Storia dei fumetti alieni 16. Alieni in Italia (4)

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte sedicesima)


L’epoca saldaPress

Con le premesse viste nelle puntate precedenti, è assolutamente lodevole il coraggio della casa editrice emiliana saldaPress, che si è fatta un nome pubblicando i fumetti di The Walking Dead da cui il grande successo televisivo. Con l’arrivo in Italia del disgraziato Alien: Covenant (2017) la casa editrice ha deciso di provare là dove – come abbiamo visto – molte altre case hanno fallito, ma seguendo l’esempio della prima PlayPress ha preso la decisione di sfruttare le edicole, sebbene si curi anche delle librerie e fumetterie.

Per l’arrivo del film di Ridley Scott a maggio 2017, la casa vuole farsi trovare pronta e va a bussare alla Dark Horse Comics: compra tutto quello che la casa ha appena fatto uscire. Niente arretrati, solo storie contemporanee. Così nell’aprile 2017 la saldaPress esordisce con i fuochi d’artificio. In fumetteria porta il volume Aliens. 30° anniversario (24,90 euro), cioè la terza ristampa del primo volume della Trilogia di Mark Verheiden, nella terza versione rilasciata dalla Dark Horse, rispettosa dell’originale. Sempre in fumetteria porta il più snello Prometheus. Fire and Stone (12,90 euro), il primo della saga omonima, ma quel che è più importante torna in edicola, con il primo numero (3,20 euro, con Variant Cover da 4,90 euro) della testata mensile “Aliens”, che per l’occasione porta in Italia Aliens: Defiance, in seguito ristampato in volume da fumetteria.


Ecco la presentazione di Andrea G. Ciccarelli, direttore editoriale della casa:

«In contemporanea con l’uscita del film, ritornano nelle edicole e nelle librerie italiane i fumetti targati Dark Horse, un vastissimo universo narrativo che espande in modo originale quello raccontato al cinema e che oggi saldaPress è orgogliosa di potervi presentare con un progetto editoriale ampio e strutturato.»

I miei tentativi di contattare la casa sono stati tutti infruttuosi, perciò posso analizzarne il comportamento solo dall’esterno: da dove cioè sembra stranamente ambivalente. Guardando il materiale che la casa ha coraggiosamente tradotto e portato in edicola e fumetteria, l’impressione è che una volta finite le novità offerte dalla Dark Horse si sia andati a svuotare le cantine, raschiando il barile e presentando quasi esclusivamente storie di scarsa qualità, per non parlare delle storielline che apparivano sul mensile “Dark Horse Presents” senza alcuna pretesa. Non sembra esserci alcun piano editoriale, si va a casaccio stando attenti a tradurre solo ed esclusivamente robbetta da poco, forse perché molto più economica rispetto alle grandi saghe che invece hanno creato da zero l’universo alieno. Paradigmatica la serie di due volumi intitolati “Grandi Maestri” che invece presentano storielline minuscole che di “grande” non hanno proprio nulla.


Dall’altra parte le note testuali che accompagnano ogni volume sembrano testimoniare il desiderio di dare forma all’universo alieno, di guidare il lettore attraverso regole, canoni, dogmi e leggi che esistono esclusivamente nel pensiero di chi scrive quelle note o al massimo nelle opinioni di qualche fan esagitato. Se trent’anni di fumetti e una serie di dodici film ci hanno dimostrato qualcosa, è che non esiste neanche l’ombra di un canone: c’è la voglia di raccontare storie, che andrebbero giudicate di per sé, al di là se seguano o meno regole che non esistono se non nella mente di alcuni fan.

Cover di David Palumbo

Invece si è creata una situazione paradossale come quella vissuta da me in prima persona: nel maggio del 2017, al momento di entrare in sala per vedere Alien: Covenant, c’è un banchetto dove viene distribuito in omaggio un albetto speciale della saldaPress edito proprio in occasione del film, con due estratti da Prometheus: Fire and Stone e Aliens: Defiance. Sfogliandolo mi rendo conto di star assistendo al futuro a fumetti degli Ingegneri… proprio mentre su grande schermo stanno per essere spazzati via, e sta per essere reso apocrifo il fumetto appena arrivato in libreria. Forse cercare canoni non è la via giusta, per apprezzare i fumetti alieni.

Se davvero la saldaPress avesse voluto dare dignità ad un universo troppo maltrattato e molto spesso del tutto ignoto al lettore italiano, avrebbe dovuto iniziare a presentare i cicli narrativi della Dark Horse in ordine cronologico, spiegando ai lettori l’ambiente e gli anni in cui nascevano, i film a cui strizzavano l’occhio e via dicendo. Invece tutte le grandi saghe sono state ignorate dalla casa, intenta al recupero quasi ossessivo di ogni più minuscolo ed insignificante fascio di fogli con un alieno disegnato sopra. Visto che la testata è durata anni in edicola, evidentemente il sistema ha funzionato e forse la formula giusta è quella di investire poco in storielline economiche così da mantenersi a galla. Però siamo parecchio lontani anche solo dal percepire cosa sia l’universo alieno.

Cover di Dough Wheatley

Stesso identico discorso si è avuto quando nel settembre 2018 la casa ha varato la collana “Predator“, iniziando prima con le ultime novità – cioè la totalmente inconcludente saga Predator: Hunters – per poi dedicarsi a veri e propri scavi archeologici alla ricerca delle più minuscole e infinitesimali storielline, che la Dark Horse negli anni aveva pubblicato quasi per gioco.

Anche qui nelle introduzioni ad ogni albo si stilavano regole e canoni quando poi all’interno dei fumetti era tutto un confusionario rutilare di storie senza alcun legame le une con le altre, dovute anche all’incapacità della Dark Horse di creare un universo narrativo, dopo la caduta del primo, così in pratica da costruire da zero impianti narrativi che però lei stessa abbandonava subito. La testata italiana ha presentato a casaccio storie profondamente diverse le une dalle altre fingendo che esistesse un qualsiasi ordine fra di loro: non so immaginare cosa potrà mai aver capito un lettore italiano che non avesse familiarità con quelle storie, visto che si è ritrovato a leggere storie provenienti da epoche diversissime e con personaggi sempre diversi da storia in storia.

Cover di Guilherme Balbi

Nel dicembre del 2020 la casa ha dovuto sbrigarsi a completare le sue pubblicazioni – anche se con Alien: The Original Screenplay non c’era proprio bisogno di correre – perché il passaggio alla Marvel dei marchi Alien e Predator ha estromesso la casa emiliana dalla distribuzione.

Nell’ultimo numero, il 43-bis, Andrea G. Ciccarelli scrive un accorato saluto a quei lettori che da tre anni compravano ogni mese la testata: non sappiamo quanti fossero, ma visto che la casa usciva regolarmente ogni mese – a parte i mesi del 2020 interessati dalla serrata nazionale per motivi pandemici – evidentemente un pubblico c’era.

«lo scorso anno, con il passaggio dei diritti sull’Aliens Universe a una nuova proprietà – che legittimamente ha oggi altri piani editoriali per i brand a esso collegati –, il nostro progetto si è dovuto interrompere. E così, il nostro lavoro sull’Aliens Universe si ferma qui.»

Il 2021 si apre di nuovo con la scomparsa dei fumetti alieni nelle edicole e nelle fumetterie italiane, dopo tre anni in cui questo universo sembrava aver preso il ritmo giusto.

Non possiamo augurarci che la Marvel scriva storie migliori di quelle illeggibili della Dark Horse degli ultimi anni, e che la Marvel/Panini le porti in Italia, ricordandosi che il pubblico delle edicole, quello delle librerie e quello delle fumetterie sono universi che non si rivolgono neanche la parola, come hanno già dimostrato altri esperimenti.

Nel buio dell’editoria italiana, nessuno può sentirti leggere i fumetti alieni.

FINE


L.

– Ultime “indagini”:

2 pensieri su “Storia dei fumetti alieni 16. Alieni in Italia (4)

  1. Speriamo che la Panini si dia una mossa, a questo punto: per poter giudicare quanto la Marvel riesca eventualmente a far meglio rispetto all’ultima Dark Horse sarebbe opportuno che ci arrivasse del materiale da poter leggere, in primis… e, possibilmente, in edicola, se non si vuole che il posto vuoto ivi lasciato dall’ormai estromessa saldaPress rimanga tale a vita.
    P.S. Peccato per la ritrosia dell’editrice emiliana: sarebbe stato interessante conoscere le problematiche affrontate in corso d’opera (e che possono aver fatto sì che quel progetto editoriale fosse meno “ampio” e “strutturato” di quanto previsto all’inizio).. forse, preoccuparsi un po’ meno di aderire ogni volta a un fantomatico e inesistente “canone” non le avrebbe fatto male, no.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.