Il mistero della cronologia aliena

Questo articolo l’ho scritto appositamente per il primo numero di “Alien Magazine” (settembre 2021), e lo riporto qui a mo’ di integrazione della già esistente Cronologia aliena.


Il mistero
della cronologia aliena

L’arrivo del videogioco Aliens: Fireteam Elite (2021), dichiaratamente ambientato nell’anno 2202, è l’occasione per affrontare un tema particolarmente spinoso: esiste una cronologia ufficiale nell’universo alieno? Chiunque vi risponda di sì, vi sta mentendo (in buona o cattiva fede): non esiste niente di ufficiale nell’universo alieno, ognuno va per conto suo e ogni sceneggiatore si è inventato robe a caso fregandosene bellamente di tutto quanto è stato scritto in precedenza. Le uniche date esistenti in questo universo sono quelle inventate dagli appassionati, che hanno fatto un lavoro così buono da diventare “informazioni ufficiali”.

La storia della cronologia aliena è brevissima: non esiste alcuna cronologia aliena. Nei quattro film con Ripley non esiste una sola data né alcuna prova di voler calare le vicende in un contesto temporale, ma si sa che i fan non si accontentano di ciò che l’autore crea, e procedono a creare per conto loro. Così tempo fa – non è chiaro precisamente quando ma di sicuro nei primi anni Novanta – qualcuno si è messo d’impegno a studiare ogni più minuscolo particolare dei film “base”, finché alla fine ha trovato ciò che cercava. Quando infatti Ripley in Aliens (1986) rinfaccia all’infame Burke il suo operato, avendo questi firmato un documento con cui spediva la famiglia Jorden a studiare il Relitto sapendo che ci sarebbe stato un contatto alieno, ecco cosa dice:

«Risulta dal giornale della colonia, direttiva in data 6-12-79, firmata Burke, Carter J.»

Fermi tutti, allora c’è una data. Quel «Directive dated» non lascia scampo, anche se il suo essere citato di sfuggita fa capire come James Cameron non avesse alcun interesse nel porre l’accento su connotazioni temporali, anche per evitare un effetto che vedremo più avanti. Senza alcuna sicurezza, quindi, al solerte fan indagatore quel 6-12-79 sembra proprio “12 giugno ’79”, secondo lo stile delle date anglofone, ma ’79 cosa? 1979 non può essere, magari 2079? Ma no, facciamo 2179! È solamente una pura illazione, una fantasia da appassionato su una serie di numeri modificati durante le varie stesure, infatti al momento di trasformare la sceneggiatura in romanzo lo scrittore Alan Dean Foster scrive:

«L’ho appena scoperto nel giornale della colonia. […] Sarebbe interessante renderlo pubblico. “Direttiva della Compagnia Sei Dodici Nove, datata cinque tredici settantanove.»

Per Foster dunque è il 13 maggio ’79? L’autore lavorava su sceneggiature precedenti a quella usata per il montaggio finale, è “aumentato” un mese fra le varie stesure? Come dicevo, non ci sono certezze che Cameron volesse dare una connotazione temporale alla vicenda, semplicemente ha riempito di numeri i documenti per renderli credibili. Basta guardare la foto dell’anziana figlia che Ripley osserva all’inizio dello stesso film per trovarla piena di cifre, sempre con la firma C.J. Burke, e addirittura si legge un DB (cioè Date of Birth, data di nascita) 24.6.59.20, che non si capisce cosa voglia dire, e un deceased (deceduta) 12.23.20. Se Amanda Ripley è morta il 23 dicembre ’20, come fa questo film – ambientato dichiaratamente due anni dopo questo evento luttuoso – ad essere del ’79? Molto probabilmente, però, il fan che ha fatto la “scoperta” non aveva ancora visto la foto della figlia di Ripley, presente solo in quella versione estesa del film che è diventata di dominio pubblico nel 1999, rimanendo negli anni precedenti appannaggio di quei pochissimi collezionisti in grado di comprarsi il laserdisc americano del 1991.

Elizabeth Inglis (mamma Weaver) nel ruolo di Amanda Ripley

Senza badare alle altre cifre presenti nel film, come per esempio quelle che scorrono alle spalle di Ripley durante l’interrogatorio alla Weyland-Yutani – in cui la donna risulta nata il 10 giugno del ’03, e non il 7 gennaio 2092 come si pensa oggi  – il misterioso fan indagatore ha deciso che il film si svolge nel 2179: può questa semplicissima data creare da sola l’intera cronologia di un universo così sterminato? Sì, può, e l’ha fatto. Ogni singola data che oggi vi capita di leggere legata all’universo alieno, nasce esclusivamente dall’assunzione che quel “79” citato di sfuggita da Ripley sia il 2179. Perché il resto è tutto in discesa.

Perché nessuno ha mai preso in considerazione quella data là dietro?

Il fatto di non avere alcun tipo di data, non vuol dire che i film della saga siano privi di rimandi cronologici, tutt’altro. Per esempio Aliens (1986) per sua stessa ammissione si svolge 57 anni dopo le vicende di Alien (1979), quindi una volta assodato che la Sulaco arriva su Acheron nel 2179 ecco che l’incidente della Nostromo è datato 2122 (2179 – 57 = 2122). Dimentichiamoci del 2087 in cui Dan O’Bannon aveva espressamente calato la vicenda del primo film, scrivendolo di suo pugno su una delle prime bozze (quando ancora il progetto si chiamava Star Beast), in fondo quelle erano appunto solo bozze. Dimentichiamoci delle interviste al cast tecnico-artistico del 1979 in cui tutti ripetevano che Alien si svolgeva cento anni nel futuro, quindi nel 2079, e per evitare che altre obiezioni similari si alzino è nata la scuola di pensiero per cui esista un’inquadratura di Alien in cui si vede un appunto con tanto di data 2122: io non ho trovato nulla, nessuna schermata del film riporta qualcosa del genere, che sia una foto di scena di materiale poi non utilizzato? Quindi avrebbe lo stesso valore dell’appunto di O’Bannon o delle date che scorrono sullo schermo dietro Ripley nel secondo film: informazioni che si può scegliere di ignorare.

Quando nel 1988 il mondo dei fumetti è esploso grazie alla geniale Trilogia di Mark Verheiden, di nuovo non c’è il minimo cenno a date, se non che le vicende iniziano dieci anni dopo quelle del film Aliens: a parte questo vago rimando, la Dark Horse Comics è riuscita a creare un intero universo di storie aliene senza alcuna datazione, proprio mentre al cinema uscivano Alien 3 (1992) ed Alien: Resurrection (1997), totalmente e furiosamente privi di qualsiasi connotazione temporale. Al massimo sappiamo che il quarto film si svolge duecento anni dopo il terzo, ma quando si svolge il terzo? Di solito per convenzione si dà per scontato che sia immediatamente successivo al secondo, ma anche qui è solo un’idea, non una certezza. Che però ci ha regalato l’ottima storia del videogioco Aliens: Colonial Marines (2013), che colma le voragini narrative aperte da quel madornale errore che è stato il terzo film.

L’unica vaga datazione menzionata nei film con Ripley

In una situazione spinosa del genere, dove cioè non esistono informazioni ufficiali ma solo orde di fan che si creano idee personali spacciandole per “canoniche”, bisognerebbe muoversi con accortezza: invece con la fine degli anni Novanta arriva il cataclisma. Per festeggiare i vent’anni del primo Alien la Fox rilascia i quattro film per la prima volta in formato DVD, pieni di contenuti speciali. Nel DVD del primo film ci sono dei contenuti segreti (quelli che chiamano Easter Eggs, Uova di Pasqua) con la cronologia completa dell’equipaggio della Nostromo. Si passa cioè da zero date a decine e decine di date. I fan impazziscono e ogni anno che passa quelle date sono sempre più divinizzate, tanto che la Titan Books passa quella cronologia ai suoi autori per i romanzi inediti di Alien. C’è solo un problema: quelle date sono inventate di sana pianta, e dopo anni il suo autore ha “confessato”: si tratta di Charles de Lauzirika, fenomenale curatore di edizioni DVD per la Fox ma soprattutto grandioso appassionato dell’universo alieno. Lui stesso ha “confessato” questa sua paternità durante il Capodanno del 2018, sul proprio profilo twitter.

Il mistero misterioso delle dante inventate

Qualcuno potrebbe alzare la mano e chiedere: se la Fox ha pubblicato – e pubblica ancora – nei propri prodotti la cronologia inventata di sana pianta da Charles de Lauzirika, il quale è partito dal famoso 2179 per creare un’immaginaria serie di eventi con protagonisti i membri della Nostromo, vuol dire che considera tutto questo canonico, quindi perché affermare che non esiste cronologia nell’universo alieno? La risposta purtroppo è semplice: la Fox se ne frega di queste “robe di fan”, quindi avalla tutto e il contrario di tutto. Lo dimostra il problema di Amanda Ripley.

Nato già nelle primissime bozze di James Cameron (si parla del 1983), il personaggio è stato fra i più grandi “assenti” dell’universo alieno: citato molte volte, in film, fumetti e romanzi, quando nel ’99 Charles de Lauzirika si inventa la sua cronologia non si preoccupa molto di Amanda, visto che allora si chiama solo Amy e in pratica è un personaggio che non esiste. In fondo solamente dal 2014 esploderà in vari media (videogiochi, fumetti e romanzo). Che età ha Sigourney Weaver all’uscita di Alien? Trent’anni. Bene, allora Ripley al momento dell’incidente della Nostromo ha trent’anni, ergo è nata nel 2092 (2122 – 30), e facciamo che a ventisei anni è rimasta incinta. (Se Lauzirika avesse letto il romanzo Aliens: The Female War di Steve e S.D. Perry avrebbe sicuramente scelto i ventitré anni, com’è riportato lì). Questa data di nascita di Amanda Ripley, dunque, 2118, è riportata nel DVD della Fox quindi è canonica. Ovviamente no, perché sappiamo tutti che Amanda è nata nel 2111, quando la madre era diciannovenne, solo così infatti può “combaciare” con la cronologia finora accettata.

In Aliens, anche se solo nella versione estesa (quindi nota dal 1999 in poi), Ripley ci confessa che sua figlia aveva undici anni ai tempi della Nostromo, quella figlia che invece ora scopre essere morta due anni prima del suo risveglio, e che al momento della morte aveva 66 anni: con queste informazioni rilasciate dal film basta fare un po’ di calcoli e tutto torna. Accettando il 2179 degli eventi del secondo film, Amanda nasce nel 2111 (2122 – 11) e muore nel 2177 (2179 – 2). Infatti al momento di scrivere la storia del videogioco Alien: Isolation (2014) l’ottimo Dan Abnett, maestro della narrativa di genere, può specificare che la data della vicenda è il 2137, con Amanda Ripley 26enne alla ricerca di notizie sulla madre, non sapendo che da quindici anni la donna dorme nello spazio.

La Fox evita di prendere posizione proprio per non infilarsi in queste beghe da appassionati, con personaggi nati tre volte (come Amanda) e di conseguenza neanche la Dark Horse ha mai preso posizione: dal 1979 al nuovo millennio nessuno ha mai rilasciato informazioni ufficiali su alcuna connotazione temporale dei film, proprio per evitare di pestarsi i piedi a vicenda. Poi però è arrivato il nuovo millennio, è nata Wikipedia che spara voci di corridoio spacciandole per verità e i nuovi fan sono venuti su ignari informandosi solo su Wikipedia. (Infatti sono convinti che la razza dei Predator si chiami Yautja, ma questa è un’altra storia.)

Ora tutti a specificare le date in sovrimpressione!

D’un tratto con il nuovo millennio sono cominciate ad apparire tutte quelle date che mai ci erano state date. Esce al cinema Alien vs Predator (2004) che mette le date addirittura in sovrimpressione, cosa mai successa prima nell’universo alieno, ma in realtà può farlo perché è una vicenda ambientata nel presente: il problema arriva quando Ridley Scott decide di rientrare in quell’universo che per decenni aveva giurato di non voler vedere neanche da lontano. Nel 2012 esce Prometheus così prodigo di date: la nave arriva su LV-223 il 21 dicembre 2093 e la vicenda si chiude il 1° gennaio 2094. In Alien: Covenant (2017) viene specificato che gli eventi si svolgono dieci anni dopo il precedente film, quindi siamo nel 2104… cioè mancano diciotto anni all’incidente della Nostromo, così da avere margini di manovra per il terzo film che da anni Scott dice di voler fare.

Stiamo arrivando, Peter, stiamo arrivando…

Le date ormai sono tante e a forza di ripeterle sono diventate ufficiali, anche se non lo sono. Per esempio la Titan Books, casa britannica che dagli anni Dieci del Duemila ha acquisito i diritti letterari di questo universo, si è fatta paladina e fenomenale dispensatrice di date, creando manuali tecnici – come il The Weyland-Yutani Report o il Colonial Marines Technical Manual – che confondono i fan, i quali non si accorgono che sotto quei titoli c’è un nome (S.D. Perry nel primo caso, Lee Brimmicombe-Wood nel secondo): non sono manuali, sono finzione, tutto quanto scritto dentro è creato appositamente per l’occasione. È finzione che i lettori credono verità “canonica”. Ovvio che nessuna informazione contrasterà con la saga filmica, ma va ricordato come l’universo alieno sia enorme, fatto da decine di fumetti, romanzi e videogiochi, i cui autori non leggono mai le opere precedenti, si limitano a rivedere Alien in DVD. Cioè un film totalmente privo di date.

La cronologia di Lauzirika e i manuali della Titan Books sono la Bibbia degli autori alieni moderni, per evitare troppi sfondoni e per uniformare i media di questo universo sempre più vasto: per esempio Keith R.A. DeCandido compie uno splendido lavoro con il suo romanzo Alien: Isolation (2019), dove racconta sì le vicende del videogioco omonimo ma inventa anche l’infanzia di Amanda Ripley – che secondo lui è nata di giugno – quindi avere fonti condivise è sicuramente un vantaggio, basta però ricordare… che è tutto finto! Tutto nasce da un “79” preso a caso che qualcuno ha deciso fosse 2179.

Se gli autori di Alien e Aliens avessero voluto “datare” i loro film, l’avrebbero fatto. Non l’hanno fatto, quindi ci hanno pensato i fan, con un lavoro che ha funzionato così bene da diventare “canonico”.

L.

– Ultime indagini:

8 pensieri su “Il mistero della cronologia aliena

    • Ti ringrazio, e gli autori dell’universo alieno sono particolarmente pigri: lo specificano già nelle loro introduzioni che hanno visto solo il primo film, quindi tacitamente ammettendo di ignorare i trent’anni di narrativa successiva. Non mi sembra che questo succeda negli altri universi narrativi, dove al contrario gli autori nelle introduzioni raccontano le loro peripezie per ottenere informazioni utili al proprio romanzo. A.C. Crispin ha studiato con attenzione il problema delle mutande di Han Solo – che tipo di biancheria porterà? – mentre gli autori di Alien non hanno neanche visto i film, figurarsi avere anche solo la sensazione che esistano altre opere.
      Così le date si stratificano, ogni autore ha fatto nascere Ripley madre e figlia a casaccio, ignorando quanto era già stato detto, perciò ogni volta che parlano di “Canone” è solo aria fritta 😛

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  1. Lo lessi questo ricchissimo articolo, lo lessi 😉
    P.S. Ma sbaglio, o nei fumetti DHC si fa un fugace riferimento (perlomeno nella traduzione italiana) a un grande incendio del ’24, dopo il quale sarebbe stato adottato il sistema di sicurezza sfruttato da Hicks nell’operazione di recupero di Newt?

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    • Così a freddo non saprei dirti, per anni ho cercato date nei fumetti DHC senza mai trovarne, se non al massimo riferimenti ad eventi dei primi due film. Al momento di trasformare quei fumetti in romanzi sì, sono state inventate appositamente delle date, ma essendo un universo narrativo basato sulla Trilogia di Verheiden è considerato “apocrifo” quindi non è tenuto in considerazione.
      Sicuramente con il nuovo millennio la tendenza è cambiata, infatti Fire and Stone e Life and Death sciabordano di date, legandosi al nuovo universo narrativo di Prometheus/Covenant.

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  2. Pingback: [2022-04] Alien: Colony War | 30 anni di ALIENS

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