Making of Aliens 1: Preparing for Battle

Riporto a puntate la trascrizione del lungo documentario Superior Firepower: The Making of Aliens, contenuto nel cofanetto “Alien Quadrilogy” (2003) nel secondo disco dedicato ad Aliens (1986).


Superior Firepower
The Making of Aliens


3.
Preparing for Battle
Casting and Characterization

Gale Anne Hurd: Ho lavorato nel casting fin dall’inizio. Dovevamo vedere tutti gli iscritti del Nord America del sindacato degli attori britannici, oltre a quelli che pensavano di poter fare un accento americano decente.

Continua a leggere

Alien 5: Walter Hill e David Giler ci sono!

Grazie a Cassidy del blog La Bara Volante ho scoperto che in questi giorni siti come ComingSoon.it stanno rimbalzando la notizia di un prossimo Alien 5, indipendente dai tanti progetti di Ridley Scott. Visto che è dal 1997 che la Rete ci regala notizie e voci di corridoio su Alien 5, va sempre preso tutto con le molle.
Non frequento siti italiani generalisti che si limitano a tradurre notizie prese in giro in un “gioco del telefono” che genera solo confusione, ma studiando i link che mi ha segnalato Cassidy sono riuscito a risalire alle fonti per capire cosa sia successo in questi giorni tanto da tornare di nuovo a gridare al “nuovo Alien”.

La rivista britannica “Empire” ha appena pubblicato il numero di luglio, interamente dedicato agli “eroi del cinema”: la solita classifica dei 50 protagonisti più eroici della storia del cinema: fa comunque piacere trovare Ripley addirittura al numero due!
Per l’occasione la rivista ha chiesto qualche dichiarazione a Sigourney Weaver, che ha speso due o tre parole per ogni film: niente che valga la pena di riportare.

Finiti i quattro film, il giornalista Ian Nathan dichiara:

«Lei [la Weaver] tifava per Neill Blomkamp e la rinascita della saga ripartendo da Aliens, ma la Fox non ha avuto fiducia nel progetto. Recentemente il produttore Walter Hill le ha mandato un copione di 50 pagine per un quinto film con Ripley. “Non saprei”, riflette l’attrice, “forse Ripley ha fatto il suo tempo: merita di riposare”.»

Malgrado le parole della Weaver siano chiaramente poco entusiaste – magari per far alzare il prezzo dell’ingaggio, non lo sappiamo – d’un tratto passa l’idea che invece lei sia d’accordo, e infatti rimbalzano notizie sulla sua disponibilità.

Il sito Syfy Wire il 15 giugno afferma che quella veloce dichiarazione della Weaver avrebbe generato una reazione in Walter Hill. Credo che in realtà sia stato il sito a contattare la Brandywine per sapere se esistesse realmente un copione di Alien 5, comunque traduco il passaggio interessato:

«Oggi [15 giugno 2020] la compagnia di produzione di Hill ha rivelato a Syfy Wire che non solo il copione esiste, ma che l’ha scritto lui stesso insieme al compagno di sempre, David Giler. E non si tratta di qualche progetto che stava lì a prendere polvere che ora si è deciso di riesumare: l’ultima stesura del copione è datata marzo di quest’anno.»

Quindi l’ufficio stampa della Brandywine ha rivelato queste scottanti novità al giornalista Josh Weiss, e solo a lui, invece di rilasciare un comunicato ufficiale. Sicuramente Weiss avrà riportato tutto in maniera esatta, ma se avesse capito male? Come facciamo a sapere cosa esattamente gli è stato detto?
Dall’ufficio stampa poi si sale fino a Walter Hill in persona, che parlando con Weiss così gli dice:

«Sigourney è da sempre troppo modesta riguardo la sua capacità di tirar fuori un’idea che te la faccia fare nei pantaloni, che prenda a calci un nuovo xenomorfo e ti porti a riflettere sia sull’universo della saga che sul destino del personaggio di Ripley.»

Queste parole criptiche Hill le avrebbe dette solo a Weiss: per me lo stava prendendo in giro…
Comunque la Brandywine ha mandato al giornalista una foto in esclusiva dei copioni: che siano veri, lo sanno solo loro.

Copione di “Alien V” inviato personalmente a Syfy Wire

Come si vede, la data è del 13 marzo 2020 e la sceneggiatura – depositata al sindacato WGA – è firmata da Hill e Giler, con due frasi di lancio in alto:

«Nello spazio nessuno può sentirti gridare.
Nello spazio nessuno può sentirti sognare.»

In passo una citazione di Edgar Allan Poe, due versi dal poema A Dream Within a Dream (1849):

All that we see or seem
Is but a dream within a dream.

«Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro a un sogno»
(traduzione di Tommaso Pisanti, Newton Compton 1990)

Infine una frase attribuita a William Tecumseh Sherman ma senza particolare sicurezza:

War is hell.

«La guerra è l’inferno.»

Scrivere un copione non vuol dire niente, di sceneggiature mai diventate film sono pieni tutti i cassetti delle case produttrici di Hollywood. Però mi piace pensare che dopo la follia squinternata di Alien: Covenant (2017) Walter Hill abbia pensato che era venuto il momento di pensarci lui, ad Alien: di sicuro non potrà fare di peggio.

L.

– Ultimi “retroscena”:

[1998] Making of Alien Resurrection

Una videocassetta magicamente apparsa anni fa nella mia collezione

Tempo fa, riordinando la collezione aliena, dal nulla è sbucata fuori una VHS con un documentario unico, mai inserito in alcun cofanetto successivo e addirittura assente in IMDb: il mio cuoricino alieno ha saltato un battito.

Sicuramente l’avrò preso su eBay in un qualche momento, ma onestamente non ne ho memoria: mi piace pensare si sia materializzato da solo sul mio scaffale!

Un documentario, due titoli

Al contrario della featurette di quattro minuti presente nel DVD dell’anno dopo, questo documentario – che in copertina riporta il titolo Making of Alien Resurrection ma poi all’interno recita Alien Resurrection: Behind the Scenes – è un video di 25 minuti (preceduto da ben cinque minuti di trailer del Titanic di James Cameron!) girato espressamente dalla Fox negli studi della Amalgamated di Gillis e Woodruff jr., con tutti i pupazzi e mostri del film a fare da contorno al conduttore. Che per l’occasione è – rullo di tamburi – niente meno che quella faccia da pirata di Ron Perlman e le sue irresistibili espressioni truci!

Come si fa a resistere a Ron Perlman e alla sua faccia da schiaffi? È lui che ci guida nelle varie sezioni del documentario prodotto e diretto da Thomas Grane e Vic Davis, che pur nella sua brevità affronta un mare di temi e mostra un sacco di riprese di scena, dove la parte del leone la fa ovviamente la grande ed impegnativa scena subacquea.

Quello che mi ha commosso è che le tante interviste agli attori sono tutte doppiate… dagli stessi doppiatori del film! Anche alcune scene vengono mostrate in italiano e sono abbastanza sicuro che siano state ridoppiate per l’occasione: un’attenzione che ormai non mi aspetto più dai film, figurarsi poi dalla Fox!

Ecco la parata di attori intervistati, ovviamente per pochi secondi data la brevità del video.

C’è poi l’apparato tecnico…

… e il triste e sconsolato Joss Whedon, che però non fa parola del giuramento di non lavorare mai più a produzioni come questa.

Povero Joss Whedon…

E i padroni di casa delle riprese? Ci sono anche loro, autentici padrini dei film alieni.

Un gioiello prezioso che mi chiedo perché mai non sia stato recuperato in opere antologiche successive.

L.

– Ultimi post simili:

Alec Gillis ricorda ancora “Alien 3” (2019)

Il 3 novembre 2019 sul proprio profilo instagram Alec Gillis è tornato a postare alcuni ricordi dalla lavorazione del film Alien 3 (1992), continuando a regalarci perle preziose.


«Ho appena ritrovato un pacco di 25 foto provenienti da H.R. Giger. Durante la produzione di Alien 3 l’artista svizzero e il suo scultore Conny De Fries hanno creato un modello dello xenomorfo a Zurigo. La produzione non pensava fosse il caso di trasportare la scultura fino ai Pinewood Studios, fuori Londra, così Giger ci mandò queste foto.»

Foto di una scultura di Giger per Alien 3

«Potete vedere una nota di Conny e l’indirizzo del produttore a Pinewood. È molto bello ritrovarlo negli archivi.»

Nota dello scultore di Giger, Conny De Fries


L.

– Ultimi post simili:

Memory: The Origins of Alien (2019)

Grazie ai miei angeli custodi già da luglio sono stato informato dell’esistenza del documentario Memory: The Origins of Alien (2019) di Alexandre O. Philippe, che in questi giorni ho finalmente potuto vedere grazie all’uscita dei sottotitoli. (Il mio inglese parlato è troppo carente per affrontare un’opera documentaristica.)
Il film sarà proiettato in Italia a fine mese, all’interno del Trieste Film Festival (non è chiaro se doppiato o con i sottotitoli) e in attesa di una eventuale futura distribuzione nostrana sono già disponibili il DVD e il Blu-ray americani, a prezzi certo non concorrenziali.

Un modo per spillare altri soldi dopo 40 anni!

C’era bisogno di un nuovo documentario su Alien? Cosa rimaneva da dire che in questi quarant’anni non è stato detto? Sicuramente le scene dell’epoca che riguardano le riprese del chestburster – l’unica scena sempre ricordata del film, segno che del resto non c’è molto da dire – sono belle, così come le foto e le interviste di chi all’epoca lavorò sul set. Visto però che non dicono altro se non quanto già detto nei contenuti speciali dei film… Ah, ecco, spetta che ho capito: essendo i contenuti speciali dei film alieni in pratica scomparsi con l’avvento del Blu-ray, è in fondo un modo per far conoscere ai gggiovani quei “dietro le quinte” che ormai sono appannaggio dei collezionisti.

Perfetto simbolo di Alien (???)

Tre vecchie che digrignano i denti: qusto è il simbolo di Alien, almeno nella mente confusa del regista-autore. L’idea di iniziare così il film sembra essere spiegata molto più avanti, quando il delirio totale porta a tirare in ballo le Furie della mitologia greca: cosa c’entrino, lo sa solo il regista e non lo dice a nessuno. Forse che la creatura del film la si vede come una versione moderna delle Furie greche? Non viene detto, come in pratica non viene detto gran che in generale. Se non il già noto e mitologia varia.

Uno dei rari testimoni dell’epoca intervistati

Sono intervistati giornalisti, critici, cineasti, tutta gente le cui opinioni vale quanto l’ultimo degli spettatori ma non si sa perché loro stanno là, a parlare di opinioni spacciate per informazioni. Mi spiego con un esempio. Se intervistano il direttore della fotografia dell’epoca e dice che ha usato (invento) il seppia come colore di base, è un’informazione. Se intervistano il tizio che scrive per “Andiamo al cinema con tua sorella” e dice che la fotografia aveva il seppia come colore di base, è un’opinione, a meno che questi non spieghi dove abbia trovato questa informazione.
Per fortuna ogni tanto si sbagliano e nel documentario intervistano qualcuno che all’epoca era davvero coinvolto nel film, ma la maggior parte di ciò che sentiamo sono chiacchiere da bar.

Altri intervistati sparsi

A sorpresa sbuca fuori Tom Skerritt, che in questi decenni molto raramente ha raccontato la sua esperienza sul set. Invece Veronica Cartwright non fa che ripetere quanto già detto nelle interviste dell’epoca: almeno è coerente.
Tutti gli altri attori sono assenti, e anche loro sono coerenti: nessuno di loro sembra interessato a parlare del film da quarant’anni, Sigourney Weaver in testa, le cui interviste a tema Alien si contano sulle dita di una mano. (Posso capire il secondo, che ha odiato ed ostacolato con ogni modo, ma perché questo totale silenzio sul primo film?)

Curiosa lista di idee copiate per il film, ma non si sa chi l’abbia stilata

Grande sopresa è l’apparizione di Roger Corman, che mai in questi quarant’anni ha speso una singola parola per rispondere all’annosa domanda: ma O’Bannon e Shusett gliel’hanno davvero proposto Alien?

«La prima volta che ho visto il copione di Alien era una sua precedente versione, fornitami da Dan O’Bannon, e ricordo che il titolo era Star Beast. Mi piacque quel copione e volevo farlo, ma dissi a Dan che avrebbe richiesto un budget superiore a quanto io fossi in grado di provvedere: perché non provava a venderlo ad altri? Se non ci fosse riuscito, sarebbe tornato da me e io l’avrei comprato e girato.»

La dichiarazione collima perfettamente con il racconto che Shusett ha rilasciato nel 2003 – all’interno di quei documentari mille volte migliori contenuti nello splendido cofanetto “Alien Quadrilogy” – e questo me la fa puzzare ancora di più. Possibile che dopo quarant’anni di totale e sigillato silenzio, il 93enne Corman abbia una memoria così precisa? Perché proprio ora ha preso la parola per pochi secondi giusto per confermare quanto da anni va raccontando Shusett? Mistero…

Walter Hill regista: sogno proibito!

La moglie di O’Bannon, in pratica co-protagonista del documentario, legge una lettera datata 1° luglio 1977, inviata da Dan ad H.R. Giger su carta intestata della Brandywine.

«Caro Giger, questa settimana mi sono trasferito negli uffici della Brandywine Productions dove stiamo iniziando a prendere decisioni concettuali [design decisions] per il nostro film. I produttori (Gordon Carroll e David Giler) e il regista (Walter Hill) sono eccitati come me per la possibilità di apporre il tuo stile unico al nostro film.»

Quello che la donna non legge in video lo si può vedere nelle riprese della lettera: Dan ricorda bene che Giger è rimasto scottato con Dune, per cui non ha guadagnato un centesimo, quindi specifica che stavolta non dovrà fare alcun lavoro senza un qualche tipo di pagamento anticipato. Come dire, “soldi in bocca”.
Poi si lancia in un programma in più punti, il cui succo è che una volta che Giger abbia letto le descrizioni di ciò che la produzione vuole, faccia sapere quanto sarà il costo per dei dipinti: se «accettiamo» (quindi la Brandywine e O’Bannon giudicheranno), l’artista riceverà un assegno di mille dollari come anticipo su futuri pagamenti. La moglie di Dan specifica che la Brandywine non ha voluto inviare quei mille dollari, così ha dovuto sborsarli O’Bannon di tasca propria. Ecco perché sui dipinti di Giger c’è scritto “O’Bannon’s Alien”.

Meno male che O’Bannon c’è!

D’un tratto il documentario si trasforma in atto d’odio. Ian Nathan, autore di Alien Vault. The Definitive Story Behind the Film (2011) addirittura dice che Gordon Carroll ha licenziato Giger. Gli fa eco il conduttore televisivo Ben Mankiewicz (che non si sa che diamine ci faccia lì) e dice che all’improvviso Wlater Hill avverte la Fox che non vuole più fare il film, come un bambino capriccioso: non ha mai creduto nel progetto e se ne va a girare I guerrieri della palude silenziosa: «Non un brutto film… ma non è Alien». Se ti sente Cassidy…

Che prove hanno ’sti tizi per fare affermazioni così gravi? Dove sono le fonti che hanno usato per una ricostruzione così faziosa? Perché il documentarista invece di pensare alle tre vecchie nude non è andato da Walter Hill (l’unico rimasto vivo della Brandywine) e ha chiesto la sua versione dei fatti?
No, meglio mostrare le letterine di scuola di Dan O’Bannon…

Ci si diverte a bestia, sul set

L’impianto documentaristico ha lo stesso valore di chiacchiere da bar, ma di sicuro i filmati d’epoca sono molto belli. Molto ampia la sezione dedicata a Roger Dicken che muove il chestburster attraverso il petto di John Hurt, nella celebre scena del pasto. Forse quelle scene sono inedite, ma non ci giurerei: nel documentario di tre ore che accompagna l’Alien di “Alien Quadrilogy” è facile che ce ne siano ampi brani. Nel caso, è gisuto per quelle scene che vale la visione del film.

In effetti, però, il vero momento alto del film arriva verso la fine. Misteriosamente Ridley Scott non è stato intervistato dal vivo, sebbene sia uno dei principali cantori dell’Alien immaginario che vive nella sua testa, quindi vengono mostrati filmati d’archivio provenienti da varie epoche. Il migliore di tutti è quello in cui ad un giornalista Scott racconta di apprezzare profondamente Giger e la sua opera, che ha conosciuto nel volume «Necro…» silenzio, poi qualcuno dietro l’obiettivo gli suggerisce il resto. «Necro… nomicon». Pronunciato balbettando e con un’espressione come a dire “Ma che roba è?”
Scott ama così tanto quell’opera che non sa neanche pronunciarla!

Due guerrieri spirituali inadatti per il violento mondo del cinema

Memory non è un documentario su Alien, è un omaggio alle leggende nate nel frattempo, molto più seguite del film stesso.

Chiudo con una curiosità. Alcune giovani professioniste vengono chiamate a raccontare di quanto Alien sia basato sul senso di colpa di una società patriarcale, per cui il simbolico fallo che fuoriesce dalla bocca aliena sodomizza i personaggi e il facehugger ne ingravidi uno. Il trattamento cioè riservato alle donne viene ribaltato e il maschio oppressivo viene ripagato con la stessa moneta.
Per carità, in un’opera ognuno può vederci ciò che vuole – e l’aspetto sessuale del film è dal 1979 che viene analizzato – ma la parte interessante è che tutto questo trova l’apice in un personaggio di donna forte totalmente inedito per l’epoca, che non trova simili ancora oggi. Parte l’omelia per Ripley e per la grandiosità del personaggio, che ovviamente mi trova d’accordo. Ma…

… Ma Ripley è un personaggio creato da Walter Hill, autore che nel documentario viene citato solo per dire che ha fatto i capricci e non ha voluto girare il film. Ecco perché distinguo un documentario che fornisca informazioni da uno che fornisca vuote opinioni.

L.

– Ultimi post simili:

Alec Gillis ricorda “Alien 3” (2019)

Bozzetto di facehugger disegnato da Alec Gillis nel 1990 per Alien 3

Ieri, 20 ottobre 2019, sul proprio profilo instagram Alec Gillis ha postato un paio di suoi bozzetti disegnati nel 1990 per il film Alien 3 (1992), e ci regala un memoriale proveniente da quell’esperienza.


«Per via dei dei problemi di sceneggiatura la pre-produzione si allungò a dismisura, anche rispetto ai tempi attuali. H.R. Giger partecipata da Zurigo ma a me e Tom Woodruff jr. venne chiesto di preparare dei bozzetti. In seguito, questo rovinò i sentimenti che Giger provava verso di noi, ed è stato un peccato.

Anche in Aliens, a cui Giger non ha partecipato, noi ci consideravamo dei custodi degli incredibili disegni che lui aveva creato, ma allo stesso tempo quando un regista ti chiede di buttare giù qualche idea lo fai, essendo un professionista.

Per il film abbiamo richiesto il credito “Alien FX designed by”, mentre Giger ha ricevuto quello di “Original Alien designed by”, per rendere chiaro che non stavamo cercando di sminuire il brillante lavoro dell’artista.

Giger ha avuto problemi con la Fox, ben documentati, ed io sospetto che ci ritenesse parte di quei problemi: non puoi controllare le reazioni della gente, a volte è meglio farsene una ragione e andare avanti.»

Bozzetto di alien dog disegnato da Alec Gillis nel 1990 per Alien 3


L.

– Ultimi post simili:

Hicks scopre di essere morto!

Nello speciale “Pre-Production III” presente nel cofanetto “Alien Quadrilogy” – il prodotto home video migliore mai apparso nell’universo alieno – ad un certo punto Michael Biehn racconta il modo incredibile in cui è venuto a conoscenza del destino del suo personaggio.

Il cofanetto è del 2003 quindi l’intervista dovrebbe risalire all’incirca a quella data, mentre gli eventi raccontati si rifanno ad un periodo in cui l’attore sta girando un film “innominato” con Raffaella De Laurentiis, e non può essere altro che Colpo doppio (Timebomb): uscito nelle sale americane nel maggio 1991, dovrebbe dunque risalire almeno all’inizio di quell’anno la scoperta di Biehn del destino di Hicks.

Trascrivo i sottotitoli del DVD sistemando un po’ la traduzione, rendendola più fedele a quel che dice l’attore.


Raffaella De Laurentiis, per cui stavo girando un film, uno di cui non farò il titolo, era stata in visita ai Pinewood Studios. Mi disse che aveva visto il mio personaggio Hicks… un pupazzo con le mie sembianze sdraiato a terra con il torace aperto, come se un alieno fosse uscito dal mio corpo.

Io dissi: «Oh! Molto interessante.»

Il “cadavere” di Hicks

Chiamai il mio agente, Ed Limato, e gli dissi: «Ed, che cazzo, amico! [What the fuck, man!] Un conto è non essere nel cast, ben altra cosa è avere un alieno che mi esce dal torace, e bla bla bla. Col cazzo [no fucking way] che possono farlo, vero?»

E lui disse: «No, quella è la tua immagine [likeness], non possono farlo.» Così li chiamò, e disse… [fa un gesto con la mano come a dire “no”.] Non so a che punto fossero, ma disse loro che non potevano farlo, altrimenti gli avremmo fatto causa.

All’inizio dissero: «Non potremmo pagare a Michael i diritti? Gli daremo un tot di soldi.» Io dissi: «Non m’interessa quanti soldi avete…» Ero proprio stupido, all’epoca. «Non m’interessa quanti soldi avete: quell’alieno non uscirà dal mio torace.» E questo fu tutto.

Un paio di mesi dopo ci chiamarono per dirci che volevano usare una mia fotografia. Io dissi: «Ora potete pagarmi.» [ride] E così fecero.

Per quella foto presi quasi la stessa cifra che avevo guadagnato facendo il primo film, quindi sotto certi aspetti quell’episodio influì. Ma il tutto si svolse un po’ a denti stretti. Loro dissero: «Be’… e va bene, ti paghiamo.» E io: «Mi dovete dare di più», e fu tutto un tira e molla. C’era tensione.

Se avessi saputo quanta strada avrebbe fatto David Fincher, gli avrei detto: «Fa’ come vuoi, basta che mi chiami per uno dei tuoi prossimi film.»

L’espressione di Biehn quando ha scoperto il destino di Hicks


L.

– Ultimi backstage:

– Ultime interviste:

Syd Mead ricorda la Sulaco

Traduco una breve intervista che il sito James Cameron on line ha dedicato a Syd Mead, in data purtroppo ignota.


Syd Mead è uno dei più apprezzati concept designer del nostro tempo, essendo stato responsabile di molti progetti, dai film ai giocattoli. Fra i suoi lavori ci sono concept per Blade Runner, Tron, Aliens e 2010, film di fantascienza che hanno ispirato moltissimi artisti visivi.

JamesCameronOnline.com ha avuto il grande piacere di condurre un veloce “domanda e risposta” con Mead, focalizzandosi sul suo lavoro per Aliens. Ha disegnato l’intera anve USS Sulaco, sia i suoi interni che il suo esterno, ed anche la dropship e l’APC.

Hai lavorato con grandi classici della fantascienza, ma sei anche fan del genere in cui maggiormente sei stato coinvolto?

Ho sempre disegnato astronavi, sin da piccolo. Al liceo ho scritto un racconto su un eroe che intercettava una strana astronave gigante nell’orbita di Marte. Quando avevo quattro o cinque anni mio padre mi leggeva le storie di Flash Gordon e Buck Rogers: ed era un ministro battista! Quand’ero studente a Colorado Springs ho incontrato Robert Heinlein nella sua casa di Broadmoor. Ho letto Asimov e vari altri autori di fantascienza molto prima di iniziare a lavorare nel cinema.

Prima di lavorare ad “Aliens” eri fan o conoscevi il primo “Alien”?

Ero un suo grandissimo estimatore. Ridley Scott ha infranto tutti i luoghi comuni su ciò che consideravamo “veicolo spaziale”, con la sua Nostromo. Non so chi l’abbia disegnata, ma ovviamente l’ha fatto con l’approvazione di Ridley [in realtà è stata scelta a caso fra i bozzetti di Ron Cobb. Nota estrusca]: il design era dinamite, completamente differente dal solito. Gli interni, gocciolanti d’umidità, il gioco delle indennità di rischio tra due membri dell’equipaggio… grande sceneggiatura e brillante regia.

Quando hai iniziato ad abbozzare la Sulaco, ti sei attenuto allo stile del primo film?

Non del tutto. Ho ricevuto tramite corriere uno scritto di Cameron mentre ero un giudice di Miss Universo, in Florida. Mi sono attenuto alla descrizione scritta, che parlava di «una foresta di antenne che entra in scena dalla sinistra». All’inizio ho disegnato una nave a forma sferica, poi Cameron mi ha corretto commentando che quel modello doveva passare davanti all’obiettivo senza perdere la messa a fuoco. Buttò giù lo schizzo di uno specie di sottomarino, lungo e piatto. Seguii questo indizio ed uscì fuori la Sulaco. Il mio disegno per la nave è diventato quello visto nel film, senza alcuna modifica.

Ti ha dato fastidio che Cameron ti abbia dato indicazioni così precise, in qualche modo limitando la tua creatività? O semplicemente è stato utile avere un’idea già pronta?

Era una delizia lavorare con Cameron. All’epoca aveva una casa a Mulholland Drive ed era sposato con Gale Ann Hurd [co-produttrice di Aliens. Nota etrusca]. I suoi disegni furono di grande aiuto. Ridley, per esempio, quando lavoravo a Blade Runner faceva continuamente schizzi alla Moebius che mi erano enormemente d’aiuto, nel creare scene fra le strade, e permetteva alle mie proposte di arrivare fino a Lawrence Paull [art director del film. Nota etrusca] praticamente immutate.

Cameron ha dato indicazioni precise sugli interni della Sulaco?

Non che io ricordi. Per esempio ridimensionai le sezioni trasversali e longitudinali della nave, stabilendo la forma dell’area di attracco così come poi è stata costruita nel più grande dei teatri di posa dei Pinewood Studios.

Gli altri interni sono stati concepiti seguendo i canoni della marina militare: tutto era chiuso a chiave, girevole, ecc. La sezione del sonno criogenico e i bagni con docce semplicemente seguivano la logica del design industriale: adattando il disegno alla funzione. Feci anche dei disegni per spiegare come si aprissero le cabine per il crio-sonno: anche quel disegno andò in produzione senza alcuna modifica.

Il cofanetto Alien Quadrilgy suggerisce che il disegno dell Sulaco simolizzi ed abbia forti reminiscenze del fucile ad impulsi visto nel film. Sei d’accordo? Era intenzionale?

Non l’ho mai sentito prima. Ho concepito la Sulaco come un cargo per viaggi interplanetari pesamentemente corazzato, con un sacco di porte, una gru e un’implementazione di materiale militare nell’ottica di una configurazione funzionale sia per la guida che per la cura del corpo. Forse la teoria è nata dai “fucili” ai due lati dello scafo.

Secondo te la Sulaco è più cargo o più nave da guerra?

Come ho già detto prima, un cargo adibito a missini di supporto.

Ringraziamo di cuore Syd Mead per le sue risposte e gli auguriamo buona fortuna per tutti i suoi progetti.


L.

– Ultimi post simili:

The Predator DVD (2019) Deleted Scenes

Dopo essermi rivisto l’orribile film di Shane Black, disprezzandolo molto di più rispetto alla prima volta, sono ovviamente volato alla sezione più attesa del DVD: le scene tagliate.
Non escludo che magari la Fox tirerà fuori una qualche versione digitale più estesa, per ora mi limito a recensire l’edizione base: un DVD pezzente e morto di fame che però ha voluto € 14,90 lo stesso…

Cominciamo dalla prima scena, Traeger meets McKenna, una scenetta di 1,34 minuti che ci spiega come il protagonista McKenna (Boyd Holbrook) sia stato arrestato dall’agente CIA Traeger (Sterling K. Brown) subito dopo essere uscito dalla cantina, ad inizio film.

Trager, agente CIA, nome in codice: Denti belli


In Lynch goes shopping abbiamo un’altra minuscola scenetta, 1,41 minuti, in cui uno degli straordinariamente inutili ed anonimi personaggi della storia  – Lynch (Alfie Allen) – fa un giochetto di carte ad una tizia. Sarei tentato di dire che era giusto tagliare questa scena, ma in realtà è perfettamente in linea con il film: anonimo e fastidioso.

Mi chiamano Asso… perché ti faccio il masso!


Con Surveying the House si cresce addirittura a 1,59 minuti e assistiamo al momento in cui Traeger entra in casa della ex moglie di McKenna per cercare suo figlio.

Dipartimento Brutti Film: cerchiamo Shane Black


Chiudiamo questa Sagra della Inutilità con Nettles’ Outtakes, un montaggio della durata di 1,15 minuti dedicato all’attore Augusto Aguilera che non riesce ad interpretare una scena del suo stupido personaggio Nettles: lo capisco, nessuno vorrebbe farlo!

La voglia trascinante di recitare in questa scena…


Spero di cuore che la pezzenteria di questo DVD sia dovuta al fatto che stanno preparando l’edizione Deluxe piena di speciali…

L.

– Ultimi post simili:

Alec Gillis ricorda l’Alien Runner (2019)

Il 19 gennaio 2019 sul proprio profilo instagram il mago degli effetti speciali Alec Gillis ha postato alcune foto (che riporto di seguito) con questa descrizione:

Nel 1991 la ADI ha creato gli effetti speciali del mostro di Alien 3. Cresciuto in un bue, abbiamo pensato che potesse essere uno xenomorfo quadrupede e quindi molto veloce. Nell’èra pre-CGI, David Fincher era affascinato dall’idea di un burattino ripreso ad alta velocità e poi sovrapposto sul girato. Ecco alcune immagini della meravigliosa scultura in scala 1:3 creata da Christopher Cunningham e dipinta da Gino Acevedo.

L’ultima immagine è il costume che abbiamo fatto per farlo indossare a Tom Woodruff jr. Potete vedere che ci siamo presi delle licenze e quindi non preoccupatevi troppo delle differenze di proporzione fra le due creature. Il modellino si è visto nei campi larghi mentre il costume nei primi piani.


L.

– Ultimi post simili: