Citazioni aliene. Sleazoids (1982)

Non ricordo se la questione Sleazoids mi sia stata sottoposta da SigourneyRules Kinema o da matusa78: chiedo scusa ad entrambi ma non ritrovo la mail.

Comunque gira l’idea – come per esempio in questo approfondito studio – che i personaggi Marvel noti come Sleazoids siano nati in omaggio agli Xenomorfi, anticipando alcune idee di James Cameron per il secondo film: sarà vero? Parte l’indagine etrusca.

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Citazioni Aliene: Dylan Dog 30 (1989)

Quella sul comodino di sinistra è per caso una Regina Aliena?

Tornato a leggiucchiare la testata a fumetti “Dylan Dog“, nella sua serie di ristampe ragionate “Viaggio nell’incubo”, scopro quella che potrebbe essere forse una citazione aliena che mi è sfuggita all’epoca, quando comprai in edicola e adorai sin da subito questo albo.

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Citazioni aliene. 007 Octopussy (1983)

L’amico matusa78 mi segnala quella che onestamente faccio fatica a considerare una citazione aliena: di sicuro ne ha tutta l’apparenza ma ho forti dubbi sull’intenzionalità da parte degli autori.

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Citazioni aliene. Odissea nello Spazio 2 (1982)

Sembra incredibile che Sir Arthur C. Clarke si sia messo a citare Alien (1979), eppure all’epoca in cui ha scritto la sua seconda odissea il film di Ridley Scott doveva essere così famoso e discusso che alla fine il celebre romanziere non ha resistito alla strizzata d’occhio.

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[1981] Il terrore viene dal passato

Un film che scopiazza Alien (1979) e in cui la Ripley di turno… in Italia è doppiata dalla stessa Ada Maria Serra Zanetti di Sigourney Weaver. Come può il cuore di un fan non esplodere come quello del Grinch?

Scusate, la mia è stata una battuta di pessimo gusto, visto che questa storia inizia con un cuore malandato.


In memoria di James Cummins

Dopo vent’anni a combattere con i problemi di un cuore malandato, nel 2010 è proprio l’achy breaky heart a portarsi via – a soli 51 anni – quel ragazzo che impazziva per gli effetti speciali cinematografici: dubito che vedremo mai un documentario su James Cummins, che è entrato nel mondo del cinema horror all’età di 13 anni. Forse sapeva che doveva bruciare le tappe, prima che il suo cuore gli facesse interrompere la carriera con l’inizio degli anni Novanta.

da “Filmland” n. 176 (agosto 1981)

Se citassi Cocoon (1985), Chi è sepolto in quella casa? (1985), Il mio nemico (1985) e Creatura degli abissi (1989) farei sembrare Cummins più importante di ciò che realmente era, diciamo che negli studi dove i maghi degli effetti speciali preparavano il materiale per i vari film… James era lì, magari un po’ nell’angolo, ma sempre pronto a dare tutto se stesso. E a scolpire mostri come non ci fosse un domani. Forse perché, per un crudele gioco del destino, un domani per lui non c’era.

Dagli anni Sessanta in poi se eri un americano malato di mostri e cinema horror non potevi certo raccontarlo in giro, ma potevi raccontarlo a Forrest J. Ackerman, che era di sicuro più malato di te: la sua storica rivista “Famous Monsters of Filmland” ha tenuto a battesimo intere generazioni di maghi degli effetti speciali, ci ha scritto un giovane recensore di nome Joe Dante – quando non era ancora Joe Dante – e con l’inizio degli Ottanta le nuove leve erano lì, pronte a passare da lettori a intervistati. Giovani leve come James Cummins, che viene intervistato nel numero di agosto 1981 della rivista.

«Lavoro nel trucco a livello professionale da due anni, ma ho iniziato come apprendista circa otto anni fa, quando ne avevo 13: un numero fortunato?»

Temo che oggi nessun bambino di tredici anni abbia anche solo il permesso di vedere Bambi in DVD, perché ci muore un personaggio (non dico quale!), figurarsi macinare secchiate di filmacci horror a palate.

“Filmland” n. 176 (agosto 1981)

«Il mio interesse nel trucco deriva dal mio amore per i vecchi film horror e di fantascienza, che mi sono visto a secchiate [I bombarded myself] quand’ero ragazzino. Veneravo quei film (ancora oggi) e li rimettevo in scena con gli amici, truccandoci a vicenda come alieni e mostri spaziali. Non volevo interpretare un certo personaggio, volevo esserlo

Mentre i genitori si chiedono quando James cercherà un lavoro normale, lui a casa ricrea i trucchi che aveva visto nei film horror: non passa molto prima del consueto trasferimento in California e via con le scuole di cinema. All’inizio studia animazione, ma scopre che disegnare fotogrammi animati lo annoia a morte: meglio il cinema horror.

Un giorno lo indirizzano allo Studio Burman dove viene notato e ingaggiato per fare esperienza. Anche perché lo studio è impegnato in un lavoro congiunto per cui serve più personale: devono aiutare un giovane tizio che potrebbe diventare famoso, un certo Stan Winston. Mentre lui si occupa di una decapitazione nel film The Exterminator (1980) ai tirocinanti è chiesto di fare il resto del lavoro. Aiutare il grande Winston a decapitare qualcuno è un battesimo del fuoco di prima grandezza.

Dopo qualche mese al fianco di Stan Winston il nostro James si ritrova disoccupato, visto che – ci viene spiegato – è molto difficile che i tirocinanti poi vengano assunti. Dovranno passare sei mesi prima di ricevere la prima offerta di lavoro: una casa, la Cal Arts, gli chiede se è disposto a disegnare un mostro per un film televisivo dal titolo The Lucifer Rig. Il progetto è ancora a livello teorico, non gira un solo centesimo, ma l’occasione è ghiotta e James ci si butta a capofitto per ben tre mesi, non sapendo neanche se alla fine sarà pagato. Per fortuna la ABC dà luce verde al progetto, ribattezzato The Intruder Within.

Iniziare la carriera scopiazzando H.R. Giger: senza prezzo!

Nel giro di tre settimane James si vede partire per il Canada con quattro mostri in valigia, più delle uova aliene, e giunto sul posto è pronto ad animare personalmente i suoi mostri sul set, scoprendo che per farlo bisogna essere iscritti al sindacato e lui non lo è, quindi non può far altro che rimanere seduto a guardare altri che azionano le proprie creature.

Non una parola viene spesa per notare che le creature disegnate da James Cummins sono assolutamente identiche a quelle create da H.G. Giger solo un paio d’anni prima per Alien (1979), ma Forrest J. Ackerman è uno di noi, uno che ama il cinema horror al di là di vecchie concezioni come “originali” e “copie”: in quell’intervista viene specificato che il modellino dello pseudo-chestbuster di Cummins già campeggia nell’Acker-monster’s Museum. Collezionista non si diventa, ci si nasce. E Ackerman lo nacque.


La (non) distribuzione

IMDb ci dice che il film esce in patria americana il 20 febbraio 1981, non specificando se sia quella la data della messa in onda sulla ABC. A portare il film nel nascente mercato home video ci pensa la TWE (Trans World Entertainment), quella che nel 1985 agguanterà il ninja Shô Kosugi per regalargli i suoi film peggiori.

Ignoto alle sale, The Intruder Within sbarca direttamente nella galassia dei piccoli canali locali italiani, a partire da quel sabato 18 dicembre 1982 in cui va in onda su RTI R4, con il titolo Il terrore viene dal passato, alle 21,30: la stessa ora in cui TVR Voxson trasmette L’Etrusco uccide ancora (1972), era destino che io fossi collegato a questo film!
Nella notte dell’11 settembre 1985 va in onda su Italia1, ed è l’unico passaggio noto del film su un’emittente nazionale.

Riappare nell’aprile 1988 in VHS per la De Laurentiis/Ricordi Video, ed è l’ultima traccia di vita italiana prima dell’oblio: per fortuna qualche bravo Pirata Conservatore ha digitalizzato quella videocassetta così da salvare l’edizione italiana del film.


Chi trivella trova

La rivista “Famous Monsters of Filmland” era fra quelli che capirono le varie scopiazzate di Dan O’Bannon prima ancora che Alien (1979) uscisse al cinema, ma in questo caso non degna di attenzione un film che in effetti non è degno di attenzione, se non per i fan alieni, essendo in pratica l’ennesimo rifacimento del film di Ridley Scott ma in chiave Z.

Il titolo italiano dell’Alien ambientato nell’oceano

Lo sceneggiatore televisivo Ed Waters è specializzato in polizieschi, non ha chiaramente idea di cosa sia la fantascienza: se dal lato “fanta” ha poca fantasia, dal lato “scienza” siamo nella melma più totale. E dico “melma” perché sono un signore.
Non sappiamo se sia stato voluto o semplicemente la ABC non se ne è accorta, comunque Ed Waters deve ricopiare Alien facendo in modo che la Fox non faccia causa, quand’anche la major abbai mai avuto notizia dell’uscita di questo film infinitesimale.

Non vi sembra la Nostromo immersa nello spazio?

La Nostromo era un’astronave che trasportava una raffineria, rimaniamo dunque nel campo del petrolio: non nello spazio ma in pieno oceano, che poi è la stessa cosa.

Ci sarà un motivo se il nome inizia per Z…

Siamo così sulla piattaforma petrolifera Zortron 101 (in fondo è un film di serie Z, no?) che si trova dove non dovrebbe trovarsi, impegnata in una missione che non risulta nei registri e questo preoccupa moderatamente il capo Nevins (Chad Everett), che è il Dallas della situazione, baffi compresi.

Ha telefonato Tom Skerritt: rivuole i suoi baffi!

Ufficialmente la piattaforma sta facendo tutt’altro, perché invece sta trivellando da settimane dove non c’è una sola goccia di petrolio? Le domande di Nevins cadono nel vuoto, perché l’uomo della Compagnia non si sbottona e prosegue le sue ricerche segrete. In pratica, Scott (Joseph Bottoms) è l’Ash di turno.

Che gran faccia da Ash…

Già che ci siamo, c’è pure la quota nera con Mark (Rockne Tarkington), che non fa niente esattamente come Parker.

Ciao, sono una quota nera, passavo di qui e m’hanno preso a bordo

C’è la comparsa bionda, proprio come la povera Lambert, e via così, fino alla scena in cui tutti e sette sono a pranzo: da quel 1979 ogni fanta-horror in ambiente chiuso deve avere almeno una scena conviviale.

Ragazzi, non è che a stare in sette a tavola porta sfiga?

Trivella oggi, trivella domani, alla fine magari qualcosa trovi.

— Cosa cerchiamo così in profondità?
— Forse il Diavolo.

Non dimentichiamo che il film doveva chiamarsi The Lucifer Rig, la piattaforma luciferina, un modo abile per sviare il pensiero da “temi alieni”, ma alla fine tutto procede secondo copione: impicciandosi troppo in un luogo alieno (in questo caso le profondità oceaniche), si finisce nei guai.
Un giorno il Kane di turno mette la mano doveva non doveva – come al solito tutto è sempre colpa del “ricercatore che tocca” – e un chestburster piomba in scena.

Bravo, metti la mano dove non dovresti, ecco che succede

Il ciclo vitale degli xenomorfi viene un po’ stravolto, probabilmente per non incorrere nelle ire della Fox, ma il concetto rimane lo stesso: abbiamo tre forme, una più grande dell’altra, che appaiono in punti diversi della vicenda.
Dalle profondità marine per ora è fuoriuscito un serpentone dentuto con tanto di “braccine corte”, a simboleggiare la povertà di mezzi della produzione.

Che denti grandi che hai…

La sceneggiatura brancola nel buio dello spazio, malgrado siamo in alto mare, quindi dalle profondità oceaniche fuoriescono anche delle uova, più che altro simili a Ferrero Rocher.
Il serpentone dentuto è nato da quelle uova? Non si sa, visto che entrambi vengono ritrovati nello stesso momento.

Mmmm, oggi per pranzo scatta la frittatona gusto oceano

Poi d’un tratto abbiamo una forma intermedia, simile a una sirena ma con la testa sospettosamente allungata, tipo xenomorfo. Sarebbe la forma più adulta del serpentone? Non si sa, appare dal nulla e nel nulla poi torna.

Che fortuna a trovare una bacinella esattamente della misura giusta

Gli operai della piattaforma che vengono morsi da questi esseri sviluppano strani comportamenti: per esempio uno di loro prende una collega e se la porta a letto. Ah, che cosa strana! È un fenomeno che nessuno scienziato saprebbe spiegare: che paura questi mostri oceanici, che spingono alla copula.
Intanto Jon Spaihts prende appunti: “Un uomo contagiato da un’entità sconosciuta che fa sesso con una collega nel pieno di una situazione di crisi: questa me la rivendo per Prometheus“. Giusto per ricordare la totale non originalità di quel film del 2012.

È il momento che il mostrone entri in scena

Alla fine, quando tutto sembra finito, arriva lui: lo zenomorfo, cioè lo xenomorfo di serie Z.

Ogni riferimento a uno xenomorfo è assolutamente voluto

Il giovane James Cummins chiaramente sta ricopiando la creazione di H.R. Giger, plausibilmente spinto dalla produzione, e cerca di cambiare il giusto per non essere denunciato ma lasciando gli elementi base per far capire che è uno xenomorfo, anche se sotto mentite spoglie.
Questa creatura è la forma adulta delle precedenti viste? Nasce da un corpo umano o si sviluppa da sola? Non si sa niente, perché lo sceneggiatore Ed Waters è in alto mare: temo non abbia mai letto o visto un’opera di fantascienza in vita sua, quindi spara alla cieca.

Xenomorfo che lento vai / dal nulla tu venisti, e nel nulla te ne andrai (semi-cit.)

Per far capire il livello di totale follia del povero Ed Waters, che da serie TV come “Mannix”, “T.J. Hooker” e “Police Story” si è trovato a riscrivere Alien, ecco la spiegazione con cui l’uomo della Compagnia giustifica tutto quanto sta accadendo sulla piattaforma:

«14 milioni di anni fa il primo antenato dell’uomo, una scimmia guerriera primitiva, apparve sul pianeta Terra: trionfa su ogni altra creatura e poi misteriosamente scompare. Cosa causò la sua scomparsa? Chi o che cosa distrusse le scimmie senza lasciare traccia? Dev’essere stato qualcosa di incredibilmente feroce, potente, tutte le creature sarebbero scappate terrorizzate.»

Fine della spiegazione. Siamo a un livello scientifico pari a due Ridley Scott e mezzo!
Cosa sarebbero queste “scimmie guerriere” che sarebbero poi estinte? Ma su quali libri è andato a studiare Ed Waters? Mi sa che in libreria è entrato nel reparto “umorismo” senza rendersene conto.

Le schiaccianti prove scientifiche della tesi del film

Lasciati orfani di una qualsiasi spiegazione, “fanta” o “scientifica” che sia, noi spettatori possiamo immaginare che trivellando nelle profondità marine i nostri eroi abbiano riportato alla luce questa creatura che da 14 milioni di anni aspettava il primo stronzo che la liberasse. Non è stato un evento casuale, è chiaro che l’uomo della Compagnia sapesse dove trivellare, anche se il motivo ci sfugge.
Comunque ciò che fuoriesce è un mostrone tontolone che cammina ondeggiando alla velocità di un metro l’ora: sicuri che sia questa la terribile creatura che ha ammazzato tutte le “scimmie guerriere primitive”?

Fermo là, che in un’ora ti raggiungo e ti mangio!

In tutto questo delirio ci consola la presenza di Colette (Jennifer Warren), la Ripley di turno, anche se il confronto è improprio: il personaggio qui si limita a fare la “donna tosta ed emarginata”, senza però fare altro. Al massimo Nevins le chiede di ricaricare la pistola e lei ci mette tipo due ore e mezza. Non proprio un’eroina d’azione.
Comunque vedere una pseudo-Ripley di nuovo con la voce italiana della Zanetti è un’emozione che da sola giustifica l’intero film.

L’attrice ha qualcosa della Weaver, oltre alla voce italiana

Copiare Alien è cosa buona e giusta, perché si ruba sempre dai migliori, ma certo un minimo di “fanta” e un minimo di “scienza” la si potrebbe anche racimolare in giro, comunque forse la cialtronaggine della sceneggiatura rende il film ancora più divertente, viste le risate grasse che genera nello spettatore.

Dubito che James Cummins abbia mai immaginato che sarebbe stato ricordato in Italia per l’impresa giovanile di costruire mostri scopiazzandoli dagli xenomorfi, ma per me anche lui ha il suo spazio nel grande Pantheon Alieno.
Addio, James, e grazie per il mostraccio alienoide.

L.

– Ultime scopiazzate aliene:

  • [1981] Il terrore viene dal passato - Un film che scopiazza Alien (1979) e in cui la Ripley di turno... in Italia è doppiata dalla stessa Ada Maria Serra Zanetti di Sigourney Weaver. Come può il cuore di un fan non esplodere come quello del Grinch?
  • [2013] Alien War (Stranded) - L'incredibile film che scopiazzando Alien 4 riesce a dare ispirazione al successivo LIFE, segno che le scopiazzate aliene regnano nella fantascienza.
    Christian Slater gestisce la base lunare quando da un meteorite arriva una forma aliena che copia Alien, Predator e gli ultracorpi baccelloni! Divertimento assicurato.
  • [2020] Breach – Incubo nello spazio - Fanta-horror spaziale, alieno a bordo, Bruce Willis che gigioneggia, bevande fantastiche, fanta-fucili e citazioni aliene: per me, è il film dell'anno!
    Scopiazzando dall'universo alieno, l'equipaggio della Hercules vedrà lo scontro fra Bruce Willis e gli alieni: chiunque vinca... noi perdiamo!
  • [2013] The Colony - Pago il mio debito con Evit e recensisco una nullità che cerca di copiare da "Aliens".
    Nel futuro bbuio e freddo, in piena pandemia, un gruppo di beoti va a controllare una colonia che non dà più segni di vita e, in una replica di Hadley's Hope, si ritrova ad affrontare... i cannibaliens!
  • [2018] Alien Expedition (Jurassic Expedition) - Un filmaccio assurdo ma anche una spettacolare scopiazzata di Prometheus (2012) con dinosauri, fanta-fucili e donne artificiali: cosa chiedere di più???
  • [1991] Terrore nello spazio (Dead Space) - L'Alien di Roger Corman, affidato ad un esordiente che sembra più la versione anni Novanta di Ed Wood.
  • [2021] Army of the Dead (Snyder vs Aliens) - Zack Snyder pensa bene di ricopiare Aliens (1986) sostituendo gli xenomorfi con gli zombie, aggiungendo Vasquez intera!
  • [2003] Volo per l’inferno (Flight to Hell) - Nella Z profonda nessuno può sentirti copiare "Alien".
  • [2012] Alien Origin - Forze Speciali vanno nella giungla del Belize e trovano una creatura aliena da affrontare: una cialtrona scopiazzata da Predator (1987) in salsa found footage che brucia gli occhi per la sua bruttezza.
  • [2007] AVH: Alien vs. Hunter - Se il Predator di Shane Black ha generato Alien Predator (2018), la famigerata The Asylum non era certo nuova all'operazione: l'uscita di Aliens vs Predator 2 (2007) ha infatti generato la sua versione Z.

Citazioni aliene. Elvira (1988)

Questa in realtà non è proprio una citazione manifesta, ma mi risulta davvero difficile vedere la protagonista di Una strega chiamata Elvira (Elvira: Mistress of the Dark, 1988) affrontare il cattivo finale armata di fucilone, a due anni dall’uscita di Aliens (1986), e non pensare ad una strizzata d’occhio alla Ripley furiosa che scende nell’alveare.

Ringrazio il post di Evit per avermi fatto ricordare questa scena.

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[1982-02] Uchu Yusosen Nostromo (guest post)

Condivido una splendida “indagine” compiuta da redbavon del blog Pictures of You, che ci racconta la prima forma videoludica del film “Alien” (1979).


Quale è il primo videogioco “survival horror”?

Resident Evil della giapponese Capcom per PlayStation nel 1996?
Sbagliato.

Clock Tower della giapponese Human Entertainment per Super Famicom nel 1995?
Sbagliato.

Alone in the Dark della francese Infogrames per MS DOS nel 1992?
Sbagliato.

Sweet Home, ancora di Capcom, per Nintendo Famicom nel 1989?
Sbagliato.

Il primo “survival horror” è 宇宙輸送船ノストロモUchū yusō-sen Nosutoromo. Ascoltandone la pronuncia si comprende anche perché sui motori di ricerca si trova Uchu Yusosen Nostromo.

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Citazioni aliene. Piccolo ranger (1981)

Cover di Francesco Gamba

La nostra gloria nazionale Gian Luigi Bonelli ne sfornava di eroi del West, negli anni Cinquanta, e con l’esplosione fanta-horror degli anni Settanta tutti questi eroi hanno avuto a che fare con il paranormale: quando nell’ottobre 1979 è uscito Alien, l’argomento non poteva certo sfuggire all’attenzione degli autori bonelliani.

Se Guido Nolitta subito scrive di Zagor contro alieni invasori ne Il raggio della morte (n. 180, luglio 1980), per la serie di inediti della testata “Il piccolo ranger” lo Staff di If (gruppo di autori fondato nel 1971 da Gianni Bono) si appropria dello xenomorfo cercando però un modo per adattarlo al pubblico giovane a cui è rivolto il fumetto.
Dal numero 213 (agosto 1981) al n. 215 (ottobre 1981) della testata esce la storia Orrore dall’ignoto.

Giger sbarca nel Far West!

Un’astronave cade nella prateria e ne esce un alieno palesemente ispirato a quello di H.R. Giger per il film di Scott, però modificato in più punti per ovvi motivi. Per esempio ha gli occhi, non ha doppia lingua e agisce principalmente con la forza del pensiero.

La forma della testa non mi sembra lasci spazio a dubbi sull’ispirazione

La storia segue lo stile weird western bonelliano, ma curiosamente sceglie la strada che Zagor percorrerà anni dopo: quella del mostro alieno che però in realtà è buono e vuole dare solo tanti bacetti agli umani.

Sembra cattivo, è ma è che lo disegnano così

Imparata la nostra lingua grazie al medaglione che porta appeso al collo, tramite forza del pensiero la creatura racconta al protagonista la sua storia e spiega che sta solo cercando di ripartire dalla Terra: non ha intenzioni cattive, vuole bene a tutti e  volèmosene bbene.

Tie’, pure la capoccia chiara come lo xenomorfo del ’79!

Non una storia memorabile, ma è delizioso scoprire come oltre alla voglia di paranormale degli anni Settanta anche il nostro alieno preferito abbia influenzato la scuderia Bonelli sin da subito.

L.

– Ultime citazioni aliene:

Star Trek Alien: Arsenal of Freedom (1988)

Il venditore d’armi che citava Aliens

L’amico Evit del blog Doppiaggi italioti colpisce ancora, ma soprattutto colpisce ancora “Star Trek: The Next Generation“, la serie TV che sembra parecchio interessata a piccole ma intriganti contaminazioni aliene.

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Star Trek Alien: Datalore (1988)

Per citare là, dove è giusto citare

Gli scienziati del futuro dovranno studiare quale componente del COVID-19 ha risvegliato così tanto interesse per Star Trek, comunque dopo aver spinto il sottoscritto, storico odiatore di qualsiasi cosa non avesse Kirk protagonista, ad iniziare a recuperare tutte “le piste delle stelle” (come traduceva la Mondadori degli anni Settanta), e poi ad andare a riempire di commenti Sam Simon con il suo viaggio in “The Original Series” e “Voyager“, ora anche Evit del blog Doppiaggi italioti ha iniziato il suo recupero, partendo da “Star Trek: The Next Generation“.

Io ho completato il mese scorso il mio viaggio in TNG (dopo quello in DS9), quindi mi mangio le mani per non aver colto la deliziosa piccola citazione aliena nell’episodio Datalore (1×13, 18 gennaio 1988, in Italia dal 3 agosto 1992), diretto da Rob Bowman e sceneggiato da Robert Lewin e Gene Roddenberry.

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