[2006-03] Predator: Forever Midnight

Cover di Stephen Youll

Grazie ad Amazon Usato nel corso degli anni ho potuto comprare dall’America alcuni preziosissimi, introvabili e costosissimi romanzi originali della Dark Horse a prezzi bassissimi, forse perché i volumi non sono in condizioni perfette sebbene più che ottime. Questo mi ha permesso di leggere quei romanzi di Predator che per motivi ignoti e incomprensibili la Titan Books non ha ristampato in raccolte digitali omnibus, come invece ha fatto per quelli alieni.

Mi sono gustato dunque Predator: Forever Midnight (2006) di John Shirley.


Indice:


La trama in breve

Anno 2117. L’umanità ha conquistato le stelle usando la retro-tecnologia aliena per esplorare lo spazio. Per un centinaio di anni i sadici cacciatori Predator non sono stati altro che un lontano ricordo; per un centinaio di anni siamo stati al sicuro. Ora però tutto cambia.

Il pianeta-foresta chiamato Midnight, per il suo quasi eterno stato di crepuscolo, è abitato da un migliaio di coloni, esploratori che stanno costruendo un nuovo mondo paradisiaco. Ma non sono soli: i Predator li osservano da tempo, e quando escono allo scoperto iniziando la loro caccia all’umano… la battaglia per la sopravvivenza ha inizio.


L’autore

John Shirley (classe 1953) è un autore pluri-premiato che ha scritto in ogni genere narrativo. È stato fra gli scrittori che hanno lanciato il genere cyberpunk, insieme a William Gibson, Rudy Rucker e Bruce Sterling.
Ha scritto per cinema e TV, ma anche trasformato sceneggiature di altri in romanzi. È anche apprezzato autore di canzoni.

Solo una piccola parte dei suoi lavori ha conosciuto una traduzione italiana.

Romanzi usciti in Italia:

Clicca qui per vedere i titoli
  • Transmaniacon (1979) – “Urania” Mondadori n. 834 (4 maggio 1980), traduzione di Laura Serra
  • Il rock della città vivente (City Come A-Walkin’, 1980) – “Urania” Mondadori n. 902 (4 ottobre 1981), traduzione di Vittorio Curtoni
    ristampato come La musica della città vivente, “Classici Urania” Mondadori n.  228 (marzo 1996)
  • Lo Specialista (The Specialist 1: A Talent for Revenge, 1984) – “Il Romanzo Giallo” Garden n. 18 (novembre 1986), traduzione di Lucio Mori (pubblicato con lo pseudonimo John Cutter)
  • Colpisci duro, Sullivan! (The Specialist 2:  Manhattan Revenge, 1984) – “Il Romanzo Giallo” Garden n. 37 (ottobre 1987), traduzione di Marika Boni Grandi (pubblicato con lo pseudonimo John Cutter)
  • Eclipse (Eclipse, 1985) – “Urania” Mondadori n. 1255 (16 aprile 1995), traduzione di Maurizio Carita
  • Azione al crepuscolo (Eclipse Penumbra, 1988) – “Urania” Mondadori n. 1276 (4 febbraio 1996), traduazione di Maurizio Carita
  • La maschera sul sole (Eclipse Corona, 1990) – “Urania” Mondadori n. 1290 (18 agosto 1996), traduazione di Maurizio Carita
  • Il nuovo noir [antologia] (New Noir, 1986) – “Corpi Radicali” ShaKe n. 3 (1997), traduzione di Fabio Zucchella
  • L’era dei miracoli (Silicon Embrace, 1996) – “Narrativa” Nord n. 114 (1998), traduzione di Vittorio Curtoni
  • Il cuore esploso. Antologia di fantascienza punk (The Exploded Heart, 1986) – “Cyberpunkline” ShaKe n. 17 (2000), traduzione di Giancarlo Carlotti e Andrea Tuveri
    ristampato come Cuore Punk. Racconti di fantascienza estrema dalla stessa casa nel 2009
  • Creature dell’inframondo (And the Angel with Television Eyes, 2001) – “Urania” Mondadori n. 1499 (giugno 2005), traduzione di Silvia Castoldi
  • Doom [novelization] (id., 2005) – “Urania Horror” Mondadori n. 31 (febbraio 2007), traduzione di Marcello Jatosti
  • Bioshock. Rapture [prequel del videogioco] (Bioshock: Rapture, 2011) – Multiplayer.it 2012, traduzione di Leonardo Fedi
  • Resident Evil: Retribution [novelization] (id., 2012) – Multiplayer.it 2012, traduzione di Michele Deriu
  • Borderlands 1. Il caduto [dal videogioco] (Borderlands 1: The Fallen, 2011) – Multiplayer.it 2012, traduzione di #
  • Borderlands 2. La conquista impossibile [dal videogioco] (Borderlands 2: Unconquered, 2012) – Multiplayer.it 2012, traduzione di #
  • Borderlands 3. Gunsight [dal videogioco] (Borderlands 3: Gunsight, 2013) – Multiplayer.it 2014, traduzione di #
  • Halo: Broken Circle [dal videogioco] (Halo 13. Broken Circle, 2014) – Multiplayer.it 2016, traduzione di Francesca Noto

La premessa dell’autore

Iniziare un romanzo premettendo un’assurda ovvietà è un gran brutto modo di predisporre il lettore, e non me l’aspettavo da uno storico professionista come Shirley. Questi infatti premette una nota in cui ci spiega che essendo la vicenda ambientata cento anni avanti nel futuro… avrebbe dovuto usare una lingua diversa. Preoccupato che un inglese futuro, inventato da lui, potesse risultare difficile per i lettori – perché in effetti c’era questo pericolo – l’autore ha avuto la geniale idea di scrivere il suo romanzo in una lingua comprensibile: davvero una scelta coraggiosa, per un romanziere, farsi capire dai suoi lettori…

Mi sfugge il bisogno di scrivere una tale buffonata in una premessa, venendo poi da uno scrittore professionista appartenente a un Paese che da più di un secolo sforna centinaia di storie ambientate nel futuro dove tutti parlano la lingua di oggi, senza che qualcuno si sia dato pena di chiedersi se fosse “futuristicamente accurato”. In fondo serve davvero una persona fuori di testa per pensare che una storia futura debba usare una lingua futura, cioè inventata dall’autore: che bello sarebbe stato un romanzo con dialoghi del tipo «Spranghisaturadita acht usrwara adfai!» Nel futuro, secondo me, parleranno così…

Iniziamo male, John Shirley, iniziamo molto male. (Ma in fondo nel suo successivo Aliens: Steel Egg l’autore ha adottato la stessa tecnica, cioè una premessa che maldisponesse subito il lettore.)


La storia

Prologo

Ah perché, c’è anche il Prologo? Si vede che Shirley la sta prendendo larga prima di iniziare.

L’autore ci porta indietro al 5 dicembre 1804 (per fortuna usando la lingua di oggi, anche se sono sicuro avrebbe voluto scrivere in un dialetto dell’epoca) quando Lucius Broagham sta correndo a perdifiato nella giungla. Non in una giungla terrestre.

L’uomo insieme ad altri è stato rapito da strane creature, imprigionato in gabbie di ferro in navi volanti e ora si ritrova in questa terra aliena, e anche se i rapitori hanno lasciato loro le armi è chiaro che sono un nemico sovrastante, impossibile da battere. E Lucius si chiede quando mai arriverà il giorno in cui tutti questi rapimenti alieni verranno vendicati.


Gli umani

Si inizia, finalmente. La data astrale è il 14 maggio 2117, il luogo: Midnight, pianeta a ventuno anni luce dalla Terra. Le sue molte lune gli impediscono di ruotare, così da essere sempre illuminato (?).

Sta attraccando l’incrociatore di guerra UNISC Lazy Eye agli ordini del comandante Randall Ness, con a bordo sedici soldati (dodici uomini e quattro donne) del corpo degli Orbital Marines. (Che fine hanno fatto i Colonial Marines? Temo che Shirley se ne sbatta altamente dell’universo in cui sta scrivendo e stia inventando un romanzo che nulla ha a che vedere con Alien o Predator.)

Su Midnight Ness si sente a casa, ma c’è di più: la sua ex moglie Elana si è trasferita su questa colonia insieme al loro figlio Derry, e il comandante vorrebbe riallacciare i rapporti anche se la missione ufficiale è proteggere la colonia. Gli Orbital Marines lavorano per la UNISC (United Nations Interstellar Settlement Corps) che l’autore riutilizzerà per il suo romanzo Aliens: Steel Egg (2007).

Proprio mentre stanno per iniziare le operazioni di sbarco sul pianeta, la Lazy Eye viene speronata da una nave misteriosa, che il computer di bordo riconosce come un vecchio cargo (freighter) della Terra però modificato, ma quelli che vengono visti a bordo non sono terrestri: sono umanoidi, sì, ma molto diversi da terrestri. Ness li riconosce, ricorda che una volta ne ha visto uno in foto, però da morto.

Ora ricordo… li chiamano Predator. È un nomignolo, ma è secretato. Fino a pochi anni fa erano noti solo a poche centinaia di persone.

Scopriamo che la UNISC era a conoscenza di questa specie – così come nel successivo romanzo sarà già a conoscenza degli xenomorfi – ma solo ad alte sfere, tanto lo spazio è grande: vuoi che andiamo a sbattere in una loro nave? Ness comunque sa tutto della cultura dei Predator, della caccia e dei trofei, e addirittura sa quale sia la parte di galassia che loro considerano casa propria, quindi mi sembra che la comunicazione ci sia stata eccome, all’interno della UNISC.

L’attacco improvviso di una nave Predator costringe i pochi superstiti della Lazy Eye ad un atterraggio d’emergenza su Midnight, finendo in una giungla. Sarà dura percorrere chissà quante miglia in un territorio ostile e per lo più inesplorato, per raggiungere la colonia umana prima di finire come trofei di caccia per i Predator.


I Predator

Conosciamo il Predator capo-clan Shesh-Kuk, il cui nome nella lingua dei Predator significa “Forte presa”, così chiamato dal suo allevatore. Ora è un maschio ma – ci spiega il romanziere – in altri cicli può diventare femmina, quindi i Predator sono in pratica una razza ermafrodita “a turni”. Va be’…

Tramite uno strumento ovoidale che applica alla testa delle creature originarie di Urth (cioè la “Terra”), Shesh-Kuk riesce a leggere le memorie del cervello. L’apparecchio di lettura mentale (mind-prober) è stato inventato dagli Amengi, una razza di forma scarafoide schiava dei Predator. I quali, questi ultimi, chiamano se stessi Hish-qu-Ten, “Il popolo che conquista territori”. (Proporrei un più semplice “Conquistatori”, o magari… “Predatori”!)

Oltre a leggere i pensieri, lo strumento che Shesh-Kuk applica alla vittima umana, il soldato Mannen, può anche controllarlo come fosse un burattino nelle mani del Predator: infatti viene chiamato Sheh-Mannen, chiaro segno che all’autore non frega niente dell’universo narrativo dei Predator e sta sparando così tante frescacce da far girare la testa.

Shesh-Kuk non sta solo usando l’umano come testa di ponte per penetrare facilmente nella colonia di Mindnight, ma anche perché è stato incaricato dal Gerarca Bel-Cann di testare le potenzialità della razza umana come nuova razza schiava dei Predator.

Già che c’è, Shirley ci regala altre chicche dalla cultura dei Predator, anzi dalla cultura Hish. Ogni anno si svolge il Blood Remembrance Ritual a cui tutti i clan sono tenuti a partecipare, i sottoposti sono eccessivamente sussiegosi con i superiori fino ai limiti del ridicolo e un modo di dire Hish recita «The Pain That Teaches», che tradurrei con qualcosa del tipo “quel dolore che fa crescere”.

Il resto del romanzo è intorbidito dalla descrizione di nuove razze che Shirley si inventa così da non dover ammettere non solo di non conoscere i Predator, ma di non aver il benché minimo interesse a parlare di loro. Con la scusa che i cacciatori spaziali stanno cercando nuove razze da assoggettare, Shirley finisce a parlare di loro, e sommando la sostanziosa parte umana, con un’intera colonia rappresentata alla fin fine da due o tre personaggi, restituisce un risultato ben al di sotto della sufficienza.


Conclusione

Quando a John Shirley è stato proposto di scrivere un romanzo di Alien e uno di Predator, avrebbe dovuto rispondere “no, grazie”, visto che è chiaro non sia minimamente interessato ai personaggi, ma visto che gli autori di universi espansi sono spesso chiamati a scrivere di cose non loro ha accettato. Invece però di informarsi, ha preferito guardarsi il primo film di entrambe le creature e poi andare di fantasia. Nulla di male, in questo, se però poi ne fosse uscita una buona storia.

Forever Midnight inizia con il botto, con i Predator che assaltano a sorpresa una nave umana, poi tutto finisce in un lento e ben poco interessante racconto di personaggi che si muovono per un pianeta alieno, dove per definizione non conosciamo nulla e quindi è un’invenzione dopo l’altra: la creatività di Shirley si espande ovunque… tranne che nell’inventare una storia piacevole con uno scontro fra umani e Predator. Anche perché con tutte le licenze che si prende, questi Hish tutto sembrano tranne che i Predator dei vari film. (Do per scontato che Shirley non sappia nemmeno che esista un universo a fumetti con questi personaggi, malgrado stia lavorando per la Dark Horse.)

Già molto prima della metà la lettura si fa lenta e noiosa, anche perché la trama non vale davvero la fatica. Un’altra grande occasione mancata.

Una curiosità. Il romanzo si apre con un Predator che piomba in una nave umana e comincia ad ammazzare gente, mentre l’autore ci informa dei nomi dei vari soldati uccisi: un sistema (noiosetto) per divertirsi a citare nomi di grandi autori di fantascienza.

L. Brackett, P. Anderson, F. Herbert, R. Silverberg, J.H. Vance, O.S. Card, E. Smith, J. Pournelle, L. Niven, K. Laumer, B. Sterling. Tutti questi sono nomi di Orbital Marines come chiaro omaggio a scrittori di fantascienza… tutti decisamente migliori di Shirley!


L.

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    Ataegina, un'isola dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo. L'arrivo degli xenomorfi ha spazzato via quasi tutti gli umani, che ora vivono in piccole comunità nascoste in grotte fra le montagne. A garantire il collegamento fra queste grotte sono stati addestrati dei ragazzi a correre e a rischiare la vita: la ragazza a capo di uno di questi gruppi è la protagonista della vicenda.

4 pensieri su “[2006-03] Predator: Forever Midnight

  1. Nei romanzi della serie di The Expanse c’è una delle tre culture umane (terrestri, marziani, abitanti della fascia asteroidale) che parla in un dialetto quasi incomprensibile dall’accento spagnoleggiante. Però di solito parlano con gente che quel dialetto lo conosce così anche noi lettori ci capiamo qualcosa…

    Piace a 1 persona

    • Basta prendere un qualsiasi romanzo di fantascienza perché sia plausibile un linguaggio diverso dal nostro, ma non avrebbe senso scriverlo in quel linguaggio, così come non avrebbe senso scrivere una storia nell’antica Roma e raccontarla in latino… a meno che non sei Mel Gibson 😀

      Piace a 1 persona

  2. Riciclerei in parte il commento che ti avevo lasciato poco più di due anni fa proprio a proposito di “Aliens: Steel Egg”, visto quanto può adattarsi bene anche a questo Predator:
    “Romanziere meritatamente pluri-premiato sì, senz’altro, ma a cui della saga di Alien doveva evidentemente fregare ben poco (a parte il venir pagato per scriverne qualcosa) visti i bassi standard di questa sua fatica”…

    Piace a 1 persona

    • Era già un segnale che la Dark Horse non era molto impegnata nell’universo alieno, altrimenti avrebbe preteso trame uno zinzinino più attinenti. Magari trame che parlassero – la butto lì di Alien e Predator, invece che di invenzioni che non c’entrano niente 😀

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