Alien mare della disperazione: la versione etrusca

Con anni di colpevole ritardo, e grazie all’entusiasmo della recensione di Vasquez, finalmente ho sentito l’audiolibro Alien: il mare della disperazione (Audible 2019), tratto dal romanzo omonimo del 2014 di James A. Moore.

Dispiace chiudere il delusione questa splendida cavalcata nell’universo degli “sceneggiati alieni”, ma già all’epoca il romanzo mi lasciò parecchio freddo: Dirk Maggs non poteva fare miracoli nel trasformarlo in versione audio, ma decisamente sei ore di durata sono mostruosamente troppo per la vicenda narrata.


La storia

Per evitare di pestare i piedi a futuri sviluppi dell’universo alieno, Moore ci porta trecento anni nel futuro e ciccia!

È il 25 aprile 2497 quando l’empatico Alan Decker, vice commissario della commissione commercio interstellare, viene prelevato e si ritrova nello spazio, sotto interrogatorio per quel che è successo su LV-178, chiamato New Galveston: la “colpa” di Decker è stata quella di aver scoperto una miniera di trimonite, nell’immensa distesa di sabbia nota come Mare della Disperazione, che ha fatto attivare tutti gli allarmi della Weyland-Yutani.

Ad interrogarlo, sulla nave Kiangya, è Andrea Rollins, responsabile delle acquisizioni, aiutata dal mercenario sergente capo Manning: la registrazione dell’interrogatorio verrà inviata a Lorn Bannister, vice-presidente acquisizioni della WY.

In questo interrogatorio Decker scopre di essere un lontano discendente di Ellen e Amanda Ripley, due donne che nel passato hanno fatto perdere un sacco di soldi alla Compagnia, che ora vuole rivalersi su di sui e la sua famiglia: a meno che non li aiuti e li guidi nella miniera di trimonite che accidentalmente ha scoperto. Malgrado i suoi vaghi poteri lo avvertano che lì c’è “qualcosa” annidato nel buio, qualcosa di letale, l’uomo è costretto ad accettare.

Scesi su New Galveston, la cui colonia è coordinata da Lucas “Luke” Rand, i nostri non sanno che lì, secoli prima, scavando per estrarre trimonite hanno riportato alla luce gli xenomorfi dormienti sotto la superficie (cioè la trama di Alien: oltre l’oscurità), quindi si fanno a infilare nella miniera e per le successive cinque ore ci saranno soldati che girano di qua e di là, morendo uno alla volta.

Purtroppo è lo stesso difetto del romanzo: ambientare l’intera vicenda in cunicoli bui dove soldati a noi sconosciuti muoiono un po’ alla volta è davvero una gran pessima idea, e purtroppo lo sceneggiato non può fare altro che ripetere il tutto: noia compresa.


Le armi

Grande attenzione di questo romanzo viene dedicata alle armi, grazie alle descrizioni della soldatessa Adams, che spiega le varie armi all’ignaro Decker.

Abbiamo un ghiotto Lanciaschiuma e una Pistola Reaper, pesante che spara proiettili calibro 44.

Fucile M48B (sigla inventata dallo sceneggiato) con munizioni standard senza bossolo, arma elettronica a prova di EMP utilizzabile nel vuoto, rinculo ammortizzato e completamente automatico.

Fucile al plasma da 50 watt, a canna corta per essere più maneggevole, con tre celle, spara piccoli proiettili incandescenti al plasma:

«premi il grilletto e i colpi usciranno rapidi e roventi, finché la prima cella non sarà esaurita. A qualsiasi cosa sparerai, sarà stecchita prima di esaurire la seconda. Poi c’è l’interruttore di fuoco selettivo, è impostato su “colpi singoli”  avrai circa 180 colpi.
Se passi in automatico sovraccarichi tutte e tre le celle: in questo modo sarai in grado di colpire con la potenza di un piccolo sole ma non durerà a lungo, e se si sovraccarica sei fritto. Letteralmente

Infine, un fucile a impulsi calibro 50.


I luoghi

La storia è prodiga di citazioni “logistiche” di cui mi piace tenere traccia.

Siamo come sempre nell’Outer Rim, che il traduttore italiano rende con il delizioso Perimetro esterno: uno dei rari casi in cui il nome viene reso nella nostra lingua.

La vicenda si svolge su LV-178, New Galveston, pianeta di classe M con atmosfera compatibile con la Terra ma inferiore dell’80%. Nel 2154 la Kelland Mining (di base su Io, fondata nel 2138 e di proprietà della Prospectia, che fa capo alla Weyland-Yutani) stabilì una base per estrarre trimonite: dopo quattro anni è stata chiusa o distrutta, ma noi sappiamo che si tratta dell’incidente di Oltre l’oscurità.

Ci viene detto che l’insediamento è scavato nella roccia «come quelli su Nebius 6», poi un personaggio afferma che «andrò a vivere su Barnard 3» e un altro dice: «Spero non vada a finire come nell’insediamento su Titan», dove c’era permafrost e un virus in agguato, pronto a scongelarsi e a far impazzire tutti. Niente di tutto questo si trova nel romanzo originale, quindi dobbiamo ipotizzare siano divertite aggiunte di Dirk Maggs.


I personaggi

Oltre ai personaggi già citati c’è l’ingegnere capo Morris, la pilota Pritchett e Tom Willis, supervisore delle estrazioni di trimonite su LV-178.

All’interno dei resti della nave trovano una capsula medica con i resti mummificati di una donna umana: Olga Kasianoff, nata in data 8.4.25 (qualsiasi cosa voglia dire), Kelland Mining Company, ultima assegnazione ufficiale medico a bordo della Marion: tutta roba inventata da Dirk Maggs e assente nel romanzo originale.


Ultime curiosità

Dirk Maggs continua a non concepire un universo futuro che abbia ancora la carta, quindi anche in questa occasione di prende una licenza e fa usare un datapad ai suoi personaggi, assente nel romanzo originale.

Per la stessa ragione continua a inserire rimandi («Una vecchia unità Siegson») al videogioco Alien: Isolation (2014) che non potevano essere nel romanzo.

Infine, abbiamo uno sprazzo di “storia futura”, anche se passata all’epoca della vicenda. Nel XXV secolo c’è stato un crollo delle mega-corporazioni e la Weyland-Yutani è stata quasi assorbita: l’Esercito dei Sistemi Uniti si è appropriato di tutto, anche del Governo. Poi un gruppo di terroristi fa cadere sulla Terra un’astronave (l’Auriga) rischiando una nuova èra glaciale, ma la WY interviene e salva la Terra, risalendo nella stima di tutti. Così tornano ai vecchi giochi sporchi e chi li denuncia, come Decker, finisce male. Una interpretazione di Dirk Maggs intrigante ma finora non raccolta da altri.

L’ultima invenzione di Maggs è l’odore che si sente stando vicini agli xenomorfi: «metallo rovente e pepe». Ah, questi alieni pepati…

L.

– Ultime indagini:

8 pensieri su “Alien mare della disperazione: la versione etrusca

  1. Ah che peccato che quest’ultimo sceneggiato non ti sia piaciuto! E vabbe’…non si può mica sempre avere tutto 😛 Ma se ne faranno un altro lo ascolterai, vero?
    Sapevo che quella scena di “esposizione” delle armi a Decker avrebbe attirato la tua attenzione. Sarebbe bello se di questo “Mare della disperazione” ne facessero un fumetto così da farcele anche vedere oltre che immaginare, ma mi sa che tocca accontentarsi così…

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    • La “colpa” è dei due precedenti titoli: erano troppo belli e hanno alzato troppo l’asticella 😛
      scherzi a parte, è lo stesso problema che ho avuto con i romanzi originali, di cui il terzo è decisamente il più debole. In seguito altri autori hanno giocato la stessa carta: due o tre capitoli introduttivi poi tutti in corridoi bui e stretti, a morire uno alla volta. trama-base perfetta per autori a cui non vada di perdere tempo ad inventarsi trame più complesse.

      L’universo a fumetti è sempre stato straordinariamente indifferente alle armi nelle storie aliene: prima se ne inventavano a casaccio, poi negli ultimi anni si sono ricordati del pulse rifle – che teoricamente avrebbero dovuto usare sin dall’inizio! – quindi in un ipotetico fumetto temo che quella scena sarebbe cancellata di netto, quando invece è fra le più riuscite dello sceneggiato.

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  2. Olga Kasianoff, nata in data 8.4.25… c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma visto che come in ogni altro caso si tratta di date stabilite dai fan, allora io propenderei per un 8.4.2125 (in piena epoca Ripley, che con le premesse del romanzo ci sta) 😉

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