[1996-12] Predator: Kindred

Cover di Igor Kordey

Continuo il viaggio nelle storie di Predator che mi erano sfuggite: oggi tocca a Predator: Kindred, saga in quattro numeri presentata dalla Dark Horse Comics a partire dal 1° dicembre 1996.

Ai testi troviamo Jason R. Lamb (che non sembra aver fatto molto altro oltre questa storia) e Scott Tolson (che per la casa ha curato la testata X-Wing: Rogue Squadron); ai disegni c’è Brian O’Connell.

Fleener Creek, 1958. Un rito venatorio che si ripete di generazione in generazione: padre e figlio sono davanti al fuoco e si apprestano ad una notte di sonno per essere pronti, l’indomani, ad una giornata di caccia che renderà il ragazzino un uomo. Il problema è che mentre il padre esalta il rito di passaggio… il ragazzino ha occhi solo per i fumetti horror!
Gettati nel fuoco i fumetti, che “fanno male”, il padre si allontana a scacciare il coyote che deve essersi avvicinato. Non è un coyote, ovviamente, e il momento in cui il ragazzino diventa uomo non è quello sperato dal padre: è il momento in cui vede un Predator sgozzare il genitore.

Arriviamo ai giorni nostri, in cui nei pressi di Fleener Creek una brutta situazione peggiora. James McCutcheon e i suoi tre complici sono stati appena prosciolti dalle accuse di omicidio per riconosciuta semi-infermità mentale: il problema è che come capi della loro setta hanno massacrato (e probabilmente mangiato) ventidue persone. Tra cui un agente federale. Il che vuol dire che il pullman che sta trasportando questi “gentiluomini” all’ospedale psichiatrico viene fermato da due agenti e i quattro criminali hanno già la condanna a morte pronta.
James però è più veloce degli altri e ben presto i criminali sono liberi, con altri poliziotti sulla coscienza. D’un tratto la foresta ha un nemico che sembra ben più pericoloso di un Predator…

Chi è l’assassino più pericoloso?

A Fleener Creek la legge ha la mano decisa dello sceriffo Kelly Mathis, una donna poliziotto troppo ardimentosa per un paesino sperduto ai margini della foresta: lei porta appresso una pistolona alla ispettore Callaghan, ma non ha mai avuto motivo per poterla usare.
Ora deve andare a Red Ridge, nella foresta, per vedere cosa stanno combinando i suoi due vice-sceriffi perdigiorno. Non sa che fra evasi e Predator Red Ridge è diventato uno scannatoio.

Un “tubo” di troppo?

Cos’ha il Predator legato alla lancia? Un tubo? Boh…

Il mistero del tubo

Il massacro agita la popolazione del paesino, dove – com’è tradizione americana – sono tutti armati fino ai denti, anche chi non è cacciatore, e quindi la situazione sta per esplodere: lo sceriffo Mathis cerca di tamponare gli argini ma è chiaro che c’è bisogno di un colpevole. Paradossalmente lo psicopatico James, sopravvissuto al massacro, viene scambiato per vittima mentre viene accusato l’innocente Buddy: l’uomo che da ragazzino ha visto il padre massacrato da un Predator.
Scopriamo che quel giorno la creatura lo ha risparmiato, e lui è rimasto lì a vedere il proprio padre “trattato” per diventare un trofeo.

Il Predator non uccide i ragazzini…

Per “fortuna”, a scagionare Buddy piomba un Predator in centrale, a massacrare i bravi cittadini forcaioli di Fleener Creek. Mentre lo psicopatico James fugge con fucili e pistole mentre lo sceriffo Mathis decide di prendere in mano la situazione.

La situazione richiede una donna tosta

Visto che Buddy esce fuori che da quando ha visto un Predator ha passato il resto della vita da mite omino di famiglia, nascondendo in cantina il suo addestramento per diventare Blooded Warrior a sua volta, ora corre per i boschi con l’armatura Predator costruita in casa.
Sarà uno scontro quanto meno bizzarro…

Predator vs Buddy!

Lo scontro è di quelli buoni, perché Buddy ha un conto in sospeso con quel Predator, che è proprio lo stesso che anni prima gli ha ammazzato il padre. E la creatura lo sa, così accetta di buon grado uno scontro ad armi pari.

Un’ottima storia che arriva al momento giusto, cioè in un periodo fatto di piccoli one shot insoddisfacenti, quindi è benvenuta.

Chiudo con la cover gallery:

L.

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Fumetti di Alien e Predator in Italia

La Collezione Etrusca al 20 settembre 2018

Mi sono reso conto che l’Enciclopedia del Fumetto Alieno, dove schedo e racconto tutti i fumetti dell’universo alieno, non basta come informazione: serve anche uno schemino riassuntivo per sapere quali di questi fumetti siano usciti anche in Italia e varie altre informazioni. Eccolo!

Ovviamente, l’elenco (per data) è in continuo aggiornamento. I titoli che seguono infatti sono “solo” quelli che ho letto e schedato, mancano quindi fumetti ancora in attesa di lettura come Stairway to Heaven o Batman vs Predator 3, anch’essi usciti in Italia. Pian piano, sto inserendo tutto.

Per correzioni o aggiornamenti, non esitate a contattarmi.


[1979] Alien: The Illustrated Story (novelization)
Alien: la storia illustrata, Diábolo Edizioni, gennaio 2014, traduzione di Riccardo Zanini [Amazon]

[1988-07] Aliens: Book I (Outbreak)
Aliens: dieci anni dopo, PlayPress, aprile 1991, traduzione di Gisella Bianchi
Aliens: 30° anniversario, saldaPress, maggio 2017, traduzione di Comma 22 [Amazon]

[1989-06] Predator: Heat (Concrete Jungle)
Predator: Calore, PlayPress “Aliens” dal n. 2 (maggio 1991) al numero doppio 4/5 (luglio/agosto 1991), traduzione di Alessandro Bottero
Giungla di cemento, raccolta in Predator: 30º anniversario, saldaPress, settembre 2018, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[1989-08] Aliens: Book II (Nightmare Asylum)
– senza titolo, a puntate su PlayPress “Aliens” dal n. 2 (maggio 1991) al numero doppio 4/5 (luglio/agosto 1991), traduzione di Alessandro Bottero
Prigionieri dell’incubo, nel volume antologico Aliens: Incubo sulla terra, saldaPress, marzo 2018, traduzione di Giorgio Saccani (Comma 22) [Amazon]

[1990-06] Aliens vs Predator
Aliens vs Predator, PlayBook (PlayPress) n. 21 (primavera 1992), traduzione di Claudio Bispuri

[1990-06] Aliens: Book III (Earth War)
Aliens: Earth War, a puntate su PlayPress “Aliens” dal n. 6 (settembre 1991) al n. 8 (novembre 1991), traduzione di Irene Dominici
Guerra terrestre, nel volume antologico Aliens: Incubo sulla terra, saldaPress, marzo 2018, traduzione di Giorgio Saccani (Comma 22) [Amazon]

[1990-11] Predator: God’s Truth
inedito

[1991-02] Predator 2 (Novelization)
– in appendice al volume Predator: Big Game, PlayBook (PlayPress) n. 25 (primavera 1992), traduzione di Claudio Di Giambattista (forse!)

[1991-03] Predator: Big Game
Predator: Big Game, PlayBook (PlayPress) n. 25 (primavera 1992), traduzione di Claudio Di Giambattista

[1991-09] Predator: Cold War
– raccolta in Predator: 30º anniversario, saldaPress, settembre 2018, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[1991-11] Aliens: Genocide
Aliens: Genocidio, News Market (PlayPress) “Aliens” dal n. 1 (dicembre 1993) al n. 2 (gennaio 1994), traduzione di Michele Camarda

[1991-12] Batman vs Predator
Batman contro Predator, PlayPress, giugno 1994, traduzione di Andrea Parigi
– raccolto nel volume antologico Batman vs Predator, Planeta DeAgostini 2008, traduzione di Andrea Voglino e Dario Mattaliano

[1992-02] Aliens: Hive
Aliens: Alveare, News Market (PlayPress) “Aliens” dal n. 3 (febbraio 1994) al n. 4 (marzo 1994), traduzione di Michele Camarda

[1992-02] Predator: Bloody Sands of Time
inedito

[1992-04] Dark Horse Presents: Aliens
inedito

[1992-06] Aliens: Newt’s Tale
inedito

[1992-07] Alien 3 (novelization)
Alien 3, News Market (PlayPress) novembre 1993, traduzione di Michele Camarda

[1992-08] Predator: Rite of Passage
– in appendice a Predator vs Judge Dredd, MagicPress, maggio 2000

[1992-10] Aliens: Horror Show
Aliens: Horror Show, su saldaPress “Aliens” n. 13 (aprile 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1992-11] Predator: Blood Feud
inedito

[1993-01] Aliens: Colonial Marines
Aliens: Fuorilegge, News Market (PlayPress) “Aliens” dal n. 7 (ottobre 1994) al n. 11 (marzo 1995), traduzione di Michele Camarda

[1993-02] Predator: Race War
inedito

[1993-04] Aliens: Rogue
Aliens: Fuorilegge, News Market (PlayPress) “Aliens” dal n. 5 (aprile 1994) al n. 6 (maggio 1994), traduzione di Michele Camarda

[1993-05] Aliens: Sacrifice
Aliens: Sacrificio, saldaPress, maggio 2018, traduzione di Giorgio Saccani [Amazon]

[1993-05] Predator: The Pride at Nghasa
– inedito

[1993-07] Aliens-Predator: The Deadliest of Species
Aliens/Predator: Gioco mortale, PlayPress “Aliens” dal n. 12 (aprile 1995) al n. 17 (ottobre 1995), traduzione di Michele Camarda

[1993-07] Aliens: Taste
inedito

[1993-09] Aliens: Labyrinth
Aliens Labyrinth: il labirinto degli orrori, Phoenix, aprile 1999, traduzione di Margherita Galetti

[1993-11] Aliens: Salvation
Aliens: Salvation, Phoenix, ottobre, 1998, traduzione di Margherita Galetti
Aliens: Salvezza, saldaPress, maggio 2018, traduzione di Giorgio Saccani [Amazon]

[1993-11] Aliens: Cargo
– in appendice a Kidnapped, Phoenix, ottobre 1999, traduzione di Margherita Galetti

[1993-12] Predator: Bad Blood
Predator: Sangue cattivo, PlayPress in due numeri, dal dicembre 1994, traduzione di Michele Camarda

[1993-12] Predator: The Hunted City
inedito

[1994-01] Aliens: Alien
inedito

[1994-01] Aliens: Music of the Spears
inedito

[1994-04] Predator: Blood on Two-Witch Mesa
inedito

[1994-05] Aliens: Stronghold
inedito

[1994-06] Aliens: Mondo Pest
inedito

[1994-07] Predator: Invaders from the Fourth Dimension
inedito

[1994-08] Aliens: Earth Angel
inedito

[1994-09] Aliens vs Predator: Blood Time
inedito

[1994-12] Batman vs Predator II: Bloodmatch
Batman contro Predator II, PlayPress, da maggio ad agosto 1995, traduzione di Luca Raimondo
– raccolto nel volume antologico Batman vs Predator, Planeta DeAgostini 2008, traduzione di Andrea Voglino e Dario Mattaliano

[1995-01] Aliens: Berserker
inedito

[1995-02] Aliens vs Predator: Booty
inedito

[1995-03] Aliens vs Predator: Duel
inedito

[1995-05] Aliens vs Predator: War
– raccolta in Predator: 30º anniversario, saldaPress, settembre 2018, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[1995-07] Superman vs Aliens
Superman Aliens, PlayPress Presenta n. 4 (febbraio 1998), traduzione di Andrea Voglino
– Superman Aliens, Grandi Opere DC (Rw Lion) n. 92 (settembre 2017), traduzione di Dario Mattaliano [Amazon]

[1995-09] Aliens: Incubation
– fa da prologo a Batman Aliens, PlayPress Presenta n. 5 (aprile 1998), traduzione di Andrea Voglino

[1996-01] Tarzan vs Predator: At the Earth’s Core
inedito

[1996-02] Aliens: Mondo Heat
inedito

[1996-07] Predator: 1718
inedito

[1996-07] Predator: Dark River
– raccolta in Predator: 30º anniversario, saldaPress, settembre 2018, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[1996-11] Predator: Strange Roux
inedito

[1996-12] Aliens: Lovesick
inedito

[1996-12] Predator: Kindred
inedito

[1997-03] Aliens: Pig
Aliens: Maiale, su saldaPress “Aliens” n. 13 (aprile 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1997-03] Batman vs Aliens
Batman Aliens, PlayPress Presenta n. 5 (aprile 1998), traduzione di Andrea Voglino
Batman vs Aliens, Planeta DeAgostini 2009, traduzione di Dario Mattaliano

[1997-06] Aliens Special
inedito

[1997-06] Aliens: Havoc
– saldaPress “Aliens” n. 18 (settembre 2018)

[1997-08] Aliens: Purge
Aliens: Epurazione, su saldaPress “Aliens” n. 12 (marzo 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1997-09] Aliens: Alchemy
Aliens: Alchimia, Dark Side (Gazzetta dello Sport) n. 8 (settembre 2006), traduzione di Andrea Toscani

[1997-10] Alien Resurrection (novelization)
inedito

[1997-12] Aliens: Kidnapped
– Aliens: Kidnapped, l’uovo infetto, Phoenix, ottobre 1999, traduzione di Margherita Galetti

[1998-02] Aliens: Survival
Aliens: Sopravvissuto, a puntate su saldaPress “Aliens” dal n. 14 (maggio 2018) al n. 15 (giugno 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1998-06] Aliens vs Pedator: Eternal
– a puntate su saldaPress “Aliens” dal n. 16 (luglio 2018) al n. 17 (agosto 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1998-06] Aliens: Glass Corridor
inedito

[1998-06] Aliens: Stalker
Aliens: Cacciatore, su saldaPress “Aliens” n. 14 (maggio 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1998-07] Aliens: Wraith
Aliens: Spettro, su saldaPress “Aliens” n. 12 (marzo 2018), traduzione di Andrea Toscani

[1998-08] WildC.A.T.s / Aliens
– inedito

[1999-01] Aliens: Apocalypse – The Destroying Angels
Aliens: Apocalisse, gli angeli della distruzione, Dark Side (Gazzetta dello Sport) n. 8 (settembre 2006), traduzione di Andrea Toscani
Aliens: Apocalisse, a puntate su saldaPress “Aliens” dal n. 8 (novembre 2017) al n. 9 (dicembre 2017), traduzione di Andrea Toscani

[1999-03] Predator: Homeworld
inedito

[1999-08] Aliens: Xenogenesis
inedito

[1999-08] Predator: Xenogenesis
inedito

[1999-12] Aliens vs Predator: Xenogenesis
inedito

[2000-04] Aliens vs Predator vs Terminator
inedito

[2000-05] Superman vs Aliens II: Godwar
– inedito

[2000-09] Green Lantern vs Aliens
Lanterna Verde contro Aliens, PlayPress, agosto 2001, traduzione di Marco Farinelli

[2000-12] Witchblade Aliens Darkness Predator: Mindhunter
– inedito

[2000-12] Witchblade Aliens Darkness Predator: Overkill
– inedito

[2003-03] Judge Dredd vs Aliens: Incubus
inedito

[2003-08] Batman vs Aliens 2
Batman vs Aliens 2, Planeta DeAgostini 2009, traduzione di Dario Mattaliano

[2004-10] Alien vs Predator: The Thrill of the Hunt
Alien vs Predator: Il brivido della caccia, MP Book (MagicPress) n. 70 (gennaio 2008), traduzione di Giorgio Saccani (Comma 22)

[2006-06] Aliens / Predator: Panel to Panel
inedito

[2007-05] Superman / Batman vs Aliens / Predator
– Superman e Batman versus Aliens e Predator, Planeta DeAgostini 2009, traduzione di Dario Mattaliano

[2007-10] Alien vs Predator: Sand Trap
inedito

[2009-05] Aliens: More Than Human
inedito

[2010-01] Aliens vs Predator: Three World War
inedito

[2010-06] Predators: Prequel
inedito

[2010-07] Predators: Film Adaptation
inedito

[2010-07] Predators: Preserve the Game (Film Sequel)
inedito

[2014-09] Aliens: Field Report
inedito

[2014-09] Aliens: Fire and Stone
– saldaPress “Aliens Universe”, maggio 2017, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[2014-09] Prometheus: Fire and Stone
– saldaPress “Aliens Universe”, aprile 2017, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[2014-10] Alien Isolation
inedito

[2014-10] Alien vs Predator: Fire and Stone
– saldaPress “Aliens Universe”, giugno 2017, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[2014-10] Predator: Fire and Stone
– saldaPress “Aliens Universe”, ottobre 2017, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[2015-02] Prometheus: Fire and Stone OMEGA
– saldaPress “Aliens Universe”, ottobre 2017, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[2015-04] Archie vs Predator
inedito

[2015-09] Aliens vs Vampirella
inedito

[2016-03] Predator: Life and Death
– saldaPress “Aliens Universe”, settembre 2018, traduzione di Stefano Menchetti [Amazon]

[2016-04] Aliens: Defiance
– a puntate su saldaPress “Aliens” dal n. 1 (aprile 2017) al n. 6 (settembre 2017), traduzione di Andrea Toscani
– raccolta in due volumi dalla saldapress, a marzo e a maggio del 2018

[2016-06] Prometheus: Life and Death
inedito

[2016-07] Predator vs Judge Dredd vs Aliens: Splice and Dice
inedito

[2016-09] Aliens: Life and Death
inedito

[2016-12] Aliens vs Predator: Life and Death
inedito

[2017-04] Aliens: Dead Orbit
Aliens: Dead Orbit, a puntate su saldaPress “Aliens” dal n. 10 (gennaio 2018) al n. 11 (febbraio 2018), traduzione di Andrea Toscani

[2017-04] Prometheus: Life and Death – Final Conflict
inedito

[2017-05] Predator: Hunters
– a puntate su saldaPress “Predator” n. 1 (settembre 2018)

[2018-04] Aliens: Dust to Dust
– a puntate su saldaPress “Aliens” n. 19 (ottobre 2018)

[2018-08] Predator: Hunters II
ancora in corso, inedito


L.

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[2018-09] Shane Black intervistato da “Yahoo! Movies”

Traduco l’intervista a Shane Black apparsa l’11 settembre 2018 su Yahoo! Movies.


Arnold Schwarzenegger ha rinunciato all’opportunità di apparire in The Predator perché il ruolo che gli era stato offerto era troppo piccolo, dice Shane Black.
Nel 2016 Schwarzenegger aveva detto a thearnoldfans.com che si stava per incontrare con Black “per pranzo”, per discutere l’ultimo sequel del suo film del 1987, ed ora rivela perché i colloqui si sono arenati.

«C’erano un paio di idee di includere [Arnie in The Predator], principalmente nel terzo atto», racconta Black a Yahoo! Movies UK. «Però lo studio voleva qualcosa di fresco, credo, che non vertesse solo sul ritorno di Arnold, però erano aperti all’idea di averlo a bordo, in un ruolo minore.»

«Io ero d’accordo ma presentava un problema, perché quando chiami Schwarzenegger non vorresti mai dirgli “Ehi, abbiamo un minuscolo ruolo per te: accetti?” Mi sentivo imbarazzato a chiederglielo.»

«Lui disse: “Be’, se avessi un ruolo maggiore direi di sì, ma a quanto ho capito stai creando questa cosa e vuoi utilizzarmi per benedirla”. E io: “Ehm… sì”. Quindi non sono stato sorpreso quando mi ha risposto: “Guarda, ti auguro buona fortuna ma è un ruolo troppo piccolo per me”.»

La reticenza della Fox a far tornare Schwarzenegger nel ruolo del maggiore Alan “Dutch” Schaefer in un ruolo importante di un film ad alto budget è comprensibile. Malgrado rimanga una figura ampiamente popolare, Schwarzenegger sembra aver perso il favore del box office da quando è tornato dalla politica. Il suo film maggiore del dopo-governatorato è Terminator Genysis, che malgrado abbia incassato 340 milioni non è andato bene tanto da farne un sequel: il prossimo Terminator 6 ignorerà gli eventi di Genisys.

Abbiamo parlato con Black (in un’intervista condotta prima della recente notizia sull’attore schedato per crimini sessuali data dal “Los Angeles Times”) su come The Predator sia cambiato durante il costoso ri-girato, su come abbia affrontato un franchise trentennale e sulla malattia mentale ritratta nel film.

Come stai?

Bene. Sono in attesa.

Sarai al settimo cielo ora che The Predator è finito e pronto ad uscire.

Ehm sì, vorrei proprio lasciarmi alle spalle questa cosa: è stato davvero un lungo viaggio. Se va bene, splendido, ma mio Dio: è stata lunga.

Quando sei salito a bordo del progetto c’era un disegno già pronto? O ti è stata data libera scelta sulla direzione da prendere?

Non so se siamo stati liberi di fare quel che volessimo, ma di sicuro siamo stati liberi di seguire un soggetto preesistente.

Hanno detto. “Vogliamo dare uno stile al film, vogliamo che tu e Fred Dekker – il mio co-sceneggiatore – generiate un mix di elementi con il Predator che sia fresco ma che ricordi anche l’energia e il divertimento del primo film. Cosa pensate di fare per rinvigorire il franchise?

All’epoca ci hanno detto che volevano riavviare il franchise di Alien con Ridley [Scott] e noi vorremmo che anche il Predator andasse bene. Non volevamo andare sull’esistenziale come Alien sembra fare: la mia idea è che potevamo buttarla sullo spaventoso e sul divertimento.

La premessa originale del film è molto azzeccata, puoi dirci come avete fatto a gestirla, tu e Fred?

Be’, c’erano un paio di ostacoli davanti a noi. Lasciamo stare i fan del primo film per cui qualsiasi altro prodotto è inferiore: non li si può convincere. C’erano però un altro paio di cose, come per esempio il Predator stesso: il grande costume iconico e l’aspetto con i dreadlocks, le cose che non vuoi cambiare troppo perché funzionano. Se non è rotto, non aggiustarlo. Sono diventati elementi così familiari che dopo trent’anni vedi ancora il Predator camminare per le strade ad Halloween o ai comic-con, mentre i negozi vendono maschere, magliette e tutto il resto.

Se dunque il primo film poteva mettere paura rivelando man mano la creatura, oggi non puoi più mettere paura mostrando la faccia del Predatore: è troppo familiare. Quello che puoi fare è ricordare alla gente perché invece dovrebbero averne paura. In altre parole, devi riportare il Predator al suo livello letale e misterioso, così che cominci a dire “Ehi, non è solo una maglietta! Ecco perché ci ha messo paura, quella faccia, perché è mostruoso, veloce, letale, agile e mortale”. Così puoi tornare a parlare seriamente, risvegliando il motivo per cui si è amato il personaggio. Questo era il piano iniziale.

C’era una frase di lancio che girava all’inizio, fra di noi, che ho trovato molto utile: “Stavolta si cacciano l’un l’altro”. Ed ho pensato “Ok, non so dove questo ci porterà, ma c’è del buono”. C’era un Predator in missione per farne fuori un altro, e da lì siamo partiti seguendo l’idea che dopo trent’anni di visite sotto i radar, questa volta l’umanità saprà della loro presenza.

Ce ne sono abbastanza, di Predator, e arrivano con abbastanza frequenza che l’umanità ha organizzato un punto d’osservazione per sapere della prossima incursione, ed è quella che vogliamo raccontare: la prossima incursione.

Volevamo poi raccontare la storia dal punto di vista umano, così si è trasformato in un film da “controllate il cielo”, dove accade qualcosa di misterioso e dobbiamo scoprire cosa sia: e non è molto diverso dal punto di vista dei Predator.

Ad un certo punto andremo nel mondo dei Predator e scopriremo tutto di loro, ma stavolta sentivo che dovevamo rimanere ancora con gli umani.

Sembra che il terzo atto del film sia stato il più problematico, e quello che ha subìto più cambiamenti. Dico bene?

Sì.

Qual è il motivo di tutti questi cambiamenti? E quanto è stato cambiato?

Be’, la struttura rimane praticamente la stessa. C’era un personaggio, interpretato da Edward James Olmos, che proponeva di lavorare con i Predator, e l’idea era di fargli reclutare la prima creatura che vediamo nel film. Poi però abbiamo pensato che c’era un cattivo di troppo e con dispiacere abbiamo rimosso quel personaggio dal film, lasciando solo Sterling K. Brown.

Anche la scena finale dell’astronave era completamente differente. In pratica era lo stesso set, la stessa sequenza di azioni ma era tutto ambientato alla luce del giorno, con i soldati che attaccano la nave per liberare il bambino, correndo via inseguiti da un Predator alla luce del sole. Era… Abbiamo cominciato ad inserire gli effetti speciali e sembrava una poverata [kind of cheap]. Sembrava… Non sembrava proprio un grande film costoso, con quel Predator che correva alla luce del sole.

Potevano chiudere il film all’epoca, ma proprio non pensavo avrebbe funzionato. Per fortuna, devo darne merito alla 20th Century Fox, ci hanno permesso di tornare a rigirare l’intera scena di notte, e stavolta andava bene.

Andammo lì, ricostruimmo il set in un altro posto, rimettemmo insieme la nave e rigirammo di notte la scena del salvataggio del bambino.

Con tutti questi cambiamenti, riesci ancora a guardarlo e dire “Questo è il film che volevo fare”?

Sì. Per me, è tutta questione di tenere insieme le parti migliori. Avremmo dovuto fare comunque dei tagli, per migliorarlo e renderlo più accessibile. L’unica cosa che si è persa e che io all’inizio volevo è Edward Jones Olmos che guidava il gioco. Non è colpa sua, è un ottimo attore, ma non andava nella storia.

Quello che mi ha sorpreso è lo spazio dedicato alla malattia mentale: a cosa si deve questa scelta?

Quello che abbiamo provato a fare è creare un gruppo che fosse l’esatto opposto di quello protagonista del primo Predator, nel 1987. Lì erano tutti gagliardi e tosti, pieni di muscoli e di armi ridicolmente grandi, mentre io volevo presentare il peggio del peggio, un gruppo di soldati che sono bravi in ciò che fanno ma che sono stati emarginati. L’idea era di mandare dei disadattati contro il Predator. E per estensione anche il ragazzino è un disadattato, bullizzato a scuola e incapace di relazionarsi nella società, così come la scienziata si trova più a suo agio con gli animali che con gli esseri umani.

Il futuro della specie non risiede in un perfetto super soldato ma in un ragazzino bullizzato: questa era l’idea. Gli emarginati spesso hanno molto d dare, hanno solo bisogno di diventare consapevoli di ciò che hanno dentro, di sfruttare tutte le loro capacità.

Al Predator è stato dato lo stesso tipo di evoluzione, anche se non in un modo buono.

Avendo la Asperger, Rory è un soggetto molto sensibile da inserire in un film del genere, perché è così importante ai fini della storia?

Perché credo serva per mostrare che chi appare come disabile in realtà è un membro valido della società. C’è chi considera la schizofrenia semplicemente un’altra forma di esistenza, anzi: c’è una teoria secondo cui gli schizofrenici vedono cose che la gente normale non può vedere.

Personalmente soffro della sindrome di Tourette: a volte abbaio e cinguetto e quindi devo giocare con questa cosa. Non è che appaia sempre, ma spesso quando sono con una ragazza o cose del genere, quindi devo utilizzare un po’ di umorismo.

Cosa ti aspetta, ora? Stai ancora lavorando a Doc Savage?

Non credo che Doc Savage andrà in porto, Volevo ambientarlo negli anni Trenta e questa cosa non sembra andare avanti bene. Vedremo cosa accadrà. Non so ancora cosa farò se non che mi prenderò una lunga vacanza.


L.

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[2018-07] The Predator: Hunters and Hunted

In previsione dell’uscita di The Predator (14 settembre 2018 per tutto il mondo, 11 ottobre per l’Italia!) la britannica Titan Books ha fatto i compiti e preparato i suoi libri: il primo ad uscire, il 31 luglio 2018, è The Predator: Hunters and Hunted di James A. Moore, presentato come il prequel ufficiale del film.

Leggendo il romanzo tutto sembra tranne un prequel, ma poi vedendo il film risulta chiarissimo quanto Shane Black si sia perso per strada. (O quanto l’abbiano fatto perdere per strada.)
Nel film vediamo Traeger (Sterling K. Brown, uno degli attori più neri del cinema!) che dà la caccia al Predator sapendo benissimo cosa sia e guidando un gruppo di soldati scelti. Non ci viene fornita alcuna spiegazione su chi egli sia, su chi sia la sua squadra, su chi sia il loro mandante – sono governativi? – né altro. Anzi, la sceneggiatura originale, prima degli immani tagli che Black ha dovuto operare, prevedeva anche un capo di Traeger.

Ecco, in questo romanzo ci viene raccontata e spiegata la squadra segreta dei Reapers, ci viene spiegato chi sia Traeger e come abbia fatto ad arrivare dov’è arrivato e gli sforzi fatti per conoscere la tecnologia aliena.
Avendo letto questo romanzo, ho potuto capire una parte di film che altrimenti sarebbe rimasta fumosa.


Indice:


La trama ufficiale:

Per secoli la Terra è stata visitata da creature che hanno cacciato i migliori guerrieri umani. All’insaputa delle loro prede, questi cacciatori mortali hanno colpito e sono ripartiti invisibili così come erano arrivati, senza lasciare alcuna traccia se non una scia di cadaveri.
Quando Roger Elliott ha affrontato una creatura durante la guerra del Vietnam, non si aspettava di sopravvivere. Né che, decenni dopo, avrebbe addestrato i Reapers: una forza d’attacco clandestina che lavora per il Progetto Stargazer. La loro missione: catturare una delle creature, studiarne la tecnologia e cominciare a bilanciare il rapporto fra cacciatori e prede.


L’autore:

James A. Moore è un premiato autore di più di venti romanzi: thriller, dark fantasy ed horror, incluso Alien: Sea of Sorrows (2014), l’acclamato Fireworks, Under the Overtree, Blood Red, la Serenity Falls Trilogy (dove appare il suo personaggio ricorrente Jonathan Crowley) e titoli più recenti come Blind ShadowsHomesteadSeven Forges.

Moore ha partecipato all’antologia Aliens: Bug Hunt (2017) con il racconto “Distressed”, ed ha scritto anche per il genere young adult con la sua serie Subject Seven.

L’autore si è fatto le ossa scrivendo per Marvel Comics e firmando più di venti supplementi dei giochi di ruolo White Wolf Games. Ha anche scritto dei romanzi di quella serie, come Vampire: House of SecretsWerewolf: Hell-Storm.

In Italia è un autore inedito.


Gli umani:

«Ufficialmente non esistono. I Reapers non sono riportati in alcun registro, specialmente militare. Devono essere segreti, perché i loro obiettivi ufficialmente non esistono: i militari aggrottano la fronte a sentir parlare di caccia agli extraterrestri.»

Questo gruppo segreto di soldati è guidato dal generale Woodhurst ed addestrato da Roger “Pappy” Elliott, agente della CIA che da ragazzo in Vietnam ha affrontato un Predator. Ed ora vuole ritrovarlo, per questo partecipa al Progetto Stargazer.

Il problema è che da vent’anni non si è più riusciti ad avere un avvistamento. Questo romanzo infatti tiene conto sia del film Predator (1987) che di Predator 2 (1990), per cui siamo nel 2017 e dopo Los Angeles nel 1997 non ci sono stati altri contatti con un cacciatore.
Proprio nel momento più critico, quando i Reapers stanno per essere sciolti e i servizi della squadra stanno per essere “privatizzati” – cioè venduti al miglior offerente – dalla Florida arriva un chiaro avvistamento: è il momento di entrare in azione.

Il 27 ottobre 2017 i Reapers tendono un agguato al Predator appena sceso in Florida.


Gli alieni

«Era tentato di togliersi la maschera e respirare l’aria del posto. Stando a quanto diceva suo padre l’atmosfera era rarefatta e sapeva di sostanze inquinanti, perché i locali non erano ancora così evoluti da curare il proprio mondo. C’era stato un tempo in cui l’intero pianeta era stato più freddo. Allora era dura sopportare il clima e trovare un buon posto per la caccia, ma in questi giorni era come se gli abitanti di quel mondo volessero essere cacciati ed uccisi.
A volte la preda rende tutto più facile.»

A parte questa parentesi ecologista, l’autore adotta il sistema di raccontarci il pensiero del Predator solo perché una volta che i Reapers gli mettono le mani addosso e lo catturano, dovrà spiegarci come ha fatto a liberarsi e scappare, per dar vita alla seconda metà del romanzo. Anche se in realtà… mica l’ho capito! Ricordo che il libro l’ho letto in inglese, ma comunque non mi sembra per nulla chiaro: è come se un’entità abbia aiutato il Predator… Speravo che il film mi rivelasse qualcosa di più invece niente: va be’, non mi sembra importante.

Scopriamo poi che a quanto pare c’è una certa cura parentale, nella società degli alieni, visto che il padre del Predator protagonista gli ha dato tanti saggi consigli.

Yautja

Sebbene il film di Black mantenga la scelta della Fox di ignorare il termine Yautja, che è solo un nomignolo inventato nel 1994 dalla romanziera S.D. Perry e tornato alla ribalta solo per colpa di Wikipedia e di fan troppo entusiasti, James A. Moore  di punto in bianco e senza alcun motivo cita di sfuggita questa inutile nozione.

The Yautja — the name for his people

Il termine appare solamente quattro volte nel romanzo, chiaro segno che sta lì solo a far contenti i fan dell’ultimo secondo.

Da notare infine che da Predator: Incursion (2015) la Titan ha ormai annesso il termine Yautja nel suo universo alieno e quindi tocca tenercelo.

Tecnologia

«Più di una volta il suo capo [chieftain] aveva detto che la tecnologia degli Yautja deriva almeno in parte dall’adattamento di ciò che hanno trovato negli altri mondi, quando i cacciatori scoprivano creature molto più avanzate in qualche modo. C’erano precauzioni per proteggere le tecnologie che usavano. Le loro navi erano rese invisibili quando viaggiavano, e quando atterravano venivano chiuse e messe in sicurezza. Le armi erano legate al cacciatore singolo tramite un codice di sicurezza, contenuto nel “bracciale” [control gauntlet].»

Nel romanzo troviamo citata una telescoping spear, cioè la lancia telescopica ben nota, ma anche una Combistick… che pare essere la stessa cosa! A questo punto penso che l’autore abbia usato due modi diversi di indicare la stessa lancia.

Moore infine si lancia in un’ipotesi parecchio azzardata. Ricordate gli OWLF, gli “uomini in argento” che studiavano l’alieno in Predator 2? Be’, qui l’autore ci dice che grazie a quegli studi sulla tecnologia aliena… potremmo aver scoperto la compressione dati che ha dato vita a CD e DVD!
Grazie, Predator, per il digitale…


Commento finale:

È la terza storia “aliena” che leggo di Moore e niente, non riesce a prendermi. Scrive bene, mette in pentola tutti gli ingredienti giusti, ma è come se un ottimo piatto venisse rovinato perché manca un po’ di sale.

Come dicevo all’inizio, durante la lettura non me ne rendevo conto ma una volta visto il film in fondo ho apprezzato le lunghe descrizioni dei capi dei Reapers, perché in effetti tutti quei discorsi – sulla responsabilità di gestire del materiale alieno, sul sapere per chi si lavori veramente e via dicendo – sono tutti elementi che il film avrebbe dovuto trattare ma non aveva tempo di farlo. Quindi diciamo che il romanzo l’ho apprezzato dopo il film, perché mi ha spiegato quello che Shane Black ha solo buttato via.

Per esempio il personaggio di Keyes qui è fra i protagonisti, mentre sebbene l’attore Jake Busey andasse alle presentazioni del film dicendo quanto fosse curioso interpretare il ruolo del figlio di suo padre – cioè Peter Keyes, interpretato da Gary Busey in Predator 2 – nel film poi si vede per 3 fotogrammi. Non sto esagerando!

Insomma, Hunters and Hunted è un ottimo romanzo per capire il film The Predator, ma forse proprio questo suo essere nata come prequel rende la storia non propriamente appassionante.


L.

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The Predator (2018) Recensione senza spoiler

Fra il 12 e il 14 settembre scorso è uscito in mezzo mondo The Predator: l’Italia ha deciso che le serve un mese in più per fare quello che tutti gli altri Paesi hanno già fatto, forse perché il miglior doppiaggio del mondo sta cercando di tradurre i due o tre giochi di parole intraducibili nel film. Fatto sta che la 20th Century Fox Italia porterà l’atteso titolo di Shane Black nei cinema italiani dall’11 ottobre 2018 (fonte: ComingSoon.it).

Mezzo mondo ha già visto il film… e io devo aspettare un mese? Ma stiamo scherzando? In attesa di poterlo vedere su grande schermo e scoprire cosa si saranno inventati i poveri traduttori, me lo sono visto usando le potenzialità della Rete.
Bambini all’ascolto, ricordate che la pirateria non è figlia di Maria: se vi capita di peccare e di vedere un film pirata, l’importante è che poi andiate a vederlo lo stesso al cinema pagando il biglietto, come farò io, così da non mandare in crisi lo show business.

(Photo Credit: Kimberley French © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation)

La trama la sapete, i protagonisti li conoscete e cosa sia un Predator spero lo sappiate già: negli ultimi trent’anni è stato raccontato in cinque film, li avete presente? Be’, scordateveli.
Il dato principale di questo film… è che i Talebani del Canone usciranno dalla sala urlando dalla rabbia!!!

Nelle interviste che ho presentato tradotte qui sul blog Shane Black racconta che ancora oggi è torturato dai fan di Iron Man, che non gli perdoneranno mai la sua “licenza poetica” nei confronti del Mandarino in Iron Man 3 (2013), divertendosi a giocare con lo storico nemico del protagonista. I tanti fan integralisti del Predator, quelli che addirittura considerano i due film AVP “apocrifi”, stavolta organizzeranno una class action per denunciarlo, visto che Black si appropria dell’intera tecnologia “predatoria” e non si limita a creare il super-Predator (o come lo vogliamo chiamare) ma si prende alcune blande libertà che rimangono comunque manomissioni del Canone.
Però è anche vero che Black è stato il primo ad essere ucciso da un Predator, nel 1987, quindi agli occhi dei fan potrebbe avere una certa autorità nel merito… Non so, mi è impossibile capire i processi mentali dei Talebani del Codice.

(© 2018 Twentieth Century Fox FIlm Corp.)

Bando alle ciance ed ecco il responso: è un film divertente e brioso, con tantissime sparatorie e un Predator anzi due, uno “base” e l’altro “super”. Un paio di idee carine e un’ideona finale (che non rivelo), con personaggi straordinariamente superficiali ma alla fin fine non fastidiosi.
È un film brutto e stupido come Alien: Covenant? No, si lascia guardare con piacere e in un paio di punti si sbotta pure a ridere.
È il grande ritorno di Shane Black? Non penso proprio. Temo anzi che fra un mese nessuno ricorderà più che questo film sia mai esistito.

Di sicuro la prima parte è quella in cui si nota la mano di Black, anche se siamo molto lontani dal suo solito stile. Gli ex soldati si scambiano battute in pieno Black Style e forse esagerano anche, ma di sicuro nella seconda parte è tangibile il freno a mano che il regista deve tirare con tutta la forza. Semplicemente è come se se ne fosse andato lasciando il pilota automatico: è tutta roba standard che necessita solo di un buon regista, non serve necessariamente Shane Black.
Visto che l’amico Fred Dekker è salito a bordo a produzione già avviata e visto che la Fox ha preteso che Black cambiasse l’elicottero – ad un certo punto entrava in scena un elicottero rosa, ma si è preferito stemperare la cosa con un elicottero del meteo – il mio timore è che il regista-autore avesse in mente un film ben diverso, cioè un Predator alla Shane Black, che poi invece la Fox ha trasformato in un “normale” film di Predator, “de-blackizzandolo”.

Ne parlerò in seguito in un post più documentato, ma merita di essere citato il fatto che le prime foto dal set del film mostrano eventi che non si vedono in questo montaggio finale, e che dietro denuncia di Olivia Munn l’attore Steven Wilder, probabilmente amico di Black (è nel cast dei suoi ultimi due film) e già coinvolto nella lavorazione, è stato allontanato perché schedato per reati sessuali e tutte le sue scene sono state cancellate. In queste condizioni è difficile portare a termine un film come lo si era pensato.

(© 2018 Twentieth Century Fox FIlm Corp.)

Dove sono tutti i richiami all’action anni Novanta che Black andava promettendo nelle interviste? Zero assoluto, tutto sostituito dal più pacchiano product placement: com’è che un film costato 88 milioni di dollari ha bisogno di fare marchette? E soprattutto, siamo tornati agli anni Ottanta, quando tutti i film italiani mostravano il Fernet Branca sul tavolo e le Marlboro sul comodino?
Sterling K. Brown ci viene presentato mentre mangia vistosamente delle mentine la cui marca è ben inquadrata: non ne mangerà più, quindi è palesemente una marchetta. Boyd Holbrook addirittura gira una bottiglia di whisky per far leggere bene l’etichetta, ma il meglio è riservato a Trevante Rhodes, che Shane stesso rivela essere l’unico del cast autorizzato dalla produzione a fumare davanti alla cinepresa. Sapete perché? Ovvio, per mostrare bene all’obiettivo la marca di sigarette.

Non fraintendetemi, non è una critica, anzi io sono molto favorevole al product placement, perché a me non cambia nulla mentre la produzione riceve dei soldi e può permettersi magari un film meno “tirato”, ma ho citato questa cosa per un semplice motivo: se mentre guardo un film di Predator, il grande ritorno di Shane Black, mi accorgo delle mentine, del whisky e delle sigarette… forse la storia non mi sta prendendo come dovrebbe.

(Photo by Kimbery French © 2018 Twentieth Century Fox FIlm Corp.)

Mentirei se dicessi che il film non mi è piaciuto, come ho già detto è una visione divertente ma non è un film di Predator: è mezzo film di Shane Black su dei soldati cazzoni e le loro rocambolesche avventure che viene inserito in un altro mezzo film con un super-Predator che non fa che ruggire. (Ma che razza di civiltà è una che viaggia nello spazio ma sta sempre a ruggire?)
La fusione non è perfetta, i punti di sutura sono un po’ slabbrati, sebbene alla fin fine il prodotto vada giù liscio. Il problema è che appunto va giù liscio… e non rimane niente.

1987: sparare al Predator non serve a molto. 1990: sparare al Predator non serve a molto. 2004: sparare al Predator non serve a molto. 2007: sparare al Predator non serve a molto. 2010: sparare al Predator non serve a molto. 2018… che cazzo sparate a fare al Predator? Ancora?
Da Shane Black alla regia di una storia che tiene conto almeno dei primi due film – con tanto di cameo di 3 fotogrammi di Jake Busey nel ruolo del figlio di suo padre – e che parla di gente che sa cosa sia un Predator, mi aspettavo l’apparizione nella base operativa di un bel cartello: «Inutile sparare ai Predator». Invece no, tre quarti di film vedono gente che spara miliardi di proiettili ad una creatura che da trent’anni si fa un baffo dei proiettili. Ecco, queste sono le cazzate che dovresti cercare di evitare, Shane, perché sono le cadute di stile del pessimo cinema contemporaneo: tu dovresti essere il primo a conoscerle e quindi a giocarci.

Mi spiace, Shane: è chiaro che non ti hanno fatto fare il film che volevi…

In conclusione, vi esorto sicuramente a vedere il film, come farò io, quando uscirà in Italia l’11 ottobre prossimo, ma aspettatevi solo un semplice divertimento superficiale e senza impegno. Se speravate in un filmone di Shane Black, temo proprio che rimarrete delusi.

In compenso Olivia Munn è bona come il pane!

L.

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[2008-01] AVP2 su “Fangoria”

Traduco questo articolo apparso sul numero 269 (gennaio 2008) della rivista “Fangoria” riguardo un film sfortunato: eseguito tecnicamente in maniera splendida ma con una sceneggiatura così ridicola da essere insalvabile.

Curiosamente AVP2 è l’unico film davvero “canonico” della saga, in quanto al contrario degli altri film inventa pochissimo e tiene conto di tutto ciò che è stato presentato in precedenza, in ogni medium, eppure i Talebani del Canone hanno deciso che non va preso in considerazione, sbattendolo “fuori canone”. Giusto per ricordare quanto valgono le parole dei “canonici”…

Il titolo Brothers in Claws è splendido ma intraducibile: è un gioco di parole fra brothers in law, “cognati”, e claws, “artigli”. Forse potrebbe rendersi con “Fratelli d’artiglio” ma onestamente preferisco lasciarlo in originale.


Brothers in Claws

di Carnell

da “Fangoria” n. 269 (gennaio 2008)

La nuova battaglia fra l’Alien e il Predator è così grande
da aver bisogno di due registi per mostrarla

Una densa nebbia ricopre il campo aperto che separa le file dei veicoli di ricreazione dalla tenda di controllo sul set di Aliens vs Predator: Requiem della 20th Century Fox (in sala dal 25 dicembre). Sulla destra, attraverso il parcheggio, grandi costruzioni che sembrano ferramenta, alcuni tecnici si agitano ai comandi. Il cast e la troupe va e viene, ma tutti prima o poi passano davanti ad uno dei veicoli ricreativi per un boccone o per bere qualcosa. “Fangoria” è stata invitata sul set in queste ore che precedono una nottata di riprese, così da incontrare i registi: i nuovi arrivati nel più popolare ciclo di film fanta-horror.

Colin e Greg Strause arrivano in un grande SUV, i cui pneumatici scricchiolano nell’aria umida. I Fratelli (il nome con cui tutti li chiamano) sono un po’ sorpresi: spalle ampie, capelli corti e un aspetto come se ogni tanto giocassero a football. Avvicinandosi si lanciano in ampi sorrisi di benvenuto, anche se si può sentire il nervosismo scorrere come una scarica elettrica. Iniziando a parlare, è chiaro che il sangue non è acqua: sono fratelli in ogni senso della parola, e all’apparenza comunicano l’un l’altro ad un livello così profondo che si finiscono l’uno le frasi dell’altro.

I Fratelli sono arrivati alla regia dopo un’incredibile storia di artisti degli effetti speciali, per Titanic (1997), Terminator 3 (2003), X-Men: The Last Stand (2006) e 300 (2006). In più, attraverso la loro compagnia Hydraulx (o Hy*draul”x, come dice il sito web) si occupano di videoclip e spot pubblicitari, il che porta questi ragazzi di Chicago appassionati di cinema in una nebbiosa zona di Vancouver, Canada, con le loro sedie da regista piantante su un importante franchise di una major.

I due raggiungono la loro roulotte e, una volta dentro, non si può fare a meno di notare come tutto sembri “disabitato”: è come se i fratelli passino ben poco tempo qui dentro, e sia più facile vederli in trench sul set. Si preparano ad una breve chiacchierata prima di tornare a lavoro.

«Colin ed io lavoriamo in questa industria ormai da dodici anni», dice Greg addentando un burrito per colazione: il tempo è poco e spesso tocca mangiare quando se ne ha l’occasione. «Circa cinque o sei anni fa abbiamo iniziato a girare videoclip e questo ci ha portato velocemente agli spot commerciali. Intanto svolgevamo il nostro lavoro negli effetti speciali e abbiamo lavorato a film sempre più grossi. Con il crescere della nostra compagnia – che aveva 10 dipendenti, poi 20, 40 ed ora 80 – abbiamo maturato l’esperienza necessaria con film come Titanic e Galaxy Quest. Poi abbiamo vinto un BAFTA [British Academy of Film and Television Arts] per The Day After Tomorrow. Questo ci ha creato, specialmente con la Fox, la reputazione di essere in grado di affrontare grandi film e fare grandi lavori. Intanto abbiamo portato avanti i nostri progetti: ci siamo proposti per il primo AVP, però la nostra idea era un po’ troppo impegnativa. Il film doveva essere ambientato nel mondo natale e c’erano 40 minuti senza dialoghi in inglese: questo ha li ha un po’ scoraggiati.»

«Sforava un po’ il budget», ride Colin, dimostrando che un pensiero sincrono. Mentre parlano, l’ascoltatore inizia a pensare di star assistendo ad un match di tennis, con la testa che si muove da una parte all’altra. «Quando uscì l’idea del seguito, l’abbiamo presa al volo. La cosa davvero importante da ricordare sui film è che è davvero facile per chiunque avere un’opinione diversa su come debba essere. In questo caso, tutti la pensavano all’unisono. Volevano qualcosa più alla Non aprite quella porta, più un piccolo film come fece Ridley Scott con Alien

«Non volevano fare un semplice seguito del precedente film», aggiunge Greg. «Volevano fare qualcosa di differente…»

«… con però personaggi che avrebbero interessato gli spettatori, e una storia che fosse davvero paurosa. Crediamo che da un po’ si sia perso l’orrore dal franchise di Alien.»

La prospettiva di Requiem è molto diversa dal precedente Alien vs Predator ed è più un ritorno allo spirito originale dei due mostri. «Volevamo ritrovare quella grinta», spiega Greg, «e ce l’hanno permesso. Sarà davvero qualcosa di completamente diverso dal precedente film.»

«È bello avere sangue che esplode dal petto», aggiunge Colin.

Il processo di casting era un fattore da considerare in quanto i due autori avrebbero potuto ingaggiare un gruppo di attori che avrebbero fatto lievitare il budget fino al soffitto. «Usare attori meno noti è stata una decisione strategica che abbiamo dovuto attuare», dice Greg fra un morso e l’altro, «perché alla fine volevamo il miglior film possibile ed avevamo già due delle creature più famose della storia del cinema.»

«Una volta che avevamo il Predator e gli alieni, volevamo trovare qualche attore interessante», interviene Colin. «È molto importante per noi che nessuno risulti poco convincente o artificioso.»

«La maggior parte del cast è costituita da veterani dei teatri di New York», fa notare Greg. «Abbiamo veri attori teatrali, passando da un casting severo, ma alla fine della fiera in locandina ci sono alieni e Predator. Da un punto di vista del marketing, è solo di questo che si parla. Comunque ci siamo assicurati che gli umani fossero interessanti, perché se loro sono bidimensionali o fasulli, diventano solo carne da cannone e a nessuno importa di loro. [Proprio come è successo! Nota etrusca.] In Aliens chi è che parteggia per la Regina? Tutti stanno dalla parte di Ripley, Newt ed Hicks.»

«In Alien», interviene Colin aggiustandosi sulla sedia, «i personaggi sono dei camionisti, come dice anche Ridley nelle interviste: è più facile parteggiare per loro. Stanno cercando di negoziare per un salario maggiore, roba che la gente capisce bene. C’è molto più coinvolgimento rispetto ad un gruppo di mercenari o di miliardari. [Opinione altamente discutibile! Nota etrusca.]»

«O come nel caso dei carcerati di Alien 3», dice Greg. «Ti dispiace per loro? Riesci ad instaurare un rapporto con degli assassini e stupratori? Tutti hanno avuto un qualche parente camionista o soldato: l’America centrale conosce bene queste persone, le capisce e ci sta male quando muoiono. Chi si sente male quando muore un miliardario? Questo era un concetto importante del film: volevamo assicurarci che tutti in questo film fossero degni di empatia come negli altri film, senza farne copie, e che quando succedono cose cattive il pubblico si dispiaccia per loro.»

La decisione di andare con Tom Woodruff jr. ed Alec Gillis della Amalgamated Dynamics Inc. per gli effetti speciali delle creatura è stata facile da prendere. «Prima di tutto», spiega Greg, «Tom Woodruff è un eccellente interprete. La gente sembra pensare che tutto dipenda solo dal costume, invece non è così: uno dei fattori principali è chi lo indossa. È ancora più importante di come sia fatto il costume.»

«Poi c’è la loro grande passione nel progetto», dice Colin. «Tom ha scolpito il guerriero alieno quando lavorava per Stan Winston: lavora a questa roba da vent’anni e l’ha indossata in molti dei film.»

«Questi ragazzi hanno davvero potenziato la scienza e la tecnologia degli animatronix controllati», continua Greg: «la loro roba è impressionante.»

«L’altra cosa che ci ha spinto ad utilizzarli è che quando ingaggi la loro compagnia, sono loro a lavorare al progetto», aggiunge Colin. «Li trovi a tutti gli incontri e sono sul set ogni giorno. Tom è quello nel costume.»

«Tom ed Alec sono davvero molto coinvolti nelle operazioni di ogni giorno, ed hanno un senso del design davvero incredibile. Attraverso quella fase del progetto ci sono state varie cose che abbiamo stabilito, circa le creature ed ogni sorta di suppellettile del film. Loro ci hanno stupito con alcune nuove armi del Predator e varia roba che ci ha fatto gridare “Whoa! Sarà grandioso!”.»

Quella è stata la risposta di molti fan davanti al trailer presentato in Internet la scorsa estate, che mostrava un alieno e un massacro umano. I Fratelli comunque insistono che il sangue e le budella sono usati con giudizio per la censura. «L’idea è che non volevamo essere gratuiti», spiega Greg. «C’è un punto in cui, dopo che hai mostrato un tizio colpito per dieci minuti, viene da dire “Ok, ho capito”, ma non è spaventoso. È sanguinoso ma non spaventoso. Comunque c’è roba forte in questo film. Non sarà assolutamente sul tipo del finale di Silent Hill, dove ci sono quindici minuti di gente che viene massacrata dal filo spinato, ma ci sono momenti molto estremi.»

«In realtà», rivela Colin, «una parte è così estrema che ci siano sorpresi che lo studio ce l’abbia fatta fare.»

I dettagli del soggetto di Requiem (scritto da Shane Salerno) sono stati tenuti volutamente ambigui, ma gli Strause rompono il silenzio per “Fangoria” e ci anticipano qualcosa. «C’è un incidente e il Predator deve arrivare a pulire il casino», rivela Greg. «L’analogia che usiamo sempre è che il nostro Predator [interpretato da Ian Whyte] assomiglia a Wolf, il personaggio di Harvey Keitel in Pulp Fiction. Non è qui per cacciare, bensì per ripulire. È interessante perché permette di vedere un Predator in un modo differente, inoltre non è lo stesso cacciatore che conosciamo: è un po’ più grande, uno più in alto in grado. Mettiamola in questo modo: non ha bisogno di 40 chili di armatura.»

«È un Elder Predator», dice Colin, con un ghigno sulla faccia come un bambino in un negozio di caramelle. «Scherzando ci riferiamo a lui come il nostro Predator da History of Violence. È più magro, più muscoloso e più cazzuto. Di nuovo, abbiamo tenuto presente l’originale ma poi volevamo roba nuova.»

«Qualche nuovo giocattolo, qualche nuova arma e una maschera totalmente ridisegnata», aggiunge Greg. «È un genere di Predator completamente differente.»

«Alcune delle nuove armi non sono tecnologico», nota Colin: «sono semplicemente brutali.»

Una versione iniziale del copione di Requiem è trapelata in Rete, ma i Fratelli affermano che quel soggetto è stato abbandonato da tempo, addirittura prima che loro fossero ingaggiati. «Non abbiamo mai letto quel copione di cui tutti parlano in Internet», dice Colin con enfasi. «Quel soggetto non è più preso in considerazione da quando siamo saliti noi a bordo, e da allora il film è stato riscritto due volte. Abbiamo stravolto parecchi cose, cambiando la storia e i personaggi.»

Dato quanto appena detto, per soddisfare i fan dell’una e dell’altra creatura sarà importante il momento della battaglia fra le due. «È una storia umana davvero avvincente», dice Greg. «Poi inizia la storia del Predator e degli alieni, con intrigo e mistero. Sicuramente ci sarà dell’azione, ma non volevamo creare una situazione con 50 minuti di wrestling fra alieni e il Predator. È importante ricordare che “meno” è sempre “di più”, e devi nascondere nell’ombra il più possibile. Ecco perché letteralmente in ogni inquadratura ci sono tonnellate di fumo. L’intero ultimo terzo del film è al buio e sotto la pioggia.»

«In Alien avevano tubi e luci al neon, cose che aiutavano a nascondere la creatura», continua. «Il problema con AVP era che si trovavano in questo tempio e non c’erano molti posti per ricreare l’atmosfera. Se vedi troppo della creatura, la demistifichi e non ne hai più paura. Divetnano tizi in costume che corrono in giro picchiandosi. Se guardi al Predator originale, raramente ci sono inquadrature pulite: noi abbiamo usato la stessa mentalità. Vedrai sempre e solo parti della cosa, perché l’abbiamo tenuta misteriosa. Se mostriamo troppo, non sappiamo poi più dove andare.»

Questo dona al nuovo film uno stile che lo accomuna ai primi titoli di entrambe le serie. «La parola d’ordine è “grintoso” [gritty]», dice Colin. «La seconda metà del film è stata girata con cinepresa a mano, tecnica mai usata prima nel franchise

«I film spesso diventano una specie di cartoni animati, dal punto di vista visivo», dice Greg. «Abbiamo spnito parecchio per ottenere Daniel Pearl [come direttore della fotografia]; lui ha fatto l’originale Non aprite quella porta e anche il remake di Marcus Nispel del 2003. Gli piace lavorare con le ombre, e in tutto ciò che fa “meno” è “di più”.»

«Con Daniel abbiamo lavorato ai videoclip e agli spot commerciali», rivela Colin. «Ha davvero uno sguardo unico ed è una cosa davvero importante.»

Guardando al futuro, la coppia sospende ogni decisione finché non avranno finito Aliens vs Predator: Requiem. «Probabilmente dopo torneremo a Los Angeles per il montaggio», dice Greg che nel frattempo ha ricevuto un SMS. «Poi, nei fine settimana, cominceremo a leggere roba. Abbiamo un divertente film catastrofico che vorremmo fare che però ha bisogno di essere ripulito, prima di essere girato fuori città. Questo film sta già raccogliendo molte aspettative. [Probabilmente si riferisce all’assurdamente brutto Skyline 2010. Nota etrusca.

«Aspettate però di vedere dove vi porteremo con questo film», dice Colin con quel ghigno ormai familiare. Si alza in piedi e va verso la porta. «Ci porterà davvero in un posto molto interessante.» [Infatti ha portato entrambi i registi nel dimenticatoio. Nota etrusca.]


R is for Requiem

di Carnell

da “Fangoria” n. 269 (gennaio 2008)

Malgrado il successo finanziario del primo Alien vs Predator, la batosta inferta dalla critica e, quel che è più importante, dai fan ha avuto lo stesso effetto di un linciaggio. Col senno di poi molta gente ha incolpato lo studio, in parte per aver preso la decisione di fare un film per tutti con il PG-13.

Per fortuna questo non è il caso di Aliens vs Predator: Requiem, come è chiaro dal trailer “vietato” rilasciato in Rete qualche mese fa. Tom Rothman, dirigente dei Fox Studios, prima che iniziasse la produzione ha dichiarato alla stampa che il nuovo film sarebbe stato violento e grintoso. «Ed è esattamente quello che stiamo facendo», assicura il co-regista Colin Strause durante le riprese.

«Il sangue è un elemento che mancava nell’ultimo film», aggiunge suo fratello Greg. «L’ultimo AVP è stato l’unico film del franchise a non avere alcun divieto.»

«Si sa che puoi raddoppiare l’incasso se non metti divieti», continua Greg.

«E raddoppiare i posti dove puoi pubblicizzare il film», dice Colin, completando il pensiero del fratello. «Se fai un film vietato, non puoi pubblicizzarlo su certi canali o a certi orari né presentarlo in certi posti. Perciò è una specie di azzardo, per lo studio. È dura quando stai investendo in un film di fantascienza, e se è vietato è doppiamente difficile venderlo. Ma allo stesso tempo hai la libertà di fare ciò che vogliono i fan. Per alcuni film funziona bene, ma per altri è la rovina. È un investimento rischioso quindi ti danno meno soldi.»

«È un fatto che se fai un film vietato», conclude Greg, «avrai molte meno risorse.»

Ma ci sono sempre altri sistemi che possono essere utilizzati per avere la parola finale su un film in cui si crede: Internet, per esempio. Il web è andato in fermento con le voci di corridoio e le speculazioni riguardo al trailer.

A quanto pare ci saranno alcune sequenze con i chestburster. In maggio, l’assistente art director Andrew Li ha detto in un’intervista on line: «La differenza principale nel nostro guardaroba è che qualcuno dei vestiti si dovrà tagliare per fare spazio ai chestburster». A gennaio, in un’altra discussione in Rete, il burattinaio Morris Chapdelaine ha detto: «Ci sarà certamente una varietà di creature in questo film. I fan impazziranno nel vedere cos’abbiamo in programma per loro».

Fin qui, tutto bene.

Per quel che riguarda le armi, tornano le shuriken del Predator, ma ancora nessuna traccia del disco dal film Predator 2. Nel trailer, una frusta acuminata è utilizzata dal cacciatore extraterrestre per fare un alieno a pezzi. «Non è l’ultima delle cose che accadono a quell’alieno», ha scritto Colin sulla bacheca dei messaggi di IMDb. Inoltre, ci sono immagini di cannoni da spalla usati a mano.

Ma è la presenza del Predalien, confermato dalle foto ufficiali rilasciate dalla produzione così come dal nuovo trailer, che ha raccolto l’entusiasmo principale del fan. Altre voci includono l’utilizzo di una cinepresa subacquea per una scena che prevede «un massacro e gente che muore». Certe inquadrature nel trailer mostrano un Predator combattere contro più alieni sul soffitto di un edificio. Di nuovo, Chapdelaine ha detto: «Ci saranno un sacco di scene grandiose, ma devo dire che la battaglia sul tetto è stata meravigliosa. Ci abbiamo lavorato per due settimane ed è stata brillante. C’è della roba che non si è mai vista prima: armi, oggetti e combattimenti corpo a corpo che piaceranno a tanti». Questo è qualcosa che Fangoria può confermare, sin da quando tutti parlano in tono eccitato della sequenza dopo aver visitato il set.

Ammettendo di vagliare Internet per i gossip sul loro film, i fratelli Strause sono apparsi sulla bacheca dei messaggi di Aliens vs Predator per altre chicche. Hanno confermato che ci saranno pochi alieni in CG, ma la maggior parte del tempo sarà Tom Woodruff in un costume con una coda digitale, e queste creature per fortuna non si vedranno alla luce del sole.

Con tutte queste congetture sul film mesi prima della sua uscita, uno può chiedersi se i fratelli non abbiano anticipato troppo con il trailer e con le foto rilasciate in Rete. In un altro messaggio su IMDb, Colin assicura che hanno molte più sorprese in serbo: «Non preoccupatevi, ci sono ancora un sacco di momenti scioccanti che non saranno mai mostrati in alcun trailer.»

«I fan chiedono a gran voce di vedere il franchise di AVP tornare potente», dice Woodruff a “Fangoria”, «ed è proprio quello che vogliono i fratelli Strause e la Fox. Sono onorato di essere stato invitato, insieme ad Alec Gillis, a tornare in gioco con loro. I fan sembrano essere eccitati alla prospettiva, e a dicembre sarà davvero un bel regalo di Natale.»


L.

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Il 9 giugno si va sul divertito:

Il 23 agosto è puro “oro”:

Il 17 ottobre è un capolavoro:

Il 22 dicembre si chiude il 2017 in bellezza:

Alla prossima per altre meraviglie da questo artista.

L.

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