The Predator (2018) Arrivano le quota rosa!

Un Predator femmina?

Il 19 luglio scorso il sito CBR rilascia questo post davvero incredibile:

Oggi la 20th Century Fox ha rivelato che nell’imminente film The Predator del regista Shane Black appariranno Predator femminili. La notizia è stata rivelata mediante delle clip proiettate in esclusiva allo stand Fox del Comic-Con International di San Diego.

Stando alla diretta di CBR, una delle clip presenta il personaggio della dottoressa Casey Bracket (interpretato da Olivia Munn) che sta per essere attaccato da un Predator femmina in un’armatura elegante, quando un Predator più grande attacca uno degli alieni, distraendo il Predator femmina. La creatura più grande è un “Mega Predator”, il risultato di una manomissione genetica all’interno della razza aliena.

L’introduzione di un Predator femmina nella saga è un elemento inedito, sebbene i fumetti e le novelization abbiano già esplorato in passato le dinamiche di genere fra i cacciatori. [Affermazione altamente discutibile. Nota etrusca] Il romanzo Aliens vs Predator: Prey [1994] stabilisce che i Predator femmine sono considerati alla pari nella società aliena e se necessario sanno essere migliori delle controparti maschili.

Aliens vs Predator: Deadliest of the Species [1993] introduce Big Mama, un Predator femmina che è di solito ritratta in modo indistinguibile da un Predator maschio.


In realtà la situazione è ben più desolata di come la illustra questa notizia.

Cover di Nelson DeCastro

Stephani Perry nel suo pessimo e noioso Prey – resa romanzata dell’invece geniale e innovativo fumetto della Dark Horse – accenna alle femmine dei Predator ma in realtà è tutta fuffa con cui riempie le sue noiosissime pagine, piene di parole vuote inventate appositamente. Tipo Yautja, che è entrata prepotentemente nell’universo espanso solo perché i fan si informano solo su Wikipedia.

Nel terzo capitolo la Perry ci informa che le femmine Yautja a volte vengono chiamate dai maschi con lo spregiativo lou-dite kalei, che vuol dire “sforna-figli” o qualcosa del genere:

«Non che Dachande avesse mai udito quel termine pronunciato davanti ad una femmina: nessun guerriero era mai stato così ardito e così poco saggio da insultare una femmina yautja apertamente.»

Dal 28° capitolo scopriamo che:

«Le femmine di yautja sono più grandi dei maschi, a quanto pare al contrario della razza umana. […] Questo spiegava anche perché quel guerriero era più scaltro della maggior parte degli yautja che aveva conosciuto: in ogni specie le femmine sono di solito più scaltre dei maschi.»

Ma che belle parole, si sente che l’autrice ha classe e buon gusto…

Al momento di scrivere Aliens vs Predator: War (1999) – tratto dal fumetto omonimo del 1995 – fa sparire le femmine yautja che rimangono giusto citazioni allunga-brodo.

Shorty esplose in un fiume di parole denigratrici. Lei riuscì a coglierne solo qualcuna, come pyode amedha, “carne morbida”, un dispregiativo per “umano”, e un suono offensivo che stava per femmina yautja.

E subito ci viene specificato che i cacciatori yautja parlano sempre in modo rispettoso della loro controparte femminile, ma Shorty si sa che è un infame…

La Perry racconta storie semplici in modo esageratamente complicato, inventandosi una lingua, una cultura, una biologia e ogni altro aspetto possa sfrangiare gli zebedei del lettore, quindi non stupisce si inventi personaggi assenti nell’originale a fumetti, altrimenti cosa scrive in tutte quelle pagine? Mica è brava come papà Steve, che invece ha preso dei fumetti e l’ha trasformati in libri meravigliosi…

Proprio papà Steve Perry probabilmente decide di inventarsi una Predator femmina per il suo Predator: Turnabout (2007): dico “probabilmente” perché essendo uno dei super rarissimi romanzi introvabili della serie Dark Horse, non posso esserne certo.

Però riprende quei personaggi – nati quasi sicuramente per scopiazzare la trama di Predator: Cold War (1991) di Mark Verheiden – al momento di partecipare all’antologia If It Bleeds (2017). Nel racconto Remath nelle foreste dell’Oregon arrivano Nakande e Vagouti: il fatto che quest’ultima sia una yautja femmina è un particolare buttato lì quasi distrattamente, e non ha alcun peso nella storia.

La prima Predator femmina che realmente vediamo in azione è quella a fumetti dell’assurdo e totalmente incomprensibile Aliens vs Predator: Deadliest of the Species (1993) disegnato da Jackson Guice e scritto dal celebre (non certo per questo) Chris Claremont, che avendo conoscenze fra i supereroi si concede un inside joke delizioso come presentare una parete dei trofei predatori fra cui vediamo la mano artigliata di Wolverine, la capoccia mascherata di Batman e quella occhialuta di Ciclope.

Dalle forme non mi sembra molto “femminile”

Nella lunghissima saga, che provo a leggere da quel lontano 1993 in cui la comprai d’importazione mese dopo mese, la protagonista vive qualcosa fra sogno e realtà virtuale che non si capisce, colpa anche dei disegni anni Novanta che fanno della confusione una filosofia di vita. L’unica cosa sicura è che il Predator che prima la perseguita nei sogni, poi la caccia dal vivo e alla fine accetta come compagna di viaggio… è una femmina.

La vignetta in cui scopriamo che il Predator è femmina

La protagonista chiama la Predator “Big Mama”, ma al suo arrivo in Italia – Aliens PlayPress nn. 12-17, grazie al mitico direttore Mario Ferri – il traduttore Michele Camarda si prende la licenza di trasformare il nome semplicemente in Mamma.

Big Mama diventa semplicemente Mamma

Passa qualche anno ma gli anni Novanta vogliono ancora disegni confusionari e storie incomprensibili, così arriva il disastroso Witchblade-Aliens-Darkness-Predator: Mindhunter (2000) a mostrarci ancora una predatrix.

Mi è sembrato di vedere due poppe yautja…

Non è che abbia molto peso in una trama schizzata, disegnata in modo schizzato da Mel Rubi, però sicuramente questa nuova Predator femmina non assomiglia né ai fumetti precedenti né alle descrizioni della Perry. A dimostrazione che non esiste alcun “canone” o mythology aliena.

Come sempre, nell’universo alieno, ogni autore si inventa quello che gli pare

Mi sembra un panorama abbastanza scarsino per poter dire che l’universo espanso aveva già trattato il tema delle Predator femmine: saprà Shane Black aggiungere qualcosa di più gustoso sull’argomento? Ce lo auguriamo tutti.

L.

P.S.
Se vi viene in mente qualche Predator femmina, non esitate a scrivermi.

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9 pensieri su “The Predator (2018) Arrivano le quota rosa!

  1. Potrebbe essere che grazie a Shane Black si cominci davvero ad esplorare davvero la tematica DELLE Predator (Predatrix, magari) nell’universo espanso visto che, a quanto ricordo anch’io, fino ad oggi i pochi tentativi a riguardo si sono sempre risolti nella classica “toccata e fuga”…

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  2. Pingback: The Predator (2018) Comic-Con di San Diego | 30 anni di ALIENS

    • ahahah andiamo male con questa campagna di auto-fango 😀
      “Qualcuno aveva parlato”… come “qualcuno”: è la Fox che ha messo in giro notizie sui Predator femmine! Che fanno, dicono cose che poi si smentiscono da soli?
      Questo consolida il mio sospetto: stanno usando mezzucci di marketing spinto perché già sanno che il film non riuscirà a stare sulle proprie gambe e sarà un altro “Predators”, che cioè scontenterà tutti, e così cercano di buttarla in caciara.
      Spero di cuore di sbagliare…

      "Mi piace"

  3. …naaa, vuoi vedere che é stato proprio Shane a far girare la cosa? Lui stesso é un troll 😂…
    Comunque, secondo me andrá bene, di Shane mi fido, non mi ha deluso con Iron man 3 e non credo che ci riuscirá con Predator…

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