[2017-05] Predator: Hunters

Cover di Doug Wheatley

Come anticipato, questo 4 maggio 2017 la Dark Horse Comics regala altro oro ai suoi lettori: perché la casa di Mike Richardson, al contrario di Ridley Scott, vuole bene ai fan e vuole donare loro emozioni sempre nuove rimanendo rispettosi del passato.
Ecco dunque Predator: Hunters, scritto da un mostro sacro come Chris Warner e disegnato da Francisco Ruiz Velasco.

Una maschera molto esotica

Con mia fortissima emozione – e spero quella di tanti fan “nostalgici” – torna Enoch Nakai, il mitico protagonista di Predator: Big Game (1991)!

lo avevamo lasciato così…

Se n’è andato dall’esercito e vive lontano dai radar – gestisce uno di quei piccoli baracconi cialtroni tanto amati dagli americani, in cui mostra a pagamento i resti di un fantomatico alieno posticcio – ma Jaya Soames e altri loschi figuri lo raggiungono e si complimentano con lui per essere sopravvissuto a quella creatura che loro chiamano Predator. (Ricordo che il ridicolo nome “Yautja” è apocrifo e chiunque detenga i diritti del personaggio NON lo usa. Rimane appannaggio dei fan da Wikipedia e della pessima trilogia di Tim Lebbon.)

Predator della giungla

Il team di Jaya è composto da uomini che sono sopravvissuti ad uno scontro con un Predator: Raphael Herrera nella giungla, Tyler Swain in Afghanistan e Jaya stessa è la nipote del capitano Edward Soames, protagonista di Predator: Nemesis (dicembre 1997), storia che scopro di non aver mai letto! Dovrò provvedere quanto prima…

Predator dell’Afghanistan

Nakai dunque viene invitato a partecipare ad un gruppo di esperti di Predator, sopravvissuti che hanno i mezzi e la determinazione per affrontare altri di quei mostri… e ripagarli con la stessa moneta!

Il gruppo dei sopravvissuti è al completo, con l’arrivo di Mandy Graves, grintosa guerriera che ancora ha incubi dopo il suo incontro un guerriero.

Mandy Graves, professione: sopravvissuta

I cacciatori ci sono e le armi… be’, quelle davvero non mancano.

Ci sono armi per tutti i gusti e tutte le razze!

Abbiamo anche la preda: un cacciatore su un’isola sperduta nell’oceano, che rapisce pescatori, li nutre per poi cacciarli nell’isola. Insomma, un Predator che si comporta come il mitico conte Zaroff!
Non serve altro al gruppo capitanato dalla coriacea Jaya Soames.

Non scherzate con Jaya Soames

Gli splendidi e ultra-dinamici disegni di Velasco ci guidano in quello che corre seriamente il rischio di essere un dannato capolavoro…

Kehua Island, il tempo è arrivato

Kehua Island, i predatori arrivano… e sono umani.
Il nostro team di sopravvissuti ingaggia un manipolo di mercenari – lo immagino, perché non viene ben specificato chi sia quella gente – per un unico motivo: serve carne da macello…

Sembrano soldati, ma sono solo comparse destinate al massacro

D’improvviso la qualità della storia, finora altissima, si abbassa parecchio. Dopo una lunga e inutile chiacchierata con gli indigeni dell’isola vicina – ma che c’entra? Spero che avrà un senso più avanti e che non sia un semplice allungamento di brodo – si va tutti sull’isola mentre uno dei mercenari prende in giro Nakai perché… boh, così, senza motivo.

Bei disegni, pessimi dialoghi

Ho capito che serviva rendere antipatici i mercenari, così il lettore non si dispiace quando il Predatore li fa fuori, ma mi sembra un mezzuccio dozzinale che si poteva benissimo evitare.

Comincia il macello…

Malgrado tutta la tecnologia e la preparazione, i nostri eroi al momento dell’azione si comportano stupidamente come qualsiasi film visto finora: era lecito aspettarsi un po’ di più dal fumetto.
L’unica differenza tra loro e gli uomini di Dutch del film del 1987 è che loro hanno tute termiche che li rendono invisibili… ma anche no, visto che il Predator se li pappa senza problemi.

Una vittoria solo momentanea

Riusciti ad avere la meglio su un guerriero per superiorità di fuoco – e perché è un Predator “primitivo”, cioè con solo armi bianche – la storia sembra finita, ma tranquilli: il colpo di scena è che in realtà sull’isola ci sono quattro guerrieri in totale… quindi ne mancano ancora tre!

La caccia è solo all’inizio

Che teneri gli umani che credono di poter affrontare i Predator con fucili e protezioni, che cioè credono di poter fare la guerra meglio del dio della guerra…

Il punto debole dell’intera saga è che malgrado Soames e gli altri sopravvissuti sapessero benissimo a cosa andavano incontro, sapessero benissimo le potenzialità del loro nemico e il fatto che non bastavo due fuciletti ad arginarne la minaccia, lo stesso assistiamo alla solita scena già vista nei film e letta molte volte nei fumetti: il manipolo di babbei super-addestrati che super-muore come dei super-coglioni in pochi super-minuti.
Era lecito aspettarsi qualcosa di più, da una saga iniziata così bene.

In pratica la freschezza della prima parte della storia – diciamo dei primi due numeri – evapora completamente all’inizio del terzo numero, quando cioè i nostri eroi arrivano sull’isola per affrontare il Predator. Questo quarto numero continua l’azione e non fa che ripetere cose già viste tante volte, senza neanche provare ad aggiungere qualcosa di diverso. Ogni innovazione tecnica che i combattenti hanno presentato svanisce o malfunziona nei primi istanti, così assistiamo al solito massacro.

Coi Predator finisce spesso così…

Da illuminata leader, Soames si trasforma nella solita mentecatta che sottostima i Predator e le loro potenzialità, comportandosi come uno dei tanti ottusi “cattivi” che abbiamo visto i film o letto nei fumetti: mi sembra un po’ deludente come sia scaduto il personaggio.
La cosa divertente è che il cliffhanger con cui questo albo si congeda questo mese… è l’immagine di Predator in barchetta che navigano sull’acqua per raggiungere i superstiti!

La fine arriva con il quinto numero, quasi un compromesso fra lo storico taglio a quattro numeri della casa e la nuova usanza di allungare a sei, nel migliore dei casi. (Spesso si va ben oltre senza però avere materiale sufficiente.)
Forse il lungo preambolo meritava una conclusione più corposa, forse le premesse ghiotte e sostanziose meritavano uno sviluppo migliore, ma in fondo si ripropone un mai risolto dilemma: meglio una storia bella e fulminante o una storia lunga e annacquata? Sono lontani i tempi in cui la Dark Horse non aveva di questi problemi…

Arriva lo scontro finale… ma non con gli Yautja

Un tempo la casa sapeva condensare in quattro numeri il meglio che si potesse estrarre dall’universo alieno, dosando sapientemente i tempi e gli spunti, non esagerando mai con gli uni e con gli altri. Ora invece capitano saghe come Alien: Defiance (2016) in cui uno spunto esile dà vita ad una storia immotivatamente lunga così come capitano saghe come questo Predator: Hunters, dove un ottimo corposo spunto iniziale viene strozzato velocemente in un finale sbrigativo.

Tant’è, dopo il primo fallimentare (e deludentissimo) scontro con i Predator i nostri eroi tornano sulla nave per scoprire che i mostri sono ben altri, per scoprire che il vero pericolo non sono gli Yautja bensì gli umani: quegli umani che li avevano accolti come salvatori delle isole ma che in realtà nel corso del tempo hanno imparato dai Predator l’arte della caccia all’uomo, giungendo ad intagliare maschere predatorie in legno.
Lo scontro finale non sarà dunque contro gli Yautja ma contro un nemico ben più subdolo: gli umani.

Il tutto purtroppo è ristretto in poche vignette non particolarmente ispirate, nel senso che è palese la voglia di sbrigarsi perché se no non c’è spazio per il combattimento finale, che infatti non soddisfa.
Gli Yautja caduti sull’isola non erano Bad Blood, erano guerrieri onorevoli e quindi si schierano con gli umani – sì, gli stessi che prima avevano tentato di uccidere per caccia – e una volta in salvo i nostri eroi concedono l’onore delle armi al nemico vinto. Che poi vinto non è, ma diciamo che è vinto.
All’ultimo Yautja superstite, rimasto solo in un’isola deserta, passano una borsa con dentro un’armatura Predator… con tanto di polsiera “atomica”. Il bip bip della polsiera attivata chiude la storia.

La fine onorevole per un guerriero

Dopo la fatica per mettere insieme una squadra di superstiti da attacchi Yautja, tornerà ancora questo team? Credo proprio di sì, ma si spera in una storia che sappia valorizzarlo meglio, visto che di nessun personaggio in realtà sappiamo nulla, a parte quelli che abbiamo conosciuto già in vecchie storie.
Spero che la futura nuova storia con i “superstiti” sappia renderli magari leggermente più pericolosi di coniglietti chiusi in gabbia: in questa storia non fanno una mazza di niente, limitandosi a sopravvicchiare in modo stentato. Magari nella prossima potrebbero dar loro qualche arma più potente di una scacciacani…

Chiudo con la cover gallery, in continuo aggiornamento:

L.

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