[2018-09] The Predator (novelization)

Il 17 settembre 2018 mi arriva una e-mail da Amazon: il libro che ho pre-ordinato ad agosto non uscirà l’indomani, data ufficiale di rilascio dell’eBook, ma è previsto uno slittamento fino al 25 settembre successivo. Ci rimango malissimo, mi ero preparato ad iniziare a leggere la novelization del film a soli due giorni dalla visione così da avere le immagini fresche in mente. Peccato.
Il 18 settembre mi arriva una e-mail da Amazon: il libro è uscito ed avendolo pre-ordinato lo troverò già pronto nel lettore Kindle, sia sul PC di casa che sul mio smartphone. E lo slittamento? Boh, sarà stata una fake news

Con perfetta puntualità la Titan Books dunque presenta The Predator: The Official Movie Novelization di Christopher Golden e Mark Morris, tratto dalla sceneggiatura di Shane Black e Fred Dekker per il film omonimo.


Indice:


«You’re an ugly motherfucker»
Dutch, Predator (1987)

«You’re one beautiful motherfucker»
Traeger, The Predator (2018)


La trama ufficiale

Per secoli la Terra è stata visitata da creature che hanno cacciato i migliori guerrieri umani. All’insaputa delle loro prede, questi cacciatori mortali hanno colpito e sono ripartiti invisibili così come erano arrivati, senza lasciare alcuna traccia se non una scia di cadaveri.
Quando un ragazzino inavvertitamente richiama sulla Terra i letali cacciatori, solo un gruppo di ex soldati dismessi ed un’insegnante di scienze scontenta possono prevenire la fine della razza umana.


Gli autori

Christopher Golden, nato e cresciuto nel Massachusetts, è un autore di stampo “moderno”, nel senso che spazia dalla narrativa al fumetto, da novelization a thriller originali.
Ha scritto un numero enorme di libri di cui solo in rari casi si è visto qualcosa in Italia, come per esempio Il ballo di Halloween (Halloween Rain, 1997, Sperling 2000, scritto con Nancy Holder), da un episodio della serie TV “Buffy l’Ammazzavampiri”, e Uncharted: il quarto labirinto (The Fourth Labyrinth, 2011, Multiplayer.it 2011) ispirato al celebre videogioco. Di santi e d’ombre (Of Saints and Shadows, 1994, Gargoyle 2005) è il primo episodio della sua originale Shadow Saga che però non ha continuato, in Italia.
Ha firmato anche la novelization del King Kong (2005, Sperling 2005) di Peter Jackson.

Mark Morris, britannico, è specializzato in romanzi horror e novelization, edito in Italia in modo frammentario.


«Get to the chopper!»
Dutch, Predator (1987)

«Get to the choppers!»
McKenna, The Predator (2018)


Commento triste

Non mi ero reso conto quanto non mi fosse piaciuto il film finché non ho iniziato a leggerne il romanzo, che se da un lato è una lettura molto più ricca – grazie sia ad una buona narrativa che riempie i vari “buchi” della trama e grazie a  varie “scene tagliate” – dall’altro mette meglio in evidenza la trama “finale”, che trovo tristemente più deprimente rispetto a quella che poteva essere.

Non c’è assolutamente nulla che renda minimamente interessante i personaggi, rimanendo cartonati mossi male su un fondale digitale privo di spessore: gli autori del libro ci provano a dare un po’ di condimento a McKenna e gli altri, ma rimangono personaggi spuri – nati sotto l’ala di Shane Black ma gettati nel calderone Fox/Disney – di cui onestamente non riesce proprio a fregarmene niente.

Interessante cogliere rimandi e chicche varie, che presento qui sotto, ma rimane una trama piatta che non fa nulla per farsi leggere: superata la metà perdo qualsiasi interesse nella lettura.
Una grande occasione mancata…

Comunque ho “studiato” il libro per presentare qualche riflessione e qualche brano tradotto, che trovate di seguito.


Nomi vecchi e nuovi

Yautja

Come ho più volte raccontato, è un termine spurio ed apocrifo inventato da S.D. Perry nel 1994 per il suo romanzo AvP: Prey, dove ha creato un intero dizionario dei Predator per mere ragioni di allungamento di brodo, rendendo illeggibile una storia tratta invece da un fumetto meraviglioso. Né la FOX né la Dark Horse Comics hanno mai preso in considerazione il termine finché i fan, che seguono solamente Wikipedia, non hanno iniziato ad essere convinti fosse un nome vero.
Dal 2014 la Dark Horse ha iniziato a prenderlo in considerazione, anche se molto raramente, e dal 2015 la Titan lo dà per scontato nei suoi romanzi.

Curiosamente, mentre The Predator: Hunters and Hunted, il prequel della storia, cita almeno quattro volte Yautja – un contentino per i fan più molesti – qui il termine è completamente assente. Perché, lo ripeto, non è un termine ufficiale e la FOX non l’ha mai riconosciuto, trattandosi semplicemente dell’invenzione di un’autrice non legata alla casa.

Kujhad

La visiera del Predator viene battezzata in questo modo ma il nome viene usato solo cinque volte, in un totale di sole due situazioni.

«Nel suo linguaggio, o nella rozza versione che voi sareste in grado di pronunciare, è chiamato il Kujhad.»

Gli autori avevano bisogno di qualcosa per indicarlo ma hanno cercato di utilizzare al minimo questo nuovo nome.

Gauntlet

È il “computer da polso” del Predator che viene chiamato con il suo solito nome.

Upgrade

Questo è il nome che gli autori scelgono per quello che, colloquialmente, chiamo il super-Predator.


Predator o Hunter?

Traduco un passaggio delizioso sulla questione del nomignolo.

Casey indicò la creatura sul tavolo da laboratorio. «Perché lo chiamate Predatore?»

Traeger alzò le spalle. «È solo un soprannome. Le informazioni suggeriscono che lui tracci la sua preda, ne studi le debolezze. E sembra… be’, piacergli. Come fosse un gioco.»

«Quindi è un Cacciatore.»

«Come, scusi?» chiese Traeger, alzando un sopracciglio.

«Quindi è un Cacciatore», ripeté lei. «Non un Predatore. I predatori uccidono per nutrirsi, per sopravvivere. C’è solo un animale sulla Terra che cacci per sport.»

Traeger roteò gli occhi.


Che è successo a Dutch?

Come sappiamo da un’intervista dell’11 settembre 2018, Shane Black nel 2016 ha proposto ad Arnold Schwarzenegger di tornare a vestire i panni di Dutch per una apparizione nel film: visto che Arnie è apparso in Terminator: Salvation (2009) in un piccolo ruolo “digitale” molto più intrigante dell’intero film, sarebbe stata una bella trovate uscire dal pantano della sua carriera post-politica con una strizzata d’occhio ai fan. Ma no, il nostro eroe ha ritenuto che la parte fosse troppo piccola per i suoi muscoli.
Il romanzo lascia traccia del metodo per citare e allo stesso tempo far fuori il personaggio:

«È l’uomo che ha avuto il primo contatto? Mi piacerebbe parlargli.»

Così Casey chiede notizie di Dutch a Traeger, ma questi nicchia: «È stato… valutato [evaluated].» Che vuol dire? Linguaggio burocratico militare…

Casey è delusa. «Be’, se volete lobotomizzarlo, potrò prima fargli qualche domanda?»

Qui finisce la partecipazione di Dutch a The Predator, dimostrando una volta di più ciò che poteva essere e non è.


Scene tagliate

Come ogni altra novelization, anche qui il romanzo è stato scritto prima dei tagli che un montaggio finale inevitabilmente comporta, quindi ci sono scene inedite che non è detto troveremo nella futura edizione DVD.

Non sono sene fondamentali, per carità, parliamo di limature, di piccoli particolari che arricchiscono una sceneggiatura e che al contrario la loro assenza la rende arida. Per esempio in tutte le interviste Shane Black si è divertito a dire che tutti i protagonisti della vicenda sono reietti: gli ex soldati perché sono fuori di testa, il ragazzino perché ha la sindrome di Asperger e la dottoressa Bracket perché… già, che ti inventi per dire che una bonazza si sente reietta? Black si è inventato che preferisce stare con gli animali che con gli umani, cosa che ovviamente nel film non si vede.
Nel romanzo vediamo la Bracket proprio mentre è circondata dai cani, così come la si vede nel libro fotografico The Art of The Predator, ma nel film questo aspetto non si coglie.

Altre spigolature dimostrano come la sceneggiatura del film sia stata sforbiciata così da assicurarsi che perdesse ogni spessore.


L.

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