Zagor vs Predator (2003)

Cover di Gallieno Ferri

Il nostro amico Moreno Pavanello, il gestore del blog Storie da birreria nonché fan d’eccezione di Zagor – tanto da scriverne una fan fiction – mi segnala una chicca deliziosa: quel giorno in cui lo Spirito con la Scure incontrò… Predator!

Gli echi della lavorazione del film AVP: Alien vs Predator (2004) di Paul W.S. Anderson devono aver fatto fibrillare la redazione della Sergio Bonelli Editore: il cacciatore stellare non si vedeva da più di dieci anni… e se atterrasse a Darkwood?
Quell’estate 2003 esce in edicola una storia in due parti:

I disegni sono di Alessandro Chiarolla, mentre i testi… sono di Moreno Burattini! Non è che il nostro Moro ci ha tenuto nascosto che con un cognome-pseudonimo ha scritto lui stesso questa storia???

Quest’anno la stagione di caccia si apre a Darkwood

Una striscia di fuoco illumina la notte di Darkwood: il Predator bonelliano è arrivato ed i primi ad avvicinarglisi sono ovviamente dei poco di buono.

Un misterioso essere fuoriuscito da una strana macchina

Peggio per loro…

Ecco la versione Bonelli del Predator

Con tanto di lame al polso

Zagor indaga e, insieme all’inseparabile Cico (che non ho mai sopportato!), arriva ad un relitto, in una scena che echeggia riferimenti alieni.

Zagor davanti al Relitto

Il primo albo si chiude con il nostro eroe che affronta l’essere venuto dallo spazio.

Si fa subito a botte

Tranquilli, però, il buonismo bonelliano prende subito il sopravvento e il Predator si trasforma subito in un Mario Merola spaziale, un alieno buono con tanto ccore di nome Warzak, venuto sulla Terra a dare tanti bacini a tutti ma che ha avuto un fraintendimento con i cattivoni che gli hanno sparato ad inizio storia. Lui li voleva solo abbracciare e correre per i prati…

Da Predator a Drac…

Cancellato immediatamente ogni riferimento al Predator, si passa a Il mio nemico (1985), il mitico e mitologico film di Wolfgang Petersen che predicava l’amicizia e la fratellanza fra razze. (Tempi lontani, concetti dimenticati.) Così ora il visitatore spaziale salva Zagor ed è pronto a tutto per lui, perché lo Spirito con la Scure è un pezz’e core.

Vogliamoci tanto bene e diamoci tanti bacini

All’insegna dei cuoricini e dei miominipony la storia va via nello zucchero e nella melassa, quindi di “citazione aliena” ci rimane solo la splendida locandina “predatoria” di Gallieno Ferri e qualche immagine ammiccante all’interno.
Rimane comunque una chicca.

Ecco la cover gallery:

L.

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8 pensieri su “Zagor vs Predator (2003)

  1. Ecco se c’è una cosa che non ho mai gradito nelle sAghe bonelliane e questa sEga di volere prendere ispirazioni dall’attualità o – come si chiama oggi – i temi “mainstream” per costruirci su un paio di albi. Ragione per cui smisi di leggere Martin Mystere.
    Il fumetto e il racconto che contiene deve farmi viaggiare oltre, non essere una fotocopia sbiadita della realtà.

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    • Se fatta bene mi piace un po’ di “attualità” in prodotti dalla fortissima serialità come questa, però certo che prendere un tema horror e farne un manifesto dell’amore coccoloso non mi ha per nulla soddisfatto. COmunque anch’io ho interrotto da anni ogni rapporto con la Bonelli…

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  2. Grazie per la doppia citazione!
    Eh, Moreno Burattini è il curatore e principale autore della testata, io mi limito ad essere un suo fan!
    Le citazioni cinematografiche (che spesso arrivano ad essere più che citazioni) sono un classico dell’epopea zagoriana, a partire dai primi numeri della serie in cui spesso e volentieri comparivano i corrispettivi dei mostri della universal, dall’uomo lupo al mostro della laguna nera, eccetera.
    Ricordo la storia come tutt’altro che memorabile (ok, è un ossimoro). Questa cosa del buonismo non è sempre presente in Zagor (spesso, ma non sempre), ma qui scade nel melenso spinto.
    Questa storia ha avuto un seguito in “Non Umani”, non ricordo i numeri, in cui Zagor affronta il “cattivo” umano che alla fine di questa viene portato via dall’astronave, che torna sulla terra insieme ad un alieno mutaforma e a un altro dall’aspetto simile in tutto e per tutto allo Shrike dei “Canti di Hyperion” di Dan Simmons. Storia carina per il primo albo, con il rapporto del mutaforma con un vecchio cieco che riprende “la moglie di Frankenstein”, ma che manda tutto in vacca nel secondo, con l’apparizione di uno zagor in versione “Rambo”, o se preferisci “Dutch Schaefer”, che affronta gli alieni a torso nudo e imbracciando un mitragliatore alieno più grosso di lui, portando a uno degli albi più detestati dai fan.

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    • Ahahha e Zagor grida all’alieno “Ma sei un mostro schifoso”? 😀
      Questa usanza era anche in Tex, dove fra alieni, dinosauri, antichi vichinghi, maghi e stregoni non mancavano certo strizzate al fantastico, di solito cinematografico, e anche una volta abbandonato completamente il fantastico – con giusto qualche parentesi con gli storici Mefisto e Yama – in tempi recenti gli autori non hanno resistito a fare una storia alla “Ring”…
      Se sono scritte bene, queste storie piene di rimandi e commistioni mi divertono: questa però, come dici giustamente, non è proprio memorabile se non per il fatto che viene citato il Predator alla Bonelli! Credo che sia dai tempi di Legs Weaver che l’universo alieno non entrava in una loro storia…

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      • Legs Weaver e Nathan Never -specialmente lui- hanno provato ad avere i loro alieni personali, nel frattempo, mediamente migliori di questo simil-Predator che, alla fine, del personaggio citato risultava avere ben poco non solo per la sua indole pacifica (se sfruttata bene, poteva essere potente quanto la controparte crudele. Se sfruttata bene.) ma anche per il suo “perdersi” quasi subito in altre citazioni cronologicamente precedenti (Drac, Ymir e quant’altro), con l’unico risultato di rendere del tutto inutile il già modesto omaggio al Predator. Leggibile? Sì, tutto sommato, ma niente di più. E le cose vanno appena meglio con quel doppio seguito comunque “marchiato” dal non indispensabile ZagorRambo di cui sopra, pubblicato mi pare l’anno scorso…

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      • Considerando che il Predator è in pratica un personaggio inedito in Italia, visto solo in cinque film (ora sei), cioè manca quella narrativa (letteraria o a fumetti) che mostra quanto ci si possa divertire con il suo comportamento, non stupisce che il povero sceneggiatore si ritrovi fra le mani un qualcosa che non ha idea di come usare, e così lo ha fuso con personaggi più “profondi”, che cioè si sappia cosa pensano perché l’hanno detto apertamente.
        Comunque ad avercene, di citazioni di questo genere ^_^

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