Audible: Alien, il mare della disperazione (guest post)

Il blogger noto come il Moro, curatore di Storie da birreria e di Ucrònia, è stato così gentile da condividere la sua recensione sul terzo audiolibro alieno giunto in Italia: gli cedo subito la parola, ringraziandolo per la disponibilità.


Salve a tutti, è Il Moro che vi parla!

Alien: Il mare della disperazione è il terzo sceneggiato radiofonico (anche se non essendo trasmesso per radio questo nome non è adatto, magari meglio qualcosa tipo “sceneggiato audio”) della trilogia iniziata con Alien: Oltre l’oscurità e Alien: Il fiume del dolore, ambientati tra il primo e il secondo film della saga aliena. Gli sceneggiati sono tratti rispettivamente dai romanzi Alien: Out of the Shadows di Tim Lebbon e Alien: River of Pain di Christopher Golden, e quest’ultimo da Alien: Sea of Sorrow di James A. Moore.

I romanzi, e quindi anche gli sceneggiati, fanno parte di una ideale trilogia, ma i collegamenti tra i primi due sono così labili che è possibile ascoltarli separatamente senza problemi. Il mare della disperazione non ha nessun collegamento con Il fiume del dolore (almeno, nessuno che io sia riuscito a cogliere), ma si fa riferimento a dei fatti accaduti in Oltre l’oscurità. Anche in questo caso, e anche se l’azione si svolge nello stesso luogo, non è comunque necessario aver ascoltato il precedente, tanto più che è ambientato 300 anni dopo, nel concetto dilatato del tempo in cui si ambientano le storie di Alien, con tutta questa gente che rimane in ipersonno per anni durante i viaggi spaziali.
A me sembra comunque strano che la tecnologia nelle centinaia di anni coperti dalla saga (secondo la cronologia aliena stilata da Lucius questo sceneggiato è ambientato nel 2497, mentre i primi eventi di cui si parla nel film Prometheus (2012) avvengono intorno al 2090) rimanga sostanzialmente sempre la stessa. Anche se ci sono fior di viaggiatori in ipersonno, sulla Terra il tempo scorre regolarmente, no?

Il sensitivo Decker viene reclutato a forza dalla solita Weyland-Yutani per partecipare a una missione di recupero “esemplari” sul pianeta LV-178 dove, durante gli scavi per una miniera, sono stati trovati i resti di un’antica civiltà aliena, un’astronave aliena ma di alieni diversi, e dentro la nave un nido di xenomorfi. Tre razze aliene in una sola storia, in pratica, ma tanto vediamo sempre solo xenomorfi.
La missione prevede di scendere nelle profondità della miniera con una squadra di mercenari e recuperare uno o più esemplari vivi che la Weyland-Yutani possa studiare e sfruttare.

Purtroppo devo confermare quanto già detto da Lucius nella sua recensione: questo sceneggiato non ha niente a che vedere con i precedenti. La trama latita, in pratica è solo una lunga sequenza d’azione in stile Aliens: scontro finale (1986), con i soldati che muoiono a mucchi in cunicoli dalle pareti chitinose sparando e gridando insulti. Oltre alla squadra principale, dove si trova Decker, ci sono altre squadre, una di mercenari e una di scienziati, credo, ma potrei non aver capito bene, perché i personaggi che non fanno parte della squadra principale e non sono sulla nave in orbita sono caratterizzati pochissimo, in pratica sono trattati come manichini buoni solo a morire al momento giusto, e le sole voci dei doppiatori spesso non sono sufficienti a distinguerli l’uno dall’altro. Capita di sentire qualcuno che muore e chiedersi chi diavolo fosse.
Nella poca trama poi abbiamo cose come i poteri di Decker che funzionano a singhiozzo quando serve alla sceneggiatura e altre evidenti forzature per mandare avanti la vicenda.
In tutta quest’assenza di trama si poteva pur trovare il tempo di approfondire qualcosa, tipo la natura dell’insediamento alieno o dell’astronave, e invece rimangono addirittura delle cose irrisolte, come la donna trovata morta nella capsula medica all’inizio. Se ne parlava in Oltre l’oscurità me ne sono dimenticato completamente, e solo chiedendo al luminare che gestisce questo blog ho scoperto che compariva sì già nel primo, ma era un evento secondario. Inoltre nel terzo libro la scoperta di questo cadavere non c’è, è un’aggiunta dell’autore dello sceneggiato, Dirk Maggs, un’aggiunta francamente inutile.

Lunghissimi i “titoli di coda” presenti alla fine di ogni episodio, cinque minuti abbondanti, sarebbe stato meglio metterli una sola volta nell’ultima puntata.

Bisogna dire che a livello di effetti sonori e bravura dei doppiatori siamo ad alti livelli, ma i problemi di regia di cui abbiamo già parlato (oltre a un paio di errori di traduzione evidenziati da Vasquez in questo articolo) impediscono a questo sceneggiato di distinguersi anche a livello tecnico.

Insomma una mezza delusione, peccato.

Il Moro

Le mie altre comparsate in questo blog:


Ringrazio ancora il Moro per la sua disponibilità.
L.

2 pensieri su “Audible: Alien, il mare della disperazione (guest post)

  1. È proprio strano quello che è successo con questo terzo “audio-dramma”: io me lo sono gustato come gli altri due…chissà forse nelle parti dove morivano i personaggi-zavorra ero altrove con la mente 😛
    Comunque sono felice che sia arrivata la recensione del Moro anche su questo capitolo, e grazie per la citazione 😉

    Piace a 1 persona

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