Alien fiume di dolore: la versione etrusca

Con anni di colpevole ritardo, e grazie all’entusiasmo della recensione di Vasquez, finalmente ho sentito l’audiolibro Alien: il fiume del dolore (Audible 2017), tratto dal romanzo omonimo del 2014 di Christopher Golden, di cui qui ha già parlato il Moro.

Non dev’essere stato facile per il curatore Dirk Maggs condensare un romanzo difficoltoso già di suo, perché mischia insieme più fonti – il film Aliens come l’abbiamo visto nel 1986, il film in versione estesa come l’abbiamo visto nel 1999 e infine il fumetto Aliens: Newt’s Tale (1992) – e trasformare poi tutto in uno sceneggiato di cinque ore di durata, che sono davvero poche visto la mole di avvenimenti da trattare. Mi sento di dire che il risultato è più che riuscito, l’ascolto vola via che è un piacere e le voci italiane sono perfette: cosa chiedere di più alla narrativa aliena?


La storia

La vicenda si apre l’11 ottobre 2165 su LV-426, una luna rocciosa su cui la Weyland-Yutani ha creato una colonia di terraformatori guidata dall’amministratore coloniale Al Simpson.

Al Simpson (Mac McDonald) nelle scene tagliate di Aliens (1986), riattaccate nel 1999

Visto che già l’ambiente non è dei migliori (i coloni chiamano la luna «roccia di merda») e visto che «i coloni vogliono un mondo, non un numero di catalogo», si è pensato di ribattezzare la luna con il ben poco allegro nome di Acheron.

Come al solito gli americani adorano inventarsi traduzioni tutte loro. Acheron è il nome che in italiano rendiamo con Acheronte, il mitologico fiume dell’inferno, poi c’è il verbo acheo che significa “soffro”, da achos, “dolore”, ma non è minimamente attestato che Acheron abbia un qualsiasi legame con achos, anzi il collegamento viene definito “folklorico” dal sito anglofono Etymonline.com, quindi gli americani lo sanno bene che Acheron non vuol dire “fiume del dolore” ma continuano a ripeterlo.

Dante e Caronte attraversano l’Acheronte, secondo Gustave Dorè

Una curiosità: ci viene detto che un personaggio, Najit, aveva un fratello ingegnere vittima della caduta della stazione orbitante Marion su LV-178, cinque anni prima: un collegamento ad Alien: oltre l’oscurità inventato per lo sceneggiato.

Il 15 marzo 2173 nasce Newt, nomignolo che vuol dire “tritone” ed è così che la madre la chiamava quando era ancora nella pancia. È la prima nata sulla colonia di Hadley’s Hope.

La colonia secondo il fumetto Aliens: Newt’s Tale (1992)

Il 2 aprile 2173 la navetta aziendale Beta-5 atterra ad Hadley’s Hope – la colonia nel frattempo costruita su Acheron –  guidata dalla pilota Tressa, con tre scienziati della Weyland-Yutani: il dottor Bartholomew Reese, il dottor Mori e la dottoressa Hidalgo. Malgrado rappresentino solo la sezione scientifica, di fatto prendono possesso della intera colonia, scalzando Simpson e gli altri.

Il 16 maggio 2179 la navetta di recupero GM28223 (inventata dall’audio) raccoglie Ripley, che da 57 anni vagava dormiente a bordo della Narcissus. Uno di quelli che sale a bordo se ne esce con un commento, «È un terminale Siegson degli anni oscuri», che dimostra un ennesimo tentativo apocrifo di legare questa vicenda al videogioco Alien: Isolation (2014), per il quale è stata inventata la Siegson, concorrente della Weyland-Yutani.

Insegna della colonia nelle scene tagliate del film

Il 10 giugno successivo ad Hadley’s Hope arriva la notizia che sta per sbarcare il nuovo comandante, Demian Brackett, e i tre scienziati che che gestiscono la colonia si chiedono se sarà “malleabile”. «Sono un bravo marine, vado dove mi dicono», è la prima dichiarazione dell’uomo.

Il 12 giugno il trattore Alpha Kilo 209 dei fratelli Curtis si rompe a venti miglia da Hadley’s Hope, mentre è intento ad una missione voluta dal dottor Reese: mappare i percorsi sull’altopiano dell’Ilium, per inviare i dati alla Compagnia. L’incidente avrà conseguenze gravi, con due vittime, e spingerà Brackett a prendere in mano il comando della colonia, creando un forte attrito fra i doveri militari dei Colonial Marines e gli interessi economici della Weyland-Yutani. Ovviamente avrà la meglio la seconda.

Intanto Ripley, la cui matricola ci viene detto essere 14472, subisce il processo della Compagnia. Curioso è il suo stupore davanti ai documenti sui tavoli: «vedo che usate ancora la carta». Le viene risposto: «Sì, ma solo per i documenti importanti: è più difficile da contraffare». L’autore scrive in epoca di tablet mentre ovviamente la scena è nata negli anni Ottanta, quando nessun futuro poteva essere concepito senza carta.

Il processo di Ripley, con la sua data di nascita che tutti ignorano

Il 22 giugno la famigliola Jorden riceve dalla Compagnia il mandato di esplorare una zona precisa di Acheron: «40 miglia a ovest di Hadley’s Hope, coordinate 28 7.5 1×1 3 3.2 8». A bordo dell’Alpha Kilo 249 ci arriveranno il 24 giugno, e Russ commenta: «Il nome dei Jorden passerà alla storia, come quello dei Burkhardt, Koizumi e compagnia bella». Ignoro a chi si riferiscano questi nomi, presenti già nel romanzo originale.

La famigliola Jorden, pronta a entrare nella storia

Il 25 giugno Russ imbozzolato viene riportato alla colonia e l’infezione aliena è veloce: il 27 giugno scatta la serrata e il giorno dopo si chiudono in unico ambiente.

Il 29 giugno Carter Burke coinvolge Ripley nella missione di soccorso, non avendo più notizie da Hadley’s Hope. La missione militare prevede l’uso del secondo battaglione Bravo Team di Colonial Marines – provenienti da un turno di riposo alla Arcturus Station. Fa parte del gruppo anche il sintetico Bishop (chiamato sempre androide, in questi sceneggiati), modello sintetico Hyperdyne 341B. Burke vuole riprogrammarlo perché spii Ripley e gli faccia rapporto in segreto, ma Gorman non vuole: che Burke facesse da solo le proprie cose sporche. Onestamente dal film non facevo così deciso l’amebico Gorman.

Ci si può fidare più di un sintetico che di un burocrate

Intanto su Acheron è chiaro che si debba evacuare, e gli scienziati in segreto hanno una loro personale navetta di salvataggio: il problema è che nessuno di loro ci arriva, anche perché l’infame soldato Draper appena lo scopre ne approfitta per conto suo.

Altri decidono di tentare la sorte a bordo di una scavatrice per le estrazioni sugli asteroidi, un catorcio chiamato Onagro.

Quando il 27 luglio 2179 arriva Ripley con i Colonial Marines, ad Hadley’s Hope è rimasta solo la piccola Newt e la sua bambola Cassie, salva perché esperta nel gioco “Monster Maze”, che consiste nello spostarsi attraverso i condotti d’areazione.


Ultime curiosità

I protagonisti parlano tranquillamente di stringifaccia, xenomorfo ed ovopositore, tutti termini che non potevano sapere alla data degli eventi. Anzi, ad essere proprio onesti il termine facehugger non esiste nell’universo alieno, è solo una descrizione “tecnica”, non narrativa.  Ma va be’, in fondo non è facile descrivere a parole scene e situazioni nate nei film, e poi nel 2014 in cui è nata questa storia ormai le “fonti ufficiali” sono così asservite al fandom che invece di seguire le opere precedenti come base preferiscono usare Wikipedia!

L’espressione «Maledetti Progressisti!» mi fa subodorare un tentativo di allacciarsi alla famigerata sceneggiatura di William Gibson, dove i “russi spaziali” sono chiamati appunto Progressisti.

Le ultime ore di Hadley’s Hope nel fumetto Fire and Stone

Malgrado sia appena citato, il personaggio di Derrick Russell, responsabile delle operazioni di terraformazione, sarà protagonista del seguito di questa vicenda: il romanzo originale Alien: River of Pain è infatti nato all’interno di un nuovo universo alieno, quello che cercava di integrare le follie di Scott con Prometheus (2012). Così i coloni che qui si salvano a bordo della Onagro li vedremo ancora alle prese con gli alieni nel fumetto Aliens: Fire and Stone (2014), stavolta sul pianeta LV-223… dove quasi novant’anni prima si sono svolti gli eventi del film Prometheus.

Derrick, nato nel romanzo Fiume del dolore, scopre i segreti di Prometheus

Come si vede, sono stati diversi i tentativi di creare universi alieni espansi e transmediali, tutti infranti da nuovi deliranti film che spazzavano via ogni buona idea, il tutto unito a spettatori e lettori poco interessati.

Tocca goderci quel poco che ci rimane, come appunto questi splendidi sceneggiati.

L.

– Ultime indagini:

12 pensieri su “Alien fiume di dolore: la versione etrusca

  1. Come sai sono contentissima che anche tu stia apprezzando questi “udibili” alieni, visto che per me sono stati gioia pura.
    Non sapevo di tutta questa commistione di fonti, e davvero non si spiega come il cinema rifiuti tutto ciò che di buono viene fuori da queste storie, come se non volesse “abbassarsi” a mezzi narrativi che considera scadenti.
    Effettivamente alla fine si intuisce che c’è un seguito per quei pochi che riescono a scamparla, portando in tutto a sfociare nella penultima fatica aliena di Scott, quella sì davvero scadente!

    Piace a 1 persona

    • Finché la Fox continuerà ad accettare copioni da gente a caso, la cui conoscenza dell’universo alieno si limita ad aver visto una volta il primo film, da ragazzini – come testimoniato da TUTTE le interviste agli autori – la situazione non potrà che essere un completo disastro, malgrado i fan siano convinti esista un fantomatico Canone.
      Gli autori licenziatari dei vari media sono tenuti a sottoporre a qualcuno della Fox il loro lavoro, perché rispetti regole e non dica cose troppo diverse, mentre per gli sceneggiatori questo passaggio non esiste: possono pure inventarsi gli xenomorfi fatti di formaggino, a loro è tutto concesso.
      Non mi sembra che gli sceneggiatori di Star Wars abbiano una libertà simile…

      Piace a 1 persona

    • E’ un periodo con poco tempo e soprattutto il mio blog principale, “Il Zinefilo”, mi ha catturato molta attenzione, con film parecchio impegnativi. Spero di riuscire a trovare una certa regolarità con gli altri miei blog 😉

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  2. Pingback: Il meglio dei libri letti nel 2021 | nonquelmarlowe

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