[1994-03] Aliens vs Predator: Prey

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A fine novembre sul lettore Kindle del mio smartphone è “apparso” The Complete Aliens vs Predator Omnibus, che ho comprato in pre-vendita la settimana precedente: la Titan Books ha finalmente ristampato in eBook la trilogia di romanzi con cui negli anni Novanta la Bantam Books ha ampliato l’universo dei Predator, che in questi romanzi vengono battezzati Yautja, strano nome ancora in uso da fan che spesso non ne hanno ben chiara la provenienza.
In realtà chiamare “trilogia” questi romanzi è improprio, visto che sono stati scritti in tempi diversi e in condizioni diverse, ma uno sguardo d’insieme lo darò quando stilerò la biografia del personaggio principale di Machiko Noguchi.

Cover di Nelson DeCastro

Cover di Nelson DeCastro

Ho iniziato dunque la lettura del primo titolo, Aliens vs Predator: Prey (maggio 1994), scritto dal celebre “novellatore” Steve Perry insieme alla figlia Stephani (meglio nota come S.D. Perry), e scopro subito qualcosa che non sembra essere chiara a molti fan.
Il romanzo infatti è la semplice novelization di uno dei più innovativi e geniali fumetti Dark Horse: Aliens vs Predator (1990), che sin da subito venne preso in considerazione per il cinema – con la regia di Roland Emmerich! – ma poi si è dovuto aspettare il 2004 per qualcosa che gli assomigliasse vagamente. (Mooooolto vagamente.)

Il mistero dei Perry

S.D. Perry

S.D. Perry

Si fa sempre più forte la mia convinzione che malgrado la doppia firma in copertina questo romanzo, come i precedenti, sia stato scritto dalla sola Stephani Perry: il papà ha voluto “lanciare” la figlia inserendo anche il proprio nome ma è abissale la differenza con gli altri romanzi firmati unicamente da Steve, come per esempio i capolavori Earth Hive e Nightmare Asylum. (Guarda caso il terzo romanzo di quella trilogia, firmato “anche” da Stephani, è una lettura sgradevole…)
Questo Prey dunque non è un romanzo: Stephani si è limitata a sfogliare il fumetto Dark Horse e a descrivere asetticamente le vignette! Non aggiunge un’emozione né scrive qualcosa che si distacchi dallo stile di un tema scolastico: è un romanzo davvero sorprendente per la sua freddezza.

Yautja

Dove invece Stephani – non so quanto consigliata da papà Steve – agisce pesantemente è nella invenzione di sana pianta della cultura dei Predator: linguaggio, nomenclatura, grammatica, cultura popolare, nulla sfugge alle ditine della scrittrice, che al difetto di non avere molto talento per una narrativa appassionante sopperisce con una sfrenata e (purtroppo) illimitata creatività astrusa.

Cover di Phil Norwood

Cover di Phil Norwood

Purtroppo quello che la Perry inventa in quel maggio 1994 è ancora oggi in gran parte usato da fan che credono sia un “canone”, invece non è altro che l’improvvisazione del momento per spiegare le vignette di un fumetto.

L’invenzione più importante, perché attiva ancora oggi, è quella della razza dei Predator, che non vengono mai chiamati in questo modo – e allora perché usare quel nome in copertina? – ma per i quali viene coniato il nome Yautja. Così da quel momento molti fan li identificano, ed è così che Tim Lebbon lì chiama nella sua recente (pessima) trilogia per la Titan Books.

Questo nome, però, è frutto della fantasia della Perry e nell’universo a fumetti – che ha generato quel romanzo – viene bellamente (e giustamente) ignorato.

Delle altre invenzioni lessicali vi parlo più sotto.

L’epilogo apocrifo

Il finale del romanzo mi ha lasciato a bocca aperta, presentando un breve passaggio apocrifo che mal si adatta ad uno stile “fotocopia del fumetto” come quello della Perry.
Esattamente come nel fumetto del 1990, la protagonista Machiko Noguchi si distingue a tal punto in battaglia che il Predator noto come Broken Tusk – al cui fianco la donna ha combattuto l’invasione aliena – le lascia un segno del suo clan sulla fronte: uno dei rarissimi punti presi da Paul Anderson per il suo film Aliens vs Predator (2004).

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La donna decide di rimanere sul pianeta da sola, in attesa di un futuro ritorno dei Predator… e così si chiude il fumetto del 1990. Il romanzo del maggio 1994, invece, aggiunge come se niente fosse una scena che si svolge due anni dopo, con il suddetto ritorno dei Predator e la prova che Machiko supera per entrare a far parte del clan: e questa scena da dove viene fuori?

Una delle scene aggiunte misteriosamente

Una delle scene aggiunte misteriosamente

Ho pensato ad un’aggiunta per l’edizione eBook, ma sono andato a controllare il cartaceo dell’epoca e la scena c’è… ma la cosa incredibile è che ora la scena è presente anche nella storia a fumetti!

avp_omnibus1Nel primo volume dell’Omnibus a fumetti dedicato dalla Dark Horse alle storie dove i due alieni si scontrano (maggio 2007) la saga di apertura è ovviamente Aliens vs Predator (1990)… ma con l’aggiunta di ben sette pagine inesistenti nella prima edizione, contenenti la suddetta aggiunta del romanzo della Perry: quando mai sono state aggiunte? E perché sporcare un fumetto perfetto con idee del tutto trascurabili? C’era davvero bisogno di spiegare come Machiko è stata reclutata dai Predator, visto poi che è un testo inutile e didascalico?

Purtroppo il mio giudizio è negativo su quello che rimane comunque un romanzo storico… per quelli che non abbiano letto il meraviglioso fumetto del 1990: per loro (come per me) è davvero una ben misera lettura.

Impressione di lettura

All’inizio avevo pensato di leggere il romanzo “pubblicamente”, cioè raccontando qui nel blog man mano il procedere e le mie “impressioni di lettura”, ma quasi subito lo stile indigesto della Perry mi ha bloccato e l’iniziativa è morta sul nascere.
Lo stesso però presento qui di seguito le prime note scritte, così da dare un’idea dello stile del romanzo.

I Perry iniziano con i fuochi d’artificio, e già a pagina due vanno giù duro introducendo il mondo dei Predator. Non amo i romanzi che iniziano così, che cioè fanno la “scheda” della razza aliena che si stanno inventando, ma alla fin fine sono troppo fomentato dalla prima descrizione di questa razza e della sua nomenclatura!

«Seduto di fronte al pannello dei comandi della Ne’dtesei, Yeyinde guardava la nave aliena rimpicciolire allontanandosi.»

Ovviamente la traduzione è mia, e per fortuna il testo è semplice.
Conosciamo dunque la prima nave citata e il primo Predator che ci viene presentato per nome: Yeyinde.

«Lui era il capo. Il suo nome significava “il coraggioso” ma sapeva che i guerrieri lo chiamavano Dachande quando credevano che lui non potesse sentirli. Quel nome significava “Coltello spezzato” e si riferiva alla sua zanna inferiore sinistra, rotta in un combattimento a mani nude contro un Carne Dura, un kainde amedha, quella razza dall’esoscheletro nero e dal sangue acido.»

Ok, i Perry inventano più roba qui che tutti i film del ciclo!!!
Mi sa che devo farmi un vocabolario per tutti questi nuovi termini…

«Sorrise tra sé pensando a quel nome. Qualcun altro avrebbe potuto pensare ad un insulto, lui invece ne andava fiero. I Carne Dura, fatta eccezione per la Regina, non sono più intelligenti di un cane, ma sono feroci e letali: una preda perfetta su cui far esercitare giovani guerrieri. Lui avrebbe potuto incapsulare la sua zanna e riaverla come prima, invece l’aveva lasciata così com’era per ricordare, a se stesso e a agli altri guerrieri, magari tanto stupidi da pensare di sfidarlo, che lui era l’unico yautja che avesse mai affrontato un Carne Dura disarmato, rimanendo vivo per raccontarlo.»

Ci siamo: è nato il termine yautjia! Però minuscolo, perché in fondo indica una razza.

«Come conveniva ad un vero guerriero, Dachande non parlò mai di quella battaglia, lasciando che altri ne raccontassero, limitandosi a rimanere con uno sguardo serio quando venivano aggiunti abbellimenti alla storia.»

Già mi sta simpatico Er Dente Mozzo!

«Era il capo della Ne’dtesei, figlio e nipote dei capi della nave e degli allenatori dei guerrieri, e non era secondo a nessuno nella sua bravura con la lama e il bruciatore.»

Con burner forse i Perry intendono lo spara-laser da spalla, che Dachande maneggia a questo punto del fumetto.

«Ha addestrato alla caccia centinaia di giovani maschi e ne ha perso solo una dozzina, molti dei quali sarebbero ancora in vita se avessero obbedito ai suoi ordini.»

Di sfuggita viene specificato che la “nave aliena” con cui inizia questo testo appartiene ai pyode amedha, detti oomans: cioè gli umani!
Dachande si chiede se un giorno potrà cacciarli…

I Perry danno voce a personaggi in realtà muti nel fumetto, e ricordiamoci sempre che la storia originale è apparsa quando il Predator era solo il mostro di un film di Schwarzenegger di cui era prevista l’uscita al cinema di un seguito (5 mesi DOPO il fumetto).
Ovviamente non vi tradurrò il romanzo, ma qui mi è sembrato il caso di riportarvi per intero i primi due paragrafi della parte “predatoria” perché mi sembrano eccezionali.

Seconda impressione di lettura

Nel kehrite – la sala adibita alla lotta senza armi – Dachande raggiunge i suoi allievi:
Mahnde, il basso;
Ghardeh, dalle lunghe trecce
Tichinde, la testa calda.
Sotto l’attento sguardo di due cacciatori esperti come Skemte e Warkha – rispettivamente il navigatore e il pilota della nave – inizia il combattimento.

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Tichinde fa subito lo smargiasso e batte senza onore Mahnde, picchiandolo a sangue, al che scopriamo un’altra parola yautja: Ki’cte!, “basta!”.

L’ordine di Dachande non viene ascoltato e Tichinde vuole picchiare anche lui, dandogli il Nan-deThan-gaun (“il bacio della morte”), così il giovane ardimentoso viene sonoramente messo a posto dal cacciatore, con una vittoria piena (nain-desintje-de).

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Insomma, la preoccupazione per i “giovani d’oggi” vale anche per i Predator: queste nuove leve non sembrano avere i valori adatti per diventare grandi cacciatori, ma è anche per questo che stanno andando in missione. La caccia sarà il rituale di passaggio per trasformare dei ragazzi piantagrane in nobili guerrieri. O farli morire nel tentativo…

Prendo questi appunti anche per lasciare traccia della lingua yautja, nel caso dovesse servirmi più avanti: non so quanti termini si inventeranno i Perry, non vorrei dovermi ricordare tutta ‘sta roba!

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Inizia la “caccia all’insetto” e Yeyinde – che non si sa perché ora i Perry chiamino così, quando nelle pagine precedenti era Dachande! – si fa subito onore… va be’, col burner so’ capaci tutti! Perché non usa la lancia come gli altri?

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Il capo della missione, ‘A’ni-de, decreta la fine della caccia e, nell’esultanza generale, Yeyinde cerca l’amico fraterno Nei’hman-de… che purtroppo non ce l’ha fatta e giace in una pozza di sangue.

Dopo un momento di sconforto per la morte dell’amico, Yeyinde assapora la sua prima caccia con addirittura due Carne Dura uccisi: ora è un guerriero. Ma non lo era già prima? Non era un capo? Boh, mi sa che i Perry si sono un po’ persi…

Yeyinde tenne la testa alta mentre ‘A’ni-de gli premette un artiglio grondante thwei di Carne Dura sulla fronte.

Immaginando che thwei sia sangue – ormai gli autori neanche specificano più le parole yautja! – il rito è completo e la marcatura fa di Yeyinde un guerriero.

Ecco infine riassunta la filosofia dei Predator:

La Caccia era la ragione di vita per un guerriero, tutto il resto era niente al suo confronto. Onore. Abilità. Vittoria. Queste erano le cose della vita.
(The Hunt was what a warrior lived for; all else was nothing compared to it. Honor. Skill. Victory. Those were the things of life.)

L.

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7 pensieri su “[1994-03] Aliens vs Predator: Prey

  1. S.D. Perry: Stephani DITINI Perry 😉
    Neanche brutte idee sarebbero state queste, se solo si fosse trattato di scrivere qualcosa ex-novo… il problema è che c’era GIA’ un ottimo fumetto con delle ottime idee, e “novellizzarlo” appiccicandogli a posteriori una cultura gerarchica e guerriera simil-Klingon (perché più i Perry procedono nella loro creazione, più mi danno questa impressione) non fa altro che appesantirlo, tanto da dover disegnare -quelle sì, ex-novo- delle pagine apposta per una riedizione di AvP…
    P.S. Se l’Emmerich pre-Godzilla avesse preso in mano il progetto non mi sarebbe dispiaciuto, ma l’Emmerich post… molto meglio Anderson (pur non trattandosi più dell’AvP che leggemmo ai tempi).

    Liked by 1 persona

    • Nel ’92, quando girò il nome di Emmerich, ero più che felice: era l’artefice di Universal Soldier quindi aveva tutto il mio plauso! Peccato che allora il progetto non andò in porto, perché era ancora un periodo relativamente buono per il cinema (a volerlo fare bene).
      Ora che me lo dici, temo davvero che i Perry (o la sola Stephani) pensassero ai Klingon: all’epoca come oggi la prolifica narrativa Star Trek/Wars, coi suoi miliardi di nomi e dizionari, regnavano e dettavano lo stile. Non a caso nel 2016 Tim Lebbon ha scritto un’orripilante trilogia di romanzi che sembrano scritti per Star Wars. È decisamente uno stile che fa testo…

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