[2019-07] Alien su “Première”

Cover di Gilles Warmoes

Il numero di luglio-agosto 2019 la rivista specialistica francese “Première” è interamente dedicato alla storia della 20th Century Fox, con speciali e approfondimenti su tutte le grandi produzioni che l’hanno contrassegnata e resa celebre… be’, quasi tutte. Le saghe di Alien e Predator stranamente non hanno trovato spazio, ma in fondo sono marginali per la casa…

Il numero si chiude con una classifica dei migliori personaggi della Fox, stilata con criteri del tutto soggettivi, e qui viene riparato il “torto”: il Predator è al decimo posto in classifica mentre Ripley è addirittura al primo, battendo John McClane (al terzo posto) e addirittura Darth Vader (al secondo posto), che però per i francesi è ancora Dark Vador.

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[1991] Terrore nello spazio (Dead Space)

Ormai lo sanno tutti, nello spazio nessuno può sentirti citare Alien, quindi lo fanno in tanti. Come per esempio Fred Gallo, che oggi produce documentari per bambini ma ha esordito alla regia con un filmaccio di fantascienza che copia tanto e dai migliori: come dargli torto?

Il suo Dead Space è prodotto dalla Concorde Pictures di Roger Corman, che grazie ad un accordo distributivo con la RCA-Columbia permette a questi infimi prodottini di girare tutto il mondo, Italia compresa.
Al momento di portarlo nelle nostre videoteche, però, la Columbia-TriStar ha pensato bene di affibbiargli il titolo Terrore nello spazio, drammaticamente vago per un film: vuoi vedere che hanno pensato di chiamarlo come il film di Mario Bava del 1965 che O’Bannon ha scopiazzato per Alien? Che sia una sorta di contrappasso, visto che questo film del 1991 è palesemente una scopiazzata aliena?
Comunque la Prisma/Fox nel 1998 ha battezzato con lo stesso titolo la VHS italiana di Within the Rock o Terror Mooon (1996), che invece IMDb chiama Dagli abissi dello spazio. Insomma, ’sto terrore nello spazio piace ai distributori italiani.

Scomparso subito nel nulla, il film dal maggio 2020 lo trovate in italiano sul canale YouTube di Cinema ZOO, finché dura.

Un titolo secco, senza fronzoli

L’eroe della vicenda è la classica figura di avventuriero spaziale che negli anni Ottanta la faceva da padrone, e in questo caso è il comandante Steve Krieger, interpretato da quel Marc Singer che per tutta la sua carriera di filmacci ha campato di rendita grazie all’enorme fama riscossa nei panni del mitico Mike Donovan nella serie “Visitors”. Noi ragazzini degli anni Ottanta siamo tutti cresciuti con Donovan come padrino, malgrado i finti anni Ottanta di moda oggi lo ignorino.

Può un figlio di quel “fanta-decennio” girare per la galassia senza un robot “spalla comica” al seguito? Ovviamente no, e qui l’assistente robotico – Tim in originale, che diventa qualcosa come Timba in italiano! – è doppiato da una voce famosa ma non so identificarla.

Steve Krieger, maschio spaziale senza rischio né raschio

Krieger e Tim guidano un’astronave scassata, come si confà ad un avventuriero spaziale, e rispondono contro voglia ad una richiesta di soccorso da Phebon, una stazione di ricerca sul pianeta omonimo: un laboratorio spaziale affetto dal peggiore dei problemi dell’universo. È gestito da Bryan Cranston!

Chi sarà mai il cattivo della storia? Chi sarà il.. breaking bad?

Il miglior attore del mondo (come lo sfotte Cassidy) interpreta Frank Darden, uno degli scienziati che a Phebon cercano una cura contro il virus Delta-5 che sta falcidiando l’umanità, e la sapete tutti la regola per combattere un nemico: trovare un nemico più potente. È la formula americana: vuoi far fuori un dittatore violento? Cerca un dittatore ancora più violento, e poi uno più più violento per far fuori quello più violento, e poi uno più più più violento per far fuori il precedente e così via. È una tecnica che gli Stati Uniti adottano da sempre, e la politica internazionale dimostra che hanno fatto proprio un bel lavoretto di fino…

Nello spazio vige la stessa regola, così Bryan Cranston e gli altri scienziati per combattere il pericoloso virus hanno creato un «mutante metamorfico», che non sconfigge il virus ma in compenso si mangia tutti gli umani che incontra. Esattamente lo stesso risultato della politica estera americana!
Dubito che la sceneggiatrice esordiente Catherine Cyran pensasse a tutto questo, ma mi piace pensare che quella vecchia pellaccia di Roger Corman adorasse il sottotesto sarcastico.

Che bell’ovetto, chissà quale sorpresa conteneva…

Corman avrà tempo con Carnosaur 2 (1995) di ricopiare identico Aliens (1986), qui siamo nello spazio quindi si ricopia Alien (1979). Così uno scienziato curiosone si sporge troppo sul piccolo uovo che covava il virus mutaforma (?), questo ne fuoriesce e gli si infila nel naso (giuro!), e dopo un po’ – da bravo chestburster – ne fuoriesce in versione larvale dal petto. Però per non far proprio capire che si sta copiando il film di Ridley Scott confondiamo un po’ le acque: il mostro fuoriesce dal petto citando palesemente La Cosa (1982) di John Carpenter. Anche per citare i registi giusti.

Rob Bottin, dove sei?

Tornando al copione alieno, l’essere larvale fuoriuscito dal petto fugge e va a nascondersi in attesa di crescere, mentre Krieger e gli altri cominciano a setacciare la stazione, assicurandosi di chiudere man mano i bocchettoni dell’impianto di condizionamento per intrappolare la creatura, anticipando la scena identica vista l’anno dopo in Alien 3 (1992).
Intanto non mancano le frecciatine agli scienziati spietati, che con i loro esperimenti infami mettono a rischio la vita con la scusa di salvarla. Signora mia, chissà che ci mettono nei vaccini. Certo che avere Bryan Cranston occhialuto con un camice da dottore non aiuta la ricerca medica.

Fidatevi degli scienziati, soprattutto se hanno la faccia di Bryan Cranston

Il povero Marc Singer è palesemente fuori ruolo, visto che non serve un avventuriero spaziale dalla battuta pronta e dal fisico forgiato da mille amplessi: siamo in un campo dominato da eroi “ripleyggianti”, cioè donne determinate più che muscolose, quindi l’aitante Singer non può far altro che mettersi in pose plastiche davanti a fonti di luce ingiustificate e assumere la faccia di chi finge di capire dove sia, quando è chiaro che non lo sappia.

Quando cerchi di fingere interesse ma non sai neanche dove sei

Ad un certo punto il nostro baldo eroe ci regala il momento più alto dell’intera vicenda, dove si ride di cuore. Bisogna andare fuori dalla stazione a stanare il mostro, e quindi è necessario indossare la tuta spaziale per camminare sul pianeta alieno. Eh, detta così pare facile, dove li troviamo i soldi per una tuta spaziale? Va be’, Singer: infilati un giacchetto, che vale come tuta pressurizzata!
Non un respiratore, non un casco, solo un giacchetto… e neanche chiuso fino al collo! Mi coprivo di più io quando uscivo di casa in Fase 1!

Cioè… quella sarebbe una tuta spaziale pressurizzata???

Dopo una puntatina alle Vasquez Rocks, la mitologica location dove sono state girate le migliori scene di cinema fantastico di sempre – da “Star Trek” a Bill & Ted che citano “Star Trek” (1991) – si torna in interni che dobbiamo girare l’incontro con la Regina Aliena. Va be’, Regina forse è troppo… diciamo una dama di compagnia inquadrata con tante luci addosso.

Al cospetto della Regina Aliena… o supposta tale!

Mi sembra superfluo specificare che non esiste trama, al di fuori della scopiazzata aliena, e i personaggi vagano abbandonati a sé stessi, ma vi posso assicurare che si ride di gusto, soprattutto quando il mostro pseudo-xenomorfo attacca le sue vittime. Il budget del film permetteva al massimo un “coso” di gomma appeso alla parete, quindi sta agli attori buttarcisi addosso fingendo di esserne afferrati, e agitarsi facendo in modo di muovere gli artigli di gomma come se il mostro fosse vivo.
Siamo in pratica tornati alla celebre piovra di gomma di Ed Wood, cioè agli albori del cinema horror: solo per queste scene vale la pena vedersi questo film.

Lo xeno-coso di gomma

Per un film di fantascienza copiare Alien è cosa buona e giusta, ma bisogna sempre ricordarsi anche di Aliens, perciò non stupisce che dopo una prodezza dell’eroe Krieger, il suo amico robotico Tim se ne esca con questa frase:

«Non male per un semplice essere umano.»

Quando basta una sola frase a venderti un film.

L.

– Ultime citazioni da Alien:

  • Citazioni aliene. Piccolo ranger (1981) - Quasi due anni dopo l'uscita italiana di Alien (1979), la testata a fumetti "Il piccolo ranger" presenta la versione bonelliana del nostro xenomorfo preferito, anche se adattata per i giovani lettori.
  • Star Trek Alien: Datalore (1988) - Anche Evit parte per le stelle e mi segnala una deliziosa cripto-citazione trekiana, a cui aggiungo due perle del male.

[2003] Volo per l’inferno (Flight to Hell)

L’estate scorsa, in piena astinenza da bancarelle – ormai estinte per ragioni pandemiche – comprai su Amazon alcuni DVD con la mitica “S” in locandina: cioè produzioni Stormovie che colleziono da anni. Fra questi ho preso a scatola chiusa, visto il prezzo basso, anche Volo per l’inferno senza sapere cosa fosse. Una volta arrivato, andandolo a catalogare nei miei elenconi mi sono reso conto che era qualcosa da non toccare a mani nude, così con una pinza l’ho riposto in fondo alla collezione.
Grande è stata la mia sorpresa nel trovarlo su Prime Video, perciò mi sono deciso a riprendere la mia copia in DVD.

Non ho trovato tracce di questo film al di fuori dell’edizione Stormovie 2008, quindi il 2003 riportato da IMDb non so da dove venga. La Stormovie attinge agli archivi Mediaset quindi il film potrebbe essere stato trasmesso di nascosto su qualcuno dei suoi canali, ma capisco perfettamente le guide TV che non hanno riportato l’evento.

Il viaggio all’inferno è quello dello spettatore

L’aereo Roulette One parte da Las Vegas con il compito di far sollazzare un riccone, che per motivi misteriosi preferisce fare in volo ciò che potrebbe fare comodamente a terra, cioè giocare alla roulette.

Perché questa roulette ha una testiera accanto?

È una notte buia e tempestosa e il pilota ha avuto un incubo che sembrava un film horror, sicuramente succederà qualcosa di brutto: per esempio questo film.

Gli effetti speciali delle grandi occasioni

Un fulmine colpisce l’aereo e distrugge la radio, proprio mentre avevano intercettato uno strano messaggio di soccorso. I tecnici dell’aereo dalla stiva fanno sapere che il loro contratto non prevede ci si fermi per rispondere a messaggi di soccorso, ma il capitano fa sapere che, al contrario, esiste una clausola nel caso di omesso soccorso che bloccherebbe la loro Paga. Mmmm io ’sta cosa l’ho già sentita da qualche parte…

Da solo in cabina è un buon momento per dormire

Non è chiaro perché e per come, comunque l’aereo intercetta del muco alieno che inizia a infilarsi ovunque, depositando uova: è il classico comportamento del muco, deporre uova…

Tipiche uova deposte dal muco alieno

… ma mica uova normali, no: uova palesemente prese da una produzione Fox!

A me ’ste uova sembrano familiari…

Degli strani esserini aracniformi cominciano a girare per l’aereo, e tutti se la ridono: sai quanti soldi ci faremo con questa scoperta? Ho smesso di cercare una qualsiasi logica nella sceneggiatura di questo film. ahahahha “sceneggiatura” ahahahha!

Che carino, chiamiamolo “stringi-faccia”

Voi non ci crederete, ma un membro dell’equipaggio ficca troppo il naso… tanto che un mostriciattolo se ne fa tana!

Vi prego, date il Premio Nobel a questa scena!

Potete continuare a non crederci, ma quando sembra tutto passato quello stesso membro dell’equipaggio va a pranzo… e l’esserino gli fuoriesce. Non dal petto, ma dall’occhio, perché l’originalità è il forte di questo film.

La versione Z di Kane a pranzo

L’esserino poi cresce e diventa mostrone bruttone…

Nel buio nessuno può sentirti copiare Alien

… con zanne affilate e vari accorgimenti perché non sembri troppo xenomorfo.

Quando lo xenomorfo si scrive con la Z

Cosa dire di questo grande film diretto da Alvaro “Al” Passeri? Niente, se non che le immagini che riporto non riescono a rendere la vera qualità Z del prodotto. Non so cosa abbia spinto un essere umano a creare quest’opera, ma approvo la voglia di copiare Alien (1979), che è sempre cosa buona e giusta.

In quanto Alien-clone questo Volo per l’inferno è un gioiello oscuro, di un bel marrone corposo, che non può mancare nella collezione di un pazzo come me, che oltre ai film alieni ufficiali conserva pure le scopiazzate di serie Z.

L.

amazon

– Ultime citazioni aliene:

Primi spettatori alieni (1979)

Spettatori di Alien (1979)

Sabato 20 marzo 2021 sul suo profilo instagram xenomania_426 ha postato un incredibile “reperto storico”, probabilmente preso da Reddit.com: una foto scattata ad alcuni spettatori di una proiezione del film Alien (1979), durante la celebre scena del chestburster che fuoriesce dal petto di Kane.

Malgrado il testo parli di premiere, dubito che nei cinema americani dell’epoca ci fosse l’abitudine di fotografare gli spettatori in sala: ipotizzo che invece si tratti di una delle proiezioni di prova organizzate dalla Fox, dove studiare la reazione degli spettatori era l’obiettivo primario, quindi ha senso che qualcuno stia lì con una macchina fotografica, pronto a cogliere il momento più importante dell’intero film.

Non ho idea di come sia uscita fuori questa foto, a quarant’anni di distanza, né riesco ad immaginare come si possa “autenticare”, ma è comunque deliziosa.

Atmosfera Alien: la versione etrusca

Per decenni sono stato felicemente ignaro della tesi di alcuni fan secondo cui il mitico film Atmosfera Zero (Outland, 1981) di Peter Hyams potrebbe essere ambientato nello stesso universo di Alien (1979) di Ridley Scott, invece negli ultimi giorni ho scoperto che ci sono sempre nuovi motivi per litigare, tra fan.

Visto che attraverso il contributo di Evit abbiamo la testimonianza di Tiny Nichols, costumista che ha lavorato in entrambe i film, che da una parte chiude qualsiasi discorso stupendosi anche solo che esista la questione, ma che dall’altra se ne esce fuori con frasi del tipo “all’epoca è così che si immaginavano il futuro”, è il momento di fare il punto sulla questione. Visto che no, all’epoca non è così che si immaginavano il futuro.

Nei giorni in cui Alien usciva nelle sale americane, negli stessi set si girava Saturn 3 di Stanley Donen, ottimo film di fantascienza futura ambientato in interni, con tanto di rapporto fra umano e androide: non una sola inquadratura ha un qualsiasi legame con Alien, perché ogni squadra creativa immagina il futuro in modo diverso. Esistono solo due film che, pur non essendo legati in alcun modo, condividono l’identico stile-fotocopia nel ritrarre il futuro: Alien e Atmosfera Zero.


Indice:


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No Alien in Outpost (guest post)

Sono riuscito a portare anche in questo blog l’amico Evit di Doppiaggi italioti, che ci regala una testimonianza di prima mano sulla questione “Atmosfera Zero si svolge nello stesso universo di Alien?”
Io intanto sto lavorando ad una “indagine etrusca” sulla questione, per il nuovo anno.


No Alien in Outpost

di Evit

Più di un decennio fa il sito IMDb aveva una sezione forum in fondo alla scheda di ciascun film. In questa sezione gli utenti discutevano e si confrontavano su argomenti relativi al film stesso, tra l’altro c’era un thread molto comico su frasi del film Aliens (1986) riutilizzate nella vita quotidiana che ricordo di aver salvato per intero come documento di testo (a futura memoria), perché mi faceva morire dal ridere. E per fortuna, perché anni dopo IMDb, probabilmente per risparmiare spazio e risorse sui suoi server, decise di cancellare interamente la sezione forum, che per quanto potesse essere fuori controllo, per molti film era anche l’unico punto di incontro che avevano fan e spettatori vari. Lì si discutevano anche le teorie dei fan, e parlo al plurale perché in molti casi sono stato partecipante attivo.

In uno dei thread nella sezione forum della pagina dedicata ad Alien (o forse addirittura in quella di Outland (Atmosfera zero), ora non ricordo con esattezza) qualcuno tirò fuori la domanda se AlienOutland non fossero nello stesso universo, date le molte similarità, principalmente nel “look” dei mondi rappresentati e nei costumi. Le teorie erano due:

  1. le similarità erano una pura coincidenza;
  2. chi ha lavorato dietro le quinte, pur non avendo l’autorizzazione a nominare Alien, ha voluto far intuire che i due film si svolgessero nello stesso universo, dove la Con-Am era una compagnia concorrente della Weyland-Yutani.

Dopotutto, è bello immaginare che alcuni film siano legati tra loro e non c’è niente di male. Solo che non esistevano conferme dagli addetti ai lavori, nonostante tanti addetti ai lavori siano in comune ai due film. Questa infatti era la principale argomentazione a favore della teoria degli universi comunicanti.

Chiunque altro si sarebbe fermato lì. Siccome sono matto, soprattutto quando si tratta dei costumi e degli oggetti di scena dei film di Alien, anni fa riuscii a mettermi in contatto telefonico con Tiny Nichols, uno che ha lavorato ai costumi di tanti film che ci piacciono tanto, inclusi quelli di Alien ma anche di Outland. Chi meglio di lui poteva sapere se c’era un nesso che legava i due mondi?

Mi dispiace portare disappunto a qualche fan ma non c’è nessun nesso. Prima di tutto Nichols si dimostrò sorpreso quando lo misi al corrente della teoria che serpeggiava tra i fan, e mi disse che se costumi avevano delle caratteristiche in comune, al punto da farli sembrare come parte di un universo unico, era solo perché all’epoca è così che si immaginavano il futuro (del resto entrambi i film sono stati realizzati a due-tre anni di distanza, dalle stesse persone, sempre in Inghilterra). Non c’era nessun progetto segreto e nessun easter egg nascosto per legare i due film tra loro. Quindi, mi dispiace deludere i fan, ma devo mettere una pietra tombale su questa teoria con molto più di una semplice ipotesi alla mano.

Ragionando allo stesso modo potrei dirvi che la giacca di Indiana Jones e la giacca di Yaphet Kotto in Alien sono state fatte dalla stessa azienda, con gli stessi materiali (pelle di agnello) e a parte alcuni dettagli diversi (la presenza di spalline e estremità elasticizzate in Alien, la loro assenza ne I predatori dell’arca perduta), le giacche sono praticamente identiche perché si basano entrambe sullo stesso modello di giacca, inclusi dettagli delle tasche, della cerniera, il materiale etc…. Eppure Indiana Jones e Alien non sono ambientati nello stesso universo.

Tutti ciò non toglie che possiamo continuare a immaginarci Atmosfera zero e Alien legati tra loro semplicemente per il gusto di farlo. Personalmente la trovo un’idea sfiziosa e non faccio male a nessuno a immaginare un universo dove la Con-Am sia diretta concorrente della Weyland-Yutani.

Questo era uno dei tanti argomenti di cui ho discorso con Nicholls, spero un giorno di raccogliere tutti i miei appunti e trascrizioni delle telefonate per contribuire con informazioni “aliene” ancora oggi inedite. Tiny è deceduto nel 2012 (come vola il tempo), mi sembra ad un anno dalla mia intervista. Il nome riportato su IMDb “Tiny” (“minuscolo, piccino”) era un soprannome in realtà, un nomignolo spiritoso con cui lo chiamavano tutti perché, mi dicono, era alto più di due metri. Anche questo non lo sapeva nessuno perché nessuno intervista quasi mai il personale che si occupa dei costumi. Spesso si intervista il costumista che è una sorta di regista dei costumi, che dà un’idea e poi altri la mettono in atto materialmente. Sono questi “altri” che invece sanno tutto sui costumi mentre la figura del costumista (che ha il nome bello grande nei titoli) non sa mai un cazzo. Nicholls era uno di questi “altri” e non il solo che ho intervistato.

Evit


Ringrazio di cuore Evit e lo invito ancora a raccontarci “indagini aliene”.
L.

– Ultime indagini:

[2020-12] Aliens saldaPress 43bis

Cover di Guilherme Balbi

Supplemento al quarantatreesimo numero (12 dicembre 2020) della collana mensile della saldaPress, con le traduzioni di Andrea Toscani.

Si conclude la saga Alien: The Original Screenplay (2020), che in italiano diventa Alien: la sceneggiatura originale.

Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura “originale” di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto con i disegni del brasiliano Guilherme Balbi, che aveva già curato Predators (2010).
Ricordo che quella sceneggiatura la trovate tradotta in italiano da me.

Oltre a pubblicizzare il costoso volume Alien: dietro le quinte, in libreria questo dicembre, questo numero inizia il lungo addio della saldaPress all’universo alieno. Ecco il commiato di questo albo:

Aliens Never Die!

Quando, nel 2017, decidemmo di riportare in Italia l’Aliens Universe, il nostro progetto era sicuramente ambizioso: presentare le storie più recenti e, in parallelo, recuperare progressivamente tutto l’enorme corpus fumettistico legato a quell’universo – oltre trent’anni di storie! – così da creare quella biblioteca che, come fan, sognavamo da tempo di leggere in italiano e nella migliore delle edizioni possibili. Per tre anni, con il pieno appoggio di Dark Morse, abbiamo lavorato seguendo un percorso che, mese dopo mese e agendo su più formati, ci avrebbe permesso di completare quell’ampio intreccio editoriale che avevamo in mente.
Ma lo scorso anno, con il passaggio dei diritti sull’Aliens Universe a una nuova proprietà – che legittimamente ha oggi altri piani editoriali per i brand a esso collegati –, il nostro progetto si è dovuto interrompere.
E così, il nostro lavoro sull’Aliens Universe si ferma qui.
[…]
E così, all’alba di una nuova era per l’Aliens Universe che, ne siamo certi, riuscirà a tenere vivi i personaggi e trasportarli in inediti contesti narrativi capaci di suscitare là curiosità dei fan (la nostra, in primis), vi salutiamo.
[…]

Andrea G. Ciccarelli
Direttore editoriale saldaPress

L.

– Ultime pubblicazioni saldaPress:

  • [2020-12] Predator saldaPress 26 - Numero conclusivo della testata, con due storie brevi.
    Con Sopravvivenza diamo uno sguardo alle storie che potevano nascere dal film Predators (2010) e che non sono mai nate. Con Città dannata torniamo nella Manhattan del 1947 con boss malavitosi alle prese con un Predator.
  • [2020-12] Aliens saldaPress 43bis - Conclusione della saga Alien: la sceneggiatura originale (2020), in cui Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto, ed addio della testata.
  • [2020-12] Aliens saldaPress 43 - Prima parte della saga Alien: la sceneggiatura originale (2020), in cui Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto, con gli splendidi disegni del brasiliano Guilherme Balbi.
  • [2020-10] Aliens: Orbita mortale - Splendida versione cartonata dell'inconsistente saga del 2017 di James Stokoe, la cui arte narrativa lascia freddini ma dal punto di vista grafico è davvero da rifarsi gli occhi. Il volume inoltre è impreziosito da una sezione "materiali extra" che fa girare la testa per la bellezza.
  • [2020-11] Predator saldaPress 25 - Seconda ed ultiam parte della movie adaptation, con la storia Beating the Bullet di Paul Tobin che nella traduzione di Andrea Toscani diventa Battere il proiettile, con protagonista Isabelle (interpretata nel film da Alice Braga).
  • [2020-11] Aliens saldaPress 42 - Conclusione dell'inutile Alien vs Predator: Thicker Than Blood (2019), ribattezzata in italiano Più forte del sangue: ultima produzione della pessima Dark Horse prima che finalmente le venga strappato il marchio che sta insozzando da anni.
  • [2020-10] Predator saldaPress 24 - Si chiude la storia prequel del film di Nimród Antal e inizia la movie adaptation, con la storia Beating the Bullet di Paul Tobin che nella traduzione di Andrea Toscani diventa Battere il proiettile, con protagonista Isabelle (interpretata nel film da Alice Braga).
  • [2020-10] Aliens saldaPress 41 - Prime due puntate dell'inutile Alien vs Predator: Thicker Than Blood (2019), ribattezzata in italiano Più forte del sangue: la saga morta a metà dovrebbe apparire completa a novembre, farà in tempo la saldaPress a tradurla al volo per l'Italia?
  • [2020-09] Predator saldaPress 23 - Prima parte di un viaggio nei fumetti legati al film di Nimród Antal.
    Vita da predatore di David Lapham ci racconta una vecchia avventura del mercenario Royce, mentre Welcome to the Jungle di Marc Andreyko inizia a raccontarci una precedente stagione di caccia sul pianeta dei Predator.
  • [2020-09] Aliens saldaPress 40 - Seconda ed ultima parte di Aliens: Stronghold (maggio 1994) del decano John Arcudi, con i disegni di Doug Mahnke: per l'occasione viene ribattezzata Aliens: Fortezza.

[2020-12] Aliens saldaPress 43

Cover di Guilherme Balbi

Quarantatreesimo numero (12 dicembre 2020) della collana mensile della saldaPress, con le traduzioni di Andrea Toscani.

Prima parte della saga Alien: The Original Screenplay (2020), che la Dark Horse ha proprio in questi giorni finalmente completato, che in italiano diventa Alien: la sceneggiatura originale.

Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura “originale” di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto con i disegni del brasiliano Guilherme Balbi, che aveva già curato Predators (2010).
Ricordo che quella sceneggiatura la trovate tradotta in italiano da me.

Oltre a pubblicizzare il costoso volume Alien: dietro le quinte, in libreria questo dicembre, questo numero inizia il lungo addio della saldaPress all’universo alieno. Ecco il commiato di questo albo:

Alla fine

Il nostro viaggio all’interno dell’Aliens Universe termina qui: “Aliens” si chiude ufficialmente con questa uscita (anzi, per la precisione si chiude con l’uscita speciale che completa questa). In quasi quattro anni, tra volumi cartonati e questo mensile abbiamo pubblicato quasi tutti gli xeno-comics del brand Aliens (più alcuni di Alien vs Predator e Alien 3 di William Gibson, che sono brand a parte). Quindi permetteteci di darci, tra una lacrimuccia di commozione e l’altra, una pacca sulla spalla. Siamo molto fieri del risultato ottenuto e, soprattutto, della risposta del pubblico (cioè voi), che ci ha permesso di dare ai fumetti di quel mostraccio sbavante che tutti amiamo lo spazio e il lustro che meritano. Grazie per averci seguiti fino alla fine!

L.

– Ultime pubblicazioni saldaPress:

  • [2020-12] Predator saldaPress 26 - Numero conclusivo della testata, con due storie brevi.
    Con Sopravvivenza diamo uno sguardo alle storie che potevano nascere dal film Predators (2010) e che non sono mai nate. Con Città dannata torniamo nella Manhattan del 1947 con boss malavitosi alle prese con un Predator.
  • [2020-12] Aliens saldaPress 43bis - Conclusione della saga Alien: la sceneggiatura originale (2020), in cui Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto, ed addio della testata.
  • [2020-12] Aliens saldaPress 43 - Prima parte della saga Alien: la sceneggiatura originale (2020), in cui Cristiano Seixas ha il compito di prendere la sceneggiatura di Dan O’Bannon del 1976 e trasformarla in un fumetto, con gli splendidi disegni del brasiliano Guilherme Balbi.
  • [2020-10] Aliens: Orbita mortale - Splendida versione cartonata dell'inconsistente saga del 2017 di James Stokoe, la cui arte narrativa lascia freddini ma dal punto di vista grafico è davvero da rifarsi gli occhi. Il volume inoltre è impreziosito da una sezione "materiali extra" che fa girare la testa per la bellezza.
  • [2020-11] Predator saldaPress 25 - Seconda ed ultiam parte della movie adaptation, con la storia Beating the Bullet di Paul Tobin che nella traduzione di Andrea Toscani diventa Battere il proiettile, con protagonista Isabelle (interpretata nel film da Alice Braga).
  • [2020-11] Aliens saldaPress 42 - Conclusione dell'inutile Alien vs Predator: Thicker Than Blood (2019), ribattezzata in italiano Più forte del sangue: ultima produzione della pessima Dark Horse prima che finalmente le venga strappato il marchio che sta insozzando da anni.
  • [2020-10] Predator saldaPress 24 - Si chiude la storia prequel del film di Nimród Antal e inizia la movie adaptation, con la storia Beating the Bullet di Paul Tobin che nella traduzione di Andrea Toscani diventa Battere il proiettile, con protagonista Isabelle (interpretata nel film da Alice Braga).
  • [2020-10] Aliens saldaPress 41 - Prime due puntate dell'inutile Alien vs Predator: Thicker Than Blood (2019), ribattezzata in italiano Più forte del sangue: la saga morta a metà dovrebbe apparire completa a novembre, farà in tempo la saldaPress a tradurla al volo per l'Italia?
  • [2020-09] Predator saldaPress 23 - Prima parte di un viaggio nei fumetti legati al film di Nimród Antal.
    Vita da predatore di David Lapham ci racconta una vecchia avventura del mercenario Royce, mentre Welcome to the Jungle di Marc Andreyko inizia a raccontarci una precedente stagione di caccia sul pianeta dei Predator.
  • [2020-09] Aliens saldaPress 40 - Seconda ed ultima parte di Aliens: Stronghold (maggio 1994) del decano John Arcudi, con i disegni di Doug Mahnke: per l'occasione viene ribattezzata Aliens: Fortezza.

Alien e Atmosfera zero: stesso universo?

Scopro dal canale YouTube Alien Theory, in particolare da questo visto del 12 novembre 2020, che esiste tra i fan una tesi per cui l’universo in cui si svolge Alien (1979) di Ridley Scott e quello di Atmosfera Zero (Outland, 1981) scritto e diretto da Peter Hyams siano comuni o comunque “combacianti”. (Per una recensione di quest’ultimo mitico film rimando a La Bara Volante.)

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[1982-02] Uchu Yusosen Nostromo (guest post)

Condivido una splendida “indagine” compiuta da redbavon del blog Pictures of You, che ci racconta la prima forma videoludica del film “Alien” (1979).


Quale è il primo videogioco “survival horror”?

Resident Evil della giapponese Capcom per PlayStation nel 1996?
Sbagliato.

Clock Tower della giapponese Human Entertainment per Super Famicom nel 1995?
Sbagliato.

Alone in the Dark della francese Infogrames per MS DOS nel 1992?
Sbagliato.

Sweet Home, ancora di Capcom, per Nintendo Famicom nel 1989?
Sbagliato.

Il primo “survival horror” è 宇宙輸送船ノストロモUchū yusō-sen Nosutoromo. Ascoltandone la pronuncia si comprende anche perché sui motori di ricerca si trova Uchu Yusosen Nostromo.

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