[2020-05] Predator: Stalking Shadows

La sera del 15 maggio mi arriva la mail di Amazon che mi avverte della disponibilità dell’eBook Predator: Stalking Shadows, con almeno dieci giorni di anticipo rispetto alla data stabilita quando l’ho pre-ordinato. Proprio a pranzo avevo finito il romanzo Urania che stavo leggendo: questo è un segno del Grande Predatore!

Gli autori James A. Moore e Mark Morris devono fare i funamboli con questo romanzo, perché devono affrontare un tema vasto – con trent’anni di narrativa sulle spalle – e ridurlo per la minima attenzione dei moderni gamer, giocatori che non hanno il benché minimo interesse a saperne di più rispetto a ciò che vedono sul video. Non è facile mettere insieme fan storici e nuove generazioni totalmente disinteressate, così si è dovuta fare una scelta di “stile”: al posto di una narrazione fluida, gli autori hanno scelto una serie di quadri che assomigliano decisamente alle varie missioni del gioco in questione, con una certa quantità di tempo a separarle così da giustificare ogni volta la loro “novità”.

Stalking Shadows è interessante nel suo tentativo di fondere elementi vecchi e nuovi, di creare una sorta di “storia dei rapporti uomo-Predator dal 1997 ad oggi” che non pesti i piedi a quanto già raccontato altrove. Visto il coinvolgimento di Moore in Predator: Hunters and Hunted sicuramente c’è stata attenzione a non auto-contraddirsi, sebbene la quantità sperticata di incontri con i Predator raccontati in Stalking Shadows non trovi riscontro in alcun’altra opera sull’argomento.


Indice:


La trama ufficiale:

Il romanzo-prequel ufficiale ci guida nel nuovo videogioco IllFonic Predator: Hunting Grounds e fa da ponte tra il film Predator 2 e la continuity attuale.
Il marine Scott Devlin accetta un nuovo incarico che inizia con la pulizia di una scena di combattimento di Los Angeles, la quale rivela un uso di armi e tecnologia aliene. La sua successiva missione, in una giungla equatoriale, sembra avere come obiettivo l’attività di alcuni trafficanti di droga ma trovano corpi scuoiati e appesi agli alberi. Devlin comincia ad indagare su questi strani avvenimenti, fino ad arrivare ad una verità nascosta… e ad un’alleanza inaspettata.


Gli autori:

James A. Moore è un premiato autore di più di venti romanzi: thriller, dark fantasy ed horror, incluso Alien: Sea of Sorrows (2014). Ha partecipato all’antologia Aliens: Bug Hunt (2017) con il racconto “Distressed”, ed ha scritto anche per il genere young adult con la sua serie Subject Seven.

L’autore si è fatto le ossa scrivendo per Marvel Comics e firmando più di venti supplementi dei giochi di ruolo White Wolf Games. Ha anche scritto dei romanzi di quella serie, come Vampire: House of SecretsWerewolf: Hell-Storm.

Nel 2018 ha scritto The Predator: Hunters and Hunted, il romanzo-prequel del film di Shane Black che spiega quei personaggi anonimi che vediamo su schermo, oltre a raccontarci del Progetto Stargazer che tornerà nel videogioco Predator: Hunting Grounds (2020).

Mark Morris, che si firma anche M.J. Morris, è diventato scrittore a tempo pieno nel 1988 e da allora ha scritto romanzi e racconti di ogni genere.

Entrambi gli autori sono inediti in Italia.


Storia dei rapporti uomo-Predator:

Prologo.
Los Angeles 1997

La missione della squadra OWLF – Other Worldly Life Forms Program, gli “uomini in argento”, cioè con la tuta termica per rendersi invisibili al Predator, visti nel film Predator 2 (1990) – è fallita miseramente, e il loro capo Peter Keyes (interpretato nel film da Gary Busey) è morto: al comando gli succede Adam Garber (Adam Baldwin), che si ritrova tra le mani una situazione più che scottante.

La squadra OWLF: gli “uomini in argento”

Mentre sta decidendo sul da farsi, Garber si sente chiamare: si volta… e vede un vecchio commilitone del suo ex capo Keyes. Un combattente che credeva morto in Sud America dieci anni prima. Il maggiore Alan “Dutch” Schaefer, veterano delle Forze Speciali che negli ultimi dieci anni si è curato dalle radiazioni subite dal suo poco piacevole incontro con un Predator.

Finalmente qualcuno riesce a stanare Dutch, anche se giusto per una comparsata, ma solo perché la casa del gioco Predator: Hunting Grounds ha avuto il permesso di aggiungere il personaggio giocabile di Dutch, ritratto come un vecchio Schwarzenegger, quindi è il momento di ricordarlo alle nuove generazioni. Magari inventandosi il nome Alan e soprattutto omaggiando De Souza – oppure sbagliando miseramente, fidandosi di Wikipedia – con l’ambientare la vicenda del film Predator a Val Verde, utopica località che esiste solo in alcuni testi firmati da Steven E. De Souza. (Ne ho già parlato abbondantemente.)

La partenza della navicella aliena dal sottosuolo di Los Angeles e il cratere che ne segue distraggono Garber dal fatto che Dutch è di nuovo scomparso. Ora starà solo a lui sistemare quel casino.

Dutch come bonus di maggio del videogioco


Capitolo 1. 1997

Scott Devlin ha da poco accettato di lasciare il corpo dei marine per entrare in una squadra d’élite specializzata in operazioni sotto copertura, agli ordini del capitano Parker e del sergente Wilson, quest’ultimo noto a tutti con il nonignolo Sarge: nella sua prima missione si ritrova sul luogo di uno strano cratere nei sobborghi di Los Angeles. Mentre fa la guardia, gli si avvicinano degli uomini della CIA che gli chiedono di seguirlo: uno di loro si presenta come agente speciale Sean Keyes – che nel film The Predator (2018) ha il volto di Jake Busey – direttore di zona della squadra OWLF.

Keyes manda il soldato Devlin ad “arrestare” Dutch, azione che finisce ovviamente con il povero Devlin svenuto a terra. Dutch non ha rancore nei confronti della CIA, sin da quando è tornato dal Nicaragua… perché ora facciamo finta che le vicende del film Predator (1987) si svolgessero lì. Anzi, alla CIA Dutch ha portato un po’ di tecnologia rubata dal cadavere del Predator, raccogliendone i pezzi sparsi in giro. (Questa è un po’ tirata per i capelli: con quel po’ po’ di esplosione nucleare cosa mai potrà essere rimasto del Predator?)

Dopo dieci anni a nascondersi e curarsi per tornare in forze, Dutch ha deciso che non può farcela da solo: forse è il caso di accettare il ramoscello d’ulivo offerto da Sean Keyes. Quel ramoscello chiamato Devlin.


Capitolo 2. 1998

Scott Devlin si è allenato parecchio, dopo la “vergogna di Los Angeles” (come la chiama fra sé), ed ora ha parecchie missioni sulle spalle con la sua squadra, tutte svolte in qualche sperduta giungla dove le attività dei signori della droga sono sfuggite di mano.

In questa missione, coi suoi nuovi amici-compagni – Marcus Thorne, Jason Flynn e Daniel Lau – sta raggiungendo un’altra delle tante giungle messicane da cui gli OWLF fanno avanti e indietro, ma non sa che stavolta è diverso: stavolta c’è Dutch ad aspettarli.

Essere entrato nel gruppo, anche se in posizione non ufficiale, ha consentito al vecchio soldato di avere sovvenzionamenti per le missioni e accesso a materiale secretato, così da studiare i vari “campi di caccia” (hunting grounds) dei Predator e capire come poterli colpire. Di sicuro, poi, preferisce gli OWLF alla nuova squadra para-governativa di cui ha sentito parlare, che pare avere gli stessi obiettivi: mettere le mani su un cacciatore alieno.

Mentre Dutch si infila nella foresta, Devlin e i suoi atterrano nella giungla e trovano gli ostaggi che raccontano loro di un qualcosa sceso dal cielo che sembra aver fatto sparire i loro rapitori. Indagando, Devlin e gli altri trovano un mucchio di cadaveri nella giungla: tutti senza spina dorsale.


Capitoli 3 e 4. 2000

Devlin e i suoi compagni sono ormai soldati esperti, e credono che la loro unità si occupi solo di risolvere di nascosto situazioni di crisi: non si fanno domande sul perché ogni tanto ci siano tizi strani che entrano ed escono dalla loro caserma. Una notte Devlin ne becca alcuni che stanno uscendo con una cassa piena di armi strane – un disco e una lunga lama – ma questo non sembra fargli nascere sospetti.

Intanto Dutch pensa alle cose serie e passa il suo tempo a fare l’ospite indesiderato nelle stagioni di caccia dei vari Predator che si susseguono sul nostro pianeta. Il suo braccio destro è Angus e il suo apri-pista è Pablo. Hanno messo su una squadra che sembra fare gli stessi sbagli ogni volta, con armi molto meno potenti di quelle viste nel primo film mentre i Predator sono meglio equipaggiati: l’azione che ci viene raccontata vede un Predator usare un disco nella giungla, arma che si comporta come quella del celebre videogioco Aliens vs Predator 2 (2001): si ferma a mezz’aria per cambiare direzione di volo.

Fatto a pezzi il Predator, con pesanti perdite umane, Dutch e i suoi ripuliscono tutto, raccolgono ogni arma aliena che potrebbe custodire una tecnologia preziosissima, chiamano Gerber e si fanno venire a prendere dagli OWLF per essere elitrasportati all’Hangar 12, dove stanno “collezionando” tutti i resti delle creature aliene. E dove Devlin finalmente comincia a subodorare qualcosa.

Proprio mentre comincia ad indagare, il soldato viene richiesto dalla squadra del capitano Starkey, ed è vista come una promozione.


Capitoli 5 e 6. 2002 e 2004

L’11 settembre ha fatto spostare verso Afghanistan e Pakistan le missioni di Scott, ma ora sembra deciso a cambiare di nuovo squadra ritornando fra i vecchi commilitoni.

Intanto ha sentito anche lui notizie di una compagnia di gente tosta che persegue gli stessi scopi delle forze governative americane ma con altri mezzi: ufficiosamente la chiamano Havana. Durante una missione in Scozia Devlin si ritrova davanti un altro massacro come quello del Messico del 1998, e incontra Dutch che glielo conferma: ora fa parte della Havana, compagnia nata con l’unico scopo di combattere i Predator.

Dutch se ne va ma prima lascia capire a Scott che ciò che stanno cacciando è più pericoloso dei terroristi, sebbene segua comunque un codice morale.


Capitoli 7 e 8. 2005 e 2006

Il sergente Devlin si ritrova in una grande missione nel deserto messicano, a sud dell’Arizona, al comando dal capitano Jack Graham, per investigare su attività terroristiche: lo sanno tutti che i messicani lavorano per al Qaeda! I messicani sparano, più che altro perché infastiditi dal razzismo, e Graham stira le zampe: Devlin è ora l’ufficiale al comando. Ma la missione non parte, perché i soldati trovano tutti i messicani scuoiati.

Dopo nove mesi finalmente Dutch chiama Devlin e si decide a parlargli del Predator: «Li chiamiamo Cacciatori (Hunters) o Predatori (Predators), perché è ciò che sono». Così nel 2006 Devlin riceve un fascicolo con foto di avvistamenti che affondano fino al 1987 e la spiegazione di ciò che tutti sanno da trent’anni: forse è diretta alle nuove generazioni di videogiocatori, i gamer su YouTube che non hanno assolutamente idea di qualsiasi film uscito prima del 2006.

«Cacciano noi così come noi facciamo la caccia grossa [big game]. Hanno trovato il nostro pianeta adatto per le loro sfide su terreno di caccia [hunting ground]. Per questo da più di quindici anni sono sbarcati sulla Terra più volte ad intervalli regolari.»

In realtà esistono opere di vario genere – a partire proprio dal film Predator 2 – che raccontano di come i Predator visitino il nostro pianeta da molto più tempo, ma evidentemente qui gli autori non volevano ampliare troppo il discorso.

Comunque nel 2006 le discese di Predator sono così frequenti che la piccola squadra di Dutch non ce la fa più a gestirle: servirebbe proprio l’aiuto della squadra di Devlin.


Capitoli 9 e 10. 2007 e 2011

Prima missione congiunta della squadra del maggior Schaefer con quella del capitano Devlin, in New Mexico: c’è stato un avvistamento e si va a controllare.

In una navicella aliena atterrata male trovano dei cadaveri di Predator, ma il cacciatore superstite darà loro filo da torcere, con l’aiuto anche di un cane alieno da caccia. Sarà dura ma ce la faranno.

In un’altra missione lì vicino Dutch viene soggiogato da un Predator femmina – citato di sfuggita e solo perché c’è nel videogioco – che però lo lascia andare, non si sa perché. Ferito, Dutch accetta di sottoporsi ad un esperimento: pare che abbiano trovato nel sangue alieno una proprietà rigenerante per l’organismo umano, così da guarire molto più velocemente e meglio con una dose di quel siero. Idea intrigante ma buttata via così, senza alcuna conseguenza.


Capitol1 11 e 12. 2013

Nuova missione, stavolta nella foresta amazzonica, nuovo massacro in cui del Predator si intravede forse l’ombra: credo sia il primo romanzo con “Predator” nel titolo e nessun Predator nel testo…

Ferito ad una gamba, dopo aver sepolto i suoi uomini Devlin riceve una visita di Adam Garber: «Ho una proposta per lei».


Epilogo. 2023

Da dieci anni Scott guida la squadra che gli ha affidato Garber, anche attraverso la “crisi del 2016”. «L’emergenza di Stargazer nel 2016, un gruppo con scopi molto meno limpidi di quelli della OWLF, e che ha avuto tra le proprie fila personale sia dell’OWLF che dei MIB [Men in Black] incontrati da lui e da Dutch in precedenza». Una citazione di Stargazer dovevano farla per forza, gli autori, sia perché l’organizzazione è protagonista del videogioco sia perché lo stesso Moore ci ha scritto un romanzo intero, con Predator: Hunters and Hunted (2018).

Stargazer viene data per sciolta nel 2018, dopo l’incidente visto nel film The Predator (2018), mentre la OWLF di Garber continua la sua opera. Ma Scott sa che la Stargazer esiste ancora, anche se non è più sovvenzionata dal Governo ed agisce ancora più nell’ombra.

Dal suo ufficio, circondato da foto di parenti e amici, Devlin riceve una telefonata dalla Cina: è Dutch che gli augura buon anniversario di matrimonio, e lo saluta con… «Hasta la vista, buddy». Giusto un ultimo gioco citazionistico.


Commento finale:

Come già anticipato, questo non è un romanzo bensì una sorta di manuale di storia immaginaria che si prefigge di raccontare non solo le stagioni di caccia dei Predator dal 1997 ad oggi – considerando solo quelle in zone popolate, ignorando quindi i film in altri ambienti – ma soprattutto raccontare alle nuove generazioni chi sia Dutch e cosa abbia fatto dal 1987 in cui l’abbiamo visto l’ultima volta. I videogiocatori non sanno – e non gliene importa – che noi fan da trent’anni ci facciamo quella domanda e nessuno finora ha mai voluto azzardarsi a rispondere: visto che a Schwarzenegger è dal 1989 che propongono di tornare nei panni di Dutch e lui rifiuta sdegnato, nessun fumetto ha osato affrontare l’argomento per paura di essere subito “bruciato” dal cinema.

Mark Verheiden ha scritto una trilogia di fumetti, diventata poi dittico di romanzi, sulle indagini del fratello di Dutch che non porteranno mai a niente. Poi, con l’arrivo del vero medium princeps, i videogiochi, finalmente alcuni misteri si sono potuti svelare: il gioco Alien: Blackout (2019) ci ha rivelato chi ha salvato Amanda Ripley che vagava nello spazio, Predator: Hunting Grounds ha finalmente sbloccato il misterioso passato (e futuro) di Dutch.

Tolto l’aspetto cronicistico e di “caccia all’informazione”, il romanzo non è certo una lettura piacevole, sia perché è una narrazione scarna e più votata ad elencare avvenimenti che a descriverli, sia perché l’assenza di Predator si fa sentire: nelle due grandi missioni descritte assistiamo a soldati che gridano e muoiono e poco altro. Mi sono molto più divertito a cercare citazioni e rimandi, che a leggere.


Elenco dei personaggi

  • Devlin, Scott – ex marine passato alle Forze Speciali dell’Esercito americano, specializzato nella lotta al terrorismo.
  • Flynn, Jason – amico e commilitone di Scott Devlin.
  • Garber, Adam – braccio di destro di Peter Keyes nel gruppo degli OWLF (gli “uomini in argento”) e viene promosso al suo posto, una volta morto Keyes. Interpretato da Adam Baldwin in Predator 2 (1990).
  • Keyes, Peter – capo degli OWLF (gli “uomini in argento”) che cercano di catturare un Predator nella Los Angeles del 1997. Interpretato da Gary Busey in Predator 2 (1990).
  • Keyes, Sean, agente speciale – direttore di zona della squadra OWLF (gli “uomini in argento”) nella Los Angeles del 1997. Figlio di Peter Keyes, è interpretato da Jake Busey (figlio di Gary) in The Predator (2018).
  • Lau, Daniel – amico e commilitone di Scott Devlin.
  • Parker, capitano – fra i dirigenti della OWLF
  • Thorne, Marcus – amico e commilitone di Scott Devlin.
  • Wilson, sergente, detto “Sarge” – fra i dirigenti della OWLF

L.

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7 pensieri su “[2020-05] Predator: Stalking Shadows

  1. Peccaro, l’idea di integrare anche il “materiale” videoludico sarebbe stata per me una lettura interessante. Conosci il mio “pallino” per la narrativa che trova espressione nei videogiochi o in altre forme espressive meno evidenti e “ortodosse”. Si sono limitati a fare il “compitino” citazionista.

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    • Il problema è che il gioco non è un gioco, è un’arena multiplayer dove puoi giocare come Predator: in pratica non c’è storia. L’unica concessione è il breve testo che introduce le varie missioni, una roba inutile giusto per far finta che questo sia un gioco calato nell’universo di Predator: in quei brevi testi scopriamo che il Progetto Stargazer è ancora attivo e soprattutto è in netto contrasto con le forze governative. Fine della trama del gioco.
      Moore conosce molto bene il Progetto Stargazer, ci ha scritto un buon romanzo (“Hunters and Hunted”) quindi ha già detto molto sull’argomento, con “Stalking Shadows” invece fa quello che né i film né i giochi hanno mai fatto: costruire un ponte tra le robe sparate a casaccio dai film. (Per fortuna la Dark Horse è stata accorta e in trent’anni di fumetti non ha mai detto nulla su Dutch, quindi queste nuove “rivelazioni” non pestano i piedi a nessuno). Così facendo, Moore spiega perché i soldati protagonisti del nuovo videogioco siano contrapposti a Stargazer.
      Sarebbe stato bello se “Hunting Grounds” avesse avuto una trama, ma sono contento che l’unica concessione ad un prodotto Predator precedente non sia stata sparata a caso.

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      • Da quanto ho letto sulla Rete, Hunting Grounds è l’ennesima occasione mancata. È sbilanciato a favore dei soldati e il bilanciamento è essenziale in questo tipo di multiplayer. La storia è di solito inesistente e anche chi ha provato a creare un cosiddetto “universo persistente” come Destiny e Anthem ha fallito a integrare una storia in un gioco multiplayer.

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      • A questo servirebbe l’universo espanso: il gioco si occupa solo dell’arena, dove ci si ammazza e basta, poi un romanzo spiega chi sia quella gente nell’arena e magari un fumetto racconta una storia più complessa con i personaggi dell’arena.
        Moore ci ha spiegato perché nell’arena ci siano soldati insieme a Dutch, e cosa sia Stargazer, ora servirebbe un’altra storia che renda più “narrativa” l’esperienza di gioco. Se però il titolo va male, si ferma tutto…

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      • Ma in questo caso mancano alcuni “ingredienti” perché i due media contribuiscano con successo a creare l’universo espanso. Il passaggio da videogioco a libro e viceversa è possibile se nel gioco vi sono elementi narrativi e personaggi ben sviluppati e coerenti. Il libro può approfondire certi aspetti che in un videogioco vengono tralasciati o saranno usati in futuro. Un esempio su tutti è Halo, che fu oggetto della tua lunga intervista.
        Dal materiale originale di un videogioco può essere un buono spunto per un libro (più difficile per un film, che tende a “semplificare”). Il materiale originale di un videogioco ha un potenziale di “espansione” di contenuti ed è “circolare” ovvero dal videogioco al libro, di nuovo a un altro videogioco. Hunting Grounds non ha contenuti, l’operazione “libro” mi sa di posticcio, come appare posticcio anche il contenuto del libro. Continuare a tenere separati i due media – il videogioco per giocare, il libro per raccontare – è operazione di “vecchia scuola” editoriale che ha fallito su tutta la linea.

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  2. Tentativo interessante anche se, per forza di cose, poco riuscito. Però mi chiedo comunque se valga davvero la pena continuare a rivolgersi a nuove generazioni alle quali non frega nulla dell’universo predatorio (escluso l’essenziale alla loro portata), quando già si fa non poca fatica a tenersi stretti i vecchi fan…

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    • Potrebbe essere un pessimo segno, questo, cioè che il mondo dei videogiochi abbia bruciato le tappe e si sia ritrovato a riciclare vecchi marchi così da sperare almeno in una base fissa di acquirenti, come fa il cinema. Spero di cuore che non sia così.
      Mentre il gioco di Predator viene già bollato come uno dei peggiori del 2020, nei gameplay su YouTube i giocatori si dicono tutti entusiasti e di grandi aspettative: sono così pazzi del Predator… che non sanno manco cosa sia! L’entusiasmo davanti alla possibilità di cambiare visioni significa che non hanno mai giocato ad altri titoli precedenti, visto che è una funzione che esiste da vent’anni, e da altri commenti durante il gioco è chiaro che una volta da ragazzini hanno intravisto il film del 1987 di cui non ricordano molto, visto che le citazioni non vengono colte. Che senso ha presentare un marchio chiaramente decaduto a nuove generazioni di giocatori? Boh…

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