Alien 3 (1992-2022) – 6. Testimone del disastro


Dal confessionale alieno

Chi segue i miei viaggi nel cinema sa che non mi interessano le leggende e i miti popolari, tutti quei trivia e baggianate similari (tipo “10 cose che non sai su…”) che affollano la Rete e non hanno certo bisogno che io li replichi: preferisco di gran lunga andare a sentire cosa dicono i diretti interessati. Non che dicano la Verità, non possiamo saperlo, ma almeno non sono “sentito dire”, “voci di corridoio” e bufale assortite che tanto piacciono ai siti web.

Stavolta devo fare un’eccezione, anche se un’eccezione “di lusso”.

Al contrario di “Premiere” (maggio) e “Cinefantastique” (giugno), un’altra autorevole rivista di cinema quel 1992 si interessa dell’uscita di Alien 3, ma “Empire” (settembre) al contrario delle blasonate colleghe non si limita ad intervistare gli autori del film, riportando le loro dichiarazioni con nome e cognome, ma dà voce anche ad un fantomatico «tecnico degli effetti speciali di grande esperienza» che lavorava nella squadra britannica nei Pinewood Studios dov’è stato girato il film. Perché questo «tecnico londinese» ha scelto di rimanere anonimo quando persino il regista stava sparando a zero sulla produzione? Forse perché un semplice tecnico poteva subire molte più ripercussioni dalle case produttrici rispetto ad un regista? Oppure dietro l’espediente del “tecnico anonimo” qualcun altro ne ha approfittato per sfogarsi e dire ciò che non si può dire firmandosi con nome e cognome?

Quindi in questo capitolo devo riportare dichiarazioni di cui non è chiara la provenienza, cosa che di solito cerco di evitare, ma a mia discolpa ricordo che tutto ciò che segue è apparso pubblicato su una rivista blasonata (ringrazio il mitico sito Strange Shapes per averla recuperata), non su una fan-zine (cioè il corrispettivo di un sito web dell’epoca), quindi è sempre più “autorevole” di un video su YouTube con “10 cose che non sai su Alien 3“. L’intero articolo potete leggerlo nella mia traduzione: qui mi limito a riportarne i passi salienti.

da “Empire” n. 39 (settembre 1992)

«La lavorazione procedeva da quattro mesi all’epoca del mio arrivo, e ancora non avevano iniziato a pensare alla realizzazione dell’alieno.»

Ammettendo che il tecnico con “lavorazione” intenda le riprese di Alien 3, iniziate ufficialmente il 14 gennaio 1991, possiamo ipotizzare di trovarci intorno all’aprile di quell’anno, quando – come abbiamo visto – il copione non fa che cambiare in continuazione, con Walter Hill e David Giler chiusi in una stanza a sfornare revisioni a getto continuo.

«Quando arrivai non avevano neanche idea di come dovesse essere fatta la creatura. C’erano copioni diversi, compreso uno con un pianeta fatto di vetro: infatti stavano pensando a realizzare un Alien di vetro; c’era una versione con un pianeta fatto tutto di legno e si pensava ad una creatura fatta di legno, cioè adattata all’ambiente circostante.»

Pure il pianeta di vetro! Ma era un’ossessione questa dei pianeti artificiali. Curioso poi che girasse ancora il pianeta di legno malgrado David Giler sin da subito avesse bocciato l’iniziativa.

«Avevano preparato solamente il facehugger che si vede all’inizio del film, che era stata una creazione travagliata. C’era un altro super-facehugger per cui impiegammo circa tre mesi di lavorazione, e che venne scartato proprio quando portammo a compimento il lavoro.

Costruimmo anche un grande bue da cui sarebbe dovuto uscire l’Alien, ma a David Fincher non piaceva. Andarono in America per girare comunque la scena con il bue: ora è un cane… È stato un colossale spreco di denaro.»

Tutto sembra confermato, visto che foto di scena ci mostrano il bovino da cui sarebbe dovuto fuoriuscire il facehugger, così come trova conferma la profonda diffidenza di tutti i tecnici nei confronti di questo giovane regista esordiente, fondata però non si sa su cosa: ogni regista famoso ha iniziato come esordiente, quindi è un sentimento che non ha davvero senso. Però tutti confermano che Fincher ha subìto antipatia a grappoli da parte di chiunque.

da “Empire” n. 39 (settembre 1992)

Imperdibile la versione del “testimone anonimo” sulla “mutazione” dello xenomorfo del terzo film:

«L’alieno originale aveva questa specie di tubi che gli uscivano dalla schiena che lo distinguevano dall’essere un semplice uomo in una tuta di gomma, ma i creature designers Alec (Gillis) e Tom (Woodruff) li odiavano e li tolsero di mezzo. Il primo giorno che portammo l’alieno sul set, Fincher disse: “Dove sono quei tubi che uscivano dalla schiena?” Così ce ne fece creare qualcuno al volo che incollammo sulla schiena. Li facemmo di notte e li appiccicammo alla meglio: e questo era un film multi-milionario.

Tornati sul set e visto il risultato, Fincher disse: “Toglieteli”. Che meraviglia…»

Tutto questo ha creato la mythology (cioè la buffonata) per cui a seconda dell’organismo infettato lo xenomorfo cambi la propria forma.

L’alieno de-tubato

«Il supervisore agli effetti speciali George Gibbs ha raccontato di aver costruito questo enorme set per il finale del film nel teatro di posa di 007 dei Pinewood Studios, poi hanno cambiato la sceneggiatura e lui ha dovuto smontare tutto e ricostruirlo daccapo.

Abbiamo speso molto tempo e soldi facendo la tuta dell’Alien ed altri tecnici hanno fatto lo stesso, creando una versione in miniatura, e le due cose non combaciavano: non sembravano lo stesso Alien.»

Di nuovo, non abbiamo prove che questa testimonianza anonima sia veritiera, ma decisamente sembrano eventi più che plausibili, vista la produzione disastrata.

«Immagino che non si possa fargliene una colpa, semmai è da incolpare la gente che vuole fare un film senza avere un copione prima. È da incolpare anche Sigourney Weaver, fino ad un certo punto, per aver infilato troppe dita nella torta. Per quanto ne sappia ha avuto molto a che fare con il copione: era quella che non voleva armi nel film e che voleva una scena d’amore. Non aveva senso con gli altri personaggi, così ha deciso che Ripley doveva andare a letto con qualcuno.»

In effetti, dopo la scena d’amore con Dallas cancellata dal copione del primo film, dopo l’ipotetica storia con Hicks mai realizzata nel secondo, era ora che Ripley ottenesse una scena d’amore su grande schermo.

L’unica storia d’amore che dura, con Ripley

«Alla fine delle riprese, c’erano un sacco di scene non girate, con tutte quelle cose importanti per la storia lasciate indietro. Dal mio punto di vista sembrava che da un momento all’altro avrebbero cancellato tutto, abolendo l’intero progetto. Forse sarebbe stato meglio…»

Possiamo credere o non credere a questa testimonianza anonima, ma di certo ci fornisce un’idea dell’ascensore per l’inferno che sono state le riprese, con un Fincher che dovendo lottare contro un’immotivata diffidenza generale si comportava “alla James Cameron” senza però essere James Cameron. (Fermo restando che pure ai tempi di Aliens Cameron non era ancora Cameron!)


Quando Hicks scoprì di essere morto

Oggi non conosco nessuno che consideri Alien 3 un pessimo film né leggo sue critiche feroci: la mia ipotesi è che nei decenni successivi la saga aliena sia caduta così in basso che l’opera di Fincher ne ha guadagnato tantissimo. Ma nel 1992 era tutto un altro discorso.

Cover di Mark A. Nelson

In Italia eravamo davvero pochini, ma in Americani erano davvero tantini quelli che volevano continuare a provare le emozioni di Aliens e si erano riversati sui fumetti della Dark Horse Comics, che raccontavano le avventure di Hicks sfregiato e di Newt adolescente alle prese con l’invasione aliena della Terra. Quando dopo anni finalmente Newt ritrova Ripley, la “famiglia” si riforma e può iniziare la riconquista della Terra. Un universo narrativo stava nascendo e avrebbe tenuto banco per anni e anni, con fumetti dal successo così epocale che sarebbero persino diventati romanzi-novelization, evento credo unico nella storia.

Come dicevo, in Italia eravamo quattro sfigati ad appassionarci a queste vicende, ma in patria il pubblico era decisamente elevato – per anni il marchio “Aliens” è stato la spina dorsale dell’intera azienda Dark Horse Comics – quindi alla prima notizia che Hicks e Newt erano stati gettati via nel cestino dei rifiuti… be’, Alien 3 partiva già con uno svantaggio di misura incalcolabile, un’offesa a milioni di appassionati alieni che non sarebbe stata perdonata. Poi tutto è crollato, tutti hanno dimenticato il glorioso universo alieno di quegli anni e oggi nessuno sa di un’offesa che brucia ancora.

Non bruciò però solo a noi fan, ma anche a Michael Biehn, che un giorno per puro caso… scoprì di essere morto!

Quello intervistato per il cofanetto “Alien Quadrilogy” (2003) è un Michael Biehn ormai dalla carriera evaporata, quindi racconta con leggerezza e semplicità l’evento che probabilmente l’ha fatto uscire dal “giro grosso” del cinema.

Nel 1991 in cui si sta girando Alien 3 in Gran Bretagna, Biehn è in California a girare Colpo doppio (Timebomb) della Raffaella Productions, cioè prodotto da Raffaella De Laurentiis. Per una incredibile fatalità la produttrice era stata in visita ai Pinewood Studios e, per un’altra incredibile fatalità, aveva ammirato in uno stanzone vari manichini pronti per essere aggrediti dallo xenomorfo: su un tavolo Raffaella vede… il pupazzo di Hicks con il torace aperto! Raccontata la “curiosità” all’attore, Biehn (a sua detta) si è limitato a rispondere: «Oh! Molto interessante».

Il “cadavere” di Hicks (dal cofanetto “Alien Quadrilogy”)

Dimostratosi calmo con la produttrice, poi Biehn telefona al suo agente e tutta la calma è ormai svanita. L’attore, fra una parolaccia e l’altra, si lamenta del fatto che la Fox abbia ucciso il suo personaggio senza neanche contattarlo, per lo più facendogli uscire un alieno dal petto, e l’agente lo rincuora: «quella è la tua immagine [likeness], non possono farlo». L’agente chiama la produzione di Alien 3 e li avverte: se esce un chestburster da Hicks, si preparino a delle cause legali.

La Fox, sempre stando alle dichiarazioni dell’attore, propone quello che propone sempre per risolvere i problemi, cioè soldi, ma Biehn rifiuta: «Non m’interessa quanti soldi avete: quell’alieno non uscirà dal mio torace».

Un paio di mesi dopo la Fox contatta di nuovo l’attore con la soluzione in tasca: verrà mostrato un cadavere maciullato, ma senza torace aperto, e una fotografia di Hicks. L’attore risponde in maniera filosofica: «Ora potete pagarmi».

L’ingloriosa fine di un grande personaggio

«Per quella foto presi quasi la stessa cifra che avevo guadagnato facendo il primo film, quindi sotto certi aspetti quell’episodio influì. Ma il tutto si svolse un po’ a denti stretti. Loro dissero: “Be’… e va bene, ti paghiamo”. E io: “Mi dovete dare di più”, e fu tutto un tira e molla. C’era tensione.

Se avessi saputo quanta strada avrebbe fatto David Fincher, gli avrei detto: “Fa’ come vuoi, basta che mi chiami per uno dei tuoi prossimi film”.»

Da quel giorno Michael Biehn è scomparso dai radar, impegnato o in produzioni minuscole, spesso invisibili ad occhio nudo, o come personaggio secondario o sullo sfondo. Magari è solo una coincidenza, ma il mondo del cinema è un paesino dove tutti si conoscono e tutti si ricordano di tutto: chi crea problemi o fa sgarri, finisce subito ai margini.

Il ritorno di Hicks, solo per dire di nuovo addio

Dieci anni dopo la citata intervista, finalmente Hicks torna in vita, e Michael Biehn doppia il suo storico personaggio nel videogioco Aliens: Colonial Marines (2013) scritto da Mikey Neumann, il quale riesce non solo a unire alla perfezione le vicende di Aliens ed Alien 3, ma ci regala un trucchetto per cui Hicks è rimasto in vita, anche se purtroppo l’immotivato insuccesso del videogioco lo ha ucciso un’altra volta. Come fa Hicks ad essere vivo mesi dopo l’incidente di Fiorina 161? La risposta è semplice… e la trovate nella mia storia di Colonial Marines.

Anche Newt tornerà in vita, in un certo modo, grazie proprio a quel Mark Verheiden che l’ha resa immortale nei primi fumetti di Aliens, spazzati via dal disastro di Alien 3. Se volete conoscere la Newt adulta, dallo spirito indomito, con la sindrome della sopravvissuta e quella dell’abbandono, nevrotica e testarda, così come l’ha concepita e resa immortale Verheiden… vi basta gustarla nella serie TV co-prodotta e co-sceneggiata da Verheiden stesso, dal titolo Battlestar Galactica (2003). Lì si chiama Kara Thrace detta Scorpion, interpretata dalla mitica Katee Sackhoff, e combatte i Cyloni invece degli Alieni, ma è Newt al 100%.

Ecco perché noi fan alieni storici non possiamo perdonare Alien 3 di averci privato di un universo narrativo di rara bellezza.

Katee Sackhoff nei panni della Newt di Mark Verheiden diventata Scorpion

(continua)

L.

– Ultime indagini:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.