Aliens su “Sorrisi e Canzoni” (1986)

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Per Natale mi sono regalato da eBay questo numero 38 del settimanale “Sorrisi e Canzoni TV“, con i programmi dal 21 al 27 settembre 1986.

All’interno è presente un servizio di quattro pagine dedicato ad Aliens (1986), con la firma di Andrea Ferrari: riporto il testo più sotto.
Nella tradizione italiana di critica cinematografica, il pezzo non commenta ma si limita a raccontare scena per scena tutta la pellicola: perché rivelare l’intero film, compreso il finale, nei giorni della sua uscita al cinema? Misteri dell’editoria italiana…

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Il ritorno
dei terribili mostri

di Andrea Ferrari

La capsula di salvataggio del «Nostromo» è sospesa nel limbo del cosmo da cinquantasette anni. Nel suo grembo metallico riposano in animazione sospesa Ripley, l’unica sopravvissuta al massacro compiuto da un terrificante parassita alieno, e il gatto Jones. Un ticchettio di stampanti, un brillio di monitor: la capsula è entrata, dopo il suo lungo viaggio nel nulla, nel raggio d’azione di una base stellare terrestre. Ma per Ripley, il risveglio significherà solo l’inizio di uno spaventoso incubo. I ricordi del massacro la ossessionano, gli incubi non le danno tregua, il ventre le si squarcia ogni notte, nel sonno, per dar vita agli osceni mostri del suo passato.

E i boss della Compagnia non le credono: è accusata di aver fatto saltare in aria la «Nostromo» in preda ad una crisi isterica, non c’è mai stato nessun mostro alieno. Anzi, la informano, il pianeta Acheron — dove il suo equipaggio ne aveva raccolto le uova — è già stato colonizzato da un gruppo di terrestri. Di mostri bavosi e striscianti, nessuna traccia. Per Ripley ricomincia la routine dei camionisti del cosmo.

Poi, d’improvviso, una chiamata urgente dai quadri superiori nella persona dell’affabile Burke: la colonia su Acheron ha interrotto senza ragione apparente le comunicazioni, un gruppo di «marines» spaziali sta già muovendo alla volta del pianeta. Ripley deve accompagnarli come «consigliere». La donna esita, il terrore dell’esperienza vissuta è troppo forte… Ma ancora più forti sono i suoi incubi. Ripley sa che per vincerli dovrà tornare su Acheron.

L’incrociatore militare dei «marines» scivola silenzioso nel cosmo, irto di armi e corazze, invincibile ordigno di distruzione. I suoi occupanti sono forti, addestrati, sicuri di sé: un piccolo gruppo di assaltatori rotti a tutte le esperienze, addestrati per ogni tipo di combattimento, armati dei più sofisticati strumenti di morte. Tra loro si distingue soprattutto Vasquez, una «marine» di carriera, dura e temprata come l’acciaio. Un camerata le chiede sogghignando, «Vasquez, ti ha mai preso nessuno per una donna?», e lei ringhia di rimando, «A me no, e a te?».

I giovani guerrieri sono presuntuosi e a nulla valgono gli avvertimenti di Ripley. Dei mostri faremo polpette, ridono tronfi… Acheron li attende in silenzio, desolato. La base dei coloni terrestri è un cumulo di rovine. Degli uomini nessuna traccia. Solo Newt, una bimba sopravvissuta al misterioso massacro, nascosta tra i rottami. Ripley, stringendola tra le braccia, trova finalmente in lei qualcuno da amare e da proteggere, la figlia che ha perso o che forse non ha mai avuto. Ma i sofisticati rivelatori dei «marines» segnalano qualcosa: le targhette d’identificazione dei coloni indicano che i terrestri sono raggruppati nelle viscere metalliche di un complesso industriale poco distante.

A bordo di un fuoristrada blindato il gruppo si dirige verso la base. Una squadra di militari si cala nei sotterranei, verso la fonte degli impulsi… Ad attenderli c’è uno spettacolo atroce: i corpi dei disgraziati pendono dalle paratie, avvolti da bave filamentose… E mentre i soldati esaminano sconvolti i corpi gonfi di uova aliene, ancora vivi, ecco che dal soffitto delle gallerie si snoda un tentacolo segmentato, si leva un braccio corazzato, riluce una mandibola vischiosa: è un’orda di mostri alieni in agguato, che si lancia inarrestabile sugli urlanti «marines», li afferra, li squarta, per farne cibo da larve! Il comandante del gruppo resta paralizzato dal terrore, Ripley prende in mano la situazione, travolge uno dopo l’altro gli schifosi parassiti adulti e guida il mezzo blindato verso la salvezza.

Ma ecco una nuova difficoltà: il mezzo volante, che dovrebbe riportare i superstiti a bordo dell’astronave che li attende in orbita, è già stato parassitato, e senza pilota si schianta al suolo di Acheron. Ripley e i suoi compagni sono condannati a restare sul pianeta maledetto… Barricati in ciò che resta della base dei coloni, attendono un nuovo attacco dell’orda aliena. L’androide che accompagna la squadra, l’imperturbabile Bishop, si offre per una missione suicida: raggiungere all’esterno la base radio e lanciare una richiesta di soccorso.

Intanto Burke rivela le proprie intenzioni: è sceso su Acheron per catturare un mostro alieno per conto della Compagnia, e cerca di eliminare Ripley che vuole impedirglielo. Ma a poco valgono le sua smanie di grandezza: anche lui, come gli altri, finisce urlante tra gli artigli metallici dei parassiti che infestano ogni corridoio… Ormai sono sopravvissuti allo stillicidio solo Ripley, il caporale Hicks e la piccola orfana Newt. E quando finalmente giunge il momento di scappare, ecco che la bimba viene rapita da un mostro alieno.

Ripley non si arrende e sfidando il terrore e il disgusto che la attanagliano la insegue nei sotterranei della base. E qui, al livello più oscuro, incontra finalmente il suo incubo fatto carne. La bimba tra le braccia, il lanciafiamme puntato, vede ergersi tra le paratie l’orrida mole della Grande Regina Madre aliena, lo spaventoso mucchio di mandibole, artigli e tentacoli che nelle tenebre depone uova, uova a migliaia… Il lanciafiamme vomita fuoco, le uova sfrigolano e ardono.

La Grande Regina Madre sibila e sbava la sua sfida mortale, proteggendo la sua oscena prole; ma Ripley deve sconfiggere il suo passato e aver cura della bimba che è il suo futuro: un colpo dopo l’altro, un urlo dopo l’altro, la furia di una madre terrestre contro quella di una madre cosmica, e la lotta si conclude. Ripley, Hicks, Bishop e la piccola Newt possono finalmente tornare a casa, nel grembo della loro astronave, mentre Acheron arde nelle fiamme di un olocausto nucleare.

L.

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4 pensieri su “Aliens su “Sorrisi e Canzoni” (1986)

  1. Andrea Ferrari: mi ricordo le sue interviste a Forrest Ackerman e a Ray Harryhausen sulla rivista Robot e i suoi speciali sul cinema di fantascienza nelle prime tv private (si era nel 1980: conduceva lui, affiancato dalla futura giornalista Rai Elena Golino e da un robottino -liberamente ispirato a R2D2- con accento partenopeo, con una spoglia scenografia “al chroma key”)… Un grande esperto e critico preparato, ma forse questi erano aspetti che a Sorrisi e Canzoni TV non interessavano più di tanto.

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    • Ma sei un pozzo di informazioni!! Sicuramente all’epoca esistevano ancora i critici cinematografici, e mi stupisce che uno bravo si sia limitato a snocciolare la semplice trama (con tanto di finale). Forse la rivista gli ha chiesto qualcosa al volo e non ha potuto fare di più, chissà…
      Comunque complimenti per la memoria 😛

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      • Grazie, grazie! 😀
        E’ che persone come Ferrari (o anche Giovanni Mongini, altro grandissimo) potevano essere apprezzate in pieno solo nelle pubblicazioni specializzate, mi sa: le riviste più generaliste davano l’impressione di conoscere a malapena quale fosse il reale background di collaboratori di tale livello, e il commissionare il semplice “raccontino” del film a un professionista capace non fa altro che confermarmi quell’impressione…

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      • Temo infatti che le riviste generaliste si facessero un punto d’onore di rendere tutto piatto e generico: non sia mai che qualcosa di interessasse passasse per le loro maglie…
        All’epoca ricordo che riuscii a trovare riviste più specializzate sull’argomento – ricordo “Segno Cinema”, nei primi Novanta – dove scoprii che si poteva essere più profondi nella recensione rispetto per esempio ad un più noto “Ciak”. (Che comunque era sempre più specializzato rispetto a Sorrisi e Canzoni)

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