Alien 3 (1992-2022) – 5. Fincher lo “scarparo”


Annus mirabilis

Il 1990 è un anno ricco d’emozioni per la 20th Century Fox guidata da Joe Roth, che comunque è rimasto produttore e continua a lavorare per conto proprio con la casa cha ha fondato, la celebre Morgan Creek, sfornando titoli leggermente famosi come Young Guns II ma anche madornali errori come L’Esorcista III.

La Fox deve gestire l’ingestibile Seagal di Programmato per uccidere, contare tutti i fantastiliardi che incassa Mamma, ho perso l’aereo di Chris Columbus e fare la figura del “cinema d’autore” con Edward mani di forbice di Tim Burton, senza dimenticare la grande tradizione del thriller classico con A letto con il nemico, quando Julia Roberts era un’attrice specializzata in ruoli drammatici.

A febbraio del 1990, mentre David Giler cerca di spiegare a Vincent Ward che non si può creare un pianeta fatto di legno, iniziano a Los Angeles le riprese di Predator 2, la cui uscita a novembre ha sicuramente delle ripercussioni sul progetto Alien 3: la creatura sorella dello xenomorfo ha avuto una lavorazione istantanea, tutto è andato liscio… ma il risultato ai botteghini è stato drammaticamente deludente. E il cacciatore spaziale non ha avuto i costi vertiginosi che sta avendo l’alieno.


David lo “scarparo”

Il neozelandese Vincent Ward inizia presto a dare segno di non aver capito in che nido di vespe sia finito, e comincia ad inimicarsi tutti nel tentativo di salvare il suo pianeta-monastero: il risultato è che abbandona la barca (o lo costringono a mollare, sembra di leggere fra le righe) e va in Australia a girare Avik e Albertine ( Map of the Human Heart, 1992). Ciao, Vincent, mandaci una cartolina.

Siamo quasi a metà del 1990 (va ricordato che originariamente il film era stato annunciato in uscita per Pasqua del 1990!), sono almeno due anni (forse tre) che la Fox spende soldi per un progetto che in pratica non esiste ancora: di copioni ce ne sono a secchiate ma neanche uno sceneggiatore, per non parlare di un regista che cerchi di dare una forma a qualcosa che sembra destinato a non nascere mai. Non sappiamo come e da chi sia stato scelto, ma è a questo punto che entra in scena David Fincher, giovane talento digiuno di cinema che però aveva anni d’esperienza nel campo pubblicitario e dei videoclip. Cioè spazzatura, agli occhi dei produttori del 1990.

«Una volta David Giler, furioso durante una riunione con la Fox, disse di me: “Perché lo state a sentire? È un venditore di scarpe!”»

Questo aneddoto, che dimostra la “stima” che godeva agli occhi dei produttori, Fincher stesso lo racconta a John H. Richardson della rivista “Premiere” (maggio 1992), e il giornalista capisce subito che l’epiteto di Giler si riferisce al fatto che il giovane regista aveva girato uno spot per la Nike. Che non è proprio il negozio di scarpe all’angolo.

David Fincher sul set di Seven (1995)

Se per questo, però, Fincher aveva firmato anche She’s Like The Wind, il videoclip in cui Patrick Swayze cantava una delle canzoni della spettacolare colonna sonora di Dirty Dancing (1987). Vogliamo parlare di Englishman In New York (1988) di Sting? Vogliamo citare Get Rythm (1988) di Ry Cooder, con Harry Dean Stanton come coro? Potrei andare avanti – Bamboléo (1989) dei Gipsy Kings; Express Yourself (1989) e Vogue (1990) di Madonna; Janie’s Got a Gun (1989) degli Aerosmith – ma il discorso è chiaro: David Fincher è la serie A di un campo che però nel 1990 è vittima di un razzismo sfrenato e becero. La TV è sorella stupida del cinema, quindi non importa se crei pubblicità per la Nike o dirigi Madonna e Sting, rimani un “venditore di scarpe”.

David Fincher lo “scarparo” sul set di The Game (1997)

Sheldon Teitelbaum su “Cinefantastique” (giugno 1992) ci spiega che intanto procede il balletto di sceneggiatori: la Fox richiama John Fasano, che già da prima aveva mollato tutto, e gli chiede di aggiustare la sceneggiatura di Ward per conto suo, compito assegnato solo per il gusto di rigettarglielo indietro; intanto la casa chiama anche Larry Ferguson, che co-sceneggiava grandi film dagli anni Ottanta e di cui era appena uscito al cinema Caccia a Ottobre Rosso (marzo 1990), a cui aveva partecipato sempre in squadra con altri. «Ferguson è un bravo scrittore», spiega il produttore David Giler al giornalista, «ma si è trovato a lavorare sotto pressione, parecchia pressione, dovendo muoversi in fretta, e non era ciò che voleva». Ferguson dura poco, il tempo di aprirgli la porta che già tocca salutarlo, ma in compenso la Fox insiste per dargli un credito come co-sceneggiatore, visto – ci spiega il giornalista – il gran numero di sue idee finite nel film completo.

In realtà Fincher al giornalista Richardson di “Premiere” racconta tutt’altra storia (riportata poi nel saggio-raccolta Interviews):

«Fincher: Nel copione che Larry [Ferguson] stava scrivendo c’era questa donna che cadeva dalle stelle. E alla fine muore, lasciando sette monaci… Sette nani!

Richardson: Stai scherzando.

Fincher: Sono serissimo, giuro su Dio. Alla fine c’erano questi sette nani e c’era questa cazzo di bara tubulare in cui la infilavano, in attesa che il Principe Azzurro arrivasse a svegliarla. Questo era uno dei finali che avevamo per questo film. Riesci ad immaginare cosa disse Joe Roth [capo della Fox] quando lo seppe? “Che cazzo sta succedendo, qui?”»


Il mucchio selvaggio

Per iniziare subito con il piede giusto, appena David Fincher entra nel progetto Alien 3 i produttori esecutivi decidono di prendere in mano la sceneggiatura, per fondere insieme le varie idee lasciate dagli autori che si sono alternati. (In realtà “Premiere” afferma che i due siano stati ingaggiati dalla Fox per una riscrittura d’emergenza dietro compenso di 600 mila dollari.) Il che significa che l’esordiente Fincher, appena entrato nella vasca degli squali di Hollywood, con la consapevolezza che lo considerano un “venditore di scarpe”, si ritrova a dover gestire come sceneggiatori Walter Hill e David Giler, due potenti all’apice della loro carriera e con un carattere leggermente impegnativo. Giler considera spazzatura chiunque abbia mai incontrato nella vita, e quando Walter Hill si sveglia nervoso gli xenomorfi scappano via urlando.

«È una posizione difficile essere sia produttore che sceneggiatore. Per il regista è facile discutere con uno sceneggiatore, non lo è con uno sceneggiatore-produttore. Non puoi cacciare un autore che non ti piace, se è anche produttore.»

La dichiarazione di Giler a Teitelbaum di “Cinefantastique” fa capire che lui stesso era consapevole della difficilissima posizione in cui era finito il povero Fincher al suo primo lavoro cinematografico. I due produttori saranno stati gentili con lui? Direi che possiamo escluderlo.

Giler afferma che insieme a Hill hanno abbandonato l’ambientazione conventuale di Ward e sono tornati al pianeta-prigione di Twohy e, rimaneggiando le varie idee lasciate dai vari autori, per Natale del 1990 mettono sul tavolo della Fox la sceneggiatura completa di Alien 3. Che alla Fox non piace manco per niente! E allora sapete che c’è di nuovo? Che Hill e Giler salutano e lasciano la barca degli sceneggiatori.

Fincher prende il telefono e chiama Rex Pickett, uno sconosciuto del settore, il quale mette mano alla sceneggiatura di Hill e Giler e l’aggiusta. Secondo voi, quando i due produttori hanno letto il copione ne saranno rimasti soddisfatti? Non ci crederete, ma a causa di “divergenze creative” Pickett è accompagnato alla porta. Probabilmente, ipotizzo io, spinto a suon di calcioni nel sedere. «Nessuno sapeva chi fosse», tuona Giler su “Cinefantastique”, «Nessuno aveva mai letto niente di suo. Nessuno sapeva perché fosse stato assunto, a meno che non fosse l’amante di qualcuno. È stata una farsa, ancora oggi non so che diamine sia successo». Teitelbaum ha chiesto a Pickett una replica ma l’autore non ha voluto rilasciare dichiarazioni: probabilmente gli faceva ancora male il sedere per tutti i calci di Hill e Giler. Il giornalista però è riuscito a trovare un suo curriculum dove lo scrittore spiega la questione Alien 3:

«Sono stato ingaggiato dalla 20th Century Fox quattro settimane prima dell’inizio delle riprese di Alien 3. Il mio primo compito era una riscrittura completa della seconda metà della sceneggiatura di Walter Hill e David Giler, per via di alcune scelte narrative di Hill. Subito dopo il mio compito era creare una nuova sceneggiatura che fondesse gli elementi chiave di quella Hill/Giler con scene nuove scritte da me, alcune delle quali però mi sono state imposte, che mi piacessero o meno.»

Chi è che ha imposto a Pickett quelle nuove scene? Visto che Hill e Giler hanno bocciato quel copione, non possono essere stati loro: chi altri in quel progetto aveva così tanto potere? Non lo sapremo mai, perché il tavolo salta di nuovo. È arrivata Ripley e già sta sparando ad altezza uomo!


Il ritorno di Ripley

Stando alle informazioni fin qui fornite dai protagonisti, sappiamo che a Natale del 1990 Hill e Giler depositano una sceneggiatura che la Fox boccia, la casa chiama uno sceneggiatore che durerà solo un mese, quindi ormai siamo all’incirca a quel 14 gennaio 1991 che è la data ufficiale di inizio riprese di un film che non esiste. Ad aumentare esponenzialmente il dramma, nel dicembre 1990 Sigourney Weaver finalmente firma il contratto con la Fox per tornare in Alien 3, e comincia a fare la doccia con i fiumi di dollari che le piovono addosso.

Denis Beauvais ritrae la prima Ripley a fumetti, in Aliens: Book II (1989)

A Jan Doense di “Cinefantastique” l’artista H.R. Giger, che è estraneo ad Hollywood e alla relativa diplomazia omertosa, se ne esce con questa frase esplosiva:

«Sigourney Weaver ha ottenuto qualcosa come 5,5 milioni di dollari per tornare ad interpretare Ripley: ti immagini cosa avremmo potuto fare se quei soldi fossero stati spesi per la creatura?»

Non stupisce che il ricco ingaggio le valga la copertina di “Premiere” del maggio 1992: la rivista racconta il disastro totale che lei stessa ha contribuito a creare, ma l’attrice in copertina appare come la regina di Hollywood, essendo in effetti la più pagata dell’epoca. (Dov’è finita la parità salariale per cui Siggy si batteva? Tutti i suoi colleghi maschi del film prendono meno di lei: quindi la disparità va bene, se però è a vantaggio delle donne?)

“Premiere” (maggio 1992)

Quel contratto che la Weaver firma con la Fox ha così tante clausole che serve un powerloader per sollevarlo dal tavolo. Fra le cose che sappiamo c’è non solo la qualifica di produttrice – Siggy ha smesso di odiare l’alieno e ha capito che da lì arrivano soldoni fruscianti – ma anche che lei dovrà dare l’approvazione finale sulla sceneggiatura. «Hudson Hawk dimostra che raramente questo potere fa bene al risultato finale» insinua Teitelbaum, ricordando il film del maggio 1991 in cui Bruce Willis aveva una visione troppo ottimistica di se stesso. Alien 3 ha guadagnato di più di Hudson Hawk, a quasi parità di budget, ma visto che lo stesso non è stato il successo sperato direi che i dubbi sollevati dal giornalista rimangono validi.

La più fatale delle richieste di Sigourney è quella di scacciar via qualsiasi altro sceneggiatore: lei vuole solo ed esclusivamente i fidati Hill e Giler in questo progetto. Curioso che nel momento esatto in cui la Fox ha accettato questa condizione intanto con l’altra mano rifiutava la sceneggiatura dei due: quando sei sull’ascensore per l’inferno è difficile capire a che piano sei, in ogni momento.

Sigourney, Walter Hill e MIchelle Rodriguez ai tempi di Nemesi (The Assignment, 2016)

La clausola dell’attrice significa che mentre tutti partono per andare a girare un film che non esiste, Hill e Giler nella loro stanzetta cominciano a sfornare revisioni su revisioni di sceneggiature che la Fox boccia con dritti e rovesci che la farebbero vincere a Wimbledon: Teitelbaum ci informa che i copioni del 10 aprile 1991 non riportano più scritte le date delle precedenti revisioni perché… non entrerebbero nella pagina! Cosa sta girando Fincher, se non esiste ancora un copione? «Stavamo costruendo un palazzo senza neanche una planimetria», racconta a “Premiere” Tom Zinneman, dirigente Fox che è stato licenziato prima dell’inizio delle riprese per una colpa gravissima: continuava a dire che quel progetto era un disastro e che si stavano sprecando troppi soldi. Eppure chi lavora in ufficio sa che non si deve mai dire la verità ai capi!

Visto però che i problemi di soldi sono più che evidenti, i geniali dirigenti Fox hanno una bella pensata: tagliamo ventitré giorni di riprese dal programma, e dimezziamo le scene con effetti speciali. È un film di Alien, a chi interessano gli effetti speciali con l’alieno?

È l’ascensore per l’inferno: in discesa!

(continua)

L.

– Ultime indagini:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.