (novembre 1998): Predator: Demon’s Gold, scritto da Ron Marz e disegnato dal nostro Claudio Castellini.

Nazisti ecuadoregni cacciatori d’oro

Llanganati Mountains, Ecuador. I nazisti arrivano, distruggono tutto e usano un ragazzino di dieci anni per farsi guidare dove sanno esserci l’oro degli Inca.

Grotta del teschio: un classico nascondiglio

Il bambino sa che l’uccideranno, che non esiste parola d’onore fra quegli uomini, così prega i suoi dèi… e uno di loro interviene.

Il disco Predator secondo Castellini

Ma non è un dio, è un demone: con gli incredibili e spettacolari disegni di Castellini!

Claudio Castellini esplode nel mondo dei Predator!

Storiella breve ma imperdibile per i sensazionali disegni: era da quando ero ragazzo che non ammiravo un’illustrazione di Castellini, e non lo ricordavo così mostruosamente bravo!

L.

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The Predator: e alla fine arriva Newt!

Ci aveva già provato Joss Whedon nel 1996, circa, a far resuscitare Newt – come lui stesso ha raccontato nel 2005 – clonandola e facendo di lei un personaggio che alla fine è stato espropriato da Ripley: il personaggio più umiliato dalla Fox (dopo la dottoressa Shaw di Prometheus) ha conosciuto un altro schiaffo con uno degli infiniti finali alternativi ridicoli di The Predator (2018).
Un giorno scopriremo se queste scene sono state volute da Shane Black nel disperato tentativo di far piacere ai fan o se la Fox/Disney ha imposto più “scene dopo i titoli” per poi scegliere quale usare.

Però, è cresciuta bene la bambina!

Dopo aver svelato il finale alternativo con RipleyYuri Everson stavolta fa altre scottanti rivelazioni sul suo profilo Instagram, riportate anche dal sito Predator4movie: stavolta nel finale alternativo, in stasi sospesa, c’è Rebecca Jorden detta Newt, interpretata dalla stessa Breanna Watkins che ha prestato il corpo a Ripley.

Quanti altri personaggi ha nel frigo, la Weyland-Yutani?

I gravi problemi temporali di Ripley si ripetono identici con Newt: perché girare delle scene con personaggi che è impossibile convivano nella stessa linea temporale? A questo punto fate spuntare pure l’androide David, che è un personaggio ancora (purtroppo) attivo e interpretato da un attore in grado di tornare a dargli il volto.
Ma, come sempre, è tutta roba buttata a casaccio in vista del quarantennale di Alien, questo 2019: cosa si inventerà la Fox? Altri inutili cofanetti Blu-ray privi di speciali oppure il ritorno dei personaggi che lei stessa ha ucciso decenni fa?

Buongiorno anche a te, Rebecca

L.

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