Citazioni aliene. Elvira (1988)

Questa in realtà non è proprio una citazione manifesta, ma mi risulta davvero difficile vedere la protagonista di Una strega chiamata Elvira (Elvira: Mistress of the Dark, 1988) affrontare il cattivo finale armata di fucilone, a due anni dall’uscita di Aliens (1986), e non pensare ad una strizzata d’occhio alla Ripley furiosa che scende nell’alveare.

Ringrazio il post di Evit per avermi fatto ricordare questa scena.

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Citazioni aliene. Barbapapà (2019)

L’amico Zio Portillo di solito mi segnala citazioni scacchistiche, ma stavolta ci regala un piccolo gioiello! Visto che oggi è il suo compleanno, questo post è anche per fagli gli auguri.

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[1991] Terrore nello spazio (Dead Space)

Ormai lo sanno tutti, nello spazio nessuno può sentirti citare Alien, quindi lo fanno in tanti. Come per esempio Fred Gallo, che oggi produce documentari per bambini ma ha esordito alla regia con un filmaccio di fantascienza che copia tanto e dai migliori: come dargli torto?

Il suo Dead Space è prodotto dalla Concorde Pictures di Roger Corman, che grazie ad un accordo distributivo con la RCA-Columbia permette a questi infimi prodottini di girare tutto il mondo, Italia compresa.
Al momento di portarlo nelle nostre videoteche, però, la Columbia-TriStar ha pensato bene di affibbiargli il titolo Terrore nello spazio, drammaticamente vago per un film: vuoi vedere che hanno pensato di chiamarlo come il film di Mario Bava del 1965 che O’Bannon ha scopiazzato per Alien? Che sia una sorta di contrappasso, visto che questo film del 1991 è palesemente una scopiazzata aliena?
Comunque la Prisma/Fox nel 1998 ha battezzato con lo stesso titolo la VHS italiana di Within the Rock o Terror Mooon (1996), che invece IMDb chiama Dagli abissi dello spazio. Insomma, ’sto terrore nello spazio piace ai distributori italiani.

Scomparso subito nel nulla, il film dal maggio 2020 lo trovate in italiano sul canale YouTube di Cinema ZOO, finché dura.

Un titolo secco, senza fronzoli

L’eroe della vicenda è la classica figura di avventuriero spaziale che negli anni Ottanta la faceva da padrone, e in questo caso è il comandante Steve Krieger, interpretato da quel Marc Singer che per tutta la sua carriera di filmacci ha campato di rendita grazie all’enorme fama riscossa nei panni del mitico Mike Donovan nella serie “Visitors”. Noi ragazzini degli anni Ottanta siamo tutti cresciuti con Donovan come padrino, malgrado i finti anni Ottanta di moda oggi lo ignorino.

Può un figlio di quel “fanta-decennio” girare per la galassia senza un robot “spalla comica” al seguito? Ovviamente no, e qui l’assistente robotico – Tim in originale, che diventa qualcosa come Timba in italiano! – è doppiato da una voce famosa ma non so identificarla.

Steve Krieger, maschio spaziale senza rischio né raschio

Krieger e Tim guidano un’astronave scassata, come si confà ad un avventuriero spaziale, e rispondono contro voglia ad una richiesta di soccorso da Phebon, una stazione di ricerca sul pianeta omonimo: un laboratorio spaziale affetto dal peggiore dei problemi dell’universo. È gestito da Bryan Cranston!

Chi sarà mai il cattivo della storia? Chi sarà il.. breaking bad?

Il miglior attore del mondo (come lo sfotte Cassidy) interpreta Frank Darden, uno degli scienziati che a Phebon cercano una cura contro il virus Delta-5 che sta falcidiando l’umanità, e la sapete tutti la regola per combattere un nemico: trovare un nemico più potente. È la formula americana: vuoi far fuori un dittatore violento? Cerca un dittatore ancora più violento, e poi uno più più violento per far fuori quello più violento, e poi uno più più più violento per far fuori il precedente e così via. È una tecnica che gli Stati Uniti adottano da sempre, e la politica internazionale dimostra che hanno fatto proprio un bel lavoretto di fino…

Nello spazio vige la stessa regola, così Bryan Cranston e gli altri scienziati per combattere il pericoloso virus hanno creato un «mutante metamorfico», che non sconfigge il virus ma in compenso si mangia tutti gli umani che incontra. Esattamente lo stesso risultato della politica estera americana!
Dubito che la sceneggiatrice esordiente Catherine Cyran pensasse a tutto questo, ma mi piace pensare che quella vecchia pellaccia di Roger Corman adorasse il sottotesto sarcastico.

Che bell’ovetto, chissà quale sorpresa conteneva…

Corman avrà tempo con Carnosaur 2 (1995) di ricopiare identico Aliens (1986), qui siamo nello spazio quindi si ricopia Alien (1979). Così uno scienziato curiosone si sporge troppo sul piccolo uovo che covava il virus mutaforma (?), questo ne fuoriesce e gli si infila nel naso (giuro!), e dopo un po’ – da bravo chestburster – ne fuoriesce in versione larvale dal petto. Però per non far proprio capire che si sta copiando il film di Ridley Scott confondiamo un po’ le acque: il mostro fuoriesce dal petto citando palesemente La Cosa (1982) di John Carpenter. Anche per citare i registi giusti.

Rob Bottin, dove sei?

Tornando al copione alieno, l’essere larvale fuoriuscito dal petto fugge e va a nascondersi in attesa di crescere, mentre Krieger e gli altri cominciano a setacciare la stazione, assicurandosi di chiudere man mano i bocchettoni dell’impianto di condizionamento per intrappolare la creatura, anticipando la scena identica vista l’anno dopo in Alien 3 (1992).
Intanto non mancano le frecciatine agli scienziati spietati, che con i loro esperimenti infami mettono a rischio la vita con la scusa di salvarla. Signora mia, chissà che ci mettono nei vaccini. Certo che avere Bryan Cranston occhialuto con un camice da dottore non aiuta la ricerca medica.

Fidatevi degli scienziati, soprattutto se hanno la faccia di Bryan Cranston

Il povero Marc Singer è palesemente fuori ruolo, visto che non serve un avventuriero spaziale dalla battuta pronta e dal fisico forgiato da mille amplessi: siamo in un campo dominato da eroi “ripleyggianti”, cioè donne determinate più che muscolose, quindi l’aitante Singer non può far altro che mettersi in pose plastiche davanti a fonti di luce ingiustificate e assumere la faccia di chi finge di capire dove sia, quando è chiaro che non lo sappia.

Quando cerchi di fingere interesse ma non sai neanche dove sei

Ad un certo punto il nostro baldo eroe ci regala il momento più alto dell’intera vicenda, dove si ride di cuore. Bisogna andare fuori dalla stazione a stanare il mostro, e quindi è necessario indossare la tuta spaziale per camminare sul pianeta alieno. Eh, detta così pare facile, dove li troviamo i soldi per una tuta spaziale? Va be’, Singer: infilati un giacchetto, che vale come tuta pressurizzata!
Non un respiratore, non un casco, solo un giacchetto… e neanche chiuso fino al collo! Mi coprivo di più io quando uscivo di casa in Fase 1!

Cioè… quella sarebbe una tuta spaziale pressurizzata???

Dopo una puntatina alle Vasquez Rocks, la mitologica location dove sono state girate le migliori scene di cinema fantastico di sempre – da “Star Trek” a Bill & Ted che citano “Star Trek” (1991) – si torna in interni che dobbiamo girare l’incontro con la Regina Aliena. Va be’, Regina forse è troppo… diciamo una dama di compagnia inquadrata con tante luci addosso.

Al cospetto della Regina Aliena… o supposta tale!

Mi sembra superfluo specificare che non esiste trama, al di fuori della scopiazzata aliena, e i personaggi vagano abbandonati a sé stessi, ma vi posso assicurare che si ride di gusto, soprattutto quando il mostro pseudo-xenomorfo attacca le sue vittime. Il budget del film permetteva al massimo un “coso” di gomma appeso alla parete, quindi sta agli attori buttarcisi addosso fingendo di esserne afferrati, e agitarsi facendo in modo di muovere gli artigli di gomma come se il mostro fosse vivo.
Siamo in pratica tornati alla celebre piovra di gomma di Ed Wood, cioè agli albori del cinema horror: solo per queste scene vale la pena vedersi questo film.

Lo xeno-coso di gomma

Per un film di fantascienza copiare Alien è cosa buona e giusta, ma bisogna sempre ricordarsi anche di Aliens, perciò non stupisce che dopo una prodezza dell’eroe Krieger, il suo amico robotico Tim se ne esca con questa frase:

«Non male per un semplice essere umano.»

Quando basta una sola frase a venderti un film.

L.

– Ultime citazioni da Alien:

  • Citazioni aliene. Piccolo ranger (1981) - Quasi due anni dopo l'uscita italiana di Alien (1979), la testata a fumetti "Il piccolo ranger" presenta la versione bonelliana del nostro xenomorfo preferito, anche se adattata per i giovani lettori.
  • Star Trek Alien: Datalore (1988) - Anche Evit parte per le stelle e mi segnala una deliziosa cripto-citazione trekiana, a cui aggiungo due perle del male.

[2021] Army of the Dead (Snyder vs Aliens)

Vasquez and the Army of the Dead

Ogni film che omaggia Aliens (1986) di James Cameron fa solo il suo dovere, pagando il tributo al più iconico e archetipico film del genere fanta-horror moderno; ogni film che copia Aliens (1986) di James Cameron fa bene, perché si copia sempre dai migliori: persino Cameron stesso si è auto-copiato, con quella roba che ha chiamato Avatar (2009)!

Ecco perché sebbene sia il vuoto con gli zombie intorno, Army of the Dead (2021) di Zack Snyder va visto: sia per dichiarare la morte cerebrale del cinema, che cerca malamente di riciclare tematiche ormai proprie dei fumetti, sia per dichiarare la sconfitta di trent’anni di fanta-horror, visto che il paraculo Snyder sa bene che l’unico modo di vendere questa roba agli spettatori… è ricopiare Aliens (1986) scena per scena, con battute e personaggi copia-e-incollati di peso. Non sembri una critica: copiare Aliens è cosa buona e giusta!

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Citazioni aliene. American Dad (2006)

Sin dal 1986 il powerloader è una delle icone di Aliens più amate e più citate.

L’episodio 1×17 (o, secondo un’altra numerazione, 2×10) dell’8 gennaio 2006 della serie televisiva d’animazione “American Dad“, dal titolo Scambio difficile – lo trovate su Prime Video, non so fino a quanto – si apre con il protagonista Stan Smith (doppiato in originale dal creatore della serie Seth MacFarlane) che scopre come il manuale della nuova arma della CIA sia ormai illeggibile.

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Aliens: il mazzo di carte perduto!

La scena che ha perso il doppiaggio italiano

Il doppiaggio italiano del film Aliens (1986) è solamente quello del riversamento in VHS: ogni volta che ci hanno messo mano, l’hanno rovinato per sempre.

Non bastasse la scomparsa dell’ululato italiano di Hudson, ad ogni nuova uscita in home video c’è una scena del film che viene sempre più massacrata: quella in cui Ripley e i Colonial Marines superstiti studiano come assediarsi nella base di Hadley’s Hope. Il grave problema di questa scena è che in origine durava qualche secondo di più e venivano citate le mitragliatrici automatiche (le “sentinelle”) che poi, dovendo tagliare per il montaggio finale, James Cameron ha fatto sparire dal film: per festeggiare la loro “ricomparsa”, con l’Edizione Speciale del film nel 1999, le mitragliatrici sono finite pure nel videogioco Aliens vs Predator (2000) della Sierra. Credevo fosse un’invenzione del gioco perché ancora non avevo visto la versione estesa del film.

Dunque in Italia viene doppiata una scena che poi però nel 1999, con l’uscita del DVD, viene tutta stagliuzzata perché vengono riattaccati i secondi in cui sono citate le mitragliatrici. Il risultato è un’accozzata ma comunque è ancora un riversamento fedele del doppiaggio italiano su un film più lungo, poi arriva il dramma: l’uscita del Blu-ray nel 2012.

Qualcuno si sarà detto “Ma che davvero mi devo mettere a fare taglia e cuci su ’sta scena?” Così sapete che facciamo? Cancelliamo l’intero doppiaggio italiano della scena, lasciandola sottotitolata: che ci frega?

Dite addio al mazzo di carte di Hicks, scomparso dall’Italia

Ecco così che il riferimento al “mazzo di carte” di Hicks e l’«Affermativo!» di Newt scompaiono per sempre.

Newt c’è rimasta male, ad aver perso la sua frase in italiano

Perché a questo punto non hanno cancellato direttamente l’intero doppiaggio italiano? Tanto questo film è tutto un puzzle, visto che le scene reinserite sono solo un totale di 17 minuti ma in realtà sono mille inserimenti di due fotogrammi l’uno!

Per avere un’idea del risultato e per una panoramica sull’evoluzione della scena in questione, ecco pronto un video della Zinefilo Production.

L.

– Ultime indagini:

  • Aliens: il mazzo di carte perduto! - L'uscita del Blu-ray del film cancella il doppiaggio italiano di una scena: è questa la grande qualità digitale?
  • Atmosfera Alien: la versione etrusca - La lunga puntualizzazione etrusca su una questione delicata, che merita di essere approfondita.
  • Alien e Atmosfera zero: stesso universo? - Scopro dal canale YouTube "Alien Theory" che esiste tra i fan una tesi per cui l'universo in cui si svolge Alien (1979) e quello di Atmosfera Zero (1981) siano comuni o comunque "combacianti".
  • I bossoli “fantasma” di Aliens (1986) - Gorman assicura che i pulse rifle sparano proiettili senza bossolo... ma poi i bossoli ci sono. Mai fidarsi di Gorman!
  • No Lovecraft in Alien (2020) - Un viaggio alla ricerca delle fonti lovecraftiane nei film Alien (1979) e Prometheus (2012), scoprendo che... non ne esistono! #Lovecraft2020
  • [Armi aliene] Pulse Rifle - Concepita dal genio James Cameron e costruita dal maestro Simon Atherton, non stupisce che il "fucile ad impulso" (pulse rifle) sia l'arma-simbolo dell'universo alieno... sebbene i suoi autori lo abbiano ignorato per decenni!
  • Bitch Please! - Panoramica su come i vari doppiaggi europei (e non solo) hanno reso la celebre frase ad effetto di Ripley.
  • La canzone di Ripley - Cosa canta Ripley prima di mandare lo xenomorfo nello spazio?
  • Aliens: l’ululato di Hudson - Un altro caso di doppiaggio italiano "alieno" mozzato nelle ristampe moderne.
  • Alien: doppiare il fruscio - I vari curiosi modi in cui è resa in home video una scena difficile del film.

[1996-03] Stuart Gordon su “Cinefantastique” (V27) 7

Dopo che il compianto Stuart Gordon ci ha lasciati, è stato “scoperto” un film alieno che avrebbe girato per dei parchi a tema: come ho già raccontato, non esistevano prove che Gordon avesse davvero firmato Aliens: Ride at the Speed of Fright… finora!

Al di là delle tante voci di corridoio senza sostanza, ecco finalmente la prova che Gordon ha davvero diretto un gioiello alieno imperdibile.

Intervistato in occasione dell’uscita del film Space Truckers (1996) da “Cinefantastique” nell’aprile 1997, l’esperto di effetti speciali Paul Gentry afferma:

«Stuart [Gordon] pensava che il ride film di Aliens fosse una palestra per Space Truckers: un sacco di cose che abbiamo fatto per questo film le avevamo già fatte per quello alieno. Stuart non ha molta esperienza con la fanteria paramilitare che spara con grandi fucili, certe cose non le vedi di certo in Re-Animator, quindi è stata un’esperienza grandiosa.»

Ma la vera prova da “pistola fumante” arriva un anno prima, nella stessa rivista specialistica “Cinefantastique” (volume 27, n. 7) del marzo 1996. Il tecnico che ha curato gli effetti speciali del ride film alieno, Les Paul Robley, racconta in prima persona l’operazione.


Alien: The Ride

di Les Paul Robley
(operatore che ha lavorato al ride film in questione)

da “Cinefantastique”
volume 27, n. 7 (marzo 1996)

Sul set del film-simulazione basato su “Aliens” della Fox

Con i ride film che diventano attrazioni sempre più popolari dei parchi a tema, sembra naturale crearne ispirati a celebri film. A Disneyland c’è lo Star Tours, agli Universal Studios c’è il Back to the Future, al Six Flags c’è The Right Stuff, al Caesar’s Palace c’è Elvira’s Graveyard Shift, c’è un Robocop: The Ride ed è in arrivo Terminator 3D della Digital Domain. Ora, c’è anche Aliens: Ride at the Speed of Fright.

Prodotto dalla Praxis Films in associazione con la Iwerks Entertainment, la casa autrice di Robocop, il nuovo genere chiamato ride film ha esordito l’anno scorso con ventotto titoli al Pier 39 di San Francisco e in tre cinema giapponesi. La Iwerks ha la più completa libreria di film-simulazioni di questa industria, con installazioni in più di 150 cinema. Diretto da Stuart Gordon, celebre per Re-Animator (1986), e con il direttore della fotografia Paul Gentry, in passato supervisore degli effetti speciali alla Full Moon Entertainment, il ride film mostra effetti e scene dal film Aliens (1986) della 20th Century Fox, con del girato inedito creato per l’occasione.

«Questo sarà un film che andrà ben oltre quanto avete mai provato», afferma il regista Gordon. «Non solo vedrete l’azione, ma la proverete anche. Parliamo davvero della nuova generazione di esperienza cinematografica».

L’operatore Les Paul Robley sul set del filmato-simulazione

Il prologo si apre con la scoperta di un marine superstite che ha perso la propria squadra su un pianeta alieno. Tramite dei flashback vediamo ciò che è successo alla sua squadra durante un controllo di routine nella colonia del posto. Ci sono cadaveri ovunque, imbozzolati: l’unica possibilità è azionare una bomba, che in dieci ore spazzerà via tutto ripulendo il pianeta.

La squadra però è attaccata da xenomorfi provenienti da ogni direzione. I marine aprono il fuoco cercando di sfuggire all’attacco, ma il tunnel è ostruito. Intanto il contatore della bomba prosegue il suo conto alla rovescia quindi i marine dovranno sbrigarsi, a bordo del loro APC (Armored Personnel Carrier).

Lo spettatore viaggia con loro mentre atterrano sul pianeta usando sequenze prese dal film [in realtà no, sono anch’esse girate per l’occasione. Nota etrusca.]. Vediamo l’APC farsi strada nel complesso, tra buche create dall’acido e materiale resinoso. Seguendo un segnale di soccorso, i marine trovano l’APC della precedente missione. […]

Dietro le quinte di Aliens: Ride at the Speed of Fright

I cinema che proiettano i ride film della Iwerks sincronizzano schermi giganti con filmati ad alta risoluzione e movimenti di alta tecnologia. Gentry ha fotografato le nuove scene con pellicola in 35 millimetri 5248 VistaVision, otticamente ingrandita per il formato 870 della Iwerks.

Il set ha visto la presenza di oggetti di scena a grandezza naturale insieme a modellini: niente grafica computerizzata. I passati ride film della Iwerks hanno fatto uso di una grafica al computer che purtroppo ha rovinato il realismo delle scene, una volta proiettata su grandi schermi: le miniature invece sono preferite perché mantengono il realismo. A lavorare sul progetto sono stati chiamati alcuni artisti direttamente da Aliens. […]

Aliens è stato preso dalla Iwerks in licenza dalla 20th Century Fox Licensing, e sarà il primo film ad essere sviluppato in un’attrazione interattiva. Iwerks Visual Adventures presenterà l’attrazione Aliens più avanti, quest’anno.

C’è voluto più di un mese per girare l’intero filmato. […] Le riprese sono iniziate nel febbraio del 1995. […] Il creatore di Alien, H.R. Giger, quando ha saputo del progetto ha commentato: «È un bene che ci stiate lavorando, ma avrei preferito essere informato». Magari un giorno verrà a provare dal vivo il terrore che ha creato.


L.

P.S.
Non perdete lo speciale che “La Bara Volante” sta dedicando a Stuart Gordon.

– Ultime riviste:

Making of Aliens 1: Preparing for Battle

Riporto a puntate la trascrizione del lungo documentario Superior Firepower: The Making of Aliens, contenuto nel cofanetto “Alien Quadrilogy” (2003) nel secondo disco dedicato ad Aliens (1986).


Superior Firepower
The Making of Aliens


3.
Preparing for Battle
Casting and Characterization

Gale Anne Hurd: Ho lavorato nel casting fin dall’inizio. Dovevamo vedere tutti gli iscritti del Nord America del sindacato degli attori britannici, oltre a quelli che pensavano di poter fare un accento americano decente.

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I bossoli “fantasma” di Aliens (1986)

Perché un fucile che spara proiettili senza bossoli… rilascia bossoli?

L’altro giorno il lettore Alessandro mi pone un giusto quesito, in merito al pulse rifle:

«Nella sequenza della fuga attraverso i condotti di ventilazione si vedono molti bossoli saltare via dal fucile di Vasquez, ma non aveva detto Gorman che sparava “proiettili esplosivi da 10 mm senza bossolo”?
Forse era lui che si sbagliava ed era corretta l’opinione che aveva Vasquez nei suoi confronti…»

Alessandro ha ragione da vendere, qualcuno si è sbagliato: sarà davvero Gorman?

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Citazioni aliene. Mandalorian 2×05 (2020)

Due miti rocciosi e silenti

Ormai non c’è più freno ai “collegamenti alieni” nella serie televisiva “The Mandalorian“: nello sterminato Gotha iconico degli autori Jon Favreau e Dave Filoni  Aliens (1986) ha sempre un posto d’onore.

Il “Capitolo 13” (episodio 2×05, 27 novembre 2020), scritto e diretto da Filoni, aveva ben altre aspettative nel cuore dei fan, per un personaggio che non rivelo nel caso non l’aveste ancora visto. Quindi “rimandi minori” forse sono passati un po’ in sordina ma il fatto che ci siano non può essere un caso: mandare in onda un episodio il giorno dell’80° anniversario della morte di Bruce Lee… con protagonista Diana Lee Inosanto, sua figlioccia (figlia del celebre maestro filippino Dan Inosanto, il primo cattivo della torre di Game of Death) non posso credere che sia un caso.

Non credo ci siano più dubbi sul fatto che “The Mandalorian” sia la versione Star Wars dei grandi chanbara giapponesi: il villaggio protagonista di questo episodio sembra il tipico piccolo paesino in cui arrivava Itto Ogami o Zatôichi a portare giustizia contro il signorotto locale. Ma sembra anche la tipica colonia umana della Weyland-Yutani impiantata su un mondo terraformato: non stupisce quindi di trovarci Michael Biehn.

Ma non ti suda la testa?

Da tempo si sapeva (ufficiosamente) della partecipazione dell’attore alla serie, ma onestamente speravo che il suo fosse un ruolo ricorrente. Purtroppo “The Mandalorian” è proprio come le serie giapponesi citate, ogni episodio è una storia che inizia e chiude, è un teatrino dove volti noti vengono a fare la loro breve comparsata mascherati da Star Wars. Diciamo che la serie sembra più uno spettacolo di cosplayer da fiera del fumetto. Tocca accontentarci.

Comincia la caccia all’insetto mandaloriano

Biehn non è certo noto solo per Aliens, ma c’è un particolare che mi fa pensare come Filoni e Favreau abbiamo voluto sottolineare che non stanno citando il Kyle Reese di Terminator (1984) né altri ruoli dell’attore: è proprio Hicks da Aliens (1986), e lo testimonia l’arma che sfoggia nell’episodio.

Se ci fossero dubbi…

Perché un fucile che lancia fasci luminosi dovrebbe ricaricare a pompa, come se dovesse far scorrere cartucce nella canna? È un non sense che credo sia stato messo lì a posta per ricordare la mitica “arma di riserva” di Hicks.

«Io lo voglio a portata di mano, per incontri ravvicinati,»
(I like to keep this handy, for close encounters)

Malgrado il noto Colonial Marine sia ritratto più spesso con il pulse rifle – già citato da “The Mandalorian” – lo shotgun è l’altra sua arma iconica, quindi non stupisce trovarla in questa puntata.

Che siano alieni o mandaloriani, l’arma è sempre quella

Ovviamente la grafica del fucile è modificata in modo da spacciarla per attinente al mondo di Star Wars, ma l’aspetto da fucile a pompa rimane.

Un fucile a pompa nell’universo di Star Wars

Come si può non volere bene a Favreau e Filoni per questa pioggia di citazioni aliene nella loro serie? Certo, se i personaggi riuscissero a rimanere per più di un episodio sarebbe meglio, ma non si può avere tutto.

L.

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