[2014-01] Alien: Out of Shadows (2014)

Alien - Out of the Shadows (2014)Malgrado l’Italia abbia totalmente dimenticato l’universo alieno e nulla della sua narrativa conosca più alcuna traduzione nella nostra lingua, prosegue imperterrita – e con grande qualità – la produzione di fiction ambientata nel “mondo xenomorfo”.
I libri della Dark Horse sono ormai materiale per collezionisti, essendo esclusivamente cartacei e costosi, invece la più accorta Titan Books rilascia in eBook i suoi titoli alieni così comincio la lettura del suo ciclo, in attesa del nuovo titolo di fine settembre.
Inizio dunque con questo ottimo Alien: Out of Shadows (2014) di Tim Lebbon, che ho acquistato in versione Kindle.

Trama

Siamo nell’orbita del pianeta LV-178, una roccia ventosa che non merita neanche un “nomignolo”. La stazione mineraria Marion della Kelland Mining Company (che fa capo alla Weyland-Yutani), diretta dal capitano Lucy Jordan, si occupa di estrarre dalle cave del pianeta il preziosissimo tremonite: il materiale più resistente noto all’uomo.
Tramite le scialuppe Samson e Delilah i minatori fanno la spola tra le miniere e lo spazio… finché un giorno entrambe le scialuppe risalgono piene di alieni.

Sulla Marion il capo ingegnere Chris “Hoop” Hooper viene strappato alla sua quotidianità da una situazione esplosiva: la Delilah, completamente fuori controllo, impatta contro la stazione orbitante creando molti danni, mentre la Samson approda normalmente… ma è subito chiaro che le sue porte devono rimanere sigillate, viste le orrende creature al suo interno.
La situazione è critica ma stabile e all’equipaggio non rimane che lanciare un SOS ed attendere i soccorsi della Weyland-Yutani… sempre che la Compagnia sia interessata a salvare dei minatori lontani.

Passano quasi tre mesi (undici settimane) ed un piccolo vascello si avvicina alla Marion, attraccando silenziosamente. L’equipaggio spera in un soccorso, invece il vascello contiene una sola persona immersa nel sonno criogenico… Ellen Ripley, unica sopravvissuta della nave da carico Nostromo.

Quando Ripley apre gli occhi crede di essere in salvo, invece è passata da un orrore ad un altro: tra pochi giorni la Marion crollerà sulla superficie del pianeta e a questo punto non arriverà alcun aiuto dalla Compagnia, che magari non ha ricevuto in tempo la richiesta di soccorso.
Invece la Weyland-Yutani ha orecchie dappertutto, come per esempio Ash, l’androide della Nostromo! Il suo corpo fisico è andato distrutto insieme alla nave, ma il suo software con intelligenza artificiale ha fatto in tempo a trasferirsi nel computer di bordo della Narcissus… viaggiando per anni in solitudine ad osservare il sonno criogenico di Ripley.

La donna scopre che da 37 anni vagava nello spazio – cifra che pone questo romanzo vent’anni prima delle vicende del film Aliens – semplicemente in attesa che gli xenomorfi apparissero da qualche parte: la navicella guidata da Ash era un jolly che la Compagnia lasciava vagare nello spazio in attesa dell’occasione giusta. L’occasione di prelevare un alieno vivo da riportare sulla Terra.
Non c’è però tempo di occuparsi della Weyland-Yutani, visto che rimangono solo pochi giorni di vita alla Marion e bisogna pensare ad un piano di fuga per gli otto superstiti. E l’unica possibilità è una soluzione davvero da brividi: i nove superstiti, Ripley compresa, dovranno fuggire con l’unica nave funzionante – la Narcissus, dopo però averla ripulita dal software di Ash – e passare i prossimi anni di viaggio racchiusi in uno spazio angusto… dividendosi a turno l’unica capsula di sonno criogenico disponibile.
Una prospettiva non certo invitante, ma purtroppo l’unica possibile.

La navetta però è al limite del suo carburante e bisogna farle “il pieno”, e qui arriva il problema: le uniche scorte di carburante disponibili… sono rimaste nell’impianto minerario sulla superficie del pianeta.
Ecco dunque il piano d’azione: aprire le porte della Samson, catturarne e possibilmente ucciderne gli alieni all’interno, usare la nave per scendere sul pianeta, entrare nelle miniere e recuperare le scorte di carburante, ripartire e tornare sulla Marion, ricaricare la Narcissus e andarsene prima che tutto crolli. E affrontare anni di viaggio in nove in uno spazio ristrettissimo.
Cosa mai potrebbe andare storto?

Durante l’esecuzione di questo piano pericoloso scopriamo che nelle profondità del pianeta noto come LV-178 si annidano i resti di un’antichissima civiltà e di un’astronave, rimasta per chissà quanto tempo sepolta sotto terra. Ora quel luogo è un enorme nido di xenomorfi e i minatori, scavando, vi ci sono caduti dentro senza saperlo.
I mille pericoli della superficie del pianeta saranno difficili da affrontare e soprattutto letali, ma i protagonisti scopriranno che sarà molto più pericoloso affrontare la maniacale intelligenza artificiale di Ash che, in loro assenza, ha preso possesso del computer della Marion. Sarà con lui il vero scontro finale…

Conclusione (Spoiler)

Il piano va quasi come previsto, ma ovviamente i poveri superstiti della base Marion vengono decimati durante la storia.
Svenuta per le ferite riportate, Ripley chiede non solo di essere curata nel corpo ma anche nella mente: sa che c’è un modo per cancellarle gli ultimi ricordi, così che cessino i terribili incubi con sua figlia Amanda minacciata dagli alieni. Incubi che probabilmente le ha instillato Ash durante il sonno criogenico.
Incosciente e con la memoria cancellata, Ripley viene rimessa a dormire nella Narcissus… da sola.
Hoop, l’unico sopravvissuto, non può seguirla ma non per questo si dà per vinto: sale a bordo della Samson, un vascello di collegamento non predisposto per viaggi di lungo corso, e decide di tentare la sorte dello spazio profondo.
Dallo sfracelo della Marion su LV-178 partono così due navi che tentano la fortuna: quella di Ripley, che dopo vent’anni vivrà gli eventi del film Aliens, e quella di Hoop… di cui per ora ignoriamo il destino…

Commento

Un romanzo mozzafiato dalla lettura davvero piacevole. È il primo che leggo interamente in lingua originale e ho scoperto con piacere che non ho trovato difficoltà: è un inglese semplice e la narrazione è lineare, rendendo la lettura molto gradevole.

È davvero bello ed emozionante ritrovare Ripley – proprio quella Ripley, non un clone! – in una storia, e spero che venga più spesso utilizzato questo personaggio dalle molte potenzialità.
Ma questo Out of Shadows è solo il primo episodio di una ideale serie di romanzi Titan, e non vedo l’ora di leggere gli altri.

L.

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