[2018-07] The Predator: Hunters and Hunted

In previsione dell’uscita di The Predator (14 settembre 2018 per tutto il mondo, 11 ottobre per l’Italia!) la britannica Titan Books ha fatto i compiti e preparato i suoi libri: il primo ad uscire, il 31 luglio 2018, è The Predator: Hunters and Hunted di James A. Moore, presentato come il prequel ufficiale del film.

Leggendo il romanzo tutto sembra tranne un prequel, ma poi vedendo il film risulta chiarissimo quanto Shane Black si sia perso per strada. (O quanto l’abbiano fatto perdere per strada.)
Nel film vediamo Traeger (Sterling K. Brown, uno degli attori più neri del cinema!) che dà la caccia al Predator sapendo benissimo cosa sia e guidando un gruppo di soldati scelti. Non ci viene fornita alcuna spiegazione su chi egli sia, su chi sia la sua squadra, su chi sia il loro mandante – sono governativi? – né altro. Anzi, la sceneggiatura originale, prima degli immani tagli che Black ha dovuto operare, prevedeva anche un capo di Traeger.

Ecco, in questo romanzo ci viene raccontata e spiegata la squadra segreta dei Reapers, ci viene spiegato chi sia Traeger e come abbia fatto ad arrivare dov’è arrivato e gli sforzi fatti per conoscere la tecnologia aliena.
Avendo letto questo romanzo, ho potuto capire una parte di film che altrimenti sarebbe rimasta fumosa.


Indice:


La trama ufficiale:

Per secoli la Terra è stata visitata da creature che hanno cacciato i migliori guerrieri umani. All’insaputa delle loro prede, questi cacciatori mortali hanno colpito e sono ripartiti invisibili così come erano arrivati, senza lasciare alcuna traccia se non una scia di cadaveri.
Quando Roger Elliott ha affrontato una creatura durante la guerra del Vietnam, non si aspettava di sopravvivere. Né che, decenni dopo, avrebbe addestrato i Reapers: una forza d’attacco clandestina che lavora per il Progetto Stargazer. La loro missione: catturare una delle creature, studiarne la tecnologia e cominciare a bilanciare il rapporto fra cacciatori e prede.


L’autore:

James A. Moore è un premiato autore di più di venti romanzi: thriller, dark fantasy ed horror, incluso Alien: Sea of Sorrows (2014), l’acclamato Fireworks, Under the Overtree, Blood Red, la Serenity Falls Trilogy (dove appare il suo personaggio ricorrente Jonathan Crowley) e titoli più recenti come Blind ShadowsHomesteadSeven Forges.

Moore ha partecipato all’antologia Aliens: Bug Hunt (2017) con il racconto “Distressed”, ed ha scritto anche per il genere young adult con la sua serie Subject Seven.

L’autore si è fatto le ossa scrivendo per Marvel Comics e firmando più di venti supplementi dei giochi di ruolo White Wolf Games. Ha anche scritto dei romanzi di quella serie, come Vampire: House of SecretsWerewolf: Hell-Storm.

In Italia è un autore inedito.


Gli umani:

«Ufficialmente non esistono. I Reapers non sono riportati in alcun registro, specialmente militare. Devono essere segreti, perché i loro obiettivi ufficialmente non esistono: i militari aggrottano la fronte a sentir parlare di caccia agli extraterrestri.»

Questo gruppo segreto di soldati è guidato dal generale Woodhurst ed addestrato da Roger “Pappy” Elliott, agente della CIA che da ragazzo in Vietnam ha affrontato un Predator. Ed ora vuole ritrovarlo, per questo partecipa al Progetto Stargazer.

Il problema è che da vent’anni non si è più riusciti ad avere un avvistamento. Questo romanzo infatti tiene conto sia del film Predator (1987) che di Predator 2 (1990), per cui siamo nel 2017 e dopo Los Angeles nel 1997 non ci sono stati altri contatti con un cacciatore.
Proprio nel momento più critico, quando i Reapers stanno per essere sciolti e i servizi della squadra stanno per essere “privatizzati” – cioè venduti al miglior offerente – dalla Florida arriva un chiaro avvistamento: è il momento di entrare in azione.

Il 27 ottobre 2017 i Reapers tendono un agguato al Predator appena sceso in Florida.


Gli alieni

«Era tentato di togliersi la maschera e respirare l’aria del posto. Stando a quanto diceva suo padre l’atmosfera era rarefatta e sapeva di sostanze inquinanti, perché i locali non erano ancora così evoluti da curare il proprio mondo. C’era stato un tempo in cui l’intero pianeta era stato più freddo. Allora era dura sopportare il clima e trovare un buon posto per la caccia, ma in questi giorni era come se gli abitanti di quel mondo volessero essere cacciati ed uccisi.
A volte la preda rende tutto più facile.»

A parte questa parentesi ecologista, l’autore adotta il sistema di raccontarci il pensiero del Predator solo perché una volta che i Reapers gli mettono le mani addosso e lo catturano, dovrà spiegarci come ha fatto a liberarsi e scappare, per dar vita alla seconda metà del romanzo. Anche se in realtà… mica l’ho capito! Ricordo che il libro l’ho letto in inglese, ma comunque non mi sembra per nulla chiaro: è come se un’entità abbia aiutato il Predator… Speravo che il film mi rivelasse qualcosa di più invece niente: va be’, non mi sembra importante.

Scopriamo poi che a quanto pare c’è una certa cura parentale, nella società degli alieni, visto che il padre del Predator protagonista gli ha dato tanti saggi consigli.

Yautja

Sebbene il film di Black mantenga la scelta della Fox di ignorare il termine Yautja, che è solo un nomignolo inventato nel 1994 dalla romanziera S.D. Perry e tornato alla ribalta solo per colpa di Wikipedia e di fan troppo entusiasti, James A. Moore  di punto in bianco e senza alcun motivo cita di sfuggita questa inutile nozione.

The Yautja — the name for his people

Il termine appare solamente quattro volte nel romanzo, chiaro segno che sta lì solo a far contenti i fan dell’ultimo secondo.

Da notare infine che da Predator: Incursion (2015) la Titan ha ormai annesso il termine Yautja nel suo universo alieno e quindi tocca tenercelo.

Tecnologia

«Più di una volta il suo capo [chieftain] aveva detto che la tecnologia degli Yautja deriva almeno in parte dall’adattamento di ciò che hanno trovato negli altri mondi, quando i cacciatori scoprivano creature molto più avanzate in qualche modo. C’erano precauzioni per proteggere le tecnologie che usavano. Le loro navi erano rese invisibili quando viaggiavano, e quando atterravano venivano chiuse e messe in sicurezza. Le armi erano legate al cacciatore singolo tramite un codice di sicurezza, contenuto nel “bracciale” [control gauntlet].»

Nel romanzo troviamo citata una telescoping spear, cioè la lancia telescopica ben nota, ma anche una Combistick… che pare essere la stessa cosa! A questo punto penso che l’autore abbia usato due modi diversi di indicare la stessa lancia.

Moore infine si lancia in un’ipotesi parecchio azzardata. Ricordate gli OWLF, gli “uomini in argento” che studiavano l’alieno in Predator 2? Be’, qui l’autore ci dice che grazie a quegli studi sulla tecnologia aliena… potremmo aver scoperto la compressione dati che ha dato vita a CD e DVD!
Grazie, Predator, per il digitale…


Commento finale:

È la terza storia “aliena” che leggo di Moore e niente, non riesce a prendermi. Scrive bene, mette in pentola tutti gli ingredienti giusti, ma è come se un ottimo piatto venisse rovinato perché manca un po’ di sale.

Come dicevo all’inizio, durante la lettura non me ne rendevo conto ma una volta visto il film in fondo ho apprezzato le lunghe descrizioni dei capi dei Reapers, perché in effetti tutti quei discorsi – sulla responsabilità di gestire del materiale alieno, sul sapere per chi si lavori veramente e via dicendo – sono tutti elementi che il film avrebbe dovuto trattare ma non aveva tempo di farlo. Quindi diciamo che il romanzo l’ho apprezzato dopo il film, perché mi ha spiegato quello che Shane Black ha solo buttato via.

Per esempio il personaggio di Keyes qui è fra i protagonisti, mentre sebbene l’attore Jake Busey andasse alle presentazioni del film dicendo quanto fosse curioso interpretare il ruolo del figlio di suo padre – cioè Peter Keyes, interpretato da Gary Busey in Predator 2 – nel film poi si vede per 3 fotogrammi. Non sto esagerando!

Insomma, Hunters and Hunted è un ottimo romanzo per capire il film The Predator, ma forse proprio questo suo essere nata come prequel rende la storia non propriamente appassionante.


L.

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13 pensieri su “[2018-07] The Predator: Hunters and Hunted

  1. Ci sarebbero stati un altro paio di contatti nel 2004 (visto che cronologicamente pure AVP2 è ambientato nello stesso anno) ma poi, evidentemente, umani e alieni si devono essere messi entrambi d’impegno per insabbiare bene il fattaccio… 😉

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    • Visto che l’autore è su twitter, sarebbe bello chiedergli se ha avuto indicazioni dalla Fox di ignorare qualsiasi film prodotto dal 1990 ad oggi, ma di inserire il farlocco termine “Yautja”, oppure è stata una sua decisione. Io propendo per la seconda ipotesi, perché leggendo romanzi di questo universo si sente forte che gli autori per puzza hanno visto “Alien” del 1979, e solo i più giovani conoscono “Predator” del 1987: qui addirittura arriviamo a “Predator 2” del 1990 quindi di più non gli si può chiedere 😀
      Una volta ero più ardito e andavo a scocciare personalità anglofone piazzando interviste e domande varie, però poi a forza di ricevere risposte che valgono meno del silenzio ho preferito desistere 😛
      Leggendo l’intervista a Black che presento oggi è chiaro che la Fox con “The Predator” voglia fare un reboot e iniziare una saga Disney in stile pseudo-Marvel, quindi è necessario cancellare ogni briciola di passato. A questo punto è facile che Moore abbia inserito riferimenti ai primi due Predator per pura scelta personale e per spessore narrativo – visto che sta raccontando una squadra che da vent’anni dà la caccia ai Predator – anche se parliamo davvero di menzioni di una o due parole in un intero libro!

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  2. Non è accettabile che per capire un film uno debba per forza leggersi anche il romanzo. In questo caso potrebbe essere dovuto a reali problematiche nella realizzazione del film, ma per esempio per quanto riguarda i nuovi episodi di Guerre Stellari è già stato annunciato ufficialmente che alcune cose che nei film vengono solo accennate sono destinate ad essere approfondite in romanzi, fumetti e quant’altro. Questa cosa non va bene. Un prodotto deve essere finito, costringere qualcuno a comprare un ulteriore prodotto per avere il quadro completo mi sembra solo una squallida operazione di marketing.

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    • Storicamente le novelization di Alien contengono scene inedite, ma erano scene che se vogliamo potevano essere lasciate fuori. Qualcosa è cambiato con “Predators” (2010), in cui il gioco si è fatto più sottile: i protagonisti incontrano di sfuggita il cadavere di un umano e la scena di pochi secondi va bene così, ma dà lo spunto alla DHC per un’intera storia a fumetti, che ci spiega come è arrivato lì quel cadavere: ci si può ancora stare, che tanto saperlo non cambia la storia del film.
      “The Predator” è la forma potenziata. Non solo senza il romanzo non si capisce chi cacchio sia quella gente che vediamo muoversi su schermo, ma sto leggendo la novelization appena uscita: sono appena all’inizio e già ci sono tre scene assenti dal film, che avrebbero aiutato a capire i personaggi. Non solo: rimango sul vago, una di queste scene corrisponde perfettamente a quello che diceva Black nelle interviste, segno che la scena in questione era stata pensata per spiegare il personaggio, e invece poi tagliata con l’accetta.
      Che la Disney/Fox abbia “volutamente” predisposto che la storia fosse divisa fra film e libro lo reputo altamente improbabile: i romanzi di Predator non se li caga nessuno, neanche in America, e infatti escono per la britannica Titan Books. Mi sembra davvero strano che un titano americano conceda addirittura ai britannici la prerogativa di parte della trama: semplicemente hanno montato il film a cazzo (e quando lo vedrai noterai che è più che evidente!) e per fortuna abbiamo la novelization scritta con la sceneggiatura completa…

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