[2018-09] Shane Black intervistato da “Yahoo! Movies”

Traduco l’intervista a Shane Black apparsa l’11 settembre 2018 su Yahoo! Movies.


Arnold Schwarzenegger ha rinunciato all’opportunità di apparire in The Predator perché il ruolo che gli era stato offerto era troppo piccolo, dice Shane Black.
Nel 2016 Schwarzenegger aveva detto a thearnoldfans.com che si stava per incontrare con Black “per pranzo”, per discutere l’ultimo sequel del suo film del 1987, ed ora rivela perché i colloqui si sono arenati.

«C’erano un paio di idee di includere [Arnie in The Predator], principalmente nel terzo atto», racconta Black a Yahoo! Movies UK. «Però lo studio voleva qualcosa di fresco, credo, che non vertesse solo sul ritorno di Arnold, però erano aperti all’idea di averlo a bordo, in un ruolo minore.»

«Io ero d’accordo ma presentava un problema, perché quando chiami Schwarzenegger non vorresti mai dirgli “Ehi, abbiamo un minuscolo ruolo per te: accetti?” Mi sentivo imbarazzato a chiederglielo.»

«Lui disse: “Be’, se avessi un ruolo maggiore direi di sì, ma a quanto ho capito stai creando questa cosa e vuoi utilizzarmi per benedirla”. E io: “Ehm… sì”. Quindi non sono stato sorpreso quando mi ha risposto: “Guarda, ti auguro buona fortuna ma è un ruolo troppo piccolo per me”.»

La reticenza della Fox a far tornare Schwarzenegger nel ruolo del maggiore Alan “Dutch” Schaefer in un ruolo importante di un film ad alto budget è comprensibile. Malgrado rimanga una figura ampiamente popolare, Schwarzenegger sembra aver perso il favore del box office da quando è tornato dalla politica. Il suo film maggiore del dopo-governatorato è Terminator Genysis, che malgrado abbia incassato 340 milioni non è andato bene tanto da farne un sequel: il prossimo Terminator 6 ignorerà gli eventi di Genisys.

Abbiamo parlato con Black (in un’intervista condotta prima della recente notizia sull’attore schedato per crimini sessuali data dal “Los Angeles Times”) su come The Predator sia cambiato durante il costoso ri-girato, su come abbia affrontato un franchise trentennale e sulla malattia mentale ritratta nel film.

Come stai?

Bene. Sono in attesa.

Sarai al settimo cielo ora che The Predator è finito e pronto ad uscire.

Ehm sì, vorrei proprio lasciarmi alle spalle questa cosa: è stato davvero un lungo viaggio. Se va bene, splendido, ma mio Dio: è stata lunga.

Quando sei salito a bordo del progetto c’era un disegno già pronto? O ti è stata data libera scelta sulla direzione da prendere?

Non so se siamo stati liberi di fare quel che volessimo, ma di sicuro siamo stati liberi di seguire un soggetto preesistente.

Hanno detto. “Vogliamo dare uno stile al film, vogliamo che tu e Fred Dekker – il mio co-sceneggiatore – generiate un mix di elementi con il Predator che sia fresco ma che ricordi anche l’energia e il divertimento del primo film. Cosa pensate di fare per rinvigorire il franchise?

All’epoca ci hanno detto che volevano riavviare il franchise di Alien con Ridley [Scott] e noi vorremmo che anche il Predator andasse bene. Non volevamo andare sull’esistenziale come Alien sembra fare: la mia idea è che potevamo buttarla sullo spaventoso e sul divertimento.

La premessa originale del film è molto azzeccata, puoi dirci come avete fatto a gestirla, tu e Fred?

Be’, c’erano un paio di ostacoli davanti a noi. Lasciamo stare i fan del primo film per cui qualsiasi altro prodotto è inferiore: non li si può convincere. C’erano però un altro paio di cose, come per esempio il Predator stesso: il grande costume iconico e l’aspetto con i dreadlocks, le cose che non vuoi cambiare troppo perché funzionano. Se non è rotto, non aggiustarlo. Sono diventati elementi così familiari che dopo trent’anni vedi ancora il Predator camminare per le strade ad Halloween o ai comic-con, mentre i negozi vendono maschere, magliette e tutto il resto.

Se dunque il primo film poteva mettere paura rivelando man mano la creatura, oggi non puoi più mettere paura mostrando la faccia del Predatore: è troppo familiare. Quello che puoi fare è ricordare alla gente perché invece dovrebbero averne paura. In altre parole, devi riportare il Predator al suo livello letale e misterioso, così che cominci a dire “Ehi, non è solo una maglietta! Ecco perché ci ha messo paura, quella faccia, perché è mostruoso, veloce, letale, agile e mortale”. Così puoi tornare a parlare seriamente, risvegliando il motivo per cui si è amato il personaggio. Questo era il piano iniziale.

C’era una frase di lancio che girava all’inizio, fra di noi, che ho trovato molto utile: “Stavolta si cacciano l’un l’altro”. Ed ho pensato “Ok, non so dove questo ci porterà, ma c’è del buono”. C’era un Predator in missione per farne fuori un altro, e da lì siamo partiti seguendo l’idea che dopo trent’anni di visite sotto i radar, questa volta l’umanità saprà della loro presenza.

Ce ne sono abbastanza, di Predator, e arrivano con abbastanza frequenza che l’umanità ha organizzato un punto d’osservazione per sapere della prossima incursione, ed è quella che vogliamo raccontare: la prossima incursione.

Volevamo poi raccontare la storia dal punto di vista umano, così si è trasformato in un film da “controllate il cielo”, dove accade qualcosa di misterioso e dobbiamo scoprire cosa sia: e non è molto diverso dal punto di vista dei Predator.

Ad un certo punto andremo nel mondo dei Predator e scopriremo tutto di loro, ma stavolta sentivo che dovevamo rimanere ancora con gli umani.

Sembra che il terzo atto del film sia stato il più problematico, e quello che ha subìto più cambiamenti. Dico bene?

Sì.

Qual è il motivo di tutti questi cambiamenti? E quanto è stato cambiato?

Be’, la struttura rimane praticamente la stessa. C’era un personaggio, interpretato da Edward James Olmos, che proponeva di lavorare con i Predator, e l’idea era di fargli reclutare la prima creatura che vediamo nel film. Poi però abbiamo pensato che c’era un cattivo di troppo e con dispiacere abbiamo rimosso quel personaggio dal film, lasciando solo Sterling K. Brown.

Anche la scena finale dell’astronave era completamente differente. In pratica era lo stesso set, la stessa sequenza di azioni ma era tutto ambientato alla luce del giorno, con i soldati che attaccano la nave per liberare il bambino, correndo via inseguiti da un Predator alla luce del sole. Era… Abbiamo cominciato ad inserire gli effetti speciali e sembrava una poverata [kind of cheap]. Sembrava… Non sembrava proprio un grande film costoso, con quel Predator che correva alla luce del sole.

Potevano chiudere il film all’epoca, ma proprio non pensavo avrebbe funzionato. Per fortuna, devo darne merito alla 20th Century Fox, ci hanno permesso di tornare a rigirare l’intera scena di notte, e stavolta andava bene.

Andammo lì, ricostruimmo il set in un altro posto, rimettemmo insieme la nave e rigirammo di notte la scena del salvataggio del bambino.

Con tutti questi cambiamenti, riesci ancora a guardarlo e dire “Questo è il film che volevo fare”?

Sì. Per me, è tutta questione di tenere insieme le parti migliori. Avremmo dovuto fare comunque dei tagli, per migliorarlo e renderlo più accessibile. L’unica cosa che si è persa e che io all’inizio volevo è Edward Jones Olmos che guidava il gioco. Non è colpa sua, è un ottimo attore, ma non andava nella storia.

Quello che mi ha sorpreso è lo spazio dedicato alla malattia mentale: a cosa si deve questa scelta?

Quello che abbiamo provato a fare è creare un gruppo che fosse l’esatto opposto di quello protagonista del primo Predator, nel 1987. Lì erano tutti gagliardi e tosti, pieni di muscoli e di armi ridicolmente grandi, mentre io volevo presentare il peggio del peggio, un gruppo di soldati che sono bravi in ciò che fanno ma che sono stati emarginati. L’idea era di mandare dei disadattati contro il Predator. E per estensione anche il ragazzino è un disadattato, bullizzato a scuola e incapace di relazionarsi nella società, così come la scienziata si trova più a suo agio con gli animali che con gli esseri umani.

Il futuro della specie non risiede in un perfetto super soldato ma in un ragazzino bullizzato: questa era l’idea. Gli emarginati spesso hanno molto d dare, hanno solo bisogno di diventare consapevoli di ciò che hanno dentro, di sfruttare tutte le loro capacità.

Al Predator è stato dato lo stesso tipo di evoluzione, anche se non in un modo buono.

Avendo la Asperger, Rory è un soggetto molto sensibile da inserire in un film del genere, perché è così importante ai fini della storia?

Perché credo serva per mostrare che chi appare come disabile in realtà è un membro valido della società. C’è chi considera la schizofrenia semplicemente un’altra forma di esistenza, anzi: c’è una teoria secondo cui gli schizofrenici vedono cose che la gente normale non può vedere.

Personalmente soffro della sindrome di Tourette: a volte abbaio e cinguetto e quindi devo giocare con questa cosa. Non è che appaia sempre, ma spesso quando sono con una ragazza o cose del genere, quindi devo utilizzare un po’ di umorismo.

Cosa ti aspetta, ora? Stai ancora lavorando a Doc Savage?

Non credo che Doc Savage andrà in porto, Volevo ambientarlo negli anni Trenta e questa cosa non sembra andare avanti bene. Vedremo cosa accadrà. Non so ancora cosa farò se non che mi prenderò una lunga vacanza.


L.

– Ultimi post simili:

Annunci

10 pensieri su “[2018-09] Shane Black intervistato da “Yahoo! Movies”

  1. Ma la Tourette è venuta a Black prima o dopo aver dovuto fare a cazzotti con la Fox per la mancata pubblicità al suo Predator? No perché è comodo poter staccarne quattro ai capoccia della Fox e poi dire, beh sai, ho la Tourette 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

    • ahahah sai che ho davvero il sospetto che questa “confessione” sia solo una scusa per giustificare le parolacce che avrà detto alla Fox che non gli faceva fare il suo film? 😀
      Anche perché nelle interviste precedenti non ha mai accennato a nulla del genere…

      Mi piace

      • Nemmeno io, mai sentito niente del genere prima. Shane è tutto tranne che scemo, ha trovato un modo per insultare tutti alla fox ed uscirne pulito, basta un certificato da un medico di base connivente 😛 Cheers

        Piace a 1 persona

      • Anche perché il montaggio del film è stato devastante. Sto leggendo la novelization, appena uscita: sono ancora all’inizio e già ci sono tre scene assenti dal film, almeno una delle quali importante per capire uno dei protagonisti! Mi sa che il povero Shane avrà dovuto farsi tutto il calendario di bestemmie con quelli della Fox, altro che Tourette! 😀

        Mi piace

  2. Una sindrome di Tourette piazzata là con abile strategia, la sua 😉 E, ipotizzando quanta “libertà” sarà concessa agli autori con l’entrante politica family-friendly dell’attuale Disney, credo che questa sindrome diventerà presto MOLTO contagiosa fra tutti i colleghi di Shane 😛

    Piace a 1 persona

    • In un mondo ideale potrei dire che la Disney porterà più film al cinema ma di qualità inferiore, visto che parliamo di un franchise pensato esclusivamente per gli adulti, ma nel mondo in cui viviamo in realtà il discorso è diverso. La scelta infatti era fra più film al cinema ma pensati per i bambini o rari film al cinema… fatti male. A questo punto, sfumata per sempre l’ipotesi di un qualsiasi film alieno almeno decente, io direi di accontentarci di avere per lo meno più film al cinema: almeno verranno scritti più fumetti e libri, quelli sì prodotti parecchio superiori ai film 😉

      Mi piace

      • Saranno fumetti e libri l’unico vero rimedio ai futuri danni filmici ad opera della… Disneyautja 😉
        P.S. E il problema rimarrebbe pure se la Disney eventualmente decidesse di vendere questi franchise “troppo” adulti ad altre case…

        Piace a 1 persona

      • Il dilemma è amletico. A caldo ti dire che se la Fox molla il franchise è un dramma, perché un film di Alien o di Predator prevede spese che una casa minore non potrebbe affrontare. Però poi vedo i film amatoriali fatti con fan truccati e sono dei gioiellini: che sia proprio l’eccesso di soldi il problema? Che abbia ragione Blum e non si debba mai spendere più di 5 milioni a film?

        Mi piace

  3. Pingback: [2018-09] The Predator (novelization) | 30 anni di ALIENS

  4. Pingback: The Predator: e alla fine arriva Ripley! | 30 anni di ALIENS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.