[2008-10] Predator: South China Sea

Cover di Stephen Youll

Dopo anni di attesa, finalmente è arrivata la congiunzione astrale che cercavo: un leggero abbassamento del prezzo di questo che è il più raro romanzo dell’universo alieno e la possibilità di ricevere un grosso regalo, che ho subito colto al volo in “salsa aliena”.

Sto parlando di Predator: South China Sea (ottobre 2008) di Jeff VanderMeer, quando ancora non era un autore famoso: probabilmente è stato il suo fulmineo salire agli onori della cronaca letteraria che ha fatto alzare le quotazioni di questo suo romanzo, che non è certo citato dai critici che oggi si occupano dell’autore.


Indice:


La trama in breve

Su una remota isola del Mar Cinese Meridionale è in corso una caccia mortale… ma non il tipo di spedizione che i partecipanti si aspettavano. In questa remota isola ricoperta di giungla, da qualche parte fra la Thailandia e l’Indonesia, alcuni degli animali più esotici del mondo sono stati raccolti come premi in una sfida dell’uomo contro la natura. I cacciatori provengono da tutti i ceti sociali. Ognuno è venuto sull’isola per ragioni personali, alcune segrete, altre mortali. Ma quando il proprietario dell’accampamento, l’ex colonnello dei Khmer rossi Rath Preap, scopre che le recinzioni sono state tagliate e i suoi uomini della sicurezza sono scomparsi, è chiaro che il gioco è cambiato. E mentre i cacciatori combattono per la sopravvivenza, scoprono che c’è un’altra creatura in cerca di sangue… un avversario che ha affrontato la morte su mille mondi: un Predator con un’inarrestabile brama di conquista!


L’autore

Jeff VanderMeer è autore del noto Annientamento (2014), da cui un pessimo film omonimo del 2018 targato Netflix, dopo il quale le sue precedenti opere (come questa) sono scomparse mentre le sue successive sono tutte edite da grandi case editrici. Ecco la sua pagina autore di Amazon.


L’incipit
in traduzione esclusiva

Da qualche parte nel Mar Cinese Meridionale…

Una forma mostruosa attraversò a grandi passi le viscere del mercantile, muovendosi con furtività e velocità mentre seguiva piccole macchie umanoidi rosse usando il display incorporato nel suo casco. Le spazzò via rapidamente.

La sua armatura da combattimento era grigio-bianca con centinaia di graffi. Il casco era stato colpito da armi al plasma e laser così tante volte che la confusione di incrinature, scricchiolii e striature colorate sembravano descrivere nebulose perdute di morte e distruzione.

Lungo il busto si dipanavano incisioni di dozzine di lame: linee sottili e pallide che confermavano non la forza dell’armatura quanto la capacità di chi la indossava di riprendersi dalle ferite, dall’emorragia. Buchi scavati, grigi e neri, punteggiavano i disegni improvvisati sul petto e sulla placca dello stomaco: la scarica di innumerevoli armi a proiettili, alcune più efficaci di altre.

Innumerevoli guerre. Innumerevoli cacce. Innumerevoli trofei.

Parte del sangue sull’armatura del Predator non era vecchio, era bensì fresco e luminoso. Mentre si muoveva lungo il corridoio, ignaro delle urla e dai rumori provenienti da ossa e carne che si separavano, tutte tracce rosse che lentamente sfumavano in grigio, colse vaghi segnali di movimento.

Lungo le braccia e le gambe aveva rinfoderato più di una dozzina di lame, ancora altri segni di lotta, di battaglie disperate per la vita o la morte su cento mondi. Sotto soli singoli o doppi. Sotto lune viola. Nei deserti. Nelle giungle. Su campi di lava e banchi di ghiaccio. Su aridi cumuli di roccia privi di atmosfera, sotto il patetico occhio serpeggiante di una nana bianca.

Sempre riparata. Sempre la stessa armatura. Ormai era memoria, conquista e intimidazione contemporaneamente. Tutti e due metri d’altezza e più. Tutte i centottanta chili di peso.

Il Predator ne aveva uccisi alcuni con il cannone al plasma, prima che potessero scappare. Altri li aveva avvicinati e finiti con coltello e artiglio. Alcuni si sono difesi bene. Alcuni si sono difesi male. Ma tutti sono morti.

Ognuno sarebbe morto entro la mattina.

Non c’erano dubbi. Non c’era mai stato alcun dubbio.


La storia

Suchin e Sukhon Dithakar sono due piratesse thailandesi che prendono di mira la nave sbagliata: Suchin sale sulla Faransii Five convinta che sarà facile svaligiarla, ma quando contatta la sorella a bordo della Shady Lady il suo è più un disperato grido d’aiuto. Quando Sukhon arriva in soccorso, trova decine e decine di cadaveri in giro, con la sorella ferita e traumatizzata e una donna che grida «Un demone! È arrivato un demone!»

Per un soffio Sukhon sfugge al Predator, lanciandosi fuori bordo, e mentre raggiunge a nuovo la sua nave intravede la creatura emettere il suo grido dalla Faransii Five che cola a picco: la resa dei conti fra loro due è solamente rimandata.


L’isola di Rath Preap

Bella la vita, sull’isola del colonnello Rath Preap, ex Khmer rosso. Sono ancora le undici di mattina eppure i suoi ricchi ospiti paganti – il criminale romeno Horia Ursu (armato di Beretta 93R e Ruger M77), l’ex capitano d’impresa John Gustat (Walther P99 calibro 40 Smith & Wesson), il trafficante d’armi Jimmy Tau (un fucile cinese QBZ-95 modificato per avere maggior potenza) e il contrabbandiere Nathan Colquhoun (un pessimo fucile fornito dal padrone di casa) – sono lì, a bere un whisky McClelland’s invecchiato trent’anni, a fumare sigari Partagás e ad ammirare un rinoceronte che vaga ignaro del suo destino. Rinoceronte a cui stanno per dare la caccia, in barba a qualsiasi legge. Tutto si può fare, sull’isola del colonnello Rath Preap.

Il colonnello ha riempito la propria isola di belve feroci, possibilmente appartenenti a specie protette, e telecamere in ogni dove, per controllare quasi tutto ciò che avviene in casa sua. E un esercito di 180 uomini a gestire il tutto: al colonnello piace dire che siano ex Khmer, ma in realtà molti sono semplici mercenari. Comunque sono tutti cambogiani.

Ogni ospite paga trecentomila dollari americani per il privilegio di cacciare pericolose belve feroci che in nessun altro posto al mondo avrebbe possibilità di uccidere. Ma nessuno degli ospiti quella mattina si aspettava che il rinoceronte che stavano pensando di cacciare… sarebbe esploso in un turbinio di sangue e carne, dopo che dal nulla un raggio blu lo colpisse. In un attimo ogni desiderio venatorio degli ospiti è scomparso, sostituito dal puro panico.

Intanto nella casa degli ospiti dell’isola ci sono, ignari, i “dipendenti” del colonnello Rath Preap, professionisti (più o meno) che aiutano i cacciatori paganti o risolvono altri problemi: sono Maxim Barnes, al secolo Edward Beale, ex cantante del gruppo punk BIATH (Blow It All To Hell); il belga Benjamin Peake, ex noto cacciatore (vero o presunto) che conduceva in TV un programma sulla natura selvaggia; Nikolai Bazhukov, ex agente del KGB che ha fatto i soldi con le compagnie petrolifere siberiane, prima della salita al potere di Putin, e la sua assistente Tessa Marikova. Nessuno di loro sembra dare molta importanza alla strana esplosione del rinoceronte, pensando più a dei cacciatori ubriachi conta-balle.

Quella sera Tessa comincia a intuire che invece stia avvenendo qualcosa di grosso sull’isola, perché dalla sua finestra vede le navi attraccate all’isola… affondare una dopo l’altra, colpite da una forza invisibile.


Curiosità varie

Viene citata di sfuggita l’esistenza di una Predator femmina, intenta a dare la caccia ad un mostro a tre teste su un lontano pianeta.

Ecco come viene descritto un Predator nella sua nave:

«Il Predator si sedette sull’enorme sedia di osso nero che dominava il ponte della sua navicella spaziale. Il sedile era stato scolpito dal femore della più grande conquista del Predator, uccisa in duello in un ambiente desertico, sotto soli verdi binari, con un colpo paralizzante alla nuca. Il Predator aveva assaporato cento tipi di aria e cento aromi di sangue. Aveva incontrato così tanti nemici che non riusciva a ricordarli tutti tranne che richiamandoli sul display del suo casco e dalle cicatrici che portava su tutto il corpo. Aveva onorato la Caccia su mille mondi, e mille ne erano poi venuti.»


Conclusione

Grande delusione nel trovare un romanzo noiosissimo, dopo aver amato tantissimo Annientamento: questo punto mi sono convinto che tutte le meraviglie che ho visto in quest’ultimo titolo sono solo mie “visioni”, in quanto l’autore è troppo noioso e vuoto per aver davvero inserito quell’ottimo materiale.

Data la grandezza di questo libro mi aspettavo una storia un po’ più complessa di una robbetta che sarebbe stata sufficiente forse per un racconto breve: un’isola dove i ricchi vanno a cacciare animali esotici, e d’un tratto diventano prede di un cacciatore spaziale. Fine della trama. Tirarci fuori 350 pagine è un po’ difficile, soprattutto con una piccola manciata di personaggi che non può lasciare l’isola.

Per affrontare l’impresa l’autore usa il sistema dei “capitoletti”: centinaia di capitoli da due o tre pagine, una roba assurda che impedisce di entrare nella narrazione se non per pochi attimi, ma così ogni azione è così frammentata da impiegare cento pagine a spiegare qualcosa per cui bastavano dieci parole.

Ho preso il libro solo per collezionismo completista, ma certo mi aspettavo qualcosina di più da quello che invece risulta il peggiore dei Dark Horse Books, malgrado sia fra quelli che invece costano di più. Davvero una profonda delusione.


L.

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    Cadono alieni dal cielo e Zula Hendricks al comando dei suoi Jackals fa robe a caso.
  • [2008-10] Predator: South China Sea - Profonda delusione nello scoprire che un autore così famoso può essere così noioso e vuoto: temo che la sua fama sia del tutto posticcia.
    Su un'isola sperduta un bieco ex Khmer rosso organizza cacce ad animali esotici per ricchi clienti, finché l'arrivo di un Predator rende trasforma i ricchi cacciatori in prede. Fine della trama e del libro.
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5 pensieri su “[2008-10] Predator: South China Sea

    • Come oggetto da collezione è splendido, ma come romanzo è da mettersi a piangere: un inutile parlottio di personaggi inconcludenti. Ed è persino il romanzo più corposo di quella collana! Meno hanno da dire più lo dicono 😀

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  1. Ciao Lucius, un piccolo OT: ti fai mai un’idea di quel che potrebbe essere un film dal trailer? Perché sarei curioso di sapere che idea ti sei fatto, se te ne sei fatta una, del trailer di Prey 🙂

    Piace a 1 persona

    • Con l’universo alieno ormai è una delusione costante: l’unica cosa che posso dirti è che sarà un pessimo film come ogni film di questo universo, semplicemente perché il medium cinema è diventato totalmente incapace di raccontare questo genere di storie. Nel caso, sarò felicissimo di essere contraddetto 😛

      Quand’anche il film si rifacesse a “Big Game”, il mitico fumetto di ormai trent’anni fa, sarebbe cosa buona e giusta e ci sono le basi per farlo, ma poi registi e sceneggiatori devono seguire regole così stupide che non può uscire altro che una stupidata.
      Spero solo che il film farà nascere qualche romanzo e fumetto ad ampliarne la storia, che sicuramente sarà più interessante 😉

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  2. Pingback: Predagosto! – Tutti i Predator di agosto 2022 | Il Zinefilo

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