Oscurità, dolore e disperazione in cuffia (guest post)

È con grande emozione e tanto sangue acido nel cuore che presento questo splendido guest post di Vasquez, la nostra Colonial Marine speciale che si è lanciata in una nuova missione: andare alla scoperta dei tre audiolibri italiani tratti da romanzi inediti in Italia, e visto che sono in realtà radiodrammi… audiodrammi… aliendrammi… tutto è più complicato. Per fortuna a spiegarcelo è una che è «troppo troppa».

L.


Oscurità, dolore
e disperazione in cuffia

Guida all’ascolto di tre audio alieni

«Radiodramma». Secondo il mio Zingarelli Minore si tratta di un’opera drammatica scritta per la radio. La prima volta che ho avuto a che fare con questa parola è stato, manco a dirlo, in un libro di Stephen King, Terre desolate (The Waste Lands, 1991), terzo della saga della Torre Nera. A parlarne è Susannah Dean, la pistolera senza gambe: è stata segata viva dalle ruote d’acciaio della metropolitana di New York al passaggio di un treno della linea A – quello reso immortale da Duke Ellington – che l’ha lasciata con le gambe staccate dal corpo di poco sopra le ginocchia.

«Cheyenne, The Rifleman e naturalmente l’archetipo di tutti loro, Gunsmoke. Quello lo aveva ascoltato talvolta alla radio con suo padre prima che apparisse in televisione (pensò a quanto dovesse essere estranea l’idea di un radiodramma alla mentalità di Eddie e Jake e le venne da sorridere; il mondo di Roland non era l’unico a essere andato avanti).»

In un brano del libro 1 Susannah medita su quanto potesse sembrare estranea l’idea di un radiodramma per la mentalità dei suoi compagni pistoleri, datosi che lei è stata “chiamata” nel mondo di Roland dalla New York del 1964, mentre il giovane Jake proviene dal 1977, e Eddie dal 1987. Due date completamente diverse rispetto al 1964 per quanto riguarda i media, narrativi e non.

Mai mi sarei aspettata un recupero di questo modo di raccontare storie in questi sempre più strani anni post-Duemila. E certo non mi sarei aspettata di rimanerne incantata.

Ho ascoltato il giornale radio che annunciava la morte di Rino Gaetano
da un apparecchio simile a questo

Ci viene data la possibilità di godere di questi nuovi radiodrammi grazie a “file” audio in forma di audiolibri usufruibili con un paio di auricolari e un dispositivo ad hoc, solo che in questo caso non si tratta di una semplice lettura di un testo scritto da parte di un narratore capace, ma di veri e propri attori che si trovano a interpretare personaggi diversi. Abbiamo poi effetti speciali audio, rumori di fondo, una colonna sonora. Viene spontaneo girarsi verso un televisore per seguire anche visivamente la scena che si sta ascoltando. Ma la scena è solo nella nostra testa, e per questo ci si ritrova a vedere un film con effetti speciali creati dalla nostra immaginazione (quindi i migliori su piazza!). In verità la stessa esperienza si può avere anche con un buon libro (o audiolibro) ma gli attori/doppiatori, i suoni ambientali e la quasi totale assenza di una voce narrante fanno sì che l’esperienza abbia un quid difficilmente esplicabile a chi non l’abbia mai provata.

Certo la base del tutto, la cosa più importante, è sempre la storia. Qui hanno deciso di ampliare il nostro universo alieno preferito, inserendo tra i primi due film due storie che non stravolgono in alcun modo il cosiddetto “Canone”, mentre la terza si svolge molto in là nel futuro nella cronologia della saga aliena tutta. Tre storie che non sono una trilogia, nel senso che non c’è bisogno di sapere cosa succede nella prima per gustarsi la seconda, e così anche per la terza, ma consiglio caldamente di ascoltarle in ordine cronologico (anche se i libri da cui sono tratte hanno un ordine differente), ossia:

  1. Oltre l’oscurità
  2. Il fiume del dolore
  3. Il mare della disperazione

Così da riuscire a gustarsi i vari riferimenti alle avventure precedenti.

La più valida delle tre è senz’altro Oltre l’oscurità, che trovate su Audible (Amazon). Siamo di fronte a un prodotto molto curato, oltre che ad un’appassionante nuova avventura aliena vera e propria, ambientata sul pianeta LV-178 nel 2159, ossia 37 anni dopo l’incidente della Nostromo nel film del 1979 di Ridley Scott. Se per qualsiasi motivo si è affascinati da questi xenomorfi parassiti che nella loro forma adulta riprendono caratteristiche degli organismi che hanno sfruttato per venire al mondo, non bisogna lasciarsi sfuggire Oltre l’oscurità. Per tutti i dettagli del caso non posso che rimandare all’efficace recensione del Moro. [Ricordo che l’audiolibro è tratto dal romanzo omonimo del 2014 di Tim Lebbon, inedito in Italia. Nota etrusca.]

Di mio mi sento di aggiungere che “ho visto” un film con i seguenti attori:

  • Bruce Willis, nella parte dell’ingegnere Hoop (doppiato da Marco Mete);
  • Tommy Lee Jones, nella parte del vecchio pilota d’esperienza Lachance (doppiato da Dario Penne);
  • Natalie Portman, nella parte della dottoressa Kasianoff (doppiata da Valentina Mari);
  • Matthew Gray Gubler, nella parte di Baxter (doppiato da Emiliano Coltorti);
  • Liza Veil, nella parte dell’ufficiale scientifico Sneddon (doppiata da Perla Liberatori);
  • Joe Mantegna, nella parte del redivivo Ash (doppiato da Gino La Monica) i cui rapporti alla Weiland-Yutani fanno da raccordo tra i vari “capitoli” (visto che ho parlato di radiodrammi forse dovrei chiamarli “atti”, probabilmente la parola più adatta è “puntate”, comunque la “Compagnia in Amazzonia” li chiama “episodi”), dieci in tutto.

Insieme a tanti altri bravissimi professionisti. Vale la pena ricordare che in originale hanno scelto il “replicante” Rutger Hauer per dare voce a quello che rimane di Ash, ossia un’intelligenza artificiale dentro i computer di bordo delle astronavi coinvolte, unendo così i due mondi nati sotto la regia di Ridley Scott, ma spero che la cosa non arrivi mai all’orecchio del regista!

Io l’avrei visto bene, come sintetico di bordo…

E naturalmente – e per fortuna – ultima ma non da ultima Sigourney Weaver, di nuovo nella parte della protagonista: il terzo ufficiale Ripley con la voce di Ada Maria Serra Zanetti, doppiatrice della Weaver nelle sue apparizioni aliene. Sentirla registrare sul diario di bordo il suo rapporto alla fine del primo film pronunciando in modo corretto il nome di Ripley è stata un’emozione da brividi.

Doppiatori alieni in azione

Dal film Alien (1979):

«Rapporto finale del veicolo spaziale commerciale Nostromo da parte del terzo ufficiale.
Gli altri componenti dell’equipaggio: Kane, Lambert, Parker, Brett, Ash e il comandante Dallas, sono morti.
Carico e nave sono distrutti.
Dovrei giungere alla frontiera tra sei settimane. Se sono fortunata la sorveglianza mi porterà in salvo.
Parla “RAIPLI“, unica superstite del Nostromo.
Passo e chiudo.»

Dall’Audible Alien – Oltre l’oscurità (2016):

«Rapporto conclusivo dell’astronave cargo Nostromo, parla il terzo ufficiale.
Gli altri membri dell’equipaggio: Kane, Lambert, Parker, Brett, Ash e il comandante Dallas, sono morti.
Nave e carico distrutti.
Dovrei raggiungere la frontiera in sei settimane. con un po’ di fortuna la sorveglianza mi porterà in salvo.
Qui è “RIPLI“, unica superstite della Nostromo.
Fine del messaggio.»

La versione italiana è una produzione Libri Vivi per Audible Italia (2016).
Direttore di produzione: Luca Moretti.
Produttore esecutivo: Matteo Cerutti.
Direzione: Marco Mete, Gino La Monica, Dario Penne, Dario Picciao.
Traduzione: Glanis Robinson, Simona De Angelis, Cristina Liso, Cinzia Monti.
Adattamento: Marco Mete, Roberto Malini.
Studio di registrazione: Kea sound.
Fonico di registrazione: Federica Cannavale

Rispetto al precedente, dove Ripley è protagonista e i comprimari sono in numero ristretto, Il fiume del dolore – che trovate su Audible (Amazon) – ci offre invece uno spaccato della vita della colonia di Hadley’s Hope sul planetoide LV-426, attraverso un flashback in cui assistiamo alla nascita della piccola Newt, l’unica che troveranno in vita i Colonial Marines del film di James Cameron al loro arrivo. Arrivo che coincide con il finale de Il fiume del dolore. I personaggi qui aumentano decisamente di numero: coloni, burocrati, tecnici, minatori, prospettori, Colonial Marines. Impariamo a conoscerli, a parteggiare per alcuni di loro, a detestarne altri. Di molti, grazie ad Aliens – Scontro finale (1986), conosciamo già il destino.

Da quello che ho letto su alcune recensioni riguardo il romanzo del 2014 di Christopher Golden da cui è tratto questo radiodramma (o audiolibro, o audiosceneggiato, o anche – perché no? – film sonoro, ma forse la parola più adatta è audiodramma) mi sembra decisamente superiore alla sua versione scritta, forse per l’interpretazione degli attori (ci sono alcuni scontri, verbali e anche fisici, davvero niente male), forse perché mi sono lasciata coinvolgere dalla storia, forse ancora perché vengono soddisfatte diverse curiosità riguardo gli accadimenti su Hadley’s Hope.

Ad esempio apprendiamo come e perché i facehugger nel laboratorio vengano «chirurgicamente rimossi prima che impiantassero l’embrione» negli ospiti, come ci legge Bishop nel film Aliens:

«Lo hanno ucciso per toglierglielo.»

Di nuovo, per ulteriori dettagli rimando all’accurata recensione del Moro, da parte mia sposto l’attenzione su alcuni particolari che mi stanno a cuore.

Gli eventi su Acheron (così viene ribattezzato il planetoide LV-426 per motivi di marketing, come ci viene spiegato all’inizio dell’audiolibro, perché «I coloni vogliono un mondo, non un numero di catalogo») vanno a scatafascio in un tempo sorprendentemente breve, seguendo le regole dell’Effetto Malcolm 2. Secondo il professor Ian Malcolm ogni sistema complesso ha in sé instabilità nascoste che inevitabilmente ad un certo punto inizieranno ad apparire, determinando un’accelerazione improvvisa verso mutazioni catastrofiche, fino a quando il recupero del sistema arriva a dimostrarsi impossibile, con tutte le implicazioni immaginabili. È quello che accade nel Jurassic Park, ed è quello che accade ad Hadley’s Hope.

Ian Malcolm, caosologo alla continua ricerca di una ex signora Malcolm

Dopo aver assistito alla nascita di Newt, con un balzo di sei anni si arriva come tempistica a ridosso del film di Cameron. Questa scansione temporale sulla colonia ci viene data da scene prese di peso da Aliens – Scontro finale (1986) e trasferite su questo nuovo supporto. E con questo intendo dire che si potrebbe mettere su il film e seguire l’audio tramite i dialoghi presenti ne Il fiume del dolore.

Mi viene da pensare che in originale è probabile che gli interpreti abbiano seguito il copione di Aliens, ma è solo una mia supposizione. In italiano le battute sono leggermente diverse rispetto al film, ma inconfondibili. In ogni caso nel lavoro di traduzione e adattamento di questo audiodramma sono stati “corretti” alcuni errori presenti nel doppiaggio, ad esempio di Alien (1979): niente più «Zeta due sul Reticolo» ma «Sistema di Zeta Reticuli». Dal risveglio di Ripley, dove in Aliens (1986) l’infermiera le fa notare che inizialmente «era molto groggy» (versione Audible: «… all’inizio era piuttosto pallida»: non è una traduzione letterale, ma rende bene lo stato di sbattimento di Ripley, e comunque sempre meglio di “groggy”), alle scelte non ben ponderate segnalate da Evit nella sua recensione al doppiaggio del film, possiamo finalmente assaporare alcune battute per come avrebbero dovuto essere: il recupero di Ripley è chiaramente “un recupero” per ottenere un compenso e non “un salvataggio” pro bono («Addio al recupero, ragazzi»), e Kane finalmente si riappropria del suo nome e non è più “Krane” nella scena di Ripley davanti alla commissione d’inchiesta (nel quarto episodio). Ci sono anche imprecazioni e parolacce tutte nuove!

«Era ora! Festeggerò con un lauto pasto a spese della Compagnia!»

Gran peccato non aver ritrovato Roberto Pedicini a doppiare Burke, il suo posto è stato preso da Mimmo Strati la cui voce non mi è (ancora) famigliare, mentre a far parlare la nostra Ripley in italiano c’è di nuovo Ada Maria Serra Zanetti.

Questo “film sonoro” è stato inoltre interpretato (nella mia immaginazione) da:

  • Donald Sutherland, nella parte dell’amministratore coloniale Al Simpson (doppiato da Pietro Biondi);
  • Kathleen Turner, nella parte della dottoressa Kominsky, medico generico della colonia (doppiata da Melina Martello);
  • Jim Parsons, nella piccola parte di un infermiere sulla colonia (doppiato da Leonardo Graziano):
  • Scarlett Johansson, nella parte della madre di Newt, Anne Jorden (doppiata da Domitilla D’Amico);
  • Ryan Gosling, nella parte del papà di Newt, Russ Jorden (doppiato da Gianfranco Miranda);
  • Idris Elba, nella parte del dottor Reese della squadra scientifica della Compagnia (doppiato da Alberto Angrisano);
  • Albert Finney, nella parte del dottor Mori della squadra scientifica della Compagnia (doppiato da Bruno Alessandro);
  • Sonia Braga, nella parte della dottoressa Hidalgo della squadra scientifica della Compagnia (doppiata da Aurora Cancian);
  • Jamie Foxx, nella parte del nuovo comandante dei Colonial Marines sulla colonia Damien Brackett (doppiato da Roberto Draghetti);
  • Daisy Ridley, nella parte del sergente Youssef (doppiata da Benedetta Degli Innocenti);
  • dulcis in fundo il mio preferito: Jason Isaacs, nella parte del sergente Drapper, il bastardone (con la voce del mio doppiatore preferito da un po’ di anni a questa parte, Massimo Lodolo);

Più tanti, veramente tantissimi, altri.

Accadde ad Hadley’s Hope. Da Il fiume del dolore (Audible 2017), ep. 6,
oppure volendo da Newt’s Tale (Dark Horse Comics 1992), pag. 16, in inglese…

… e anche in spagnolo. E in italiano?

Per ora in italiano esiste solo sulla amatoriale “Alien Magazine” (2021) by Wolvie75

All’inizio del quinto episodio c’è questa scena:

Centro esame psicometrico della Weiland-Yutani, Getaway Station, orbita terrestre, reparto di psico-diagnostica, 15 giugno 2179.

ESAMINATORE: «Ma ora torniamo a Kane e all’acchiappa-facce che gli si era attaccato addosso. A quanto pare è un’immagine che ricorre spesso nei suoi incubi…»

RIPLEY: «Sì… ne abbiamo già parlato.»

ESAMINATORE: «Pensa che potrebbe aiutarla parlare di quella creatura?»

RIPLEY: «È un parassita.»

ESAMINATORE: «Potrebbe aiutarla se mettessimo da parte l’impatto emotivo e ne parlassimo in termini scientifici?»

RIPLEY: «È maledettamente difficile mantenere un distacco emotivo quando un tuo amico ne ha uno aggrappato intorno alla testa!»

ESAMINATORE: «Ed è sbucata da un uovo, la creatura?»

RIPLEY: «Sì. A bordo del relitto rinvenuto su LV-426 c’era una specie di magazzino che ne era pieno. Kane ne stava esaminando uno quando l’uovo si è aperto e quella cosa gli è balzata addosso.»

ESAMINATORE: «Ma indossava un casco pressurizzato. Come ha fatto? Gli ha rotto la visiera?»

RIPLEY: «Sanguinano acido molecolare, quindi credo che lo possano anche secernere a comando. Gli ha sciolto il casco quanto bastava per attaccarsi a lui.»

Oltre a darci una traduzione decente di facehugger, questo passaggio ci spiega anche come abbia fatto l’acchiappa-facce a rompere la visiera del casco di Kane: non spaccandola, ma sciogliendola con acido secreto alla bisogna. Anche se è solo una deduzione di Ripley, chi può saperne più di lei sulla faccenda?

La versione italiana è una produzione Libri Vivi per Audible Italia (2017).
Direttore di produzione: Luca Moretti.
Produttore esecutivo: Matteo Cerutti.
Direzione: Dario Picciao
Direzione doppiaggio: Bruno Alessandro, e con la partecipazione straordinaria di Gino La Monica e Valentina Mari.
Traduzione e adattamento: Glanis Robinson, Simona De Angelis, Cristina Liso.
Adattamento: Roberto Malini, Bruno Alessandro.
Fonico di registrazione. Cristiano Lellini.
Studio di registrazione: Kea sound.

Arriviamo a Il mare della disperazione – lo trovate su Audible (Amazon) – tratto dal romanzo omonimo del 2014 di James A. Moore (come sempre, inedito in Italia). Questo “udibile” ha un valore aggiunto rispetto ai precedenti, dato dal fatto che all’inizio di ogni episodio una voce narrante ci ricorda il numero dell’episodio che stiamo per ascoltare, con tanto di riassunto dei precedenti. Praticamente come trovare la scritta “Capitolo 7” mentre si sta leggendo un libro: si sa dove ci si trova e quanta strada manca ancora da fare. Invece non avrei messo i crediti alla fine di ogni episodio (negli altri sono presenti solo dopo il decimo), cinque minuti in più a episodio, di mezz’ora circa ognuno, che si ripetono identici per dieci volte, e che spoilerano quali personaggi troveremo più in là nell’avventura.

La trama è presto detta: a causa dell’attività elettromagnetica generatasi dopo l’incidente dell’Auriga nel 2379 (Alien – La clonazione, 1997) non esistono più registri o archivi consultabili alla Weylan-Yutani. In modo del tutto fortuito quindi, trecento anni dopo quello che è accaduto in Oltre l’oscurità, la Compagnia viene a conoscenza che Alan Decker è un lontano discendente Ripley, dotato oltretutto di un limitato potere telepatico.

Ripley e sua figlia Amanda hanno fermato tutti i tentativi di catturare e studiare la creatura nota come “Xenomorfo XX121”, facendo perdere alla Compagnia gran quantità di denaro, risorse e materiali, nell’ordine di miliardi di dollari. Se Decker non aiuterà la Weylan-Yutani a recuperare quanto perso lui, i suoi figli e la sua discendenza tutta rimarranno per sempre debitori della Compagnia, in base al contratto firmato da Ripley tre secoli prima. Viene da chiedersi se non sia il caso che la Compagnia si dia pace con questa caccia all’alieno: i soldi che risparmierebbe sarebbero tanto di guadagnato, no? Un po’ come la Fox con Ridley Scott…

Tranquilli: logo nuovo vita nuova! (Credici!)

Decker viene quindi inviato su LV-178, detto anche New Galveston, pianeta terraformato con già tre insediamenti in piena attività, ma un quarto impossibile da costruire proprio a causa di quello che ha scoperto Decker. Nel suo lavoro di vice-commissario della CCI (Commissione Commercio Interstellare) si è imbattuto in un deserto di sabbia nera, con delle strane concrezioni (tubi di vetro nero di diametro variabile, «neri ammassi vitrei di sabbia nera fusa») che fuoriescono dal terreno, assolutamente non adatto a sostenere il peso di eventuali edifici. Il terreno inoltre è contaminato da un residuo di radiazione tipico dell’estrazione della preziosissima trimonite, c’è cattivo odore, l’erba ingiallisce e muore, e gli scarponi sprofondano di almeno cinque centimetri. È “Il mare della disperazione”.

Il residuo radioattivo è un segno inequivocabile dell’esistenza di una miniera sotterranea, che noi sappiamo esserci dai tempi di Oltre l’oscurità, ora rimessa in funzione dalla Weylan-Yutani, con lo scopo dichiarato di esplorare l’astronave che vi si trova sepolta, dove qualcosa si è risvegliato…

Quindi abbiamo il vice-commissario Decker, assolutamente non avvezzo a missioni sul campo, che si ritrova a fare da consulente “esperto” di alieni per la Weyland-Yutani in mezzo a soldati mercenari, tutti “armi e azione”. Ad un certo punto una di questi, la Adams, su ordine del suo comandante l’ex marine Manning, mostra armi e relativo funzionamento ad un imbranato Decker…

Come questa scena, ma a parti invertite.

Abbiamo poi il supervisore alle operazioni minerarie Tom Willis che ho immaginato un po’ come il Burke della situazione, un doppio sacrificio per la causa come quello di Vasquez e Gorman, un gruppo di archeologi incaricati di studiare la civiltà che ha costruito l’astronave, un’astronave enorme della quale non si sa nulla e che sembra quasi viva, per mappare la quale ad un certo punto vengono rilasciate diverse sonde come quelle viste in Prometheus, il tutto intervallato da quello che succede sull’astronave Kiangya rimasta in orbita, dove ci si dedica al recupero dei resti del cargo minerario orbitante Marion, trovando qualcosa di inaspettato… C’è persino un piccolo colpo di scena finale riguardo un personaggio, che ci sta tutto, ma che non avevo minimamente intuito.

Quello che più conta è che per mezzo dei poteri empatici di Decker, grazie ai quali abbiamo una versione di prima mano del punto di vista degli alieni, la Weyland-Yutani conta finalmente di raggiungere il suo scopo, stavolta palese ed esplicito: recuperare un esemplare vivo della specie “Xenomorfo XX121” da poter studiare e sfruttare. Anche qui l’impressione è che questa versione audio sia superiore alla sua controparte cartacea.

In Aliens (1986) ad un certo punto fa la sua apparizione un veicolo, uno dei più iconici della saga aliena tutta: l’A.P.C., che sta per Armored Personnel Carrier, cioè veicolo corazzato per il trasporto truppe. Sappiamo che si chiama così dal secondo disco dedicato ad Aliens (1986) nel cofanetto “Alien Quadrilogy“, datosi che nel film non viene mai nominato, né in inglese, né tantomeno in italiano. Dalla stessa fonte apprendiamo che è stato costruito adattando un veicolo del peso di 75 tonnellate per il traino degli aerei. Una volta alleggerito di 35 tonnellate fu portato alla centrale di carbone dismessa usata come location del film, e anche così faceva curvare le assi del pavimento sotto il suo peso. Con un portellone laterale e interni costruiti ad hoc divenne la base dell’APC, da rivestire poi con una copertura metallica per farlo sembrare un corazzato.

All’inizio della terza puntata de Il mare della disperazione c’è questo dialogo tra Willis, supervisore per conto della Compagnia, e Manning, comandante dei mercenari:

WILLIS: «Una volta nell’atrio del livello 9 ci sarà un mezzo ad attenderci.»

MANNING: «Un autoblindo?»

WILLIS: «Lo chiamano così ma è aperto di lato, però ci risparmia una camminata di dieci minuti.»

Autoblindo… e sai cosa guidi. (semi-cit.)

Nell’episodio 9 Decker se ne esce con una frase: «Esci dalla mia testa, stronza!» che fa pizzicare tutti i miei sensi “alieni”! E infatti l’originale è «Get out of my head, you bitch!» 3, che fa ovviamente il verso alla mitica frase di Ripley: «Get away from her, you bitch!». Peccato che non sia stato colto il riferimento. Per quei due o tre che non lo sapessero, in italiano Ripley esclama: «Sta’ lontano da lei, maledetta!», quindi nell’audiodramma ci stava bene: «Sta’ lontano dalla mia testa, maledetta!». Magari pronunciata a denti stretti come fa Ada Maria Serra Zanetti a causa di un labiale che non lascia scampo, conferendo in questo modo alla battuta un che di rabbioso tenuto a bada a fatica. E sparandola dritta nell’Olimpo delle battute.

Un altro piccolo appunto alla versione italiana peraltro recitata alla grande, a cui non volevo dare molto peso, datosi che la parola incriminata viene inizialmente pronunciata da un computer. Quindi mi sono detta: «Va be’, facciamo che ’sto computer parla come Google Translate traduce e non riconosce i falsi amici, e tiriamo a campare…». Ma poi la cosa si ripete in bocca ai personaggi, più di una volta, e allora mi si è palesato il fastidio. Sto parlando di “classificato” come traduzione di «classified». Ogni volta che sento: “Il documento è classificato” mi viene da chiedermi: «… e come si è classificato, questo documento? Chissà se è arrivato almeno sul podio…». E sì che le alternative ci sono: segretissimo, censurato, secretato, confidenziale, omissis, riservato, top secret

Documenti che corrono per qualificarsi almeno terzi…

E di nuovo mi sono divertita ad immaginare volti noti dietro le voci che danno vita all’audiodramma. Non sempre sono riuscita a riconoscere gli attori/doppiatori, ma questo non ha messo un freno alla fantasia. E quindi, alle mie orecchie questo “film” è stato interpretato da:

  • Edward Norton, nella parte di Alan Decker (doppiato da Massimo De Ambrosis);
  • Adam Rodriguez, nella parte del comandante Manning (doppiato da Roberto Gammino);
  • Frances McDormand, nella parte di Rollins (doppiata da Antonella Giannini);
  • Meg Ryan, nella parte dell’ufficiale scientifico Kobourne (doppiata da Claudia Razzi);
  • Stellan Skarsgård, nella parte del supervisore agli scavi Tom Willis (doppiato da Ambrogio Colombo);
  • Vin Diesel, nella parte di Luke Rand (doppiato da Roberto Fidecaro, dalla bella voce profonda e roca, che non mi è famigliare ma su Vin Diesel ci sta benissimo, così oltretutto Massimo Corvo si riposa un po’);
  • Dave Bautista, nella parte del fenomenale Dave “Lo Zitto” (doppiato mi pare, perché non tutte le voci sono accreditate, da Alessandro Messina);
  • poi ci sarebbe il caporale Adams, doppiata da Mattea Serpelloni che purtroppo non conosco, che per me è stata la “Vasquez” della situazione, quindi c’è da immaginarsela tosta, in gamba e dalla rispostaccia facile (“troppo troppa” no, quella è una prerogativa dell’originale, mi dispiace);

Insieme a tanti altri bravissimi professionisti.

Versione italiana: una produzione Libri Vivi per Audible Italia (2018)
Direttore di produzione: Luca Moretti
Produttore esecutivo: Matteo Cerutti
Direzione: Dario Picciao
Direzione artistica doppiaggio: Gino La Monica
Traduzione e adattamento: Valeria Marchegiani e Roberto Malini
Sound Designer: Salvatore Forgione
Assistente di produzione: Sara Catania e Claudia Pollan
Fonico di registrazione: Federica Cannavaro
Studio di registrazione: Kea Sound

Era ora! Sta per chiudere il file, grazie a Crom!

Il curatore della versione in inglese di questi Audible alieni, Dirk Maggs, accreditato per la produzione, testo originale e regia, ha fatto secondo la mia modestissima opinione un lavoro egregio. A parte Oltre l’oscurità, che mi dicono dalla regia essere già un ottimo prodotto di suo, Maggs ha preso due romanzi mediocri adattandoli in questa nuova forma, espandendo le parti interessanti e sfrondando l’inutile, aggiungendo spessore ai personaggi e creando di fatto storie entusiasmanti con inseguimenti al buio, avidi burocrati, esplosioni, disgustosi facehugger (il loro attacco è raccapricciante anche solo ascoltandolo) e xenomorfi che “vengono fuori dalle fottute pareti” come se non ci fosse un domani.

Non apprendiamo nulla che già non sapessimo riguardo i nostri alieni preferiti (non molto almeno), ma queste tre storie sono avvincenti, ben scritte e ben recitate. Le parti action sono intervallate in maniera armoniosa a scene più pacate, si cambia spesso ambientazione, e anche se a volte durante l’ascolto mi sono distratta, sono riuscita a riprendere subito le fila. Certo, quello che non può essere mostrato con le immagini dev’essere per forza descritto a parole, ma gli espedienti messi in atto per farlo in maniera fluida e non didascalica sono efficaci e ben amalgamati nei dialoghi. Il trucco è ben nascosto e riesce quasi sempre.

Il tutto tenendo sempre comunque presente il materiale da cui ha origine il mito: Alien, ma soprattutto Aliens.

Non penso si possa chiedere di più a un narratore.

Adesso credo che seguirò il consiglio della nostra Newt: «Sarà meglio rientrare, perché presto sarà buio, e per lo più vengono di notte. Per lo più».

V.

Qui Vasquez. Passo e chiudo.


Note

1. Terre desolate di Stephen King, edizione novembre 1992 della Sperling & Kupfer, collana “Pandora”, traduzione di Tullio Dobner, parte seconda, capitolo 4, paragrafo 18, pagina 328. Prezzo: Lire 31.900.

2. Jurassic Park di Michael Crichton, edizione 1999 della Garzanti, collana “SuperPocket”, traduzione di Maria Teresa Marenco e Andrea Pagnes, quarta iterazione, paragrafo “Il parco”, pagina 302. Prezzo: Lire 7.900.

3. L’audiodramma Alien – Il mare della disperazione si trova per intero su YouTube in lingua originale, un episodio via l’altro; la battuta incriminata si può ascoltare a 4 ore 14 minuti e 53 secondi.


Ringrazio di cuore Vasquez per questo suo nuovo capolavoro.

L.

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10 pensieri su “Oscurità, dolore e disperazione in cuffia (guest post)

  1. Dovrò chiedere in prestito qualche parola a Ligabue (sempre che le abbia ritrovate…) perché io sotto mano al momento non ce le ho, per poterti ringraziare adeguatamente, Lucius.
    Sia per avermi consigliato l’ascolto di questi Audible-Alien, sia per la doppia pubblicazione 😊

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Regali di compleanno 2021 | 30 anni di ALIENS

  3. Buongiorno. Vorrei chiedere una cortesia: questi tre libri sono disponibili in inglese, intendo cartacei?
    E mi chiedo perché, dato che ne esiste una versione doppiata (e nemmeno troppo economica, visto che pagare un cast di doppiatori credo sia più costoso della traduzione di un libro), nessuno di questi tre romanzi è stato stampato in italiano? Non riesco proprio a capirne il motivo.

    Piace a 1 persona

    • Ciao e ben trovato qui, direttamente dalla Bara Volante ^_^
      A sorpresa gli audiolibri, malgrado gli ottimi attori coinvolti, in pratica non costano niente: se hai l’abbonamento mensile ad Audible li ascolti gratis! E’ anche vero che una realtà così titanica come Amazon può permettersi certe operazioni commerciali.
      I tre libri li ho letti in digitale ma esistono in cartaceo ma solo d’importazione: io li ho comprati da eBay approfittando di qualche offerta, ma li trovi anche in altri siti che vendano libri dall’estero.
      Nessuno dei tanti libri originali di Alien è mai stato tradotto in italiano, semplicemente perché non c’è mercato. Non c’è mercato per Star Wars, figuriamoci per un universo minuscolo come quello alieno!
      Ogni tanto qualcuno ha provato a portare in libreria i tantissimi romanzi dedicati ai grandi universi narrativi espansi (Star Trek, Star Wars, Alien, WarHammer, Halo e via dicendo), ma temo che le vendite non siano state così tante da giustificare la traduzione italiana e la distribuzione.
      L’aveva già scoperto la Newton Compton, che sul finire degli anni Novanta ha puntato molto sugli universi narrativi espansi per poi tirare i remi in barca.

      Il fan italiano medio odia tutto ciò che è legato a ciò che ama. Conosco tantissimi fan di Star Wars che si dicono appassionati di quell’universo, ma non leggerebbero un fumetto o un libro di Star Wars neanche sotto tortura: figuriamoci pagare per comprarlo!
      Di Alien trovare qualcuno che abbia anche solo visto tutti i film è impresa rarissima, pensare che a parte me e qualcun altro si legga anche tutti i romanzi e i fumetti è del tutto impossibile.
      Perché dunque una casa editrice dovrebbe puntare su un’operazione fallimentare già sulla carta?

      Per finire, se leggi dall’inglese hai tantissimi romanzi alieni a disposizione, che trovi su Amazon, eBay e via dicendo. Se leggi in italiano, fai finta che Alien non esista…

      "Mi piace"

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