[2022-04] Alien: Colony War

L’Alien Day di quest’anno (26 aprile 2022) si apre nel migliore dei modi, visto che appare sul mio Kindle il romanzo Alien: Colony War di David Barnett, acquistato in prevendita su Amazon mesi fa: quest’anno la Titan Books ci sta regalando emozioni ravvicinate, con i suoi libri in uscita a pochi mesi di distanza.


Indice:


La trama in breve

Sulla Terra ribollono le tensioni politiche tra le Americhe, l’Unione dei Popoli Progressisti e l’Impero dei Tre Mondi. Il conflitto si estende ai margini esterni e la colonia britannica di New Albion rompe con l’impero dei Tre Mondi. Questo potrebbe portare a una… Guerra delle Colonie.

Intrappolati nel mezzo ci sono la giornalista Cher Hunt, lo scienziato Chad McLaren e il sintetico Davis. Cercando di scoprire chi ha causato la morte di sua sorella, Shy Hunt, Cher scopre una storia molto più grande. La missione di McLaren, combattuta al fianco di sua moglie Amanda Ripley, è fermare l’uso militare dell’arma più letale di tutte: lo xenomorfo.

Le loro tracce portano a un impianto di perforazione su LV-187. Qualcuno o qualcosa l’ha distrutto, uccidendo il personale, e gli inglesi sono incolpati. Le forze coloniali arrivano, scoppia il combattimento, poi entrambi i gruppi vengono sopraffatti da uno sciame di alieni. La loro unica speranza potrebbe risiedere nell’unità dei Royal Marines nota come God’s Hammer.

Contenuto speciale: un nuovo scenario di gioco esclusivo basato sul popolarissimo e pluripremiato “Alien RPG” di Free League Publishing!


L’autore

David Barnett ha scritto molto poco, principalmente ha all’attivo solo la trilogia fantasy di Gideon Smith (2013-2015).


L’incipit in traduzione esclusiva

La prima cosa che pensò Gambell fu che la nuova dieta che gli aveva dato Kathryn funzionava, perché non era mai uscito dal sonno criogenico senza sentirsi come se avesse fatto dieci round con un peso massimo, che si divertiva parecchio a prenderlo a pugni in pancia fino a quando le sue viscere si fossero liquefatte.

Mentre si metteva seduto nel cubicolo, stropicciandosi gli occhi e togliendosi sensori e catetere, si sentiva davvero bene. Nessuna sbornia criogenica non significava giorni perduti, doloranti e sfocati, e forse avrebbe potuto davvero portare Kathryn fuori per il loro anniversario di matrimonio, l’indomani sera, per la prima volta da quanto non riusciva più a ricordare.

Gli altri cubicoli della camera di supporto vitale non emettevano alcun sibilo e non si stavano aprendo. Gambell si era sempre svegliato per primo, prerogativa del capitano. Suo padre diceva sempre che il capitano doveva alzarsi per primo per accogliere l’equipaggio nei momenti migliori e per proteggerli nei momenti difficili. Bene, finalmente erano tempi buoni per l’equipaggio della STSV Clara e per la Gambell Reclamations.


La storia

Anno 2186. Dopo tre mesi di sonno criogenico, il capitano Gambell della STSV Clara si sveglia al suono del brano musicale The Lark Ascending di Ralph Vaughan Williams, un’abitudine impostata nel computer di bordo MU/TH/UR, detto Mother: una vecchia intelligenza artificiale ma ancora utile. Da cinque anni la Gambell Reclamations fa affari d’oro nella Frontiera recuperando relitti spaziali su commissione. Anche stavolta sembra un lavoro facile, peccato che al risveglio l’equipaggio si ritrovi a otto settimane di distanza dalla meta prefissata, scoprendo che a loro insaputa sono finiti nell’orbita del pianeta LV-593 gestito dalla Weyland Isles System. Ad ogni richiesta sul motivo di quella destinazione Mother non risponde, adducendo come scusa di avere un corso una direttiva specifica al silenzio, ma qualcosa il computer di bordo lo dice lo stesso: «Mi spiace, pregate i vostri Dei e fate pace con voi stessi». Qualche momento dopo la nave esplode. La nave che conteneva ventisette contenitori di uova che l’equipaggio sperava di vendere come arma biologica.


Personaggi nuovi, ma legami noti

A bordo di una delle navette criogeniche pendolari della RyanSpace sta viaggiando verso LV-593 la giornalista Cherokee “Cher” Hunt, sorella minore di quella Cheyenne “Shy” Hunt protagonista del romanzo Alien: Into Charybdis (2021) di Alex White. È un momento caldo per l’umanità: le tre grandi superpotenze che si spartiscono la Terra sono in guerra fra loro, e voci dicono che nelle colonie umane su pianeti lontani stia colando black goo, un tentativo ben poco bioetico di creare nuove armi batteriologiche. Curioso che nei romanzi alieni si sia anticipato il ritorno all’equilibrio del terrore della Guerra Fredda.

Cher è sbarcata sul pianeta controllato dai britannici dell’Impero dei Tre Mondi e ha raggiunta la colonia New Albion perché settimane prima ha ricevuto una cartolina – stupendosi che esistessero ancora! – proveniente da Charybdis, la colonia che rappresentava l’ultima destinazione della sorella, e con su scritto solo “New Albion”: chi aveva mandato quel messaggio? L’unico modo per scoprirlo è appunto andare su New Albion e vedere cosa ci sia lì. Di sicuro non c’è bel tempo né la sontuosa ricostruzione del centro di Londra che promettono le pubblicità: New Albion è una triste e piovosa cittadella mineraria che forse, con molta fantasia, un giorno potrebbe davvero ricevere qualche miglioria architettonica, per ora del tutto assente.

A Cher non importa tutto questo, non ha raggiunto quella colonia per vacanza: è lì perché qualcuno, che le lascia note in giro, promette di rivelarle perché sua sorella sia morta su Charybdis.

A New Albion arriva anche Chad McLaren, ufficiale del New Albion First Duke of Wellington’s Regiment impegnato nella ricerca scientifica nella campagna locale, che attraversa insieme a Davis: il suo cane sintetico parlante, un vecchio drone di sicurezza Weyland-Yutani riprogrammato dopo la distruzione del suo corpo. Il personaggio è quello nato dalla saga a fumetti Aliens: Defiance (2016) di Brian Wood. A questo si unisca che McLaren, si evince dal nome, è il marito di Amanda Ripley – come sappiamo dalla scheda della donna letta da Burke nel film Aliens (1986) – ma non è ancora chiaro il passato del personaggio, visto che la vicenda si svolge molti anni dopo la morte dell’anziana Amanda. «Vorrei che Zula e Amanda potessero vederci ora», è l’unica frase (pronunciata da Davis) che sembri collegare tutti.

McLaren nelle campagne di New Albion trova i resti della STSV Clara, e analizzando la scatola nera Davis fornisce un quadro chiaro della situazione: qualcuno è salito a bordo mentre l’equipaggio era in sonno criogenico, ha rubato i ventisette ovomorfi dalla stiva, ha piazzato delle bombe e se ne è andato, lasciando la nave a distruggersi e a cadere sul pianeta sottostante. Ci sono pochi dubbi che sia stata una commissione della Weyland-Yutani, ma McLaren vuole trovare le prove di colpevolezza. È il momento di andare a incontrare Cher Hunt, che non a caso ha fatto in modo arrivasse su New Albion.


Intanto, su LV-187

Essere una delle principali geologhe petrolifere della TotalEnergies, la prima azienda a puntare sull’estrazione petrolifera al di fuori della Terra, non ha garantito a Merrilyn Hambleton una bella vita, si ritrova infatti con la figlia di cinque anni Therese su una roccia arida e buia chiamata LV-187: un pianeta così piccolo che a nessuno è venuto in mente di dargli un nome vero. Non passa molto tempo prima che Merrilyn e sua figlia rimarranno le uniche in vita nella colonia infestata dagli alieni.

Il loro segnale di soccorso viene intercettato una settimana dopo da un veicolo commerciale Victory che passava di lì, ma forse non è un bene: a Boffin, Tom e Amina non interessa salvare la gente, loro vogliono solo salvare materiale da poter rivendere. Merrilyn capisce subito che dovrà rimanere ben nascosta anche da loro, oltre che dagli xenomorfi, perché l’equipaggio della Victory non ha tempo da perdere con eventuali superstiti della colonia.


Unire le forze

Appena incontrata Cher Hunt in un bar di New Albion, McLaren le racconta di fatti avvenuti decenni prima, di un incidente occorso ad una nave di nome Nostromo e dell’avventura di alcuni Colonial Marines su LV-426, giusto per gettare le basi di un “dialogo alieno”. Malgrado da parecchi decenni gli xenomorfi imperversino ovunque, dobbiamo ricordare – con un certo sforzo – che l’opinione pubblica è ancora del tutto ignara della loro esistenza.

«Mi chiamo Chad McLaren, ho lavorato per la Weyland-Yutani e… ho visto di cosa sono capaci. Sia gli xenomorfi che gli umani. Non hanno alcuna coscienza, alcun limite: non si fermeranno davanti a niente.»

Cher ha tanta roba da assimilare, ma il tempo corre e arriva una notizie terribile: Maurice Pepper, primo ministro di New Albion, avverte la popolazione che la colonia è sul piede di guerra, visto che il giorno prima – 16 luglio 2186 – una loro nave ha scoperto che una colonia sul vicino LV-187 è stata massacrata. New Albion si considera dunque separata dall’Impero dei Tre Mondi e indice… la 3Wexit!

Chad ha il forte sospetto che sia stata New Albion stessa a recuperare le uova dalla Clara per lanciarle su LV-187, provocare il disastro e avere una scusa per la secessione. Insieme a Cher corre a bordo del suo incrociatore privato Elvik e i due volano alla volta di LV-187 per indagare su ciò che veramente è avvenuto lì. Fra varie avventure, il gruppetto si unisce all’equipaggio della Victory e alle superstiti Merrilyn e sua figlia Therese, tutti incastrati nella colonia di LV-187 infestata da xenomorfi. E gli aiuti saranno peggio degli alieni.


Una colonia affollata

Sono finiti i tempi in cui i Colonial Marines arrivavano in soccorso dei coloni, ora il loro compito è recuperare xenomorfi vivi per conto della Weyland-Yutani, e se qualche colono o visitatore fa troppe storie, un proiettile in testa è la cura migliore. Così si comporta il soldato Jones quando atterra su LV-187 fra gli applausi di tutti, convinti che sia arrivato a salvarli. Quando riparte con la sua nave lasciando un cadavere dietro di sé, e portandosi via Chad come criminale ricercato per crimini contro la Weyland-Yutani, è chiaro che la fiducia nell’umanità è parecchio calata, in Cher e negli altri superstiti.

Da notare come il Colonial Marine catturi con facilità gli xenomorfi grazie ad un fucile che spara una rete in Kevlar, che neanche il sangue acido riesce a scalfire. Non possono però nulla contro i Royal Marines al comando del Augustus Trent, che a bordo della God’s Hammer arriva a spazzar via i militari al servizio della Weyland-Yutani per rivendicare l’indipendenza di New Albion. E già che sono su LV-187 ne approfittano per catturare una Regina, che fa sempre comodo: in fondo sono armati di inceneritori ID23 montati sui loro fucili d’assalto NSG23. Ovviamente sarà tutto inutile e moriranno come mosche.

Quella su LV-187 doveva essere una semplice “indagine” per Chad e Cher, invece è stata una lunga e turbinosa avventura dove hanno più volte rischiato la vita: ora è il momento di partire, in cerca di nuove avventure.


Curiosità varie

«Sono creature di Dio come te, se credi a questo genere di cose». Sebbene in questo universo condiviso nato dal gioco di ruolo “Alien: The RPG” (2021) contenga il black goo, per fortuna dai film Prometheus (2011) e Covenant (2017) non sembra aver preso altro, come per esempio gli Ingegneri e la loro “creazione” degli xenomorfi, ripresa dal sintetico David.


Il mistero di Amanda e Zula

Questo romanzo si svolge dichiaratamente nel 2186, quando cioè Amanda Ripley in McLaren è morta da anni: perché il protagonista Chad McLaren parla di sua moglie come se fosse ancora viva? Solo a romanzo inoltrato viene spiegato l’arcano: la sua morte è stata inscenata, la donna è davvero malata di cancro e per questo è stata messa in sonno criogenico, in attesa che il marito trovi una cura. Quindi Chad dovrebbe trovare nel giro di qualche anno una cura che l’umanità non ha trovato in secoli di ricerca?

«Amanda McLaren è stata cremata e sepolta al Westlake Repository, Little Chute, Wisconsin, a seguito della sua morte di cancro il 23 dicembre 2178.»

Com’è possibile? Nel luglio 2179 Burke dice a Ripley che la figlia è morta da due anni, quindi la data di morte dovrebbe essere il 2177. E poi al momento della morte Amanda aveva 66 anni, stando alla cronologia “ufficiale”, e ora ne sono passati altri sette: se Amanda ora avrebbe 73 anni, quanti anni ha suo marito? Dubito che sia molto più giovane, eppure MAI nel romanzo viene tenuto conto di un protagonista settantenne. Chad corre di qua, corre di là, scappa gli alieni e guida astronavi come fosse niente, senza che mai l’autore ci spieghi dove un settantenne trovi tutta questa energia e resistenza fisica.

Se il destino Amanda viene spiegato, più o meno, cosa ne è di Zula? La sua storia svanisce nel nulla con il crollo del buffonesco universo a fumetti di Brian Wood e la totale inconsistenza dei romanzi Titan – tipo Aliens: Prototype (2019) di cui Zula è protagonista – quindi finora nessuno ha il coraggio di raccogliere un personaggio ottimo ma distrutto da pessimi autori.

«Dobbiamo trovare Zula Hendricks.»

Con queste parole finisce il romanzo, perciò possiamo ipotizzare che in una futura opera la Titan Books ci rivelerà il destino di un’eroina che comunque è settantenne anche lei. Era davvero il caso di recuperare questi personaggi di un’altra èra dell’universo alieno?


Il personaggio misterioso

Nel raccontare il passato di Chad, il sintetico Davis fa riferimento a un suo collega ricercatore che «è stato tenuto prigioniero di un nido alieno ed è sopravvissuto». La brutta esperienza, com’è facile immaginare, l’ha profondamente cambiato: «ha perso la sua umanità, i suoi esperimenti su xenomorfi ed umani andavano oltre ogni limite etico: era crudele e indifferente alla sofferenza». Tutto questo fa pensare a una cripto-citazione di Aliens: Labyrinth (1993), visto che questo “collega” di McLaren viene descritto identico allo scienziato protagonista di quella mitica storia.


La citazione

Quando atterrano male su LV-187, distruggendo la nave, Chad si chiede cosa faranno in attesa di ripararla, e il sintetico Davis risponde: «Gather round the campfire and tell tall tales». Mi piace pensare sia una citazione del Burke di Aliens (1986):

«Magari possiamo fare un falò, cantare un paio di canzoni.»
(Mayby we could build a fire, sing a couple of songs)


Conclusione

Recuperare personaggi di un universo ambientato nel passato e trascinarli nel nuovo universo alieno, ambientato nel futuro, la trovo una scelta discutibile, visto che nel migliore dei casi si ha a che fare con personaggi settantenni impegnati in azioni davvero implausibili, a meno di non specificare che siano stati “rinforzati” in qualche modo. La voglia di spendere nomi famosi come Amanda Ripley ha impedito la nascita di nuovi eroi di questo universo.

Purtroppo sin dai tempi dell’orripilante La scacchiera (1969) di John Brunner odio gli autori che per raccontarti la guerra sullo sfondo si limitano a snocciolare aggiornamenti fra un capitolo e l’altro, come se durante la lettura uno accendesse la TV per le ultime notizie. Barnett non riesce a coinvolgere il lettore in questa “guerra coloniale” semplicemente perché non la racconta mai: si limita a buttare a casaccio sullo sfondo alcuni sviluppi macroscopici che poi non hanno il minimo peso sulla trama del romanzo.

Trama che alla fin fine è semplicemente la parte centrale del film Aliens (1986) allungata e integrata con più corpi militari, uno più cattivo dell’altro. Nei ringraziamenti l’autore afferma di essere stato guidato da persone come Clara Charija e Drew Gaska, cioè gli autori dell’universo del gioco di ruolo alieno. Avere a disposizione tutte le nozioni non vuol dire poi saperle sfruttare: Barnett si sforza poco di sfruttare le emozioni, puntando invece tutto sulle nozioni di questo universo, che sono altamente discutibili visto che sono state in parte scelte in parte inventate a piacimento.

Di sicuro è stata una lettura piacevole ma il “mistero” di Amanda e i casini geo-politici del nuovo universo hanno totalmente perso per strada ciò su cui si è fondato Alien: il terrore. Purtroppo la paura, l’orrore, i corpi dilaniato, è tutta roba dimenticata, abbiamo solo vari corpi militari che litigano fra di loro e beghe burocratiche. Spero che nei prossimi romanzi si prenda meglio la mira.


L.

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  • [2021-04] Aliens: Infiltrator - Ottimo romanzo che racconta gli eventi pregressi del videogioco Aliens: Fireteam (2021).
    Il dottor Hoenikker arriva su Pala Station e capisce subito che gli esperimenti sugli xenomorfi che lì vengono portati avanti potrebbero finire male. Molto male.

12 pensieri su “[2022-04] Alien: Colony War

  1. Se non sbaglio questo è il primo romanzo di una sorta di trilogia legata al gioco di ruolo. Il prossimo Alien: Inferno’s Fall parlerà proprio di Zula e da poco la Titan annunciato Alien: Enemy of my Enemy per l’anno prossimo.
    Per quanto riguarda l’età delle protagoniste, io ricordo che in Resistance e Rescue stando ai disegni Zula e Amanda era diventate delle ragazzine, quindi l’autore si sarà basato su quelli per considerarle ringiovanite 😛

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    • Visto che questo è il seguito diretto di “Into the Charybdis”, direi che narrativamente è molto di più di una trilogia. Forse è il primo romanzo ad avere in appendice una mappa giocabile da poter aggiungere ad “Alien RPG”, ma temo che questa estrema fusione con il gioco vada a discapito delle storie: qui appunto sembra di sentir giocare, non di sentir raccontare una vicenda. (Infatti la trama è pressoché inesistente.)

      L’autore ha descritto con dovizia di particolari i personaggi, TRANNE il protagonista Chad, e credo proprio il motivo sia il fatto che è stata una pessima idea prendere personaggi di un vecchio universo ormai morto e portarlo in un universo decenni successivo. Se vogliono raccontare di Amanda e Zula devono scrivere un prequel o comunque una storia nel passato, se invece vogliono continuare con questa stupidata dei Regni in Guerra devono inventare nuovi personaggi. Anzi, in realtà ce li hanno già pronti: sono quelli già ben descritti nel gioco di ruolo!

      Speriamo che il prossimo romanzo con Zula sia meglio di quella nullità di “Prototype”, ma ormai non ho molta più fiducia nella Titan.

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      • I Regni in Guerra mi ricordano un po’ troppo le idee fuori tempo massimo di Gibson con i suoi “comunisti spaziali”… ma anche se le idee fossero aggiornate, si commetterebbe sempre l’errore di privilegiare lo sfondo (un gioco, in questo caso) alla storia oltre che ai personaggi umani e alieni. Certo che se pure la Titan comincia a tirare i remi in barca, chi altri rimarrà sulla piazza a proporre qualcosa di decente?

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      • Purtroppo la base è proprio quella di Gibson (che poi in realtà è originariamente di Walter Hill), e il gioco di ruolo si è limitato ad aggiungere “regni” oltre ai due creati per l’Alien 3 scartato.
        Le basi del gioco hanno senso perché creano intrecci e possibilità, ma poi un romanzo dovrebbe sfruttare l’ambientazione per raccontarci una storia, invece questo ha proprio l’aria del manuale di un Game Master, più che di un romanzo.
        Per carità, la lettura è piacevole e al netto di scelte discutibili (tipo tirare in ballo Amanda e Zula) è anche una storia caruccia, ma minuscola e inframmezzata di troppi noiosi risvolti da “Telegiornale delle colonie”, messi lì palesemente a vantaggio dei giocatori di ruolo, non dei lettori.

        C’è poi purtroppo da notare come comunque quello che fino a ieri era un vecchiume, specchio di epoche lontane, purtroppo è tornato di moda, con la nuova Guerra Fredda (che poi tanto fredda non è) che stiamo vivendo. C’è il rischio che Gibson venga spacciato ora per profeta, quando si è limitato a sviluppare un’idea fornitagli da “Danko” Hill.

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      • Io francamente me lo aspetto, che Gibson venga spacciato per profeta (senza nessuno a ricordarsi che, semmai, il primo a “profetizzare” era stato proprio Walter Hill)…

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  4. Le commistioni tra media per espandere l’universo sono benvenute ed è una tendenza ormai consolidata per trattenere o aumentare la base di utenti. Tuttavia, sono sempre più convinto che debbano procedere su linee narrative differenti onde evitare incoerenze come ne hai ben descritte in questo caso e un conseguente venire meno all’”espansione” dell’universo. Non sono un “purista” dei “canoni”, ma troppe libertà fanno perdere di verosimiglianza dell’intero universo e la sospensione di incredulità. Chiaramente agli editori poco importa, l’utente medio legge in copertina “Alien” e acquista. Magari non ha nemmeno visto il primo film. Questo ce lo siamo detto tante volte.
    Il tuo commento conclusivo su quanto è andato perso coglie la questione al nocciolo. Alien senza la costante tensione, l’ansia, la lotta per la sopravvivenza al suo stato primordiale, la brutalità della morte, l’orrore non è Alien.

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    • Se questo romanzo fosse stato ambientato ai tempi di “Alien Isolation”, se cioè avesse continuato il precedente universo creato (male) dalla Dark Horse Comics, avrebbe avuto un senso, sdoganando il marito di Amanda così da non impegolarsi con il personaggio principale. Invece la voglia di aderire al nuovo universo nato con il gioco di ruolo, a cui si è unita anche la Marvel, doveva far creare nuovi personaggi, anche perché in effetti qui niente si collega ad Isolation. Invece la Titan gargarozzona ha voluto usare pezzi di due universi distanti facendo solo un casino.
      Com’è possibile che dopo trent’anni in cui gli xenomorfi appaiono dappertutto e hanno fatto migliaia di morti… ancora facciamo finta che nessuno li conosca?
      Al di là di tutto, se questo fosse stato un romanzo Alien gli si sarebbe perdonato tutto, invece non c’è mai un momento di terrore ma anche solo di tensione, non c’è niente che lo faccia sembrare un romanzo horror, è solo un livello di gioco di “Alien The RPG”, cioè pieno di descrizioni di ambientazioni di gioco ma privo di sostanza. E ovviamente non esiste finale perché il gioco continua in altri romanzi, quindi è del tutto inconsistente di per sé.
      La Titan ha assistito in diretta al crollo verticale dell’universo Dark Horse, quindi potrebbe imparare dagli errori commessi, invece sembra beatamente intenzionata a partecipare a quel crollo con tutta se stessa.

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