[1998-02] Ciclo ALIEN su Rete4

Nel 1998, in attesa dell’uscita nelle sale italiane di Alien Resurrection (27 febbraio), Rete4 nello stesso mese ha replicato i film alieni in seconda serata. All’epoca avevo ancora l’usanza di comprare in edicola tutte le Guide TV che trovavo per ritagliarne locandine e foto di scena quando trasmettevano un film che mi interessava, ma sul finire dei Novanta ormai era raro trovare qualcosa di interessante, come accadeva nei primi anni del decennio.
Dal mio confusionario archivio alieno fatto di ritagli raccolti in più di vent’anni di collezione, ecco alcuni estratti da “Film TV”.


Si parte mercoledì 4 febbraio con Alien (1979), trasmesso alle 23.00. Ricordo che è la prima volta che Rai4 presenta i film alieni.

A bordo del cargo spaziale Nostromo si introduce, in seguito all’imprudente esplorazione di una nave spaziale abbandonata, un essere mostruoso che semina il terrore nell’equipaggio. Delle sette persone che lo compongono resta alla fine solo Ripley e il suo gatto.

Il film è diventato un classico; in esso Ridley Scott ha saputo mescolare genialmente la fantascienza con l’horror. Visivamente affascinante grazie alle invenzioni scenografiche, alla bella fotografia e all’accorta messa in scena, “Alien” è stato anche il film che ha dato alla Weaver la celebrità.


Mercoledì 11 febbraio è il turno di Aliens. Scontro finale (1986). Ecco il testo:

Dopo sessant’anni di ibernazione, Ellen Ripley, unica sopravvissuta alla terribile avventura dell’astronave Nostromo, come giunge sulla Terra, riceve l’incarico di ripartire per appurare come mai la colonia del pianeta Archeron abbia misteriosamente interrotto i contatti con la base. Giunta con una squadra di marines dello spazio presso la colonia, scopre che i pionieri sono rimasti vittime della proliferazione di mostruosi alieni, del tutto simili a quello che aveva attaccato, con esiti disastrosi per gli umani, il Nostromo. Ma il fatto ancora peggiore è che, in quel piccolo pianeta, si è annidala la terribile generatrice di quelle orride creature con il suo immenso nido. Eliminati uno per uno tutti i militari compagni di Ripley, in uno scontro titanico Ripley e la gigantessa lottano luna per la salvezza della sua progenie, l’altra per la vita dell’unica sopravvissuta umana della colonia, Newt, una bambina.

James Cameron (“Terminator”, primo e secondo, “True Lies” e ora “Titanic”) assolve con maestria il compito di non far rimpiangere il primo “Alien” e il suo regista, Ridley Scott. Se manca un po’ di fascino rispetto al predecessore, il numero due gioca comunque le sue carte in modo spettacolare e incalzante e vince un Oscar per gli effetti speciali. Ottima l’idea di contrapporre nel finale le due femmine e quella di rivestire di un esoscheletro metallico la già ferrea Ripley.

Proseguono su Rete4 le repliche della saga di “Alien”: dopo la prima parte, in onda mercoledì 4 febbraio, è ora la volta del seguito firmato da Cameron. Il tutto nell’imminenza dell’uscita nelle nostre sale di “Alien Resurrection”, quarta parte delle avventure della rediviva Sigourney Weaver (nella foto sopra, in una scena a cui “Film Tv” ha già dedicato la copertina), questa volta affiancata da Winona Ryder e diretta dal francese Jean-Pierre Jeunet.


Infine, mercoledì 18 febbraio 1998 – alle 23,10 – è il turno di Alien 3 (1992). Nella mia collezione non ho trovato ritagli da “Film TV”, ma da riviste di cui purtroppo non ricordo più il nome.

Da notare come a sorpresa il ritaglio qui sotto faccia risalire ad un inspiegabile 2525 l’anno in cui è ambientato Alien 3

L.

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[2019-06] Wonderland (Rai4)

Per festeggiare i quarant’anni di Alien il canale Rai4 replica il consueto ciclo di film come sta facendo dal 2017 – con splendide edizioni italiane, introvabili altrove – iniziato ieri, 17 giugno 2019: perché non festeggiare l’anniversario… con uno speciale su Giger?

Fra la trasmissione di Prometheus (2012) e quella di Alien (1979), Rai4 ha mandato in onda una puntata di “Wonderland” teoricamente dedicata all’universo alieno, ma in realtà – come purtroppo molto spesso accade – unicamente focalizzata su H.R. Giger. Visto che di solito i giornalisti non hanno la benché minima idea di cosa dire, quando si parla dell’universo alieno, trent’anni di storie spalmate su tutti i media che i giornalisti ignorano totalmente, si finisce sempre a parlare di Giger, che è facile facile. Così un servizio dal museo svizzero a lui dedicato serve a passare il tempo senza che venga detto nulla sulla saga aliena.

John Hurt, purtroppo non si sa in quale occasione

L’unica parentesi interessante è un brano di intervista al compianto John Hurt che ricorda della sua famosa scena “sanguinolenta”: purtroppo non ci viene detto a che anno risalga l’intervista.

Addirittura dieci secondi dedicati a Sigourney!

Riuscire a creare mezz’ora di trasmissione dedicata ad Alien senza dire in pratica niente – il tutto condito con trivia raccolti in giro per la Rete – è un’impresa non da tutti: una qualsiasi pagina web dedicata a questa saga è molto più approfondita. C’è davvero ancora bisogno di queste trasmissioni generaliste?

L.

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[1992] ALIEN per “Club del Video”

Dalla cartellina dove per vent’anni ho raccolto ritagli di giornale a tema “alieno”, recupero questa pagina pubblicitaria dalla rivista “CIAK”. Purtroppo all’epoca non ero un bravo archivista e stupidamente non ho segnato le date dei ritagli che conservavo, né eventuali numeri delle riviste da cui li prendevo. Il che significa che ho un mare di materiale di provenienza ormai ignota.

Questa pagina dovrebbe provenire da un qualche numero estivo della rivista “CIAK”, perché sul retro sono recensite colonne sonore da film usciti in patria nei mesi estivi del 1992, e di solito i CD audio arrivavano subito in Italia, anche in forte anticipo rispetto all’effettivo arrivo in sala dei relativi film.

Nell’elenco dei film disponibili in offerta, una volta iscritti al “Club del Video”, c’è Alien (1979) nella bella edizione “Silver & Gold”, cioè la collana economica della Fox Video: la datazione su questa VHS è del 1990, quindi è plausibile che dopo due anni il video sia stato messo a prezzo scontato in questa iniziativa.

Cliccate sulle foto per ingrandire:

L.

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[Short Film] 40° Anniversary 3 – Night Shift (2019)

Continuo la visione dei tanto lodati cortometraggi nati per festeggiare il 40° anniversario di Alien (1979): visto che i film Fox sono ormai inguardabili, consoliamoci con la cocente passione aliena che batte nei cuori dei fan.
Il 12 aprile 2019 è la volta di con Alien: Night Shift.

A presentare i vari filmati ci pensa IGN, ma poi è nato il canale YouTube Alien Anthology, da cui prendo le schermate di questo post.

Scritto e diretto da Aidan Brezonick, il cortometraggio di circa 9 minuti ci porta in una colonia mineraria di LV-422: il corpo senza vita di un facehugger ci fa capire che la situazione sta per scaldarsi.

Si parlotta, non succede niente finché non esce fuori un chestburster a cui andrebbe cambiato nome, visto che invece del “petto” (chest) preferisce usare la pancia per uscire (bellyburster?). Qualche lenta scena scontata e all’ultimo secondo Rolly (Amber Gaston) ammazza la creaturina con una mazza da baseball: era così facile? Ad averci pensato prima…

Altro cortometraggio fatto di nulla, dove la perizia tecnica e le splendide scenografie strapiene di loghi della Wayland-Yutani fanno da contraltare al vuoto di sceneggiatura che sta devastando questo universo.

Ecco il filmato da IGN, senza sottotitoli:

Ecco il filmato da Alien Anthology, senza sottotitoli:

L.

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[1979-10] ALIEN su “Cinefantastique” (V9) 1 (sesta parte)

Nell’autunno del 1979 (nel titolo ho specificato “ottobre” per mere questioni di ordinamento cronologico) la rivista statunitense “Cinefantastique” (volume 9 numero 1) esce con un numero speciale quasi interamente dedicato ad Alien, con interviste al cast tecnico del film.

Ecco l’intervista al celebre curatore degli effetti speciali Bolaji Badejo, il grafico commerciale che nel tempo libero si è ritrovato ad indossare lo scomodo ed asfittico costume dell’alieno. Occhio, però, maglrado sia un celebre “interprete” della creatura, pochissime delle scene che ha girato sono poi effettivamente finite nel montaggio definitivo del film.


Making Alien 6:
Bolaji Badejo

di Frederick S. Clarke e Alan Jones

da “Cinefantastique”
volume 9 numero 1 (autunno 1979)

L’alieno che non vedete in Alien è interpretato dal nigeriano 26enne Bolaji Badejo, alto più di due metri. Bolaji studia arte grafica a Londra ed ha viaggiato con i genitori dall’Etiopia, dove studiava arte, e dagli Stati Uniti, dov’è vissuto per tre anni a San Francisco. È arrivato al ruolo di alieno per puro caso, una serie di coincidenze che sembra degna di un film.

La produzione ha fatto un annuncio di casting per attori molti alti e molto magri. Bolaji è finito davanti agli occhi dell’agente Peter Archer mentre questi stava bevendo in un pub nel West End di Londra. Archer pensò subito ad Alien appena vide il ragazzo, e gli offrì la possibilità di fare il provino per la parte. «Appena entrai», racconta Bolaji, «Ridley Scott seppe che aveva trovato la persona giusta.»

Scott cercava un giocatore di pallacanestro ed aveva provinato Peter Mayhew per l’alieno, ma l’insieme dei valori di Badejo – l’altezza, la longilineità e la postura – gli è valsa la parte. Il ragazzo ha firmato a maggio e subito sono iniziati i lavori per creare il suo costume: ad agosto girava le scene dell’alieno agli Shepperton.

Originariamente Ridley Scott voleva che Bolaji facesse parte di una squadra di tre artisti che interpretassero l’alieno, incluso un mimo e un esperto di karate. Visto che era impossibile trovare persone con le capacità richieste e le qualità di Bolaji, quest’ultimo iniziò a prendere lezioni di mimo ed uno stuntman lo sostituì nelle scene pericolose.

La maggior parte del girato con l’alieno non funzionava, ma c’è una breve scena in cui Bolaji esegue la sua mimica in costume, nella sequenza in cui attacca Veronica Cartwright. «L’idea», dice Bolaji, «era che la creatura dovesse avere una certa grazia così come fosse viscida e con movimenti volutamente lenti. Ma alcune azioni dovevo compierle molto velocemente. Ricordo che dovevo calciare Yaphet Kotto e lanciarlo contro la parete. Veronica Cartwright era davvero terrorizzata. Dopo aver fatto volare Yaphet Kotto con la mia coda, mi giro e mi dirigo verso di lei, con il sangue alla bocca, e lei era incredibile: non stava recitando, era paralizzata dal terrore.»

Bolaji ha lavorato all’incirca per quattro mesi al film, fino alle riprese finali agli Shepperton in novembre. Generalmente lavorava tre o quattro giorni a settimana, a volte nei weekend, e veniva chiamato a rigirare scene quando l’azione non funzionava. «Mi dicevano: “Torna a ripetere la scena”, ma una volta lì volevano che facessi qualcos’altro. Avevano per le mani sempre nuove idee.»

Solamente a Bolaji e a H.R. Giger era consentito guardare i giornalieri con le scene dell’alieno, insieme a Ridley Scott, così potevano risolvere i vari problemi insieme e rappresentare al meglio la creatura e i suoi movimenti. La maggiora parte delle scene che Bolaji ha interpretato non sono finite nel film, per via di alcuni problemi. «Ridley aveva molte più idee di quante se ne vedono su schermo, ma alcune erano impossibili. C’era una scena in cui io pendevo dal soffitto a tre o quattro metri da terra, e dovevo rannicchiarmi. Ero come un bozzolo che poi doveva aprirsi lentamente. Ma non riuscivo a farlo. Avevo questa imbracatura attorno al mio stomaco che mi soffocava quando cercavo di fare quei movimenti.»

Scott ha cercato di filmare la stessa scena con uno stuntman che scendeva sopra Harry Dean Stanton, ma non riuscì a farla funzionare. Scott ha girato diverse varianti della sua idea del mostro che scende dell’alto, ma nessuna di queste ha funzionato. In una, Badejo era legato a un grosso braccio oscillante che poteva essere alzato fino a cinque metri da terra. Quando però scendeva, Bolaji si ritrovava a testa in giù, confuso per tutto il sangue alla testa. Quando è troppo è troppo! Bolaji si rifiutò di ripetere quella scena, così Scott dovette far provare allo stuntman, ma anch’egli fallì. Scott provò anche a legare un costume vuoto al braccio meccanico per filmare la scena, ma senza qualcuno al suo interno quel costume non funzionava.

Alla fine il regista filmò alcuni secondo con lo stuntman che scende su un altro stuntman che fa la parte di Harry Dean Stanton, e alla fine ha adottato un montaggio serrato che lasci solo suggerire la sequenza.

H.R. Giger fece i costumi alieni in latex su misura per Bolaji e per lo stuntman, al costo di più di 250 mila dollari. Il costume consisteva in circa quindici pezzi separati, montati su una tuta nera a corpo intero. La coda era attaccata separatamente e mossa da una serie di cavi; i piedi erano come scarpe e la testa veniva posta per ultima. A Bolaji piaceva indossarla, perché sentiva come se fosse infilata in mezzo ad una enorme banana. «Devo tendere la testa ben dritta, questo è il segreto di indossare questo costume», dice. «Il set della Nostromo è alto solamente due metri, mentre io con il costume sono circa due metri e mezzo. Dovevo muovervi con molta cautela. Nel costume poi faceva un cado d’inferno, soprattutto nella testa: potevo tenerlo solamente per quindici o venti minuti per volta. Quando me lo toglievo, la mia testa era zuppa.»

In aggiunta alla normale testa, Bolaji ha indossato anche la testa meccanica creata da Carlo Rambaldi, per i primi piani. «Era tutta manovrabile, controllata in remoto», dice Bolaji. «C’è giusto lo spazio per la mia testa, all’interno.»

«Devono aver utilizzato duemila confezioni di K-Y jelly», ride, «solo per ottenere l’effetto di tutto quello slime che mi fuoriesce dalla bocca. Una parte mi veniva spruzzato in faccia, a volte vedevo a malapena cosa mi succedesse intorno, a parte quando ero in posizione per girare: in quei momenti avevo dei buchi dai quali potevo vedere.»

Bolaji ha indossato il costume solo per le sequenze in cui si vede il corpo intero dell’alieno. Per le scene dove si vede solo un braccio o una parte del corpo, chiunque poteva fare da modello. Bolaji per esempio ha interpretato la scena con Tom Skerritt nel canale di ventilazione della Nostromo, dove solamente parte della creatura accucciata si può vedere. Per altre sequenze è stato usato un manichino in costume, come per esempio quando l’alieno viene risucchiato dai motori della nave e poi liquefatto. Quell’ultima scena ha rappresentato alcuni problemi per Bolaji, e ha generato la maggior parte del suo girato poi finito nel film.

Salire e poi scendere dall’angusta paratia della navetta, scena dopo scena, ha messo a dura prova il costume, che si è iniziato a rovinare. «Uscire da quel complesso costume non era facile», esclama Bolaji: «devo averlo strappato due o tre volte, uscendone, e ogni volta che scendevo dalla paria la coda si staccava. Però non sembrava essere un problema per i tecnici, perché avevano più costumi. Ricordo di aver dovuto ripetere un’azione per circa quindici volte, e alla fine ho detto basta. Era pieno di fumo ed era difficile respirare, oltre al caldo insopportabile.»

A Bolaji dispiace che nessuno possa riconoscerlo nel film, ma ripensando a Boris Karloff, Christopher Lee ed altri attori di successo che hanno iniziato le loro carriere interpretando mostri, aggiunge: «Il fatto che io abbia interpretato l’alieno per me va già bene: legalmente mi verrà data la possibilità di tornare ad interpretarlo se ci sarà un seguito.»

Sebbene abbia studiato per la carriera da grafico commerciale, Bolaji afferma: «Non se arriva un altro film!»


L.

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[1999-05] AVP su “Swiat Gier” n. 77

Non mi metto certo a tradurre dal polacco, ma mi piace presentare questo lungo articolo della rivista “Swiat Gier Komputerowych” n. 77 (maggio 1999) dedicato al videogioco Aliens vs Predator.

L.

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[1988] Predator su “Fangoria Poster Magazine” 3

La compianta rivista “Fangoria” dei tempi d’oro presentava un’uscita annuale dove oltre a riassumere le uscite più truculente della stagione presentava anche dei poster: “Fangoria Poster Magazine“, il cui terzo numero (1988) presenta splendide foto dal set di Predator (1987).

L.

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