Svelato il mistero delle tute degli Ingegneri!

Cover di Mark A. Nelson

«Dovevo muovermi con grande attenzione nel fare ipotesi su alcuni aspetti su cui poggia la mitologia del film Alien. Per esempio sulla vera identità dello “space jockey”. Ho analizzato sia il film che gli scatti del set, ma non avrei mai immaginato che la “faccia” elefantiaca della creatura fosse, come si vede nel film Prometheus del 2012, una maschera d’ossigeno per un pilota umanoide.» (traduzione di Giorgio Saccani, 2017)

Queste parole di Mark Verheiden scritte nel 2016, come introduzione al volumone del 30° anniversario del suo geniale fumetto, testimoniano di come lo sceneggiatore nel 1988 si sia trovato a dover interpretare qualcosa che nel film di Ridley Scott volutamente era lasciato senza spiegazione: l’identità del Pilota, quell’essere il cui petto squarciato anticipa il ciclo vitale alieno agli improvvidi esploratori della Nostromo. Al momento di scrivere il primo fumetto alieno, lo splendido Aliens: dieci anni dopo, Verheiden ricostruisce a proprio gusto un esemplare vivo del Pilota.

Hicks e Newt incontrano un Pilota vivo

Per noi fan dell’epoca era un’idea geniale, e nessuno ha mai osato alzare un dubbio sull’interpretazione di Verheiden: nelle riviste dedicate all’universo alieno in realtà nessuno parlava del pilota, visto che a tenere banco era solo il film di Cameron, comunque dieci anni dopo l’idea tornò pressoché identica in The Destroying Angels, di Mark Schultz: essendo questo uno dei rarissimi fumetti alieni giunti in Italia dopo la fine dell’èra PlayPress, Aliens: Apocalisse è una storia apprezzata anche dai fan nostrani, segno che il Pilota nella versione Dark Horse non destava dubbi.

Un antico Pilota messo a rischio da un David ante litteram

Poi il cataclisma. Anzi, visti i risultati parlerei di “enteroclisma”. Un giorno Ridley Scott si sveglia e grida: «Schillaci è il più grande centravanti del mondo!» No, aspetta, quelli erano Aldo, Giovanni e Giacomo. Scott grida: «Giger è il più grande artista del mondo», e continua a ripeterlo senza che nessuno gli abbia chiesto niente. Non so se Ridley abbia una percentuale sui dipinti di Giger mostrati al cinema, ma dal 2012 non fa che usare tutto il Giger che non aveva usato nel 1979, infilando scene ovunque tratte dai più sconosciuti e ignoti lavori di H.R. Probabilmente è andato in Svizzera a ravanare tra la carta straccia dell’artista per trovare nuove idee per i suoi film.

Ci viene in aiuto The Art of Prometheus

Nel 2010 inizia la lavorazione di Prometheus e bisogna cancellare tutto quanto detto finora: malgrado Scott stesso ripeta che il film non c’entra niente con l’universo alieno, è in pratica Alien fatto con quei soldi e libertà artistica che non aveva potuto avere nel 1979. E il Pilota? Mica vorremo accontentarci di quel cartonato finito a metà, inquadrato solo di profilo perché l’altra parte non era ancora dipinta? No, dobbiamo fare le cose in grande, anche perché Scott e i suoi sono gli unici al mondo ad aver capito che quella lì è una tuta spaziale.

 

I disegni preparatori (a destra) e la “tuta” finita (a sinistra)

Mark Salisbury nel suo saggio Prometheus. The Art of the Film (2012) ci racconta che la tuta degli Ingegneri è stata fisicamente costruita dalla squadra di Neal Scanlan partendo dal disegno di Steven Messing, basato dichiaratamente sulle idee originali di H.R. Giger. Dubito che ci si riferisca a quell’abbozzo di pilota visto nel Necronomicon

Creature biomeccaniche con sesso perturbante da Necronomicon (1977)
Palesi antenati di (da sinistra) Space Jokey, xenomorfo e chestburster

… piuttosto penso che l’idea base sia stato il celebre dipinto dell’artista svizzero per il film del 1979. Da cui però non si capisce affatto che si tratti di una tuta spaziale, visto poi che nessuno ha mai ventilato questa ipotesi nei successivi decenni.

Illustrazione di H.R. Giger per il pilota del film Alien

Il Pilota è chiaramente la scopiazzata del gigante morto di Terrore nello spazio (1965) di Mario Bava, quindi i vari autori della sceneggiatura di Alien non dovevano porsi problemi di tute spaziali: era un elemento scopiazzone che però serviva ad anticipare al pubblico l’operato dell’alieno.

La vera origine del Pilota

Il production design Arthur Max va invece in tutt’altra direzione, e nel citato saggio dichiara:

«L’idea era: un cosmonauta russo fuso con un samurai, che è poi quella usata nel film originale. Però non volevamo che sembrasse una tuta, piuttosto una seconda pelle, visto che la tecnologia degli Ingegneri va oltre ogni nostra conoscenza. Così le tute potevano fondersi con i loro corpi.»

Max dunque dà per scontato che sin dal 1979 il Pilota indossasse una tuta spaziale, anche se “organica”. Quando si è presentato con queste idee, insieme a quelle di Neville Page che ha ideato l’aspetto degli Ingegneri senza tuta, al cospetto di Ridley Scott, questi ha emesso un triplice grido: «That’s it! That’s it! That’s it!». Accettato tutto con entusiasmo.

Prendi un bel fiato… e poi trattieni!

Noi però sappiamo che Prometheus (2012) e Covenant (2017) non provengono solo da Alien o da Giger, sono bensì insiemi raffazzonati di idee rubacchiate dalla TV, fra “Star Trek” e “Stargate”.

Un Pilota pronto nella sua tuta

Ma stavolta si va ancora più a fondo, perché le “tute degli Ingegneri” già erano apparse in TV, esattamente come appariranno al cinema nel 2012: so anche dirvi il giorno, il 12 maggio 1997, quando cioè va in onda l’episodio 4×13 della serie “Babylon 5“.

Ma… chi è quel tizio a sinistra?

In questo episodio – che Wikipedia ci informa essere stato trasmesso in Italia il 5 aprile 2002 – arrivano nuove razze aliene sulla stazione Babylon 5 e fra queste ce n’è una che da quel momento apparirà ancora tra i nuovi membri della Federazione dei Pianeti Non Allineati: la razza si chiama Gaim e girano con una tuta grigia dotata di casco da pilota che ricorda molto da vicino quello di un Ingegnere.

Degli Ingegneri decisamente più pacifici

Possibile che così tanti aspetti di questi due film di Scott possano ritrovarsi in opere televisive pre-esistenti? Possibile che siano tutte casualità? La risposta però può essere un’altra: parliamo di roba talmente banale, scontata e dozzinale che stupirebbe trovare anche solo un elemento vagamente nuovo in essa.

Bella, rega: io vado, che ho Weyland a cena

Mi immagino la scena: Arthur Max sbracato a vedersi serie TV prendendo appunti, poi alla fine va da Scott con idee rubacchiate e lui – che non sa nulla di nulla, di qualsiasi argomento, come ha più volte dato prova in dichiarazioni spontanee – accetta tutto perché gli sembra roba nuovissima.

L.

– Ultime “contaminazioni”:

15 pensieri su “Svelato il mistero delle tute degli Ingegneri!

  1. Lo Scott sbagliato sa solo una cosa: Giger è il più grande artista del mondo anche meglio di Totò Schillaci. Quindi se ne frega di tutto di Bava e di Babylon 5. Altra indagine meticolosa e appassionante, che mi conferma che era molto meglio la tuta/contenitore che il suo contenuto, in pratica la storia di molti dei film dello Scott sbagliato 😉 Cheers

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    • E’ tra le fonti pesantemente saccheggiate da Dan O’Bannon per la prima stesura di Alien, quella che Walter Hill si trovò tra le mani rendendosi conto che era solo un minestrone di roba già vista. Se non fosse stato per la scena del chestburster, di sicuro impatto, il film non sarebbe mai stato fatto come lo conosciamo. Sarebbe stato uno dei tantissimi filmacci di Roger Corman.

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  2. Un altro spunto per espandere l’universo di Alien buttato alle ortiche da Scott con Covenant. Una delle cose buone di Prometheus era l’immaginario aperto sugli ingegneri. Sterminati da un solo androide con inspiegabili disturbi dell’ego. Cose di pazzi.

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    • Non mi sono mai piaciuti gli Ingegneri, la solita menata del “voglio conoscere chi mi ha creato”, ma almeno la Dark Horse dei tempi d’oro ha saputo raccogliere gli spunti e creare ottimi fumetti partendo dal niente buttato a casaccio di Prometheus. Sono più che sicuro che proprio leggendo quei fumetti Scott si sia reso conto che stava nascendo qualcosa di buono, così ha spazzato tutto via 😀

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      • A me non interessava molto il “voglio conoscere chi mi ha creato”, ma il rapporto tra il contatto tra gli xenomorfi e gli Ingeneri. Anzi ti dico che questo appellativo non mi è mai piaciuto e ho sempre pensato a una differente forma di vita aliena. La storia della loro lotta – perché non credo ci abbiano fatto amicizia con gli xenomorfi – sarebbe stato uno spin-off che avrei visto con grande curiosità e piacere. Una sorta di parallelo con la civiltà umana. I videogiochi sono pieni di riferimenti a razze antiche e ai loro lasciti, sono la base di un immaginario appena esplicitato dal quale ne vengono tratte ottimi giochi: una su tutte la serie Halo, ma anche Mass Effect. Perciò sarei stato davvero felice di vedere un’espansione dell’universo e delle storie.

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      • Nessun film sarebbe in grado di raccontare storie complesse come Halo o Mass Effect, quindi sarebbe stato ingiusto chiederlo quand’anche fosse stato un altro regista al posto di Scott.
        Purtroppo temo che gli ingegneri sono solo il dozzinale alieno che ha creato la vita umana proprio delle storie pigre: è un film figlio degli anni Settanta semplicemente perché sta facendo l’Alien come era stato pensato all’epoca. Per fortuna all’epoca è stato considerato vecchiume ed è nato un film che guardava in avanti e non indietro.
        La saga aliena non è fatta per trattare di altre umanità, come dimostra la trilogia di romanzi Rage War di Tim Lebbons: è una saga fatta di spazi stretti, paura umana e scienziati pazzi, e le storie che rispettano questi canoni sono le più riuscite e le più amate. Parlare di razze che hanno generato la razza umana non fa parte di questo franchise, perché sposta l’attenzione sulla nuova razza togliendola allo xenomorfo.
        Potrebbero farlo nei fumetti e nei romanzi, e qualche volta ci hanno provato, ma non sono storie che rimangono nel cuore.

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