[2017-11] Aliens saldaPress 8

Cover di Dave Dorman

Ottavo numero (24 novembre 2017) della collana mensile della saldaPress, con la prima e seconda puntata della saga Aliens: Apocalypse. The Destroying Angels (1999) di Mark Schultz in italiano – con la consueta traduzione di Andrea Toscani – ribattezzata Aliens: Apocalisse.

Una nota finale ci parla degli autori della saga:

La storia di cui avete appena letto la prima parte (e che si concluderà nel prossimo numero di Aliens) è uscita per la prima volta nel 1999 ed è, a oggi, una delle più amate dell’intero Aliens Universe a fumetti. Il merito, senza dubbio, va agli autori, tanto allo scrittore quanto al disegnatore: insieme, infatti, sono riusciti a creare un arco narrativo caratterizzato da una grande originalità, sia dal punto di vista della storia che da quello della grafica. Aliens – Apocalisse è stata ideata da Mark Schultz, un vero e proprio fuoriclasse del comic-dom statunitense. Nato nel 1955, Schultz è uno sceneggiatore e disegnatore dalla produzione piuttosto eclettica e ha lavorato alle serie più iconiche di tutte le più importanti case editrici di fumetto americane, tra cui: Batman – Gotham Knights, First Wave – The Spirit, Tom Strong, Superman – The Man of Steel, Action Comics e Adventures of Superman per DC Comics, Sub-Mariner per Marvel Comics, Aliens (tra cui, ovviamente, Apocalisse), Alien vs Predator e Predator per Dark Morse Comics.
Schultz è anche famoso per le serie da lui create, tra le quali la più apprezzata è senza dubbio Xenozoic Tales – nota anche come Cadillac and Dinosaurs – di cui è autore completo. Se la sceneggiatura è davvero di altissimo livello, la componente grafica, caratterizzata da un tratto calligrafico e dettagliatissimo, non è affatto da meno: le splendide tavole che illustrano la storia di Aletto Throop, infatti, sono opera di Doug Wheatley, un disegnatore canadese la cui produzione artistica è strettamente legata all’universo a fumetti di Star Wars, di cui ha illustrato numerosissimi cicli narrativi, tra cui l’adattamento del lungometraggio Star Wars – Episodio III. Insomma, con due autori simili, il risultato non avrebbe potuto essere altro che un affresco memorabile.

L.

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[2018-04] Aliens saldaPress 13

Cover di Dave Dorman

Tredicesimo numero (25 aprile 2018) della collana mensile della saldaPress dedicata alle ristampe in italiano di vecchie storie aliene.
Questa volta viene ripescato il divertito one shot di Chuck Dixon Pig (marzo 1997), ribattezzato Maiale, e la storia in tre parti Aliens: Horror Show (ottobre 1992) che ho avuto il piacere di leggere “in diretta” quando è uscita a puntate sulla rivista “Dark Horse Comics”.

Invece di spiegare chi sia Chuck Dixon, che ha firmato altre opere aliene – va be’, quella stupidata di Superman vs Aliens 2 (maggio 2000) – che è stato uno dei grandissimi autori del Punisher anni Novanta (quand’era Il Punitore!) e quanto bene abbia fatto al fumetto action, si preferisce parlare del primo film di Alien: che novità! Nell’editoria italiana nessuno può sentirti parlare di altro al di fuori di quel primo film…

Tavola italiana dell’Horror Show

Nelle inutili chiacchiere che funestano l’inizio e la fine di queste uscite mensili troviamo la presa di coscienza che la continuity di Aliens semplicemente non esiste: sono contento che questa consapevolezza sia arrivata anche da noi, con soli trent’anni di ritardo. Ci viene infatti spiegato che i grandi fumetti pubblicati da saldaPress sono stati tutti bellamente “fottuti” dal delirante lavoro di Ridley Scott:

«dopo l’uscita di Alien – Covenant, sappiamo con (quasi) assoluta certezza che gli xenomorfi sono nati nel 2104 per mano di un androide ribelle di nome David.»

Per chi vuole prestare anche solo una minima attenzione a quel delirante film, i conti tornano, la cronologia aliena è quella, ma per fortuna la saldaPress ricorda che le buone storie non hanno bisogno del Santo Canone per essere apprezzate.

L.

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[1993-02] Predator: Race War

Cover di Dave Dorman

Io ci ho provato a rileggermi questo fumetto, ce l’ho messa tutta così come ce la misi tutta nel febbraio del 1993, quando uscì a puntate e potei leggerlo “in diretta”. Andiamo, un romanziere tosto come Andrew Vachss e il mitico Randy Stradley che collaborano nella stessa storia: come si fa a sbagliare? Ecco, come si fa…

La saga Predator: Race War non l’ho capita all’epoca e non l’ho capita oggi, con i disegni spaventosamente anni Novanta di Jordan Raskin che proprio non si lasciano ammirare, con i suoi lunghi testi sconclusionati che ti fanno risvegliare a metà saga a chiederti: ma di che parla ‘sta storia?
Teoricamente l’idea di un carcere pieno di assassini violenti come “supermercato” per un Predator è intrigante: in fondo sono tutte prede designate e il pigro cacciatore non deve neanche sforzarsi per trucidarle. (Anche se certo non vedo molto onore in questo.) In realtà è un susseguirsi di noiosissime vignette che non sembrano avere alcun riferimento da una pagina all’altra…

Nel 1993 mollai la saga esattamente allo stesso punto in cui la mollo oggi, 24 anni dopo, perché onestamente non mi sembra ne valga la pena: molto meglio ammirare le stupendissime copertine del grande Dave Dorman.

Ecco la cover gallery:

 

Cover Ray Lago per l’edizione TPB 1995

L.

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[1992-08] Predator: Rite of Passage

Cover di Dave Dorman

A sei anni di distanza dalla rivista “Dark Horse Presents”, dedicata alla anteprime e alla storie brevi inedite, la Dark Horse Comics vara una nuova snella rivista mensile dove presentare one shot per stuzzicare la curiosità dei lettori sui propri personaggi.
Il titolo non sarà originalissimo – “Dark Horse Comics“, come la casa editrice – ma per il primo numero si è puntato in alto: una copertina “a soffietto”.

Io ho avuto il piacere e l’onore di aver comprato il primo numero in quell’agosto 1992, in una fumetteria di importazione a Roma, ed è proprio dal mio archivio che presento la copertina completa, come non se ne trova più in giro: la splendida illustrazione di Dave Dorman dove appaiono i protagonisti dei quattro racconti inediti presenti nell’albo. I quattro eroi freschi freschi della casa.
Da sinistra: Renegade, Robocop, Predator e lo sfortunato Timecop, morto con il film che invece doveva lanciarlo.

Renegade, Robocop, Predator e Timecop secondo Dave Dorman

Ian Edginton ai testi e Rick Leonardi ai disegni ci portano in un’Africa senza tempo e soprattutto senza dialoghi: la storia Predator: Rite of Passage infatti è muta!

Un Predator atterra e inizia la sua stagione di caccia colpendo un villaggio di cacciatori. Quando il protagonista umano torna dalla sua, di caccia, e scopre il massacro inizia la lotta. Un colpo fortunato ferisce il Predator ma servirà ben altro per neutralizzarlo.

Delizioso one shot senza parole che apre il primo albo di questa lunga testata.

A molti anni di distanza dalla mia prima lettura, scopro con sorpresa che questa storia è apparsa in Italia: si trova come appendice del volume Predator vs Judge Dredd (che recensirò quanto prima), MagicPress, maggio 2000.

L.

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[1990-11] Predator: God’s Truth

Cover di Dave Dorman e Lauren Haines

Novembre 1990, ormai la Dark Horse Comics ha capito di aver fatto centro con il personaggio del Predator, soprattutto grazie all’idea di Randy Stradley di “fonderlo” nell’universo alieno, così dalle stesse pagine della rivista “Dark Horse Presents” (n. 46) – testata che nel 1989 aveva tenuto a battesimo le prime tavole del mitico Aliens vs PredatorJohn Arcudi e Rob Walton presentano una storia breve dal titolo ancor più conciso: Predator.
Al momento di raccogliere la storia nell’antologia Predator Omnibus 2 (2008), è stata ribattezzata Predator: God’s Truth.

Il narratore sta raccontando ai suoi nipotini di quando nel 1926 era fuggito di prigione attraversando delle paludi, inseguito da buzzurri vestiti da guardie carcerarie. Insomma, una classica scena da profondo sud americano.
Peccato che nelle paludi ci sia un ospite inatteso a questa caccia all’uomo.

Le guardie sono armate mentre il fuggiasco no: sappiamo benissimo come finirà, visto che siamo ancora in un periodo in cui il Predator combatte seguendo un codice d’onore.

Una storiellina deliziosa in un bianco e nero di grande effetto: una piacevole scoperta, visto che all’epoca della sua uscita non l’avevo letta.

L.

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[1993-08] Aliens: The Female War

Cover di Dave Dorman

Cover di Dave Dorman

La Spectra – divisione fantascientifica della Bantam Books (Random House) – continua a presentare novelization dei grandi fumetti alieni della Dark Horse Comics firmate dal celebre Steve Perry, prolificissimo autore che per l’occasione fa esordire come co-autrice la figlia Stephani. (Romanziera in seguito nota come S.D. Perry.)

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[1992-04] Aliens: Tribes (Graphic Novel)

Cover di Dave Dorman

Nel 1992 alla Dark Horse Comics c’erano Mike Richardson (publisher) e Randy Stradley (executive editor): con due nomi di questa portata è chiaro che andassero in porto progetti audaci e meravigliosi.

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[1991-11] Aliens: Genocide

Cover di Artur Suydam

Cover di Artur Suydam

La Dark Horse Comics è lanciatissima nel mondo alieno e dopo il successo della Trilogia di Mark Verheiden (Book I, Book II e Earth War) e il clamore di Aliens vs Predator, affida a due pezzi da novanta – Mike RichardsonJohn Arcudi – la realizzazione di una miniserie aliena indipendente dagli elementi cinematografici: nel novembre del 1991 nasce un altro capolavoro, Aliens: Genocide, disegnato da Damon Willis.

Cover di Dave Dorman

Bisognerà aspettare il dicembre 1993 perché la News Market (a quanto pare una divisione della PlayPress) lo porti nelle edicole italiane con la traduzione di Michele Camarda.

All’epoca avevo scoperto un negozietto dietro scuola che vendeva fumetti d’importazione americana: era il dicembre 1992 quando davanti a me il titolare aprì una scatola e ne tirò fuori l’edizione in volume unico di Aliens: Genocide (TPB), con la splendida copertina di Dave Dorman. Il mio cuoricino di collezionista alieno saltò un battito e impazzì: il prezzo che chiedeva, circa 20.000 lire, mi sembrò irrisorio per quel tesoro. Comprai, lessi d’un fiato ed amai violentemente quel capolavoro.

Due razze aliene in lotta

Due razze aliene in lotta

Gli autori si inventarono che sul mondo alieno, il pianeta da dove provengono gli Aliens, una mutazione genetica avesse creato una nuova razza di xenomorfi: in tutto identici a quelli che ben conosciamo, ma rossi. Vista l’elevata violenza della specie aliena, inizia un massacro di proporzioni bibliche…
Intanto sulla Terra gli umani hanno trovato il modo di fare i soldi dagli alieni in modo inaspettato: hanno scoperto che sintetizzando la pappa reale della Regina Aliena, si può creare una droga potentissima chiamata XenoZip. La droga sintetica ha successo e la richiesta cresce esponenzialmente: bisogna dunque organizzare un bel viaggio sul pianeta alieno per fare scorta di altra pappa reale.

La droga XenoZip

La droga XenoZip

Il ricco signor Grant organizza il viaggio e per sicurezza si porta dietro i militari del Maggiore Lee, una grintosa soldatessa che saprà parargli il sedere nel momento del pericolo… E quando si atterra in un pianeta impegnato nel genocidio, c’è sempre pericolo!

La storia è complessa e i disegni di Damon Willis non è che facciano impazzire, ma la ricchezza di quel fumetto americano mi colpì fortemente, abituato alla piatta banalità e al moralismo spicciolo delle pubblicazioni italiane. Una storia dove non ci fossero buoni ma solo varie tonalità di bastardi era qualcosa che non credevo fosse possibile: fu davvero una grande emozione, e lo scontro alieno per fare scorta di XenoZip rimane un momento epico dell’universo alieno della Dark Horse.

L.

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