Lego Powerloader (4)

Una delle geniali invenzioni di James Cameron che ha reso immortale Aliens (1986) è il “montacarichi”, che detto in italiano suona fiacco: il powerloader è molto più figo!

Com’è facilmente immaginabile un alto numero di artisti del LEGO hanno voluto omaggiare questa splendida creazione, quindi devo per forza dividere in più parti questa panoramica, cercando di andare per data.

Il 7 settembre 2014 lingonils carica su Flickr questa squisitezza:

Mentre il 5 ottobre 2013 Jayson Lorenzen ha ricreato la mitica scena finale del film:

Chiudo con un piccolo modello del 13 ottobre 2014 di Grantmasters:

L.

– Ultimi post simili:

  • Lego Powerloader (4) - Quarta parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Powerloader (3) - Terza parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Powerloader (2) - Seconda parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Powerloader (1) Larry Lars - Prima parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Betty - Modellini della nave dei pirati Betty dal Alien Resurrection (1997).
  • Lego Prometheus - Modellini della USCSS Prometheus dal film omonimo del 2012.
  • Lego Aliens by Missing Brick - Quadri dal film Aliens (1986) rielaborati in chiave Lego da un artista geniale.
  • Lego M-577 APC - Meravigliose creazioni amatoriali del mitico carro armato di Aliens (1986).
  • Lego Space Jockey - Maghi del Lego ricreano lo Space Jockey dal film Alien (1979).
  • Lego Nostromo - Vari modellini amatoriali della mitica nave di Alien (1979).
Annunci

Citazioni aliene: Venom (1995)

Disegno di Kyle Hotz

L’amico Jacopo Matteucci del blog Aliens Universe Italia mi segnala questa splendida tavola, dove i “simbionti” (symbiotes) sono particolarmente simili agli xenomorfi.
L’immagine apre la storia Planet of the Symbiotes, Part 3 : Monsterworld!, da “Venom Super Special” n. 1, agosto 1995, giunta in Italia su “Venom” n. 18 nel maggio 1996 con il titolo Il Pianeta dei simbioti, capitolo 3: il mondo dei mostri, ristampata poi ne Il pianeta del simbionte, “Spider-Man: La saga del clone” n. 3, maggio 2016.

Disegno di Kyle Hotz

Ecco come Massimiliano Brighel presenta questa storia nell’introduzione alla prima edizione italiana Marvel Comics:

«Zeppe di riferimenti a film di fantascienza come Aliens: scontro finaleZombiStargate, queste ultime tre parti de Il Pianeta dei simbioti si fregiano dell’ottimo contributo grafico di disegnatori come Kyle “Carnage” Hotz, Darick “New Warriors” Robertson e Steve “Bloody Mary” Lightle.»

Disegno di Kyle Hotz

L.

– Ultimi post simili:

Addio a Bill Gold… ma chi è?

Ieri il mondo dei social alieni ha dato l’estremo saluto a Bill Gold, storico grafico di tanti poster che hanno fatto la storia del cinema, fra cui quello di Alien (1979).
La notizia è riportata da tutti senza che nessuno sia andato a controllare: siccome lo dice Wikipedia, è Legge!

Peccato che non esista alcuna prova che Bill Gold abbia disegnato il celebre poster del primo film, e infatti il saggio A Century of Movie Posters (2003) di Emily King paga un corposo tributo a Bill Gold… ma non ci pensa minimamente ad attribuirgli il poster di Alien, le cui credenziali vanno invece a Stephen Frankfurt e Philip Gips. (Mentre a quanto pare il copyright è detenuto da InSync Plus.)

Anche qui, però, il discorso è più complesso, perché quando Adrian Curry ha parlato dell’operato dei due grafici nel suo blog, circa sette anni fa, ha risposto un certo Villafranca e ha lasciato la sua testimonianza:

«Nella metà degli anni Novanta ho lavorato per la piccola agenzia che Philip Gips ha aperto una volta lasciato Frankfurt, Gips Balkind. Nel suo ufficio campeggiavano stampe di Rosemary’s Baby ed Alien perché… be’, le ha disegnate lui. Un altro particolare: sua moglie Barbara ha scritto il lancio “Nello spazio nessuno può sentirti urlare”, non Frankfurt. Questo me l’ha detto Phil in persona.»

Quanto possiamo credere a questo utente? Di sicuro però non possiamo credere a chi, come Wikipedia o i giornali che ripetono ciò che in essa è scritto, sparano notizie non verificate né accertate.

Mi spiace per la dipartita di Bill Gold, ma non ci sono prove che abbia mai lavorato ad alcun film alieno.

P.S.

Aggiunto una postilla.
Qualcuno si è accorto che nella pagina Wiki di Gold c’era questo errato riferimento ad Alien e l’ha giustamente tolto: non a caso, la pagina risulta avere almeno un paio di decine di interventi in soli due giorni!
Se però andate alla revisione del 22 maggio, alle ore 10.40, trovate la presenta del poster di Alien fra le sue creazioni.

L.

[2017-09] Aliens saldaPress 6

Cover di Stephanie Hans

Sesto numero (29 settembre 2017) della collana mensile della saldaPress, con la sesta ed ultima puntata della saga Aliens: Defiance (2016) di Brian Wood in italiano – con la consueta traduzione di Andrea Toscani – dove vengono presentati i capitoli 11 e 12 con i titoli, rispettivamente, Ammaraggio e Rientro.

Le note ad inizio e fine albo sono particolarmente fastidiose quindi preferisco sbrigarmi a dimenticarle…

L.

– Ultimi post simili:

[1994-09] Mark Verheiden su “Starlog”

Traduco questo splendido articolo apparso sul numero 206 (settembre 1994) della rivista “Starlog“, all’epoca in cui Mark Verheiden era un mito per i pochissimi, come me, che avevano avuto la possibilità di leggerne i fumetti. Probabilmente questa intervista risale al momento di maggior quotazione dello scrittore, un apice che nel giro di un attimo si è trasformato in tracollo: malgrado tutto ciò che ha contribuito a creare abbia fatto un discreto successo, Mark è stato immediatamente dimenticato e tutti i sogni di cui parla sono evaporati come neve al sole.

Questo servizio dunque è una perla rara perché fotografa un momento brevissimo, quel momento in cui tutti sognammo un mondo cinematografico che si fondeva con quello dei fumetti. Negli anni 2010 i giovani probabilmente stanno vivendo lo stesso sogno realizzato, con il Marvel Cinematic Universe: evidentemente nel 1994 i tempi non erano maturi.

Riporto solamente i brani “alieni”: per l’intervista completa, sempre tradotta da me, rimando al Zinefilo.


Le maschere del tempo

di Pat Jankiewicz

da “Starlog” n. 206 (settembre 1994)

Da casa sua, lo scrittore Mark Verheiden vaga
per un universo pieno di comici, poliziotti e creature

Alto e pittoresco, lo scrittore Mark Verheiden assomiglia più al tipo d’uomo che passa il tempo con la moglie Sonja e il figlio di due anni Ben piuttosto che il tipo che corre in giro con intenti di vendetta, un buffone estremamente verde e un poliziotto che viaggia nel tempo. Eppure lui li ha incontrati senza lasciare la sua confortevole casa di Pasadena.

I personaggi più fiammeggianti lo incontrano nella sua stanza adibita a scrittoio, con computer, libri, copioni e vari CD di Elvis Costello. Verheiden è stato in grado di fare l’impossibile. Ha smesso di scrivere fumetti per la Dark Horse Comics (per la quale ha lanciato le serie di “Aliens” e “Predator”) per trasformarli in film. Inoltre sta curando progetti originali con il regista Sam Raimi. Quest’anno, il suo nome apparirà nei titoli di due film tratti da fumetti Dark Horse: The Mask e Timecop (di cui, in quest’ultimo caso, è anche il co-creatore).

[…]


Comics Fan

Le ambizioni di Verheiden nel cinema e nei fumetti iniziano in modo inusuale. «Sono nato e cresciuto ad Aloha, Oregon, proprio fuori Portland. Ho voluto scrivere sin da quando, a cinque anni, ho iniziato a leggere. Sono stato e sono un grande amante dei fumetti», sorride. «Dovreste vedere il mio garage! Quando avevo sei anni volevo comprare fumetti, ma come molti ragazzi di quell’età facevo un casino e li lasciavo ovunque, per casa. I miei genitori mi dicevano “Raccoglili!” e io mi lamentavo: “Oh mamma!”.»

Arrivai a casa da scuola, un giorno, e trovai mia mamma che, ammonticchiati tutti i miei fumetti, stava dando loro fuoco! Disse “Non comprerai mai più un fumetto perché sei troppo disordinato: ti proibiamo di comprarne di nuovi”. Quella era davvero la cosa più sbagliata da dire, perché iniziai a comprarli di nascosto», ride. «Ne comprai migliaia e ne iniziai a scrivere per vivere. Genitori», ammonisce, «se non volete che i vostri figli seguano la mia strada, lasciate comprare loro i fumetti: e soprattutto non bruciateli!»

La sua carriera nei fumetti è iniziata alla Dark Horse Comics. «Vorrei poter dire che è stato per mero talento, ma uno dei miei compagni di college era Randy Stradley, editor della casa. Siamo amici sin dalla fine degli anni Settanta, e quando Dark Horse ha iniziato, nel 1986, ci siamo incontrati con Randy e Mike [Richardson] ad una fiera del fumetto. Conoscevo Mike perché era il proprietario di alcune fumetterie di Portland: eravamo tutti di Portland. Loro dissero: “Stiamo avviando una casa editrice a fumetti: dovresti scrivere qualcosa”.»

«Tornando a casa dalla fiera, raccontai a mia moglie uno spunto che mi era venuto in mente: era The American. Li chiamai e glielo raccontai: “Grande, scrivilo!”. Pubblicarono il fumetto e fu così che io salii a bordo.»

Scrivendo per la Dark Horse ha preso il via anche la carriera cinematografica. «Sono entrato nel mondo del cinema perché ho scritto un fumetto per la Dark Horse basato su Predator», rivela. «Il primo numero uscì e io ricevetti una telefonata dal produttore Joel Silver. Mi disse: “Mi piace questo fumetto, vieni a parlarcene perché vorremmo usare lo spunto per il film Predator 2

«Andai a parlare con i colleghi di Silver riguardo la storia e, mentre ero lì, dissi: “A proposito, ho questo personaggio che potrebbe interessarvi, si chiama The American“. Così mi commissionarono una sceneggiatura. Scrivere Predator per la Dark Horse mi ha permesso di iniziare il lavoro di sceneggiatore. Ho creato tre progetti per loro, e nove o dieci per altre case.»

Verheiden ha lanciato due grandi serie per la Dark Horse: Aliens e Predator. Al contrario di precedenti adattamenti a fumetti di film di altre case, queste non erano mere versioni cartacee della pellicola bensì veri e propri sequel, con le loro proprie trame e i loro personaggi. «Devo dire, in entrambi i casi di Aliens e Predator, che io non sono interessato ai mostri quanto alle relazioni fra le persone intorno a loro.»

«Il Predator è figo perché è senziente: sa pensare e capire, il che lo rende molto più interessante di Alien, che è come un pastore tedesco con lunghi denti», ridacchia lo scrittore. «Per quanto negativo possa essere, il Predator ha una missione: cacciare.»

«Ho impostato i fumetti di Predator all’insegna del gioco d’azione e quelli di Aliens come qualcosa di più oscuro. Per sua natura, l’Alien è un soggetto molto più duro, è molto più spaventoso di un Predator, il quale è essenzialmente un mostro venuto a tagliarti la testa.»

Molti degli spunti di Verheiden – una violenta Los Angeles del futuro, un assassino che segue il caldo, un gruppo di Predator e via dicendo – sono poi apparsi in Predator 2. «La prendo con molta filosofia», dice. «Predator è stato creato da altri, poi sono arrivato io e ho scritto dei fumetti. Sapevo di star addentrandomi nelle proprietà della 20th Century Fox ma era un buon modo di iniziare la carriera. Se quindi il prezzo da pagare è che hanno usato alcune delle mie idee per Predator 2, va bene così.»

«Se qualcuno ha il diritto di essere furioso, sono gli scrittori originali, Jim e John Thomas, perché io ho preso la loro creazione e ci ho fatto dei soldi. Lo stesso non posso negare una certa fitta quando ho visto Predator 2», conclude, «ma è stato solo quello, una semplice fitta e basta.»


L.

– Ultimi post simili:

Rutger Hauer doppia Ash

Traduco questa intervista del 26 aprile 2016 in cui il celebre attore caratterista Rutger Hauer racconta al blog Den of Geek! il suo ruolo di Ash nello sceneggiato audio Alien: Out of Shadows, tratto dall’omonimo romanzo-capolavoro del 2014 di Tim Lebbon.

Ho tagliato le parti in cui l’intervistatore si sbrodola a parlare di Blade Runner, che è ovviamente l’unico film con Hauer che abbia mai visto.


Non c’è bisogno di dire che il Roy Batty di Blade Runner (1982) è il ruolo di punta dell’attore Rutger Hauer. Nell’adattamento audio del romanzo Alien: Out of Shadows di Tim Lebbon Hauer interpreta un altro sintetico da un film di Ridley Scott: Ash, che nell’Alien del 1979 aveva il volto di Ian Holm.

Out of Shadows si svolge a metà fra gli eventi di Alien e quelli di Aliens, e vede di nuovo Ellen Ripley alle prese con la sua nemesi dal sangue acido, stavolta su una nave mineraria chiamata Marion. Ma oltre alla minaccia alinea dovrà vedersela anche con il fantasma digitale di Ash, che si è trasferito nella Narcissus, il vascello che Ripley ha usato per fuggire dalla morente Nostromo anni prima.
Nel promuovere una storia del genere è appropriato intervistare Rutger Hauer per telefono, così da sembrare entrambi dei fantasmi digitali provenienti dall’etere. […]

Tu interpreti Ash. Come ti sei posto di fronte ad un personaggio che fondamentalmente è una voce priva di corpo?

Be’, ci sono due cose fondamentali. Una è il mio metodo per fingere di essere qualcun altro, cioè studiare la sceneggiatura e poi, al momento della recitazione, unzippare. Non so come altro dirlo. Non ho mai pensato di essere completamente un personaggio, sto solo facendo il mio mestiere: è questo il mio modo di procedere.

La seconda è raccontare al pubblico lo stretto indispensabile per la storia, non voglio dire di più. Così sono sempre a danzare fra una cosa e l’altra, e abbiamo lavorato molto nel togliere cose: Ash usa un linguaggio particolare. Naturalmente non sono inglese, e quindi ho già qualcosa di alieno in me. Questo credo mi dia maggiore libertà interpretativa.

Nel cinema posso usare molto la mia voce, non tutto è pensato per essere sentito. Nell’audio invece la voce è tutto ciò che hai, e non puoi metterti a mugugnare, quindi è qualcosa di completamente nuovo per me. Ho dovuto lavorarci molto, perché sembrava che stessi recitando e odio questa sensazione! (ride)

È stato questo il mio problema. Ma è un gran bel personaggio. È un computer che parla, che gioca a scacchi. E dice che non ha mai perso, eppure fallisce ad un certo punto, con suo grande disappunto. Finisce in un modo davvero splendido, credo sia davvero ben scritto. Quando leggi la sceneggiatura, è come se tu avessi un coltello in mano e stessi cercando di aprirti un varco fra le righe. Così era The Hitcher (1986) e così è questo. È stato un lavoro intenso per farlo funzionare. E non vuoi che assomigli a del semplice lavoro, ma che sia qualcosa di organico.

Io non ho idea di chi siano i personaggi, tutti quelli che ho interpretato sono pura illusione. Ma questo Ash è ancora più vicino ad un’illusione.

È stato divertente per te trovare sentimenti umani nel ruolo?

Dipende dai punti di vista. L’ambizione di Ash è riportare a casa i suoi creatori. Ma lui è un’intelligenza artificiale, è una memory stick o qualcosa del genere. Lui viaggia.

Anche tu hai viaggiato molto, in gioventù. Sei stato un marinaio e hai girato per il mondo…

Ho tonnellate di memory stick, sai? Amo questa cosa, il portare in giro pezzi digitali. È incredibile. Internet è incredibile. Cioè, è incredibile perché ho sempre amato la radio. È un medium ancora nuovo, credo. Non l’ho mai fatto prima, perciò sì, è molto bello.

Hai spesso riscritto i dialoghi nei tuoi film. Pensi che sia l’amore per la poesia che ti distingue come attore?

Be’, la poesia è nel mio cuore, e in alcuni dei ruoli viene fuori ciò che provo. Io compongo, non improvviso mai: mi piacerebbe avere quel tipo di dimestichezza. Vengo dall’Europa, non andiamo a scuola per improvvisare, facciamo il fottuto Shakespeare il che è terribile per il cinema. Devi capire che io sono un attore cinematografico – sono stato un attore teatrale ma è stato molto, molto sgradevole. Sebbene recitare sia grande, non ho mai sentito di appartenere al teatro. Mi vergognavo, ero intimidito, frustrato. Ho deciso di essere un attore da cinema, se ci fossi riuscito.

Cosa stavo divendo? Ah, l’ho dimenticato (ride) Dov’è la mia memory stick?

[…]

Com’è stato creare un mondo nella tua testa per interpretare un personaggio radiofonico? Immagino che stavi seduto a fare Ash, non c’era un set e non avevi necessariamente altri attori accanto a te. Così hai dovuto creare tutto nella tua mente, giusto?

Non ne ho idea. Era ben scritto, e abbiamo tagliato quanto più possibile. Lo stesso non sembrava qualcosa fatto per me, anche se ci andava vicino! (ride) Come può un attore di metodo lavorare in un testo del genere? Comunque ho adorato provarci.

Come saprai, Ash pensa che gli stia accadendo qualcosa mentre è impegnato in questo lungo viaggio. Lui è una mente costruita da burattinai, ed evolve, e si sente solo, il che non ha senso. È un programma. «Perché mi sento così?» In un certo modo credo ci sia un collegamento col testo di Harrison Ford in Blade Runner, quando dice «Cosa non va in me? Sento qualcosa!»

Conoscevi i film di Alien prima di questo libro?

Sì, sono grandi film. Ho amato Alien, Ridley Scott è un maestro. Sono molto curioso di scoprire che diavolo stia facendo adesso [con Blade Runner 2]. Non ho mai capito perché la gente voglia fare i numeri due…

[…]

 


L.

– Ultimi post simili:

Lego Powerloader (3)

Una delle geniali invenzioni di James Cameron che ha reso immortale Aliens (1986) è il “montacarichi”, che detto in italiano suona fiacco: il powerloader è molto più figo!

Com’è facilmente immaginabile un alto numero di artisti del LEGO hanno voluto omaggiare questa splendida creazione, quindi devo per forza dividere in più parti questa panoramica, cercando di andare per data.

Il 14 ottobre 2012 Jason carica su Flickr questo capolavoro:

Il 16 giugno 2013 risponde Jose Carlos Fernandez con un gioiellino:

Il 22 giugno successivo è il turno di Chris White:

Power Loader

Chiudo con questa delizia di ninbendo del 10 febbraio 2013:

L.

– Ultimi post simili:

  • Lego Powerloader (4) - Quarta parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Powerloader (3) - Terza parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Powerloader (2) - Seconda parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Powerloader (1) Larry Lars - Prima parte di una panoramica della più grande invenzione di James Cameron, virata in chiave LEGO.
  • Lego Betty - Modellini della nave dei pirati Betty dal Alien Resurrection (1997).
  • Lego Prometheus - Modellini della USCSS Prometheus dal film omonimo del 2012.
  • Lego Aliens by Missing Brick - Quadri dal film Aliens (1986) rielaborati in chiave Lego da un artista geniale.
  • Lego M-577 APC - Meravigliose creazioni amatoriali del mitico carro armato di Aliens (1986).
  • Lego Space Jockey - Maghi del Lego ricreano lo Space Jockey dal film Alien (1979).
  • Lego Nostromo - Vari modellini amatoriali della mitica nave di Alien (1979).