[1993-12] Aliens: Genocide

Cover di Dave Dorman

Finalmente ho avuto l’occasione, grazie alla ristampa digitale, di leggere questo storico Aliens: Genocide (dicembre 1993) di David Bischoff, novelization del fumetto omonimo (1991) di Mike Richardson e John Arcudi, che ho sempre amato, sin da quando l’ho letto all’epoca della sua uscita. (Grazie, ovviamente, ad un fumettaro che importava Alien Comics dall’America.)

Well, I guess those bugs aren’t the only specialists in genocide.

Il romanzo (ovviamente sconosciuto all’Italia) è stato presentato in eBook il 28 giugno 2016 dalla Titan Books, all’interno del volume antologico Aliens Omnibus: Volume Two.


La storia

Cover di Dave Dorman

L’autore ci presenta il “mondo natale” degli alieni, il quarto dei dieci pianeti orbitanti intorni ad Achilles Two, un pianeta di classe M – con elevata attività sismica – che i Colonial Marines l’hanno battezzato Hiveworld, “Mondo nido”. Il suo nome ufficiale è G-435 e non si sa perché non venga usata la consueta numerazione con “LV”.
Al loro passaggio gli USCM si sono portati via una Regina e questo ha sballato l’equilibrio ecologico del pianeta, dando vita ad un fenomeno di deriva genetica: nascono nuove regine pretendenti al trono, che guidano una nuova razza di xenomorfi. Una razza rossa.

Siamo nel diciottesimo anno dopo gli eventi di Aliens: Female War (1993), ma solo qui è specificata questa data: nel fumetto originale non ci sono riferimenti cronologici, che evidentemente sono nati quando la casa editrice ha dato vita alla saga narrativa. (Mi sento di lodare l’iniziativa!)
C’è un nido alieno ad Hollywood and Vine, celebre incrocio di Los Angeles dove si trova la Walk of Fame. E quando devi ripulire una zona dagli alieni, ecco la filastrocca:

Who ya goin’ to call?
Bug Busters!

Con questa deliziosa citazione del tema di Ghostbusters (1984) entra in scena il capitano Alexandra “Koz” Kozlowski, a capo di un’unità speciale di ammazza-alieni e felicissima di esserlo. 69° plotone AOE: Alien Occupation Eradication. I soldati più cazzuti in circolazione.
Questo non vuol dire che non abbiano paura, ogni volta che entrano in un nido: la paura fa sempre parte del gioco.

Ormai però l’azione dei militari ha perso smalto agli occhi dell’opinione pubblica, i nidi alieni sono sempre meno e ci si torna a chiedere: perché dare tanti soldi all’esercito?
I generali di Quantico decidono di usare altri sistemi per potenziare i propri uomini: per esempio un uso massiccio di Xeno-Zip, la droga sintetizzata dalla pappa reale aliena. Due o tre pillole di quella che in gergo è chiamata Fire e un semplice soldato si trasforma in un superuomo con superforza.

Questo interesse militare per la droga è una manna per il ricco David Grant, affarista che ha svoltato con la ricostruzione del dopo-guerra-aliena ma soprattutto grazie alla sua Neo-Pharm: unica produttrice della Xeno-Zip.
In realtà il riccone ha passato più tempo a godersi (e sperperare) i suoi soldi che a guadagnarne di nuovi, così ora ha i creditori alla porta e per prendersi una pausa decide di partecipare in prima persona alla missione dell’esercito con l’obiettivo di procurarsi nuova pappa reale. I suoi soldi gli permettono un posto a bordo della Razzia, ma sarà più difficile gestire la tostissima Koz, sua diretta superiore sulla nave.

Il Mondo-Nido era stato già esplorato, prima. È vero, c’erano state vittime, ma c’erano stati anche sopravvissuti. Aveva studiato i loro rapporti. Wilks, Billi comesichiama. Brutta storia, ma appassionante.

Così l’autore paga il debito citazionistico all’universo espanso che all’epoca la Bantam stava creando, uniformando le trame dei vari fumetti Dark Horse: Willks e Billie, per chi non lo sapesse, sono Hicks e Newt.

Due razze aliene in lotta

Per evitare un eccessivo allungamento dello scontro fra umani ed alieni, che prende gran parte del fumetto, l’autore preferisce approfondire la parte iniziale approfondendo la psicologia dei personaggi, prima di buttarli nell’Hiveworld a contatto con gli alieni. Ne risulta una storia più equilibrata dal punto di vista “umano” anche se con minore azione rispetto all’originale.

Una lettura gustosa e la prova che bravi autori sanno rendere una semplice novelization un romanzo a sé stante, ricco e pieno.

L.

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