Storia dei fumetti alieni 10. Dopo l’Apocalisse

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte decima)


Ritorno alle origini

Dopo un enorme ciclo di tre anni e 34 albi che con uno scoccare di dita vengono totalmente spazzati via da Alien: Covenant (2017), bollati come “apocrifi” dalla follia di un regista in cerca di un piano pensionistico, sarebbe stato plausibile un altro ennesimo blocco della Dark Horse, che invece adotta una tecnica ancora diversa: l’aumento esponenziale della qualità dei disegni con però il crollo totale e tombale delle sceneggiature. È perfettamente avvertibile il suono di delusione che emette la casa dopo il film di Scott…

Cover di Massimo Carnevale

Insieme al ciclo “Life and Death” la Dark Horse nel 2016 lancia una nuova iniziativa, Aliens: Defiance, con cui affida ad un altro grande nome del fumetto come Brian Wood il compito di tornare ad esplorare quell’angolo di universo alieno che ha dimostrato di avere molti estimatori (soprattutto fra chi odia tutto ciò che riguarda Alien): cioè quegli anni fra la vicende del primo e del secondo film, anni che in realtà sono già trattati da romanzi e fumetti precedenti. (Uno per tutti, il grandioso romanzo Alien: Out of Shadows di Tim Lebbon del 2014, giunto in Italia esclusivamente in forma di audio-dramma.) La scelta di quell’angolo di universo temporale è quasi obbligata: dall’uscita del terzo film Alien è un franchise morto, un universo a pezzi i cui autori conoscono solo il primo film, mentre i fan più si dicono sfegatati più odiano (e spesso ignorano) qualsiasi titolo dagli anni Novanta in poi.

La nascita dell’eroina peggio descritta dell’universo alieno

L’uscita di Defiance corrisponde ad un periodo in cui la Dark Horse si sta scrollando di dosso lo storico formato quasi fisso delle quattro uscite e sta provando storie di cinque, sei e addirittura di dodici puntate, formato che però costituisce un grave problema: servirebbe una storia già pensata per dodici uscite, invece la casa nei suoi “esperimenti” presenta storie da quattro numeri che, in caso di successo, vengono estese fino a dodici in qualche modo. Di solito in modo pessimo.

Nelle mani di Zula torna li pulse rifle, grande assente dell’universo a fumetti

Come Brian Wood racconterà in un’intervista del novembre 2018 a PreviewsWorld, nel 2015 il piano originario è scrivere un’avventura a fumetti di Amanda Ripley, dopo il grande successo del videogioco Alien: Isolation (2014), ma poi non meglio specificati problemi hanno spinto a creare un personaggio nuovo: Zula Hendricks, la colonial marine nera con gravi problemi di salute fisica che insieme al sintetico Davis1 sfida la Weyland-Yutani per impedirle di mettere le mani su uno xenomorfo. A guardare bene è più che evidente la derivazione della storia dal videogioco, sia per atmosfere che per stile narrativo, ma al di là di questo è parimenti evidente che dopo i primi numeri ispirati la storia conosce un crollo qualitativo superata la metà della saga, perdendosi in lungaggini e trovate dal sapore improvvisato che contrastano fortemente con la freschezza dell’inizio. Il dodicesimo episodio esce proprio mentre Alien: Covenant sta facendo danni al cinema, e i lettori sembrano riconoscere l’inizio del nuovo andamento Dark Horse: svogliatezza totale e tombale.

Cover di James Stokoe

Insieme al nuovo film in sala esce in fumetteria il primo numero di Aliens: Dead Orbit, affidato sia nei testi che nei disegni al solo James Stokoe: in fondo non servono molti autori per raccontare l’ennesima versione del primo Alien – l’unica storia aliena nota di sicuro ai fan della saga – con un protagonista in un’astronave alle prese con un alieno. La particolarità della saga è un’altra: dopo quasi trent’anni di fumetto alieno a cambiare non è il formato bensì la cadenza di uscita. Ci vorrà circa un anno per leggere questa storiellina totalmente inconsistente, visto che d’un tratto la Dark Horse per i suoi alieni, i figli prediletti fino a qualche anno prima, decide la sorprendente cadenza di un numero ogni tre mesi. Che sia un modo per mascherare il fatto che le storie sono totalmente vuote?


Il destino dei Cacciatori

Come visto, la Dark Horse si è sincronizzata per sfruttare l’eco mediatica dell’uscita di Alien: Covenant e quel maggio 2017 ha lanciato iniziative che poi hanno sofferto un immotivato e devastante allungamento delle uscite, forse dovuto allo scoraggiamento per il delirante film di Scott. Se Aliens: Dead Orbit dopo un anno non porterà a nulla, non è migliore il destino di Predator: Hunters, iniziato quel maggio 2017 e destinato a chiudersi con uno sbuffo nel settembre successivo.

Predator dell’Afghanistan

Si potrebbe avanzare l’ipotesi che la Dark Horse abbia avuto notizie della sceneggiatura che Shane Black stava scrivendo. Il celebre sceneggiatore stava provando la sua seconda “risalita”, dopo essere crollato due volte: ha iniziato gli anni Novanta come lo sceneggiatore più pagato di Hollywood ma nei successivi trent’anni di eccessi e bagordi non ha saputo mantenersi in cima. Ora, ripulito e morigerato, vuole tornare in sella omaggiando il film che nel 1987 lo vedeva come semplice comparsa: Black ha interpretato il mercenario Hawkins, il primo personaggio a venir ucciso da un Predator, quindi scrivere e dirigere un nuovo film del cacciatore sembra un’ideale chiusura del cerchio. Inizia così il solito carnevale che abbiamo già visto per tutti gli altri film.

Prima che compaia a sorpresa il suo amico Fred Dekker alla sceneggiatura, ricreando il duo lavorativo degli inizi di carriera negli anni Ottanta, prima che vari incidenti di produzione portassero in tutt’altra direzione il film e ne facessero a tutti gli effetti uno strano prodotto per un pubblico giovane – con tanto di dreadlocks aggiunti al cagnolone Predator, all’insaputa dei creatori originali, per renderlo più “cucciolone”  – The Predator cerca di essere ciò che non sarà mai: il grande film che risollevi il personaggio al cinema, facendolo tornare ai fasti delle origini con una storia tipicamente anni Ottanta. Sembra strano, ma Shane Black crede davvero che la Fox gli farà mettere in atto quest’idea.

Come detto, nel 2016 Schwarzenegger rifiuta di tornare come Dutch, e questo significa che all’epoca la sceneggiatura prevedeva un ipotetico ritorno di un protagonista del passato, sopravvissuto ad uno scontro con il cacciatore: la Dark Horse non ha bisogno d’altro. Un anno dopo, quando inizia Hunters, l’idea di base è di quelle spettacolari: far tornare in una storia… i protagonisti dei fumetti del passato sopravvissuti agli attacchi Predator.

Il ritorno di un eroe del passato

Ce ne sono tanti fra cui scegliere ma l’importante è che i fan li ricordino: riprendere un oscuro e anonimo tizio visto in un fumetto di vent’anni prima non servirebbe a molto. Il trucchetto di rendere protagonista Jaya Soames, nipote inventata di un personaggio esistente, il capitano Edward Soames visto nel breve Predator: Nemesis (1997), viene bilanciato con la scelta di andare a recuperare uno dei più amati personaggi dei fumetti Predator: Enoch Nakai, il nativo americano protagonista di Predator: Big Game (1991), l’inizio dell’universo Predator slegato dai film. Dal passato torna anche Mandy Graves, la sopravvissuta (con mano distrutta) di Predator: Bad Blood (1993), storia molto amata dai fan sebbene terribilmente confusionaria.

Mandy Graves, professione: sopravvissuta

La ricca Jaya Soames va in giro a reclutare sopravvissuti ad attacchi Predator per formare una squadra che smetta di essere preda… e cominci ad andare a caccia dei cacciatori. Un’idea semplice e ghiotta che probabilmente faceva parte della sceneggiatura originale di Shane Black: foto di scena dimostrano che sono state girate sequenze in cui umani e Predator vanno insieme a caccia del super cattivone del film, prima che una sequenza di imprevisti e dello zampino Fox (diventata nel frattempo Disney) trasformasse tutto nel solito filmucolo da dimenticare.

Sarebbe stato davvero tutt’altro film

Non va molto meglio al fumetto, perché malgrado gli immensi disegni di un ispirato Francisco Ruiz Velasco non rimane molto altro della storia: cinque numeri per non dire niente e per mostrare soldati super-addestrati che muoiono come beoti di un qualsiasi filmetto action di serie Z. Hunters è la prova che la Dark Horse o ha perduto il tocco o ha perduto ogni interesse nei suoi due alieni un tempo preferiti. Dopo un anno di silenzio sforna Predator: Hunters II (2020), all’insegna del “non ho altro da dire”, che riesce addirittura ad essere peggiore della precedente, con i protagonisti che vanno in Afghanistan, conoscono il buon selvaggio a forma di bambino – ogni storia in Medio Oriente passa per un bambino locale – e c’è un Predator che ammazza tutti i soldati talmente stupidi da credere di poterlo affrontare. La testata “Predator” è ormai da considerarsi defunta.

(continua)


L.

– Ultime “indagini”:

2 pensieri su “Storia dei fumetti alieni 10. Dopo l’Apocalisse

  1. Mi viene quasi da dire che la Dark Horse possa aver risentito a un punto tale dei “tradimenti” cinematografici delle due saghe da arrivare a perdere del tutto la voglia di competere con il grande schermo (abbassando progressivamente il livello delle proprie storie, disegni esclusi, da buone a scarse a completamente vuote)…

    Piace a 1 persona

    • Certo che l’enorme sforzo creativo di una saga di tre anni e 34 albi, fottuta nei primi minuti di “Covenant”, dev’essere stata una bella botta. Probabilmente si sono detti: ok, da oggi niente sceneggiature, che muoia Scott e tutti gli Ingegneri 😀

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