[2018-08] Predator: Hunters II

Cover di Agustin Padilla

Manca un mese all’uscita nei cinema internazionali di The Predator (2018) di Shane Black: perché non chiamare un altro “padre nobile” del personaggio a titillare i fan in fremente attesa?
Ecco dunque il maestro Chris Warner tornare a raccontarci dei sopravvissuti agli attacchi dei Predator nel mondo Dark Horse: dopo la deludente Predator: Hunters (2017), ecco Predator: Hunters II a tirarci su il morale in attesa del nuovo film.

Il primo numero porta la data dell’8 agosto 2018, e presenta i disegni dello spagnolo Agustin Padilla. autore DC Comics.

Dopo l’estremo fallimento della precedente missione, i soldati se ne vanno e rimane solamente il team di sopravvissuti:

  • Jaya Soames, ricca organizzatrice della squadra nonché nipote del capitano Edward Soames, protagonista di Predator: Nemesis (dicembre 1997)
  • Enoch Nakai, il mitico protagonista di Predator: Big Game (marzo 1991)
  • Mandy Graves, unica sopravvissuta di Predator: Bad Blood (dicembre 1993)
  • Tyler Swain, sopravvissuto in Afghanistan in una storia che non sembra tratta da un fumetto

Un esercito di quattro sopravvissuti

Un video proveniente dall’Afghanistan dimostra che i Predator sono di nuovo atterrati là, attirati dal calore e dalla infinita violenza della guerra: malgrado i protagonisti siano rimasti quattro gatti, partono per la missione.

Almeno i disegni sono spettacolari

Ma quale missione? Nella precedente avventura erano tipo in cinquanta, armati fino ai denti, e i Predator stanno ancora a ridere per quanto hanno fatto schifo: cosa pensano di fare in Afghanistan senza armi e solo in quattro?

La storia abbandona ogni velleità da universo alieno: siamo in pieno discorso alla nazione.

«A volte penso che l’Afghanistan sia una punizione più che una nazione».

Con il revisionismo storico tipico degli americani, ora ci si chiede come mai una Nazione che non ha nulla come l’Afghanistan sia preda di grandi Nazioni che hanno tutto, e lo stesso vengono a morire qui. Meglio dimenticare la politica da bar e pensare che il Medio Oriente è la patria dei geni della lampada, quelle entità che i locali chiamano djinn.

Anche il Predator si chiede perché tutto il mondo rompa le balle all’Afghanistan

Di sicuro, una Nazione perennemente in guerra da decenni sembra costruita su misura per un Predator…

La Nazione giusta dove collezionare armi

Immancabile il solito ragazzino, perché gli unici mediorientali che gli americani sembrano tollerare sono i ragazzini: appena crescono, li chiamano “teste di stracci” e cercano di ammazzarli. Va be’, abbiamo Atal che è arrabbiato con il djinn che non ha protetto la sua famiglia e ora è disposto a guidare i nostri eroi da lui. Il che dimostra la deriva deludente che la saga ha preso, com’era facile immaginare già dal primo numero.

Il Predator riflette pensieroso sulla pochezza di questa storia

Come se non bastasse arrivano i federali che vogliono catturare il Predator per rubargli la tecnologia: allora ditelo che non avete voglia di scrivere una storia nuova…

Predator in Action

I black ops ovviamente aggrediscono il Predator a casa sua, in campo aperto e senza altra protezione che i loro fucilini: si meritano il massacro che ne consegue.

Non mi sembrano forze così speciali

I nostri eroi parlottano, c’è il bambino afghano che fa il buon selvaggio, si citano i djinn tanto per dire qualcosa e in generale un altro sfavillante albo di puro nulla…

A sinistra lo sceneggiatore, a destra il disegnatore…

I luoghi comuni di questa storia in Afghanistan sono così pesanti che tutto sta crollando velocemente. Tornano pure le mine lasciate dai sovietici… Oh, ragazzi, gli anni Ottanta sono finiti, da allora l’Afghanistan è stato il Vietnam di tutti i popoli occidentali, mica solo dei sovietici, e vorreste farci credere che nessuno ha messo più una mina da allora? No, meglio far vedere il piccolo afghano che ha perso una gamba sulle mine dei russi cattivi, che invece gli altri in quel Paese ci vanno coi fiori nei cannoni…

La nave è bella, ma non sembra la solita dei Predator

Dopo il combattimento finale più cialtronesco, brutto, stupido e vergognosamente deludente della storia Dark Horse, è ormai ufficiale: la casa è morta, sepolta dal cattivo gusto. Le ultime pagine sono una puttanata inenarrabile…

Il combattimento più stupido della storia…

Piange il cuore a vedere ridotto così un personaggio che da trent’anni regala emozioni a fumetti, e spero sia una forma di rispetto: la Dark Horse si è impegnata a fare un Predator ancora più brutto di quello di Shane Black. Va be’, ora però basta con il rispetto e pensiamo a scrivere una fottuta storia, dopo anni di cazzeggio…

Chiudo con la cover gallery:

L.

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