[2020-08] Predator saldaPress 22

Cover di Dan Barry

Ventiduesimo numero (6 agosto 2020) della testata “Predator“, compagna di “Aliens”.

Viene presentata per intero la saga Predator: The Bloody Sands of Time (febbraio 1992), che Dan Barry scrive e co-disegna insieme al mostro sacro Chris Warner. Che ricordi, quando la comprai “in diretta” dal mio fumettaro di fiducia, appena arrivata in Italia d’importazione.

Con la consueta traduzione di Andrea Toscani, la storia viene battezzata Le rosse sabbie del tempo.

L.

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[2020-07] Aliens vs Predator: The Original Comics Series HC

Cover di Chris Warner

Ultime cartucce da sparare per il morente universo alieno Dark Horse: è notizia di questi giorni che dopo gli ultimi anni (almeno dal 2016) a spalar letame su questi personaggi, finalmente la pessima casa ha mollato il marchio alla Marvel. Saprà la Casa delle Idee trattare meglio Alien e Predator? Sarà sicuramente impossibile trattarli peggio.

Visto che dal 2021 i nostri alieni preferiti abbandoneranno la Casa Madre, nei prossimi mesi assisteremo a vari canti del cigno della Dark Horse, prima di eventuali secchiate di ristampe targate Marvel.
Ecco così il 1° luglio 2020 Aliens vs Predator: The Original Comics Series HC (30th Anniversary Edition), disponibile su Amazon sia in cartaceo che digitale.

Il volumone cartonato ristampa la mitica saga Aliens vs Predator (1990) del decano Randy Stradley, che da sola ha scritto le regole della narrativa d’intrattenimento anni Novanta, e in più la prima parte del suo seguito Aliens vs Predator: War (1995), sempre di Stradley: immagino dunque che questo preveda un secondo cartonato con la seconda parte della storia, in un ipotetico futuro.

L’edizione del fumetto è quella coi colori “freddi” restaurata ai tempi dell’Omnibus (2007): preferisco di gran lunga i colori sbavati dell’epoca.

La prima apparizione di Machiko Noguchi. (Disegni di Phill Norwood). Dall’alto:
uscita originale (giugno 1990), italiana (1992) e Omnibus (maggio 2007)

Visto che questa splendida saga, alla base dell’universo di Alien e Predator, è apparsa in Italia solo nel 1992 e poi mai più ristampata, tanto che è palesemente ignota ai tanti fan dell’ultima ora (convinti che AVP nasca da un videogioco!), non sarebbe il caso di approfittarne e ristampare anche nel nostro Paese questa chicca d’annata? Chissà…

L.

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    Con Sopravvivenza diamo uno sguardo alle storie che potevano nascere dal film Predators (2010) e che non sono mai nate. Con Città dannata torniamo nella Manhattan del 1947 con boss malavitosi alle prese con un Predator.
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  • [2020-12] Aliens saldaPress 43 - Prima parte della saga Alien: la sceneggiatura originale (2020), in cui Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto, con gli splendidi disegni del brasiliano Guilherme Balbi.
  • [2020-10] Aliens: Orbita mortale - Splendida versione cartonata dell'inconsistente saga del 2017 di James Stokoe, la cui arte narrativa lascia freddini ma dal punto di vista grafico è davvero da rifarsi gli occhi. Il volume inoltre è impreziosito da una sezione "materiali extra" che fa girare la testa per la bellezza.
  • [2020-11] Predator saldaPress 25 - Seconda ed ultiam parte della movie adaptation, con la storia Beating the Bullet di Paul Tobin che nella traduzione di Andrea Toscani diventa Battere il proiettile, con protagonista Isabelle (interpretata nel film da Alice Braga).

[2009-06] Predator: Prey to Heavens

Cover di Raymond Swanland

Il 25 maggio 1979 esordisce negli Stati Uniti il film Alien di Ridley Scott: il 27 maggio 2009 la Dark Horse Comics festeggia i trent’anni del cult movie affidando ad una delle sue colonne portanti – John Arcudi – la creazione di una saga che lo omaggi.
Ecco dunque Aliens: More Than Human, a cui il successivo 24 giugno fa seguito l’inizio della “serie sorella” Predator (su Amazon a circa 2 euro), senza altro titolo, disegnato magnificamente da Javier Saltares e con in più le copertine del dio in terra Raymond Swanland.

In realtà l’anniversario è doppio, come viene spiegato nelle note finali del primo numero da Chris Warner (non c’è la sua firma ma la descrizione riporta a lui, all’epoca editor della casa):

Cover di Chris Warner

«Vent’anni fa, questo mese, la Dark Horse pubblicava il primo fumetto di Predator, basato sul successo cinematografico della Fox diretto da John McTiernan ed interpretato da un tizio che al momento risiede nella casa del governatorato californiano. Difficile da credere che sia passato così tanto tempo, ma forse più difficile credere all’attuale professione di Arnold Schwarzenegger. (A proposito di fantascienza!)
Tornando a quell’epoca, io ero principalmente un disegnatore e quel Predator è stato il primo lavoro di alto profilo in cui sia stato coinvolto. Seguendo il successo della serie “Aliens”, Predator fu un alto punto messo a segno dalla Dark Horse e preparò la strada ad Aliens vs Predator, che fu un vero fuoco d’artificio.»

Al momento di uscire in Volume cartonato TPB, il 28 aprile 2010, la saga prende il nome di Predator: Prey to Heaven (su Amazon a circa 10 euro).

Mentre nella citata saga aliena Arcudi ci racconta dell’equipaggio della Vidar, che raggiunge il pianeta Chione perché non ha più notizie dei membri della Honito Enterprises lì sbarcati, di cui sopravvive solo David l’androide – tre anni prima di Prometheus (2012)! – intanto con la saga di Predator ci fa rimanere sulla Terra, precisamente nell’Africa dell’est, dove tra le beghe politico-religiose umane sono appena giunti dei cacciatori a “risolvere” ogni problema a modo loro…

Caccia grossa in Africa

Thorpe e gli altri contractor sono lì per proteggere gli affari del presidente Mengistu ma si aspettavano qualche ribelle armato di fucile: non dei cacciatori spaziali! In una città che sembra totalmente disabitata – ma dove svetta un citazionistico Yutani Building! – Thorpe e i suoi dovranno sopravvivere all’assalto di Predator… armati in modo molto “umano”!

Un gruppo di cacciatori armato “all’umana”

Davvero curioso questo abbandono delle armi classiche in favore di fucili molto simili a quelli umani: sarà mica un’evoluzione degli armamenti?

Ma una volta non usavano lance e dischi volanti?

Ad un certo punto però diventa chiaro che c’è un “amico misterioso” che sta aiutando i soldati umani, che altrimenti non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivenza: un “Predator ribelle” sta seriamente colpendo il gruppo di cacciatori: perché lo sta facendo?

Un Predator ribelle per motivi ignoti

L’unico che può capire cosa passi per la testa di un Predator è Thorpe, perché anni prima mentre era di stanza in Gabon è stato fatto prigioniero insieme ai propri commilitoni proprio da un Predator: gli altri sono stati fortunati perché sono morti subito, lui invece ha subìto cose… che voi umani non potreste immaginare! Ma che “cose”? Boh, non ci viene detto. E come si è liberato? Non ci viene detto…

Ma è buono o cattivo?

Quindi ora gli umani si fanno aiutare dal Predator ribelle? No, arrivano i carri armati e si comincia a sparare, facendo esplodere mezza città senza che nessuno se ne accorga, in fondo siamo un Paese fantasma.

Fuochi d’artificio finali!

Davvero un peccato che Arcudi crei ottime “strade” che però all’ultimo albo rimangono tutte inesplorate. Abbiamo assistito ad un gruppo di Blooded Warrior a caccia di un Bad Blood rintanatosi in Africa? Non si sa, tutto viene lasciato in sospeso esattamente come Arcudi crea mille domande senza risposta in Aliens: More Than Human, con la sua “città vivente” e la nuova razza di alieni. Teoricamente il discorso doveva chiudersi con Aliens vs Predator: Three Worlds War (gennaio 2010), che è un’ottima storia ma non tira alcuno dei fili lasciati in sospeso…

Cover di Raymond Swanland

Un’ultima parola va spesa per le titaniche copertine del divino Swanland. Nelle note finali Chris Warner si chiede:

«Dove si era nascosto questo tizio finora? O più precisamente, dove sono stati gli editori a fumetti finora? Imbattersi nel suo lavoro è stato del tutto casuale. Ho visto un paio di carte di Magic: The Gathering che lui aveva disegnato ed quasi esattamente ciò che cercavo in termini di colori, composizione e tono per la copertina del primo Predator. Ho contattato Raymond e lui ha immediatamente firmato, facendo notare che era un grande fan di Predator ed era esattamente il personaggio che avrebbe voluto disegnare.
Quando Raymond presentò la copertina per questo numero (dopo aver mandato non uno, non due ma otto sketch digitali a colori), la mia mascella è caduta sul tavolo. Naturalmente questo è avvenuto prima che mandasse la copertina del secondo numero, che è senza alcun dubbio la più figa copertina di Predator che io abbia mai visto.

Chiudo con la cover gallery:

L.

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[2019-02] Predator saldaPress 6

Cover di Agustin Padilla

Sesto numero (28 febbraio 2019) della testata “Predator“, compagna di “Aliens”.

Ultime due puntate dell’imbarazzante Predator: Hunters II (2018-08) di Chris Warner, la storia che segna ufficialmente la morte del personaggio. Anche perché ora la Dark Horse ha tante nuove inutili serie TV a cui pensare…

La traduzione è sempre di Andrea Toscani, che trasforma la storia in Predator: Cacciatori II.

L.

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[2019-01] Predator saldaPress 5

Cover di Augustin Padilla

Nuovo anno, nuova annata di fumetti in edicola. Quinto numero (24 gennaio 2019) della testata “Predator“, compagna di “Aliens”.

Prime due parti di quella imbarazzante cialtronata di Predator: Hunters II (2018-08) di Chris Warner, segno evidente del crollo verticale della Dark Horse Comics e del totale disinteresse nelle sceneggiature che però va di pari passo (almeno quello) con una qualità elevatissima dei disegni. Da almeno due anni la qualità artistica dei fumetti alieni ha raggiunto vette eccelse mai viste prima: peccato che le sceneggiature siano spazzatura…

Qui comunque la traduzione è sempre di Andrea Toscani, che trasforma la storia in Predator: Cacciatori II.

L.

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[2018-11] Predator saldaPress 3

Cover di Doug Wheatley

Terzo numero (23 novembre 2018) della testata “Predator“, che va ad affiancarsi alla regolare “Aliens”.

Terza ed ultima parte della deludente saga Predator: Hunters (2017) di Chris Warner, con gli episodi cinque e sei di ciò che in Italia è chiamato Predator: Cacciatori, con la consueta traduzione di Andrea Toscani.
I disegni di Francisco Ruiz Velasco sono assolutamente strepitosi, soprattutto stampati su carta patinata, quindi già solo per quelli merita di essere acquistata questa “testata”.

Inizia poi Predator: Nemesis (1997) di Gordon Rennie e i disegni del britannico Colin MacNeil: dopo aver raccontato la missione di Jaya Soames, giustamente ora conosciamo quella del suo antenato Edward Soames, che affrontò il Predator a Londra per conto di Mycroft Holmes!

L.

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[2018-10] Predator saldaPress 2

Cover di Dough Wheatley

Secondo numero (25 ottobre 2018) della testata “Predator“, che va ad affiancarsi alla regolare “Aliens”.

Seconda parte della deludente saga Predator: Hunters (2017) di Chris Warner, con gli episodi tre e quattro di ciò che in Italia è chiamato Predator: Cacciatori, con la consueta traduzione di Andrea Toscani.
I disegni di Francisco Ruiz Velasco sono assolutamente strepitosi, soprattutto stampati su carta patinata, quindi già solo per quelli merita di essere acquistata questa “testata”.

Come sempre le note iniziali e finali sono da evitare, ma va citata questa frase che mi ha fatto parecchio infuriare:

«Non chiedeteci cos’è uno yautja: ormai dovreste saperlo. State leggendo il mensile “Predator”, è ora che iniziate a usare la giusta terminologia».

Di sicuro il tono è scherzoso e ci sta, ma definire “giusta terminologia” un termine apocrifo inventato a casaccio nel 1994 e MAI utilizzato da NESSUNO prima dell’avvento di Wikipedia e dei fan della domenica, è qualcosa che mi urta parecchio i nervi…

L.

spot da “Aliens” (saldaPress) n. 19

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[2018-09] Predator saldaPress 1

Cover di Dough Wheatley

Lo scorso 25 settembre 2018 la saldaPress ha inaugurato una nuova testata mensile: “Predator“, che va ad affiancarsi alla regolare “Aliens”.
Malgrado non abbia percezione di reale successo di questi fumetti in edicola, l’arrivo di una seconda collana fa pensare che evidentemente le vendite ci sono: la cosa mi fa piacere e spero il successo di entrambe le testate sia sempre maggiore.

I primi tre numeri di questo nuovo mensile presenteranno le sei parti della deludentissima saga Predator: Hunters (2017) di Chris Warner, su cui avevo puntato tantissimo e che mi ha lasciato con un pugno di mosche in mano.
La traduzione è sempre del consueto Andrea Toscani.

Come di consueto nelle note che accompagnato il fumetto si cerca disperatamente collegamenti con i film e si tace sonoramente sui personaggi che formano il cast della storia: sarebbe come presentare I magnifici sette dicendo «ci sono alcune comparse già viste al fianco di John Wayne», ignorando il cast stellare.
Come mai i curatori di questa testata si sono dimenticati di dirci che tornano in scena Enoch Nakai da Predator: Big Game (marzo 1991) e Mandy Graves da Predator: Bad Blood (dicembre 1993)? Eppure sono personaggi molto ben noti ai fan italiani, essendo i rispettivi fumetti fra i rarissimi casi di Predator usciti nelle nostre edicole, grazie a PlayPress. Forse che non si voleva citare quella storica casa?

Comunque i mirabolanti disegni di Francisco Ruiz Velasco stampati su carta patinata fanno la loro dannata figura: per leggere preferisco sempre il digitale, ma è innegabile che sfogliare un albo come questo è un’esplosione di puro piacere per gli occhi!

L.

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[2018-08] Predator: Hunters II

Cover di Agustin Padilla

Manca un mese all’uscita nei cinema internazionali di The Predator (2018) di Shane Black: perché non chiamare un altro “padre nobile” del personaggio a titillare i fan in fremente attesa?
Ecco dunque il maestro Chris Warner tornare a raccontarci dei sopravvissuti agli attacchi dei Predator nel mondo Dark Horse: dopo la deludente Predator: Hunters (2017), ecco Predator: Hunters II a tirarci su il morale in attesa del nuovo film.

Il primo numero porta la data dell’8 agosto 2018, e presenta i disegni dello spagnolo Agustin Padilla. autore DC Comics.

Dopo l’estremo fallimento della precedente missione, i soldati se ne vanno e rimane solamente il team di sopravvissuti:

  • Jaya Soames, ricca organizzatrice della squadra nonché nipote del capitano Edward Soames, protagonista di Predator: Nemesis (dicembre 1997)
  • Enoch Nakai, il mitico protagonista di Predator: Big Game (marzo 1991)
  • Mandy Graves, unica sopravvissuta di Predator: Bad Blood (dicembre 1993)
  • Tyler Swain, sopravvissuto in Afghanistan in una storia che non sembra tratta da un fumetto

Un esercito di quattro sopravvissuti

Un video proveniente dall’Afghanistan dimostra che i Predator sono di nuovo atterrati là, attirati dal calore e dalla infinita violenza della guerra: malgrado i protagonisti siano rimasti quattro gatti, partono per la missione.

Almeno i disegni sono spettacolari

Ma quale missione? Nella precedente avventura erano tipo in cinquanta, armati fino ai denti, e i Predator stanno ancora a ridere per quanto hanno fatto schifo: cosa pensano di fare in Afghanistan senza armi e solo in quattro?

La storia abbandona ogni velleità da universo alieno: siamo in pieno discorso alla nazione.

«A volte penso che l’Afghanistan sia una punizione più che una nazione».

Con il revisionismo storico tipico degli americani, ora ci si chiede come mai una Nazione che non ha nulla come l’Afghanistan sia preda di grandi Nazioni che hanno tutto, e lo stesso vengono a morire qui. Meglio dimenticare la politica da bar e pensare che il Medio Oriente è la patria dei geni della lampada, quelle entità che i locali chiamano djinn.

Anche il Predator si chiede perché tutto il mondo rompa le balle all’Afghanistan

Di sicuro, una Nazione perennemente in guerra da decenni sembra costruita su misura per un Predator…

La Nazione giusta dove collezionare armi

Immancabile il solito ragazzino, perché gli unici mediorientali che gli americani sembrano tollerare sono i ragazzini: appena crescono, li chiamano “teste di stracci” e cercano di ammazzarli. Va be’, abbiamo Atal che è arrabbiato con il djinn che non ha protetto la sua famiglia e ora è disposto a guidare i nostri eroi da lui. Il che dimostra la deriva deludente che la saga ha preso, com’era facile immaginare già dal primo numero.

Il Predator riflette pensieroso sulla pochezza di questa storia

Come se non bastasse arrivano i federali che vogliono catturare il Predator per rubargli la tecnologia: allora ditelo che non avete voglia di scrivere una storia nuova…

Predator in Action

I black ops ovviamente aggrediscono il Predator a casa sua, in campo aperto e senza altra protezione che i loro fucilini: si meritano il massacro che ne consegue.

Non mi sembrano forze così speciali

I nostri eroi parlottano, c’è il bambino afghano che fa il buon selvaggio, si citano i djinn tanto per dire qualcosa e in generale un altro sfavillante albo di puro nulla…

A sinistra lo sceneggiatore, a destra il disegnatore…

I luoghi comuni di questa storia in Afghanistan sono così pesanti che tutto sta crollando velocemente. Tornano pure le mine lasciate dai sovietici… Oh, ragazzi, gli anni Ottanta sono finiti, da allora l’Afghanistan è stato il Vietnam di tutti i popoli occidentali, mica solo dei sovietici, e vorreste farci credere che nessuno ha messo più una mina da allora? No, meglio far vedere il piccolo afghano che ha perso una gamba sulle mine dei russi cattivi, che invece gli altri in quel Paese ci vanno coi fiori nei cannoni…

La nave è bella, ma non sembra la solita dei Predator

Dopo il combattimento finale più cialtronesco, brutto, stupido e vergognosamente deludente della storia Dark Horse, è ormai ufficiale: la casa è morta, sepolta dal cattivo gusto. Le ultime pagine sono una puttanata inenarrabile…

Il combattimento più stupido della storia…

Piange il cuore a vedere ridotto così un personaggio che da trent’anni regala emozioni a fumetti, e spero sia una forma di rispetto: la Dark Horse si è impegnata a fare un Predator ancora più brutto di quello di Shane Black. Va be’, ora però basta con il rispetto e pensiamo a scrivere una fottuta storia, dopo anni di cazzeggio…

Chiudo con la cover gallery:

L.

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[2006-06] Aliens / Predator: Panel to Panel

L’arrivo nei cinema del film del 2004 di Paul W.S. Anderson permette alla Dark Horse Comics di sparare a mitraglia ristampe a iosa dei propri due alieni preferiti, sia in solitaria che nei loro epici scontri.
Prima delle raccoltone Omnibus del 2007 dedicate a questi personaggi, subito dopo il film la casa produce dei romanzi inediti firmati da specialisti del genere: romanzi inediti in Italia che pian piano sto recensendo qui.

Illustrazione completa di Mark A. Nelson per Aliens: Book One (1988): la prima ad arrivare in Italia!

Il 14 giugno 2006 la DHC presenta un art book delizioso: Aliens / Predator: Panel to Panel con introduzione del grande Chris Warner, che presenta pagine scelte dai quasi vent’anni di saghe aliene.

La mitologica illustrazione di Dave Dorman
per il sesto numero della saga Aliens vs Predator (1990)

192 pagine di splendide illustrazioni utilizzate in tanti anni di copertine e in tavole prese dalle migliori saghe.

Illustrazione di Mike Mignola per il numero zero di Aliens vs Predator (1990)

Per un fortunato caso del destino ho seguito sin dalla nascita il fenomeno degli Aliens Comics, come ho più volte raccontato in questo blog, quindi sfogliare questo volume e riconoscere ogni singola illustrazione è stato un tuffo nei ricordi stupendo: ogni albo mi ha dato un qualche tipo di emozione, positiva o negativa che fosse, per cui è per me è come sfogliare un album di famiglia.

Illustrazione di John Bolton per Deadliest of the Species (1996)

Un’opera spettacolare che regala il meglio di quai vent’anni di mondo alieno.

Chiudo con uno spot apparso nel marzo 2008 alla fine di Aliens Omnibus 3.

L.

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