[2016-04] Mark Verheiden ricorda Aliens

Cover di Mark A. Nelson

Cover di Mark A. Nelson

Il 26 aprile 2016 la Dark Horse Comics presenta un prezioso volume rilegato, in rigoroso e potente bianco e nero firmato da Mark A. Nelson, dal titolo Aliens 30th Anniversary: the Original Comics Series HC: è una ristampa nel formato originale del geniale Aliens: Book I (1988) in occasione del trentesimo anniversario del film di James Cameron, che da solo ha dato vita all’universo multimediale di Aliens.
Come ho già raccontato, questa splendida saga è stata rimaneggiata in diversi modi e soprattutto ha conosciuto lo sfregio del cambio dei nomi dei due protagonisti: dopo l’infame scelta di farli morire in Alien 3 (1992), la Dark Horse fece sparire Newt ed Hicks anche da libri e fumetti, cambiando loro il nome. Ora finalmente questa scelta viene riconosciuta come demente e la saga viene restituita all’originale splendore: proprio come, paradossalmente, l’abbiamo letta noi in Italia grazie a PlayPress. Uno dei pochi casi in cui l’editoria italiana è stata illuminata…

Quell’Aliens: Book I è stata la prima sceneggiatura importante di Mark Verheiden e gli ha aperto il mondo dei fumetti. Forse oggi il suo nome non è così famoso come lo era nei primi anni Novanta – quando lanciava Predator a fumetti – eppure ha fatto una buona carriera in tutt’altro campo: quello televisivo.
Quando nel 1994 creò il personaggio di Timecop per l’omonimo pessimo film non sembrava uno scrittore destinato a durare, ma poi Verheiden nel 2010 ha partecipato alla serie Falling Skies e l’anno successivo è diventato executive producer della serie The Dark Tower che è sicuramente un prodotto di ottima qualità.

Il testo che qui presento, traducendolo, è l’introduzione che Verheiden scrive in occasione di questo volume che rispolvera la sua grande gloria del passato, e ci rivela qualche chicca della sua lavorazione.

ALIENS 30th Anniversary
The Original Comics Series

Sono lusingato che la Dark Horse Comics mi abbia chiesto di scrivere l’introduzione a questa epica ristampa del primissimo numero della serie Aliens, ma questo incarico ha fatto sì che venissero alla luce alcune questioni temporali. Del tipo: com’è possibile che siano passati 25 anni (più o meno) da quando io e Mark Nelson abbiamo iniziato a lavorare alla serie? È difficile credere che ad un quarantenne Mark Verheiden sia stato affidato l’universo alieno, così come che Mark Nelson ad otto anni abbia votato per Jimmy Carter. Ma questa è un’altra storia e, ah… la data della mia nascita riportata dall’IMDb? Una sporca bugia…

L’editore Mike Richardson e il direttore Randy Stradley sanno più di tutti quanto sia macchinoso il sistema per assicurarsi i diritti di una serie. Quel che so è che nel tardo 1987 ero al telefono a chiacchierare con Mike quando lui ricevette la notizia che la Dark Horse stava per produrre i fumetti di Aliens. Non adattamenti dei film, ma storie inedite scaturite dal secondo film. E quelle storie avevano bisogno di uno scrittore.
Molto di quel periodo è disperso nei meandri della mia memoria, ma ricordo perfettamente che dicevo a Mike «Hanno chiamato me! Me, me, me, me!» Forse fu il mio entusiasmo a convincerlo, o forse furono i miei pianti e le mie preghiere, comunque funzionò.

Guardando indietro, fu una scelta coraggiosa quella della Dark Horse, visto che io ero in pratica un neofita del mondo dei fumetti. Ma io avevo una qualità non indifferente: amavo totalmente Aliens. Il primo Alien era superbo, un grandioso ed oscuro film horror, ma l’Aliens di James Cameron era azione ed horror e cuore in un unico prodotto spettacolare. La possibilità di lavorare con quella mitologia senza le costrizioni di budget era un sogno che diventava realtà. E quando l’artista Mark Nelson salì a bordo tutto andò al suo posto.
Il bianco e nero di Mark era creato utilizzando il processo Duoshade, ormai defunto, che coinvolgeva la stesura di un prodotto chimico su carta trattata in modo speciale, il che faceva uscire fuori dei tratti unici. L’arte di Mark era straordinaria, incredibilmente dettagliata e d’atmosfera, così quando decisi di gestire l’orrore di questo mondo sapevo che Mark avrebbe reso tutto migliore. (E visto che mi trovo a fare complimenti, ne approfitto per citare il duro lavoro del letterer Willie Schubert, che fece uno splendido lavoro.)

Quando arrivò il momento di buttare giù il soggetto della serie, ricordo solo alcune direttive. La prima era che volevano vedere le creature aliene sulla Terra. La seconda era che la storia doveva avere per protagonisti Newt ed Hicks. La terza era l’unica, a mia memoria, che fosse stata dettata da interessi commerciali: non potevamo usare il personaggio di Ripley. Era davvero un peccato (la regola non valeva più quando scrissi la terza parte della saga, Aliens: Earth War), ma quando hai un bicchiere di limonata deliziosa chi si lamenta per un seme solitario?

Così queste erano le linee guida. Dopo di che, era il tempo di scrivere la storia. Quello che volevo fare era esplorare un futuro distopico ma ad alta tecnologia, dove la religione, il commercio e la tecnologia si scontravano con le creature aliene, con gli sfortunati protagonisti presi nel mezzo. Non era difficile immaginare che le esperienze di Newt su LV-426 le avessero lasciato dei problemi psichiatrici, o che Hicks, con mezza faccia bruciata dal sangue alieno, sarebbe diventato un paria in mezzo ai suoi amici soldati. Ero inoltre intrigato dagli androidi dei due film, Ash e Bishop, e sentivo che c’era ancora molto da dire sulla vita artificiale senziente.

Mi ritrovai così a farmi alcune domande rispettose su alcune parti della mitologia di Alien, come per esempio l’identità dello “space jockey”. Studiai il film e le foto di scena, che sia maledetto se fossi riuscito ad immaginare che quella faccia da elefante fosse una maschera d’ossigeno di un pilota umanoide, come mostrato nel film Prometheus (2012). L’unica somiglianza tra il mio space-jockey e quello del film Prometheus è che entrambi odiano gli xenomorfi, così almeno su questo siamo d’accordo.

L’altra domanda che ci siamo fatti tutti era che Newt ed Hicks sarebbero sopravvissuti nel post-Aliens, invece i titoli di testa di Alien 3 ha velocemente distrutto questa mia convinzione. Molti mi hanno chiesto cosa ne pensi di Alien 3, e ad essere onesti sono combattuto.
Perdere Newt ed Hicks nei titoli di testa sembra davvero uno schiaffo in faccia ai fan che amavano quei personaggi, ma d’altra parte avendo lavorato nel cinema e nella TV per un po’ sono arrivato ad ammirare quell'”aspettati l’inaspettato” del film. Ma quello che mi secca di più del film è che ora le mie storie non fanno più parte del canone ufficiale.

È andata così. Guardando indietro, credo che l’aspetto più appassionante di queste serie fu la grande libertà che avevamo per scrivere ciò che volevamo. Aliens era una delle punte di diamante della 20th Century Fox e quindi il nostro lavoro attirava chiaramente l’attenzione della major, lo stesso ricordo solamente due o tre annotazioni che ricevetti sull’intera storia, ed erano semplici raccomandazioni sul presentare scene di sesso e violenza.
Lascio ai lettori giudicare se abbiamo soddisfatto le aspettative della Fox.

Ero troppo nuovo a questo mondo per capire quanto supporto mi desse la Dark Horse durante l’intero processo. Ricordo un paio di occasioni in cui avevo quasi finito il copione e mi resi conto che avevo bisogno di ancora un paio di pagine per arrivare al punto. Molti editori mi avrebbero risposto di piantarla e tagliare (pagine in più significa costi aggiuntivi), ma Mike e Randy invece mi diedero il permesso di allargarmi. Si trattava davvero di raccontare la storia come meglio potevamo, e dobbiamo aver fatto qualcosa di buono, se siamo qui, decenni dopo, a presentare di nuovo la versione originale.

I miei ringraziamenti vanno a tutti i ragazzi talentuosi della Dark Horse e 20th Century Fox per avermi lasciato giocare con i loro giocattoli. E un’infinita riconoscenza a Mark Nelson, un vero artista e un ragazzo simpaticissimo. Facciamo di nuovo, ragazzi!

Mark Verheiden
Los Angeles, CA
November 2015

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5 pensieri su “[2016-04] Mark Verheiden ricorda Aliens

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