Alien nel Dizionario del cinema 1984

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Nel 1984 la Editori Riuniti, nella sua collana “Dizionari tematici”, presentò un Dizionario universale del cinema curato dal critico Fernaldo Di Giammatteo (1922-2005).
È un’opera relativamente “nuova”: prima c’è stato un Dizionario dei film a cura di Pino Farinotti (Rusconi 1980), un Dizionario del cinema italiano 1945-1969 a cura di Gianni Rondolino (Einaudi 1969) e poco altro.

Nel 1994 o 1995 ho trovato questa ristampa dell’aprile 1986 che conservo ancora, sebbene già in epoca pre-internet – quando cioè ogni fonte era sacra perché difficile da raggiungere – non mi è mai stato molto utile. Appartiene ad un mondo in cui solamente i film blasonati esistono e quelli di un certo “peso culturale”, quindi il cinema di genere è bandito con disprezzo.
Un numero esiguo di film di fantascienza trovano spazio in quest’opera, tra cui Alien (1979). Ecco la scheda firmata da G.G.: purtroppo fra i nomi dei collaboratori ce sono due che rispondono alla sigla, Giorgio Gosetti e Giovanna Grignaffini, quindi non so dire quale dei due sia l’autore del discutibilissimo testo.


Alien (id.), 1979; regia: Ridley Scott; soggetto: Dan O’Bannon e Ronald Shusett; sceneggiatura: D. O’Bannon: fotografia (Panavisioncolor): Derek Vanlint, Denys Ayling (miniaturizzazione); musica: Jerry Goldsmith (ricavata dalla sinfonia n. 2 di Howard Hanson e da “Eine kleine Nachtmusik” di W.A. Mozart); montaggio: Terry Rawlings e Peter Weatherley; interpreti: Tom Skerritt (cap. Dallas), Sigourney Weaver (Ripley), Veronica Cartwright (Lambert), Harry Dean Stanton (Brett), John Hurt (Kane), Ian Holm (Ash), Yaphet Kotto (Parker), Helen Horton (voce della Mother); produzione: Brandywine-Ronald Shusett per Fox (Londra); origine: Gran Bretagna; durata: 117’.

L’astronave mercantile Nostromo sta tornando a casa. Durante il viaggio intercetta un segnale di richiesta d’aiuto. L’SOS obbliga la nave, secondo le leggi della navigazione del cielo, a cambiare rotta e a mettersi in cerca del pianeta sconosciuto da cui sembra provenire il messaggio. Gli astronauti scendono sul pianeta ma non trovano nessuno; questo perché il segnale era emesso da una strana, minacciosissima creatura, che prende di volta in volta molti aspetti e dimensioni diverse ed è quindi praticamente inafferrabile e invisibile. Per salire a bordo dell’astronave la creatura si insinua nel corpo di uno degli uomini; una volta a bordo, lo distrugge e fuoriesce da lui, nascondendosi quindi nell’abitacolo. Tutti i cosmonauti, a cominciare dal capitano Dallas fino all’avvenente Ripley, sembrano impotenti contro il nuovo pericolo. Né li aiuta il cervello elettronico di bordo, bloccato dal robot che si cela sotto le spoglie dell’ufficiale medico di bordo e che, eseguendo gli ordini della compagnia di bandiera, vuole riportare la creatura a terra. Uno dopo l’altro gli uomini e le donne dell’equipaggio vengono uccisi sotto gli occhi solo apparentemente indifferenti del gatto di bordo. Al termine di una spaventosa battaglia l’ultima superstite, Ripley, crede di scongiurare il pericolo fuggendo su una scialuppa di salvataggio. Ma anche lì la creatura la segue, implacabile. Dopo un drammatico conflitto che è metaforicamente una lotta con il proprio subconscio, Ripley, spogliandosi, approfitta di un attimo d’incertezza e getta il mostro nello spazio vuoto. Ma la conclusione rimane aperta: dove sarà la creatura?

Indicato da alcuni come l’unico, degno erede di 2001: A Space Odyssey o (2001: Odissea nello spazio, 1968), il secondo lungometraggio di Scott paga un tributo solo superficiale alla memoria di Conrad, da cui il regista aveva tratto il soggetto di The Duellists (I duellanti, 1977), quando indica con il nome di “Nostromo” (celebre nave conradiana) l’astronave che ritorna sulla Terra. Per il resto si tratta di un plot in cui l’apologo psicoanalitico, disseminato in molti particolari secondari, è confuso con elementi dell’horror movie, della più tradizionale science fiction – la lotta contro l’alieno – e del thrilling. In realtà attori e regista sembrano al servizio di una macchina spettacolare che si esalta negli effetti speciali e in occasione dell’apparizione del solito mostro partorito dalla fantasia dell’italiano Carlo Rambaldi, inventore di King Kong.

G.G.

L.

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8 pensieri su “Alien nel Dizionario del cinema 1984

  1. E’ una regola fissa: meno sanno di xenomorfi, più ne scrivono (male. Ma, del resto, si sa che la passione per il fantastico in determinati ambienti “culturali” è considerata alla pari del calpestare merda su un marciapiede)… 😦

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    • In epoca pre-internet questi Dizionari erano davvero la Bibbia di chiunque fosse anche solo minimamente interessato al cinema, e ancora nei Novanta imperversavano i Farinotti e i Mereghetti. (Sono tuttora ristampati ma chiedo chi mai li compri!)
      Ho venerato anch’io questi manuali prima che la passione per il cinema di genere mi facesse scoprire quello che molti ancora oggi ignorano: il 90% dei film che ogni anno escono in Italia sono totalmente ignorati dagli italiani, mentre i critici ancora discutono sulla Bella Vita.
      Sono sicuro che questo Dizionario abbia inserito Alien e qualche altro titolo fantascientifico per meri scopi promozionali, perché principalmente è un Dizionario del cinema d’autore. Il che è ottimo, ad avercene di testi che raccontano il cinema d’autore, oggi ormai diventato il nuovo “cinema di genere” (cioè totalmente ignorato da chiunque).
      Il generalismo ha fallito, l’elevata aridità culturale e totale mancanza di curiosità dell’italiano medio ha spazzato via ogni nomenclatura: sono lontani i tempi in cui si discettava di cinema colto mentre al bar parlavi dell’ultimo film di menare. Oggi nessuno parla di niente perché non si ricorda neanche l’ultimo film visto, ma di sicuro era un cappolavoro. (Anche se non sa perché. Aumentano i commenti di gente che dice che un film è bellissimo senza motivare…)
      Un tempo soffrivo a vedere il cinema di genere ignorato, e avrei voluto che avesse un po’ dell’attenzione del cinema “colto” (etichetta tutta da discutere, poi): alla fine sono entrambi caduti nel fango… E’ come la barzelletta della monca che chiede la grazia perché una mano diventi come l’altra… e si ritrova monca da entrambe le mani 😀

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      • Barzelletta/esempio da manuale 😀 😀
        La mia prima cine-Bibbia puntava subito al sodo, trattandosi della Storia del cinema di fantascienza (primissima edizione, in due volumi) di Giovanni Mongini: si trattava di titoloni, titoli e titolini -d’autore, di genere e ciofeche varie- senza preclusione di sorta, sviscerandoli (e, nel caso, ovviamente anche criticandoli) con grande passione e competenza, evitando la trappola dell’attribuzione automatica di valore aggiunto a un film per la sua -presunta- appartenenza politico/ideologica: erano i tardi anni ’70, per cui non era così scontato evitare di applicare questo gretto e semplicistico schematismo (altri, infatti, ci cascavano con tutte e due le scarpe ripetendo paro paro l’errore fatto dai critici d’elite che, in genere, snobbano il fantastico a prescindere: e se non è per questioni ideologiche è pura e semplice spocchia, non se ne esce)… tutte caratteristiche che nei successivi dizionari di cinema tout-court – sia “autoriali” che generalisti- purtroppo ho sempre faticato parecchio a ritrovare. Ma, del resto, questo rimane un problema soltanto mio, perché per chi ama i cappolavori e i film bellissimissimi (ke figata! Mi piace un kasino!) che magari nemmeno ha visto, i dizionari servono tutt’al più per pulircisi il culo 😦

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      • Gli anni Settanta sono stati un’epoca mitica e quasi mitologica per la fantascienza: è arrivato all’apice un fiume di spunti e di proposte poi subito cancellato completamente. Il 99% della fantascienza in Italia è arrivata negli anni ’60 e ’70, poi solo ristampe e qualche autore sparuto che sfugge alle maglie dell’ostracismo. In questo ambiente è chiaro che una monografia possa permettersi il lusso di citare anche titoli “non di successo” (per usare un eufemismo!)
        Poi è iniziato il ristampismo con relativa totale cancellazione di qualsiasi cosa assomigliasse alla fantascienza con installazione di false memorie fantasy: oggi sento parlare di questo genere come se fosse sempre esistito, mentre ancora negli anni Ottanta giusto qualche film ben riuscito e i Masters potevano permettersi atmosfere un po’ fantasy. C’erano Terminator e Robocop che gli sparavano al Signore degli Anelli!
        In mezzo a generi degenerati (nel senso che è stata tolta loro la valenza di genere e quindi è tutta “roba pop”) a chi interessa un dizionario che riporta solo film ignoti allo spettatore medio? Teoricamente proprio la caduta rovinosa della memoria collettiva – dovuta secondo me anche al proliferare di mille fonti diverse di veicolazione mediatica che impedisocno l’esperienza comune – dovrebbe tornare a rendere utili manuali e dizionari, dove al contrario di internet si possono trovare ordine e contenuto, invece è vero l’esatto opposto: se non ricordo che il cinema esisteva anche prima della mia memoria, perché andare ad informarmi?
        L’altro giorno un giovane mi ha chiesto informazioni su “un film vecchio”… datato 2003! Non è questione di gioventù, è che davvero la mancanza di memoria fa considerare vecchio qualcosa con solo un mucchietto d’anni addosso.

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      • Fantasy e “film vecchi” sono due tasti MOLTO dolenti, maledizione… qui non solo assistiamo all’azzeramento del patrimonio filmico collettivo (tra un po’ saranno “mummie” anche pellicole di un anno o meno) ma anche a una riscrittura del passato, vedi appunto la falsa memoria generalizzata circa il fantasy, oppure le “revisioni” critico/tecniche di pellicole non recenti dove gli effetti speciali una volta considerati “di tutto rispetto per l’epoca” oggi invece “fanno soltanto ridere” (parlando del compianto Derek Meddings riguardo ai film di U.F.O, per di più) e, ovviamente, c’è chi li farebbe certo meglio coi modellini che ha a casa sua (magari parlando di una cosetta da nulla come Silent Running di DOUGLAS TRUMBULL)…

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      • È la “Win ’95 generation”… Da quella data ogni nuova uscita riparava gli errori della precedente, errori non citati prima, ed ogni uscita era perfetta, finché la successiva non ne riparava gli errori. Gli effetti speciali stanno vivendo la stessa cultura e invecchiano nel giro di un anno – nel migliore dei casi…

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  2. Pingback: Film alieni sul Dizionario Mereghetti 2011 | 30 anni di ALIENS

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