Storia dei fumetti alieni 1. La scomparsa di Ripley

La Marvel ha appena annunciato per marzo 2021 l’apertura di una testata dal semplice titolo “Alien”, che darà il via ad una saga scritta da Phillip Kennedy Johnson: nelle prime brevi interviste rilasciate, l’autore ha già fatto capire di non sapere niente di niente di Alien. Una volta, da ragazzino, ha visto il primo film. Tutto qua.

In attesa di scoprire che ne sarà dell’universo narrativo alieno, mi sembra il momento giusto per iniziare a raccontare – per la prima volta al mondo! (e non sto esagerando) – la storia di trent’anni di narrativa a fumetti in un universo più vasto di quanto gli autori stessi abbiano idea.

Illustrazione di Raymond Swanland da AVP: Three World War (2010)


Lucius Etruscus

Storia dei fumetti
di Alien e Predator

(parte prima)


Introduzione

Quando una casa cinematografica importante decide di investire nella produzione di un film dalle grandi aspettative, l’uscita della pellicola in questione è immediatamente preceduta da materiale pubblicitario di varia natura, fra cui è facile trovare la versione a fumetti della sceneggiatura: purtroppo quest’ultima gode in genere di pessima stima da parte del pubblico, forse perché è considerato un fumetto “non ispirato”, derivativo o per altri motivi non meglio chiari. Questo ha creato seri problemi quando invece sono stati presentati fumetti “ispirati” e per nulla derivativi, visto che hanno dovuto combattere contro pregiudizi e chiusure mentali.

La nostra storia prende il via dal finire degli anni Ottanta, quando una coraggiosa casa di fumetti alternativi prende la più alternativa delle decisioni: presentare storie ispirate ad una saga filmica che però ne siano del tutto indipendenti. Una scelta ardita e per fortuna immediatamente coronata dal successo di pubblico.

Questo saggio si prefigge di raccontare, per la prima volta e in modo completo, la nascita, lo sviluppo, il declino e (si spera) la rinascita del mondo dei fumetti di Alien e Predator, parte integrante ed addirittura (come si vedrà) fondante dell’universo alieno espanso. Molti amano alcuni film di Alien, molti amano i videogiochi di Alien, molti amano i fumetti di Alien: un numero straordinariamente esiguo di persone – compresi gli esperti del settore, per loro stessa ammissione – conosce o si preoccupa di tutti i vari mondi che compongono questo universo. Ecco perché questa storia va raccontata in modo “multimediale”, così da dare un’idea della portata e della vastità di questo universo narrativo.

Tutte le fonti da cui ho attinto informazioni sono citate nel testo, tutte le dichiarazioni riportate tra virgolette sono tradotte da me (dove non meglio specificato) ed è sempre dichiarata la loro provenienza, al contrario di costosi e corposi volumoni – in arrivo anche in Italia, a prezzi ben poco abbordabili – che si limitano a riportare frasi di provenienza ignota.

Questo viaggio è da considerarsi un’aggiornamento dell’eBook dallo stesso titolo che ho pubblicato l’anno scorso.

Ricordo infine la pagina dedicata alla panoramica sui fumetti di Alien e Predator in Italia, in costante aggiornamento.


La scomparsa di Ripley

Perché esiste il fumetto di Alien ma non quello di Aliens? La risposta è spinosa e soprattutto piena di conseguenze.

Il pianeta delle scimmie nel 1974, La fuga di Logan nel gennaio 1977 e Guerre stellari nell’aprile successivo (un mese prima dell’uscita del film) dimostrano l’interesse della Marvel per i fumetti legati al cinema, e negli anni a venire film come Blade Runner (1982), Yado (1985) e Robocop (1987) avranno la loro novelization a fumetti, e spesso (come nell’ultimo caso) anche albi con storie inedite. Da Star Trek a Indiana Jones, i grandi successi al cinema spesso sono accompagnati da storie a fumetti, mediamente poco amate perché è raro che un appassionato sia “multimediale”. Come mai Alien non ha seguito questa scia, malgrado fosse prodotto dalla stessa casa di Guerre stellari e per lo più diretto dallo stesso regista di Blade Runner?

Probabilmente sono stati i legami di Dan O’Bannon con la rivista “Métal Hurlant” (e corrispettiva americana “Heavy Metal”) a far andare la scelta su quella casa editrice per presentare la storia del film Alien a fumetti (Alien: The Illustrated Story) firmata da Archie Goodwin e disegnata da Walter Simonson. Per quanto il successo pare essere stato buono, come per i vari oggetti da collezione venduti insieme al film, rimaniamo sempre nella Cenerentola delle forme narrative: la riduzione, spesso semplicistica, di una storia filmica in un altro formato. Nel 1986 però siamo all’inizio dell’età moderna del fumetto americano, anche il cinema horror comincia a sfornare fumetti-novelization, possibile non ci sia spazio per Aliens?

Il problema non è né il fumetto né i suoi autori: il problema… è Ripley.

*

Dall’inizio degli anni Novanta ad oggi Sigourney Weaver è nota unicamente per il personaggio di Ripley, visto che i suoi altri ruoli protagonisti raramente hanno lasciato alcun segno nell’immaginario collettivo, anche quando sono di altissimo livello. Negli anni Ottanta era l’esatto contrario: era una delle più promettenti attrici di serie A, impegnata in film di genere sempre diverso e addirittura chiamata a recitare persino in Francia. Proprio da lì tornava l’attrice, dopo aver lavorato nel dimenticabilissimo Alta, bella e pericolosa (Une femme ou deux, 1985) con Gérard Depardieu, quando viene finalmente intercettata da James Cameron (o almeno così racconta lei nel documentario 57 Years Later del 2003), in un tira-e-molla che durerà mesi. In linea di massima il copione le piace, ma il ritardo nel firmare il contratto è un sistema per far alzare il compenso, visto che la produzione si dimostra così interessata ad averla di nuovo nei panni di Ripley. «La Fox non voleva pagarle la cifra che lei voleva e chiesero a Jim di creare una storia senza il personaggio di Ripley, ma lui non accettò», racconta la produttrice Gale Anne Hurd nel citato 57 Years Later. «Era una questione di soldi. Alla fine l’ebbe vinta lei e so che la pagarono quanto voleva», specifica David Giler, altro produttore.

La Weaver nel 2003 parla di qualità del copione, non di soldi…

Ottenuto l’alto compenso che chiedeva, durante le riprese di Aliens si consuma un dramma, perché nei copioni che ha letto l’attrice si parla di “pulse rifle”, “smart gun” e cose del genere, roba futuristica che fa pensare a innocue pistolette laser per bambini come quelle viste in Guerre stellari: quando la Weaver si ritrova in un vero e proprio Vietnam Movie, pieno di rudi soldati con grandi armi inquadrate continuamente, e addirittura lei stessa dovrà trasformarsi in un Rambo spaziale, va in crisi. Lei che è iscritta ad un’associazione per il controllo delle armi come la Hand Gun Control in America. (Non ho trovato tracce dell’associazione ma è l’attrice stessa che la nomina, in un’intervista a “Starburst” nn. 168-170 del 1992.)

Un mito per noi, puro odio per l’attrice

Tutte le riprese di Aliens vedranno Sigourney Weaver lamentarsi del troppo uso di armi e rifiutarsi di sparare lei stessa così tanto, ma dall’altra parte c’è una montagna chiamata James Cameron contro cui è impossibile averla vinta. Quando il film esce, è un successo internazionale e tutte le recensioni esaltano Sigourney Weaver come eroina d’azione, Rambo in gonnella e paladina femminista, e in effetti quel ruolo fa nascere il genere Girls With Guns, aprendo la strada alle grandi eroine degli anni Novanta. Un’attrice poliedrica, impegnata in ogni genere, dalla spy story alla commedia, dal thriller al drammatico, si ritrova d’un tratto cristallizzata nell’unico ruolo che non ama: quello della Ramba. Quel 1986 finisce la carriera di Sigourney Weaver, che non verrà più ricordata per altro ruolo se non Ripley.

L’attrice ha un solo modo per opporsi a questa marea che la sta sommergendo: impedire l’uso della sua immagine. Non è una scelta degli attori, non è un processo automatico, e siccome nessuno ha mai indagato sulla questione non esistono prove, dunque posso solo fare supposizioni. L’ipotesi è che l’attrice per contratto abbia avuto una qualche possibilità di “bloccare” lo sfruttamento della sua immagine nei panni di Ripley, qualcosa che di solito invece avviene automaticamente senza che gli attori possano farci nulla: quale che sia stato il sistema adottato, quale che sia stata la causa, sta di fatto che Ripley scompare.

Soltanto in rarissime occasioni l’attrice rilascia interviste, in quel 1986 e seguenti, e quando capita evita accuratamente il discorso Ripley, sbrigandosela con vaghe parole di rito. Paradigmatico il caso della rivista italiana “CIAK” (ottobre 1986), che mette in copertina l’attrice e la Regina Aliena ma nell’intervista interna l’attrice non vuole parlare del film, liquidandolo con parole di circostanza. Ha una carriera cine-teatrale di tutto rispetto e non vuole minimamente essere legata ad un personaggio di Rambo in gonnella, in un film palesemente di genere.

Intanto ad eccezione delle foto di scena fornite dalla produzione agli organi di stampa, il personaggio non può esistere in alcun’altra forma. L’attrice non vuole dare un solo briciolo di fama in più all’incarnazione di tutto ciò che odia. Probabilmente è per questo che non esiste un fumetto ufficiale o qualsiasi altra rappresentazione di Ripley in questi ultimi anni Ottanta: il silenzio degli interessati su questi argomenti non permette altre ipotesi.

*

Visto l’enorme successo di Aliens nel 1986, l’anno successivo la casa Brandywine di Walter Hill, Gordon Carroll e David Giler – la casa-madre del marchio Alien – ha il via libera dalla 20th Century Fox per preparare un Alien III e, data l’ostinazione della Weaver, è chiaro che dovrà essere per forza senza Ripley.

Leggenda vuole che durante le ferie estive Hill abbia letto sulla spiaggia un romanzo che l’ha colpito: Neuromante (1984), di un certo William Gibson. In gamba il ragazzo, chissà se sa scrivere una storia per il nuovo Alien…

(continua)


L.

– Ultime “indagini”:

17 pensieri su “Storia dei fumetti alieni 1. La scomparsa di Ripley

    • Il bello è che gli autori si vantano della propria ignoranza, visto che ignorano (appunto) che esistano quarant’anni di universo espanso dopo il film che una volta hanno visto da ragazzini. Invece sono lì a dire “Ah io amo Alien, l’ho visto addirittura tutto intero, una volta”. E gli altri dieci film? E i trent’anni di fumetti? e i 25 anni di romanzi? E i giochi e videogiochi? Mai sentiti…
      Spero che almeno sia così bravo da sopperire alla sua estraneità a questo universo.

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      • Se Phillip Kennedy Johnson ha visto Alien una volta, da ragazzino, ha comunque visto almeno un film in cui Ripley è presente. Chissà che la nostalgia di quegli anni non lo prenda talmente tanto da fargliela ripescare all’interno di una storia decente… ma mi sa che sto correndo troppo: a parte aggiungersi alla schiera dei vaghi conoscitori del solo primo Alien, al momento ancora non abbiamo idea di cos’altro riuscirà a fare (si spera che ci aiuti a relegare gli ultimi anni fella DHC nel dimenticatoio).
        Sarà un altro bel viaggio, questo… 😉

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      • Mi consolo pensando che fare peggio della Dark Horse sia umanamente impossibile, anche se ci proveranno. Ormai le aspettative sono così basse e il morale così a terra, che basta l’idea di una testata aliena mensile per risollevarmi: che la storia non mi piacerà lo do per scontato, spero almeno non sia imbarazzante. La Dark Horse ha spento il sole che era in me! 😀

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    • Purtroppo è l’andazzo storico di questo universo: nelle loro introduzioni, fior fiore di autori alieni raccontano con passione quella volta che da ragazzini hanno visto “Alien”, ignorando poi l’universo successivo. Una volta un romanziere nella premessa del suo romanzo alieno ha scritto di non sapere se la sua idea di trama fosse stata già affrontata da altri. Controllare, no? Troppo faticoso? Non c’era bisogno di leggersi tutti i precedenti, bastava chiedere alla casa per cui stava scrivendo, che ha la schede di tutte le opere, ma no: meglio farsi un vanto della propria ignoranza.
      Te lo immagini un romanzo di “Star Wars” in cui l’autore dica “Amo questo universo, una volta da ragazzino in TV ho visto il primo film”. I fan lo lincerebbero! 😀

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      • JJ Abrams quando ottenne il reboot di Star Trek non ebbe problemi a dichiarare che non era fan di Star Trek, ma di Star Wars (e infatti nel primo Star Trek c’ha messo dentro una quantità infinita di immagini e gadget presi da Star Wars). Ma i trekkie sono gente buona…

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      • Infatti i trekkie ADORANO Abrams 😀 😀 😀
        Scherzi a parte, si può scrivere un’ottima storia senza necessariamente conoscere bene l’universo, ma certo ignorare che esista quell’universo è davvero seccante. Speriamo che invece questa nuova saga Marvel spazzi via ogni critica e ci regali il grande ritorno alieno che aspettiamo da anni.

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    • Ti ringrazio dell’entusiasmo, che mi dà forza ^_^
      Visto che è passato del tempo, ho trovato nuove informazioni su cose del passato ed è un momento di grande cambiamento (con l’arrivo dell’Era Marvel) è il momento di aggiornare quel saggio, a puntate sul blog 😉

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  1. Secondo me, la scomparsa di Ripley è dovuta non al fatto che la Weaver non amasse essere identificata con il suodoppio cinematografico, ma ancora per una questione di soldi : “volete la mia faccia nei fumetti e nelle confezioni di giochi ?Allora mi dovete pagare”.
    Infatti, anche nel videogioco arcade di Konami di Aliens , Ripley è diventata bionda e irriconoscibile .
    Confermato pure nel poster pubblicitario, dove c’è un altra attrice ,dall’ aspetto quanto più distante dall’ assomigliare a Ripley , ad interpretarla .

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  2. Pingback: [2021-06] Marvel ristampa Aliens (1) | 30 anni di ALIENS

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