Making of Aliens 1: 57 Years Later

Riporto a puntate la trascrizione del lungo documentario Superior Firepower: The Making of Aliens, contenuto nel cofanetto “Alien Quadrilogy” (2003) nel secondo disco dedicato ad Aliens (1986).


Superior Firepower
The Making of Aliens


1.
57 years later
Continuing the Story

Era molto più ambizioso del primo Alien, che era molto piccolo e claustrofobico. Questo era una specie di versione di Alien ingrandita e al cardiopalma.Il budget assegnato al film era notevole e il film che si proponevano di realizzare era molto ambizioso.La sensazione era di lavorare a qualcosa che sarebbe diventato una pietra miliare e quindi valeva la pena affrontare qualsiasi difficoltà.

Sin da bambini abbiamo una paura innata di ciò che non conosciamo o non capiamo, ma per natura siamo anche curiosi e vogliamo entrare in quei luoghi bui con una pila. Ma Dio non voglia che quella pila smetta di funzionare.

James Cameron: Il film di Ridley Scott aveva sbalordito il mondo, e io ero uno di quelli che ne era rimasto sbalordito. Quando pochi anni dopo divenni anch’io regista, considerai un’occasione il fatto che mi chiedessero di scrivere il secondo… Volevo fare un film così. Ero rimasto colpito dal mondo che aveva creato, dai personaggi e dalla scenografia. In quel primo film aveva raggiunto molti traguardi e aveva fissato livelli di qualità molto alti per la fantascienza in generale.

David Giler: Avevamo deciso subito di girare un seguito. Alan Ladd ne stava già parlando, e poi se ne andò. Credo sia successo quando Marvin Davis comprò la società. C’era Norman Levy a dirigerla, e Sherry Lansing, credo. Ma non fu lei. Più tardi mi fu detto che era Norman Levy a non volerlo fare. Non volevano proprio farlo, quindi noi non insistemmo. Avevamo un’idea di come farlo e pensavamo che dovessero farlo, ma… Non pensavamo che veramente… Alla fine ci fu un altro cambio di gestione ed arrivò un nuovo gruppo. Uno dei dirigenti mi fermò nel parcheggio. Lo conoscevo, mi disse: «Parlavate di rifare Alien. Cosa volete fare?» Gli raccontai qualcosa a metà tra I guerrieri della palude silenziosa (1981), film mio e di Walter [Hill], e I magnifici sette (1960), su cui stavamo lavorando in quel momento. E lui: «Sembra fantastico». Quindi facemmo una riunione e il progetto fu approvato.

Gale Anne Hurd: Quando durante il casting di Terminator (1984) scegliemmo Arnold Schwarzenegger, le riprese dovevano iniziare nell’estate del 1983 a Toronto. Però Dino De Laurentiis aveva un diritto di prelazione su Arnold come protagonista di Conan il distruttore (1984). Con Conan il barbaro (1982) aveva riscosso molto successo, e si era assicurato Arnold come protagonista del nuovo film. Quindi noi non potevamo iniziare le riprese per almeno nove mesi. Come tempo non bastava per fare un altro film, ma era sufficiente a Jim per scrivere una sceneggiatura.

David Giler: Conoscevo Jim Cameron perché Larry Wilson, che dirigeva il reparto sviluppo, mi aveva mandato dei copioni raccomandandomi in particolare Terminator. Quindi lessi Terminator, e lo trovai veramente buono. Poi quando stavamo cercando uno sceneggiatore per Alien 2, pensai: «Perché non lui? Conosce il primo film probabilmente meglio di me, lo conosce alla perfezione». Quindi gli chiesi se lo voleva scrivere e lui accettò. Tentai di convincere la Fox ad opzionarlo come regista, ma non vollero. Lui scrisse la bozza di Aliens e poi andò a girare Terminator.

Gale Anne Hurd: Quando iniziammo le riprese aveva scritto circa 90 pagine, ed era ancora alla seconda parte. Non era una sceneggiatura completa, però alla Fox la lessero, ne rimasero entusiasti e dissero: «Faremo l’impensabile: aspetteremo che tu sia disponibile per finire la sceneggiatura e se il tuo debutto alla regia sarà…» Non era proprio un debutto perché aveva già diretto Piraña paura (1981), ma «Se questo film verrà bene e tu dimostrerai di avere talento nella regia, lo dirigerai tu». Non sono sicura che dicessero la verità, ma decidemmo di crederci, eravamo ingenui. Penso che quando si è agli inizi a Hollywood aiuti essere ingenui e idealisti e credere che le persone dicano la verità. In questo caso successe veramente così. Se Terminator non avesse avuto tanto successo quando uscì, dubito che avrebbero affidato la regia a Jim.

James Cameron (filmato d’annata): Avevo lavorato per Roger Corman nei suoi studi a Venice e avevamo fatto un film intitolato Il pianeta del terrore, che era un omaggio spropositato di Roger, per essere benevolo, ad Alien. In quel film avevo lavorato con persone coinvolte in questa produzione, e avevo studiato il design del film. Avevo già lavorato in precedenza come production designer e al momento ero designer e responsabile degli effetti speciali. Alien sembrava essere il massimo in termini di design ed è questo che mi ha attratto del progetto: l’opportunità di creare un altro mondo.

Gale Anne Hurd: Quando iniziammo a pensare a come affrontare il progetto, l’idea di Jim era: «Stiamo facendo un seguito, non un remake. Non dobbiamo fare un film dell’orrore, ma un film di combattimento». Era questo il nostro modo di rispettare la visione originale di Ridley Scott, non fare un remake.

James Cameron (filmato d’annata): I fan del primo film sono così affezionati… Sono così legati alla visione che Ridley ha creato per quel film che farne un clone o allontanarsi di poco non avrebbe funzionato. Quindi ho cercato di prendere quello che mi interessava personalmente del film, ossia alcuni aspetti del ciclo vitale dell’alieno, il personaggio di Ripley, che mi interessava molto perché è un personaggio femminile forte, e li ho inseriti in una dimensione fantascientifica totalmente diversa che ho sempre voluto vedere realizzata, ossia l’esercito nel futuro.

Gale Anne Hurd: Sigourney era diffidente, si chiedeva chi fossero quei ragazzini che volevano fare il seguito di un film di cui lei era giustamente molto orgogliosa. Ma una volta che Jim le spiegò che progetti aveva, si dimostrò interessata.

Sigourney Weaver: Stavo girando un film in Francia [Alta, bella e pericolosa (Une femme ou deux, 1985) con Gérard Depardieu] e all’improvviso ricevetti un copione finito tutto incentrato su Ripley e su una bambina. In un certo senso la natura degli alieni era stata cambiata. Ed era tutto pronto, del tipo: «Puoi iniziare fra tre mesi?» Mi ricordo che pensai: «Non posso credere che nessuno me ne abbia parlato». Ma era esaltante. Poco dopo incontrai Jim Cameron e mi piacque lavorare con lui.

James Cameron (filmato d’annata): Sigourney aveva letto la mia prima bozza. Da un lato criticava alcune piccole cose che, diceva, il suo altro personaggio, il personaggio dell’altro film, non avrebbe fatto. Ma dall’altra si complimentava, dicendo che avevo proprio azzeccato il suo personaggio una volta sistemati quei dettagli. In generale era entusiasta della direzione che avevamo preso.

Sigourney Weaver: Sentivo che aveva dato corpo al personaggio di Ripley. È difficile scrivere la parte di Ripley, molti sceneggiatori l’avrebbero fatta somigliare ad un allenatore di basket. «Va bene, gente, venite qui e fate così». Lui colse veramente la sua essenza e rese questa ribelle una persona che non… Erano passati 200 anni [??? mi sa che si confonde con il quarto film, N.d.R.], sua figlia era morta. Fu una buona scelta farla sentire all’inizio così isolata e piena di rabbia.

James Cameron (filmato d’annata): È arrivata quando tutto era già definito, visivamente e narrativamente, quindi ha tutta la mia stima per non aver detto: «Questo non funzionerà, quello non funzionerà». Ha affrontato la cosa dicendo: «Capisco dove vuoi arrivare. Il personaggio reagirebbe così in quella situazione». Era un sogno per me, come sceneggiatore. Io ho ascoltato i suoi consigli su come Ripley avrebbe reagito. «Io non farei così, ma così. Qui non dovrei essere più arrabbiata e qui più gentile?» E poi ho apportato le modifiche necessarie al copione.

Gale Anne Hurd: E poi ci furono le trattative per il contratto: la Fox non voleva pagarle la cifra che lei chiedeva e chiesero a Jim di creare una storia senza il personaggio di Ripley, ma lui non accettò. Si rifiutò di fare una versione del genere.

David Giler: Penso che alla fine avrebbe accettato comunque, era una questione di soldi. Alla fine l’ebbe vinta lei e so che la pagarono quanto voleva.

Gale Anne Hurd: Alla fine fu raggiunto un accordo e quindi potemmo fare il film che volevamo, non una cosa che ci sembrava una scialba imitazione, ma la continuazione di quella che poi è diventata una serie di grande successo.


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6 pensieri su “Making of Aliens 1: 57 Years Later

  1. Ah, Jim Cameron che ricorda “Il pianeta del terrore”… omaggio spropositato ad Alien e, in modo più sottile (per quanto “sottile” fosse un termine molto poco adatto al film di Bruce Clark), pure a “Il pianeta proibito” 😉

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    • Mi mangio le mani sia perché ho scoperto “Il pianeta del terrore” molto tardi sia perché volevo studiarlo meglio dimenticandomene. Ricordo male o la protagonista ha i capelli ricci e neri come Ripley? :-é
      E’ tempo di rispolverare i due pianeti per mettere un po’ di schermate come citazioni aliene 😉

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      • Chi nel film ha i capelli neri e ricci alla Ripley è la da poco scomparsa Erin Moran (mai dimenticata Joanie in Happy Days), qui in un ruolo di comprimaria dal tragico destino… come quasi tutti quelli che hanno a che fare con l’antica e terribile piramide sul pianeta Morganthus.
        Intanto rimango in attesa di quelle schermate, allora 😉

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