[2020-04] Predator: Hunting Grounds (anteprima)

Testato da Multiplayer.it e Tomshw.it durante l’estate del 2019,  è prevista per il 24 aprile 2020 l’uscita del nuovo videogioco Predator: Hunting Grounds, in un momento molto critico per la sezione ludica di un universo sempre più sbrindellato, distrutto dai suoi stessi autori.

Ho conosciuto persone profondamente appassionate dei videogiochi “predatori”, quindi immagino che questo titolo sarà molto atteso anche in Italia: spero che a qualcuno andrà di recensirlo a dovere, visto che io sono una schiappa totale ai videogiochi, e anche se davvero uscisse la versione per PC difficilmente riuscirei a godermi il gioco come si deve.
Qui mi limito a commentare le scene viste nel trailer, il cui video trovate a fine post.

Di sicuro almeno una missione sembra pesantemente ispirata al primo Predator (1987), con l’accampamento nella foresta ed alcune pose del cacciatore stellare che ricordano quelle del film di McTiernan. Ma, come nel caso di Alien, bisogna sempre ricordare che la mythology parte dalla seconda opera…

«Alabarda spaziale!» (cit.)

Oltre al classicissimo fucile al plasma da spalla troviamo la lancia “allungabile” di Predator 2 (1990), e dallo stesso film arriva l’arma che piace a tutti noi: il disco volante, roba che andava di moda visti i CD volanti di Arma non convenzionale (1990).

«Lame rotanti!» (cit.)

Proprio dal film di Craig R. Baxley arriva la ripresa con l’obiettivo posto sul disco volante!

«Io vengo in pace» (cit.)

Ma il pezzo forte di questo videogioco è ovviamente il sogno proibito di tutti fan, stando alla mole di fan art che gira in Rete: un Predator femmina.

L’argomento è spinoso e non stupisce che nell’universo espanso ci siano sempre andati con i piedi di piombo: in una società tribale come quella dei Predator le donne dovrebbero stare a casa a badare ai figli, cucinare e badare alla tenda, non andare in giro a cacciare. Sono Predatrix femministe che dopo la gravidanza tornano subito a strappare colonne vertebrali? Nel dubbio la questione è sempre stata taciuta, e le poche apparizioni di Predator femmine a fumetti sono sempre state veloci e pessime. Ma i fan adorano i Predator con le tette, e alla fine il videogioco cerca di ingraziarsi quel tipo di pubblico.

Vogliamo immaginare una società così diversa dalla nostra in cui maschi e femmine abbiano pari opportunità di massacrare le prede durante le stagioni di caccia? Ci sto. Perché allora i maschi hanno armi tecnologiche… e alle femmine ammollano l’arco con le frecce? Perché come Hunger Games insegna, l’arco è l’arma perfetta per le donne del Duemila: preclude la vicinanza del sangue e non prevede la volgare violenza fisica. Però questo vale per i canoni della censura americana: perché mai una Predatrix dovrebbe evitare la violenza fisica?

Al di là dei miei gusti – non sarebbe stato meglio usare Machiko Noguchi? – spero sia un gioco divertente e che soprattutto qualcuno lo recensisca per me sul blog…

L.

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4 pensieri su “[2020-04] Predator: Hunting Grounds (anteprima)

  1. Mi sarei fatto avanti per recensirlo ma purtroppo è un gioco Multiplayer. In assenza di una decente campagna “single player” il multiplayer non è materia mia. L’idea tuttavia non è male – anche se non è nuova: Evolve, mette quattro cacciatori in competizione con una creatura mostruosa; la serie di Left 4 Dead (di grande successo) vira al genere “survival” (alla Resident Evil per intenderci) esaltando il gioco cooperativo per sfuggire all’orda di non-morti. In questo genere tutto dipende dall’equilibrio dei tipici meccanismi del genere ovvero caratteristiche personaggi (selezionabili da una rosa di stereotipi/ruoli come le classi negli RPG), potenza e personalizzazione delle armi, oggetti ottenibili durante il gioco (looting), contenuti aggiunti periodicamente per macinare punti esperienza (grinding).
    Per esperienza e come di consueto accade in questo genere, all’inizio tutti i giochi hanno bisogno di aggiustamenti (i primi acquirenti di fatto sono dei tester più o meno consapevoli di esserlo).
    Per testare la bontà dell’impianto multiplayer è necessario sempre un po’ di tempo di “assestamento” dopo la prima pubblicazione.
    Non sempre le aziende di sviluppo e gli editori hanno le capacità e la convenienza economica di sviluppo ulteriore. Ultimo caso di flop è Anthem sviluppato da veterani degli RPG come Bioware e pubblicato da Electronic Arts (due società di spicco e solide del mercato). Anthem oggi è sospeso in un limbo per cui è stato promesso un cambiamento radicale. La maggiore parte delle società però non ha la solidità di EA e molla il gioco fino a che non spegne i server.

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  2. Pingback: Predatrix Fanart (1) | 30 anni di ALIENS

  3. Pingback: Predator (2020) E alla fine arriva Dutch! | Il Zinefilo

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