[1998-02] Alien Saga su “la Repubblica” (2)

Il 19 febbraio 1998 il quotidiano “la Repubblica” presenta l’uscita italiana di Alien, la clonazione (1997) con vari servizi sulla saga aliena: com’è curiosa usanza italiana, anche questa volta ad occuparsi dei film alieni c’è una donna, Claudia Morgoglione.

Grazie all’archivio del quotidiano ho potuto recuperare quei testi, che presento qui di seguito.


Uscì sugli schermi di tutto il mondo nel 1979. Regista: Ridley Scott

Il debutto di Alien,
il vero capolavoro

di Claudia Morgoglione

E’ considerato dai cinefili l’unico, vero capolavoro della saga. Il primo “Alien” uscì sugli schermi di tutto il mondo nel lontano ’79, e porta la firma di uno dei maestri del cinema contemporaneo: Ridley Scott, regista di film-culto come “Blade runner” e “Thelma e Louise”. Protagonista una ancora giovane Sigourney Weaver, affiancata da un cast di buoni caratteristi come Tom Skerritt, Harry Dean Stanton, e soprattutto John Hurt e Ian Holm. Al centro della vicenda le avventure di un’astronave e del suo equipaggio, che dopo aver fatto tappa sul pianeta Nostromo, viene letteralmente invasa da una sorta di creatura mostruosa, che lascia tracce appiccicose e che – attraverso un meccanismo tipico del genere horror, quello della possessione – finisce per penetrare dei corpi degli esseri viventi, uomini compresi. Il duello è duro: alla fine Sigourney, o meglio l’ufficiale Ripley, sopravviverà, ma perderà sul campo tanti colleghi.

Reso immortale anche dagli effetti speciali di H.R. Giger – il suo “Alien” è una creatura che sconvolge per la sua indeterminatezza e per la sua invasività – il film fu scritto dagli sceneggiatori Walter Hill (regista di fama) e David Giller. Altro elemento che spiega il successo della pellicola è la scenografia, che, pur rispettando alcuni canoni tipici della fantascienza (gli ambienti ovattati, la claustrofobia), la innova con un rigore e un’essenzialità che suscitò l’ammirazione degli addetti ai lavori.

Pur ottenendo un notevole successo di pubblico, tanto da diventare un oggetto di culto che dura da quasi vent’anni, “Alien” non ottenne alcun riconoscimento ufficiale, e fu ignorato alla cerimonia degli Oscar di quell’anno.


Via Scott e regia all’autore di Titanic

Alien, lo scontro finale,
ecco il debutto di Cameron

di Claudia Morgoglione

Il secondo capitolo delle avventure di Ripley e della sua infinita battaglia col mostro cosmico si chiama “Alien – scontro finale”, ed è uscito nella sale, prima statunitensi e poi europee, nel 1986, sette anni dopo il primo episodio. Il regista è diverso: via Ridley Scott, che cede il passo ad un regista già conosciuto dai cinefili, ma che ancora non aveva raggiunto la consacrazione popolare di adesso: parliamo di James Cameron, autore di “True lies”, “Terminator II” e soprattutto di quel “Titanic” che ha fatto il pieno di candidature (14) agli Oscar.

Il film comincia puntando i riflettori su una Ripley traumatizzata, che non riesce a riprendersi dagli incubi e dal trauma provocato dalla sua battaglia precedente con la creatura. Ma c’è una nuova emergenza, su un pianeta chiamato LB426: una spedizione mandata sul luogo ha improvvisamente smesso di mandare qualsiasi segnale, sembra non esserci più alcuna traccia di vita. Ecco perché la donna-guerriero viene faticosamente convinta ad andare sul posto, insieme ad un nuovo equipaggio. E lì i sospetti, come d’obbligo, si tramutano in realtà: tutti gli uomini sono stati sterminati dalla cosa, è sopravvissuta solo una bambina ridotta allo stato selvaggio dalla paura e dalla solitudine.

A tutto questo segue naturalmente una nuova battaglia all’ultimo sangue – è il caso di dirlo, perché ne scorre a fiumi – con Alien, da cui ancora una volta Ripley esce vincente ma a caro prezzo. Più violento del primo episodio, girato con mano sicura ma più tendente all’horror e al thriller che alla fantascienza, il film ha come protagonisti – oltre a una Sigourney Weaver con insospettabili istinti materni – Carrie Henn, Michael Biehn, Lance Heriksen (ora protagonista del serial tv “Millennium”).


L’ultima avventura di Ripley è stata diretta da David Fincher

Terzo atto, trionfano
gli effetti speciali

di Claudia Morgoglione

Sei anni fa gli schermi cinematografici sono stati invasi, per le terza volta, dalle peripezie del parassita che penetra nei corpi altrui. In questo caso la pellicola è stata intitolata sobriamente “Alien 3”, ed è stata diretta da un altro regista al’epoca poco conosciuto: David Fincher, che poi firmerà – oltre ad un successo planetario come il thriller “Seven” – il quarto episodio della saga, attualmente nelle sale. Oltre ad una
Ripley-Sigourney Weaver dal look chiaramente apocalittico – testa rasata, sguardo opaco – la pellicola è interpretata da Charles Dance, Charles D. Sutton, Paul Mc Gann, Lance Heriksen.

Dopo aver visto lo sterminio del suo precedente equipaggio, al termine delle battaglie di “Alien – scontro finale”, Ripley approda in una sorta di colonia penale totalitaria, in cui è praticamente prigioniera: lei, unica donna tra maschi fanatici. Ma a rompere gli equilibri e le catene del mega-penitenziario, col suo potenziale di violenza distruttiva, è come sempre il solito mostro. Questa volta le sue apparizioni non sorprendono più nessuno: si annuncia con le tracce di bava che lascia in giro, conferma la sua presenza entrando nei corpi umani. La novità è però nel fatto che, per la prima volta, è proprio l’acerrima nemica della creatura a portarne una in grembo. Tanto che la fine è più apocalittica che mai: l’eroina infatti morirà.

Effetti speciali di grande mestiere, stessi sceneggiatori del primo episodio, sempre maggiori quantità di pomodoro e di scene raccapriccianti: un epilogo spettacolare, anche se non particolarmente innovativo, di una saga che sembrava dovesse essere conclusa. Ma poi la clonazione farà risorgere Ripley…


L.

– Ultimi post simili:

3 pensieri su “[1998-02] Alien Saga su “la Repubblica” (2)

  1. Come sempre Repubblica ci regala delle gioie toppando addirittura la prima frase dell’articolo: “E’ considerato dai cinefili l’unico, vero capolavoro della saga.”
    No.

    Comunque interessante leggere questi articoli fatti per e scritti da non specialisti! :–)

    Piace a 1 persona

  2. Affermazioni roboanti ovviamente non supportate da alcuna fonte o prova: quali sarebbero questi fantomatici cinefili? Che indagine è stata fatta per affermare su uno dei maggiori quotidiani nazionali una frase altamente discutibile e soggettiva? Grande giornalismo in azione…

    "Mi piace"

    • … che agli occhi di un lettore dotato di un minimo di buon senso non riesce a nascondere il fatto che, fino a prova contraria (e al “grande giornalismo” qui mancanoproprio, le prove), questi cinefili semplicemente non esistono. Quindi non si capisce bene chi altri dovrebbe considerare Alien “l’unico, vero capolavoro della saga” se non Claudia Morgoglione e la sua maggioranza cinefila immaginaria 😒

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.