ALIEN / Starbeast (1976) La sceneggiatura originale (1)

Dan O’Bannon durante la lavorazione di Alien

Dalle mie traduzioni del 2003 ripesco Starbeast (1976), la sceneggiatura originale di Dan O’Bannon, su soggetto suo e di Ronald Shusett, prima delle manomissioni di Walter Hill (avendola comprata con la sua Brandywine) e relativi cambiamenti che avrebbero infine portato anni dopo al film Alien (1979).

Non c’è ancora Ripley, personaggio inventato da Walter Hill e sostituito al personaggio di Roby, così come è pieno idee irrealizzabili a meno di non avere un miliardo di dollari di budget.
Da notare come molta dell’iconografia aliena originale sia stata presa di netto da Ridley Scott per Prometheus (2012): usare materiale scartato per un prequel è l’ennesimo segnale della sua totale follia.


Alien
precedentemente noto come
Starbeast (1976)

Sceneggiatura di Dan O’Bannon
Su soggetto di Dan O’Bannon e Ronald Shusett

(prima parte)


Personaggi

  • Chaz Standard = Capitano, un leader ed un politico: crede che qualsiasi azione sia meglio di nessuna azione.
  • Martin Roby = Ufficiale esecutivo, cauto ed intelligente: un sopravvissuto.
  • Dell Broussard = Navigatore, avventuriero e cacciatore di gloria.
  • Sandy Melkonis = Addetto alle comunicazioni, tecnico intellettuale: un romantico.
  • Cleave Hunter = Ingegnere minerario in cerca di fortuna.
  • Jay Faust = Ingegnere tecnico, un lavoratore senza immaginazione.

L’equipaggio è unisex e tutte le parti sono intercambiabili per uomini e donne.


Dissolvenza.

Varie inquadrature dell’interno dell’astronave e dei suoi macchinari: tecnologia futuristica. Un suono e le macchine cominciano a svegliarsi e le luci ad accendersi.
Nella stanza senza finestre dell’ipersonno le luci si accendono nell’aria gelida. Lo spazio è occupato da capsule per l’ipersonno.
Con rumori sordi provocati dalla fuoriuscita dei gas i coperchi delle capsule si aprono. Lentamente e faticosamente sei uomini nudi si alzano.

ROBY: Oh… Dio… sono gelato…

BROUSSARD: Sei tu, Roby?

ROBY: Mi sento proprio di schifo…

BROUSSARD: Già, sei proprio tu.

Sbadigliando e stirandosi si vestono.

FAUST (sbadigliando): Oh… devo essere ancora vivo se mi sento così morto!

BROUSSARD: Infatti sembri proprio morto.

MELKONIS: I vampiri si alzano dai loro giacigli…

La frase provoca delle risatine.

BROUSSARD (agitando il suo pugno in aria trionfalmente): Ce l’abbiamo fatta!

HUNTER (non ancora sveglio): È finita?

STANDARD: È proprio finita, Hunter.

HUNTER (sbadigliando): Ragazzi, è bellissimo.

STANDARD (guardandosi in giro): Bene, come ci si sente ad essere ricchi?

FAUST: Freddi!

Tutti ridono.

STANDARD: Va bene, tutti in piedi: infiliamoci i pantaloni e tutti ai loro posti!

Gli uomini man mano escono dalle loro capsule.

MELKONIS: Qualcuno prenda il gatto.

Roby prende un gatto da una capsula.

Nell’interno della sala comandi c’è un posto per quattro uomini ed ogni postazione è di fronte ad una console circondata da strumentazione tecnologica.
Standard, Roby, Broussard e Melkonis entrano e si siedono.

BROUSSARD: Io mi farò un bel ranch.

ROBY (posando il gatto): Un ranch!

BROUSSARD: Non sto scherzando: puoi comprartene uno se hai abbastanza crediti. Con delle vere mucche!

STANDARD: Va bene, ricconi, basta spendere crediti e cominciamo a preoccuparci di quello che abbiamo fra le mani.

ROBY: Giusto. Tutti i sistemi in azione.

Cominciano ad azionare leve e a premere pulsanti: luci si accendono dappertutto.

STANDARD: Sandy, che ne dici di farci vedere qualcosa?

MELKONIS: Rifatevi gli occhi.

Melkonis preme una serie di pulsanti sulla sua console e lo schermo principale prende vita, ma non appare altro che lo spazio buio con delle stelle sparse.

BROUSSARD (dopo una pausa): Dov’è la Terra?

STANDARD: Sandy, scansiona tutta la zona.

Melkonis lavora alla sua console e sullo schermo appare una panoramica circolare.

Inquadratura della Snark che naviga nella profondità stellare… senza traccia della Terra.

ROBY: Dove diavolo siamo?

STANDARD: Sandy, contatta il controllo traffico.

Melkonis aziona la sua unità radio.

MELKONIS: Qui è il vascello mercantile Snark, numero id E180246, che chiama il controllo traffico Antartica: mi sentite? Passo.

Si sente solo il rumore dei disturbi della radio.

BROUSSARD (fissando lo schermo): Non riconosco la costellazione.

STANDARD: Dell, identifichi la nostra posizione.

Broussard si aziona usando la propria strumentazione.

BROUSSARD: Ci sono… Oh, ragazzi…

STANDARD: Dove accidenti siamo finiti?

BROUSSARD: Proprio vicino a Zeta II Reticuli: non abbiamo neanche raggiunto l’esterno del sistema solare.

ROBY: Ma che diavolo…?

Standard alza il microfono.

STANDARD: Qui parla Chaz. Mi spiace ma non siamo a casa. La nostra attuale posizione sembra essere solo a metà strada dalla Terra. Rimanete ai vostri posti ed aspettate: questo è tutto.

ROBY: Chaz, c’è un avviso sul mio terminale: una priorità 3 dal computer…

STANDARD: Sentiamo.

ROBY (premendo un pulsante): Computer, ci hai segnalato un messaggio di priorità 4: qual è il messaggio?

COMPUTER (una voce meccanica): Ho interrotto io il viaggio di ritorno.

ROBY: Cosa? Ma perché?

COMPUTER: Sono stato programmato per farlo se si fossero verificate alcune circostanze.

STANDARD: Computer, qui è il Capitano Standard: di che tipo di condizioni stai parlando?

COMPUTER: Ho intercettato una trasmissione di origine sconosciuta.

STANDARD: Una trasmissione?

COMPUTER: Una trasmissione vocale.

MELKONIS: Qui fuori?

Gli uomini si scambiano degli sguardi.

COMPUTER: Ho registrato la trasmissione.

STANDARD: Riproducila, prego.

Dagli altoparlanti si sente un forte rumore statico… poi all’improvviso una strana lingua aliena riempie la stanza con un lungo messaggio, poi torna il silenzio.
Gli uomini si guardano stupiti.

STANDARD: Computer, di che di tipo di linguaggio si tratta?

COMPUTER: Sconosciuto.

ROBY: Sconosciuto! Cosa intendi?

COMPUTER: Non corrisponde a nessuno dei 678 dialetti parlati dalla razza umana.

C’è una pausa, poi tutti parlano insieme.

STANDARD (zittendo gli altri): Calmatevi! Computer, hai analizzato la trasmissione?

COMPUTER: Sì. Ci sono due punti degni di interesse. Il primo è che il messaggio è sistematizzato, e quindi il prodotto di una cultura intelligente. Il secondo punto è che alcuni suoni non possono venir prodotti da un palato umano.

ROBY: Oh mio Dio!

STANDARD: Bene, finalmente è successo.

MELKONIS: Un primo contatto…

STANDARD: Sandy, puoi tracciare l’origine di quel segnale?

MELKONIS: Qual è la frequenza?

STANDARD: Computer, qual è la frequenza della trasmissione?

COMPUTER: 65330-99.

Melkonis preme dei pulsanti.

MELKONIS: Ce l’ho: è a 6 minuti e 32 secondi da qui, con un’inclinazione di 39 gradi e 2 secondi.

STANDARD: Dell, mostramelo sullo schermo.

BROUSSARD: Lo invio sullo schermo 4.

Broussard preme dei pulsanti e sullo schermo appare una piccola luce.

BROUSSARD (continuando): Eccolo. Ora provo a centrarlo.

La lucetta si centra nello schermo.

STANDARD: Puoi avvicinarti di più?

BROUSSARD: È quello che sto cercando di fare.

Finalmente sullo schermo appare il pianeta.

BROUSSARD (continuando): Un planetoide: 120 chilometri circa di diametro.

MELKONIS: È piccolissimo!

STANDARD: Che frequenza di rotazione?

BROUSSARD: Ogni due ore.

STANDARD: Gravità?

BROUSSARD: 6.5: potremmo camminarci sopra.

STANDARD: Martin, riunisci gli altri nella sala principale.

Nella sala principale l’intero equipaggio siede intorno ad un grande tavolo, con Standard a capo tavola.

MELKONIS: Se è un S.O.S. siamo moralmente obbligati ad investigare.

BROUSSARD: Giusto.

HUNTER: Non lo so. Abbiamo organizzato questo viaggio per accumulare crediti, non per incontri ravvicinati.

BROUSSARD (eccitato): Dimenticate i crediti, quello che abbiamo qui è la possibilità di essere i primi uomini ad incontrare una intelligenza non umana.

ROBY: Se c’è qualche sorta di intelligenza aliena sul planetoide, sarebbe un grave errore per noi presentarci impreparati.

BROUSSARD: Diavolo, ma siamo preparati…

ROBY: Diavolo, no! Non sappiamo cosa c’è su quel pezzo di roccia: potrebbe anche essere pericoloso. Quello che dovremmo fare è contattare le autorità e lasciare a loro il problema.

STANDARD: Certo, ed aspettare 75 anni la risposta! Non dimenticare quanto siamo lontani dalle colonie, Martin.

BROUSSARD: Non ci sono rotte commerciali qui. Ammettilo, siamo fuori portata.

MELKONIS: Gli uomini per secoli hanno sperato di poter contattare una forma di intelligenza nell’universo: ci troviamo di fronte ad una possibilità che forse non si ripeterà mai più.

ROBY: Senti…

STANDARD: Sei in minoranza, Martin: signori, andiamo…

Gli uomini tornano alle loro postazioni.

STANDARD: Dell, voglio più informazioni e dettagli di superficie del pianeta.

BROUSSARD: Vedrò cosa posso fare.

Armeggia coi comandi e l’immagine del pianeta sullo schermo si avvicina ancora di più, per poi diventare troppo sfocato.

STANDARD: È fuori fuoco.

ROBY: No, è l’atmosfera: un sostanzioso strato di nubi.

MELKONIS: Mio Dio, c’è parecchio brutto tempo per essere un pezzo di roccia.

ROBY: Solo un secondo. (preme dei pulsanti) Non sono nuvole di vapore acqueo.

STANDARD: Porta la nave in orbita atmosferica.

Molte parti della Snark si muovono finché la nave non assume una forma aerodinamica.

STANDARD: Dell, traccia una rotta e portaci sul pianeta.

L’inquadratura si avvicina al planetoide ricoperto di nuvole. La Snark si avvicina alla superficie.

BROUSSARD: Correzione rotta: siamo nell’orbita del pianeta. (pausa mentre studia la strumentazione) Stiamo entrando nella parte notturna.

ROBY: Atmosfera turbolenta: c’è una tempesta.

STANDARD: Accendete le luci di navigazione.

Una serie di luci si accende sullo scafo della nave.

BROUSSARD: Ci stiamo avvicinando al punto d’origine: siamo a circa 20 chilometri, 15, 10, 5… Signori, siamo esattamente sopra l’origine della trasmissione.

STANDARD: Com’è il terreno là sotto?

BROUSSARD: Be’, la visibilità è praticamente nulla. Il radar dà solo disturbi. Il sonar mi dà solo disturbi. L’infrarossi… solo disturbi. Proviamo con l’ultravioletto. Ecco: è tutto pianeggiante là sotto.

STANDARD: È solido?

BROUSSARD: È… basalto: è tutto roccia.

STANDARD: Scendiamo, allora.

BROUSSARD: La discesa comincia… ora!

C’è un rumore per tutta la nave.

ROBY: Atterrati.

BROUSSARD: Spegni i motori.

I motori silenziosamente si smorzano.

ROBY: Motori spenti.

BROUSSARD: Siamo a terra, signori.

L’astronave è ferma davanti ad un panorama squassato dai forti venti.
Durante l’atterraggio c’è stato un brusco movimento della nave e le luci si smorzano per pochi secondi.

STANDARD: Che diavolo è successo?

ROBY (aziona una leva): Sala motori, cos’è successo?

FAUST (dalla radio): Solo un minuto, sto controllando.

ROBY: Lo scafo è stato danneggiato?

BROUSSARD: No… non vedo niente: siamo ancora sotto pressione.

Da una console si sente un segnale sonoro.

FAUST (dalla radio): Martin, qui è Jay. Siamo andati su di giri e si è bruciato un motore.

STANDARD: Dannazione. Quanto ci vorrà per ripararlo?

FAUST (dalla radio): Difficile dirlo.

STANDARD: Be’, cominciate.

FAUST (dalla radio): Va bene. Passo.

STANDARD: Diamo un’occhiata là fuori: accendete gli schermi.

Melkonis preme dei pulsanti e gli schermi si accendono, rimanendo però neri.

BROUSSARD: Non si vede un accidente.

Sulla superficie del pianeta la nave è quasi completamente al buio, mentre i venti spazzano via tutto.

STANDARD: Accendere le luci della nave.

Una schiera di luci fende il buio della notte, anche se non c’è niente nelle vicinanze da illuminare.

ROBY: Non è di grande aiuto.

Standard fissa lo schermo scuro.

STANDARD: Di sicuro non possiamo andare da nessuna parte con questo buio. Quanto manca all’alba?

MELKONIS (consultando la strumentazione): Questo pianeta ruota ogni due ore, quindi il sole dovrebbe sorgere fra circa venti minuti.

BROUSSARD: Bene: forse allora saremo in grado di vedere qualcosa.

ROBY: O qualcosa sarà in grado di vedere noi.

Tutti si voltano a guardarlo.

Dissolvenza. Inizia una musica di sottofondo e poi i titoli di coda.

Appare il titolo:

ALIEN.

Lentamente lo schermo comincia ad illuminarsi mentre il sole sorge. La sagoma della navetta diventa visibile. Le dense nuvole rendono l’alba di un denso arancione.
Il monitor sul ponte dell’astronave non mostra altro che nuvole arancioni.
Gli uomini sono intorno, bevendo caffè e fissando lo schermo.

ROBY: Potrebbe esserci una città intera là fuori e noi non la vedremmo mai.

BROUSSARD: Di certo non rimanendocene seduti qui.

STANDARD: Andiamoci piano. Sandy, ricevi qualche risposta?

MELKONIS (togliendosi le cuffie): Spiacente: nient’altro che la solita maledetta trasmissione ogni 32 secondi. Ho provato tutte le frequenze dello spettro.

BROUSSARD: Cosa stiamo aspettando, un invito scritto?

Roby dà un’occhiataccia a Broussard, poi afferra il microfono.

ROBY (nel microfono): Faust, mi senti?

FAUST (dalla radio): Forte e chiaro.

ROBY: Come va là sotto?

FAUST (dalla radio): Non ho mai visto un danno del genere… Le celle sono state danneggiate a livello microscopico, così ci vorrà un bel po’ per rimettere tutto a posto.

ROBY: Va bene (posa il microfono).

STANDARD: Sandy, quanto siamo distanti dall’origine della trasmissione?

MELKONIS: Siamo a circa 300 metri Nord-Est.

ROBY: Vicinissimo…

BROUSSARD: Abbastanza vicini da andarci a piedi!

STANDARD: Martin, qual è la costituzione dell’atmosfera?

ROBY (controllando la strumentazione): 10% argo, 85 nitrogeno, 5% neon… e qualche altro elemento.

STANDARD: Non tossica ma irrespirabile. Ci sono microrganismi?

ROBY: Niente: solo roccia.

STANDARD: Bene, non avremo bisogno delle tute a pressione, ma solo delle maschere d’ossigeno. Sandy, puoi fornirci di una qualche apparecchiatura per seguire la trasmissione fino all’origine?

MELKONIS: Nessun problema.

BROUSSARD: Mi offro volontario per l’esplorazione.

STANDARD: Lo immaginavo: vuoi sgranchirti un po’, eh?

Standard, Broussard e Melkonis entrano nella camera di pressurizzazione. Vestono tutti la divisa della nave ed hanno una pistola.
Broussard preme un pulsante e la porta interna silenziosamente si chiude, sigillandoli nella camera.
Si mettono le maschere di ossigeno.

STANDARD (aggiustandosi la radio): Mi sentite?

BROUSSARD: Affermativo.

MELKONIS: Affermativo.

STANDARD: Perfetto. Ricordate: niente armi se non dietro mio ordine. Martin, mi senti?

ROBY (dalla radio): Affermativo, Chaz.

STANDARD: Apri la porta esterna.

Lentamente la porta si alza, facendo entrare nella stanza dei riflessi arancioni. Dall’esterno si sente il forte rumore del vento. Una scaletta mobile parte dalla nave e arriva fino al terreno. Standard esce, seguito dagli altri.
I tre uomini mettono piede a terra, fra le rocce. Si guardano in giro, mentre il vento e le nuvole riempiono l’aria: sembra non ci sia niente in giro.

STANDARD: Da quale parte, Sandy?

Melkonis consulta l’apparecchio.

MELKONIS (indicando una direzione): Da quella parte.

STANDARD: Fai strada.

Melkonis si avventura nella foschia arancione, seguito dagli altri.

STANDARD: Okay, Martin, ti siamo dietro.

Roby è rimasto solo sul ponte a guardare i tre uomini in marcia, mentre si fuma una sigaretta.

ROBY: Vi ho tutti sullo schermo, ragazzi.

STANDARD (per radio): Bene: lascia le linee aperte.

I tre uomini si spingono nella foschia gialla e attraverso il vento sferzante. Si muovono con lentezza come se fossero immersi nell’acqua. Melkonis è a capo della fila.

STANDARD: Non riesco a vedere a più di tre metri in qualsiasi direzione. Andremmo alla cieca se non fosse per la strumentazione.

Proseguono seguendo Melkonis, quando ad un certo punto l’uomo si ferma bruscamente.

STANDARD: Che succede?

MELKONIS: Il mio segnale sta scomparendo.

Studia la propria strumentazione.

Interno del ponte di comando dell’astronave.
Roby sta ascoltando il dialogo attraverso la radio.

MELKONIS (per radio): È la foschia che crea disturbi…

Roby è così concentrato sugli strumenti che non si accorge che Hunter gli si sta avvicinando.

MELKONIS (per radio): … Ecco, ho di nuovo il segnale: da quella parte.

Stando proprio davanti a Roby, Hunter gli parla.

HUNTER: Che succede?

Roby sussulta e guarda Hunter.

ROBY (agitato): Che diavolo!

Hunter lo fissa mentre lo spavento si trasforma in imbarazzo.

Esterno del pianeta.

I tre uomini proseguono attraverso la tormenta. Melkonis si ferma di nuovo per analizzare gli strumenti.

MELKONIS: È vicino, molto vicino.

STANDARD: A che distanza?

MELKONIS: Dovremmo essergli quasi addosso. Eppure non riesco…

All’improvviso, Broussard afferra un braccio di Standard e punta qualcosa: gli altri guardano in quella direzione.

Inquadratura sul loro punto di vista.

Attraverso la densa nebbia si intravede un’ombra. Man mano la foschia si dirada si distingue una stranissima astronave di creazione palesemente non umana.
I tre uomini rimangono stupiti a guardare l’astronave, finché Standard non trova la voce.

STANDARD: Martin… l’abbiamo trovato.

Interno del ponte di comando dell’astronave.

ROBY (per radio): Trovato cosa?

STANDARD: Sembra una specie di astronave. Ci avviciniamo.

Riprendono il loro cammino verso la nave aliena.

Interno del ponte di comando dell’astronave.

STANDARD (per radio): Non ci sono segni di vita, nessun movimento…

Roby ed Hunter ascoltando come sotto ipnosi.

STANDARD (per radio): Siamo arrivati davanti allo scafo.

Esterno della nave aliena.

Una strana porta si apre, risucchiando la nebbia intorno. Con molta cautela gli uomini si avvicinano all’entrata.

STANDARD: Sembra una porta aperta, ma è molto rovinata.

BROUSSARD: Pare un relitto.

STANDARD: Martin, stiamo per entrare: ridurremo i contatti radio al minimo da adesso in poi.

Interno nave aliena.

L’interno è buio e si intravedono forme strane. Standard, Broussard e Melkonis sono come silhouette contro la luce che entra dalla porta aperta. Accendono le torce ed entrano, facendosi strada nell’oscurità. Vedono qualcosa di strano.

MELKONIS: Bocchettoni per l’aria?

STANDARD: Chi lo sa?

BROUSSARD: Cerchiamo la camera di controllo.

Muovendo le torce illuminano le pareti, e così vedono che sono piene di buchi irregolari.

MELKONIS: Guardate quei buchi: questo posto sembra un groviera!

Broussard punta la propria torcia dentro uno dei buchi alla parete.

BROUSSARD: Questo buco va su per diversi piani. Sembra che qualcuno abbia sparato un disintegratore militare qui.

Tutti fissano il buco nell’oscurità.

STANDARD: È il momento di usare l’attrezzatura da scalatore.

Tira fuori un fucile lanchia-chiodi e spara dentro il buco. Il chiodo ad uncino si incastra nell’oscurità del buco.

BROUSSARD: Vado per primo.

STANDARD: No, segui me.

Standard attacca il cavo alla propria tuta e preme un pulsante: un meccanismo trainante lo spinge nel buco.
Broussard attacca anche il lui il cavo alla tuta e lo segue.

Interno camera di controllo della nave aliena.

La stanza è nell’oscurità più completa quando arriva Broussard. Standard è in piedi con la sua torcia che studia la stanza. Broussard esce dal buco, stacca il cavo dalla propria tuta, ed accende la torcia. In quel momento arriva Melkonis.
Broussard inciampa su qualcosa, e punta in basso la propria torcia. Si tratta di un’urna con strani disegni sui lati: è senza coperchio ed è vuota.
All’improvviso Melkonis grida di sorpresa. Le torce degli uomini illuminano qualcosa di incredibile: uno scheletro alieno seduto ai comandi. Si avvicinano allo scheletro dell’essere che non ha niente di umano.

MELKONIS: Gesù Cristo…

Standard illumina la console davanti allo scheletro.

STANDARD: Guardate qui.

Tutti si avvicinano.

STANDARD: C’è qualcosa inciso qui, sulla vernice. Lo vedete?

Sulla superficie della console c’è infatti un piccolo triangolo.
Broussard sente un rumore e si gira ad illuminare la stanza: il fascio di luce coglie di sfuggita un movimento.
Melkonis mette mano velocemente alla sua pistola.

MELKONIS: Guardate là, c’è qualcosa…

Standard gli ferma la mano.

STANDARD: Metti via quella pistola!

Standard si mette davanti agli altri per poi muoversi lentamente verso l’altra parete della stanza. Si avvicinano ad una console alla parete, puntandole le torce. C’è un macchina con un segnale luminoso che si muove.

STANDARD: È solo una macchina.

BROUSSARD: Ma funzionante.

MELKONIS: È da qui che proviene la trasmissione.

Sfiora la console ed un rumore riempie la stanza.

BROUSSARD: Una registrazione… una dannata registrazione automatica.

(continua)


L.

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