[2013-02] Aliens: Colonial Marines (SEGA) La storia

Sto recuperando una parte importante dell’universo alieno, quella video-ludica, che mi è da tempo preclusa per via dell’aumentata farraginosità dei videogiochi, e delle loro enormemente esose richieste di giga da scaricare. (Perché acquisto un prodotto che poi a casa devo passare la giornata a scaricare?)
A questa mia lacuna posso provvedere grazie a YouTube, dove videogiocatori professionisti (o comunque sicuramente più bravi di me) hanno registrato interi gameplay che si possono visionare: così facendo posso conoscere le trame di giochi spettacolari come Aliens: Colonial Marines (Sega). Con “spettacolare” non mi riferisco al gioco in sé, stroncato da chiunque, ma alla narrazione che c’è dietro, un prodotto eccezionale e di gran lunga superiore agli ultimi vent’anni di cinema alieno.

Ho seguito il gameplay di Brizius, giovane youtuber che non ha assolutamente idea di cosa sia Aliens, malgrado ad un certo punto dica di aver rivisto “i film di Alien”: temo abbia rivisto giusto il primo, come fanno tutti. Perché quando incontra Hudson imbozzolato, la bambola di Newt e varie altre deliziose citazioni… non le riconosce! Ad un certo punto appare la scritta «per lo più vengono di notte», e il giocatore si chiede che accidenti voglia dire. Diciamo che non ha mai visto Aliens (1986) in vita sua…
Quando trova alcune “arme leggendarie” come il pulse rifle di Hudson, e lo disprezza, lo smartgun di Vasquez, e non sa cosa sia, è chiaro che non si merita questo gioco!

Sto ovviamente scherzando, Brizius è incolpevole, semplicemente appartiene ad una categoria nata e cresciuta con un medium totalmente “alieno” ai film della saga, ed appartiene ad una generazione in cui il tempo dura poco e un film dell’anno scorso è vecchiume dimenticato: figuriamoci un film di trent’anni prima!

«Ma cos’è questo? Non ho ben capito» è il commento dello youtuber davanti allo Space Jockey: da qui capiamo che non ha mai visto neanche Alien (1979): come diceva Mario Brega, «manco le basi der mestiere»…

La trama del videogioco è scritta da Mikey Neumann, oggi apprezzato blogger di critica cinematografica ma all’epoca attivo nel mondo videoludico: il suo lavoro con le tematiche aliene è degno di nota e secondo me superiore a quello di Dan Abnett per Alien: Isolation (2014): Dan ha potuto inventare quasi tutto, Mikey ha dovuto prendere un universo già strutturato e muoversi al suo interno.
Spero di cuore che un giorno la Titan Books produca un romanzo-novelization di Aliens: Colonial Marines della qualità eccelsa di quello fatto per Isolation.


La storia

Il gioco inizia con un filmato.

«Caporale Dwayne Hicks, TQ4.0.48215E9. Richiesta di assistenza. La mia unità ha subìto molte perdite su LV-426. Mi serve immediata assistenza a bordo della USS Sulaco. Unici sopravvissuti: io, due femmine di razza umana, una delle quali è una bambina, e un sintetico pesantemente danneggiato. Tutti i Marine Coloniali in missione su LV-426 sono da considerarsi KIA [Killed In Action, “uccisi in azione”. Nota etrusca.] Ripeto: tutti Marine Coloniali in missione su LV-426 sono da considerare caduti in battaglia.»

A diciassette settimane dall’incidente della colonia Hadley’s Hope, arriva la USS Sephora e il rude capitano Cruz dà la carica ai suoi Colonial Marines: ha mandato un primo gruppo in avanscoperta a recuperare la scatola nera della Sulaco, orbitante intorno a LV-426, ma ci sono stati dei problemi ed ora un secondo gruppo deve andare a dare man forte.

Il caporale Christopher Winter del 18° battaglione è pronto ad entrare in azione con il suo gruppo, mentre il luogotenente Reid fa una domanda a Cruz:

«Signore, l’ultima volta che è stata vista, la Sulaco era nella zona di Fury-161: come ha fatto a tornare su questo pianeta?»

Bella domanda!

La USS Sephora attraccata alla USS Sulaco

Winter e gli altri salgono a bordo della Sulaco ed è chiaro come la situazione sia disperata: i pochi loro commilitoni ancora in vita se la vedono brutta e recuperare la scatola nera sarà difficoltoso… oltre che inutile. Un’esplosione spedisce nello spazio il soldato Keyes, che la custodiva, ed ora Winter e O’Neal – a quanto pare gli unici sopravvissuti – devono trovare un modo di sopravvivere nella Sulaco fino all’arrivo di ulteriori rinforzi dalla Sephora.

Esplorando la nave, leggiamo dei documenti. Per esempio ce n’è uno in cui il dottor Stanton chiede al dottor Conrad di essere escluso dal Progetto Ilithyia.
Però poi la situazione peggiora quando scoprono che a bordo della Sulaco ci sono dei mercenari, ingaggiati dalla Weyland-Yutani per far sparire ciò che non dovrebbe trovarsi a bordo. Ritrovata la commilitone Bella – che si è svegliata con un facehugger in faccia! – i tre procederanno ad affrontare l’esercito mercenario che tenterà di ucciderli.

Distrutte entrambe le navi, a bordo di un Cheyenne i superstiti scendono loro malgrado su LV-426 e cercano riparo tra le rovine della colonia Hadley’s Hope.
Aggirandosi tra i rottami, esce fuori un audio lasciato da Ann dove racconta la disavventura del marito Russ, e si sente anche la voce della loro figlioletta Newt.

Durante gli scontri, Winter viene catturato da un tipo completamente diverso di xenomorfo – con teschio umano e cresta da pesce in testa – e mentre fugge gli viene detto per radio che le creature sono attratti dal rumore, quindi se ne incontra deve immobilizzarsi e andranno via (!).

Un’altra invenzione sono gli “alieni spara-acido”, contrassegnati da strisce verdi in testa.
Comunque i marine superstiti si riuniscono ma non è ancora il momento di riposarsi: Winter, O’Neal e Bella partono per una missione volontaria verso una struttura della Weyland-Yutani lì nelle vicinanze, al cui interno dicono ci sia la “cura” per l’alieno che la soldatessa porta in grembo.
Il capitano Cruz accetta ma solo se recupereranno un registro presenze: un espediente per introdurre un elemento “esplosivo”. Cioè il fatto che uno dei Colonial Marines della Sulaco è sopravvissuto ed è nelle mani della Compagnia, che lo sta interrogando.

Con il procedere della missione sentiamo un audio del caposquadra Joshua Morris che ordina il sequestro delle scorte della Weyland-Yutani, mentre fa notare come LV-426 sia stata una scelta terribile per la colonia, essendo un terreno troppo instabile.
Morris e il dottor Aaron parlano della struttura Origin che è stata seriamente danneggiata dalla lava, frutto di un terremoto: ora bisogna ricostruire la struttura. Origin si occupa palesemente di esperimenti illegali, con tanto di persone fecondate a forza e Regina Aliena tenuta prigioniera. Che ovviamente non rimarrà prigioniera a lungo…

Origin: il luogo peggiore per essere cavie

Mentre la Regina si libera e comincia a mietere vittime, ascoltiamo un aggiornamento audio di Morris sul «relitto della nave dal nome in codice Origin», rimasta intatta sin da quando «la USCSS Nostromo l’ha incontrata circa cinquant’anni fa».
Quindi capiamo che nelle diciassette settimane dopo l’incidente di Hadley’s Hope la Weyland-Yutani è tornata su LV-426 e ha costruito una struttura per sfruttare le conoscenze aliene racchiuse nel relitto.

Il ritorno di Hicks

Finalmente tra una sparatoria e l’altra scopriamo l’acqua calda, cioè che il soldato tenuto ostaggio da settimane è il sergente Hicks – tradito dalla presenza del nome di Michael Biehn nei titoli di testa – con tanto di viso sfregiato: ma non era morto nel naufragio su Fury 161? Ecco la sua spiegazione:

«Abbiamo lasciato LV-426 e lanciato una richiesta di soccorso, quella a cui avete risposto voi, prima di entrare nel tubo criogeno e aspettare i soccorsi, la morte o quello che sarebbe stato. Vicino Fury, la nave è entrata in emergenza e io sono stato tirato automaticamente fuori dal tubo, in quanto unico marine. L’emergenza era che i mercenari di Michael Weyland avevano abbordato la nave illegalmente.»

E ora chi è questo Michael Weyland? Il Peter di Prometheus (2012) è morto da ottant’anni, e il Charles di Alien vs Predator (2004) da più di un secolo: chi è ora questo altro membro della confusa famiglia della Weyland?
Per fortuna arriva lui stesso alla fine del gioco a parlarci… con la faccia di Bishop!

Vi presento Michael Weyland

Purtroppo è solo un altro sintetico e Hicks gli fa saltare la testa.

«Ho passato tredici settimane e quattro giorni nelle loro mani. Ora dopo ora, tortura dopo tortura. C’erano giorni che mi sembrava di impazzire. Ma sai, quando passi tanto tempo con un’altra persona in una stanza, te ne accorgi quando l’altro non respira.»

Bishop si collega al finto Michael Weyland e scarica le sue preziose informazioni: ora Hicks, Winter, O’Neal e Read hanno gli strumenti per affondare la Weyland-Yutani… e il gioco finisce.

Purtroppo il cocente insuccesso di un prodotto stroncato da chi non ha idea di cosa stia guardando ha reso nulla ogni speranza di continuare il discorso, ed è davvero un grandissimo peccato: questo Colonial Marines è molto più intrigante degli inutili film degli anni Duemila della serie.
Davvero un gran peccato.


Stasis Interrupted

A spiegarci i retroscena arriva un “modulo aggiuntivo” o come diavolo si chiama un gioco che si gioca dopo il gioco.
L’avventura si apre con il flashback di Michael Weyland (quello vero!) che interroga Hicks, quindi siamo a pochi giorni dall’incidente di LV-426, quando teoricamente il soldato e Ripley dovrebbero star naufragando su Fiorina 161.
Invece da Weyland scopriamo che appena scoperta la fuga della Sulaco da LV-426 è stata inviato il vascello Legato ad intercettarla. Cos’è successo, poi? Dobbiamo ancora aspettare.

Il gioco vede protagonista Lisbeth, una delle cavie umane della Weyland-Yutani che si risveglia con un facehugger morto in faccia, quindi ha ben poco tempo per cercare di capire cosa sia successo.
A bordo della Lovato cerca i suoi genitori, in viaggio con lei, solo per scoprire che sono tutti vittime degli esperimenti della Compagnia: far saltare la nave è tutto ciò che le resta da fare.

Una comparsata di Ripley

L’azione prosegue con Hicks che viene risvegliato dal suo sonno criogenico a bordo della Sulaco: la prima cosa che vede è la sua “compagna di sonno” Ripley… con un facehugger sulla faccia.
Stone e un suo amico liberano Hicks ma l’arrivo dei mercenari della Compagnia genera sparatorie che azionano il sistema di emergenza della nave: Ripley e Newt vengono così sganciate e cadranno su Fiorina 161… insieme ad un falso Hicks! L’amico di Stone infatti finisce incastrato nella cabina del sonno criogenico e finirà anche lui sul pianeta: il suo corpo verrà creduto quello di Hicks.

Hicks dà l’addio a Ripley

Affrontati xenomorfi e mercenari a bordo della Sulaco, Hicks e Stone riescono ad entrare in una navetta di salvataggio e scendono su Fiorina, proprio mentre Weyland sta assistendo impotente al suicidio di Ripley.
Non è chiaro perché i due siano scesi, ma vengono subito acciuffati e – tornati tutti su Acheron – vengono interrogati da Weyland, che fa fuori sbrigativamente Stone.

Mentre interroga Hicks, torturandolo, Weyland dice cose troppo spietate per il cuoricino del dottor Richard Levy, che decide di liberarlo e di cercare con lui di fuggire. Dove? Ovviamente da nessuna parte.
Attraversato mezzo LV-426 raggiungono la struttura di Origin e cercano di lanciare un messaggio alla Terra per informare tutti di ciò che sta succedendo, ma ci riescono solo in parte: viene lanciato solo il messaggio che apre il gioco, quello in cui Hicks avverte che i soldati della prima missione sono tutti morti.
Il messaggio a cui risponderanno i Colonial Marines all’inizio di tutta la vicenda, così il cerchio è completo.

L.

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14 pensieri su “[2013-02] Aliens: Colonial Marines (SEGA) La storia

  1. Allora ti confesso subito che ho iniziato a leggere, ma mi sono fermato quando inizi a raccontare la trama. Nonostante le stroncature del gioco, complice un prezzo assai modico l’ho acquistato per PC (la versione migliore) e anche per XBox360 per due spiccioli.
    Tecnicamente è un grande aborto considerati prodotti contemporanei. La versione per console sembra appartenere alla generazione precedente (scandaloso), tuttavia è leggermente più giocabile (leggi: facile) della versione PC che – nonostante la migliore accoppiata di controlli ovvero mouse-tastiera – si rivela ostica fin dalle prime battute. L’attacco degli xenomorfi alla fine del primo livello, nell’hangar, è di una ferocia tale che fa onore al film.
    Non ho ancora avuto modo di terminare il gioco, ma rimane la sorpresa che la maggioranza si sia fermata al lato tecnico e non abbia notato un particolare che dovrebbe spingere gli appassionati di Alien almeno a provarlo: l’atmosfera, lo spirito del film è colto come in rari altri videogiochi sugli xenomorfi.
    Puoi immaginare che ho una recensione in canna, che non ho ancora esploso solo per questioni di tempo bastardo e altri temi che mi hanno assorbito. Così come di Alien Trilogy (questa almeno è in uno stato di bozza da integrare e rivedere), anche di Colonial Marines ho la fregola di pubblicare uno dei miei sproloqui. Prima o poi, facciamo entro quest’anno, dai che ce la faccio!

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    • Ti aspetto! ^_^
      Tutte le stroncature del gioco sono sull’aspetto tecnico e non mi intrometto, non capendoci niente. Il problema però è che si tratta di un meraviglioso gioco d’atmosfera aliena con una splendida narrazione, con idee che aspettavamo da trent’anni… rivolte purtroppo ad un pubblico totalmente inadatto.
      Credo che tu sia stato l’unico al mondo a giocare a “Colonial Marines” conoscendo il film da cui è tratto, e quindi essendo in grado di apprezzarne la qualità totale: non solo beghe tecniche di pixel e bug, ma la potente e perfetta ricostruzione di un’atmosfera e di tematiche.
      Quello che mi chiedo è: perché giocare ad un gioco tratto da un film… ignorando totalmente cosa sia il film? Che senso ha? Purtroppo a valere è di nuovo il ghetto mediatico: chi segue i giochi se ne frega di tutti gli altri media…

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      • Anticipo un tema di cui voglio scrivere: il gioco sviluppato da una società piuttosto quotata, Gearbox, su licenza Sega che aveva acquistato i diritti di utilizzo da Fox, mostra in vari eventi e nelle consuete dimostrazioni alla stampa durante i “lavori in corso” un gioco dalla grafica eccezionale. La stampa eleva l’osanna e si spertica in lodi. La realtà è però diversa: a quanto pare Gearbox ha appaltato a un’altra società il lavoro che non è lontanamente all’altezza di ciò che sta mostrando in giro. Le difficoltà di sviluppo sono tali che a un certo punto decidono di pubblicare il gioco così com’è (cioè non all’altezza degli standard ne’ tantomeno all’elevato livello mostrato). La stampa grida allo scandalo (ma lo scandalo è che nessuno della cosiddetta critica si sia mai accorto di nulla, mi chiedo piuttosto che critica specializzata sia?); gli utenti gli vanno dietro semplicemente perché la grafica è veramente della generazione precedente. Evidentemente il gioco non riusciva a girare con all’alto livello di dettaglio mostrato e quindi hanno abbassato la qualità di tutti gli asset grafici per potere avere almeno una release giocabile e pubblicabile.
        Credo che si sia trattato di una “ripicca” della stampa che ha voluto così punire il comportamento scorretto di sviluppatori e editore. E questo pure ci starebbe, ma io punto il dito sulla stampa perché oltre a evidenziare questo comportamento scorretto, avrebbe dovuto avere l’onesta’ intellettuale di fare anch’essa ammenda dei propri errori e superficialità, e recensire il prodotto per ciò che era e non già per ciò che avrebbe voluto essere.
        Ciò che poi hai descritto sull’ignoranza mostrata dal c.d. recensore su YouTube è sconfortante; se io mi azzardassi a commentare una partita di calcio so che verrei arato per la mia incompetenza e sarebbe giusto; nel panorama videoludico c’è tanta improvvisazione e campa anche grazie al pregiudizio generale sul medium di cui ciancio dalle mie parti.
        L’improbabile recensore non è un giocatore e ancora meno gli interessa di capire quali siano le pecche di un prodotto che dovrebbe essere rispettoso del canone del film o universo cui si ispira: vuole banalmente “lucrare” consenso su un prodotto già massacrato e attirare i tanti frustrati e urlatori di cui la Rete abbonda.
        Di “ghetto” ahimè qui c’è n’è solo uno e magari fosse mediatico: il cervello di queste persone.

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      • Grazie delle chicche sulla questione: addirittura ho trovato riviste del 2008 che con larghissimo anticipo mostravano “schermate di gioco”, in realtà puri wallpaper fighissimi ma chiaramente impostati, non veri screeshot.

        Non vorrei dare troppe colpe allo youtuber che ho seguito per il gameplay: semplicemente si rifà ad un’usanza che ho riscontrato in tutti i gamer che ho seguito. Addirittura “Alien: Isolation” l’ho visto da uno youtuber di prima categoria, da serie A, e ha dichiarato d’aver visto il film prima del gioco: tanto per dire quanto i giovani seguano l’universo alieno…
        Ho sentito youtuber che si dicono grandi fan della saga chiamarli “Space Marines”, ho letto recensori su carta dire che amano alla follia la saga aliena ma ancora non hanno visto alcuni episodi, quindi in realtà non sanno di cosa parlano però ne parlano. E questo comportamento, al di là dell’universo alieno, è sempre biasimevole.

        Non mi intendo di grafica di videogiochi quindi non metto bocca, ma “Aliens vs Predator” del 2010 è praticamente identico allo storico “Aliens vs Predator 2”, sia graficamente che come missioni, mentre invece “Colonial Marines” almeno ha vagonate di citazioni, rimandi, omaggi e quant’altro che fa battere i cuori dei fan… se esistessero i fan 😀

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      • Eh no! Lucio, quanto hai descritto dell’ostentazione della propria ignoranza (quasi a vanto e senza il timore di essere sbertucciato) a me proprio fa andare in bestia! Non vuoi dare le colpe? Infatti non si tratta di “colpa”, ma di responsabilità, di onestà intellettuale, finanche di amor-proprio. No non si tratta di “colpa”, ma di un “reato con aggravanti e senza attenuanti” contro la propria intelligenza e quella altrui.
        Perdona la mia invadente invettiva, ma sai che qui mi sento libero di esprimermi come nella mia webettola.
        Se si continua così a sminuire l’effetto domino sulla capacità di critica e di autorevolezza delle fonti, se i Borg ci invadono e ci assimilano come loro costume, praticamente si suicidano in massa.

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      • C’è stato un misunderstanding: sono perfettamente d’accordo con te, solo che non volevo sembrasse che stavamo sparando contro lo youtuber che cito nel pezzo. La critica va estesa a tutti, dai giovani youtuber ai più scafati giornalisti: sono tutti colpevoli di superficialità e peggio ancora di scrivere di cose che ignorano, creando ignoranza. Semplicemente non volevo sembrasse un’accusa personale al tizio che ho seguito per il gameplay del gioco ^_^

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      • Propongo di fare commentare una trasmissione di cucina specializzata sulle grigliate e gli stufati di carne da un vegano. Il paragone calza a pennello a questa genie di “gheimer”. Io ho una certa età, due figli e una consorte, andarmene a zonzo a dare fastidio alle donzelle non mi si confà, ma per ‘sti gggiovani non sarebbe tempo usato meglio che per sparare minchiate a uno schermo. Tu dici che le donzelle ai minchioni non la danno eh? Pure è vero. Allora siamo finiti. Borg docunt. Ogni resistenza è inutile.😂😂😂

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  2. Pingback: Addio, Brian Wood | 30 anni di ALIENS

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