[2000-08] Resurrection su “Playstation Magazine” 61

Sul numero 61 (agosto 2000) della rivista specialistica britannica “Official UK PlayStation Magazine” appare un lungo articolo dedicato al videogioco tratto dal film Alien Resurrection (1997) di Jean-Pierre Jeunet.

Il testo di Andy Lowe ci spiega che da tre anni il videogioco che doveva uscire insieme al film sta vivendo un development hell, espressione usata per indicare non solo una gestazione artistica problematica ma anche una serie di costose rielaborazioni, come per esempio una completa revisione del gioco in questione. Però la casa Argonaut Software promette che «il gioco è quasi pronto, ed è destinato a diventare un classico»: non mi intendo dell’universo videoludico, ma dubito sia andata così.

Il giornalista ludico racconta di essere stato nello studio londinese della Argonaut dove ha provato una versione demo del gioco coadiuvato dallo sviluppatore Paul Crocker, finendo velocemente vittima di un facehugger.
Il produttore Erik Larson gli assicura che il videogioco avrà atmosfere a metà strada tra l’Alien di Scott e l’Aliens di Cameron perché – dice – «la gente vuole qualcosa con più strategia».

Il giornalista ci ricorda che quando la Argonaut ha ottenuto la licenza del quarto film alieno, nel 1997, era appena uscito Alien Trilogy della Acclaim, che (secondo lui) non aveva buoni disegni ma era un decente spara-tutto in soggettiva che ha conquistato la sua fetta di mercato. L’idea della Argonaut era fare qualcosa di diverso, con un’avventura in terza persona. Paul Crocker infatti afferma che Alien Trilogy non era spaventoso, a livello di atmosfera, «non avevi paura di ciò che poteva esserci dietro l’angolo. […] Siamo giunti all’idea che era uno spreco avere una licenza di Alien senza spaventare le persone».

Sfruttando un’invidiabile rapporto stretto con la produzione Fox, la squadra della Argonaut si è presentata sul set del film in lavorazione e nelle pause ha registrato espressioni e versi dei vari attori. La prima versione del gioco, infatti, prevedeva un’avventura alla Tomb Raider (lo specifica il giornalista) di tredici livelli che il giocatore poteva affrontare scegliendo fra i cinque personaggi protagonisti del film. Mica male!

Nel settembre 1999 il gioco viene dato completo all’85% quando la Argonaut decide di ignorare i focus group, ha un piccolo screzio con la Fox (di cui non ci viene specificata la natura) e d’un tratto torna all’avventura in prima persona, togliendo molti degli elementi d’azione per tornare ad un’atmosfera più “paurosa”. Rimangono così dieci livelli con 79 sotto-livelli, in stile Doom (specifica Lowe). «È un survival horror, ma in prima persona», ammette il produttore Larson.

Ecco le pagine della rivista dedicate ad Alien Resurrection.


L.

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2 pensieri su “[2000-08] Resurrection su “Playstation Magazine” 61

  1. Alien Trilogy è nettamente migliore di Alien Resurrection. I controlli di quest’ultimo sono alquanto macchinosi. Alien Trilogy è fluido e come FPS svolge il suo compito egregiamente. Pure vero che AT è uno dei primi FPS su PS1, una grossa novità per le console. Non mi trovo d’accordo con Argonaut: AT riesce a trasmettere il senso di inquietudine e ansia. È la sua caratteristica distintiva rispetto a un qualsiasi clone di Doom.
    Quando è stato pubblicato AR, era lecito attendersi qualcosa di meglio. Delude per ciò che poteva essere e di fatto per problemi di sviluppo non lo è stato.

    Piace a 1 persona

    • Immagino che dovendo pubblicizzare il proprio prodotto il tizio dell’Argonaut cercasse di sminuire i prodotti concorrenti. L’ho visto fare anche ai registi di saghe: “gli episodi prima del mio erano deboli, vedrete il mio quanto sarà gagliardo” e poi era debole esattamente come gli altri 😀
      Certo che uscire tre anni dopo il film, per di più un film che non ha avuto molto successo (ad essere ottimisti), non è stato d’aiuto alla riuscita del videogioco, così come l’essere in pratica uscito a ridosso dell'”Alien vs Predator” della Sierra, decisamente più giocabile (visto che ci riuscivo anch’io!).

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