Borg Queen (7) La fine ingloriosa


La fine negli occhi di Picard

Dopo una prima demenziale stagione, in cui Patrick Stewart portava a spasso il suo ego megalomane per la gioia immotivata dei fan di “Star Trek: The Next Generation”, per la seconda stagione servivano più elementi rispetto alla prima: il 70% del tempo si deve parlare di Picard, dei suoi sentimenti, dei suoi sogni, della sua infanzia, di sua madre, della filastrocca che gli cantava, della sua villa in Francia, del suo vino… Scusate, ma non era una serie di fantascienza? Sì, infatti del successivo 28% si parla di Data, o comunque di un personaggio interpretato da Brent Spiner. Rimane il 2% da dedicare a insozzare qualsiasi altro argomento. Per esempio la Regina.

«La prigioniera nella cella di stasi M-5-10? Ce la mostri.»

L’episodio 2×02 (2 marzo 2022) dell’escrementizia “Star Trek: Picard” è addirittura un’ottima puntata, almeno per la media di questa serie, tanto da farmi sperare in un miracolo e in una stagione che uscisse finalmente dallo sfintere di Patrick Stewart per andare spavaldamente incontro a una vera sceneggiatura, ma è stata solo un’impressione. In quel 2% rimasto del tempo narrativo si è parlato dell’immigrazione messicana, di donne senza sopracciglia e di amore lesbico. Proprio i capisaldi di una serie TV di fantascienza.
In questa cloaca massima svetta luminosa l’unica idea non demente della serie.

Dalla nebbia delle mediocrità, si affaccia un’idea non mediocre

«Di tutti i nemici dell’umanità trasferiti qui sotto, nessuno era lontanamente pericoloso quanto… i Borg.»

In un futuro alternativo, dove l’umanità ha distrutto tutti i Borg e rimane solo la Regina, entra in scena il personaggio regale, costretto ad un’umiliante prigionia.

Povera Regina…

Facendo finta che questa sia una Regina Borg, anche se assolutamente nulla la accomuna a qualsiasi cosa mai vista prima, ad interpretarla stavolta c’è Annie Wersching, che deve indossare un costume e un trucco totalmente diversi da quelli delle sue colleghe. Non esistono abbastanza informazioni per sapere se è stato comunque scomodo, per l’attrice.

Meno “ganci” ma più vene

Il giornalista Ryan Parker di “The Hollywood Reporter” la raggiunge per un articolo pubblicato il 10 marzo 2022, e a lui l’attrice racconta di aver partecipato a dei provini nell’aprile 2020, inviando dei propri filmati in un momento di piena pandemia: grande è stata la sua sorpresa quando il successivo dicembre è stata contattata perché era stata scelta per il ruolo.

«Prima dell’audizione mi sono vista First Contact e poi, una volta ottenuto il ruolo, ogni episodio che avesse a che fare con i Borg. Non l’ho fatto per “copiare”, ma semplicemente per informarmi e usare poi ciò che avevo appreso per costruire la mia versione. So che Alice è la Regina delle Regine, sarebbe davvero bello incontrarla un giorno. Io e Susanna al momento lavoriamo insieme nella serie NBC “Timeless”.»

Una Regina coi buchi in testa…

Annie Wersching sfoggia ben due ghiotte curiosità.

La prima è che l’attrice ha iniziato la propria carriera proprio con Star Trek, apparendo in un ruolo piccolo ma importante dell’episodio 1×20 (3 aprile 2002) di “Star Trek: Enterprise“. Stando alle sue dichiarazioni, il produttore Akiva Goldsman (purtroppo anche sceneggiatore di questo “Picard 2”) ha giocato con l’idea di fare del suo ruolo una “chiusura del cerchio”. «A un certo punto mi disse: “Sai, potremmo fare che questa Regina ha assimilato il tuo vecchio personaggio. È “Star Trek”, possiamo far accadere di tutto [we can make anything happen]”.» Certo, che ci frega? È Star Trek: la Casa delle Libertà…

Annie e il compianto Rene Auberjonois nell’episodio 1×20 (2002) di “Enterprise”

La seconda curiosità è che l’attrice ha ricoperto un ruolo ricorrente nella prima stagione della serie TV “Bosch“, e subito dopo nella seconda stagione le è subentrata Jeri Ryan: malgrado l’episodio 2×03 (11 marzo 2016) le riporti entrambe nel cast, in realtà le due – future Regina ed ex Borg insieme in “Picard 2” – non si incontrano mai in quella serie.

La prima apparizione di Jeri in “Bosch” (2×01) e l’ultima di Annie (2×03)

E poi insieme per “Picard” 2×02 (2022)

In “Star Trek: Picard” Annie interpreta la Regina durante la seconda stagione e potrebbero esserci sue “sgommatine” pure nella terza (che purtroppo stanno girando), ma lo sapremo con certezza solo in futuro.

Per ora Annie interpreta la più apocrifa delle Regine, ma tranquilli: i fan integralisti nelle enciclopedie Trek hanno già bollato come “apocrifo” tutto ciò che è stato finora scritto della Regina, visto che non combacia nulla con quanto visto in “Picard”. Perché invece non bollare come apocrifa questa stupida serie che non ha NIENTE di Star Trek?

Sembrano due antichi nemici, ma tanto quella è tutt’altra Regina

La Regina di “Picard 2” è «coscienza trans-temporale che fa da ponte a linee temporali e realtà vicine». Vicine a cosa? Non so, forse a Bracciano, che si mangia bene e c’è il famoso castello. «Possono sentire l’eco di sé stesse, di l’un l’altra»: sono sicuro che in quell’eco si senta l’un l’altra mandarsi a quel paese. È chiaro che nella stanza degli autori di questa serie ci vadano giù duro con la cocaina tagliata col Dixan, quindi è inutile cercare un motivo per l’esistenza di questa Regina e gustarci invece la geniale trovata del secondo episodio.

Mentre i buffoni protagonisti scappano, nel marasma a bordo dell’astronave la Regina si libera… ma non ha le gambe!

Vedere la Regina camminare sulle braccia col moncherino della spina dorsale all’aria è stata una grande emozione, sembra di essere tornati nel grande cinema splatter anni Ottanta, che mai avrei pensato di trovare in questo ciarpame televisivo di quint’ordine.

A rendere più dignitosa la posa regale arrivano i famosi “tubi dal soffitto”, che dal 1996 tutti ci chiediamo da dove cacchio arrivino, e così la Regina può sollevarsi…

… e raggiungere la sua posa regale.

Il resto è solo stupido chiacchiericcio, che per me può esistere solo perché Gene Roddenberry è morto e non può presentarsi con un bazooka e sterminare tutta la Paramount, visto come sta trattando Star Trek.

Povera Regina, da suprema sovrana della più pericolosa razza dell’universo… a spalla comica dell’insicura Jurati (Alison Pill).

Un Borg entra nella Collettività… splash!

Jonathan Frakes si sarà divertito un mondo a girare la scena del musical del sesto episodio, ma lui che ha diretto la Prima Regina avrà notato il leggero cambio di rotta nella qualità di Star Trek.

Noi siamo Borg… e su un uovo veniamo da Ork!

Addio, Regina, speriamo che quei mostri disumani che altri chiamano “sceneggiatori” non tornino più a umiliarti in video.

L.


– Ultime indagini:

Borg Queen (7) Ultime frontiere


La Regina mi scuserà se a un certo punto ho dovuto interrompere il mio viaggio fra i romanzi che ne raccontano le gesta, a causa di ben due uscite ravvicinate della Titan Books: la casa editrice mi ha tenuto occupato a marzo con l’antologia Aliens vs Predators: AVP Ultimate Prey e a fine aprile con il romanzo Alien: Colony War di David Barnett. Con tutto il rispetto per la Sovrana Borg, l’universo alieno viene prima di quello di Star Trek nei miei impegni.

Sono perciò costretto a rimandare a data da destinarsi l’ultima avventura letteraria della Regina, anzi di una delle tante Regine Borg, anzi addirittura di alcune Regine nella stessa vicenda, stando alle descrizioni. Un anno dopo Before the Dishonor, infatti, un nuovo romanziere (David Mack) aumenta la posta e scrive addirittura una trilogia di libri in cui personaggi da tutte le serie Trek si ritrovano per affrontare un’altra grandiosa avventura Borg. Prometto che un giorno riaprirò questa rubrica per raccontare la saga Destiny (2008).


Star Trek: Hive

Sul n. 347 della celebre rivista dedicata alla fantascienza “Starlog” – il cui nome, “diario astrale”, non fa nulla per nascondere il profondo legame fondativo con Star Trek – quel luglio 2006 trovo un minuscolo intervento dell’editore nella prima pagina:

«Il premio “Decisione scaltra del mese” va alla Paramount Pictures, per aver ingaggiato il lettore di “Starlog” J.J. Abrams perché a Mission: impossible III faccia seguire un nuovo film di Star Trek. È l’uomo giusto per il lavoro. Bravo!»

Potremmo passare il resto della giornata a discutere su quanto sia stata sbagliata o giusta questa scelta, ma non è questa la sede: qui conta sapere che nel 2006 è ufficiale che Abrams (l’odiato GIEI GIEI, come lo chiama Cassidy) prenderà in mano l’universo di Star Trek, anche se il primo film poi lo vedremo solo nel 2009.

Quel 2006 la casa IDW Publishing corre a comprarsi il marchio Star Trek a fumetti e si appresta ad invadere l’universo con fiumi di uscite, legate sia al “nuovo corso” che alle vecchie serie, senza dimenticare di far scontrare i personaggi con altri marchi che ha in archivio, generando operazioni incredibili come Star Trek / Planet of the Apes: The Primate Directive (2014) e il delizioso Star Trek vs Transformers (2018.)
Nell’oceano di pubblicazioni a fumetti, c’è spazio anche per un naufrago abbandonato tra le onde con la sua zattera: un naufrago di nome Brannon Braga.

Siamo nel 2012, Brannon non ha ancora cominciato la sua carriera di regista televisivo, è ancora uno sceneggiatore-produttore che dopo le varie serie Trek si è visto chiudere anche altri prodotti in cui era coinvolto, come “24”, “Flashforward” e “Terra Nova”. Il suo amore Jeri Ryan ormai si è rifatta una vita e Brannon sta al parco a dar da mangiare ai piccioni, in attesa di lanciare nuove serie come “Salem” e scrivere per “The Orville”.
In questo momento di stasi ci vorrebbe qualcosa con cui ricordare i bei vecchi tempi andati… Ci vorrebbe una Regina Borg!

Brannon va a bussare alla IDW Publishing e trova terreno fertile: la casa sforna così tante serie Trek di ogni genere che qualsiasi idea è ben accetta. Tanto hanno i diritti di ogni serie e personaggio, possono fare ogni tipo di incrocio possibile e immaginabile, possono far limonare Kirk con la Janeway, non esistono confini. Ma Brannon sin dal 1996 vuole una cosa sola… anzi due! I Borg e la Regina.
Per gli sceneggiatori Terry Matalas e Travis Fickett scrive un soggetto che secondo me rispecchia quel momento particolare della sua vita, in cui tutto sembra crollato e la rinascita è ancora solo una possibilità, per nulla sicura. Con i disegni di Joe Corroney nasce la saga Star Trek: The Next Generation – Hive, quattro numeri raccolti poi in volume nel marzo 2013.

Vista la data, l’argomento e la presenza Regale, mi diverte pensare che Brannon abbia voluto festeggiare il ventennale del fumetto Aliens: Hive (1992), a sottolineare lo stretto legame fra Borg e xenomorfi.

«È solo ora, dopo la vittoria totale, che mi sono stancato dell’alveare e del suo dominio.
Locutus di Borg

Siamo nel XXIX secolo e i Borg hanno finalmente portato a termine la loro missione: hanno assimilato tutto, tutti i mondi, tutte le civiltà, tutte le culture, tutte le forme di vita. Come avevano detto sin dall’inizio, ogni resistenza è stata inutile.
Ora che la vittoria è totale, il sovrano consorte Locutus di Borg si rende conto che è stato un fallimento: hanno il potere totale ma hanno perso la capacità di chiedersi il perché di tutto ciò. I Borg hanno vinto ogni battaglia perdendo però la guerra: ora infatti non hanno più uno scopo, ben lungi dalla perfezione a cui ambivano. Quella perfezione che forse solo l’individualità poteva dare.

Ogni re è solo, sul suo trono

Mentre riflette sul vuoto impero di cui è vuoto sovrano, Locutus torna con il pensiero indietro di cinquecento anni, quando tutto è iniziato. Quando davanti alla sede orbitante della Federazione si sono materializzati i Cubi Borg e – anticipando in modo sorprendente la puntata 2×01 della serie TV “Picard” – la Regina in persona ha chiesto di parlare con Jean-Luc Picard, pronunciando una frase che mai si sarebbe aspettata di trovare sulle sue labbra: «Veniamo in pace».

Mai fidarsi di una Regina Borg, neanche quando viene in pace

Con un diamante in fronte che non si sa da dove esca fuori, la Regina chiede aiuto alla Federazione, dato che una spietata razza aliena li sta decimando senza che i Borg riescano a difendersi: solo unendo le forze si potrà evitare che questi mostri distruggano sia terrestri che Borg, e in cambio la Regina firmerà una tregua con la Federazione. Quanto possiamo fidarci?

C’è chi in casa si toglie le scarpe, chi si toglie il corpo…

Per coordinare gli sforzi, la Regina manda un suo emissario sull’Enterprise, e Brannon Braga non poteva non seguire il suo cuore: quell’emissario è Sette di Nove.

Un ritorno ai vecchi tempi Borg per Sette di Nove

Intanto nel futuro Locutus ritrova un vecchio amico, Data, anche lui reso Borg ma la cui memoria è stata recuperata dagli archivi del vecchio Data. Così finalmente si perfeziona il piano diabolico della serie televisiva “Star Trek: The Next Generation”, che infatti aveva per unici protagonisti Picard e Data. Anche fra 500 anni la situazione sarà identica…
La vicenda futura e quella passata iniziano a venir raccontate di pari passo, così che cause ed effetti si fondano insieme, in una narrazione che ho davvero apprezzato e trovato appassionante.

Il passato influenza il futuro… e viceversa!

Non che ci sia qualcosa di originale, la trovata di mandare qualcuno a farsi borgizzare nascondendo un chip che lo mantenga integro è già stata usata e non funziona mai, infatti Sette di Nove è stata subito sgamata ed è stata trasformata in guardia pretoriana della Regina, ma la narrazione è così piacevole che si passa sopra a questi particolari, anche perché graficamente le trovate sono ghiottissime, come per esempio la forma Borg scorpionide di Sette…

Dove si firma per una saga interamente dedicata a Sette di Skorpio?

… e la nuova “armatura” della Regina.

Questo è puro cyber-splatterpunk!

Con un delizioso gioco temporale, Locutus riesce a comunicare con il Picard di cinquecento anni prima e lo mette in guardia dal pericolo, così che possa organizzare l’arma definitiva contro i Borg: un virus che li uccida all’istante… Ancora? Ancora con ’sto virus? In vent’anni di narrativa ancora non sono riusciti a trovare un’altra idea? Di nuovo, non risiede certo nelle nuove trovate la forza di questo fumetto.
Comunque ho apprezzato il dilemma morale per cui va ricordato come i Borg siano tutti vittime innocenti forzati contro la propria volontà, quindi distruggerli è comunque un atto biasimevole. Non sarà certo roba nuova ma fa sempre piacere “ripassarla”.

L’ennesima morte della Regina, ancora per il solito virus

Come sempre la Regina ha poco spazio nella vicenda, tutta incentrata su Picard e Data – come al solito – con Sette di Nove a girare lì intorno. Se nel romanzo del 2007 era lei a uccidere la Regina/Janeway, stavolta si immola per salvare milioni di vittime innocenti borgizzate, prima che il virus spazzi via la razza Borg. Mi diverte pensare che uccidere Sette di Nove sia una sottile vendetta di Brannon Braga, in nome della sua vecchia storia con l’attrice.

PICARD: Non combatterò più. Il mio posto è qui, fra i tanti che sono uno. Qui con te.

REGINA: È un peccato che ci siano volute così tante perdite perché tu lo capissi, Locutus. Ti direi che la resistenza è inutile, ma a questo punto dovresti averlo capito.

Ritrovare la Regina nel 2012 è un gran bel piacere, visto che poi toccherà aspettare altri dieci anni perché torni un minimo protagonista (come vedremo). Quindi con tutti i suoi difetti lo stesso Hive è stata una saga a fumetti che ho trovato godibilissima e ha soddisfatto la mia voglia di Star Trek. E di Regina Borg.


Rimasugli

Come dicevo, la IDW Publishing può fare ciò che vuole con i personaggi di tutte le serie Trek, quindi nel 2019 lancia la saga Star Trek: The Q Conflict di Scott e David Tipton, con i disegni di David Messina.
Tutti i personaggi delle serie TV principali – cioè le serie vere, non le menate del nuovo millennio! – si ritrovano impegnati in un galattico gioco a premi organizzato dalle divinità Q, e fra le mille prove c’è pure quella di catturare una Regina Borg, impegno svolto in una sola vignetta dal mutaforma Odo di “DS9”. Un ben misero trattamento per una Regina.

Unica apparizione della Regina nella saga

Arriviamo alla deliziosa serie animata “Star Trek: Lower Decks” di Paramount+, che nel suo citazionismo spinto non poteva proprio ignorare la Regina. Nell’episodio 2×08 (30 settembre 2021) l’equipaggio della USS Cerritos deve sottoporsi a delle prove nelle sale olografiche per valutare la preparazione, e ovviamente il precisino Boimler non accetta una valutazione “bassa” come il 74%: decide dunque di ripetere all’infinito la sua prova con l’obiettivo di raggiungere il 100%.

Qualcuno l’ha sfidata…

La sua prova consiste nello sfuggire ai Borg, ma a forza di ripetere la prova… scende in campo anche la Regina.

… e lei è arrivata

Malgrado si tratti di una scena di pochi secondi, la Paramount richiama Alice Krige a doppiare la Regina e quasi a parodiare il proprio personaggio di Star Trek: First Contact (1996), con tanto di “soffio” sul braccio della sua vittima.

Una Regina animata con la voce della Regina originale: boom!

Boimler comunque fa rispettosamente notare che il suo reflusso gastroesofageo non sarebbe una buona acquisizione per la Collettività: i Borg farebbero bene ad assimilare qualcun altro…

Boimler non si comporta proprio come un tipico eroe Trek!

Finora abbiamo assistito a un solo “modello” di Regina, che risorge ogni volta ma è fondamentalmente uguale di storia in storia: la settimana prossima ci aspetta un cambiamento radicale.

(continua)

L.


– Ultime indagini:

Borg Queen (6) La nuova generazione


Star Trek: Resistance

Completata l’ultima missione dell’Enterprise – vista nel film Star Trek: la nemesi (2002) – la saga iniziata nel 1966 finisce, il resto sono solo antefatti, reinterpretazioni, universi alternativi e sbagli vari: i suoi veri viaggi continuano nei romanzi.

A inaugurare il nuovo corso ci pensa J.M. Dillard, nome storico dell’universo Trek dietro il quale c’è Jeanne M. Kalogridis, che con il suo nome firma la saga dei Diari della famiglia Dracula.
Autrice Trek sin dagli anni Ottanta, la Pocket Books affida alla Dillard il delicato compito di riprendere in mano la saga ormai chiusa: a settembre 2007 la scrittrice dimostra di essere pienamente all’altezza dell’impresa, con il suo ottimo romanzo Star Trek: The Next Generation – Resistance.

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Borg Queen (3) Frontiera oscura


Dove eravamo rimasti

«Come hai potuto dimenticarmi così in fretta?»
la Regina a Picard

Anno 2373. All’inizio del film Star Trek: First Contact torniamo al 2063 dove Picard incontra la Regina Borg, un’entità mai citata né suggerita nei precedenti incontri con la terribile razza. «Ascolti ancora la nostra canzone?» La Regina dà prova di conoscere e ricordare bene Picard, quando era diventato Locutus, mentre l’uomo non sembra ricambiare il ricordo: dei veloci flashback posticci ci mostrano i due “amanti” borgizzati. D’un tratto Picard si ricorda, di un qualcosa che ovviamente non è mai esistita prima di questo film.

Il falso ricordo da un passaggio televisivo sulla compianta Spike

Scopriamo, dalle parole di Picard, che alla Regina non bastava assimilarlo, voleva che l’uomo si offrisse spontaneamente ai Borg. Anzi, alla Regina, sebbene sia la stessa cosa.

«Tu volevi di più di un semplice drone Borg, volevi un essere umano con una mente propria, che potesse colmare il divario tra gli uomini e i Borg, tu volevi una controparte.»

Picard si offre spontaneamente ma ora la Regina non ha più bisogno di lui, visto che ha scelto come controparte Data: dopo questo risvolto di sceneggiatura un po’ vago, nel giro di due secondi la Regina muore senza aggiungere una sola sillaba. Nata dal nulla, torna immediatamente nel nulla. La romanziera J.M. Dillard prova un po’ ad infiocchettare la cosa, salvando il pessimo trattamento che papà Brannon Braga dedica alla sua creatura, e aggiunge un sottile senso di vendetta che pervade la Regina, ma la scrittrice ha davvero poco materiale con cui lavorare. Ciò che rimane dell’ottavo film della saga è un insieme di spunti narrativi che Braga potrà approfondire alla prima occasione utile, che non tarderà ad arrivare.


Il film di “Voyager”

«Rimasi molto impressionata dalla lavorazione, non solo il copione ma anche lo sforzo produttivo: tutto era superiore al normale», così l’attrice Jeri Ryan (che interpreta Sette di Nove) alla rivista “Femme Fatales” (aprile 2000) racconta la lavorazione di quello che oggi è chiamato “doppio episodio” – visto che tecnicamente si tratta di due episodi diretti da due registi e con lavorazioni separate – ma in realtà nasce come vero e proprio film televisivo della serie “Star Trek: Voyager“, cioè Frontiera oscura (Dark Frontier, 5×15-16), mandato infatti i onda in sequenza lo stesso 17 febbraio 1999.

Dopo tre anni in cui Kate Mulgrew è stata osannata da tutti i giornalisti, in quanto prima donna di potere in un universo televisivo fortemente maschile, l’arrivo nella quarta stagione dell’esplosiva Jeri Ryan nel ruolo di una Borg riportata all’umanità aveva mandato tutto in tilt, anche il rapporto umano fra le due attrici, che non è mai stato sereno (per usare un eufemismo). Inoltre i numeri parlavano chiaro: il doppio episodio 4×18-19 (The Killing Game), mandato in onda il 4 marzo 1998 come fosse un film, aveva sbancato i dati d’ascolto: per la stagione successiva bisognava fare lo stesso… ma di più.
Il produttore esecutivo e sceneggiatore Brannon Braga è pronto all’azione: la sua Regina Borg è già nella stanza degli autori.

«Sentivo che avevamo bisogno di qualcosa di davvero spettacolare per l’occasione, e una delle cose che secondo me ha maggiormente cementato il successo di “Voyaver” è stata la presenza delle doppie puntate [two-parters]. Avevamo diversi soggetti che ruotavano sui Borg, io mi sono limitato a fonderne qualcuno e a tirare fuori Dark Frontier

A parlare è Braga stesso, che alla giornalista Anna L. Kaplan di “Cinefantastique” (aprile 2000) spiega che qualsiasi storia parli dei Borg deve per forza tenere conto del film Star Trek: First Contact (sempre scritto da lui), e che quindi debba prevedere battaglie spaziali e la Regina. Aspetta… ma il personaggio non moriva alla fine di quel film?

«Io credo che [i Borg] abbiano un modello genetico per lei: se viene distrutta, lo usano e ne creano un’altra.»

Segnatevi queste parole di Braga, perché saranno riprese in un romanzo che vedremo più avanti.


La storia

«Bentornata a casa.»
la Regina a Sette di Nove

Anno 2375, sono passati due anni da quando Picard ha ucciso la Regina Borg nel Quadrante Alpha, anche se in realtà l’ha fatto nel passato! Ora comunque siamo in tutt’altro tempo, 2375 appunto, e in tutt’altro spazio, cioè nel lontano Quadrante Delta dove la dispersa USS Voyager sta lentamente tornando a casa: fra i mille pericoli incontrati sul suo cammino non mancano i Borg.

Abituati ormai a gestire le piccole navette Borg incontrate, i nostri eroi scoprono di aver bisogno di certa tecnologia per poter viaggiare più veloci e abbreviare la loro lontananza da casa, quindi si organizzano per un “colpo di mano”: utilizzando un biosmorzatore capace di renderli invisibili ai Borg (inventato dal papà di Sette di Nove), i nostri eroi assaltano un vascello, penetrano al suo interno non visti, recuperano il materiale necessario e appena il sistema di mimetizzazione comincia a perdere efficacia sono già tornati sulla Voyager. Facile, no? Peccato che mentre eseguono il piano… Sette di Nove si rifiuti di tornare: il suo posto è nel Cubo. Il suo posto è con la Regina.

L’entrata in scena è sempre quella, di grande effetto

Mentre il capitano Janeway (Kate Mulgrew) faceva i suoi piani, un’altra donna al potere stava tessendo la sua tela: la Regina aveva ripreso i suoi contatti mentali con Sette di Nove e le aveva lanciato un ultimatum, imponendole di sacrificarsi per la salvezza dei suoi amici, i quali sarebbero usciti vivi dal Cubo Borg solo se la ex assimilata fosse tornata “a casa”. Per il bene dei suoi compagni, Sette di Nove accetta.

Anche il corpo è sempre quello, forse lo producono in serie

Da dove arriva questa Regina? È per caso la versione “cronologicamente conseguente” di quella che due anni prima è tornata indietro nel tempo per conquistare la Terra, nel Quadrante Alfa? Oppure ogni Quadrante ha una Regina? O addirittura ogni gruppo di Borg ne ha una? Braga non si impegola in spiegazioni che potrebbero diventare scivolose, anche perché non essendoci la stessa attrice (Alice Krige era già impegnata) affermare che si tratti dello stesso personaggio potrebbe risultare poco convincente. Insomma, c’è una Regina e addirittura afferma di aver lasciato andare lei Sette di Nove, due anni prima (cioè quando viene recuperata dalla Voyager), anche se non spiega il perché.

Son sempre io… la Regina!

L’unica parte spiegata dell’agire regale è il desiderio di avere Sette di Nove al proprio fianco. Non per assimilarla, che di droni senza cervello ce ne sono a miliardi, bensì per sfruttare (non si sa come) l’individualità che Sette di Nove ha sviluppato: pare di capire che la Regina voglia una consigliera, un’alleata, non una schiava. In pratica, credo, viene ripreso lo stesso fumoso e vago obiettivo di First Contact: il desiderio di un proprio pari. Onestamente credo sia un trucchetto narrativo per spiegare come mai i Borg non assimilino velocemente Sette di Nove come fanno con qualsiasi altra vittima.

«Don’t yoy know you’re riding with the Queen» (semi-cit.)

La parte tosta e crudele della vicenda arriva quando Sette di Nove assiste alla fase di assimilazione di “carne fresca”, cioè un gruppo di viaggiatori catturato dai Borg e trasformato nei propri laboratori: urla e carne martoriata creano una scena potentissima e ci fanno capire l’orrore che prova Sette di Nove all’idea di avallare quelle pratiche. La Regina ovviamente sfrutterà questa sua debolezza per cercare di piegarla al proprio volere.

L’insostenibile spietatezza della Regina

Per nulla disposta ad accettare la sconfitta, Janeway parte con i suoi uomini al salvataggio di Sette di Nove, la quale però saprà gestire da sola la situazione, sfruttando le memorie condivise della Regina contro di lei. Al contrario del film, qui gli eroi si limitano a sfuggire ai Borg e la Regina rimane in vita, pronta per tornare a colpire in futuro.

Per l’occasione risbuca fuori il compression rifle

Come fa notare l’attrice Kate Mulgrew, la storia verte su due madri che si contendono una figlia, e in questa vicenda in cui la Regina Borg e il capitano Janeway fanno di tutto per riavere Sette di Nove, dal passato traumatico, non riesco a non vederci un’altra eco di Aliens infilata da Braga, con la Regina Aliena e il tenente Ripley che si contendono Newt, dal passato traumatico.


La stroncatura di DeCandido

«Parli come un vero individuo.»
la Regina a Sette di Nove

Per il sito Tor.com, appartenente alla nota casa editrice specializzata in narrativa fantastica, Keith R.A. DeCandido – scrittore specializzato in ogni universo narrativo esistente, il cui romanzo Alien Isolation (2019) è una delle poche gioie regalateci dalla Titan Books negli ultimi anni – ha una rubrica in cui dall’inizio della pandemia ha iniziato a recensire tutte le puntate della serie di Star Trek, ed ha bocciato sonoramente questa doppia puntata.

DeCandido in qualità di romanziere è molto più attento del lettore medio ai particolari, alle motivazioni dei personaggi, ai risvolti di trama e alle conseguenze logiche delle azioni: tutti punti in cui, ci spiega con dovizia di particolari, questo episodio è carente. Inoltre DeCandido segnala una discrepanza bella grossa in questo universo molto attento alla continuity.
Il primo incontro con i Borg lo abbiamo nell’episodio “Q Who” (TNG 2×16, 1989) che si svolge nel 2365, mentre qui in Dark Frontier ci viene raccontata la storia della famiglia Hansen che studia i Borg nel 2350: cioè quindici anni prima che la Federazione scoprisse la loro esistenza. Visto che l’esploratore Picard non ha idea di cosa sia un Cubo Borg, come fa quindici anni prima la giovane Annika (futura Sette di Nove) a giocare con un Cubo Borg giocattolo?

L’analisi di DeCandido è spietata e come voto gli dà Warp 2 (credo che il massimo sia 9), ma io ho guardato Dark Frontier con occhi meno “analitici”, e mi è piaciuto anche con tutti i suoi difetti.


La nuova Regina

«Non c’è nessun me, solo noi
la Regina a Sette di Nove

Stando alle dichiarazioni di Mitch Suskin, supervisore degli effetti speciali, sul copione dell’episodio c’era scritto «E arriva la Regina Borg, con un effetto speciale spettacolare» (“Cinefantastique”, aprile 2000): facile a scriversi! Tutti i tecnici vogliono realizzare qualcosa di più sorprendente del film, anche se certo i mezzi non sono gli stessi. Il produttore degli effetti speciali Dan Curry crea su storyboard una scena in cui la testa della Regina scende dall’alto mentre i pezzi del suo corpo sono assemblati per accoglierla, sequenza fatta in CGI da John Teska della Foundation Imaging: l’effetto sorprende tutti, che non si aspettavano così tanto con così pochi soldi a disposizione.

«Io non sono la stessa Regina Borg, bensì la nuova Regina dell’alveare»: mette subito le mani avanti l’attrice Susanna Thompson, confessandosi alla giornalista Anna Kaplan per “Femme Fatales” (aprile 2000). «La mia idea è che se loro sono un Collettivo – una mente, una volontà – allora dev’esserci un accesso a quella stessa Collettività di cui faceva parte Alice Krige, perciò le somiglianze ci sono ma noi siamo regine differenti». Mi sembra un po’ un’arrampicata sugli specchi…

Malgrado siano regine diverse, l’attrice si è dovuta adattare ad indossare il costume Borg della collega (sempre con la cura e supervisione di Scott Wheeler), e anche se le due donne condividono un fisico molto simile lo stesso il costume “tirava” in più punti (soprattutto sui fianchi), e dopo intere giornate di riprese, in cui l’attrice era sempre circondata da qualcuno che la toccava in vari modi, l’esperienza si è fatta un tantino fastidiosa.

Non è sempre bello essere Regina

Una curiosità. Jeri Ryan e Susanna Thompson avevano lavorato insieme all’inizio della loro carriera, nel film televisivo Il giorno del sacrificio (In the Line of Duty: Ambush in Waco, 1993), durante il quale erano diventate amiche. Impegni di lavoro poi le hanno tenute separate a lungo, «perciò è stato molto bello ritrovarmi a lavorare con lei, cioè con qualcuno che già conoscevo».

Prima apparizione della Nave Borg della Regina

Per finire, mi piace sottolineare come Rob Bonchune della Foundation Imaging riveli alla rivista “Cinefantastique” (aprile 2000) che la nave della Regina Borg – che qui appare per la prima volta – è stata ideata da Brendon McDougall e Dan Curry.

(continua)

L.


– Ultime indagini:

Borg Queen (2) Nascita di una Regina

«Vide il volto di una donna, bianco pallido ma allo stesso tempo ammaliante, il cui penetrante sguardo di ghiaccio evocava memorie antiche.»
dal romanzo-novelization di J.M. Dillard


Regina del deserto

Estate 1989, circa. Durante le mie vacanze al mare, un’amica da spiaggia se ne esce lodando il film Storie di fantasmi (1981) che ha visto in videocassetta, cogliendomi impreparato, visto che solo da poco ho scoperto il cinema horror e non ne so molto.

Durante l’anno successivo riesco a noleggiare in videoteca il film, distribuito da poco da CIC Video, e mi ritrovo l’anziano Fred Astaire in una storia di fantasmi non certo di pregiata fattura, ad essere proprio buoni. L’estate si avvicina e so che incontrerò di nuovo l’amica, devo inventarmi qualcosa di buono da dire sul film che le è piaciuto. Purtroppo non ricordo i falsi complimenti che mi preparai, anche perché appena riuscii a tirar fuori l’argomento l’amica mi gelò il sangue, riferendosi al film con una frase del tipo «Ah sì, quella stupidata». Ma come, l’anno prima l’aveva lodato!

Racconto questo aneddoto perché solo oggi scopro che quello è stato il mio primo contatto con la Regina.

Estate 1992, sono al cinema a prendermi a schiaffi perché ho buttato via i soldi nel comprare il biglietto per I sonnambuli, un madornale errore firmato da Stephen King, e a chiedermi perché la protagonista mi sia così familiare e tutti la citino come per dire “è lei”, e nessuno che chieda “ma lei chi?”. Da trent’anni mi portavo dietro la curiosità di capire chi fosse mai la pericolosa gatta-vampira del film, e solo oggi l’ho capito. Di nuovo, era la Regina.

Mai voltare le spalle alla Regina…

L’attrice Alice Krige è sudafricana, nata in quella Upington che si trova ai bordi del deserto del Kalahari (una Regina del Deserto!), e trasferitasi a Londra all’età di 22 anni inizia la sua gavetta da attrice. Ha lavorato tantissimo ma temo non sia diventata troppo famosa.

Non resisto a citare il romantichello di Netflix Un principe per Natale (2017) dove Alice interpreta… la Regina!

Regina una volta, regina per sempre

Quando l’attrice nel 1995 viene chiamata dalla Paramount, tutto è avvolto nel mistero. Stando ai piani iniziali (o a ciò che in seguito sarà definito tale) per il film Star Trek: First Contact la grande major vuole tenere segreto fino all’ultimo il “cattivo” contro cui dovranno lottare gli eroi della vicenda: vuole che il pubblico ignaro salti sulla sedia davanti all’entrata in scena della Regina Borg.
Per questo la sicurezza intorno alla produzione è massima, così stretta e così impenetrabile… che subito tutti sanno tutto.

Stando alla ricostruzione della rivista “Femme Fatales” del giugno 1997 dopo già solo un mese dall’inizio delle riprese il copione finisce pubblicato su Internet, e quindi addio mistero che avvolge la Regina Borg. A questo punto la si può anche mettere nei trailer.
Ora, di queste storie ne esistono tante, già ci siamo passati con i primi film di Star Trek e ancora oggi con Deadpool (2016) abbiamo la stessa campagna pubblicitaria: per me è la casa di produzione che fa circolare notizie “segrete” per vedere di nascosto l’effetto che fanno. Ma facciamo finta che ci siano delle “talpe” in ambienti tenuti a segretezza massima.

«Lei non è la Regina dei Borg, lei è i Borg.»
“Starlog Magazine” n. 236


Nascita di una Regina

Per il film viene chiamato Michael Westmore cioè, come ho già raccontato, quello che ha inventato l’aspetto dei Borg. Per questa occasione toglie loro gli elmetti e riduce i tubi al minimo, cercando di renderli più spaventosi ma “semplici”.

Bozzetti di Deborah Everton

La giornalista Ann L. Kaplan di “Cinefantastique” (dicembre 1996) va ad intervistare il truccatore che le racconta l’esercito di tecnici che ogni giorno doveva occuparsi dell’aspetto dei Borg, non senza nasconderci dietro degli “scherzi”. Gli occhi elettronici di ogni Borg sono intermittenti, e compongono un nome diverso in linguaggio Morse, impostato dal figlio di Westmore, che è tecnico luci ed è stato montatore di “Deep Space Nine”. Jake Garber si è occupato di tutte le sculture Borg, nascondendo in esse vari nomi – fra cui quello di Westmore e del produttore Rick Berman – sempre in codice.

Una cosa però è modernizzare l’aspetto dei Borg, già ampiamente noti e consolidati, un’altra è creare da zero qualcosa di mai visto come la Regina. Del suo aspetto si è occupato Scott Wheeler.
Il risultato è una tuta strettissima, tutta d’un pezzo – concepita dalla costumista Deborah Everton – che l’attrice deve indossare sopra al trucco con un’operazione della durata di cinque ore.

da “Cinefantastique” (dicembre 1996)

Racconta l’attrice:

«Non seguivo “Star Trek”, ma prima di andare alla prima riunione un amico mi ha passato gli episodi in cui c’erano i Borg, così mi sono fatta un’idea di chi fossero. Ovviamente poi una volta letto il copione ne sapevo molto di più. Ottenuto il ruolo e iniziate le prove del trucco, con i responsabili del trucco abbiamo fatto lunghe discussioni sui Borg e sul loro peso nell’universo di Star Trek: da tutti ho ricevuto tantissime informazioni per creare la Regina.»

Nel copione la Regina è descritta come “di una bellezza inquietante” (hauntingly beautiful) e l’attrice vuole che faccia paura. «Non volevo che fosse una caricatura, un personaggio da fumetto, ma anzi che a forza di assimilare brani di umanità diventasse sempre più spaventosa». A “Femme Fatales” (giugno 1997) ha raccontato di quel giorno in cui tutti gli elementi della Regina costruiti separatamente – testa, trucco, lenti, ecc. – sono stati assemblati insieme per la prima volta. L’ultimo trucco ad essere applicato è stato le lenti a contatto, dopo di che l’attrice sbatte gli occhi, alza la testa e fissa se stessa nel grande specchio davanti a lei. Non vede se stessa: vede la Regina Borg.

«In quell’istante guardai le espressioni atterrite di tutti quelli che erano riflessi nello specchio, e pensai: “Grandioso! Loro l’hanno creata e ne sono terrorizzati!”»

«”Chi sei?”
La risposta provenne da una voce unica, vellutata e profondamente sicura, singola e fiera: “Io sono i Borg”.»
dal romanzo-novelization di J.M. Dillard


Creazione di un personaggio

Assente dai primi articoli sul film per mantenere un certo riserbo sul personaggio, Alice Krige viene intervistata da Ian Spelling per il numero 236 del marzo 1997 di “Starlog”.

da “Starlog” (marzo 1997)

«Lei è malvagia, assolutamente malvagia. È davvero difficile che io dica qualcosa del genere riguardo a un personaggio che ho interpretato. Di solito ho la tendenza a prendere in considerazione il punto di vista del personaggio, ma è impossibile empatizzare con la Regina Borg. C’è un detto ebraico che considera il male come un giudizio dato senza compassione. Cose come gentilezza o empatia, che l’umanità si tiene così strette, non significano nulla per la Regina e quindi non servono per creare il personaggio. Lei magari può usarli ma solo come strumenti, fanno solo parte del suo scopo, cioè acquisire il potere, l’unica cosa che la muova.»

La Krige ha lavorato in precedenza con Jonathan Frakes, nella miniserie televisiva “Dream West” (1986), in cui in realtà Frakes faceva giusto una piccola parte, mentre la Kraige – e F. Murray Abraham, contattato poi per un altro film di Star Trek – avevano ruoli principali. Comunque non è detto che questa collaborazione sia servita alla scelta dell’attrice, che afferma di non sapere come mai sia stata contattata.

«Mi sono presentata per un’audizione con [il produttore] Rick Berman, [il regista ] Frakes ed altri dello studio, ma poi per lungo tempo non ne ho più saputo niente, finché non sono stata contattata per un secondo incontro. Stavolta Jonathan mi ha detto: “Prova in questo modo…”. Abbiamo fatto la scena in vari modi e alla fine mi hanno offerto il ruolo. Ancora non so però come mai mi abbiano contattato.»

La Regina e il regista in buoni rapporti

I primi giorni di lavoro sono stati i peggiori, perché il costume cucitole addosso non andava bene e la stava martoriando: durante un fine settimana tutti i tecnici della squadra di Todd Masters si sono messi sotto e hanno creato un secondo costume, stavolta molto più comodo da tenere indosso per le lunghe ore di riprese. Durante le quali l’attrice si impone di non bere, perché il primo giorno ha avuto la sfortunata idea di prendere una tazza di tè: impiegare 45 minuti per togliersi il costume, andare in bagno, tornare e passare altri 45 minuti a infilarsi il costume non è stata un’esperienza piacevole. Soprattutto perché mentre era in bagno l’attrice aveva tutti i tecnici fuori la porta ad aspettarla.

Possibile che una Regina non possa andare in bagno in santa pace?

Molti sin da subito le hanno detto che doveva considerare il personaggio alla stregua di una Formica Regina.

«L’analogia con le formiche è stata molto utile per me, anche se fino a un certo punto. La funzione principale di una Formica Regina è riprodursi, mentre la Regina Borg non si riproduce: si limita a consumare. Si limita a colonizzare. Si limita a prendersì ciò di cui ha bisogno. A quel punto l’analogia non aveva più molto senso. Ciò che la anima è differente: ciò che la anima è l’acquisizione e l’esercizio del potere.»

da “Starlog” (marzo 1997)

L’attrice racconta che la chiave di volta del personaggio gliel’ha fornita Brent Spiner, con cui divide la scena in molte sequenze. Parlando con il collega, questi se ne esce dicendole «Per me ciò che la motiva è la vendetta». Alla fine del doppio episodio “L’attacco dei Borg” (Star Trek TNG 3×26/4×01, 1990) Picard riesce a sfuggire ai Borg grazie all’aiuto di Data e questo fa riflettere l’attrice.

«Lei non è arrabbiata con Data, ne è affascinata perché ha un intelletto pari al suo, è l’unico che abbia mai incontrato impossibile da assimilare. Non può prendere con la forza Data, deve ottenere la sua collaborazione e quindi lo tenta con la sensualità e con la carne.»

Questa fusione di sensualità e potere intriga la Krige, soprattutto sapendo che il punto debole di Data è proprio il desiderio di umanità rappresentato dalla sensualità e dalla carne. Per l’occasione la rivista “Femme Fatales” utilizza il neologismo… Borgasm.

«La sensazione… di estremo piacere lo confuse e lo disturbò.
Alzò lo sguardo per incontrare lo sguardo della donna che stava sorridendo timidamente. “Ti è piaciuto?”»
dal romanzo-novelization di J.M. Dillard


La reazione di Clive Barker

Il numero di giugno 1997 della rivista specializzata “Cinefantastique” ospita una piccola “malignità” a firma di Denise Dumars, la quale si chiede se i fan della saga Hellraiser, che nel quarto episodio era partita per lo spazio, si aspettassero di trovare una cenobita contro la Federazione. La giornalista, che intitola il pezzo “Cenobites in Space”, è infatti andata a parlare con lo scrittore e sceneggiatore Clive Barker riguardo la stuzzicante somiglianza della Regina Borg con la sua di regina, la cenobita interpretata dalla splendida Valentina Vargas in Hellraiser: Bloodline (marzo 1996, otto mesi prima di Star Trek).

«Mi è molto piaciuto Star Trek: Primo contatto, ma sono rimasto un po’ sorpreso di trovarci dentro i cenobiti.»

Barker la sa lunga, non si mette a fare polemiche e anzi si mostra divertito all’idea che le proprie creature possano aver “contagiato” gli autori di Star Trek: lo sa bene che a gridare allo “scopiazzo” ad Hollywood non lavori più, quindi è meglio mostrarsi “uomini di mondo” che così i contratti continuano ad arrivare.

«Credo che Alice Krige sia stata fantastica. Sì, sono un fan di Star Trek, mi piacciono i film, ce li ho in laserdisc e mi piacciono anche le serie.»

Dopo questi complimenti, parte il trafiletto dove si parla dei suoi progetti in corso e così la pubblicità è piazzata: come dicevo, a parlarsi bene a vicenda ci guadagnano tutti.

L.

(continua)


– Ultime indagini:

Macha Hernandez: la Vasquez di Star Trek

Oggi è il 1° aprile, ma giuro che questo post non è il solito scherzo mattacchione: ho scoperto davvero che il personaggio di Vasquez è piaciuto così tanto da finire nelle prime bozze della Nuova Generazione.

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Borg Queen (1) Da Madre a Regina

«Io sono l’inizio e la fine, l’uno e il molteplice. Io sono i Borg.»
Star Trek: Primo contatto (1996)

Non so cosa mi abbia spinto ad iniziare la seconda stagione della serie “Picard“, avendo trovato immonda la prima (vista solo per studiarne i fanta-fucili), forse per semplice inerzia, ma sta di fatto che mi sono rovinato: sia perché finalmente l’ego smisurato di Patrick Stewart, a malapena contenuto dal nostro universo, è riuscito a lasciare spazio ad altri personaggi, cosa mai successa prima d’ora, sia perché… è tornata la Regina, e i suoi crudeli occhi vuoti mi hanno stregato.

È giunto dunque il momento di iniziare un viaggio, e andare spavaldamente là… dove la Alien Queen è diventata la Borg Queen.

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Star Trek Alien: Arsenal of Freedom (1988)

Il venditore d’armi che citava Aliens

L’amico Evit del blog Doppiaggi italioti colpisce ancora, ma soprattutto colpisce ancora “Star Trek: The Next Generation“, la serie TV che sembra parecchio interessata a piccole ma intriganti contaminazioni aliene.

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Star Trek Alien: Datalore (1988)

Per citare là, dove è giusto citare

Gli scienziati del futuro dovranno studiare quale componente del COVID-19 ha risvegliato così tanto interesse per Star Trek, comunque dopo aver spinto il sottoscritto, storico odiatore di qualsiasi cosa non avesse Kirk protagonista, ad iniziare a recuperare tutte “le piste delle stelle” (come traduceva la Mondadori degli anni Settanta), e poi ad andare a riempire di commenti Sam Simon con il suo viaggio in “The Original Series” e “Voyager“, ora anche Evit del blog Doppiaggi italioti ha iniziato il suo recupero, partendo da “Star Trek: The Next Generation“.

Io ho completato il mese scorso il mio viaggio in TNG (dopo quello in DS9), quindi mi mangio le mani per non aver colto la deliziosa piccola citazione aliena nell’episodio Datalore (1×13, 18 gennaio 1988, in Italia dal 3 agosto 1992), diretto da Rob Bowman e sceneggiato da Robert Lewin e Gene Roddenberry.

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Star Trek Alien: Enterprise vs Covenant

Durante la pandemia da coronavirus sono stato infettato da un virus totalmente diverso, meno pericoloso ma più difficile da curare: quello che mi sta spingendo a vedere tutte le serie di “Star Trek” che ho volutamente evitato negli ultimi trent’anni. Questo mi ha permesso di scoprire Brannon Braga, autore e co-produttore molto attivo in quell’universo nonché l’uomo che ha reso Ripley il capitano Janeway.

Quello è stato un omaggio ad un film di dieci anni prima, ma in seguito… Braga ha anticipato di quasi quindici anni un prodotto alieno. Purtroppo, il peggiore di tutti.

Mi immagino la scena. Ridley Scott sta cercando di raccogliere in un unico film tutte le peggiori idee mai viste nella narrativa fantascientifica di tutti i tempi, tutte le robe di cui gli autori si vergognano. Qualcuno lo chiama e gli dice: “Accendi la TV, sta passando un vecchio episodio di Enterprise che fa al caso tuo!” Ridley se lo guarda e prende appunti: è il grado di inettitudine che sta cercando!

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