[1997-09] Aliens: Alchimia (Alchemy)

Cover di Richard Corben

Quando la ricca e blasonata Gazzetta dello Sport lancia l’iniziativa Dark Side – dedicata al fumetto – a sorpresa nel numero 8 (11 settembre 2006) presenta anche un fumetto di Aliens, che ormai in Italia solo pochi appassionati conoscono.

Cover di Richard Corben

Si tratta di Aliens: Alchimia (Alchemy), che la Dark Horse Comics presenta originariamente nel settembre 1997 trainando l’uscita nei cinema di Alien Resurrection.

Il decano John Arcudi scende in campo e chiama in aiuto il disegnatore Richard Corben, che personalmente odio e vorrei che un alieno lo imbozzolasse!
Arcudi non è ancora entrato nel rutilante mondo di B.P.R.D. e a quest’epoca è più portato verso i personaggi nati al cinema: infatti l’abbiamo incontrato in Terminator: Tempesta, Robocop: Prime Suspect, Robocop: Roulette, Aliens: Genocidio e Aliens: Stronghold. Tanto per ricordare che è una delle colonne portanti della Dark Horse.
Corben l’abbiamo già incontrato con Aliens vs Predator: War e dopo passerà a Conan the Cimmerian e Hellboy.
Per finire il “cast”, ricordo che la citata edizione italiana è tradotta da Andrea Toscani.

Un pianetino lontano lontano

Sin dalle prime sceneggiature rigettate per il film Alien 3 (1992) l’idea di un alieno in convento piace e anche tanto. Dopo lo smaneggiamento per il film di Fincher, Arcudi pensa che l’idea possa avere altri aspetti da sfruttare.
Ricordo che il rapporto tra alieni e religione è solidissimo, alla Dark Horse Comics: è un elemento già presentato nella primigeno Aliens: Book I (1988) e poi reso capolavoro immortale con Aliens: Sacrifice (1993), la più grande storia aliena di sempre.

Quanto odio i disegni di Corben…

Arcudi immagina un planetoide lontano dove la comunità umana è fortemente influenzata da frati ardimentosi, che sembrano custodire un segreto molto importante.
Quando un alieno comincia a papparsi la gente della sua comunità, la sceriffa Rachel comincia ad indagare… fino a scoprire le terribili vere origini di quell’avamposto umano.

Alieno ululà…

Che vi devo dire? Sulla carta è tutto bello, ma dopo almeno tre letture ancora non riesco a farmi piacere questa storia.
Saranno i disegni di Corben che proprio mi urtano i nervi (per questo pezzo ho scelto le uniche vignette decenti), sarà che ho letto molto tardi una storia in fondo ancora fresca nel ’97, sarà quello che vi pare… ma questa Alchemy la considero decisamente una storia minore nell’universo degli xenomorfi a fumetti.

Chiudo con la cover gallery:

L.

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L.

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ALIENS versus BOYKA 3: Dead Or Alive (fan fiction) 8

Ottava puntata della nuova fan fiction per omaggiare l’uscita del terzo prodotto Millennium Films con protagonista il lottatore interpretato da Scott Adkins.
Per evitare di “bruciare” i colpi di scena, l’elenco di tutte le fonti che cito lo stilerò solo alla fine della storia.

ALIENS versus BOYKA 3:
Dead Or Alive

8

Il fuoco rischiarava la zona e rendeva Dunja visibile a chilometri di distanza. Mentre si scaldava le mani il maggiore si chiese se non stesse esagerando, ma ormai era decisa ad andare fino in fondo.

Aveva ripulito i due soldati che aveva ucciso, prendendo loro un pulse rifle e tutte le munizioni che poteva. Se si considerava anche il suo inseparabile coltello, questo formava un arsenale irrisorio, se davvero voleva affrontare un Predator. Forse se avesse avuto il suo vecchio fucile da cecchino, o meglio ancora il potente fucile datole dal dottor Lichtner, magari se ne poteva discutere, ma con quel semplice fucile d’ordinanza era come se fosse nuda davanti ad uno Young Blood yautja. Non a caso aveva lasciato il pulse rifle a pochi passi da lei, bene in vista, a sottolineare il fatto che in quel momento fosse disarmata.

Un ramo spezzato in lontananza la fece raggelare. Se era il giovane yautja che si stava avvicinando, voleva dire che era un incapace e questo poteva essere pericoloso: poteva essere l’equivalente di un ragazzino terrestre che gioca con armi da adulto. Forse quello non era un buon piano, forse Dunja doveva salire sul mezzo militare con cui i soldati l’avevano portata fin lì: in fondo aveva memorizzato il percorso attraverso le curve e i rumori, probabilmente sarebbe riuscita a tornare alla Casata… ma per fare cosa?

Era da sola contro la Yutani. Tutti la credevano un’eroina ma nessun abitante della città l’avrebbe aiutata contro la Casata stessa. E non poteva affrontare Eve con un semplice fucile. No, aveva bisogno di qualcosa di più potente…

un fruscio sulla destra

… aveva bisogno di qualcuno più potente…

un sibilo di laser che carica potenza

… aveva bisogno di un’alleanza che nessuno avrebbe potuto sospettare.

un lampo di luce nella notte

Dunja si gettò in avanti saltando sopra il fuoco, e schivando per un soffio il fascio laser che colpì la pietra dove era seduta. Gran brutto segno, un Predator che spara a tradimento su una preda umana disarmata: più che un giovane guerriero desideroso del battesimo del sangue questo sembrava un assassino maldestro.

Il maggiore atterrò con una capriola e fu subito in piedi, fissando i cespugli intorno: alcuni si muovevano in modo diverso, come se ci fosse qualcuno nascosto dietro. Altro pessimo segno, un Predator incapace di nascondersi…

«Sono tua amica!» gridò Dunja nella lingua yautja: il cespuglio smise di muoversi. Aveva stupito l’avversario e non doveva perdere l’occasione. «Siamo finiti in un gioco più grande di noi: unisciti a me e combatteremo chi ha tradito la nostra antica alleanza.»

Era innegabile che dopo tanti anni la sua conoscenza della lingua yautja era molto arrugginita, così pensò a frasi brevi e non complesse, per evitare qualche sfondone. Nella Yutani in cui era cresciuta gli Yautja erano stimati come valorosi guerrieri e l’antica alleanza delle due casate si esprimeva nello studio reciproco. Da troppo tempo non le capitava più di parlare quella lingua, ma averla studiata bene da giovane le tornava utile.

Il silenzio però fu l’unica risposta che ottenne, così provò ancora. Alzò le mani lentamente in aria. «Sono disarmata. Non voglio combattere contro di te. Non sono tua nemica.» Niente, nessun tipo di reazione. E se fosse una trappola? Fingersi incapace per far abbassare la guardia al nemico? Dunja ne sapeva qualcosa…

Si chinò di scatto, guidata esclusivamente dall’intuito militare, proprio mentre una rete metallica cercava di imbrigliarla. Non era stata lanciata dal cespuglio, quindi la sceneggiata del Predator incapace era solo un trucco. Non sapeva se gioirne o meno…

Rotolò da un lato e afferrò il pulse rifle, solamente per alzarlo in aria e lasciarlo cadere. «Non voglio combattere con te. Non sono tua nemica», ripeteva il maggiore, confidando almeno nella curiosità del suo avversario. Un tonfo davanti a lei fu il segno che la curiosità aveva fatto effetto.

Uno sfrigolio di scariche elettrostatiche accompagnò la “comparsa” del Predator, che disattivò la sua invisibilità. Aveva capito le intenzioni di Dunja o semplicemente non la reputava un avversario così pericoloso da rimanersene nascosto?

«Le nostre casate sono state ingannate», si affrettò a dire ad alta voce il maggiore. «Yutani e Yautja sono sempre stati amici. Io sono tua amica.» I suoni acuti le venivano malissimo ma sperò che il senso della frase fosse comunque comprensibile.

Il Predator fissò a lungo la donna prima che un suo verso risuonasse nel silenzio. «Il tuo accento fa schifo.» E si scagliò contro Dunja.

~

«Fammi capire», disse l’asiatico con fare sarcastico. «Tu sei il migliore lottatore dell’universo e vuoi che la tua allieva combatta per la nostra Casata?»

Boyka annuì. Non era stato facile rapire un soldato e farsi trasportare fino allo stadio dov’era in corso il torneo DOA. Non era stato facile trovare la Casata con meno possibilità di vincere – la cinese Jingtì Lóng – e spiegare che il campione della Yutani, Testa di Cuoio, era ben noto a Boyka e la sua allieva poteva batterlo quando voleva, una volta superati i vari gironi ad eliminazione.

«Se questa tua allieva è così brava», chiese sorridendo l’uomo asiatico, «perché non andate dalla Yutani a proporre di lasciar combattere lei al posto del loro Testa di Cuoio?»

L’uomo rideva, ma Boyka no. «Ci abbiamo già provato, ma ci hanno riso in faccia. Volevo offrire la vittoria alla Yutani ma non l’hanno voluta, così ora la offro a voi.»

L’uomo continuava a sghignazzare. «Perché mi fai questi discorsi quando sai benissimo che non mi convincerai mai?»

Boyka scosse le spalle. «Perché così non mi sento in colpa a fare questo.» Fece un cenno e l’uomo asiatico, incuriosito, si voltò nella direzione a cui il cenno era indirizzato, voltando la testa nel momento esatto in cui Eloise faceva volare via il lottatore della Jingtì Lóng con un calcio.

Si trovavano negli spogliatoi e non era stato facile accedervi: ne avevano dovuti picchiare di buttafuori. Non c’era molto spazio per volare così il lottatore colpito sbatté contro una parete e crollò a terra: almeno quella sera non avrebbe potuto combattere. Forse neanche rinvenire.

«Ma voi… siete pazzi…» bisbigliò l’asiatico, rimasto a bocca aperta, tornando a guardare Boyka. «Io vi denuncio a…»

«Lasciamo stare le stupidaggini», lo interruppe il lottatore. «Puoi chiamare il giudice di gara e fare un gran chiasso, ma rimane il fatto che stasera la vostra Casata non ha nessuno da far salire sul ring. Se invece accetti la mia allieva, quella che ha appena fatto volare il vostro miglior lottatore attraverso la stanza, ti garantisco la vittoria in tutti gli incontri. Compreso quello contro Testa di Cuoio.»

L’uomo era scandalizzato ma pensava anche in fretta. «Come fa quella ragazza a picchiare così duro?»

«Ha sangue e muscoli alieni in corpo», rispose onestamente il lottatore, «ma io non lo andrei a dire al giudice.»

L’asiatico fissò Boyka per diversi secondi. «Tutti i lottatori sono potenziati in qualche modo, non sempre lecito: nessuna Casata chiederà un’indagine che potrebbe smuovere troppo le acque.» D’un tratto allungò una mano verso il lottatore. «Affare fatto, ma se quella tipa perde vi ammazzo entrambi e dico ai giudici che mi avete ricattato. Il che è anche vero.»

Boyka sorrise e strinse la mano. «Preparati a vincere il DOA.»

~

Il garage era avvolto nella semi-oscurità. L’unica luce era quella che rischiarava il motore della Ford Mustang su cui Lucas stava lavorando.

La mattina dopo sarebbe iniziato il DOA Race, il motivo per cui la sua vita era stata completamente stravolta, e non poteva negare di essere teso. Non per l’esito della gara, ma per ciò che ne sarebbe seguito: cos’aveva in serbo per lui la Yutani? Niente per cui dormire sonni tranquilli, malgrado le tante promesse di Eve.

«Non dovresti andare a riposare?»

Era stata proprio Eve a parlare, senza che Lucas alzasse lo sguardo. «Ho quasi finito», si limitò a rispondere. Aveva smontato e rimontato quell’auto chissà quante volte, ma voleva che fosse perfetta per la gara. Qualunque sarebbe stato il suo destino, comunque l’auto doveva risplendere.

Eve si avvicinò e si mise a guardare anche lei il motore dell’auto, senza dire niente.

«Vuoi controllare che non stia nascondendo qualcosa nel motore?» chiese Lucas con tono indifferente, sempre senza voltarsi.

La donna rispose dopo qualche attimo di silenzio. «Stasera ho mandato a morire una persona che non lo meritava. Sono tenuta a compiere atti spregevoli, ma non vuol dire che io sia spregevole.» Lucas non rispose. «Mi piacerebbe essere il robot che tutti pensano che io sia, perché allora sarei priva di sentimenti e sarebbe un sollievo.»

«Io sono una persona semplice», disse l’uomo armeggiando con degli strumenti, «e se una persona si comporta da assassino, per me è un assassino.»

Immobile, Eve rispose dopo qualche secondo. «Ti va di essere un po’ gentile con me, almeno stasera?»

Lo disse quasi in un bisbiglio, ma Lucas sentì benissimo e alzò di scatto il busto dal motore dell’autore, piantandosi a pochi centimetri dal volto della donna. «E tu? Sarai gentile con me e mi lascerai andare?»

Eve sostenne lo sguardo. «Sai che non posso…» mormorò.

«Però hai il coraggio di chiedermi gentilezza nei confronti del mio carnefice, eh?» Lucas cominciò ad urlare e a pressare la donna. «Domani rischierò la vita per colpa tua e mi chiedi gentilezza?»

L’uomo gridava mentre la donna indietreggiava, finché Eve si ritrovò con le spalle al muro, spinta indietro da Lucas, con gli occhi furenti. La guardava come quel giorno della gara di prova, come nel momento in cui la mandò fuori strada. La guardava come quando la uccise. La guardava… come lei aveva scoperto che le piaceva. «Uccidimi…» bisbigliò la donna, e Lucas perse il controllo.

Afferrare il collo della donna e stringerlo, premendo con ogni muscolo del proprio corpo quel collo contro la parete, non fu una scelta dell’uomo: fu come un riflesso condizionato impossibile da contrastare. Con gli occhi offuscati dalla rabbia e i denti digrignati, Lucas rilasciava ogni briciolo di energia nell’esecuzione del suo sogno: uccidere quella donna mostruosa. Sapeva benissimo che era impossibile, sapeva benissimo che era esattamente quello che lei voleva, ma non era più in grado di pensare lucidamente.

Eve non respirava più e sentiva la testa gonfiarsi. Sentiva le vene ingrossarsi sulle tempie e negli occhi, sentiva la violenza riversarsi in lei e riempire tutto il suo essere. Fissava gli occhi omicidi dell’uomo e ne godeva la forza distruttiva: lui la odiava più di qualsiasi altra cosa al mondo, e quell’odio la faceva impazzire.

L’aveva scoperto quel giorno, in cui era morta in auto. In tanti le avevano sparato, aveva perso il conto di quante volte era morta per la Yutani, ma quello era diverso. Quello era dannatamente personale. Lucas non voleva colpire la Casata, non voleva combattere un nemico o altro: Lucas voleva uccidere lei, in persona, non come simbolo. Quando l’uomo l’aveva vista rialzarsi dalle macerie dell’auto era quasi impazzito dalla frustrazione, tanto che Eve cercò di consolarlo nell’unico modo che conosceva: donandogli la propria morte. «Uccidimi ancora», gli aveva detto quando ancora il suo corpo era fumante dell’incendio dell’auto, e Lucas le era saltato addosso. La donna non aveva opposto resistenza quando l’uomo aveva afferrato una sbarra dell’auto e aveva cominciato a trapassare il suo corpo già devastato. Piangendo e gridando, Lucas aveva scoperto un insano piacere nell’infierire sul corpo di Eve… e la donna aveva scoperto di amare quella furia distruttrice.

La bocca della donna ora si aprì e il suo corpo rimase molle tra le mani di Lucas: l’aveva uccisa di nuovo. L’aveva posseduta nell’unico modo in cui Eve poteva essere posseduta. Allentò la presa al suo collo e la tenne lo stretto necessario per sostenere il corpo della donna, che ora lo guardava con occhi vitrei. Lucas si strinse a lei e baciò le labbra aperte, morte, e premette forte. Voleva che il primo respiro di Eve risorta lo prendesse da lui.

La sentì tornare il vita fra le sue labbra, odiandola per questo: non bastava tenerlo in ostaggio come pilota, ora era invischiato anche come uomo. Mai aveva provato un piacere simile, e poteva averlo ancora solo da Eve… Per questo la odiava ancora di più.

Quando le labbra si separarono, Eve non aveva sul volto alcun segno della passata esperienza. Solo il broncio di una donna che ha goduto in un modo illecito.

«Un giorno mi dirai di cosa sei fatta?» chiese Lucas ansimando, vergognandosi di aver ceduto a quell’insana passione.

«Ora come ora», mormorò Eve, «sono fatta del tuo odio per me…»

(continua)

– Altre puntate:

[2017-05] Predator: Hunters

Cover di Doug Wheatley

Come anticipato, questo 4 maggio 2017 la Dark Horse Comics regala altro oro ai suoi lettori: perché la casa di Mike Richardson, al contrario di Ridley Scott, vuole bene ai fan e vuole donare loro emozioni sempre nuove rimanendo rispettosi del passato.
Ecco dunque “Predator: Hunters“, scritto da un mostro sacro come Chris Warner e disegnato da Francisco Ruiz Velasco.

Una maschera molto esotica

Con mia fortissima emozione – e spero quella di tanti fan “nostalgici” – torna Enoch Nakai, il mitico protagonista di Predator: Big Game (1991)!

lo avevamo lasciato così…

Se n’è andato dall’esercito e vive lontano dai radar – gestisce uno di quei piccoli baracconi cialtroni tanto amati dagli americani, in cui mostra a pagamento i resti di un fantomatico alieno posticcio – ma Jaya Soames e altri loschi figuri lo raggiungono e si complimentano con lui per essere sopravvissuto a quella creatura che loro chiamano Predator. (Ricordo che il ridicolo nome “Yautja” è apocrifo e chiunque detenga i diritti del personaggio NON lo usa. Rimane appannaggio dei fan da Wikipedia e della pessima trilogia di Tim Lebbon.)

Predator della giungla

Il team di Jaya è composto da uomini che sono sopravvissuti ad uno scontro con un Predator: Raphael Herrera nella giungla, Tyler Swain in Afghanistan e Jaya stessa è la nipote del capitano Edward Soames, protagonista di Predator: Nemesis (dicembre 1997), storia che scopro di non aver mai letto! Dovrò provvedere quanto prima…

Predator dell’Afghanistan

Nakai dunque viene invitato a partecipare ad un gruppo di esperti di Predator, sopravvissuti che hanno i mezzi e la determinazione per affrontare altri di quei mostri… e ripagarli con la stessa moneta!
Non rimane che aspettare un mese per scoprire come svilupperà questa storia che già amo! (Aggiornerò questo post, quindi tornate a leggere.)

Chiudo con la cover gallery, in continuo aggiornamento:

L.

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[2017-04] Aliens: Dead Orbit

Cover di James Stokoe

Chiusa una saga – il lungo viaggio di Life and Death – la Dark Horse ne apre subito un’altra, perché al contrario di Ridley Scott la casa di Mike Richardson vuole bene ai suoi fan e fa di tutto per soddisfarli.
Il 26 aprile 2017 esce dunque “Aliens: Dead Orbit“, scritto e disegnato dal poliedrico canadese James Stokoe (classe 1985).

Stazione Weyland-Yutani Sphacteria 284255

Stazione Weyland-Yutani Sphacteria 284255, orbitante intorno al gigante gassoso Pylos.
Equipaggio: sei persone.

  • Hassan, capitano
  • Wascylewski detto “Wassi”, tecnico tuttofare
  • Rook, ufficiale delle comunicazioni
  • Harrow, dottore
  • Torrenson (?)
  • Park, … donna!

(più avanti integrerò le qualifiche dei personaggi, man mano che saranno spiegate.)

Gli ospiti inaspettati non sono mai graditi…

La stazione procede il suo servizio stancamente ma in modo regolare, quando arriva dal nulla una nave che rifiuta di instaurare qualsiasi comunicazione. Un gruppo parte e va ad esplorarla, trovandola stranamente in funzione ma vuota: ci sono solo tre persone in sonno criogenico. Risvegliarle sarà… traumatico.

Un brusco risveglio!

Per colpa di un malfunzionamento i poveri viaggiatori addormentati vengono cotti vivi, ma uno riescono a portarlo a bordo della stazione: sarà probabilmente lui a portare l’alieno che vediamo nel flashforward che chiude l’albo.

Troppi angoli bui, in un’astronave…

Alla faccia di tutti i talebani seguaci di Ridley Scott, questa storia dimostra come solo il fumetto sappia davvero essere rispettoso di uno stile e allo stesso tempo saper innovarsi per accontentare i fan.
Le atmosfere sono sottili e tese, i disegni splendidi e l’oppressione è pesante in ogni vignetta. Per non parlare di quando Wassy vede un alieno… che poi invece è una tubatura! Insomma, lo spirito è giusto e la voglia di affascinare i lettori è tanta.
Non rimane che aspettare il secondo numero. (Che aggiungerò qui di seguito, così da formare pian piano una scheda completa del fumetto.)

Chiudo con la cover gallery, in continuo aggiornamento:

L.

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L.

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Film alieni sul Farinotti 2016

Ecco le schede dei film alieni dal Dizionario di tutti i film curato da Pino e Rossella Farinotti, meglio noto come il Farinotti, edito da Newton Compton. (È disponibile anche la versione 2017 ma le schede aliene saranno sempre quelle.)
Il fatto che queste schede superficiali – se non proprio sbagliate – siano “gemellate” con Mymovies.it mi dà i brividi…


ALIEN ***
Regia di ridley scott. Con Veronica Cartwright, John Hurt, Yaphet Kotto, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton, Sigourney Weaver. < L’equipaggio di una nave spaziale trova su un pianeta sconosciuto uno strano essere a forma di granchio. Lo portano a bordo e l’“alieno” comincia a fare strage di astronauti. Il comandante chiede aiuto alla base ma scopre che laggiù sono molto più interessati all’“alieno” che ai terrestri. Morale: il mostro li uccide tutti. tranne una donna, la più tosta, che riuscirà fortunosamente a distruggerlo. < Fantascienza; col.; 117′; USA, 1979. < Oscar 1 pr, 2 nom.


ALIEN LA CLONAZIONE (Alien Resurrection) **
Regia di Jean-Pierre Jeunet. Con Dominique Pinon, Winona Ryder, Sigourney Weaver. < Quarto episodio della storia di Sigourney-Ripley. Nella base spaziale di Auriga si sperimenta la clonazione. Alcuni tentativi riescono, altri no. Ripley ce la fa, viene resuscitata e riprende la sua missione di difesa del genere umano dagli alieni. Con dramma altissimo, perché lei, si sa, umana non è. Gli sceneggiatori si sono sforzati di proporre qualcosa di nuovo. < Fantascienza; col.; 100′; USA, 1997.


ALIENS – SCONTRO FINALE (Aliens) ***
Regia di James Cameron. Con Michael Biehn, Paul Reiser, Sigourney Weaver. < Dopo il successo del primo Alien del 1979, di Ridley Scott, che si guadagnò un Oscar per gli effetti speciali, la Weaver ritorna con il “sequel”, unica sopravvissuta spaziale sempre nei panni del capitano Ripley. Sempre giovane (per forza: venne ibernata) le viene affidato il compito di scoprire perché si sono interrotti i contatti con il pianeta Archeron dove vive una colonia di pionieri dello spazio. Ellen si trova ad affrontare le orribili proliferazioni del mostro al quale era già sfuggita. Ma naturalmente porta eroicamente a termine la missione. < Fantascienza; col.; 132′; USA, 1986. < Golden Globes 1 nom; Oscar 2 pr, 7 nom.


ALIENS VS PREDATOR 2 *
(AVPR: Aliens vs Predator – Requiem)
Regia di Colin Strause, Greg Strause. Con Reiko Aylesworth, Chelah Horsdal, Johnny Lewis. < Collocare mostruose creature nel bel mezzo di una cittadina americana sconvolta nel suo quotidiano. Che cosa spaventa di più? Una minaccia dai profondi abissi dello spazio o quella proveniente dall’angolo dietro casa? La pellicola, pur giocando su questi due livelli, difficilmente riesce a suscitare un senso di paura o ansia. Le figure reali (gli esseri umani) e quelle vicarie (alieni e mostri
predatori) non riescono mai a stabilire tra loro relazioni dotate di senso. Mal riuscito. < Azione; col.; 86′; USA, 2007.


ALIEN 3 ***
Regia di David Fincher. Con Charles Dance, Charles Dutton, Sigourney Weaver. < Il terzo capitolo della saga di Alien è ambientato su Fiorino 161, pianeta lontanissimo della terra dove ci sono numerosi prigionieri che devono scontare una pena. Il sottufficiale Ripley, sempre impersonato dalla Weaver, giunge su Fiorino e dovrà ancora una volta sconfiggere un alieno. Co-prodotto tra gli altri dal regista Walter Hill e dall’attrice protagonista, il film ha un tipo di approccio diverso dai precedenti. È infatti meno tecnologico e più cupo. Particolare anche la scelta di rapare a zero gli attori. Per gli amanti del genere non ci sono problemi. < Fantascienza; col.; 115′; USA, 1992. < Oscar 1 nom.


ALIEN VS. PREDATOR *
Regia di Paul W. S. Anderson. Con Raoul Bova, Ewen Bremner, Agathe De La Boulaye, Tommy Flanagan, Lance Henriksen, Sanaa Lathan, Colin Salmon. < XXI secolo. Una spedizione archeologica raggiunge l’Antartico dove si trovano i resti di un tempio conservati dal ghiaccio. Lì si trovavano creature aliene. Ma un gruppo di cinque giovani Predators stanno raggiungendo la stessa meta per un rituale di iniziazione. Tutto il resto è deja vu. < Fantascienza; col.; 90′; USA, 2004.


PREDATOR ***
Regia di John McTiernan. Con Bill Duke, Arnold Schwarzenegger, Carl Weathers. < Una squadra di commandos americani in missione nella giungla amazzonica è attaccata da un terribile extraterrestre. Sopravvive solo uno dei militari, il più coriaceo, che fortunosamente salda il conto al terrificante “alien”. < Avventura; Col.; 104′; USA, 1987. < Oscar 1 nom.


PREDATOR 2 **
Regia di Stephen Hopkins. Con Maria Conchita Alonso, Ruben Blades, Danny Glover, Kevin Peter Hall. < Chi ha amato il primo episodio cinematografico Predator troverà una bella sorpresa. Per chi invece non l’ha gradito questo può risultare altrettanto fastidioso. Il regista è quello di Nightmare 5, mentre Danny Glover ha fatto coppia con Mel Gibson in Arma letale. Ci troviamo nella Los Angeles del futuro prossimo dove regnano la violenza e la corruzione. La polizia cerca di tenere sotto controllo la situazione ma non sempre ci riesce. Ecco allora Predator in azione che fa piazza pulita dei malviventi. Purtroppo lo fa in maniera non molto ortodossa e la polizia è costretta a dargli la caccia. < Fantastico; Col.; 108′; USA, 1990


PREDATORS *
Regia di Nimrod Antal. Con Alice Braga, Adrien Brody, Laurence Fishburne, Topher Grace, Danny Trejo. < Su un pianeta lontano la razza dei Predator ha creato il suo Colosseo senza pubblico. Raccolgono e ammassano esemplari di altre razze, li gettano nella foresta senza spiegazioni e danno loro la caccia. Quando sul pianeta arriva un gruppo eterogeneo composto da guerriglieri, soldati e mercenari, tutti a modo loro dei predatori nella loro vita terrestre, la faccenda si complica. < Azione; Col.; 106′; USA, 2010.


PROMETHEUS ***
Regia di Ridley Scott. Con Idris Elba, Michael Fassbender, Logan Marshall-Green, Guy Pearce, Noomi Rapace. < Anno 2089. Due scienziati terminano delle ricerche scoprendo che alcuni artefatti di migliaia di anni, ritrovati in diversi punti della Terra, riportano tutti l’immagine di creature giganti a indicare un pianeta. Ricostruito il pianeta e trovati i fondi da un miliardario morente, i due si imbarcano con un equipaggio misto di scienziati e piloti verso quel pianeta per scoprire quel che ritengono essere l’origine della vita sulla Terra. Troveranno i resti di una civiltà aliena e anche ciò che l’ha quasi estinta. Ci sono due anime in Prometheus, la prima è quella visiva (in gran forma) di Ridley Scott, la seconda è quella narrativa di Damon Lindelof, uno degli autori principali di Lost, abile creatore di misteri. Il risultato è un film a misura di serie, nato per avere uno o più sequel, ma non sempre abile nelle rivelazioni e nelle emozioni. Prometheus è anche un film molto semplice, costruito sulla medesima struttura narrativa di Alien. < Fantascienza; Col.; 124′; USA, Gran Bretagna, 2012.