[1992-06] Predator 2 su “Game Zone” 8

Il numero 8 (giugno 1992) della rivista specialistica britannica “Game Zone” presenta, nella rubrica “In the Pipeline”, un’anteprima del videogioco Predator 2 che la Acclaim ha annunciato in uscita per il successivo novembre.

L’articolo, frizzante se non addirittura dissacrante, non ha firma ma ci sono degli inserti dell’editore della rivista, quindi Paul Larkin. Trattandosi di un’anteprima, la parte dedicata al gioco è minore rispetto all’inevitabile racconto dei problemi produttivi, raccontati con un gusto decisamente… british!

Non ho trovato alcun credito per l’immagine di copertina, un’illustrazione palesemente tratta (leggi: “rubata”) da quella di Chris Warner per il quarto numero del fumetto Big Game (Dark Horse Comics 1991).

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Citazioni aliene: Zona X 38 (1998)

Grazie all’amica Vasquez scopro questo numero 38 (agosto 1998) di una testata d’altri tempi: “Zona X” (Sergio Bonelli Editore), “figlia” del buon vecchio zio Martin Mystère e così d’annata da non aver avuto neanche un piccolo spazio nel sito ufficiale Bonelli.

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[1995] ALIEN 3 (VHS DeAgostini)

Visto che ogni venerdì sto raccontando La storia di Alien 3, un ascensore per l’inferno, mi pare giusto ampliare la schedatura delle edizioni in video del relativo film di David Fincher.

Dal novembre 1993 e fino ad almeno il 1995 (stando alle date riportate sul retro delle copertine) la DeAgostini ha portato in edicola almeno una quarantina di videocassette che riproponevano grandi titoli dell’orrore, tutti (o quasi) di grandi case: una collana dal titolo “Il grande cinema del terrore” che ha iniziato l’attività proprio con Alien (1979), come già raccontato.

Ho avuto il piacere e l’onore di vedere con i miei occhi la collana ogni mese in edicola, ma purtroppo non avevo spazio in casa per le varie uscite, senza parlare dei soldi che sarebbero serviti.

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[1995-10] Wes Craven’s Mind Ripper


Vogliamo continuare i festeggiamenti agostini per il compleanno di Wes Craven? Ma sì, dài, e per l’occasione ripesco una chicca a me ignota fino all’altro giorno: leggendo su “Cinefantastique” un articolo su Darkman 3 scopro che qualche pagina prima c’era la presentazione del nuovo film di Wes Craven. Ma che roba è? Ah, no, non quel Craven, ma suo figlio.

Mi rivolgo a voi, talentuosi autori in una qualche arte di spettacolo e intrattenimento: quando i vostri figli dimostrano di voler seguire le vostre orme, scacciateli via con un giornale arrotolato, perché è davvero raro che i figli degli artisti siano artisti a loro volta. Wes Craven avrebbe dovuto seguire questo consiglio.

Krug (David Hess) è un infame, e per far capire quanto è infame all’inizio de L’ultima casa a sinistra (1972) il regista e sceneggiatore Wes Craven ce lo mostra per strada a far scoppiare il palloncino di un ragazzino con il proprio sigaro acceso. Ma quanto è infame Krug!
Quel ragazzino col pallone scoppiato è Jonathan Craven, figlio settenne di Wes che inizia insieme al padre la carriera cinematografica.

Il debutto cinematografico di Craven junior

Il ragazzo cresce con i giusti valori cinematografici e aiuta il padre in varie funzioni in tutti i suoi film, finché con l’inizio degli anni Novanta cominciano ad arrivare occasioni più concrete, anche se purtroppo tutte senza futuro. Oggi sappiamo che Jonathan non andrà da nessuna parte, ma nei primi Novanta ha ancora la speranza di seguire le orme paterne.

Al celebre Alan Jones, che lo intervista per “Cinefantastique” (ottobre 1995), Jonathan racconta che tutto è iniziato quando Peter Locke – amico di suo padre nonché produttore dei primi due Le colline hanno gli occhi (1977 e 1984) – si dichiara interessato a produrre un lavoro del giovane Craven.

«Gli passai un progetto su una famiglia normale costretta in una situazione molto difficile, dove dovranno affrontare una creatura che fa cose terribili ma contro la propria volontà. Peter disse che, visto il soggetto simile, avrebbe potuto venderlo come Le colline hanno gli occhi 3

Il saggista Brian J. Robb nel suo Screams & Nightmares (1998) racconta la storia in modo un po’ diverso, usando le dichiarazioni di Wes Craven.

Questi infatti sin dall’uscita del secondo Le colline… sentiva una sorta di debito con i fan e prima o poi avrebbe voluto girare un terzo titolo, ambientandolo su un altro pianeta: la famigliola di turno stavolta si sarebbe imbattuta in esseri mostruosi nati da esperimenti andati fuori controllo. A un certo punto, quale che sia stata la spinta, Wes decide di passare al figlio questo soggetto in modo che lo trasformi nel proprio film d’esordio.
Ecco che così anni dopo, alla richiesta del produttore Locke, Jonathan aveva già pronto in tasca un soggetto, adattato sì da lui ma in realtà nato dal padre.

Ottenuto da Locke un budget di cinque milioni di dollari, che non sono pochi per un filmaccio del genere, Jonathan e Phil Mittleman si mettono a scrivere la sceneggiatura e poi si va tutti a girare nell’economica Bulgaria nel settembre 1994 – mentre papone Wes è occupato con le riprese di Vampiro a Brooklyn – con il titolo di lavorazione The Outpost e la regia di tal Joe Gayton.

I colpevoli del misfatto!

Parte delle riprese si sono svolte in un “centro atomico”, dove cioè i bulgari gestiscono particelle radioattive, e dove il regista girava sempre con a fianco un dottore e un contatore Geiger. «Dopo due giorni ero pronto a mollare», rivela il regista a “Cinefantastique”, sopraffatto dalla difficoltà di una troupe internazionale con tutto il lavoro di traduzione che comportava. «Poi però l’entusiasmo, l’orgoglio e l’energia si sono fatti sentire ed è iniziato a venir fuori del buon materiale». Se con “buon materiale” Gayton intendeva “spazzatura dozzinale”, allora concordo: è uscito fuori davvero del gran bel materiale.

Stando al citato Screams & Nightmares, Wes avrebbe fatto i complimenti al figlio per questo suo esordio:

«È venuto fuori abbastanza bene per essere un primo film, a basso budget e girato in un posto infernale. Andiamo, ha reso la Bulgaria simile agli Stati Uniti!»

Visto che il 70% del film si svolge in stanze buie e il resto in una cava desertica, in cosa sarebbe questo “simile agli Stati Uniti”? Nel senso che il giovane Craven ha fatto il solito filmaccio horror da due soldi inguardabile, tipico della serie Z americana? Allora sì, sono d’accordo.

dal saggio Scream & Nightmares (1988)

L’esordio in patria avviene nell’ottobre 1995 quando, mi spiega Robb nel suo citato saggio, questo film va in onda su HBO, all’epoca già un canale di alto profilo, che non meritava un prodotto del genere. Subito dopo, spiega sempre Robb, il film viene distribuito in VHS solo all’estero: dubito che si sia mai parlato di questo Mind Ripper nelle cene di famiglia a casa Craven.
Non ho trovato tracce di distribuzione italiana, ma nel caso fatemi sapere.

Il film di cui non si parla mai a casa Craven

“Cinefantastique” dice che Jonathan Crave aveva conosciuto Lance Henriksen all’epoca de La Casa 7 (1989), ma forse perché passava di lì mentre giravano il film perché il giovane Craven non risulta legato in alcun modo a quella produzione. Comunque pare che Lance sia stato ben felice di partecipare a Mind Ripper, sebbene non sono note occasioni in cui uno dei più prolifici attori della storia del cinema abbia rifiutato dei ruoli.

Un film con Craven? Arrivo subito! Ah… è il figlio? Va be’, vengo uguale

Qui Lance interpreta il dottor Jim Stockton, che all’inizio vediamo agire sul campo e dopo un attimo lo vediamo a casa sua che cerca di recuperare i contatti personali con i propri figli. La moglie o è morta o se ne è andata, e ora l’uomo deve recuperare anni di assenza e conquistare la fiducia dei figli che… Oh, aspetta, aspetta, ma il film non si apre con lui che inietta un virus misterioso in un uomo mezzo morto? Che c’entra ’sta menata del padre assente?
A spiegarci tutto arriva il primo piano del figlio del dottor Stockton, chiaramente creato in laboratorio e non partorito: non può essere “naturale” un ragazzo con la faccia del giovane Giovanni Ribisi.

Incredibile, un eterno giovane come Ribisi è stato più giovane!

Con una sceneggiatura demenziale che alterna totale vuotezza a una complessità inutilmente arzigogolata, solamente a metà film si capisce il rapporto fra i personaggi. Il dottor Stockton ha mollato il progetto perché non credeva più nei suoi valori, e ha lasciato sul campo i suoi colleghi, uno più infame dell’altro: Alex Hunter (John Diehl), Joanne (Claire Stansfield) e altra gente inutile di cui ci frega poco, visto che tanto muoiono tutti.

Due volti noti e, al centro, una comparsa: secondo voi, chi morirà per primo?

Ufficialmente in questo impianto segreto nel mezzo del deserto la Gentec sta studiando un virus che potenzia al massimo il corpo umano così da creare i soliti super soldati, ma lo sappiamo tutti che se funziona lo venderanno al miglior offerente, per questo l’ideatore del virus, Stockton appunto, si è schifato della situazione e se ne è tornato a casa, lasciando quei beoti dei colleghi a fare danni. Infatti l’uomo a cui iniettano il virus ad inizio film dopo sei mesi si sveglia ed è il Super Soldato Che Ti Apre In Due, una macchina di morte immortale che distruggerà il mondo.

Non posso credere che ’sta bojata nasca dalle mani di Craven padre, il cui soggetto credo fosse un po’ più complesso e raffinato del filmaccio dozzinale scritto dal figlio, che si limita a raccontare la storia di un mostro che si aggira per i corridoi bui di un edificio bulgaro.

A questo punto Jonathan dal basso della serie Z in cui sta grufolando con un colpo di reni schizza in alto. Perché a sorpresa e probabilmente all’insaputa del padre… crea la più impressionante sequenza di scopiazzi alieni e anticipazioni di sempre!

Mind Ripper non è altro che una fan fiction aliena che ripercorre tutti i film della saga, citandone i passaggi più caratteristici, e addirittura anticipando il quarto film, di là da venire.

Equa distribuzione delle armi: due con le siringhe e uno col fucile!

Voi potrete dirmi che percorrere lunghi corridoi armati solo di bastoni per stanare un mostro potrebbe essere una citazione da Alien (1979) solo se i nostri eroi avessero delle punte elettriche montate su quei bastoni, non siringhe di calmante come in questo caso, ma vi informo che i nostri sono armati di un rilevatore di movimento che fa ping come in Aliens (1986)…

«Stay frosty, marines» (cit.)

… e il mostro corre per i condotti d’areazione, gridando, come in ogni film alieno.

Ci sono SEMPRE condotti d’areazione…

E quando il rilevatore di posizione ci dice che siamo davanti al mostro ma il mostro non c’è… be’, lo sapete come funziona: vi armate di torcia e date un occhiata sul soffitto, come insegna Hicks.

Mai guardare sul soffitto, se non volete brutte sorprese

Intanto dopo stupide trovate di una stupida sceneggiatura, che ogni Natale Wes legge ad alta voce per umiliare il figlio, Lance Henriksen arriva e capisce subito che qui ci sono citazioni aliene in corso come se non ci fosse un domani, quindi lui è nel suo elemento naturale.

Oh, state citando Aliens e non mi aspettate?

L’ex modella Claire Stansfield fa di tutto per interpretare la Ripley dei poveri, e in effetti in questa cialtronata è l’unico personaggio con un minimo di senso e capace di qualcosa, al contrario degli inetti che la circondano.

Nella Z profonda nessuno può sentirti fare Ripley

Intanto il mostro invincibile per motivi noti solo alla mente bacata del giovane Jonathan Craven inizia a imbozzolare le sue vittime usando cavi elettrici. Ma perché? Che cacchio vuol dire? Ovvio: è per citare i bozzoli alieni.

Noooo, pure i bozzoli alieni noooooo!

Non vi basta? E allora il mostro nella sua mutazione sviluppa… una seconda lingua!

Xenomorfologia, portami via!

È chiaro che il super soldato stia mutando in qualcosa che non ha più nulla di umano, cioè… Marlon Brando in Apocalypse Now (1979)!

«This is the end. My only friend, the end» (cit.)

Come lo fermi un super soldato mutato che si aggira in una enorme struttura fatta di corridoi? Che razza di domande, ma che non l’avete visto Alien 3 (1992)? Si ricopia scena per scena il finale di quel film, con tanto di corse nei corridoi, chiusura di porte, non sempre azzeccate e non sempre in tempo, mentre il Super Soldato guarda caso si accuccia come il dog alien di quel film.

«Who let the alien dogs out?» (semi-cit.)

E se non vi basta, siòri e siòri, abbiamo anche le docce che dovrebbero uccidere l’alieno: non ci manca niente!

Che sia gassosa o liquida, la trovata finale è la stessa

Ma Jonathan Craven non si ferma, vuole lasciare il segno nella storia della citazione aliena, e così va oltre… oltre il tempo! D’un tratto il dottor Hunter e la nuova creatura mettono in scena identica la sequenza del dottor Gediman e la nuova creatura in Alien, la clonazione… con la piccola differenza che quel film uscirà solo due anni dopo. Jonathan Craven, l’uomo che vedeva le citazioni aliene future.

Vedo le citazioni aliene future!

Una volta che i superstiti partono in volo, ricreando identico il finale di Aliens (1987), Lance Henriksen sta per ripetere «Not bad for a human» quando arriva una telefonata di papà Wes: «Oh, e mo’ basta! Queste non sono citazioni, sono plagi!» Solo così mi spiego il fatto che invece l’attore dica «Ehi, good flyer», ma è chiaro che intenda la storica frase aliena.

Non male, per un figlio di Craven

Se visto come film horror, Mind Ripper è una robaccia indegna, con personaggi che si dicono l’un l’altro “Rimani qui!” e nessuno rimane mai lì, con ragazzi che fanno cose oltre ogni definizione di stupidità, con gente che passa ore a girare per corridoi bui con il mostro che grida in continuazione: ma che c’hanno i mostri da gridare?

Se visto invece come fan fiction che copia le scene migliori dai film alieni allora è un capolavoro, avvalendosi peraltro della presenza di Bishop in persona.

Se siete persone di talento, impedite ai vostri figli di seguire le vostre orme: meglio disoccupati che vostri emuli in peggio. Per fortuna Jonathan Craven non ha avuto più modo di fare danni, tranne sceneggiare Le colline hanno gli occhi 2 (2007). Mi piace pensare che a fermarlo sia stato Freddy Krueger, segretamente ingaggiato in sogno da Wes Craven per impedire che il proprio nome finisse troppo in basso.

Se come autore non vale molto, Jonathan Craven è comunque uno di noi, ha tanto sangue acido nel cuore, e nel deserto bulgaro… tutti possono sentirti citare Alien.

Grande figlio di Wes Craven,
ma che amico per me:
uno che ruba da tutti gli “Alien”,
se deve fare un film per te.
(semi-cit.)

L.

P.S.
E ora, tutti da Cassidy per lo Speciale Craven Road.

– Ultimi “film alieni”:

  • [2022-01] Project Gemini - La fantascienza russa scende di livello, ma almeno copia sempre da Alien: bene così!
  • [1995-10] Wes Craven’s Mind Ripper - Il figlio di Wes Craven scrive un'immane porcata ma la riempie di citazioni aliene da applauso!
  • [2022-08] Prey – Predator vs Metaphor - Su Disney+ arriva il film per ragazzine con Predator contro Metaphor: chiunque vinca, noi perdiamo.
  • [1992-04] FernGully – 30 anni del VERO Avatar! - È il momento di festeggiare il film che James Cameron ha fuso con Aliens per il suo successo del 2009.
  • [1980-04] Alien 2 sulla Terra - Sono contento che Ciro si sia sparato tutti i soldi dei fantomatici "Vinzi & Pane" ma a me non ha pagato nessuno per vedere ’sta bojata inutile.
  • [2009] Screamers 2 - Una deliziosa operazione di "scopiazzo alieno": soldati spaziali entrano in una colonia abbandonata ignari del pericolo che si annida nei recessi più bui, e vai con le citazioni aliene senza freni.
  • [1980-07] Contamination - Un film che mette paura per la sua inconsistenza, seguito da un romanzo-novelization che neanche il suo autore ricorda.
  • [2021] Alien Predator Invasion (6 film) - Come può un povero collezionista pazzo, con tanta bava aliena nel cuore, a non comprare subito su Amazon questo cofanetto tedesco contenente sei scopiazzi alieni, per 500 minuti di Z pura?
  • [1981] Il terrore viene dal passato - Un film che scopiazza Alien (1979) e in cui la Ripley di turno... in Italia è doppiata dalla stessa Ada Maria Serra Zanetti di Sigourney Weaver. Come può il cuore di un fan non esplodere come quello del Grinch?
  • [2013] Alien War (Stranded) - L'incredibile film che scopiazzando Alien 4 riesce a dare ispirazione al successivo LIFE, segno che le scopiazzate aliene regnano nella fantascienza.
    Christian Slater gestisce la base lunare quando da un meteorite arriva una forma aliena che copia Alien, Predator e gli ultracorpi baccelloni! Divertimento assicurato.

[1996-01] James Cameron su “Starlog” 222

Oggi, 16 agosto 2022, compie 68 primavere James Cameron, uno dei grandi maestri del cinema finché purtroppo non si è perso, ad inseguire relitti e omini blu.

Come ho fatto per Wes Craven, anche in questo caso volevo tradurre un’intervista di Cameron ma non è stato affatto facile: ho dovuto navigare fra la bava giornalistica versata in occasione di Titanic fino ad arrivare in periodi in cui Cameron non era Dio ma un semplice genio del cinema fantastico: l’ultimo suo vero lavoro in questo campo è stato Strange Days (1995), quindi traduco un’intervista intrigante relativa a quel film, che Jim ha creato interamente per poi affidarlo alla fenomenale ex moglie.

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Citazioni aliene: Panoramica “blanda”

Da più di un anno l’amico Moreno del blog “Storie da Birreria” mi segnala citazioni aliene da videogiochi e io non trovo mai il momento di presentarle: è arrivato il momento di evadere quelle pratiche.

Ecco una piccola panoramica su alcune citazioni aliene “blande” da videogiochi.

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Citazioni aliene. TMNT: Turtles in Time (1991)

Da più di un anno l’amico Moreno del blog “Storie da Birreria” mi segnala citazioni aliene da videogiochi e io non trovo mai il momento di presentarle: è arrivato il momento di evadere quelle pratiche.

Uno dei nemici delle fogne presenti nel videogioco “Teenage Mutant Ninja Turtles: Turtles in Time” (タートルズ イン タイム, Konami 1991) assomiglia decisamente ad uno xenomorfo.

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[1990-12] Predator 2 su “Starlog” n. 161

Traduco questo ricco speciale della rivista specialistica “Starlog” (n. 161, dicembre 1990) dedicato all’uscita in patria del film Predator 2, con interviste a regista e sceneggiatori.

Da notare la bravura con cui i fratelli Jim e John Thomas spacciano per proprie idee rubate notoriamente al fumetto Predator: Heat, in seguito Predator: Concrete Jungle (1989) di Mark Verheiden, ma in fondo spacciano per realizzati dei loro progetti puramente ipotetici, che infatti non sono mai giunti a termine.

Infine è da notare come il regista abbia cercato di mettere a tacere le voci sul finale del film, in cui sarebbero apparsi parecchi Predator insieme – come appunto succede nel fumetto, ricopiato scena per scena dal film – e giura e spergiura che nel film c’è un solo Predator, come nel precedente del 1987.

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Citazioni aliene. Darkman (1990)

Per l’iniziativa Notte Horror 2022 (ecco il bannerone con gli appuntamenti) ho finalmente iniziato la Trilogia di Darkman, che sognavo da anni.
Ora, se Darkman (1990) fosse stato di qualsiasi altro autore non avrei creato questo post, ma Sam Raimi è uno di noi, uno che ama così tanto il cinema di genere che non può fare a meno di giocarci, è uno che ha infilato un numero della rivista “Fangoria” e un fumetto di Alien nell’auto di Ash: non credo che gli siano scappate due citazioni aliene per errore…

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[1992-04] FernGully – 30 anni del VERO Avatar!

Sul numero di luglio della rivista di cinema britannica “Empire” (n. 403) ho trovato l’annuncio che questo dicembre 2022 dall’Isola del Dottor Cameron, dove Jim vive dominando i suoi omini blu digitali, arriva Avatar: The Way of Water, una vecchiata con cui Cameron conferma di essere come Paul McCartney: in realtà è morto decenni fa ed è stato sostituito da un sosia.
Stavolta invece di svolazzare fra gli alberi i nostri eroi Jake (Sam Worthington) e Neytiri (Zoe Saldana) andranno per mare, così che Cameron possa giocare con i suoi sottomarini.

In attesa di questa roba imbarazzante, che mi fa vergogna associare a quello che negli anni Ottanta era un maestro di cinema, ne approfitto per rispolverare un fortuito ritrovamento in un mercatino: il DVD di un film d’animazione che Cameron conosce bene, molto bene, visto che la rifatto identico per il suo Avatar (2009).
Mi sono sempre chiesto come mai i produttori di questo film animato non si siano mai lamentati di essere stati plagiati così smaccatamente, poi giro il DVD e leggo il marchio Fox: ah, ho capito, è tutta una grande famiglia.

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