Borg Queen (2) Nascita di una Regina

«Vide il volto di una donna, bianco pallido ma allo stesso tempo ammaliante, il cui penetrante sguardo di ghiaccio evocava memorie antiche.»
dal romanzo-novelization di J.M. Dillard


Regina del deserto

Estate 1989, circa. Durante le mie vacanze al mare, un’amica da spiaggia se ne esce lodando il film Storie di fantasmi (1981) che ha visto in videocassetta, cogliendomi impreparato, visto che solo da poco ho scoperto il cinema horror e non ne so molto.

Durante l’anno successivo riesco a noleggiare in videoteca il film, distribuito da poco da CIC Video, e mi ritrovo l’anziano Fred Astaire in una storia di fantasmi non certo di pregiata fattura, ad essere proprio buoni. L’estate si avvicina e so che incontrerò di nuovo l’amica, devo inventarmi qualcosa di buono da dire sul film che le è piaciuto. Purtroppo non ricordo i falsi complimenti che mi preparai, anche perché appena riuscii a tirar fuori l’argomento l’amica mi gelò il sangue, riferendosi al film con una frase del tipo «Ah sì, quella stupidata». Ma come, l’anno prima l’aveva lodato!

Racconto questo aneddoto perché solo oggi scopro che quello è stato il mio primo contatto con la Regina.

Estate 1992, sono al cinema a prendermi a schiaffi perché ho buttato via i soldi nel comprare il biglietto per I sonnambuli, un madornale errore firmato da Stephen King, e a chiedermi perché la protagonista mi sia così familiare e tutti la citino come per dire “è lei”, e nessuno che chieda “ma lei chi?”. Da trent’anni mi portavo dietro la curiosità di capire chi fosse mai la pericolosa gatta-vampira del film, e solo oggi l’ho capito. Di nuovo, era la Regina.

Mai voltare le spalle alla Regina…

L’attrice Alice Krige è sudafricana, nata in quella Upington che si trova ai bordi del deserto del Kalahari (una Regina del Deserto!), e trasferitasi a Londra all’età di 22 anni inizia la sua gavetta da attrice. Ha lavorato tantissimo ma temo non sia diventata troppo famosa.

Non resisto a citare il romantichello di Netflix Un principe per Natale (2017) dove Alice interpreta… la Regina!

Regina una volta, regina per sempre

Quando l’attrice nel 1995 viene chiamata dalla Paramount, tutto è avvolto nel mistero. Stando ai piani iniziali (o a ciò che in seguito sarà definito tale) per il film Star Trek: First Contact la grande major vuole tenere segreto fino all’ultimo il “cattivo” contro cui dovranno lottare gli eroi della vicenda: vuole che il pubblico ignaro salti sulla sedia davanti all’entrata in scena della Regina Borg.
Per questo la sicurezza intorno alla produzione è massima, così stretta e così impenetrabile… che subito tutti sanno tutto.

Stando alla ricostruzione della rivista “Femme Fatales” del giugno 1997 dopo già solo un mese dall’inizio delle riprese il copione finisce pubblicato su Internet, e quindi addio mistero che avvolge la Regina Borg. A questo punto la si può anche mettere nei trailer.
Ora, di queste storie ne esistono tante, già ci siamo passati con i primi film di Star Trek e ancora oggi con Deadpool (2016) abbiamo la stessa campagna pubblicitaria: per me è la casa di produzione che fa circolare notizie “segrete” per vedere di nascosto l’effetto che fanno. Ma facciamo finta che ci siano delle “talpe” in ambienti tenuti a segretezza massima.

«Lei non è la Regina dei Borg, lei è i Borg.»
“Starlog Magazine” n. 236


Nascita di una Regina

Per il film viene chiamato Michael Westmore cioè, come ho già raccontato, quello che ha inventato l’aspetto dei Borg. Per questa occasione toglie loro gli elmetti e riduce i tubi al minimo, cercando di renderli più spaventosi ma “semplici”.

Bozzetti di Deborah Everton

La giornalista Ann L. Kaplan di “Cinefantastique” (dicembre 1996) va ad intervistare il truccatore che le racconta l’esercito di tecnici che ogni giorno doveva occuparsi dell’aspetto dei Borg, non senza nasconderci dietro degli “scherzi”. Gli occhi elettronici di ogni Borg sono intermittenti, e compongono un nome diverso in linguaggio Morse, impostato dal figlio di Westmore, che è tecnico luci ed è stato montatore di “Deep Space Nine”. Jake Garber si è occupato di tutte le sculture Borg, nascondendo in esse vari nomi – fra cui quello di Westmore e del produttore Rick Berman – sempre in codice.

Una cosa però è modernizzare l’aspetto dei Borg, già ampiamente noti e consolidati, un’altra è creare da zero qualcosa di mai visto come la Regina. Del suo aspetto si è occupato Scott Wheeler.
Il risultato è una tuta strettissima, tutta d’un pezzo – concepita dalla costumista Deborah Everton – che l’attrice deve indossare sopra al trucco con un’operazione della durata di cinque ore.

da “Cinefantastique” (dicembre 1996)

Racconta l’attrice:

«Non seguivo “Star Trek”, ma prima di andare alla prima riunione un amico mi ha passato gli episodi in cui c’erano i Borg, così mi sono fatta un’idea di chi fossero. Ovviamente poi una volta letto il copione ne sapevo molto di più. Ottenuto il ruolo e iniziate le prove del trucco, con i responsabili del trucco abbiamo fatto lunghe discussioni sui Borg e sul loro peso nell’universo di Star Trek: da tutti ho ricevuto tantissime informazioni per creare la Regina.»

Nel copione la Regina è descritta come “di una bellezza inquietante” (hauntingly beautiful) e l’attrice vuole che faccia paura. «Non volevo che fosse una caricatura, un personaggio da fumetto, ma anzi che a forza di assimilare brani di umanità diventasse sempre più spaventosa». A “Femme Fatales” (giugno 1997) ha raccontato di quel giorno in cui tutti gli elementi della Regina costruiti separatamente – testa, trucco, lenti, ecc. – sono stati assemblati insieme per la prima volta. L’ultimo trucco ad essere applicato è stato le lenti a contatto, dopo di che l’attrice sbatte gli occhi, alza la testa e fissa se stessa nel grande specchio davanti a lei. Non vede se stessa: vede la Regina Borg.

«In quell’istante guardai le espressioni atterrite di tutti quelli che erano riflessi nello specchio, e pensai: “Grandioso! Loro l’hanno creata e ne sono terrorizzati!”»

«”Chi sei?”
La risposta provenne da una voce unica, vellutata e profondamente sicura, singola e fiera: “Io sono i Borg”.»
dal romanzo-novelization di J.M. Dillard


Creazione di un personaggio

Assente dai primi articoli sul film per mantenere un certo riserbo sul personaggio, Alice Krige viene intervistata da Ian Spelling per il numero 236 del marzo 1997 di “Starlog”.

da “Starlog” (marzo 1997)

«Lei è malvagia, assolutamente malvagia. È davvero difficile che io dica qualcosa del genere riguardo a un personaggio che ho interpretato. Di solito ho la tendenza a prendere in considerazione il punto di vista del personaggio, ma è impossibile empatizzare con la Regina Borg. C’è un detto ebraico che considera il male come un giudizio dato senza compassione. Cose come gentilezza o empatia, che l’umanità si tiene così strette, non significano nulla per la Regina e quindi non servono per creare il personaggio. Lei magari può usarli ma solo come strumenti, fanno solo parte del suo scopo, cioè acquisire il potere, l’unica cosa che la muova.»

La Krige ha lavorato in precedenza con Jonathan Frakes, nella miniserie televisiva “Dream West” (1986), in cui in realtà Frakes faceva giusto una piccola parte, mentre la Kraige – e F. Murray Abraham, contattato poi per un altro film di Star Trek – avevano ruoli principali. Comunque non è detto che questa collaborazione sia servita alla scelta dell’attrice, che afferma di non sapere come mai sia stata contattata.

«Mi sono presentata per un’audizione con [il produttore] Rick Berman, [il regista ] Frakes ed altri dello studio, ma poi per lungo tempo non ne ho più saputo niente, finché non sono stata contattata per un secondo incontro. Stavolta Jonathan mi ha detto: “Prova in questo modo…”. Abbiamo fatto la scena in vari modi e alla fine mi hanno offerto il ruolo. Ancora non so però come mai mi abbiano contattato.»

La Regina e il regista in buoni rapporti

I primi giorni di lavoro sono stati i peggiori, perché il costume cucitole addosso non andava bene e la stava martoriando: durante un fine settimana tutti i tecnici della squadra di Todd Masters si sono messi sotto e hanno creato un secondo costume, stavolta molto più comodo da tenere indosso per le lunghe ore di riprese. Durante le quali l’attrice si impone di non bere, perché il primo giorno ha avuto la sfortunata idea di prendere una tazza di tè: impiegare 45 minuti per togliersi il costume, andare in bagno, tornare e passare altri 45 minuti a infilarsi il costume non è stata un’esperienza piacevole. Soprattutto perché mentre era in bagno l’attrice aveva tutti i tecnici fuori la porta ad aspettarla.

Possibile che una Regina non possa andare in bagno in santa pace?

Molti sin da subito le hanno detto che doveva considerare il personaggio alla stregua di una Formica Regina.

«L’analogia con le formiche è stata molto utile per me, anche se fino a un certo punto. La funzione principale di una Formica Regina è riprodursi, mentre la Regina Borg non si riproduce: si limita a consumare. Si limita a colonizzare. Si limita a prendersì ciò di cui ha bisogno. A quel punto l’analogia non aveva più molto senso. Ciò che la anima è differente: ciò che la anima è l’acquisizione e l’esercizio del potere.»

da “Starlog” (marzo 1997)

L’attrice racconta che la chiave di volta del personaggio gliel’ha fornita Brent Spiner, con cui divide la scena in molte sequenze. Parlando con il collega, questi se ne esce dicendole «Per me ciò che la motiva è la vendetta». Alla fine del doppio episodio “L’attacco dei Borg” (Star Trek TNG 3×26/4×01, 1990) Picard riesce a sfuggire ai Borg grazie all’aiuto di Data e questo fa riflettere l’attrice.

«Lei non è arrabbiata con Data, ne è affascinata perché ha un intelletto pari al suo, è l’unico che abbia mai incontrato impossibile da assimilare. Non può prendere con la forza Data, deve ottenere la sua collaborazione e quindi lo tenta con la sensualità e con la carne.»

Questa fusione di sensualità e potere intriga la Krige, soprattutto sapendo che il punto debole di Data è proprio il desiderio di umanità rappresentato dalla sensualità e dalla carne. Per l’occasione la rivista “Femme Fatales” utilizza il neologismo… Borgasm.

«La sensazione… di estremo piacere lo confuse e lo disturbò.
Alzò lo sguardo per incontrare lo sguardo della donna che stava sorridendo timidamente. “Ti è piaciuto?”»
dal romanzo-novelization di J.M. Dillard


La reazione di Clive Barker

Il numero di giugno 1997 della rivista specializzata “Cinefantastique” ospita una piccola “malignità” a firma di Denise Dumars, la quale si chiede se i fan della saga Hellraiser, che nel quarto episodio era partita per lo spazio, si aspettassero di trovare una cenobita contro la Federazione. La giornalista, che intitola il pezzo “Cenobites in Space”, è infatti andata a parlare con lo scrittore e sceneggiatore Clive Barker riguardo la stuzzicante somiglianza della Regina Borg con la sua di regina, la cenobita interpretata dalla splendida Valentina Vargas in Hellraiser: Bloodline (marzo 1996, otto mesi prima di Star Trek).

«Mi è molto piaciuto Star Trek: Primo contatto, ma sono rimasto un po’ sorpreso di trovarci dentro i cenobiti.»

Barker la sa lunga, non si mette a fare polemiche e anzi si mostra divertito all’idea che le proprie creature possano aver “contagiato” gli autori di Star Trek: lo sa bene che a gridare allo “scopiazzo” ad Hollywood non lavori più, quindi è meglio mostrarsi “uomini di mondo” che così i contratti continuano ad arrivare.

«Credo che Alice Krige sia stata fantastica. Sì, sono un fan di Star Trek, mi piacciono i film, ce li ho in laserdisc e mi piacciono anche le serie.»

Dopo questi complimenti, parte il trafiletto dove si parla dei suoi progetti in corso e così la pubblicità è piazzata: come dicevo, a parlarsi bene a vicenda ci guadagnano tutti.

L.

(continua)


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