[2007-10] Aliens: Steel Egg

Cover di Stephen Youll

In attesa di affrontare il nuovo volume, completo la lettura di The Complete Aliens Omnibus volume 6 (2018), che contiene due romanzi davvero pessimi, appartenenti – come tutti i pessimi romanzi inediti – all’infausta iniziativa del 2005 della Dark Horse Comics di trasformare in narrativo l’universo a fumetti di Aliens.
Sembrava una buona idea ingaggiare il prolifico romanziere di successo John Shirley per scrivere una storia inedita, Aliens: Steel Egg (ottobre 2007). Non lo è stato.

Come sempre, tutti i brani presentati sono tradotti da me.


Indice:


La trama del cartaceo:

Prima di Ripley, c’è stato un primo incontro. Qualcuno sulla Terra sapeva degli alieni. Qualcuno li ha combattuti, ed è sopravvissuto: alieni ed umani si sono già scontrati.
Quando un’astronave umana scopre un grande vascello a forma d’uovo nell’orbita di Saturno, inizia ad investigare sull’oggetto anomalo. L’equipaggio sale a bordo e trova prove di una cultura avanzata, creature pacifiche spazzate via da una forza sconosciuta. Tre umani partono all’esplorazione della nave, ma già gli alieni si sono svegliati. È iniziata la prima delle battaglie…
L’autore bestseller John Shirley vi trasporta all’origine dell’incubo, prima che gli umani si rendano conto con cosa abbiano a che fare, o quanto basse siano le probabilità di sopravvivenza.


L’autore:

John Shirley (classe 1953) è un autore pluri-premiato che ha scritto in ogni genere narrativo. È stato fra gli scrittori che hanno lanciato il genere cyberpunk, insieme a William Gibson, Rudy Rucker e Bruce Sterling.
Ha scritto per cinema e TV, ma anche trasformato sceneggiature di altri in romanzi. È anche apprezzato autore di canzoni.

Solo una piccola parte dei suoi lavori ha conosciuto una traduzione italiana.

Romanzi usciti in Italia:

Clicca qui per vedere i titoli
  • Transmaniacon (1979) – “Urania” Mondadori n. 834 (4 maggio 1980), traduzione di Laura Serra
  • Il rock della città vivente (City Come A-Walkin’, 1980) – “Urania” Mondadori n. 902 (4 ottobre 1981), traduzione di Vittorio Curtoni
    ristampato come La musica della città vivente, “Classici Urania” Mondadori n.  228 (marzo 1996)
  • Lo Specialista (The Specialist 1: A Talent for Revenge, 1984) – “Il Romanzo Giallo” Garden n. 18 (novembre 1986), traduzione di Lucio Mori (pubblicato con lo pseudonimo John Cutter)
  • Colpisci duro, Sullivan! (The Specialist 2:  Manhattan Revenge, 1984) – “Il Romanzo Giallo” Garden n. 37 (ottobre 1987), traduzione di Marika Boni Grandi (pubblicato con lo pseudonimo John Cutter)
  • Eclipse (Eclipse, 1985) – “Urania” Mondadori n. 1255 (16 aprile 1995), traduzione di Maurizio Carita
  • Azione al crepuscolo (Eclipse Penumbra, 1988) – “Urania” Mondadori n. 1276 (4 febbraio 1996), traduazione di Maurizio Carita
  • La maschera sul sole (Eclipse Corona, 1990) – “Urania” Mondadori n. 1290 (18 agosto 1996), traduazione di Maurizio Carita
  • Il nuovo noir [antologia] (New Noir, 1986) – “Corpi Radicali” ShaKe n. 3 (1997), traduzione di Fabio Zucchella
  • L’era dei miracoli (Silicon Embrace, 1996) – “Narrativa” Nord n. 114 (1998), traduzione di Vittorio Curtoni
  • Il cuore esploso. Antologia di fantascienza punk (The Exploded Heart, 1986) – “Cyberpunkline” ShaKe n. 17 (2000), traduzione di Giancarlo Carlotti e Andrea Tuveri
    ristampato come Cuore Punk. Racconti di fantascienza estrema dalla stessa casa nel 2009
  • Creature dell’inframondo (And the Angel with Television Eyes, 2001) – “Urania” Mondadori n. 1499 (giugno 2005), traduzione di Silvia Castoldi
  • Doom [novelization] (id., 2005) – “Urania Horror” Mondadori n. 31 (febbraio 2007), traduzione di Marcello Jatosti
  • Bioshock. Rapture [prequel del videogioco] (Bioshock: Rapture, 2011) – Multiplayer.it 2012, traduzione di Leonardo Fedi
  • Resident Evil: Retribution [novelization] (id., 2012) – Multiplayer.it 2012, traduzione di Michele Deriu
  • Borderlands 1. Il caduto [dal videogioco] (Borderlands 1: The Fallen, 2011) – Multiplayer.it 2012, traduzione di #
  • Borderlands 2. La conquista impossibile [dal videogioco] (Borderlands 2: Unconquered, 2012) – Multiplayer.it 2012, traduzione di #
  • Borderlands 3. Gunsight [dal videogioco] (Borderlands 3: Gunsight, 2013) – Multiplayer.it 2014, traduzione di #
  • Halo: Broken Circle [dal videogioco] (Halo 13. Broken Circle, 2014) – Multiplayer.it 2016, traduzione di Francesca Noto

La premessa dell’autore

Il romanzo si apre con una nota di John Shirley, che forse rivela quello che un autore non dovrebbe rivelare.

Nel film Alien abbiamo la netta sensazione che “La Compagnia” sappia già degli alieni ed abbia deviato il corso dell’astronave appositamente per indagare su di loro, così che l’equipaggio potesse essere usato per i sinistri intenti della Compagnia. Abbiamo anche l’impressione che questi signori corporativi sappiano qualcosa della natura distruttiva della specie aliena, con il suo potenziale per l’armamentario militare.

Per quanto io sappia, o per quanto possa ricordare, questa conoscenza della Compagnia non è mai stata spiegata (a meno che non sia stata esplorata dai fumetti di Aliens o in qualche suo romanzo). Qui tento di spiegare come i terrestri abbiano saputo degli alieni, così che poi quelli della Compagnia possano far dirottare la nave del primo film.

Mi ha molto perplesso questo intervento dell’autore, non tanto per la questione della “conoscenza pregressa” della Compagnia, bensì per l’ammissione di non aver fatto la benché minima ricerca in proposito. Visto che è stato chiamato dalla Dark Horse a scrivere di un universo sviluppato esclusivamente dalla Dark Horse (a parte i quattro film) la domanda che mi opprime è: perché non ha chiesto delucidazioni alla casa? Scusate, avete già trattato della Compagnia che già sapeva dell’alieno nel primo film? Avrebbe ricevuto questa risposta: «Guarda, John, ’sta cazzata l’ha già fatta Friedman con Original Sin nel 2005, sparandole così grosse che in ufficio abbiamo dovuto aprire le finestre. Evita di mettertici pure tu». Invece non è andata così…

L’argomento che mi ha colpito è quello della conoscenza di un franchise: chi è che conosce un intero universo narrativo? Possiamo chiedere ad un autore di sapere cosa sia stato già detto negli ultimi trent’anni di film, fumetti e libri? Ma soprattutto: ha importanza?

L’universo di Aliens è minuscolo, esiste una manciata di libri e solamente trent’anni di fumetti: cosa dovrebbe fare un autore dell’universo di Star Wars? Dovrebbe leggersi le centinaia di libri e i miliardi di fumetti sfornati? E non parliamo del mondo dei videogiochi…
Ecco che allora secondo me sarebbe più furbo ambientare la propria storia in una “periferia” dell’universo narrativo, stando attenti a non pestare i piedi a nessuno. Una volta ricevuta dalla casa editrice la “Bibbia” con le regole da adottare per la testata, ci si attiene a quelle e non si va a sfociare in cose già scritte, perché altrimenti poi devi controllare se qualcuno ha già fatto la stessa cosa.

Invece John Shirley non ha assolutamente nulla da dire nell’universo alieno, limitandosi a ricopiare identico il primo film: è quindi plausibile la sua paura che altri “furbacchioni” l’abbiano preceduto…


La storia

Siamo a bordo della Hornblower, nave targata UNIC (United Nations Interplanetary Corps) agli ordini del capitano Daryl Corgan. L’equipaggio è composto da quindici astronauti non molto contenti di essere finiti lì. Come ho notato fare da altri autori pigri e privi di una buona sceneggiatura, nelle prime pagine Shirley ce li presenta proprio tutti i personaggi: soprassiedo, essendo solo una massa di “morti che camminano”.

Siamo nei pressi di Iapetus, 17ª luna esterna di Saturno, dove la situazione si fa “calda” quando viene avvistata una nave dei comunisti CANC (The Chinese/Asian-Nation Cooperative): ma ancora ci sono i comunisti nei romanzi di fantascienza? La storia si svolge nel 2058, sono proprio coriacei questi comunisti…

Comunque la nave CANC non è interessata all’Hornblower, bensì all’ovoidale astronave sconosciuta – di probabile origine aliena – che sembra rimanersene senza vita in orbita attorno a Iapetus. Che sia una razza aliena che da millenni osserva i terrestri?, si chiede il capitano come se fosse appena uscito da un film degli anni Cinquanta. Di sicuro il capitano Corgan ha un sospetto molto concreto: la Compagnia ha messo insieme alla bell’e meglio un equipaggio sgangherato per mandarlo su Iapetus, con la scusa di un controllo: è chiaro che la Compagnia che governa il mondo vuole che qualcuno vada a “indagare” a bordo di quella misteriosa astronave. Magari qualcuno sacrificabile.

Il resto ricopia fedelmente, in modo imbarazzante, il film Alien, con l’equipaggio che sale a bordo, tocca tutto, viene infettato dai facehugger e via dicendo. La cosa imbarazzante è che questa storia Shirley l’ha scritta come prequel del film di Ridley Scott, per giustificare come mai la Nostromo sia spinta dalla Weyland-Yutani verso il contagio alieno: l’esperienza dell’equipaggio della Hornblower aveva spinto la Compagnia a riprovarci. Però poi l’autore specifica sin dall’inizio che anche la Hornblower era stata mandata al sacrificio, come se la Compagnia già sapesse tutto degli alieni: è un circolo vizioso all’indietro che non avrà mai fine…

Sulla trovata che gli alieni non devono assolutamente finire in mano ai comunisti del futuro, perché potrebbe significare la fine della libertà su pianeta Terra («It could mean the end of freedom on the planet Earth»), c’è solo da stendere un velo di pietosa vergogna: non bastavano i comunisti di William Gibson a macchiare l’universo alieno…


Le creature e i loro nomi

L’autore non usa i nomi colloquiali dell’universo alieno e a quanto pare ha preferito crearne di propri, che rimangono (per fortuna) limitati a questo romanzo.

Così i facehugger diventano «face grippers» e il chestburster diventa un… «homunculus»!

I Giffs

Mettendo piede nell’astronave aliena i protagonisti conoscono la razza che li ha preceduti nel contatto xenomorfo: come si chiamano questi esseri che conosciamo solo “da morti”?

«C’era un termine ricorrente [nella registrazione aliena], o comunque un suono, e a Corgan sembrava che l’essere lo pronunciasse indicando se stesso: Giff. Così per Corgan quelle creature diventarono i Giff.»

Viene specificato che la “g” è dura, quindi si pronuncia Ghiff.
Non è che, niente niente, si tratta della razza degli Space Jockey che poi Scott il pazzo distruggerà? Ecco la descrizione:

«Era bipede, le sue gambe a tubo finivano nei piedi senza caviglie visibili. La pelle era sul rosa, a tratti chiazzata, con ciuffi di capelli che crescevano fino alle spalle. Aveva dei dispositivi apposti al suo corpo su delle cinghie, ma niente che assomigliasse ad un capo di abbigliamento. La parte superiore del corpo era simile a un barile, le sue braccia sembravano gommose, le sue dita lunghe e simili a tentacoli, sei per mano, prensili quanto basta per essere opponibili senza un pollice. La sua testa era fissata sulle spalle, ma rozzamente cilindrica e gommosa.»

Letta questa descrizione, ora guardate questo disegno tratto dal fumetto Aliens: Apocalypse – The Destroying Angels (gennaio 1999): il colore, i capelli, la descrizione del corpo…

Un vecchio Space Jockey disegnato da Doug Wheatley

Ecco perché penso che i Giff siano decisamente gli Space Jockey. E questo rende ancora più incredibile il “plagio di Prometheus”…


Il plagio di Prometheus

Visto che John Shirley sta ricopiando Alien cercando di far finta di niente, arriva il momento in cui i protagonisti devono apprendere la biologia aliena e quindi Shirley si chiede: metto loro davanti un bassorilievo esplicativo, come nelle prime stesure del film di Scott? Probabilmente anche Ridley stesso se l’è chiesto in occasione di Prometheus (2012), ed entrambi – lo svogliato romanziere e il folle regista – sono arrivati alla stessa conclusione: perché non facciamo una cosa “moderna” e non usiamo un ologramma?

Sono più che sicuro che Spaihts e Lindelof e chiunque altro abbia messo mano alla sceneggiatura di Prometheus abbia bellamente ignorato qualsiasi altro prodotto alieno, e probabilmente neanche sapeva esistesse una narrativa trentennale sull’argomento. Quindi credo probabile che si tratti di semplice “convergenza evolutiva” invece che di plagio, ma fatto sta che Shirley nel 2007 descrive identica la scena che al cinema vedremo nel 2012, quando cioè i protagonisti umani entrati nella nave aliena vengono a sapere il destino dell’equipaggio, la razza colpita dagli xenomorfi, tramite ologrammi animati.

In entrambi i casi si tratta di una bella idea sprecata.


Commento finale

Che gli sceneggiatori dei fumetti siano migliori degli sceneggiatori del cinema è ormai assodato, quello che invece sto scoprendo è che sono migliori anche dei romanzieri!

Posso capire che autori dalla bibliografia sterminata non possono sfornare solo libri ispirati, e sicuramente un romanzo legato all’universo di Alien – cioè fra i più sfigati – è roba per pagare le bollette, da scrivere a occhi chiusi, ma non mi aspettavo da scrittori professionisti un livello così basso di professionalità.

L’operazione con cui la Dark Horse nel 2005 ha voluto provare ad ampliare l’universo alieno, chiamando grandi firme a scrivere storie inedite – cioè il loro lavoro! – è stata un fallimento su tutta la linea, visto che questi romanzieri professionisti non sono stati in grado di fare neanche il loro lavoro minimo sindacale: cioè una semplice storia inedita che fornisse un minimo di intrattenimento. Qui John Shirley prende la sceneggiatura del film Alien, come al solito l’unico prodotto noto dell’intero universo narrativo, e ci aggiunge solo noia e stupidate varie. Non stiamo parlando di uno scrittore della domenica che butta giù una fan fiction, bensì di un romanziere professionista pluri-premiato che sforna romanzi da quarant’anni…

Mi stupisce che la serie di pessimi romanzi nati da quell’infausta iniziativa possa vantare DNA War (2006) di Dana Carvey, che invece è un capolavoro e una delle migliori storie aliene di tutti i media. Sicuramente sarà stato un errore…

L.

– Ultimi libri:

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  • [2014] Easy Street (the Hard Way) - Traduco quel poco spazio che l'attore Ron Perlman dedica ai ricordi legati ad Alien Resurrection (1997) in questa sua autobiografia.
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13 pensieri su “[2007-10] Aliens: Steel Egg

  1. Allora, ho deciso di lanciarmi anche nella lettura dei romanzi dell’universo di Alien. Ho visto la sezione dedicata e mi pare di capire che gli adattamenti dei 4 film sono tutti reperibili in italiano, giusto? Poi ci sono nuove storie, come per i fumetti? E in questo caso immagino che in italiano ci sia ben poco…

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    • Sì, i quattro film ci sono tutti, anzi cinque: anche Covenant è uscito in italiano. L’unico davvero bello, cioè un “vero” romanzo che amplia la semplice sceneggiatura, è “Alien, la clonazione” di A.C. Crispin, assolutamente consigliato!
      Poi ti rimangono solo tre romanzi, tratti da tre fumetti. i due di Steve Perry, “Nido sulla Terra” e “Incubo”, e quello di Robert Sheckley, “Alien: dentro l’alveare” (l’unico Urania dedicato ad Alien). E sono uno più bello dell’altro! Splendidissimi!
      Fine, non c’è altro in lingua italiana…

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  2. Romanziere meritatamente pluri-premiato sì, senz’altro, ma a cui della saga di Alien doveva evidentemente fregare ben poco (a parte il venir pagato per scriverne qualcosa) visti i bassi standard di questa sua fatica, con tanto di obsoleto pericolo “comunista” impossibile da prendere sul serio…

    Piace a 1 persona

    • Quando mi sono trovato davanti i comunisti, proprio mentre a fumetti vengono riesumati quelli di Gibson, mi ha preso davvero lo sconforto: siamo messi così male da dover scendere così in basso? Sono già state sfruttate tutte le trame possibili dell’universo alieno da dover prendere in considerazione del vecchiume come questo? Che tristezza…

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