[2020-08] Michael Biehn su “Empire”

L’attesa per la seconda stagione di “The Mandalorian” (2020) si fa spasmodica e anche la rivista specialistica “Empire” comincia a mordere il freno in vista dei tanti grandi attori che saranno presenti almeno nella prima puntata della nuova stagione.

Nel numero di agosto dell’edizione “Australasia” della rivista c’è una bella intervista con Michael Biehn, a cura di Nick de Semlyen: ecco la mia traduzione.


Testato in battaglia

di Nick de Semlyen

da “Empire” (Australasia)
agosto 2020

È andato a braccetto con terminator, alieni, zombie ed Ed Harris,
dando vita ad alcuni degli eroi più fighi del cinema.
Michael Biehn incontra “Empire” per riflettere
su una carriera spesa ad affrontare il pericolo

All’inizio di questa estate Michael Biehn si è rivolto al mondo: «Ascoltate, e cercate di capire», ha gridato, mettendo le mani a megafono. «Questo virus è là fuori. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui, non sente né pietà né rimorso né paura. Niente lo fermerà… finché non rimarremo a casa». Poi esce dall’obiettivo e si prepara ad uscire. «Kyle Reese… I’m out!»

Il video di 28 secondi è stato caricato in quella coscienza digitale skynetiana che è Twitter e i fan chiusi in casa ovunque sono esplosi. «Unisciti alla resistenza!», ha risposto qualcuno, «Ha ancora il tocco», ha detto un altro. Qualcuno ha addirittura messo l’audio sulla scena originale di Terminator.

Lo stesso Biehn, che non frequenta i social, è stato sorpreso dal clamore che ne è seguito. «Non sono bravo con le cose da “star del cinema”», racconta ora ad “Empire”. «Non ho mai avuto un addetto stampa, semplicemente capita che me ne vada in giro con mio figlio e racconto a qualcuno di questa cosa di Terminator e del virus. Mia moglie Jennifer ha detto “Dovresti registrarti e metterti on line“. Ero reticente, ma un sacco di amici e familiari non stavano prendendo sul serio questa cosa del distanziamento sociale, così ho girato il video e l’ho mandato a tutti».

Questo messaggio può aver salvato vite, o no. Ma una cosa è sicura: tutti quelli a cui è arrivato l’hanno visto con molta attenzione. C’è un motivo per cui l’attore è diventato il simbolo della resistenza umana, un Colonial Marine e la persona da ingaggiare per strillare ad Ed Harris in una prigione.

Perché quando Michael Biehn parla, stai maledettamente attento.

Malgrado la formidabile lista di ruoli da duro che ha interpretato nelle ultime quattro decadi, stupisce scoprire che i primi due film dove Biehn appare nei crediti sono commedie leggere che non prevedono alcuna sparatoria. Grease e Coach [in Italia, “L’allenatrice sexy”] sono entrambi film del 1978 e in entrambi Biehn interpreta un liceale che gioca a basket. «Sono in pratica una comparsa superiore [glorified extra]», dice del film più famoso. «L’unica volta in cui mi potete vedere è quando Travolta cerca di impressionare Olivia Newton-John e mi colpisce allo stomaco per prendere la palla. E in un’altra scena in classe, dove Kenickie tira fuori una rana e tutti impazziscono. Sembravo avere 14 anni in quella scena.» [Ne aveva 22. Nota etrusca.]

Il giovane Michael (secondo da sinistra) pronto a sfidare Travolta a basket

Originario dell’Alabama, laureato alla University of Alabama dove ha studiato arte drammatica, Biehn era determinato ad entrare nel cinema. Ha ottenuto un ruolo più grande nella commedia canadese Hog Wild [in Italia, “A tutto gas”], ha perseguitato Lauren Bacall in The Fan [in Italia, “Un’ombra nel buio”] ed è dovuto andare in Gran Bretagna per The Lords of Discipline [in Italia, “Cavalli di razza”], il primo delle sue cinque collaborazioni con Bill Paxton. «Amo davvero l’Inghilterra», dice, «mi piace la cadenza della loro parlata. Il tempo fa schifo, ma la mia battuta preferita sul clima è: “Che differenza c’è fra l’estate e l’inverno in Inghilterra? Che d’estate almeno la pioggia è più calda”.»

Nel 1984 arriva il ruolo che cambia tutto, sebbene all’epoca non sembrasse proprio. In effetti Terminator sembrava più il filmaccio di fantascienza da palinsesto notturno via cavo che l’avrebbe perseguitato a vita. Il regista, James Cameron, era stato licenziato da un film chiamato Piranha II: The Spawning e l’attore protagonista era un austriaco di nome Arnold Schwarzenegger, il che non ispirava molta convinzione. «Ho letto il copione e ho pensato: “potrebbe essere davvero un pessimo film”», ricorda Biehn. «De Niro e Al Pacino, Coppola e Spielberg, quelli erano i tizi con cui volevo lavorare. Ho pensato: “Questa cosa non finirà bene”.»

Una volta iniziate le riprese Biehn a malapena ha potuto interagire con Schwarzenegger («Potrei sbagliare, ma credo che il punto in cui sfonda la finestra e afferra Linda sia l’unico punto del film in cui siamo nella stessa inquadratura»), ma viene subito conquistato dai virtuosismi di Cameron. Sul set la sua prova nei panni del combattente della resistenza Kyle Reese, inviato dal 2029 per proteggere Sarah Connor, è perfettamente calibrata, con Reese inizialmente freddo ed efficiente come un T-800, che poi diventa più umano mentre si innamora di Sarah.

Con Cameron si è creato subito un buon rapporto, a tal punto che Biehn ha potuto fare ciò che pochi attori hanno mai osato: zittire il regista. «Jim non coccola gli attori», dice ridendo Biehn, «e una volta semplicemente gli ho detto: “Va bene, Jim, tutta la troupe sa che tu sai fare il loro lavoro meglio di loro, ma non sai interpretare Kyle Reese, quindi dammi una cazzo di battuta da recitare e andiamo avanti”. E fu tutto lì.»

Il suo film successivo sarebbe diventato un altro classico di Cameron, Aliens, come sa ogni viaggiatore della USS Sulaco Biehn non era nel cast originale. Invece è stato paracadutato ai Pinewood Studios a riprese iniziate per sostituire James Remar nel ruolo del caporale Hicks. Ha ricevuto la telefonata venerdì notte, e lunedì mattina era sul set ad indossare l’armatura già preparata da Remar. (A Biehn non piaceva quel disegno rosso posizionato proprio sopra al cuore, perché sembrava un bersaglio, ma era stato già girato del materiale con quell’armatura e se l’è dovuta tenere.)

«La gente mi dice: “Dio, dev’essere stata dura arrivare all’ultimo secondo e tutto il resto”. Be’, Hicks non ha tutti questi dialoghi, così ho avuto tre mesi per imparare all’incirca venti righe». Come Reese, Hicks è un eroe fantascientifico di cuore e un condottiero, ma Biehn gli ha dato sfumature più positive, rendendolo più solare, meno torturato. «In Terminator, Reese non sorride mai, ad eccezione di una volta in cui si trova nella stanza d’hotel e sa che si farà Sarah. No, sto scherzando. Siamo nella stanza d’hotel, lei gli tira qualcosa e lui ride. Mentre in Aliens Hicks sorride per tutto il tempo. A Jim [Cameron] e Gale [Anne Hurd] piaceva che non recitassi il solito tipo tosto. Hicks sorride ed è sottomesso a Ripley. È stato un gran ruolo, e penso che sia il film migliore di Cameron».

Gli unici istanti di leggerezza di un combattente del futuro

La sua terza collaborazione con il regista è stata nel 1989 con The Abyss, dove interpreta un Navy Seal di nome Coffey che va sotto l’oceano per raggiungere l’equipaggio di una trivella sottomarina, e mentre la pressione sale lui va fuori di testa. Le riprese in South Carolina sono state dure a livelli leggendari, e il film in seguito ha ricevuto giudizi contrastanti. Ma Biehn è indiscutibile nella sua prova da cattivo baffuto, sebbene lui specifichi che si tratta comunque di un bravo soldato estromesso dalla catena di comando. «Ho amato interpretarlo», dice. «Era un Navy Seal prima ancora che tutti sapessero cosa fosse, un Navy Seal. Il suo cognome è una specie di scherzo, Coffey, perché avrei dovuto bere un sacco di caffè.»

Ci sarebbe stata un’altra collaborazione Biehn-Cameron per Terminator 2, ma il veloce ritorno di Reese (come sogno di Sarah nell’ospedale psichiatrico) è stato tagliato dal film e rimane solo nella versione estesa in home video. L’attore ora ammette di esserci rimasto male. «Quando T2 è stato un così grande successo e tutto il resto, mentirei se non dicessi che ero un po’ geloso», racconta. «E ci sono rimasto male quando ad una proiezione speciale hanno messo gli attori di T2 da una parte e gli altri da un’altra: a me è toccata la seconda.»

Kyle e Sarah nella celebre scena tagliata da Terminator 2

I due rimangono amici, poco tempo fa Biehn ha chiesto a Cameron quando farà un’edizione Blu-ray di The Abyss. È rimasto in contatto anche con Schwarzenegger: i due storici nemici temporali diventati amici. «L’ho visto all’incirca sei mesi fa ed è in forma splendida», ricorda Biehn. «Scherzando gli ho chiesto chi fosse il suo chirurgo plastico ed è scoppiato a ridere».

Biehn è divertente, franco e comunicativo: la telefonata di “Empire” con l’attore dura due ore. Ma sullo schermo è spesso ingaggiato in ruoli duri e carismatici. Al telefono invece è senza filtri.


Arrivano gli anni Novanta ed Hollywood non sembra sapere cosa farci di Biehn. Il suo secondo ruolo da Navy Seal è in… be’, Navy Seals, un’esperienza che gli provoca ancora dolore: quel thriller del 1990 è andato velocemente fuori dai binari.

«Sono state le riprese più orribili della mia vita», dice Biehn, senza fare economia di commenti. «Fottutamente orribili. Fottutamente orribili. Mi hanno offerto un sacco di soldi e c’era Charlie Sheen. Avevamo Bill Paxton, Dennis Haysbert e anche Joanne Whalley-Kilmer. C’erano strutture navali grazie ad accordi con la Marina. Voglio dire, avevamo tutto per il film… tranne un regista abbastanza furbo da non lasciare andare tutto in vacca, aggiungendo assurdità su assurdità, e ancora altre assurdità».

Nel ruolo del tenente James Curran, un Seal che ha una storia d’amore con una giornalista di moda, Biehn era autorizzato a rielaborare il suo personaggio, evitando stupidaggini come la scena in cui Sheen, senza alcuna ragione particolare, si butta da un ponte da un’auto in corsa.

«C’è una scena in cui porto Joanne in quella che chiamiamo kill house», ricorda, «e tutti le gridavano intorno. L’ho scritta io quella scena, e tutte le scene che mi riguardavano. Perché quanto era previsto dal copione era semplicemente stupido. Poteva essere un buon film, un altro Top Gun, invece è riuscito solo a metà».

Il suo dolore nasce dal fatto che all’epoca era diventato amico di veri Navy Seal e sentiva su di sé la responsabilità di rappresentarli con dignità su schermo. «Volevo mostrarli per come sono, non come idioti che si buttano dai ponti». Per questo è stato felice di poter riparare a quel torto nel 1996 con The Rock, interpretando il suo terzo ed ultimo Navy Seal, un professionista abbattuto dai soldati rinnegati del generale matto (Ed Harris) nelle fondamenta di Alcatraz. Ogni volta che gli capita di incontrare Michael Bay, a Biehn piace ricordargli di aver recitato nella scena migliore del suo film migliore.

Quando l’attore loda qualche film in cui ha lavorato, sappiamo che è onesto: lui non fa roba da “pubbliche relazioni”. Per esempio non è particolarmente fiero dell’altro film che ha fatto con Nicolas Cage, diretto dal fratello di Cage: «È intitolato qualcosa come “Timeless” [in realtà, Deadfall. Nota del giornalista. (In Italia, quella buffonata de L’ultimo inganno. Nota etrusca)] e dopo aver visto il montaggio provvisorio mi sono sempre riferito al film come “Pointless” [privo di senso].»

La faccia di un bravo ragazzo in un filmaccio assurdo targato Cage

Invece ha solo amore per Tombstone, il western del 1993 in cui non interpreta un poliziotto, un soldato o comunque un autoritario, bensì un pistolero [pistol-twirling, “ruotatore di pistola”], un fuorilegge dal cuore nero chiamato Johnny Ringo. In un cast pieno di pesi massimi – Kurt Russell, Sam Elliot e Charlton Heston – Biehn lascia il segno.

Da sinistra: Biehn, Powers Boothe, Bill Paxton, Kurt Russell e Val Kilmer

«Ci sono voluti vent’anni perché la gente venisse da me a raccontarmi storie di loro con nonni o genitori a guardare insieme Tombstone, gente che l’ha visto trenta volte. Quand’è uscito non c’era nessuno che menzionasse il mio nome nelle recensioni, proprio come Aliens. Ragazzi che sono stati in Iraq o in Afghanistan mi hanno detto che quei film sono stati d’ispirazione per frasi da lanciare sul serio. “Stay Frosty1, “I’m your huckleberry2, “Alright, lunger, let’s do it3… Me l’hanno detto in tanti.»

«Stati molti attenti» «Fantozzi, è lei?»

Non solo i soldati ma anche altri in divisa si identificano con i personaggi di Biehn. «Il pubblico che mi ama è composto principalmente di militari, ufficiali di polizia e procuratori distrettuali», dice Biehn. «Una volta un poliziotto si è aperto la camicia davanti a me e sul suo giubbotto antiproiettile aveva un disegno di Hicks.»


Al di là del testosterone, gli appassionati di Biehn sono diversi e vari, addirittura ha fan bambini.

«Una volta mi sono visto arrivare delle ragazzine di dodici anni con due occhi sbarrati, e mi hanno detto: “Oh mio Dio, ma tu sei Hicks: ti amiamo!” Abbiamo fatto quel film vent’anni prima che i loro genitori si conoscessero!»

E poi ci sono gli appassionati di cinema che adorano le sue prove attoriali, piene di intensità e vulnerabilità. Damien Chazelle ha offerto a Biehn un ruolo nel suo nuovo film Babylon, una parte rifiutata dall’attore perché troppo piccola, con il rischio di venir tagliata via come quella in Terminator 2. Robert Rodriguez l’ha messo in Planet Terror come sceriffo. E Neill Blomkamp l’ha contattato per primo per un ruolo in Humandroid (che fu poi ritrattato e offerto a Sigourney Weaver), prima di calarlo nella nuova sceneggiatura di Aliens che riunirebbe Hicks e Ripley, malgrado il fatto che Alien 3 abbia spazzato via il marine dallo schermo.

Sfortunatamente quel progetto è stato espulso dallo spazio di Hollywood. Biehn ci è rimasto parecchio male. «Ero parecchio eccitato, all’epoca: sembrava un buon progetto. Ma ho avuto parecchie delusioni in carriera. E anche tanta fortuna, visto quanto mi è capitato con Aliens. A volte va bene, a volte va male: è così che va.»

Come Hicks, che ha l’abilità di addormentarsi in una nave che attraversa le nuvole per farsi un riposino prima della battaglia, l’attore sembra a proprio agio nel prendere la carriera come viene, dedicando del tempo alla scrittura (ha collaborato ad un saggio che denuncia come Kubrick trattasse gli attori sul set, e un altro su Tombstone che potete leggere on line). «C’è un sacco di gente che si dà da fare. Non so, da un certo punto di vista mi piace non lavorare», dice scrollando le spalle. «Mi avvicino ad un set e ho una specie di brivido, come a dire: “Grazie a Dio non devo più farlo”.»

Lo stesso si mantiene indaffarato, dirigendo due film (The Blood Bond nel 2010 e The Victim nel 2011), reincontrando Val Kilmer in Streets of Blood (2009) ed anche interpretando il Presidente nell’incredibile 2012. L’avvento del male (2001).

La contentezza di Biehn di far parte di Streets of Blood (2009)

Una telefonata a sorpresa, come quella che quel venerdì notte di tanto tempo fa lo convocava ai Pinewood Studios, può arrivare in qualsiasi momento. E sebbene Biehn non voglia né confermare né commentare, molte voci dicono che sarà presto sullo schermo nella seconda stagione di “The Mandalorian“. Se fosse vero, potete star certi che quando lui parla, Baby Yoda farà meglio ad ascoltare.


Note

1. Da Aliens (1986). Ai demoralizzati Hudson e Vasquez, Hicks dice di capirli, «but stay frosty». I sottotitoli italiani del DVD 1999 traducono erroneamente «ma stati molto attenti», poi corretti nella “Quadrilogy” del 2003 con «ma tenete gli occhi aperti». Il doppiaggio italiano viene reso con «ma sangue freddo, eh?». Quando Homer Simpson si ritroverà a guidare un manipolo di soldati, nell’episodio 18×05 (G.I. D’oh, 12 novembre 2006) della serie animata, nel momento di maggior sconforto gli apparirà una mascotte di cereali che gli dirà «Stay Crunchy» (in italiano, «Restate croccanti!»): mi piace pensare ad una “citazione aliena”. (Torna al testo)

2. Da Tombstone (1993). «Sono qua, fragolino», pronunciata da Doc Holliday (Val Kilmer) come risposta alla provocazione di Johnny Ringo ubriaco: «Nessuno di voi ha il fegato di giocarsi la pelle?». (Torna al testo)

3. Sempre da Tombstone (1993), ma la frase in realtà è «All right, lunger. You go to hell», pronunciata dall’ubriaco Johnny Ringo alla volta di Doc Holliday, resa in italiano con «D’accordo, tisico, ti spedisco all’inferno». (Torna al testo)


 

L.

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Addio, Ron Cobb (1937-2020)

Dan O’Bannon e Ron Cobb nel 1977 – da Memory (2019)

Mentre lunedì 21 settembre 2020 festeggiavamo il compleanno di Stephen King, ci lasciava uno dei più grandi padri dell’universo alieno: Ron Cobb, la cui fantasia e visione del futuro ci ha regalato meraviglie irripetibili.

Cobb è quello che ha disegnato un’astronave per dei ragazzi un po’ matti che volevano fare un compito scolastico a tema fantascientifico, dal titolo Dark Star (1974)…

Quando ti parte la mano e ti scappa fuori un mito

È quello che ha disegnato un “lucertolone del deserto ” per John Milius, che ospita un giorno George Lucas a casa sua e quello gli ruba subito l’idea…

Direttamente dalla scrivania dell’inconsapevole Ron Cobb

È quello chiamato al volo ad integrare alieni e mostri della cantina di Star Wars (1977)…

Bozzetti di Ron Cobb per la scena della cantina

È quello che all’amico Dan O’Bannon ha buttato giù idee visive per un copione a cui stava lavorando, un certo Alien

Disegno di Ron Cobb per il facehugger descritto da O’Bannon
da La storia di Alien (1979)

È quello che scopre solo in seguito di aver “vinto” la gara per la scelta della Nostromo di Alien (1979), come racconta lui stesso

La Nostromo, basata sui disegni di Ron Cobb

Insieme a Syd Mead ha creato i bozzetti per le armi fantastiche di Aliens (1986), tipo il pulse rifle

Tra le meraviglie che Ron Cobb ci ha donato

Per saperne di più, dalla sua viva voce, vi invito alla mia traduzione di una sua intervista del 1979 di Starbust.

Addio, Ron, e grazie per tutto il fantastico.

L.

[Short Film] ZVP: Zatôichi vs Predator (2017)

Zatôichi vs Predator

Grazie a Cassidy de “La Bara Volante” scopro questo delizioso finto trailer di un film che non esiste, creato da Junya Okabe come omaggio a vari generi cinematografici: ZVP: Zatôichi vs Predator.

Il massaggiatore cieco nel suo eterno peregrinare

C’è infatti il massaggiatore cieco e spadaccino Zatôichi, della storica tradizione narrativa del dopoguerra giapponese (di cui ho parlato nel Zinefilo), ci sono cattivi variopinti il cui gusto affonda le radici nel cinema di Hong Kong fuso con il J-Horror degli anni Duemila, infine c’è il cacciatore spaziale, caduto nel Giappone medievale giusto in tempo per aprire la stagione di caccia.

Un po’ bassino, come Predator, ma efficace

Ad affrontarlo c’è solo lo spadaccino cieco… con una spada laser!

La Forza è potente, in Zatôichi

Un cortometraggio in cui purtroppo il grande assente è proprio il Predator, visto che arriva solo alla fine senza fare niente: l’interesse dell’autore è tutto per i pittoreschi nemici folli, veri protagonista del cortometraggio. Rimane comunque una grande chicca.

L.

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[2020-09] Predator saldaPress 23

Cover di Paul Lee

Ventitreesimo numero (12 settembre 2020) della testata “Predator“, compagna di “Aliens”.

La testata (che cambia di nuovo intestazione così da far impazzire gli edicolanti) inizia a presentare le storie con cui la Dark Horse approfondiva la trama del film Predators (2010) di Nimród Antal, scrivendone prequelnovelizationsequel. Peccato che l’ottima operazione non abbia dato frutti, e peccato che non sia stata adottata anche per gli altri film alieni del Duemila.

Ecco dunque Vita da predatore, cioè la versione italiana – curata come sempre da Andrea Toscani – di Predators: A Predatory Life (giugno 2010) di David Lapham ai testi e Gabriel Guzman ai disegni. Ci viene raccontata un’avventura passata di quel bonaccione di Royce che nel film Adrien Brody fa di tutto per far sembrare un duro.

Si passa poi alla prima parte di Welcome to the Jungle (giugno 2010), titolo che rimane anche in italiano, scritta da Marc Andreyko e disegnata da Guilherme Balbi, che ci racconta di una precedente stagione di caccia sul pianeta dei Predator, con un gruppo di soldati che cade sul pianeta e deve impegnarsi in azioni decisamente più interessanti di quelle viste nel film.

La curiosità è che il protagonista di questa seconda storia lo conoscevamo già: lo vediamo cadavere nel film di Antal!

L.

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[2020-09] Aliens saldaPress 40

Cover di Duncan Fegredo

Quarantesimo numero (12 settembre 2020) della collana mensile della saldaPress, con le traduzioni di Andrea Toscani.

Seconda ed ultima parte di Aliens: Stronghold (maggio 1994) del decano John Arcudi, con i disegni di Doug Mahnke: per l’occasione viene ribattezzata Aliens: Fortezza.

L.

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L.

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[2020-09] NECA Predator 2 – Ultimate Armored Lost

Continuano i festeggiamenti NECA per il trentesimo anniversario del film Predator 2 (1990), per cui ha deciso di presentare tutte le creature viste a fine film – che i fan chiamano Lost Tribe Predator – in versione “Ultimate”.

Trent’anni dopo la sua uscita, NECA festeggia l’anniversario di Predator 2 con il ritorno di ognuno degli appartenenti alla tribù perduta in versione definitiva. The Armored Lost Predator è stato aggiornato con un corpo tutto nuovo, dotato di articolazioni, mani intercambiabili, due teste – una delle quali dotata di maschera con tanto di LED rosso funzionante. Fra gli altri accessori ci sono una spada e uno shuriken.

Ecco le splendide foto presentate dal sito ufficiale.

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Citazioni aliene. Stargate SGU (2009)

La serie “Stargate Atlantis” amava citare spesso film famosi, compreso Alien, ma la successiva splendida “Stargate Universe (SGU)” è salita di livello, visto che l’universo alieno è fuso nel suo DNA.

— Fa caldo, eh? (Gettin’ hot, huh?)
— Sì, ma è un caldo secco. (Yeah, but it’s a dry heat)
(SGU 2×12)

— Caldo d’inferno, qui (Hot as hell in here).
— Sì, però è un caldo asciutto (Yeah, man, but it’s a dry heat).
(Hudson, Aliens)

Tra citazioni di Aliens (1986) come questa ed anticipazioni di Prometheus (2012) come questa, la serie non può che migliorare nel mio giudizio, malgrado una seconda stagione purtroppo non all’altezza della prima.

Davanti ad un uovo alieno… bisogna proprio metterci la faccia!

L’episodio 1×08 (13 novembre 2009) – sceneggiato da quel Robert C. Cooper che è anche co-creatore della serie oltre che colonna portante di tutto l’universo Stargate – è quello più “alieno” di tutti. L’equipaggio della Destiny finalmente riesce ad atterrare su un pianeta, tramite lo Stargate, sperando di trovare un po’ di rifornimenti: appena trovato un “qualcosa” che sembra decisamente un uovo alieno aperto, il dottor Rush (Robert Carlyle) non può fare a meno di… infilarci la faccia dentro! Giustamente Eli (David Blue) lo rimprovera:

«Ehi, attenzione! Che sta facendo? Non ha visto Alien

Malgrado tutti continuino a citare il film di Scott, in realtà l’universo alieno nasce dal film di Cameron. Infatti i nostri protagonisti si ritrovano su un pianeta infestato di alieni che agiscono di notte…

Escono allo scoperto di notte (They only come out at night).
(SGU 1×08)

Per lo più vengono di notte (They mostly come at night).
(Aliens)

Specifico che quanto scriverò non rovina alcuna sorpresa, vista la soluzione adottata dagli autori per “risolvere” la situazione, comunque ad un certo punto vediamo Chloe (Elyse Levesque) infettata da uno degli alieni crollare a terra, e la sua schiena si squarcia… facendo uscire un esserino tentacolare simile ad un calamaro.

Si vede male, ma è una doppia anticipazione di futuri film di Ridley Scott

Così con una scena sola si anticipa sia Prometheus (2012), visto che dal ventre della Shaw fuoriuscirà un essere identico a quello visto qui…

Il Trilobite nato dalla pancia di mamma Shaw

… sia Covenant (2017), con il “parto” dalla schiena.

L’Alien sbagliato che fuoriesce di schiena

Filotto! E qualcuno della squadra della Scott Free Productions prende appunti…

L.

– Ultime citazioni:

Stargate Alien: Palle volanti! (2009)

A circa mezz’ora dall’inizio di Prometheus (2012) di Ridley Scott finalmente entriamo nella piramide aliena, nata dalla passione esoterica di O’Bannon del 1976 e disegnata riciclando il Castello degli Arkonnen di H.R. Giger, nato per l’abortito Dune del 1975. Insomma, vecchiume riciclato e pitturato da novità.

È ora di tirare fuori le palle!

Poi una novità, o supposta tale. (E quando una verità è supposta, si sa già dove andrà a finire.) Invece di andare in giro a casaccio per una struttura aliena, si prende la saggia decisione di inviare prima una sonda a mapparla: quel simpaticone di Fifield (Sean Harris), che già ad inizio film non vediamo l’ora che muoia male per quanto è gradevole come personaggio, tira fuori dalla sua borsa delle sfere… e le libra in aria.

In effetti ogni volta che Fifield è in scena, le palle girano!

Le due sfere cominciano a volare – non si sa come – e percorrendo i vari corridoi li scansionano ed inviano i dati alla Prometheus, così che il computer di bordo li elabori e sul tavolo di lavoro crei man mano l’ologramma della piramide. Gran bella idea, chi l’ha avuta? Che domande…

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Citazioni aliene. Stargate Atlantis (2007)

Neanche ad Atlantide possono sentirti urlare

Non esiste angolo di universo in cui qualcuno non stia citando Alien (1979), e lo dimostra l’episodio 4×04 (19 ottobre 2007) della serie TV “Stargate Atlantis“, figlia della celebre “Stargate”.
L’episodio è sceneggiato da Robert C. Cooper, uno dei padri fondatori dell’intero universo narrativo nato dal film di Roland Emmerich, e sebbene la serie sia targata MGM è impossibile non citare l’alieno Fox.

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