Alien vs Predator: commento audio (1)

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Riporto di seguito la trascrizione del commento audio del regista e sceneggiatore Paul W.S. Anderson insieme agli attori Sanaa Lathan (protagonista) e Lance Henriksen (mito vivente) presente nell’edizione speciale 2 DVD (2005) del film Alien vs Predator (2004).

Paul: Salve. Mi chiamo Paul Anderson. Sono qui con…

Sanaa: Sanaa Lathan.

Lance: E Lance Henriksen. (risate) Perché ridono?

Paul: Non voglio fare questo commento con te, Lance. Hai una voce troppo bella.
20th Century Fox: è la major con il mio logo preferito.

Lance: Da bambino, al cinema, mi emozionavo quando compariva la scritta.

Paul: Per me è sinonimo di Guerre stellari. Associo il logo a Guerre stellari, che è il film che mi ha cambiato la vita.
Questo logo [AVP] e il titolo sono un omaggio ad Alien e Predator. L'”AVP” ricalca lo stile usato da Ridley Scott per la scritta “ALIEN” del primo film, a cui abbiamo aggiunto la scritta in piccolo alla Predator.

Lance davanti alla scena della “Regina” nello spazio: Questo è fantastico. Non si capisce che cos’è e poi scopri che è un satellite. È meraviglioso.

Sanaa: Sembra un’enorme creatura mostruosa.

Paul: Sì, deve assomigliare alla Regina aliena. È stato costruito in modo che, da una certa angolazione, ricordi la Regina. Abbiamo aggiunto pezzi della Regina generata al computer per aumentare l’effetto. (appare la scritta Weyland Corporation) Weyland Corporation: roba tua, Lance.

Lance: Lo so, la riconosco.

Paul: Uno dei satelliti della tua rete.

Lance: Delle molte reti. È stata una bella sensazione interpretare un miliardario. Avrei dovuto insistere con Bill Gates: non mi ha mai richiamato.

Sanaa: Ci hai provato?

Lance: Sì, ho cercato di scoprire cosa significasse essere un miliardario.

Paul: È bello, suppongo.

Lance: È bellissimo. Non hai bisogno di girare con i soldi in tasca.

Paul: Quello che si vede alla TV è Frankenstein contro l’Uomo Lupo [1943]. E quella a destra dello schermo è l’anatra oscillante di Alien, la piccola anatra che c’era sulla Nostromo del primo film.

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Lance: Ci sono molte citazioni in questo film.

Paul: Sì, essendo un fan le ho disseminate qua e là, soprattutto all’inizio. Come il codice Morse in quella scena. Se conosci il Morse, dice: «Chiunque vinca, noi perdiamo».

Sanaa: Dici sul serio?

Paul: Sì.

Sanaa: Sai proprio tutto, Paul.

Paul: Adoro il codice Morse.

Sanaa: Questa sono io in cima alla montagna. A Courmayeur: non ho mai patito tanto freddo in vita mia.

Lance: Questo è il mio passaggio preferito: si tiene con un braccio e parla al cellulare.

Sanaa: (ride) È una vera dura. [She’s a bad bitch]

Paul: Abbiamo allestito un set per i primi piani di Sanaa. Siamo davvero in cima alla montagna. Per i campi lunghi, invece, abbiamo usato una controfigura.
Siamo a migliaia di metri sul livello del mare. È il set più alto mai allestito: credo che deteniamo il record.

Sanaa: Il giorno che siamo arrivati la temperatura percepita era meno 80 gradi centigradi, cioè meno 50 gradi Fahrenheit: ho pensato che mi si sarebbero staccate le dita per via dei geloni. Erano in fiamme.

Lance davanti alla scena delle piramidi messicane: Paul, lo sfondo è fatto al computer?

Paul: Sì.

Lance: È splendido.

Paul: Quella è la Piramide del Sole, che si trova a Teotihuacán, in Messico.

Lance: È perfetta. Sembra vera.

Paul: Tutta opera del computer. Un giornalista messicano mi ha chiesto se avessimo girato la scena in Messico, mentre in realtà eravamo a Praga, in una cava di sabbia. Era il nostro primo giorno di riprese: il peggior primo giorno che mi sia capitato.

Sanaa: Perché ha nevicato, vero?

Paul: Già: nevicava in Messico. Doveva fare caldissimo e le comparse non volevano levarsi i cappotti.

Lance: Ce n’è una che sembra infreddolita: faceva freddo?

Paul: Si congelava. Il sole è uscito un paio d’ore e poi è sparito.

Sanaa: È tutta gente di Praga? Le comparse sono tutte di Praga?

Paul: Sì.

Sanaa: Sembrano messicani.

Paul: Abbiamo fatto un casting accurato.

Lance: Fantastico.

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Lance: E questo è Raoul Bova.

Sanaa: Il bello con le chiappe da urlo…

Paul: Raoul Bova, “Chiappe da urlo”. Tu lo sai meglio di me. Non gli ho mai guardato il sedere.

Lance: Nemmeno io.

Paul: Ecco Colin Salmon e il suo sedere. A lui qualche volta l’ho guardato.

Lance: Weyland. Questa è pubblicità subliminale per la mia società.

Paul: Abbiamo mantenuto la “W” della sigla originale Weyland-Yutani, abbiamo semplicemente eliminato la “Y”.

Sanaa davanti alla scena di lei che vola in elicottero sui ghiacci: Questo è un interno: si sono limitati a scuotere l’abitacolo.

Paul: Stai svelando i segreti del film.

Sanaa: Tu parlavi di trucchi al computer.

Lance: Posso sapere perché avete eliminato il capitano? Ricordi la discussione sul ghiaccio? La scena in cui il capitano…

Paul: Sì. Era una scena breve. Perché l’abbiamo eliminata? Soldi. Problemi di tempo. Avevamo un budget ridotto.

Lance: Pensavo il contrario. Sembrava disponessi di tutto quello che desideravi.

Paul: Ecco una cosa di cui sono soddisfatto: sembra un film costoso, sembra una grossa produzione. Abbiamo speso meno di David Fincher per Alien 3, e parlo di parecchi anni fa.

Sanaa: Quanto è costato?

Paul: Questo film?

Sanaa: No. Alien 3.

Lance: Non possiamo dire quanto è costato questo.

Paul: No, perciò non posso dire quanto è costato Alien 3.

Sanaa: Ma il costo di questo film è su Internet. [60 milioni di dollari stimati, secondo IMDb, mentre Alien 3 ne è costato “solo” 50, sempre secondo IMDb.]

Paul: L’abbiamo realizzato a un costo molto contenuto.

Lance: È una cosa che mi riesce difficile credere. Agli intervistatori ho sempre detto che è costato circa 90 milioni di dollari.

Sanaa: Ma meno è costato, più siamo stati bravi noi, giusto?

Paul: Esatto.

Lance: Sono stato chiaramente uno stupido a rispondere così.

Paul: lo ho sempre risposto: «Più di 100 dollari».

Lance davanti alla scena dell’elicottero sui ghiacci: Che bell’effetto.

Paul: Trovi? lo detesto questa scena: è la ripresa con effetti visivi che più odio in questo film.

Lance: Davvero? Per il movimento dell’elicottero? La nave è fantastica.

Paul: La nave va bene, è l’elicottero che non siamo riusciti a muovere nel modo giusto:
sembra un modellino, cosa che infatti è. Mi è dispiaciuto molto. Trovo che ci siano dei begli effetti visivi nel film, ma questa è la ripresa peggiore, ed è proprio all’inizio.

Lance: Il che è un errore.

Paul: Non siamo mai riusciti a sistemarla a dovere. Saremmo dovuti andare in Antartide e filmare un elicottero e una nave veri, ma… È una cosa piuttosto costosa.

Lance: Avete speso troppo per quel tizio, quello sul ballatoio. [Cioè Lance Henriksen!]

Paul: Abbiamo dovuto comprarlo.

Lance: Avete dovuto comprarlo.

Paul: Non è a buon mercato.

Lance: Per niente. Guardate là: fantastico. (ascoltano Lance recitare nel discorso di Weyland) Non ho molto da dire: è bellissimo. Adoro la stiva della nave.

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Paul: Parliamo ancora un po’ di Sanaa sulla cascata di ghiaccio allora.

Lance: Chi c’era lassù?

Sanaa: lo.

Lance: No. Chi era lo stuntman?

Paul: Era una donna. Non lo fa di professione.

Sanaa: È una delle migliori rocciatrici britanniche.

Lance: Non la preoccupava dover scalare quella cascata?

Paul: Sì. È una rocciatrice, e non aveva mai scalato il ghiaccio prima, perciò l’abbiamo allenata. Ma il problema delle cascate di ghiaccio è che non sono pareti di roccia solida: possono cedere in qualsiasi momento. Avevamo una gran fretta per via della stagione in cui abbiamo girato. Aspetti che il sole illumini la cascata per avere un bell’effetto, ma più passa il tempo, più il ghiaccio si scioglie, e più aumentano i rischi.

Lance: Era legata?

Sanaa: Sì.

Paul: Era legata e poi abbiamo cancellato le corde a computer.

Sanaa: Mi ha portata su lei.

Paul: C’è un punto in cui sembra che Lex scivoli: lì la scalatrice è caduta dalla cascata, ma le corde l’hanno sorretta: abbiamo tagliato un attimo prima che la si veda cadere. Sono state riprese pericolose, ma Sanaa…

Sanaa: Mi ha portata in un rock bar di Praga, così ho potuto avere un assaggio di cosa significhi scalare la roccia.

Lance: Un rock bar?

Sanaa: Non ne hai sentito parlare? C’è una stanza con un muro pieno di incavi, accanto c’è un bar e il pavimento è coperto di materassi. Tu ci sei venuto?

Paul: No. Temevo che non ti facesse piacere, perciò ho pensato fosse meglio non venire.

Lance davanti alla scena di Sanaa che si alza e se ne va dal ponte della nave: Guarda come sei bella qui.

Sanaa: Odio quell’inquadratura.

Paul: Perché?

Sanaa: Perché quel maglione mi ingoffisce e non mi piace come mi sta.

Paul: Avresti dovuto dirlo quel giorno.

Sanaa: Non sapevo che mi stesse male. Non metterti sulla difensiva: non è colpa tua.

Paul (ridendo): Tutto è colpa mia.

Sanaa: Tutto è colpa tua.

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Lance: Il gioco con la penna era un rimando a…

Paul: Ce lo siamo perso? È una delle cose che preferisco: quando lo vedono, i fan di Aliens impazziscono.

Sanaa: Non so niente del gioco della penna, che cos’è?

Paul: È una citazione visiva da Aliens, in cui Lance blocca la mano di Bill Paxton.

Lance: E usa il coltello.

Sanaa: Ah sì.

Lance: Subito prima che tu entri, lo faccio con la penna, mentre guardo il computer.

Paul: Volevo che nella storia ci fosse continuità con la saga di Alien anche a livello di cast e Lance era il candidato perfetto, perché Bishop in Aliens e Alien 3 era un androide. Ho pensato che se Weyland aveva inventato tutta questa tecnologia… È come se fra 150 anni la Microsoft creasse un androide con la faccia di Bill Gates. Poi Lance ha suggerito l’idea che se avevano usato la sua faccia per l’androide Bishop dovevano aver usato anche la sua gestualità, perciò ha preso alcuni tic e gesti tipici di Bishop e li ha retroattribuiti a Weyland.

Sanaa: “Retroattribuiti”: si può dire? Mi piace. Ma è una parola che esiste veramente?

Paul: Certo.

Lance: Basta così, Sanaa.

(ridono tutti)

Sanaa: Scusate. “Retroattribuire”. Non l’ho mai sentito.

Paul: Ti sfido a usarlo alla prima, stasera.

Lance: «Ho passato la giornata a retroattribuire». Vediamo che faccia fanno. (guardando Sanaa inquadrata sulla nave) Guarda come è bella qui, guarda che illuminazione. Un grande direttore della fotografia.

Paul: David Johnson.

Lance: È davvero geniale. È riuscito persino a farmi apparire più emaciato del solito: hanno tolto il colore da ogni scena in cui compaio.

Paul: Sì. Abbiamo anche fatto un internegativo intermediato della pellicola in modo da alterare leggermente il colore. Così ti abbiamo reso più pallido.

Lance: Altroché. Ogni ruga della faccia… Cavolo, sembra la mappa dell’Antartide, con segnato ogni minimo ghiacciaio.

Paul: Abbiamo dato un po’ di luminosità a Sanaa, e poi abbiamo pensato a te: «Come farlo sembrare davvero malato?»

Lance: Mi hanno dipinto con lo spray. No, è fantastico. Mi è piaciuto quando l’ho visto. Ogni inquadratura.

Paul: È molto importante per me, perché ti considero il custode dell’eredità di Alien.
lo adoro Aliens, l’ho visto un centinaio di volte.

Lance: Dici sul serio?

Paul: Sì, posso citarti interi pezzi a memoria.

Sanaa: Quando lo vedi? Ora vai a casa e…

Paul: Non in questo momento.

Sanaa: Lo guardi di notte e nei weekend…?

Paul: Ogni volta che vado a casa e non so che film guardare, è la mia soluzione in automatico: guardo Aliens perché mi piace tantissimo.

Lance: Immagina quanto è stato ossessionato dall’idea di girare questo film… (davanti alla scena dell’astronave dei Predator con il grafico 3D del tempio) Questo lo adoro. Questa scena di computer grafica è molto esplicativa. È fantastica.

Paul: È un altro riferimento visivo ad Alien, quando la Nostromo si risveglia e si vedono le scritte al computer riflesse sul casco degli astronauti. Abbiamo pensato di fare lo stesso con i caschi dei Predator.

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Sanaa davanti alla scena di lei che parla sul ponte della nave: Questa è una delle scene dei provini, dei miei provini filmati.

Lance: Come sei andata?

Sanaa: Come sono andata, Paul?

Paul: Bene: hai avuto la parte.

Sanaa: Qui continuavo a dimenticarmi le battute, ti ricordi?

Paul: Sì, ma costavi poco…

Sanaa (ridendo): Durante il provino, pensavo: «Sto sbagliando tutto. Non mi prenderanno».

Paul: Abbiamo fatto un mucchio di provini per questa parte perché per dare a Sigourney una degna erede dovevamo trovare la migliore attrice possibile per il ruolo. Ho fatto così tanti provini filmati per questa scena che, al momento di girarla sul serio, la odiavo. Quel giorno mi sono detto: «Devo girarla di nuovo?» Mi sembrava di aver lavorato in teatro per sei anni, ripetendo sempre la stessa cosa.

Lance: Mi piaceva molto Agathe. [Agathe de La Boulaye, la grintosa biondina nel ruolo di Adele.]

Paul: È stata una vera scoperta.

Lance: Sì, davvero.

Paul: È una bella scena, anche se breve.

Lance: Bellissima. Crea una connessione… Fra le due ragazze e con gli altri.

Sanaa: Donne.

Lance: Donne, scusa. Avete aggiunto della neve o nevicava davvero così fitto?

Paul: Alle inquadrature in esterni abbiamo aggiunto la neve, ma i veicoli ripresi di fianco erano modellini.

Lance: Sul serio?

Paul: Sì. Lunghi un metro. E nelle scene all’interno della cabina il veicolo, che è un gatto delle nevi, in realtà non si muove: quel veicolo è fermo, mentre tutti gli altri si muovono lentamente all’indietro per creare l’illusione del movimento.

Sanaa: Visto quanti strati avevamo addosso? Si moriva di caldo. Avevamo i cappelli e ben tre strati di roba sotto le giacche a vento.

Paul: Questa è una delle immagini del film che preferisco.

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Sanaa: Erano le quattro del mattino, giusto?

Paul: Faceva molto freddo. Abbiamo girato in una discarica di Praga.

Lance: Quella roba che viene giù era vera. Me lo ricordo. Giusto?

Paul: No, era neve finta.

Lance: Voglio dire che c’era davvero, non è generata al computer.

Paul: No, c’era davvero.

Lance: I tecnici hanno creato una neve perfetta.

Paul: Abbiamo fatto molte prove prima di girare il film: non abbiamo fatto provini filmati solo agli attori, ma anche alla neve. Abbiamo fatto un sacco di prove, abbiamo provato la neve di carta, di plastica e di schiuma.

Lance: E di patate.

Paul: Era la mia preferita, la neve di patate.

Lance: Sì?

Paul: Mi piaceva l’idea di una neve di patate.

Lance: L’abbiamo usata ne Gli occhi del delitto [Jennifer Eight, 1992]: ti si incollava in gola. Ti entrava dappertutto, in molte scene ho rischiato… di soffocare.

Paul: E quando si posava al suolo, se pioveva un po’, ti ritrovavi a sguazzare nel purè.

Lance: Guardate che roba. Fantastico.

Paul: Alla fine abbiamo scelto la schiuma, di cui è fatta la maggior parte di questa neve.

Sanaa: Siamo stati fortunati con le riprese notturne in esterni, perché le abbiamo girate subito prima che a Praga arrivasse il freddo.

Paul: Il freddo vero.

Sanaa: Tutto il resto l’abbiamo girato in interni.

Paul: Non abbiamo girato niente in Antartide, ma sembrava di esserci per il gran freddo.

Lance: Sembrano parti di alieno, quelle appese. Era un set bellissimo, un set da sballo: fantastico.

Paul: Per costruirlo ci siamo basati su foto di vere stazioni di balenieri abbandonate. Sulle isolette al largo dell’Antartide, ci sono stazioni di balenieri di 80 anni fa perfettamente conservate, perché il gelo le ha mantenute. E ci sono davvero le tazze congelate sui tavoli, e tutto il resto. Qui ora siamo in interno.

Sanaa: L’abbiamo girato molto dopo…

Paul: Era un set costruito in un hangar di Praga. Abbiamo girato tutto a Praga, tranne la scena iniziale sulla cascata, che era…

Sanaa: Nelle Alpi italiane.

Paul: Monte Bianco.

Lance: Quei set erano grandi come campi di football, erano immensi. Quando sono entrato nella piramide sono rimasto sconvolto, tu no?

Sanaa: Già. Ti ricordi il primo giorno di riprese? La scalinata? Ho pensato: «Mio Dio, ecco cosa vuol dire lavorare in un film d’azione». Ero sconvolta. E Paul: «Ancora una volta, per favore».

Paul: Povera Sanaa.

Sanaa (ridendo): Stavo schiattando.

Paul: Tutti quei tuoi bei film romantici e poi arriviamo noi a romperti le palle.

Lance: Lui è un tipo davvero divertente. Ewen. [Ewen Bremner, nel ruolo di Graeme.] Quando siamo tornati, la Sony ci ha ingaggiati per una gag, un giorno di riprese. Ewen me l’ha detto a Praga. «Ti va di farlo?» E io: «D’accordo». C’erano solo due personaggi, io e lui. Un giorno di lavoro, al mio rientro. È stato forte. Lui è spassoso.

Paul: È un grande attore.

Lance: È un vero personaggio.

Paul: All’inizio parlava con accento americano, vi ricordate? [Ewen è scozzese] L’ha fatto per le prime due settimane e non funzionava…

Lance: Non l’ho notato: questo dimostra quanto non funzionasse.

Paul: Era divertentissimo sul set prima delle riprese, ma non appena dicevo: «Motore e azione» e lui cominciava a parlare da americano, smetteva di essere divertente. Così abbiamo deciso che fosse scozzese.

Sanaa: È buffo. Non ce l’avevi detto e io pensavo: «Il suo accento americano è pessimo». Quando è diventato scozzese…

Paul: Pensavi che ogni tanto gli sfuggisse un errore. Non l’avevi capito.

Lance: Non avevo notato… Pensavo che stesse facendo l’accento scozzese.

Paul: Questo dimostra quanto fosse bravo a parlare americano. In realtà ha un ottimo accento americano. Lo fa alla perfezione in Black Hawk Down [2001]. Penso sia difficile essere divertenti quando si usa un accento che non è il proprio.

Sanaa: Dici? Perché è una questione di ritmo.

Paul: Credo di sì.

Lance: Adoro questa parte. Il laser che ha tagliato via quel pezzo: fantastico.

Paul: Non so se il messaggio arrivi chiaramente come avrei voluto io: ha tagliato via una fetta degli edifici per andare a scavare quel tunnel. Forse si capisce. È stato disegnato al computer e noi abbiamo allineato esattamente il foro.

Lance: Credo che, guardando il film più volte, lo si capisca.

Paul: Il fatto è che un’idea molto astratta. E poi non si sa veramente di cosa si tratti.

Lance: È densissimo questo film. Qui abbiamo fatto una battuta. Ci siamo rivolti a Quinn e abbiamo detto: «Ora riempi il buco grande e scavane un altro accanto con la tua trivella». (ride)

(continua)

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