X-Files – Prometheus: il mistero dell’olio nero

«Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglio / Ma è uno sbaglio, è petrolio» (Confusione, 1972)

A fine agosto 2021 è uscito l’atteso videogioco Aliens: Fireteam (2021), preceduto alcuni mesi prima dall’ottimo romanzo Aliens: Infiltrator (2021) di Weston Ochse che ne racconta l’antefatto, e nel frattempo si è concluso il primo capitolo della saga a fumetti targata Marvel dell’universo alieno, senza parlare dell’uscita nel frattempo del romanzo “in solitaria” Alien: Into Charybdis (2021) di Alex White e dell’ennesimo sfruttamento di roba vecchia e bollita, cioè Alien 3 by William Gibson (2021) di Pat Cadigan. Intanto, poco prima della pandemia, nel dicembre 2019 è nato il meraviglioso e vastissimo universo “da tavolo” contenuto in ALIEN: The Role Playing Game.

Cosa hanno in comune tutte queste opere? Prima di tutto dimostrano che, al contrario di quei cialtroni degli sceneggiatori cinematografici, gli autori dei media licenziatari sono tenuti al rispetto rigoroso di quanto già esistente nell’universo alieno, prima di inventare le loro storie e magari aggiungere particolari, così questo nuovo universo alieno attinge all’intera saga, compresa la stupida trovata di William Gibson – purtroppo suggeritagli da Walter Hill – di un futuro strutturato come l’Occidente pre-1989, cioè in Equilibrio del Terrore, con Americani e Russi spaziali in continua Guerra fredda. (Va ricordato che questa stupida idea è nata quando ancora c’era il Muro di Berlino!) Infine, l’ultimo ma non minore elemento… è il black goo, che dubito fortemente i videogiocatori abbiano capito durante le loro partite di “caccia all’insetto”, anche perché Fireteam lo chiama “patogeno”. Quindi oggi, 2021, è più viva che mai l’invenzione che l’universo alieno ha rubato a X-Files!

Per trent’anni ho ignorato la serie televisiva di Chris Carter, trovando urticante ogni suo singolo aspetto, ma poi per colpa di Vasquez mi ci sono avvicinato e sono rimasto invischiato nel suo “olio nero”, anche perché in pratica “X-Files” e “Alien” sono due universi che procedono di pari passo, rubandosi idee a vicenda, quindi non potevo continuare ad ignorare la verità, che è là fuori… però è sbagliata!

Seguite la rubrica “The X-Lucius” sul mio blog “Non quel Marlowe”

Visto che l’universo alieno ha rubato di prepotenza uno degli elementi fondamentali di “X-Files”, sebbene il più noioso e meno ispirato, è il momento di fondere i due universi, invischiati entrambi in quella pessima trovata narrativa che è l’olio nero.


L’olio primordiale

Stando alle dichiarazioni del 2012 (sia nell’audio-commento del DVD che su rivista), nel 2009 il giovane sceneggiatore Jon Spaihts si trova in una riunione della Scott Free Productions a parlare di vari ipotetici progetti per il futuro, quando l’argomento cade sulla saga aliena: la casa di Pazzo Ridley vorrebbe fare qualcosa ma non hanno idee, sanno solo che avanti nella saga non si può andare, con i vari film che hanno incasinato tutto, quindi si pensava di sfornare il solito prequel. Nelle sue parole, in 45 minuti il giovane Spaihts scrive al volo, seduto lì alla Scott Free, il soggetto del film che poi diventerà Prometheus (2012). Quel brogliaccio intriga Scott in persona, che appena finito di montare Robin Hood (2010) passa subito al progetto alieno. Anche perché non ne azzecca più una neanche per sbaglio quindi ha bisogno di un marchio di sicuro successo: madornale errore.

Il lavoro insieme al giovane Spaihts procede benissimo ma c’è un enorme problema: Spaihts non è un nome famoso. Così una volta che il copione è finito e tutto è pronto, chiamano il famoso e famigerato Damon “LOST” Lindelof a fare danni, incasinando volutamente e dichiaratamente tutto seguendo la sua “regola marrone”: se lo spettatore capisce la trama del film, allora gli autori hanno fallito.

Ciò che qui conta è che né Spaihts né Lindelof nelle loro dichiarazioni rivelano la grande verità: Prometheus è la versione aliena di X-Files. Il film.


Grandi Antichi

Spaihts sembra voler “omaggiare” l’Alien originale quindi adopera lo stesso stile: copiare il copiabile e fare riferimenti a teorie esoteriche anni Settanta. Ecco dunque tornare la Piramide, grande omaggio alla piramidologia dell’epoca amata da Dan O’Banno (e schifata da Walter Hill) e che già doveva essere nel primo film ma non c’erano abbastanza soldi, ma ecco anche l’idea della registrazione olografica che ci mostra gli antichi piloti in azione, un’idea presa con il copia-e-incolla dal romanzo Aliens: Steel Egg (2007) di John Shirley. (Sicuramente sarà un caso, ma è davvero un caso sospetto.)

Il castello degli Harkonnen di Giger per Dune recuperato da Scott per Prometheus (2012)

Quale altra teoria fantasiosa ha avuto un certo successo negli anni Settanta? I “Figli delle stelle”, cioè la rielaborazione di temi scientifici noti sin dall’Ottocento (la panspermia) con l’aggiunta di un pizzico di fantasia. Nel 1973 Francis Crick (il Premio Nobel per la doppia elica del DNA) firma un articolo sulla rivista scientifica “Icarus” in cui rilancia l’idea per cui la vita sulla Terra sia arrivata dall’universo, trasportata da meteoriti o altri oggetti vaganti. La panspermia non è certo una novità, ma l’articolo in questione pone l’accento sul fatto che non stiamo parlando di semplici elementi base della vita che in effetti viaggiano tranquillamente per l’universo: parliamo di una razza di esseri intelligenti che, da un altro pianeta, avrebbero coscientemente portato il proprio DNA sul nostro pianeta, in pratica creando la razza umana a propria immagine e somiglianza.

by packratstudios (2011)

Ho già dimostrato come non esista alcun riferimento lovecraftiano in Alien, ma è innegabile che la panspermia abbia ispirato il romanzo Alle Montagne della Follia (1931) di Lovecraft: non stupisce che i suoi Grandi Antichi, ignorati dall’editoria “ufficiale” per decenni, riscuotano enorme successo nello stesso identico momento in cui Crick pubblica il suo pezzo su esseri antichi che ci avrebbero creato sulla Terra.

Prima che il barbaro Lindelof venisse a spaccare tutto con la sua clava, Spaihts scrive una storia perfettamente in linea con la moda esoterica anni Settanta che tanto piaceva a Dan O’Bannon, e di cui tanti avevano già parlato. Compresa la serie “The X-Files“.

«Esiste una vecchia bistrattata teoria legata al preistorico avvento di astronauti alieni.»

A parlare è Fox Mulder, nell’episodio 5×20 (17 maggio 1998) che chiude la quinta stagione e getta le basi sia per il film successivo che per l’inizio della sesta stagione. Una vicenda che anticipa di dieci anni la trama di Prometheus.


Copiare dai migliori

X-Files. Il film (1998) risulta sceneggiato da Chris Carter, papà della serie, su soggetto proprio e del consueto Frank Spotnitz, produttore e sceneggiatore anche lui della serie. Come anticipato da quella frase di Mulder, Carter ci racconta di questa civiltà aliena che almeno 35 mila anni fa era presente sulla Terra, pronta a colpire i nostri antenati. Ci sarebbe così tanto da dire sulla stupidaggine che apre il film, sul fatto che non esiste prova sia mai vissuto un essere umano nel Texas di 35 mila anni fa, ma facciamo finta di niente: con “X-Files” le domande devono rimanere mute.

Nella sienza di “X-Files” (cioè “scienza” senza alcun criterio, quindi senza “c”!) quel contatto tra antichi essere umani e una misteriosa sostanza nera oleosa di provenienza aliena, che sembra dotata di vita propria, avrebbe lasciato nel nostro DNA alcuni elementi latenti, che se attivati potrebbero renderci “molto più che umani”. (Peccato questa idea venga cancellata al momento di riassumere tutto nell’episodio finale.) Carter non ha il coraggio di dire chiaramente che siamo “figli delle stelle” (come cantava Alan Sorrenti nel 1977), ma è quello che Mulder suggerisce nell’episodio 6×01, che continua il discorso del film.

In una scena imbarazzante, che sembra appiccicata malamente, Mulder trova un’astronave sepolta tra i ghiacci, e qui è chiaro che sta copiando da The Thing, storia che da quando l’ha scritta il mitico John W. Campbell jr. (su “Astounding Science-Fiction”, agosto 1938 – un anno prima della nascita del vero Alien!) ha fissato un canone: le astronavi aliene cadono sempre nei ghiacci artici, e ne fuoriesce una “cosa” che aggredisce le persone.

1998: l’osservatore che arriva dall’esterno e scopre una razza di Grandi Antichi

2012: idem con patate

Al contrario di questo canone, però, X-Files. Il film ci mostra l’astronave ancora in attività, e seccata dalla visita di Mulder prende e se ne vola via, in una scena che sembra ispirarsi al finale di The Abyss (1989) di James Cameron. In fondo ci sta che Carter, tolta la “c” da “scienza”, omaggi le grandi C del cinema: Campbell, Carpenter e Cameron. Poi però arrivano le S di Spaihts e Scott, a copiare tutto.

“X-Files” 6×01 (1998) vs Prometheus (2012)

Prometheus (2012) si apre con un alieno che scende sulla Terra e si sacrifica per noi (come zio Silvio!), disgregando il proprio corpo perché il suo DNA si sparga in giro a creare gli esseri umani: mentre girano la scena Scott ha davanti la sequenza che chiude l’episodio 6×01 (8 novembre 1998) di “X-Files”.

Ma gli alieni vanno nelle stesse palestre?

Scherzo, anche quando Ridley Scott era capace di intendere e di volere (intorno al 1979) non ha mai saputo nulla di nulla, è ignaro di tutto ciò che riguardi i propri film, quindi è ovvio che le scopiazzate vengono dai suoi collaboratori, che però tacciono sulla questione.

’Sta mano po’ esse ’na piuma o po’ esse aliena

Gli eroi di Prometheus sul pianeta alieno trovano un’astronave sotterrata – ma guarda a volte la coincidenza – e come avviene il primo contatto alieno? Toh, poi uno dice la casualità, avviene mediante una misteriosa sostanza nera oleosa, che sembra dotata di vita propria.

Il mondo visto con gli occhi di un bambino (pieni di olio nero)

Stesso olio, stessi occhi ma stavolta di un adulto

Due anni dopo il film di Scott, la saga a fumetti Prometheus: Fire and Stone (2014) della Dark Horse Comics lo chiamerà black goo – che in italiano diventa “melma nera“, quando il  fumetto arriva da noi nel 2017 per saldaPress – anche se poi Pazzo Scott se lo dimenticherà per strada: paradossalmente il black goo oggi è alla base del nuovo universo alieno di fumetti, romanzi e videogiochi, mentre nei film è scomparso subito.

Il black goo a fumetti

Nessun autore dell’universo alieno si azzarda a spiegare troppo cosa sia il black goo, diciamo che però il suo funzionamento è simile a quello di X-Files. Il film: quando un umano viene a contatto con la sostanza nera comincia a mutare e in generale succede qualcosa di brutto e doloroso.

Gli effetti dell’olio nero del film di “X-Files”…

… non migliorano certo in Prometheus

Proprio come nel film di Carter che in quello di Scott c’è un rappresentante della “scienza deviata” che cerca di controllare il liquido nero e usarlo per creare mutazioni controllate, ma in narrativa si sa che nessuno scienziato deviato riuscirà mai a controllare alcunché.

Il black oil si vende a tubi…

E Prometheus (2012) lì a copiare, con il black goo


Un comportamento oleoso

Rimanendo sempre sul solco della scopiazzata, entrambi i liquidi neri dei due universi narrativi hanno comportamenti rigorosamente a casaccio.

La prima apparizione in “X-Files” l’abbiamo nell’episodio 3×15 (9 febbraio 1996), dove un relitto aereo della Seconda guerra mondiale contiene al suo interno un’entità aliena che usa l’olio nero dell’apparecchio per muoversi e “contagiare” le persone: entra nel corpo mediante quel liquido e ne prende il totale controllo, senza che nessuno possa intuirlo. Non passa neanche un anno e già il comportamento cambia, perché nel doppio episodio 4×08-09 (24 novembre 1996) il “contagio” è un po’ più traumatico ma comunque contenuto, e la sostanza viene chiamata cancro nero (black cancer) da uno scienziato russo in prigione.

La prima apparizione dell’olio nero (1996), sempre negli occhi

Nel doppio episodio 5×13-14 (1º marzo 1998) diventa olio nero (black oil) e così nel doppio episodio 6×12-13 (7 febbraio 1999), che ne continua la trama. Stavolta l’olio nero provoca nel suo ospite forte malessere ed occhi arrossati, nei più fortunati: in altri, in mano russa, provocano effetti molto più sgradevoli e dolorosi. Il personaggio di Cassandra battezza l’olio nero “Il Purificatore” (Purity), nome che si perde subito.

Non mi sembra molto “purificata”

Con l’episodio 8×18 (22 aprile 2001) infatti torna il nome “olio nero” ma il doppiatore italiano invece dice “cancro nero” (in fondo è il miglior doppiaggio del mondo, no?), e tornano gli ospiti infettati che non lo sembrano. Torna anche un po’ la “luccicanza” che nel primo episodio era legata a quest’entità aliena e che poi si era persa per strada.

«Troppo furbo per non essere sincero, ma è davvero… olio nero?» (semi-cit.)

In Prometheus gli autori dichiaratamente non spiegano una mazza di niente e anzi il loro obiettivo è sparare minchiate a casaccio perché così lo spettatore, uscendo dal cinema in stato confusionario, pensi: «Va’ che filmone, lèvati Kubrick che è arrivato Lindelof!»
Quindi possiamo solo ipotizzare che il black goo sia un’arma biologica di distruzione di massa creata da questa razza che chiamano Ingegneri, che come la mano di Mario Brega «po’ esse piuma», cioè terraformare un pianeta sterile, «e po’ esse fèro», cioè sbrindellare la genetica dei viventi per creare mostri. Visto che nel 2015 il seguito di questo film, Prometheus 2: Paradise Lost, viene cestinato – probabilmente chiuso in uno stanzino del Pentagono insieme alle astronavi aliene di “X-Files” – e nasce quel letame nero di Covenant, tutto scompare e rimane senza spiegazione.

Cover di David Palumbo

Ignari che Pazzo Scott sta per distruggere tutto, gli autori della Dark Horse cercano di dare spiegazione alle vaghe vaghezze di Lindelof, e ci riescono benissimo: la lunga saga formata da Fire and Stone e Life and Death vale mille film di Scott moltiplicati per cento. Semplicemente perché c’è una trama e non balbettamenti paraculi.
Lo stesso gli autori a fumetti non sono titolari come quelli di X-Files, che possono cambiare il comportamento dell’olio nero ad ogni episodio, sono autori licenziatari quindi devono lavorare bene ed essere rispettosi del soggetto, ecco che nel dubbio non si mettono a toccare troppo la “melma nera”.

Il discorso cambia quando nel 2021 nasce il nuovo universo alieno. Il videogioco Aliens: Fireteam dovrà avere in scena secchiate di xenomorfi di ogni foggia e dimensione, mentre i vari “modellI” dei film non sono così tanti: cosa ci inventiamo? Idea: i soliti scienziati della Weyland-Yutani su LV-895 stanno facendo esperimenti con il black goo (chiamato anche “patogeno”) e quindi creano xenomorfi a secchiate, che poi sfuggiranno al controllo ed ecco che all’arrivo dei Colonial Marines ci saranno almeno dieci specie diverse di creature.

«Come sa, dottore, l’esistenza di Pala Station è segreta», disse Rawlings. «Sono qui da poco più di un anno e le cose non cambiano molto, e noi preferiamo così. Allora, sei con gli scienziati?»
«Sì.» Hoenikker non sapeva quanto poteva rivelare del proprio ruolo.
Rawlings rise. «Quello che fate non è un segreto per noi della stazione. Le cose con la melma nera e tutto il resto. Però non ci piace quando i vostri soggetti di ricerca si liberano e se ne vanno in giro

(dal romanzo Aliens: Infiltrator)

Che sia olio nero, cancro nero o melma nera, per una storia fanta-horror serve sempre qualcosa che crei mostri. Fate dunque come il mio omonimo Lucio: se più del fuoco di Prometeo preferite il fumo di un cero… non odiate l’olio nero!

Uno xeno-pesciolone frutto della melma nera


Conclusione

È difficile non vedere in Prometheus la stessa accozzaglia di scopiazziate che c’è in Alien – chissà, magari fatta apposta, come omaggio! – e non è certo solo da “X-Files” che arrivano: come mi ha fatto notare il nostro amico lettore Giuseppe, mettere insieme i “puntini genetici” per arrivare ai nostri Creatori è una trovata troppo identica all’episodio 5×18 (21 marzo 1992) di “Star Trek: The Next Generation” perché possa essere solo un caso. In fondo un altro episodio di quella serie verrà ricopiato identico per Covenant, quindi dietro c’è chiaramente un “pensiero scopiazzante”, anche se non sappiamo di chi.

Come inizia Alien Resurrection (1997)…

… e come inizia “X-Files” 6×12 (1999)

E Prometheus (2012) dietro a copiare

Comunque i richiami ad “X-Files” sono così forti, soprattutto riguardo al filo narrativo degli alieni “inseminatori” con l’olio nero, che è molto difficile non vederci una potente scopiazzata.

«Ho motivo di credere, come molti stimati e autorevoli scienziati, che la vita giunse sulla Terra milioni di anni fa intrappolata in un meteorite proveniente da Marte. Oltre alle sostanze biologiche che avrebbero creato la vita, c’era un virus alieno, che riuscì a diffondersi largamente in èra preistorica. Entrò in contatto con i primi ominidi e li contagiò, trasformandoli dal punto di vista fisiologico… in una forma di vita aliena.»

Aveva ragione Alan Sorrenti: siamo tutti figli delle stelle!

Così Dana Scully nell’ultimo episodio della serie (9×19, 19 maggio 2002) inizia a riassumere questo filo narrativo durato almeno sei anni, cambiando un po’ le carte in tavola rispetto agli episodi in cui man mano appaiono gli “indizi” della storia, per non tacere del fatto che Scully parla di un meteorite invece degli alieni perché non ci crede (o finge di non crederci). Sette anni dopo quell’episodio Spaihts si ritrova alla Scott Free a buttare giù una bozza di storia: un giovane sceneggiatore che cerca disperatamente di farsi notare da una grande casa produttrice. Semmai sia stato lui, ha riciclato idee di “X-Files” per fare colpo, contando che tanto nessuno alla Scott Free se ne sarebbe accorto? Però, guarda a volte il caso, il futuro film alieno sarebbe stato prodotto dalla stessa Fox che aveva prodotto la serie di Chris Carter, così che non ci sarebbe stato alcun problema se qualcuno si fosse accorto della scopiazzata. Il black oil e il black goo appartengono allo stesso padrone, e se Fox Mulder ci ha insegnato qualcosa… è che non esistono coincidenze.

Infatti in quell’ultimo episodio, nel 2002, torna Mulder ad accedere illegalmente a dati che il Governo tiene segreti da anni, e scopre la data in cui si sa arriverà l’invasione aliena.

L’ultima informazione carpita da Fox Mulder

La data è il 22 dicembre 2012… ed è sbagliata di pochi mesi, visto che Prometheus esce nei cinema americani a maggio del 2012, in Italia a settembre. Ma è chiaro che è tutto un disegno degli Ingegneri Magi: l’avevano promesso con “X-Files” che sarebbero arrivati per Natale, e l’hanno fatto – un po’ in anticipo – con Prometheus. Che sarà pure uscito a maggio… ma è ambientato il 21 dicembre.

Gli Ingegneri Magi arrivano con un giorno d’anticipo sul programma

Non esistono coincidenze, solo verità non ancora capite. Io voglio credere… ma non posso!!!

L.

– Ultime indagini aliene:

6 pensieri su “X-Files – Prometheus: il mistero dell’olio nero

  1. Grazie per la citazione 😉
    Dal documentato parallelo da te tracciato tra olio nero e black goo, mi sembra evidente che a casa Fox ci sia qualcuno che copia… ehm, si ispira piuttosto di sovente. E ti dirò, anche a me piacerebbe sapere quanti e quali sono, giusto per sapere se almeno hanno fatto un buon lavoro in quel senso. Ecco, magari del solo Jon Spaihts lo si sarebbe potuto dire, se poi non fosse arrivato Lindelof (il copiare bene fa sicuramente parte delle cose che NON gli riescono) a interferire e fare danni…

    Piace a 1 persona

    • Visto che le scopiazzate sono così palesi, che gli costa uscire allo scoperto? Sarebbe pure un modo per acchiappare tutti i fan di X-Files e staccare molti biglietti in più. “Venite a vedere il film che fonde Alien e X-Files”, per me avrebbe venduto molto di più di quei due o tre biglietti 😀

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      • E teniamo pure conto del fatto di non poter direttamente citare Star Trek in quanto proprietà della concorrenza, perché altrimenti con un “Venite a vedere il film che fonde Alien, X-Files e Star Trek” i biglietti sarebbero letteralmente volati 😀

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