Alien su “Il cinema di fantascienza” (1992)

Cover di Claudio Villa

Era il giugno del 1992 quando noi elettrizzati ed appassionati fan del nuovo personaggio della Sergio Bonelli Editore – un certo Nathan Never – accogliemmo con entusiasmo l’uscita del primo albo speciale a lui dedicato.

La primavera era sempre un periodo ricco di emozioni perché la casa sfornava uscite speciali e anche se magari non seguivi il personaggio… be’, un numero speciale – con relativo allegato – magari te lo leggevi. (Se la paghetta lo permetteva.)
Io sono stato un fan del primo minuto di Nathan Never, seguivo le pubblicità che lo annunciarono e comprai sin da subito qualsiasi cosa lo vedesse protagonista… stufandomi ben presto del personaggio e mollandolo molto presto.

Sin dal 1987, con il primo albo speciale di Dylan Dog, la Bonelli aveva iniziato ad allegare volumetti “enciclopedici” su tematiche horror e anche filmiche: il problema è che ha sempre considerato la saga di Alien “fantascienza” quindi non se ne occupava nei libretti targati Dylan Dog: quando quel giugno 1992 in allegato al primo albo speciale di Nathan Never presentò il volumetto “Il cinema di fantascienza“, non poteva proprio esimersi dal trattare il ciclo alieno.
Mi sento di dire che l’attesa è stata vana e il risultato assolutamente disprezzabile.

Una storia claustrofobica che sconfina nel thriller; una cupa vicenda piena di simboli sottili che può essere letta come una metafora del male che l’uomo si porta dentro, del conflitto tra organico e inorganico. Di Alien, diretto nel 1979 da Ridley Scott, sono state date diverse interpretazioni, ma pochi si sono accorti che il film ricorda una vecchia pellicola del 1958, Il mostro dell’astronave, diretta da Edward L. Cahn, e che alcune trovate (come la nave spaziale abbandonata con lo scheletro di un gigantesco extraterrestre) presentano una curiosa somiglianza con Terrore nello spazio, diretto da Mario Bava nel 1965. A Ridley Scott va il duplice merito di aver creato un nuovo classico della fantascienza, portando sullo schermo la suggestiva dimensione figurativa dei fumetti francesi della rivista “Métal Hurlant” (grazie alle deliranti scenografie tecnorganiche di H.P. Giger) e di aver lanciato Sigourney Weaver nei panni della coraggiosa astronauta Ripley.

Tutto qua? Proprio negli stessi giorni in cui si era tutti fomentati per l’imminente arrivo del terzo film nelle sale italiane, proprio quando tutti parlavano di Alien, i tanto venerati Medda, Serra e Vigna se ne escono con queste quattro frescacce?

Sono contento che i tre autori abbiano notato qualcosa che chiunque aveva già notato e sottolineato: se all’epoca lo sapevo pure io, di quei due film, vuol dire che erano “fonti” più che note.
Il fatto che i bozzetti del primo Alien siano stati curati anche da alcuni autori che apparivano su “Métal Hurlant” temo non basti a giustificare un qualsiasi parallelismo fra il film e la rivista.

Sicuramente i film di fantascienza sono miliardi e il libretto di 64 pagine è costretto a fare una scrematura, ma era plausibile aspettarsi per Alien qualcosa di più di queste poche (e inutili) parole.

L.

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4 pensieri su “Alien su “Il cinema di fantascienza” (1992)

  1. Quello che davvero mi colpì in negativo di quell’albetto non fu tanto quel “sintetico” -diciamo così- ma tutto sommato innocuo articoletto su Alien, quanto le personalissime opinioni di Serra su La Cosa di John Carpenter, definito nientemeno che “un mediocre remake” (ah, e zio John era appena stato presentato come regista incompreso in patria e sopravvalutato all’estero… SOPRAVVALUTATO?!?): ancora oggi, da lettore neveriano, mi costringo a far finta di non aver MAI sentito proferire una frescaccia simile da un autore che ho (quasi) sempre apprezzato 😦

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    • Per fortuna quel commento mi è sfuggito, altrimenti avrei dato fuoco all’albetto 😀 Non ricordo bene, ma credo di aver dato giusto un’occhiata a questo albetto perché, se ero carente di horror, di fantascienza non avevo certo bisogno dei tre sardi per saperne di più 😛
      La cosa triste è che c’è stato un enorme gap generazionale, e ho sentito miei coetanei parlare di John Carpenter solo a partire da “Fantasmi da Marte”: ragazzi, ma siete stati ibernati nei ghiacci artici per tutti gli anni Ottanta???

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      • Concordo, parlano così per via delle “conseguenze dell’ipersonno insolitamente lungo” (cit.). non c’è altra spiegazione (proprio mai provata nemmeno una volta la curiosità di informarsi sui suoi ventisette anni di carriera precedenti al 2001, eh, gente?) 😦

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  2. Pingback: Citazioni aliene: Nathan Never Magazine (2017) | 30 anni di ALIENS

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